



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Sintesi parziale del libro segni e simboli di A. Frutiger
Tipologia: Appunti
1 / 5
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Nel nostro subconscio siamo cresciuti con immagini primarie che hanno influenzato la nostra immaginazione e visione. Prediligiamo la simmetria perchè è più stabile e richiama la struttura del nostro corpo (dado, non abbiamo bisogno di contare i puntini). Se si seguono determinati standard visivi, il riconoscimento avviene come una codifica “automatica”. Disegnare o scrivere su una superficie bianca in realtà è sottrazione di luce. Il punto è spesso visto in relazione con altri segni (la i) o crea un retino (effetto di grigio). Spesso tra due o più punti l’occhio traccia linee immaginarie, prima collegamenti più semplici. L’unica linea retta è quella fornita dal filo a piombo, le altre sono artificiali, perchè in natura non esistono. Il campo visivo umano è limitato, esteso soprattutto in orizzontale, le cose alte ci sembrano più lunghe rispetto a cose uguali distese. L’orizzontale è più naturale e appare dato, il verticale è da fare. La linea obliqua ci dà stabilità a 45°, sembra cadere se si avvicina alla verticale, o alzarsi se si avvicina alla linea orizzontale. A causa della nostra convenzione di leggere da sinistra verso destra, le linee oblique assumono senso di salita o discesa. La curva ci dà il senso di eternità e richiama la volta celeste e il sole. La croce è il segno più usato e più facile da creare. È più facile creare angoli in alto, con movimenti ‘tirare’, non ‘spingere’. Linee parallele servono per materializzare un area e danno ritmo se ripetuti ad intervalli regolari, ma non formano un segno. La vicinanza tra segni è fondamentale e ci permette di distinguere tra lettere e parole, ad esempio. La simmetria è fondamentale, ma spesso non rispecchia tutta la natura (cuore non perfettamente centrale), e solo alcune lettere del nostro alfabeto sono simmetriche. Gli stemmi araldici e i segnali non sono simmetrici all’interno, ma hanno una forma di sfondo simmetrica (scudo o cerchio). Per la topologia le superfici si dividono in gruppi di tipo zero se hanno superficie continua, di tipo 1, 2, 3… se hanno rispettivamente 1,2,3… buchi. Per gli oggetti bidimensionali si classificano nel gruppo 0 se non hanno spazi interni, e sono incluse la maggioranza delle lettere dell’alfabeto latino, sia maiuscole che minuscole. Rispetto ai geroglifici sono molto più aperti e più facili per ancorarsi alla pergamena. -quadrato: protezione, superficie della terra, se è un rettangolo perde la sua stabilità, se è poggiato su un angolo dà un senso di irrequietezza e di intenzionalità (usato per i segnali stradali negli US). -il triangolo: verso l’alto è stabile e dà sicurezza, verso il basso è instabile e dà senso di allarme. -il cerchio: simula un movimento eterno e ricorda spesso gli astri e poi la ruota, può ricordare un uovo, senso di protezione o un elemento claustrofobico. -la freccia: segno primordiale, indica movimento soprattutto in orizzontale rispetto al verticale, ha una maggiore forza se l’angolo è sotto i 20°. -la croce: usata da sempre per firmare, indicare un punto, come segno di addizione, simbolo di fede cristiana, come x, indica stabilità se gli angoli sono retti, movimento se è inclinata. I cerchi per essere considerate figure autonome tra di esse bisogna lasciare uno spazio di area uguale alla somma delle loro superifici. Il segno se è parte di una decorazione si nasconde ed è interno ad una struttura. Il simbolo cristiano della croce è dato dal tratto orizzontale (umanità in attesa), quello verticale (il Vangelo), l’angolo retto (la legge) e la simmetria è indice di equilibrio e giustizia.
Nel Medioevo la Genesi veniva rappresentata con un cerchio diviso orizzontalmente a metà (terra, orizzonte e cielo), un cerchio diviso verticalmente (sole e luna) e cerchio diviso in 4 da una croce è il simbolo della vita. Il triangolo in alto è femminile, quello in basso maschile, due triangoli uniti ai vertici sono simbolo di tempo (clessidra), uniti alla base creano un simbolo di unione e pace, mentre sovrapposti e ruotati forma il segno della stella di Davide (divino che compenetra il terreno). Il simbolo della forchetta nel medioevo era simbolo della trinità, per Pitagora rappresentava le biforcazioni della vita verso la buona o cattiva via, aperto in basso è il simbolo dell’avvento del Redentore. Ricordiamo il mito Platonico dell’androgino per cui ognuno di noi è metà complementare di un essere unico. Una linea il cui spessore supera la metà della lunghezza perde l’espressione dinamica di tratto e assume quella statica di superficie rettangolare. Il segno negativo (bianco su nero) sembra più largo di quello positivo, si può ricorrere ad una differenza di spessore del carattere pari al 10%. La struttura a scacchiera in bianco e nero crea una vibrazione grafica poiché l’occhio non sa se considerare il bianco figura o sfondo. Si è andati oltre il limite della bidimensionalità degli oggetti rappresentati con l’uso della prospettiva e del chiaroscuro, nonché simulando effetti di trame sovrapposte o intrecci. Si dà risalto all’oggetto utilizzando le ombre e il rilievo. Inizialmente le scritte venivano incise, poi a pennello o altri strumenti che differenziavano il tipo di spessore e grazie. Si lavora con bianco e nero o colori complementari come il rosso e il verde per il massimo contrasto, o con toni di grigio e le altre sfumature, attraverso retininatura. Si può anche contrastare usando linee verticali per figura e orizzontali per sfondo, o viceversa. Esistono 3 tipi di illustrazione: -schematica o dimensionale (piante architettoniche, mappe geografiche e diagrammi scientifici) -naturalistica (riprendono ciò che è ripreso dall’occhio umano come una fotografia) -artistica-contemplativa (espressione di sensazioni, decorazione, simbolo e reminiscenza). Lo sviluppo della registrazione grafica del pensiero sta in mezzo tra quello della parola e dei gesti descrittivi. I primi scribi risalgono al V millennio a.C. in Medio Oriente, principalmente pittogrammi, che erano già abbastanza stilizzati perchè prima venivano ricreati in oggetti di argilla per uso commerciale. Alcune scritture sono ancora in parte pittografiche, come quella cinese, con tratti più stilizzati, altre come quello latino è di tipo alfabetico. Soprattutto nella scrittura cretese si è notato che i segni chiusi raffiguravano spesso un oggetto, mentre i segni aperti di solo contorno cose astratte. (fai un mix con le lezioni) La scrittura dell’Isola di Pasqua si sviluppa intorno al 1000 d.C. con pittogrammi incisi su legno, con figure accostate capovolte che portavano a girare in modo ritualistico la tavoletta. Nel nord Europa si svilupparono le scritture runiche intorno al 1000 a.C. su legno e pietra, con segni forse inizialmente usati per rituali e magia. In Cina l’i-ching dal terzo millennio a.C. creato dall’imperatore Fu-hsi inizialmente con il lancio di steli di millefoglie interi o a metà, impregnato del dualismo della filosofia dello ying e yang.
Nella stampa tipografica come quella di Gutemberg le parti stampanti sono in rilievo sul’’estremità di un punzone in acciaio, poi temprato e battuto su un blocco di metallo più tenero, dove lascia la forma incavata che è la matrice per fondere i caratteri di stampa di nuovo in rilievo. Le lettere erano solide e fortemente disegnate. La calcografia è l’incisione su rame a incavo, con carta umida pressata sulla lastra, che incoraggiò caratteri come i Bodoni, dai tratti fini delle grazie e più spessi delle aste. La litografia nasce a fine 1700, prevede l’uso di una lastra di pietra calcarea su cui si disegna con un inchiostro grasso idrorepellente, fissato chimicamente. I caratteri iniziarono ad ingrossarsi a piacimento formando gli egiziani o a essere senza grazie. Lo studio dell’evoluzione della scrittura è la ‘grafologia’. Si è trovato un forte collegamento tra lo stile architettonico e quello della scrittura, ad esempio l’arco a tutto sesto romano ha la stessa forma delle lettere dell’alfabeto onciale, mentre il gotico ha archi a sesto acuto del tardo Medioevo, anche forse per sfruttare al massimo la pergamena serrando le lettere. I primi stampatori umanisti dissacrarono la scrittura impiegandola per diffondere testi anche non religiosi. Nel Rinascimento la raffinatezza della classicità architettonica si traspone anche nei font dell’epoca, come il Didot o il Bodoni. Nel 1900 lo Jugendstil influenzò architettura e scrittura, poiché si iniziava a cercare un’uniformità stilistica in tutti i campi, per esempio negli anni ’30 con il funzionalismo, dove la geometria si sostituì alla mano libera, così come per il Bauhaus. Le proporzioni e lo spazio tra gli oggetti crea la vera armonia: ‘l’arte non risiede nella materia ma nello spazio da essa compresa’. La stampa offset e la fototipia offrono possibilità di espressione illimitate, e questa totale emancipazione da ogni limite ci ha portato problemi di creatività, cerchiamo sempre nuovi limiti entro cui costruire per evitare di restare nel vuoto. Un buon carattere deve essere ben contrastato e diversificato ma pur sempre coerente mantenendo l’aria di una famiglia. La lettera può essere modificata con estensioni, in cui è comunque distinguibile, come anche le compressioni laterali dei giornali o quelle verticali. Può inoltre essere decorata e trasformata in elemento figurativo, come le iniziali dei manoscritti. La larghezza standard della lettera, prendiamo ad esempio la h, 4 x 5 di altezza. Lo spessore standard della I maiuscola è 15% dell’altezza. Nelle versioni in grassetto i tratti orizzontali sono meno spessi dei verticali. Il corsivo (dal tedesco Kursiv) indica lettere oblique che suggeriscono la fluidità della scrittura a mano, il termine inglese Italic indica che i primi stampatori ebbero a modello queste forme di scrittura delle cancellerie italiane. L’inclinazione normale è di 12° e serve per enfatizzare e per i sottotitoli, mentre il nero è per le sezioni da distinguere e per i titoli. La necessità di creare pubblicità dal XX sec ha permesso la creazione di una numerosa serie di variazioni di caratteri, quindi si progetta non il singolo carattere, ma l’intera famiglia. L’incisione su rame ha permesso un grande numero di stili decorativi, tra cui il corsivo inglese, molto usato per inviti di cerimonie, con uno stile tradizionale ed elegante. La litografia ha permesso ancora più variazioni e decorazioni, tra cui gli alfabeti figurativi, dai toni spesso ironici e dissacratori, come l’alfabeto salsiccia degli anni ’60. Oggi le lettere fanno parte dell’ambiente con la segnaletica e la pubblicità, spesso acquistando anche tridimensionalità in diversi materiali, anche tubi a neon.