Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Semiotica Emanuele dell’atti, Sintesi del corso di Semiotica

C. Caputo, de Tullio ecc. argomenti che chiede all’esame

Tipologia: Sintesi del corso

2025/2026

Caricato il 26/02/2026

maria-letizia-cordasco-1
maria-letizia-cordasco-1 🇮🇹

4.5

(2)

9 documenti

1 / 4

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
C. Caputo, Semiotica italiana: De Mauro, Garroni, Rossi-Landi
De Mauro concepisce la linguistica come una disciplina semiotica, storica e sociale, fondata sulla
distinzione tra linguaggio come facoltà generale e lingue come sistemi flessibili di significazione.!
La semiotica del linguaggio e delle lingue in Tullio De Mauro
Tullio De Mauro prosegue e amplia gli studi della Scuola Linguistica Romana, fondata all’inizio del
Novecento da Luigi Ceci e Antonino Pagliaro, una tradizione che attribuiva grande importanza:!
•# alla natura sociale del linguaggio;!
•# allo studio dei significati nella loro dimensione storica.!
Per De Mauro, il linguista non è soltanto un filologo, né un semplice raccoglitore di dati linguistici, e non può
nemmeno coincidere con il sociologo, lo psicologo o il fisiologo del linguaggio.!
È invece uno studioso che deve porsi in dialogo con più discipline, perché la complessità dei fenomeni
linguistici richiede un approccio interdisciplinare che coinvolga sociologia, psicologia e logica.!
L’indagine linguistica, secondo De Mauro, si fonda su due principi fondamentali:!
1. I fatti linguistici non sono mai isolabili. Essi non possono essere separati dal contesto geografico, storico
e sociale in cui si sviluppano.!
2. La linguistica deve essere collocata in una cornice semiologica della comunicazione. Ciò significa che lo
studio delle lingue va inserito nel rapporto fra mondo verbale e linguaggi non verbali; più in generale,
all’interno dei fenomeni simbolici propri dell’essere umano.!
In questo senso, De Mauro sviluppa il versante linguistico della semiotica.!
In un saggio del 2013, Non di sola linguistica vive la conoscenza del linguaggio, De Mauro sottolinea la
necessità di studiare lingue e linguaggi così come vivono nel tempo e nella società.!
Il concetto chiave è quello di espansione semiotica: studiare il linguaggio significa capire come le lingue e i
linguaggi diventino segni, cioè come producano senso nei diversi contesti d’uso.!
Linguaggio e lingue: una distinzione fondamentale
De Mauro insiste sulla distinzione, spesso trascurata, tra linguaggio e lingue, che non sono sinonimi.!
1. Il linguaggio è una facoltà generale, comune alla specie umana (e, in forme diverse, anche ad altre
specie). Comprende gesti, toni, posture, espressioni corporee, oltre alla comunicazione verbale.!
Anche gli animali possiedono forme di linguaggio: da qui la zoosemiotica, che studia le comunicazioni non
verbali animali.!
I linguaggi sono limitati dal fine per cui sono costruiti (es. segnaletica stradale, formule chimiche, cataloghi).
Per questo motivo sono rigidi: dicono solo ciò per cui sono stati progettati.!
2. Le lingue presuppongono un vocabolario di base condiviso dalla comunità dei parlanti.!
Accanto al lessico fondamentale, comprendono parole specialistiche, tecniche, locali o socialmente
marcate.!
Le lingue sono flessibili, perché possono riferirsi a una molteplicità potenzialmente infinita di esperienze.
Questa caratteristica è definita flessibilità semantica: una lingua consente di dire qualunque cosa, in modi
sempre nuovi, ampliando e rielaborando il senso delle parole e delle frasi.!
Il dialetto in Tullio De Mauro
De Mauro dedica particolare attenzione al dialetto, termine dal greco diálektos, voce articolata, verbalità,
capacità tipicamente umana. Con questo termine non si indica una lingua “inferiore”, ma la forma primaria e
originaria dell’esperienza linguistica. !
Il dialetto è infatti la lingua del luogo di nascita, del sentire originario: una «parola incavicchiata di realtà»,
radicata nell’esperienza concreta e percepita prima ancora dell’elaborazione razionale. In questo senso, il
dialetto non è un “modo sbagliato di parlare”, ma una modalità linguistica pienamente legittima.!
Tuttavia, sottolinea che ha un ambito d’uso specifico. Non è adatto, ad esempio, alla scrittura di testi
scientifici o filosofici, mentre è ecace in ambiti come la poesia, il teatro e la letteratura, dove il linguaggio
deve esprimere intensità emotiva e immediatezza sensoriale. Paradossalmente, nell’età della
globalizzazione e della diusione dell’inglese, sono spesso le lingue nazionali a mostrare maggiori limiti
comunicativi rispetto ai dialetti.!
Il dialetto è soprattutto la lingua degli aetti, un fatto intimo. Esprime una percezione immediata del mondo
perché sa le parole nel senso latino di sapere, cioè assaporare. Il dialetto è quindi una sensificazione della
parola, capace di mescolare contenuto e forma e di attivare una piena capacità semiotica.!
pf3
pf4

Anteprima parziale del testo

Scarica Semiotica Emanuele dell’atti e più Sintesi del corso in PDF di Semiotica solo su Docsity!

C. Caputo, Semiotica italiana: De Mauro, Garroni, Rossi-Landi De Mauro concepisce la linguistica come una disciplina semiotica, storica e sociale, fondata sulla distinzione tra linguaggio come facoltà generale e lingue come sistemi flessibili di significazione. La semiotica del linguaggio e delle lingue in Tullio De Mauro Tullio De Mauro prosegue e amplia gli studi della Scuola Linguistica Romana, fondata all’inizio del Novecento da Luigi Ceci e Antonino Pagliaro, una tradizione che attribuiva grande importanza:

  • alla natura sociale del linguaggio;
  • allo studio dei significati nella loro dimensione storica. Per De Mauro, il linguista non è soltanto un filologo, né un semplice raccoglitore di dati linguistici, e non può nemmeno coincidere con il sociologo, lo psicologo o il fisiologo del linguaggio. È invece uno studioso che deve porsi in dialogo con più discipline, perché la complessità dei fenomeni linguistici richiede un approccio interdisciplinare che coinvolga sociologia, psicologia e logica. L’indagine linguistica, secondo De Mauro, si fonda su due principi fondamentali:
  1. I fatti linguistici non sono mai isolabili. Essi non possono essere separati dal contesto geografico, storico e sociale in cui si sviluppano.
  2. La linguistica deve essere collocata in una cornice semiologica della comunicazione. Ciò significa che lo studio delle lingue va inserito nel rapporto fra mondo verbale e linguaggi non verbali; più in generale, all’interno dei fenomeni simbolici propri dell’essere umano. In questo senso, De Mauro sviluppa il versante linguistico della semiotica. In un saggio del 2013, Non di sola linguistica vive la conoscenza del linguaggio, De Mauro sottolinea la necessità di studiare lingue e linguaggi così come vivono nel tempo e nella società. Il concetto chiave è quello di espansione semiotica: studiare il linguaggio significa capire come le lingue e i linguaggi diventino segni, cioè come producano senso nei diversi contesti d’uso. Linguaggio e lingue: una distinzione fondamentale De Mauro insiste sulla distinzione, spesso trascurata, tra linguaggio e lingue, che non sono sinonimi.
  3. Il linguaggio è una facoltà generale, comune alla specie umana (e, in forme diverse, anche ad altre specie). Comprende gesti, toni, posture, espressioni corporee, oltre alla comunicazione verbale. Anche gli animali possiedono forme di linguaggio: da qui la zoosemiotica, che studia le comunicazioni non verbali animali. I linguaggi sono limitati dal fine per cui sono costruiti (es. segnaletica stradale, formule chimiche, cataloghi). Per questo motivo sono rigidi: dicono solo ciò per cui sono stati progettati.
  4. Le lingue presuppongono un vocabolario di base condiviso dalla comunità dei parlanti. Accanto al lessico fondamentale, comprendono parole specialistiche, tecniche, locali o socialmente marcate. Le lingue sono flessibili, perché possono riferirsi a una molteplicità potenzialmente infinita di esperienze. Questa caratteristica è definita flessibilità semantica: una lingua consente di dire qualunque cosa, in modi sempre nuovi, ampliando e rielaborando il senso delle parole e delle frasi. Il dialetto in Tullio De Mauro De Mauro dedica particolare attenzione al dialetto, termine dal greco diálektos, voce articolata, verbalità, capacità tipicamente umana. Con questo termine non si indica una lingua “inferiore”, ma la forma primaria e originaria dell’esperienza linguistica. Il dialetto è infatti la lingua del luogo di nascita, del sentire originario: una «parola incavicchiata di realtà», radicata nell’esperienza concreta e percepita prima ancora dell’elaborazione razionale. In questo senso, il dialetto non è un “modo sbagliato di parlare”, ma una modalità linguistica pienamente legittima. Tuttavia, sottolinea che ha un ambito d’uso specifico. Non è adatto, ad esempio, alla scrittura di testi scientifici o filosofici, mentre è efficace in ambiti come la poesia, il teatro e la letteratura, dove il linguaggio deve esprimere intensità emotiva e immediatezza sensoriale. Paradossalmente, nell’età della globalizzazione e della diffusione dell’inglese, sono spesso le lingue nazionali a mostrare maggiori limiti comunicativi rispetto ai dialetti. Il dialetto è soprattutto la lingua degli affetti, un fatto intimo. Esprime una percezione immediata del mondo perché sa le parole nel senso latino di sapere, cioè assaporare. Il dialetto è quindi una sensificazione della parola, capace di mescolare contenuto e forma e di attivare una piena capacità semiotica.

La riflessione di De Mauro si collega anche alla nozione di voce articolata, intesa come segmentazione della vocalità tramite organi specificamente umani (lingua, labbra, denti). Sebbene alcuni animali, come gli uccelli canori, siano in grado di produrre vocalizzazioni articolate, solo l’essere umano possiede un apparato fonatorio capace di una articolazione fine, flessibile e produttiva, condizione necessaria per l’esistenza di una vera diálektos. In questo senso, il dialetto è la forma più autentica della verbalità umana, perché nasce dall’intreccio originario tra corpo, percezione e mondo. La semantica in Tullio De Mauro La semantica è il ramo della linguistica che studia i fenomeni del linguaggio dal punto di vista del significato, e non sotto il profilo fonetico o morfologico. Essa si occupa del modo in cui le parole e le espressioni producono senso all’interno di un contesto linguistico e comunicativo. Un esempio chiarisce bene questa prospettiva: nell’enunciato «Due giorni dopo, Maria ha preso ed è partita», l’espressione ha preso non significa “ha afferrato qualcosa”, ma indica un evento improvviso e inatteso. Analogamente, parole come pesca, panda, cane mostrano come la stessa forma linguistica possa rinviare a significati diversi, oppure come significati diversi non dipendano dalla semplice combinazione delle lettere. Per De Mauro, la capacità di mettere in relazione, di modellare l’esperienza e di organizzare il mondo attraverso il significato è una facoltà propriamente umana, che egli definisce logos semantikon. Questa capacità consente agli esseri umani di attribuire senso alla realtà e non può essere compresa se non all’interno di una cornice semiotica. Per questo motivo parla di semantica semiotica: la semantica non studia semplicemente i significati come entità astratte, ma li considera come contenuti dei segni, inseriti in pratiche com. e sociali più ampie. La semiotica estetica di Emilio Garroni (1925–2005) Se De Mauro affronta la semiotica dal punto di vista linguistico, Emilio Garroni se ne occupa dal punto di vista estetico, insieme ad autori come Gaetano Della Volpe e Umberto Eco. Garroni si confronta con il problema del linguaggio dell’arte, affrontando ambiti come l’architettura, il cinema e la comunicazione visiva. Fin dall’inizio denuncia una diffusa ostilità verso l’approccio semiotico all’arte, dovuta soprattutto all’uso del termine linguaggio per fenomeni non verbali. Secondo una posizione tradizionale, infatti, non sarebbe legittimo parlare di “linguaggio” per un quadro o un edificio, perché essi non sono né scritti né parlati. Da qui nasce l’esigenza di un modello di semiotica più ampio, non limitato allo studio delle lingue verbali, ma capace di comprendere anche i linguaggi non verbali, artistici e non. L’approccio semiotico “per modelli” Per Garroni, l’approccio semiotico basato sui modelli svolge una duplice funzione:

  1. Contrastare il dilettantismo semiologico, cioè l’idea che chiunque possa interpretare qualsiasi fenomeno come “segno” senza strumenti teorici adeguati.
  2. Mostrare che non esistono manifestazioni semiotiche pure o omogenee: ogni messaggio, artistico o non artistico, verbale o non verbale, è intrinsecamente eterogeneo. Di conseguenza, l’interpretazione di un oggetto artistico o architettonico non deve necessariamente servirsi di un unico modello. Ad esempio, un’opera architettonica può essere analizzata non solo con categorie estetiche, ma anche attraverso modelli matematici o simbolici (come nel caso di elementi numerici dotati di valore simbolico). Dall’estetica semiotica alla semiotica estetica A partire dagli anni Ottanta, Garroni elabora una vera e propria semiotica estetica. Nei suoi primi studi parlava invece di estetica semiotica, cioè di un’estetica ancora interna alla filosofia. In seguito, la prospettiva si rovescia: l’estetica diventa una componente della semiotica, e il suo oggetto specifico è il segno estetico, ossia l’opera d’arte. Il segno estetico si colloca sempre all’interno di un orizzonte di senso. Il senso non coincide semplicemente con il significato letterale delle parole, ma è, come afferma Garroni, «il sentimento del comprendere». In questa linea si colloca anche l’idea di senso come direzione, proposta da Algirdas Julien Greimas: il senso orienta, guida l’interpretazione, non si limita a trasmettere informazioni. Infine, Garroni riflette sulle differenze tra intelligenza umana e quella che definisce intelligenza non specifica degli animali non umani. Per poter parlare di intelligenza in senso pieno è necessaria la capacità di

Questa idea era già stata anticipata nell’Ottocento da Carlo Cattaneo, che aveva parlato di “qualcosa di simile alla semiotica”. Rossi-Landi lamenta spesso le difficoltà di affermazione della semiotica in Italia e il proprio isolamento culturale, che continua anche negli anni Sessanta Linguaggio, parlare e parlare comune Nel volume Significato, comunicazione e parlare comune (1961), Rossi-Landi indaga ciò che rende possibile ogni forma di comunicazione.

  • Linguaggio: è la facoltà generale di esprimersi e di modificare il mondo (es. il bambino che piange per richiamare la madre)
  • Parlare: è l’insieme degli atti linguistici concreti con cui il linguaggio si realizza. Il parlare è la zona di passaggio attraverso cui il linguaggio generale diventa una lingua storicamente determinata. Da qui nasce il concetto di parlare comune: ciò che tutti gli esseri umani condividono nel parlare, un sistema posseduto e utilizzato da tutti, base universale di ogni comunicazione linguistica Il linguaggio come lavoro Uno dei contributi più originali di Rossi-Landi è la concezione del linguaggio come lavoro. Come tutti i prodotti del lavoro umano, anche parole, espressioni, enunciati, testi possiedono valore d’uso e valore di scambio Ne consegue che una comunità linguistica funziona come un immenso mercato in cui parole, espressioni e messaggi circolano come merci Rossi-Landi è tra i primi a comprendere la nascente società della comunicazione, fondata non solo sullo scambio di oggetti, ma sullo scambio di segni, significati e linguaggi, una società capace di creare, manipolare, distruggere senso. La Scuola semiotica di Bari A Bari la semiotica si sviluppa grazie ad Augusto Ponzio, i cui campi principali sono semiotica e filosofia del linguaggio. “del linguaggio” non come indicazione dell’oggetto della filosofia, ma come attitudine al filosofare del linguaggio stesso. Filosofia del dialogo, apertura all’alterità, l’arte dell’ascolto messa in crisi dal monolinguismo. La filosofia del linguaggio è inventiva, creatività. Per Ponzio la lingua è strumento di identità. Per questo lo studio delle lingue straniere è essenziale per sviluppare coscienza linguistica, conoscere un’altra lingua significa guardare la propria con gli occhi dell’altro, non solo a comunicare. Permette una presa di coscienza, una capacità critica verso la propria lingua madre. Questo distanziamento critico arricchisce non solo il parlante, ma la lingua stessa. Uno dei meriti principali di Ponzio è la diffusione in Italia del pensiero di autori come Michail Bachtin, Emmanuel Lévinas, Thomas Sebeok, Michel Foucault, Roland Barthes, mettendoli in dialogo tra loro. La scuola semiotica di Lecce Nel 1997 nasce a Lecce (oggi Università del Salento) la cattedra di Semiotica, affidata a Cosimo Caputo. Caputo, profondo conoscitore di Louis Hjelmslev, sviluppa una semiotica glossematica. Hjelmslev si propone a studiare il linguaggio in modo quasi matematico. Il linguaggio è una “totalità autosufficiente “, una struttura.
  • LANGUE schema, competenza, dimensione astratta
  • PAROLE uso, atto linguistico, realizzazione concreta
  • NORMA criterio di giudizio condiviso, parlare socialmente accettato Caputo amplia questa impostazione: la semiotica glossematica non si chiude nella dicotomia langue/parole, ma si apre alla riflessione filosofica sul senso e sulle sue condizioni di possibilità, dove convivono forma e sostanza, struttura e interpretazione.