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Assetto generale, soluzione finale, la caduta di Hitler
Tipologia: Appunti
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L’1 settembre 1939 l’esercito tedesco invase la Polonia e da quel momento in poi per la GB e la Francia non era più possibile rimanere neutrali, perciò il 3 settembre dichiarano guerra alla Germania. L’Italia si era detta paese non belligerante, avrebbe valutato cosa succedeva e avrebbe deciso in seguito quando entrare in guerra. L’operazione dell’invasione della Polonia avvenne nel giro di due settimane, la tecnica messa in campo è quella tipica della guerra lampo, la quale inizialmente sembra essere vincente: prima si mandò avanti l’aviazione, che andava a bombardare le linee di resistenza e di difesa nemiche (come le zone protette dall’artiglieria pesante per poi aprire la strada all’avanzata dell’esercito via terra), già indebolite, e nel momento in cui l’aviazione aerea avanza ci sono bombardamenti a tappeto come nella guerra civile di Spagna. A fine settembre la Polonia era tutta conquistata, ci fu poi un altro accordo tra Ribbentrop e Molotov per ulteriori spartizioni territoriali: il patto viene rafforzato e l’URSS aveva mano libera in Lituania, Estonia e Lettonia, cancellati dall’armata rossa, mentre la Germania nazista aveva mano libera in Danimarca e Norvegia. I sovietici inoltre avevano campo libero in Finlandia, e sia Hitler che Stalin sottovalutavano la Norvegia e la Finlandia, avevano calcolato un’azione rapida e semplice di occupazione senza tener conto delle capacità di resistenza interna delle popolazioni: i finlandesi, conoscendo bene il loro territorio, erano in grado di organizzare una resistenza così efficace da mettere in difficoltà l’armata rossa, infatti per i sovietici fu molto dispendioso, stessa cosa successe in Norvegia ai danni dei tedeschi. La Germania non poteva essere attaccata dall’URSS e utilizzando la tecnica della guerra lampo ci si rivolge in Occidente nella tarda primavera del 1940 con un’azione rapida dell’esercito e dell’avaiziaione tedesca con l’obiettivo di conquistare la Francia: i tedeschi invasero il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo (stati cuscinetto tra Germania e Francia) con l’obiettivo di piombare direttamente su Parigi, dove sarebbe accaduta la resa dei francesi e si sarebbero intavolate delle trattative di pace. L’operazione fu un successo che lasciò tutti meravigliati. Il 10 maggio 1940 le truppe tedesche entrarono nel territorio francese, e i francesi commisero un errore: i francesi stavano sulla linea Maginot ad aspettare i tedeschi, ma vengono accerchiati. Il 14 giugno 1940 c’è la conquista di Parigi, la Francia si arrese e viene firmato un armistizio nello stesso vagone ferroviario sul quale era stata firmata la resa tedesca alla fine della 1GM, firmato dalla parte francese dal maresciallo Petain, che aveva combattuto nella 1GM, con il quale accettava la divisione della Francia in due realtà: settentrionale (Parigi) governata dai tedeschi, Meridionale (repubblica di Vichy) con un governo collaborazionista coi tedeschi. Ma non essendo tutti i francesi d’accordo nasce la resistenza francese all’interno del paese. Il generale Charles de Gaulle era riuscito a rifugiarsi a Londra dove diresse Radio Londra, sulla quale pronunciò un discorso nel quale incitava la Francia a combattere per la propria libertà, e da Londra guiderà e coordinerà tutta la resistenza francese contro i tedeschi, e la sua azione fu molto importante perché rifiutò di riconoscere il governo di Petain e la Francia collaborazionista. Gli US sono neutrali per il momento, mentre nei confronti della GB di essa scatta l’operazione Leone Marino, un attacco che inizia ai primi di luglio del 1940 con la stessa tecnica: Hitler pensava che la sconfitta della GB fosse di poche settimane, perciò partì l’aviazione aerea a bombardare a tappeto le città in modo da aprire la strada all’esercito per invadere il paese. Ma le cose non andarono come previsto (il primo caso di insuccesso): in GB era cambiato il governo e quando Hitler invase la Polonia c’era stato il fallimento della politica dell’ appeasement^ di Chamberlain, che diede le dimissioni facendo posto a Winston Churchill, che fin dall’inizio era contrario alla politica di Chamberlain. Churchill dichiara guerra alla Germania nazista e aveva come punto di forza che l’esercito e l’aviazione inglesi erano dotati di un nuovo marchingegno, il radar, che i tedeschi ancora non avevano, e che consentiva di prevedere con anticipo l’arrivo degli aerei tedeschi su suolo inglese: una volta che il radar dava il segnale scattava il volo dell’aviazione britannica che andava a intercettare quella tedesca al largo della Manica prima che potesse arrivare sul suolo inglese. Il radar diede questo vantaggio all’aviazione inglese e i tedeschi subirono grandi perdite, così nel novembre del 1940 Hitler diede l’ordine di sospendere le operazioni, ma anche perché stava già progettando l’invasione dell’URSS (aveva come obiettivo quello di conquistare lo spazio vitale): era il patto Ribbentrop-Molotov sarebbe saltato a causa dell’attacco che sarebbe dovuto scattare nella primavera del 1941, ma poi con certi problemi scattò dopo (stessa cosa per Napoleone quando invase la Russia). La tecnica della guerra lampo era essenziale perché la Germania aveva del rifornimento di materie prime che dovevano regolarmente arrivare per far funzionare la macchina bellica tedesca, quindi essa serviva per potere controllare in tempi rapidi risorse e materie prime per gli eserciti, perché senza il regolare afflusso sarebbe stato impossibile perseguire una guerra del genere; la tecnica inizialmente funziona, ma poi le cose falliscono con il caso inglese. Fino al giugno del 1940 l’Italia si era tenuta fuori per la sua situazione interna precaria, non c’era un economia florida, un’adeguata preparazione dell’esercito e dell’aviaizone, e Mussolini lo sapeva già dalla campagna dell’Etiopia, e in Spagna, dove l’Italia mise in mostra le sue problematiche, anche perché la popolazione non voleva entrare nel conflitto mondiale. Ma alla lunga questa condizione di non belligeranza era insostenibile, anche perché andava contro l’immagine stessa del regime, che fin dall’inizio aveva propagandato l’immagine di un’Italia forte che doveva imporsi sul piano nazionale. Mussolini davanti all’attacco di Hitler in Francia aveva previsto molte più difficoltà nei confronti dell’esercito tedesco, ma quando vede che la Francia stava perdendo si convince che la guerra lampo era realizzabile e che sarebbe durata poco: Hitler avrebbe sicuramente vinto e quindi conveniva all’Italia di entrare in guerra coi tedeschi, perché sedendosi al fianco dei vincitori avrebbe ottenuto grandi vantaggi. Davanti all’avanzata tedesca in Francia si tenne conto di questo, e nonostante le problematiche in Italia, Mussolini dichiara guerra alla Francia e alla GB con l’obiettivo di fare una guerra parallela: siccome Hitler aveva attaccato la Francia e stava estendendo i territori in nord Europa, l’Italia doveva dimostrare di riuscire a ottenere grandi conquiste in altri territori europei, quindi si propone di conquistare i territori della Iugoslavia e della Grecia: la nazione italiana si era inserita degli obiettivi nell’area dei Balcani e del Mediterraneo, siccome Hitler entra in guerra con la Francia, l’Italia avrebbe mandato reparti dell’esercito nella Francia del sud, al confine col Piemonte, ma li rese visibili i suoi limiti ed ebbe scarsi successi contro quello francese. Ma dopo l’armistizio con la Francia l’Italia dichiara guerra alla GB attaccandola nei possedimenti in nord Africa (come in Egitto con Alessandria, con il Canale di Suez, importante per il traffico mercantile inglese dall’Oriente che poi attraverso lo stretto di Gibilterra andava in nord Europa), in Libia e in Egitto con l’obiettivo di conquistare il porto di Alessandria. Le operazioni militari vengono guidate dal generale Rodolfo Graziani che penetra in territorio egiziano con risultati scarsi che provocarono la controffensiva inglese che costrinse gli italiani alla ritirata e inoltre invasero la Cirenaica. L’obiettivo di conquistare Alessandria fallì e l’attacco in Libia, iniziato come guerra lampo, si trasformò in una guerra di posizione e logoramento nel deserto; la guerra parallela fallisce. L’attacco in Grecia ha inizio nell’ottobre del 1940, ma l’esercito è in grande difficoltà, perché sia nelle montagne albanesi che in territorio greco gli ellenici organizzano una forma di lotta di guerriglia, conoscendo bene il territorio, per mettere in difficoltà l’esercito italiano, che solo con l’aiuto tedesco riesce ad avere ragione della resistenza greca. In Grecia si ha lo stesso schema tenuto in Libia: l’esercito italiano ha bisogno dell’alleato tedesco per fermare l’avanzata del nemico e creare una situazione di stallo. Gli inglesi, attaccati dagli italiani nel tentativo di prendere Alessandria, contrattaccano (col controllo dei traffici del Mar Rosso con il canale di Suez) gli italiani in Somalia ed Etiopia, dove erano isolati quindi era impossibile mandare aiuti agli italiani che risiedevano li. Gli inglesi con una semplice operazione nel maggio del 1941 entrano ad Addis Abeba e l’imperatore Haile Selassie riprende il controllo della situazione, e dopo cinque anni dalla conquista dell’Etiopia l’Italia ne perdeva il possedimento. A complicare le cose fu la vicenda della penisola balcanica, ex Iugoslavia, dove interviene l’aviazione tedesca: il territorio della Iugoslavia fu diviso e una parte della Croazia viene occupata da truppe italiane, mentre il resto della Croazia e Bosnia-Erzegovina diventano stati filonazisti con governi di estrema destra, nei quali si sviluppano due movimenti di resistenza: filomonarchico, del regno di Iugoslavia cancellato dall’occupazione tedesca che lotta per il ritorno della democrazia quindi contro l’occupazione tedesca, e quello comunista, guidato dal croato Tito, che guardava al modello sovietico, e ciò coinvolse gli italiani dal 1943 al 1945.
L'AVANZATATEDESCA l'IAUA
Siamo nel 1941, fino ad allora tra la Germania e l’URSS vi era un’alleanza sancita col patto Ribbentrop-Molotov, ma Hitler, rifacendosi alla sua dottrina dello spazio vitale, puntava di conquistare i territori dell’Europa orientale, perciò si stava preparando l’operazione militare chiamata Barbarossa, che sarebbe dovuta scattare nella primavera del 1941, ma ci fu la necessità di tamponare le perdite dell’esercito italiano, controllare i territori dei Balcani… e quindi viene posticipata al 22 giugno del 1941 e colse impreparato Stalin, che non si era posto il problema di un possibile attacco da parte dei tedeschi, che inizialmente avanzarono rapidamente: l’idea era quella di una guerra lampo, fino a conquistare Mosca e Sanpietroburgo e costringere i sovietici a scendere a trattative di pace. Furono impiegati 3 MLN di uomini, l’artiglieria pesante, l’aviazione, seguendo lo stesso schema: l’aviazione doveva bombardare le linee di resistenza nemiche e i centri urbani per aprire la strada all’esercito via terra. Nei primi mesi dell’operazione i russi perdono molti territori, fino a quando i tedeschi arrivano vicino a Mosca senza riuscire ad entrarci, occupano però Sanpietroburgo: il loro obiettivo era quello di andare verso sud nel Caucaso per conquistare Stalingrado, in quanto zona ricca di giacimenti petroliferi, necessari per alimentare il potenziale bellico tedesco. Tra la fine del 1941 e i primi mesi del 1942 il fronte dei combattimenti si stabilizza e fallisce l’iniziale guerra lampo, perché i russi riescono ad organizzarsi e si crea una rigida linea di combattimento da Sanpietroburgo e Stalingrado: si passa ad una guerra di logoramento, per la quale l’esercito tedesco non era preparato, anche in vista dell’inverno russo. Nei territori invasi succede ciò che era accaduto per l’invasione della Polonia: dietro all’esercito c’erano le SS con l’obiettivo di attuare una guerra di sterminio. Il carattere della guerra è distruttivo, non si trattava solo di dsitruggere il nemico, ma bisognava sterminarlo assieme alla popolazione civile, per via dello scontro ideologico. Questi gruppi arrivano nei territori occupati catturano la popolazione (soldati, civili, amministratori politici che vengono fucilati…) poi venivano disposte delle rappresaglie, deportazioni di massa di civili: erano operazioni di pulizia etnica, che coinvolsero le comunità ebraiche. Nei piani di Hitler l’obiettivo è la conquista dello spazio vitale, e e per far ciò bisognava distruggere l’URSS, perché la Germania per poter continuare la sua avanzata bellica aveva bisogno di risorse, abbondanti in territorio sovietico (grano in Ucraina, petrolio del Caucaso). Rimaneva la questione della manodopera: nell’ideologia nazista gli ebrei sono da eliminare, ma ci sono anche gli slavi, considerati subumani, una razza inferiore adatta al lavoro. Gli slavi non dovevano essere sterminati come gli ebrei, ma dovevano essere ridotti a una sorta di schiavitù, dovevano lavorare in modo da produrre le risorse necessarie alla superiore razza ariana; l’occupazione nazista in questi territori fu estremamente brutale. Nel momento in cui i tedeschi arrivano in Ucraina la popolazione li accolse, sbagliando, come liberatori dal dominio sovietico. L’idea era quella di creare un vasto impero nell’Europa centro orientale, una sorta di colonia di sfruttamento delle risorse e manodopera: nei disegni hitleriani la prospettiva alla fine della guerra avrebbe dovuto essere l’organizzazione dell’Europa con l’impero in Europa orientale, considerato colonia di sfruttamento (con stragi nella popolazione civile, guerra di rapina, territori depredati di materie prime di qualsiasi tipo), e l’Europa occidentale e settentrionale caratterizzata da popolazioni affini a quella superiore ariana con cui avrebbero dato vita ad un impero con l’obiettivo di nazificare la nazione: c’erano stati, come la Norvegia, governati da governi collaborazionisti (come la Repubblica di Vichy) e poi gli alleati, come l’Italia e la Spagna. Nei disegni di Hitler il sistema politico doveva essere piramidale. Contro tutto questo si organizzano nei territori dell’est dei movimenti di resistenza, che coinvolsero la popolazione civile, chiamati partigiani antitedeschi, una novità rispetto alla 1GM: erano forme di lotta armata contro il nemico di civili in nome della liberazione e della democrazia; se c’era un coinvolgimento della popolazione locale, avrebbe portato allo sviluppo della guerra civile. All’indomani dell’invasione dell’URSS nasce la soluzione finale, ai danni della popolazione ebraica (c’erano state le leggi di Norimberga, la notte dei cristalli): nell’ideologia di Hitler gli ebrei sono la causa dei mali che affliggono la Germania, sono la causa della crisi di Wall Street, delle condizioni imposte da Versailles, insomma una vera e propria minaccia per la superiore razza ariana. Sulla base di ciò prima dell’inizio della 2GM l’obiettivo della Germania era quello di fare in modo che gli ebrei fossero messi nella condizione di emigrare da quei territori occupati dalla Germania e lasciare tutte le loro ricchezze: la soluzione finale nasce quindi in un secondo momento. Con la conquista della Francia si presentò il problema di mandare via gli ebrei che, scappati dalla Germania, si erano stabiliti li e in un primo momento i vertici nazisti avevano organizzato una deportazione di massa degli ebrei in Madagascar (colonia francese) con dei convogli navali. Adolf Eichmann (protagonista di un processo del 1961) studiò nel dettaglio il progetto arrivando alla conclusione che fosse impraticabile per via della massa di popolazione (tutta concentrata nei ghetti, come quello di Varsavia) da spostare: si pensò ad una eliminazione fisica e sistematica degli ebrei; è la premessa della Shoah. L’olocausto è un termine che fa riferimento ad un’antica pratica liturgica, un rituale della fede ebraica presente nella Bibbia, che significa sacrificio, nel quale la vittima veniva uccisa e bruciata sull’altare in onore a Dio, quindi non c’entra con lo sterminio del popolo ebraico, mentre Shoah significa catastrofe, per indicare l’immane tragedia delle popolazioni ebraiche in Europa. Della soluzione finale si inizia a parlare nella seconda metà del 1941, all’indomani dell’invasione nella Polonia: nella fase iniziale si erano viste le Einstazgruppen , gruppi/truppe di sterminio, reparti delle SS che non facevano parte dell’esercito regolare tedesco, ma si muovono nelle retrovie compiendo operazioni di pulizia etnica. Le troviamo in Polonia, nei paesi Baltici durante l’invasione nell’URSS, in Ucraina, nei villaggi abitati da ebrei, che vengono sterminati con fucilazioni e i corpi venivano seppelliti in fosse comuni (1940-1941). Il problema, di cui si accorgono i vertici nazisti, era che essendo questi gruppi formati da criminali senza scrupoli, che uccidevano costantemente gente, erano più inclini ad una instabilità psichica, e quindi c’era la possibilità che diventassero pericolosi anche per gli stessi occupanti, che non sarebbero più riusciti a controllarli. Bisognava trovare un’alternativa alle fucilazioni di massa che doveva consentire di sterminare in massa questa gente e di allontanare il carnefice dalla vittima, perché i due non possono stare a contatto; in questo modo non c’era il problema del logoramento psicologico. Si comincia a parlare delle camere a gas, che nascono in prossimità dei campi di concentramento, con prigionieri di vario tipo, tra cui gli ebrei. La soluzione finale ha l’epilogo definito nella conferenza tenuta il 20 gennaio 1942 a Wannsee, una località a nord di Berlino, durante la quale i vertici nazisti decidono di attuare la soluzione finale, portando alla funzione delle camere a gas e dei forni crematori (per coprire le tracce degli stermini compiuti). Tutto ciò ci porta a parlare dell’organizzazione dei lager (=area recintata dove si svolgono attività) nazisti, che potevano essere di due tipi: concentramento e sterminio. I primi, che nascono nel 1933, gestiti dalle SA e ciò spiega il motto che caratterizza l’ingresso ai campi. Quelli di concentramento erano concepiti come luoghi di reclusione e lavoro forzato di oppositori di varia natura, e li troviamo nel territorio tedesco, mentre dopo con la soluzione finale nascono quelli di sterminio, spesso collegati ai primi. Ci sono campi di entrambi i tipi, come Auschwitz. I campi di concentramento (il primo forse Dachau) si presentavano come un sistema di sfruttamento del lavoro forzato, funzionavano come quelli sovietici: esempio è quello di Mauthausen, all’inizio pensato come campo di concentramento dove si disponeva di manodopera a gratis disponibile per l’escavazione di una cava di granito, e importante anche per la storia italiana, siccome furono imprigionati anche numerosi prigionieri italiani, spesso utilizzati anche per la costruzione di infrastrutture. Dal 1942 il campo di Mauthausen si dota di un campo di sterminio dove compaiono le camere a gas. I campi di sterminio furono diversi e la maggior parte si trovano nel territorio dell’attuale Polonia, e lì i detenuti non erano tenuti li per lo sfruttamento del lavoro coatto, ma lo scopo era quello di eliminarli fisicamente (c’erano ebrei, zingari…).
LO STERMINIO DEGU EBRE
In Italia queste vicende conducono all’epilogo del regime fascista e alle vicende legate alla resistenza nell’italia centro settentrionale. La caduta del regime è segnata dalle sconfitte dell’Asse: siamo tra il 1942 e il 1943 e decisive sono le vicende in Russia che portano ad una perdita di consenso nei confronti del regime da parte della popolazione, perché si rende evidente l’inadeguatezza italiana nel continuare qualsiasi tipo di sforzo bellico. Ci si pone il problema di come uscire dalla guerra, ci sono alcuni esponenti del governo fascista (Dino Grandi, Galeazzo Ciano), generali della polizia, carabinieri, esercito regolare, che cominciano a far espressioni al re Vittorio Emanuele 3º per far uscire l’Italia dalla guerra. C’erano stati episodi importanti che avevano reso evidente la crisi del regime: ci furono degli scioperi degli operai nelle fabbriche di Torino nel 1943, che le leggi fasciatissime avevano vietato, e rappresentanti delle corporazioni naziste, che bloccarono la produzione per protestare le condizioni di vita, e i salari bassi che non consentivano di far fronte all’inflazione. Davanti allo sciopero il governo si trova costretto a cedere pur di riuscire a mantenere un controllo della situazione interna, ma questa sua debolezza dimostra che il duce è in una fase di sconfitta. Nell’estate del 1943 lo sbarco degli angloamericani in Sicilia, in italia Meridionale, riuscì grazie a intensi contatti con la mafia siciliana, e l’occupazione avvenne in pochi giorni, mentre l’esercito e le forze dell’ordine erano allo sbando. Ci sono i famosi fatti, mai del tutto chiariti, del 25 luglio 1943: si tenne una riunione urgente del Gran consiglio del fascismo per discutere dell’Ordine Grandi, un documento firmato da Dino Grandi e altri esponenti fascisti in cui si chiedeva le immediate dimissioni di Mussolini, e di ridare il potere al re. I firmatari dell’Ordine Grandi cercano di salvare il fascismo senza Mussolini: volevano far uscire l’Italia dal conflitto cercando di farla staffare dalla Germania e avviando trattative di pace con l’America, ma serviva un azione rapida, che non avvenne. La riunione durò tutta la notte tra il 24-25 luglio si concluse in favore dell’Ordine, Mussolini quindi diede le dimissioni revocando il proprio mandato rimettendolo in mano al re, che ne approfitta per farlo arrestare e imprigionarlo a Campo imperatore (alle pendici del Gran Sasso). Il re nomina capo del governo Pietro Badoglio con l’incarico di intavolare trattative di pace con gli angloamericani. Il 3 settembre a Cassibile viene firmato l’armistizio (non un trattato di pace), ma non venne dato alcun ordine all’esercito fino all’8 settembre, quando alla radio passò la comunicazione della resa davanti all’US, lasciando l’esercito allo sbando senza alcun tipo di ordine preciso, e intanto le truppe tedesche in Italia si riorganizzarono e occuparono buona parte della penisola. L’italia si trova di fatto divisa in due: la parte meridionale, a sud della linea Gustav, che vedeva il fronte dei combattimenti da Cassino (sud Lazio, al confine con la Campagna, il cui abate riuscì a salvare dal bombardamento americano sull’abbazia la popolazione civile e opere di valore) a Ortona (sul Mare Adriatico in Abruzzo), dove ci furono combattimenti tra angloamericani e tedeschi tra il 1943 e il 1944. La linea Gustav viene sfondata dagli angloamericani che il 4 giugno del 1944 liberarono Roma. Il governo di Badoglio si trova a Brindisi mentre a nord si crea la repubblica di Salò (territori italiani controllati da tedeschi). Nel regno del Sud, prima e dopo la liberazione di Roma, avvengono dei fatti importanti per l’evoluzione della guerra: Badoglio dichiara guerra alla Germania e viene rimesso in piedi un esercito in maniera piuttosto frettolosa, il Corpo Italiano di Liberazione, che partecipa a diverse azioni militari sulla linea Gustav. Nel 1944 viene liberata anche Firenze e gli angloamericani si arrestarono sulla linea Gotica dove i tedeschi organizzarono linee difensive; l’avanzata verso la Pianura Padana diventa lenta. L’Italia si trova divisa in due: al sud si ripristina l’autorità del re, con capo del governo Badoglio che collabora con gli angloamericani. Nel frattempo c’è la riorganizzazione di tutti quei partiti politici sciolti dalle leggi fasciatissime del 1926: liberali, comunisti, socialisti, socialdemocratici, democrazia cristiana (gli eredi dei popolari di Don Sturzo), che collaborano tra loro e con Badoglio dando vita al Comitato di liberazione nazionale (CLN) che aveva l’obiettivo di coordinare le azioni dei comandi angloamericani con la resistenza che si era sviluppata nelle nostre zone in modo che attuasse azioni di disturbo ai tedeschi a favore degli angloamericani. All’indomani della liberazione di Roma, sulla base di accordi che erano stati presi, Vittorio Emanuele abdica in favore del figlio Umberto (re di maggio) nominato luogotenente d’Italia: era stato firmato un compromesso tra i partiti politici che si erano ricostituiti che prevedeva che a guerra finita doveva nascere un’assemblea costituente che doveva dare una nuova costituzione al paese e accanto a essa doveva esserci un referendum istituzionale per decidere l’assetto istituzionale del paese. Si proponeva una prospettiva democratica. Umberto 2º assume questa carica e all’indomani della liberazione di Roma Badoglio da le dimissioni e al suo posto viene nominato Ivanoe Bonomi, liberale del CLN. Al di là della linea Gustav, dalla fine del 1943 e il 1945, nasce l’inutile tentativo della Repubblica sociale italiana: Mussolini era a Campoimperatore e attraverso un’azione fulminea dei tedeschi fu organizzato un ponte aereo con una squadra di aviatori che avrebbero preso e portato Mussolini a Monaco di Baviera dove lo avrebbe aspettato Hitler. Mussolini dà vita alla Repubblica sociale italiana, stato autonomo in Pianura Padana, intorno a Salò, vicino al Lago di Garda, zona lontana rispetto a combattimenti e la maggior parte degli uffici della Repubblica di Salò nascono li, dove operavano formazioni violente addestrate dai tedeschi (Decima Mas, a metà strada tra l’esercito regolare e una formazione paramilitare impiegata nella lotta anti partigiana). Queste forze armate avevano l’obiettivo di operare nei territori dell’Appennino per stroncare la resistenza attraverso operazioni di rastrellamento a danno dei civili, infatti ci furono molti morti. A tutto ciò si oppone la lotta partigiana contro la Repubblica di Salò: nascono formazioni militari con capi che beneficiano dell’aiuto degli angloamericani tramite il CLN. I partigiani erano soldati appartenenti a reparti dell’esercito che dopo l’armistizio dell’8 settembre si legano agli antifascisti, c’erano giovani mossi dalla chiamata alle armi alla Repubblica di Salo, donne con compiti di collegamento della formazione partigiana con esponenti del CLN. Le zone di combattimento sono montuose, che prestano particolarmente a operazioni di guerriglia, ma i reparti partigiani operavano anche nelle città in clandestinità tramite imboscate che colpivano nemici o collaborazionisti di varia natura. Il movimento parte alle fine del 1943, si organizza nel 1944 con il CLN e nell’estate dello stesso anno la resistenza partigiana aumenta le proprie operazioni militari riuscendo a creare sul nostro appennino delle zone libere, come la repubblica di Montefiorino, in collaborazione con le forze angloamericane che organizzavano la controffensiva sulla Pianura Padana. L’offensiva angloamericana e le operazioni partigiane riprendono con grande intensità e si prepara l’avanzata degli angloamericani in pianura. Le principali formazioni partigiane sono la formazione Garibaldi (comunista), Giustizia e libertà (Partito d’azione), Matteotti (socialista), poi altre con orientamenti più moderati, di ispirazione liberale, o che facevano riferimento a ex ufficiali fedeli al re che combattevano in suo nome. L’obiettivo comune era quello di allontanare i tedeschi dall’Italia. Contro il movimento partigiano i nazi-fascisti operavano metodi di terrore che colpivano la popolazione civile (Fosse Ardeatine, strage di Marzabotto…). La conclusione avviene col 25 aprile del 1945 con la liberazione del paese. IL CRONO^ DI^ REGIMEFASCIST
La risalita dell’Italia degli angloamericani fu lenta perché non rientrava nella strategia degli Alleati: ci si doveva preparare allo sbarco in Francia settentrionale. Questo sbarco era legato alla debolezza della Germania che se fosse stata attaccata su due fronti doveva dividere le forze, e per questo non era pronta. Perciò Stalin fece delle pressioni agli angloamericani perché si aprisse il fronte occidentale, ma Churchill non si fidava pienamente, piuttosto voleva aprire il nuovo fronte nei Balcani, in questo modo sconfitta la Germania le truppe angloamericane si sarebbero trovate vicine a quelle russe che ne avrebbero contrastato l’avanzata. Per Roosevelt la priorità era sconfiggere Hitler, perciò fu aperto il fronte in Normandia il 6 giugno del 1944. L’obiettivo era quello di liberare la Francia e procedere verso i confini tedeschi per incontrare l’armata russa, in questo modo le forze naziste si sarebbero trovate strette in una morsa fatale. La potenza degli US fu impressionante, a capo dell’operazione vi era il generale dell’esercito Dwight Eisenhower e furono impiegati 3 MLN di uomini; lo sbarco fu decisivo per il crollo della Germania nazista. Nell’agosto dello stesso anno le truppe guidate dal generale De Gaulle partono dall’Algeria al fianco degli angloamericani e sbarcano in Francia meridionale: il 24 agosto entrano a Parigi liberandola. L’armata rossa a Oriente avanza inesorabile e tutto il sistema di controllo da parte dei nazisti crolla. Importante fu la resistenza della lotta partigiana nei Balcani; le sorti della Germania sono segnate. Hitler ordinò la mobilitazione totale, e nell’esercito affluirono invalidi, ragazzini facendo solo aumentare il numero delle vittime. Nella primavera del 1945 gli Alleati dilagano in Germania centrale e nel frattempo nel fronte meridionale (Italia) era iniziato lo sfondamento della linea Gotica grazie all’insurrezione partigiana. Inoltre l’arrivo degli alleati segnò la fine dell’occupazione nazista e della Repubblica di Salò, mentre per quanto riguarda Mussolini l’epilogo è incerto, ma si sa che il 28 aprile fu catturato da un gruppo di partigiani e fucilato. Gli angloamericani, procedendo da ovest, e i sovietici, da est, entrano a Berlino il 30 aprile, Hitler si suicidò dando l’ordine di distruggere il suo corpo. La Germania si arrese il 7 maggio 1945, e la guerra in Europa era finita. Per quanto riguarda l’Asia, i giapponesi, nonostante fossero certi della sconfitta, continuano a resistere perché volevano una resa con onore, cioè intavolando delle trattative di pace. Morto Roosevelt diventa presidente Truman, che per piegare la resistenza giapponese ordino il lancio delle due bombe atomiche: il 6 agosto 1945 a Hiroshima e e il 9 agosto a Nagasaki. Il conflitto con la potenza giapponese si chiuse con la firma dell’armistizio il 2 giugno, causando 50 milioni di morti. Bisognava ricostruire la pace e un nuovo ordine mondiale, perciò le potenze vincitrici il 26 giungo 1945 diedero vita all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), sulle ceneri della Società delle Nazioni, in seguito alla conferenza di San Francisco, e inizialmente aderirono 50 stati che si posero degli obiettivi: doveva garantire la pace internazionale, la pacifica soluzione delle controversie (come la SdN), e per scongiurare lo scoppio di future guerre la possibilità di intervenire militarmente attraverso l’impiego di truppe inviate dai paesi membri. Ma con essa riemergono le crepe tra gli Alleati (US e URSS, GB e Francia), si fanno sempre più evidenti i sospetti e le differenze ideologiche, nonostante ciò continuano a collaborare perché avevano l’obiettivo comune di sconfiggere e punire la Germania; si aprono i processi di Norimberga. Resta irrisolto il problema della nuova sistemazione politica europea: nel 1943 Churchill, Roosevelt e Stalin avevano tenuto una conferenza a Jalta (Crimea) nella quale si erano accordati per una spartizione delle zone di influenza: l’Europa verrà divisa in una serie di aree di influenza, e così la parte orientale finì sotto il dominio sovietico, mentre quella occidentale sotto gli US. La Germania, privata di enormi territori, fu divisa in quattro zone di occupazione: tre a occidente (sotto il controllo francese, inglese e statunitense) unificate poi nella Repubblica federale tedesca con capitale a Bonn (fino al 1989 con la caduta del muro di Berlino), mentre la Germania orientale (la zona di Turingia e buona parte della Prussia con Berlino) sotto l’URSS dove nascerà la DDR con capitale Francoforte (una stato satellite con una dittatura comunista che faceva capo a Mosca). Anche Berlino fu divisa in quattro aree di influenza (occidentale sotto gli US, orientale sotto l’URSS, fino al 1989); essa è all’interno della Germania orientale, occupata dai sovietici, e allo stesso tempo è divisa in queste zone di influenza, mentre la parte ovest è sotto il dominio occidentale. Gli ex Alleati collaborano quando si dovette aprire un tribunale internazionale (novità assoluta) per processare gli esponenti del Reich sopravvissuti alla guerra (come Göring, Ribbentrop, Hess, Speer, i vertici della marina militari…). Si apre il processo di Norimberga (città scelta per il valore simbolico, che aveva visto la promulgazione delle leggi del 1935) e il tribunale istituito doveva funzionare sulla base di leggi generali riconosciute da tutti e si scelse di processare i gerarchi fascisti per quattro accuse: cospirazione contro la pace, crimini contro la pace, violazione delle leggi e convenzioni di guerra e crimini contro l’umanità. Sono reati inediti perché prima di allora non si era mai parlato in termini di diritto internazionale. Durante questo processo emergono, grazie alla presenza di testimoni, i fatti dello sterminio degli ebrei. Per i crimini contro la pace e contro l’umanità erano previste delle sanzioni e furono ritenuti non soggetti a prescrizione. Il tribunale aveva una giuria internazionale e le sentenze furono emanate in nome dell’intera umanità. Numerose furono le condanne a morte e a lunghe pene detentive.