Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


semiotica velardi esame, Prove d'esame di Semiotica

La semiotica (dal termine greco σημεῖον semeion, che significa "segno") è la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi abbiano un senso (significazione). Considerato che il segno è in generale qualcosa che rinvia a qualcos'altro (per i filosofi medievali aliquid stat pro aliquo), possiamo dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione.

Tipologia: Prove d'esame

2017/2018

Caricato il 13/04/2018

chiara.balducci
chiara.balducci 🇮🇹

4.7

(3)

7 documenti

1 / 19

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
GIU' LA MASCHERA
CAPITOLO 2
PERCHE' SI SBAGLIA NELL'INTERPRETARE LA MIMICA DELLE EMOZIONI
Il viso fornisce più di un tipo di segnale per trasmettere più di un tipo di messaggio.
Quindi è un sistema multisegnale e multimessaggio.
Il volto presenta tre tipi di segnali: statici (come il colore della pelle, forma del viso,
struttura ossea e tutti gli aspetti piu o meno permanenti della faccia), a variazione lenta
(le rughe permanenti, alterazioni del tono muscolare, e i cambiamenti d'aspetto che si
producono gradualmente nel corso del tempo) e rapidi (come sollevare le sopracciglia e
segnali prodotti dai movimenti dei muscoli facciali che producono variazioni passeggere
nell'aspetto del viso che durano secondi o addirittura frazioni di secondi).
Tutti e tre i tipi di segnale possono essere modificati o mascherati intenzionalmente,
inibendo i movimenti muscolari che li producono, oppure mascherando un'espressione
con un'altra. Quindi possiamo essere ingannati da tutti e tre i tipi di segnali. Il volto non
è solo un sistema multisegnale ma anche multimessaggio, La nostra faccia infatti
trasmette messaggi su emozioni, stati d'animo, atteggiamenti, carattere, bellezza, ecc...
Di rilievo e di importanza sono i messaggi emotivi trasmessi dai segnali che passano
rapidamente sul volto. In presenza di determinate emozioni ( paura, rabbia, sorpresa) i
muscoli facciali si contraggono producendo cambiamenti visibili nell'aspetto del viso.
Rughe appaiono e scompaiono, posizione di occhi, guance, e mento si alternano
momentaneamente ecc..
Alcune ricerche dimostrano che da questi segnali rapidi è possibile giudicare
esattamente le emozioni, e di recente ha messo in luce i segnali mimici particolari che
distinguono ciascuna delle emozioni primarie e le loro mescolanze.
E' importante sottolineare che i messaggi emotivi non sono trasmessi da segnali statici
o lenti presenti sul viso d'una persona; questi possono tuttavia influire sulle implicazioni
di un messaggio emotivo.
Come si fa quindi a capire dall'espressione del viso cosa prova una persona e come si
distingue se l'espressione è autentica o contraffatta? Gli stati d'animo sono strettamente
affini alle emozioni, e alcuni si manifestano attraverso i segnali facciali rapidi. La
differenza rispetto alle emozioni è che in uno stato d'animo i sentimenti hanno una
durata maggiore: per esempio un sentimento di rabbia, che dura pochi minuti o un'ora lo
chiamiamo emozione, ma se uno si arrabbia più volte nell'arco di una giornata allora il
suo è stato d'animo.
Un altro modo in cui lo stato d'animo può manifestarsi è la frequenza con cui la
corrispondente mimica completa compare e scompare sul viso: una persona è in uno
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13

Anteprima parziale del testo

Scarica semiotica velardi esame e più Prove d'esame in PDF di Semiotica solo su Docsity!

GIU' LA MASCHERA

CAPITOLO 2

PERCHE' SI SBAGLIA NELL'INTERPRETARE LA MIMICA DELLE EMOZIONI

Il viso fornisce più di un tipo di segnale per trasmettere più di un tipo di messaggio. Quindi è un sistema multisegnale e multimessaggio. Il volto presenta tre tipi di segnali: statici (come il colore della pelle, forma del viso, struttura ossea e tutti gli aspetti piu o meno permanenti della faccia), a variazione lenta (le rughe permanenti, alterazioni del tono muscolare, e i cambiamenti d'aspetto che si producono gradualmente nel corso del tempo) e rapidi (come sollevare le sopracciglia e segnali prodotti dai movimenti dei muscoli facciali che producono variazioni passeggere nell'aspetto del viso che durano secondi o addirittura frazioni di secondi). Tutti e tre i tipi di segnale possono essere modificati o mascherati intenzionalmente, inibendo i movimenti muscolari che li producono, oppure mascherando un'espressione con un'altra. Quindi possiamo essere ingannati da tutti e tre i tipi di segnali. Il volto non è solo un sistema multisegnale ma anche multimessaggio, La nostra faccia infatti trasmette messaggi su emozioni, stati d'animo, atteggiamenti, carattere, bellezza, ecc... Di rilievo e di importanza sono i messaggi emotivi trasmessi dai segnali che passano rapidamente sul volto. In presenza di determinate emozioni ( paura, rabbia, sorpresa) i muscoli facciali si contraggono producendo cambiamenti visibili nell'aspetto del viso. Rughe appaiono e scompaiono, posizione di occhi, guance, e mento si alternano momentaneamente ecc.. Alcune ricerche dimostrano che da questi segnali rapidi è possibile giudicare esattamente le emozioni, e di recente ha messo in luce i segnali mimici particolari che distinguono ciascuna delle emozioni primarie e le loro mescolanze. E' importante sottolineare che i messaggi emotivi non sono trasmessi da segnali statici o lenti presenti sul viso d'una persona; questi possono tuttavia influire sulle implicazioni di un messaggio emotivo. Come si fa quindi a capire dall'espressione del viso cosa prova una persona e come si distingue se l'espressione è autentica o contraffatta? Gli stati d'animo sono strettamente affini alle emozioni, e alcuni si manifestano attraverso i segnali facciali rapid i. La differenza rispetto alle emozioni è che in uno stato d'animo i sentimenti hanno una durata maggiore: per esempio un sentimento di rabbia, che dura pochi minuti o un'ora lo chiamiamo emozione, ma se uno si arrabbia più volte nell'arco di una giornata allora il suo è stato d'animo. Un altro modo in cui lo stato d'animo può manifestarsi è la frequenza con cui la corrispondente mimica completa compare e scompare sul viso: una persona è in uno

stato d'animo irritabile se nel corso di un pomeriggio si arrabbia di continuo, altri stati d'animo che si rilevano nella frequente comparsa di espressioni facciali rapide sono la depressione, stati d'ansia ed euforia. I movimenti rapidi del volto inviano anche messaggi emblematici , il termine emblema viene usato in questo caso per indicare i segnali che hanno un significato molto specifico, l'equivalente non verbale di una parola o di una frase ( esempio tipico è la strizzatina d'occhio per segnalare consenso o una proposta di flirt.) Gli emblemi mimici sono come i movimenti della mano per salutare o i cenni del capo per dire si o no. Si tratta sempre di un movimento specifico e facile da distinguere fra gli altri. Un esempio di emblema emotivo è sollevare le sopracciglia e tenerle sollevate mentre il resto del viso non cambia espressione, rientra nel segnale mimico di sorpresa, ma se non è accompagnato dal movimento delle palpebre e della parte inferiore del volto è un emblema che segnala subbio e incredulità. I segnali rapidi del viso sono usati quindi per trasmettere messaggi emotivi e messaggi emblematici. Sono usati anche come punteggiatura nella conversazione. Tutti conosciamo persone che parlando si servono delle mani per sottolineare o mettere tra virgolette una parola o frase. La stessa cosa si può fare mediante rapidi segnali mimici che introducono nel discorso verbale accenti, virgole e punti fermi. I problemi nella comprensione delle espressioni facciali nascono perché le persone per lo più non si guardano in faccia. Alcune mimiche sono rapide, della durata di una frazione di secondo, le cosiddette microespressioni, che la maggior parte delle persone non coglie e di cui non riconosce l'importanza. Sfuggono quindi perché nella conversazione è raro che guardiamo di continuo l'interlocutore, di solito non stiamo mai uno d fronte all'altro faccia a faccia, ma accanto o di sbieco. Eppure parlando si guarda l'altro per vedere se si diverte, se si arrabbia, se è interessato ecc.. Perchè la maggior parte del tempo non si guarda in faccia la persona con cui si sta conversando? Parte della risposta sta nella buona educazione: siamo stati educati a non fissare le persone, se non si vuole passare per invadenti o maleducati, non vogliamo mettere in imbarazzo gli altri e noi stessi. Guardare fissa una persona è una mossa intima. Oltre a questo, spesso evitiamo di guardare in faccia una persona per non farci carico di quello che scopriamo e non essere obbligati a fare qualcosa per lei: se non guardiamo possiamo non sapere o fingere di non sapere. Ad esempio se il viso dell'interlocutore manifesta rabbia o fastidio, una volta che l'abbiamo visto e l'altro lo sa, siamo tenuti a scoprire se è per causa nostra, ecc.. In molte interazioni sociali l'ultima cosa che si vorrebbe è dare atto o farsi carico dei sentimenti della persona che ci sta di fronte. Oltre a queste ragioni, alcuni hanno imparato a loro spese nel corso dell'infanzia a non guardare l'espressione del viso di certe persone. Un bambino per esempio impara che è pericoloso guardare il babbo quando è arrabbiato, quest'apprendimento può essere talmente precoce che da adulti si eviterà senza rendersene conto di vedere certe emozioni.

d'intensità, da lieve a estrema, a seconda dell'evento in sé. Ci sono persone che amano essere sorprese, altre che non le tollerano. MIMICA DELLA SORPRESA Le sopracciglia appaiono incurvate e rialzate, la pelle sotto il sopracciglio è stirata dal sollevamento e più visibile del solito, le rughe diventano più evidenti e attraversano la fronte. Gli occhi sono spalancati, con la palpebra inferiore rilassata e quella superiore sollevata, si scopre il bianco dell'occhio sopra l'iride e spesso anche sotto. La mascella si abbassa, causando la separazione delle labbra e dei denti, ma non c'è tensione o stiramento della bocca. Quattro tipi di sorpresa: incerta, sbalordita, annoiata e sorpresa. CAPITOLO 5: LA PAURA In questo caso le persone temono di subire un danno, o fisico o psicologico , o entrambi, che può essere minimo o lesioni traumatiche, come quello psicologico da piccole offese ad attacchi che distruggono la dignità personale. La sopravvivenza dipende dall'imparare a evitare o fuggire le situazioni che possono causare grave dolore e lesioni fisiche. Molto spesso proviamo paura in anticipo e temiamo di paure reali ed immaginari. A volte a paura è avvertita cosi spesso in anticipo rispetto al danno che può succedere di dimenticare che possiamo essere colti alla sprovvista. Non sempre valutare, prevedere, ci proteggono o anche solo ci mettono in guardia. Talvolta siamo colpiti senza preavviso, si ha paura senza avere il tempo di pensare a cosa succede, allora la paura è virtualmente simultanea al danno. La paura si distingue dalla sorpresa per tre differenze. La paura è un'esperienza terribile, la sorpresa no, anche un lieve timore può essere sgradevole. La seconda differenza dalla sorpresa è che si può avere paura di qualcosa di familiare che si sa fin troppo bene che sta per succedere. Una terza riguarda la durata, la sorpresa è la più breve delle emozioni, la paura purtroppo no, infatti di solito si sviluppa gradualmente e può durare molto più a lungo rispetto alla sorpresa. L'intensità della paura varia dalla lieve apprensione al terrore a seconda dell'evento e della nostra percezione del pericolo, quando a paura è simultanea al danno, sarà più o meno intensa a seconda della gravità del dolore. Se la paura è una risposta al pericolo, l'intensità dipende da come percepiamo la sua gravità e la probabilità di farvi fronte. Alla paura può seguire qualsiasi emozione o nessuna, sia rabbia, tristezza ma anche felicità. MIMICA DELLA PAURA. Le sopracciglia sono sollevate e dritte, le rughe sono orizzontali ma non attraversano tutta la fronte, gli occhi sono ben aperti e tesi, con la palpebra superiore sollevata e quella inferiore contratta. La bocca si apre, ma le lebbra sono tese e spesso stirate all'indietro. L'intensità della pura varia da una minima inquietudine al terrore mortale e il

viso rispecchia queste differenze. L'intensità si manifesta negli occhi, con la palpebra superiore più sollevata e quella inferiore sempre più tesa, ma soprattutto nell'espressione della bocca, nello stiramento e nell'apertura La paura può comparire insieme a tristezza, rabbia, ma soprattutto a sorpresa, perché spesso gli eventi minacciosi sono inaspettati e succede quindi di essere sorpresi e impauriti nello stesso momento, ma la paura di solito è a predominare. CAPITOLO 6: IL DISGUSTO Il disgusto è un sentimento di repulsione. Ci disgusta un odore, o il sapore di una cosa che vorremmo sputare o anche il solo pensiero di mangiare ci disgusta. Anche i suoni possono avere questo effetto, e le sensazioni tattili. I sapori, gli odori e le sensazioni tattili che troviamo disgustosi non lo sono per tutti: ciò che è repellente per i membri di una cultura può essere attraente in una cultura diversa, o anche dentro una stessa cultura no c'è unanimità in proposito, e anche all'interno d'una famiglia possono esserci discrepanze. Nel disgusto entrano di solito risposte che mirano a sbarazzarsi dell'oggetto repellente o allontanarsene. Non sono solo i sapori, odori e impressioni a provocare disgusto, ma anche le persone, con le loro azioni, e il loro aspetto fisico e addirittura certe idee, certi comportamenti umani, un'ideologia, o un modo di trattare il prossimo. Il disgusto varia d'intensità. All'estremo opposto della repulsione con nausea e vomito c'è un'avversione lieve , che induce a prendere le distanze, in questa forma più sfumata, l'impulso a sbarazzarsi dell'oggetto sgradevole può essere trattenuto ma la ripugnanza rimane. ( una persona sudata può emanare un odore sgradevole che non ci piacerà, ma possiamo sopportarlo). Il disprezzo è un parente stretto del disgusto, ma che si differenzia per alcuni aspetti. Proviamo disprezzo solo verso le persone e azioni, non verso sapori, odori o sensazioni tattili. Nel disprezzo c'è sempre un elemento di degnazione: ci sentiamo superiori alle persone le cui azioni non ci piacciono, consideriamo degradante il loro comportamento, ma non necessariamente ci allontaniamo da loro, come avviene nel disgusto. Spesso disgusto e disprezzo si accompagnano alla rabbia. Possiamo arrabbiarci verso chi agisce in maniera disgustosa. Se le azioni di una persona suscitano disgusto ma non rabbia, di solito è perché non costituiscono una minaccia: la nostra reazione è di semplice allontanamento, non di difesa o attacco. Spesso il disgusto è usato per mascherare la rabbia. Il disgusto può mescolarsi non solo con la rabbia, ma anche sorpresa, paura, tristezza e gioia. Molto comune è la tendenza a godere del sentimento di disprezzo, molti invece non provano alcun piacere nel disprezzo verso gli altri, e c'è chi non è in grado di tollerare la sensazione di disgusto. MIMICA DEL DISGUSTO

Una terza fonte importante di rabbia è un'azione o una frase che ci ferisce psicologicamente anziché fisicamente, un insulto, un rifiuto, può farci arrabbiare, ovviamente perché ciò avvenga la persona che ci ferisce conti qualcosa per noi, la ferita può causare anche tristezza più che rabbia. Un altro tipo di rabbia è causato dal vedere qualcuno o qualcosa che offende i nostri principi morali. (vedere un adulto che punisce un bambino in maniera crudele) Altri due eventi che possono provocare rabbia sono affini a questi ma probabilmente meno importanti. Per esempio il fatto che qualcuno non sia all'altezza delle nostre aspettative. Un'altra causa di collera è la rabbia di un altro contro di noi. Alcuni sono particolarmente inclini a contraccambiare l'aggressività. Questa reazione sarà pronunciata se la rabbia dell'altro sarà gratuita o ingiustificata. L'attacco fisico può essere elemento comune nella reazione di rabbia ma non necessariamente compare. L'intensità della rabbia varia, da una lieve irritazione al furore. Può montare per gradi, cominciando da un sordo fastidio e accumulandosi pian piano, oppure esplodere di colpo. Alcuni hanno la miccia corta ed esplodono subito alla minima provocazione, altri invece di rado avvertono più di un lieve fastidio, c'è chi si calma subito dopo che a provocazione cessa, altri continuano a provocare strascichi di collera. La rabbia può combinarsi ad altre emozioni, anche sorpresa e anche felicità maligna. Alcuni traggono piacere dall'esperienza della rabbia, si divertono nei litigi, in cui si sentono gratificati.Altri quando si arrabbiano sono sconvolti tanto da non permettersi di provare o manifestare questo sentimento, non arrabbiarsi può diventare una filosofia di vita. MIMICA DELLA RABBIA Si manifesta attraverso tutte e tre le aree del viso, le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate, tra le sopracciglia compaiono rughe verticali, la palpebra inferiore è tesa ma non necessariamente sollevata, la palpebra superiore è tesa e non può essere abbassata dall'azione del sopracciglio, lo sguardo è fisso e gli occhi possono apparire sporgenti, le labbra possono assumere due posizioni base, o serrate e compare quando la persona passa all'azione aggredendo fisicamente l'altro e quando si sforza di controllare l'espressione vocale della rabbia, e si stringe le labbra per impedirsi di gridare o di dire qualcosa di ostile. Oppure possono mostrarsi aperte e squadrate ,e si osserva mentre grida o esprime la rabbia a parole, di solito sono accompagnati dall'espressione irata degli occhi e delle sopracciglia, ma possono presentarsi anche da soli. Le narici possono essere dilatate ma questo può presentarsi anche nella tristezza, c'è ambiguità se i segni di rabbia non compaiono in tutte e tre le aree, c'è ambiguità se i segnali sono limitati in due sole zone del volto, e può essere ridotta dal tono della voce, postura del corpo, movimenti mani e dal contesto.

L'intensità della rabbia può manifestarsi nella tensione delle palpebre o nella sporgenza dell'occhio, tale da produrre un rigonfiamento sotto il labbro inferiore e il corrugamento del mento. Mentre in una meno intensa il rigonfiamento sarà meno spiccante. Quindi il messaggio diventa ambiguo se non viene coinvolto l'intero volto, una conseguenza è che il messaggio di rabbia viene ad essere sopraffatto e poi perché la rabbia è facile da mascherare , basta controllare o coprire anche una sola area facciale. Ma ci sono due eccezioni in cui la rabbia rimane evidente, anzitutto nella miscela rabbia-disgusto, forse perché sono unite cosi spesso o per la somiglianza fra le due mimiche. La seconda è che la mescolanza si può realizzare in un altro modo, non distribuendo le due emozioni in zone facciali diverse, ma fondendo i relativi segnali nell'intero viso, in questo caso il messaggio della rabbia non è affatto cancellato dall'altra emozione. La miscela più comune della rabbia è probabilmente con il disgusto. CAPITOLO 8: LA FELICITA' La felicità è l'emozione più desiderata. Essere felici è piacevole e quando possiamo, scegliamo le situazioni che promettono felicità. A differenza di paura, rabbia, disgusto e tristezza, che sono emozioni negative, la felicità è un'emozione sicuramente positiva. Dobbiamo però distinguerla da due stati molto affini: il piacere e l'eccitazione. Si limita il termine ''piacere'' esclusivamente a sensazioni fisiche positive. E' l'opposto del dolore fisico: il dolore fa male, il piacere è intrinsecamente gratificante. Di solito quando si prova una sensazione piacevole si è felice, spesso siamo felici in previsione di un evento che dovrebbe procurarci sensazioni piacevoli. Ma per essere felici non è necessario provare piacere fisico: ci sono altre vie alla felicità che non implicano sensazioni piacevoli. Secondo lo psicologo Tomkins, l'eccitazione è un'emozione primaria a sé stante, d'importanza pari a sorpresa, paura, disgusto, tristezza e felicità. Ma non è provato che la sua espressione fisica sia universale, e sarebbe inoltre difficile mostrarla in fotografia, data la sottigliezza dei segnali mimici. L'eccitazione è l'opposto alla noia, ci eccitiamo quando qualcosa risveglia il nostro interesse. Una cosa eccitante ci stimola, ci coinvolge, e cattura la nostra attenzione. Possiamo essere felici alla prospettiva di qualcosa d'eccitante, ma questo è solo un tipo di felicità, perché possiamo essere felici anche senza eccitazione. L'eccitazione può combinarsi con paura o rabbia. Nelle esperienze sessuali di solito si provano tutte e tre queste emozioni, anche se è probabile ma non scontata. Molti identificano la felicità con il piacere o eccitazione, ma in realtà sono esperienze diverse, che spesso ma non sempre comportano sentimenti felici, e possono quindi essere considerate due possibili vie della felicità. Si parla quindi

L'intensità di un'espressione felice dipende dalla posizione della labbra, ed accompagnata dall'accentuazione delle pieghe rino-labiali e delle rughe sotto l'occhio. Quanto più si è felici più il sorriso è più aperto, le pieghe rino-labiali più marcate e gli occhi rimpiccioliti. Quando il sorriso è appena accennato, non ci sono alterazioni visibili nella palpebra inferiore. La felicità si mescola spesso alla sorpresa. Avviene qualcosa d'inatteso e positivo. Infatti tra una mimica di lieta sorpresa confrontandola con l'espressione di pura sorpresa la differenza riguarda solo la parte inferiore del volto. La bocca non è solo aperta come nella sorpresa ma gli angoli cominciano a sollevarsi nel sorriso, in questo caso la presenza delle due emozioni simultanee è segnalata dalla combinazione di elementi di sorpresa e felicità nella parte bassa della faccia. La mimica di lieta sorpresa è visibile solo un momento. La felicità si combina anche a volte con il disprezzo come segno di scherno e superiorità, in cui la bocca mantiene la piega di disprezzo, ma le guance sollevate e le pieghe della palpebra inferiore tradiscono la felicità. Può manifestarsi anche con la rabbia, e il sorriso è usato per mescolare la collera. Oppure si può godere della rabbia con un'espressione trionfante. Di solito nel volto la felicità si esprime nella parte bassa del viso e la rabbia nelle sopracciglia e palpebre. Anche la paura può combinarsi con una mimica di felicità, non è una vera mescolanza ma commento o maschera. CAPITOLO 9: LA TRISTEZZA Nella tristezza la sofferenza è in sordina. Non si piange ma si soffre in silenzio. Qualunque cosa può rattristrare, ma più di tutto le perdite. Perdita causata dalla morte o dall'abbandono di una persona amata. Perdita di un'opportunità, della salute, ecc Di rado la tristezza è un sentimento breve. Generalmente dura almeno qualche minuto, più spesso si prolunga per ore e giorni interi. La tristezza è un sentimento passivo non attivo. Nella tristezza si soffre, sofferenza della perdita, della delusione, della disperazione. La tristezza è una forma particolare di dolore. La fonte più frequente e immediata di dolore è il male fisico ma anche una perdita causa dolore. Spesso le reazioni al dolore appaiono prive di scopo perchè non c'è modo di eliminarne la causa: per esempio i lamenti alla morte di una persona cara. La tristezza segue al dolore se questo si prolunga e non ci si può fare niente. Prolungandosi il dolore, il pianto tace, l'attività si riduce, la sofferenza diventa più silenziosa. Spesso un ricordo o il gesto di qualcuno riattivano il dolore e il ciclo ricomincia: dolore acuto seguito di nuovo dalla tristezza. La parola tristezza si applica anche ai casi in cui il dolore è deliberamente controllato,quando non si manifestano gli elementi attivi e rumorosi del dolore, ma solo i segni socialmente più accettabili di una composta tristezza. Nel dolore c'è un elemento di protesta contro la perdita, nella tristezza c'è rassegnazione. Quando si parla di lutto, tipicamente c'è una sequenza in cui al dolore acuto seguono la tristezza,ciclo che

riparte quando un ricordo ravviva il dolore e si ripete, rimarrà solo la tristezza che può durare mesi o anni. Nella perdita causata dall'abbandono il quadro è analogo, si manifesta prima il dolore poi la tristezza, seguita da incredulità sul carattere definitivo della perdita, e da un nuovo ciclo di sofferenza. La rabbia si accompagna spesso dolore e tristezza ma può essere anche usata come maschera per occultare il dolore, il viso sarà triste ma l'esperienza vissuta, sarà alterata dallo sforzo di controllare il comportamento. La tristezza varia d'intesità, da lievi sentimenti di malinconia o malumore alla sofferenza estrema del lutto. Non necessariamente la tristezza è meno intensa del dolore acuto: entrambi i sentimenti variano d'intensità. La tristezza può mescolarsi a tutte le altre emozioni, ma soprattutto alla rabbia e alla paura. La morte di una persona cara può suscitare rabbia oltre a dolore e tristezza. La tristezza può combinarsi con disgusto nella delusione sprezzante. Ma può tingersi anche di felicità nel sentimento dolce amaro di un ricordo malinconico. Alcune persone godono della tristezza, alcuni si procurano intenzionalmente tristezza, altri non manifestano mai dolore o tristezza. MIMICA DELLA TRISTEZZA Nella sua forma estrema può non presentare alcun indizio visibile a livello del viso, salvo la perdita di tono dei muscoli facciali. Nella tristezza meno profonda e al passaggio dal dolore acuto alla tristezza invece compaiono segni caratteristici. Tutte e tre le aree facciali presentano un aspetto caratteristico della tristezza. Gli angoli interni delle sopracciglia sono sollevati e possono essere ravvicinati, dove la pelle scoperta sotto il sopracciglio forma un triangolo, per effetto dei muscoli che sollevano l'angolo interno delle sopracciglie,cosa che non avviene nella paura. L'angolo interno della palpebra superiore è sollevato e la palpebra inferiore può apparire sollevata. E' impossibile infatti mostrare tristezza solo con il movimento della fronte e delle sopracciglia senza coinvolgere anche la palpebra superiore, dato che i muscoli che agiscono sulle sopracciglia sollevano anche l'angolo interno delle palpebre superiori, che infatti appare sollevato. Di solito tutto ciò è accompagnato da una corrispondente alterazione nella parte bassa del viso,ma non necessariamente. Quando compare da sola può indicare una tristezza lieve, oppure il tentativo di controllare un sentimento più intenso, se appare e scompare durante la conversazione può fungere da segno d'interpunzione o sottolineare una parola. Spesso nella tristezza lo sguardo è abbassato anzichè dritto negli occhi, specialmente se alla tristezza si mescola vergogna o senso di colpa. Quando la bocca rimane inespressiva c'è sempre un elemento di controllo.

volontariamente: in qualunque momento possiamo decidere di respirare più in fretta o assumere una certa faccia, e questo non implica nemmeno che non ci siano occasioni in cui le risposte si producono non per scelta volontaria, ma solo perchè siamo in preda a un'emozione. L'espressione del viso promette di rivelare meglio i sentimenti reali rispetto alle parole. Ma può anche ingannarci, visto che siamo stati educati a controllarla e che mediante uno sforzo attivo si può reprimere la reazione involontaria o indossare una maschera. Come si distingue una mimica sincera da una menzognera? ci sono delle regole:

  • gli occhi mentono.
  • se uno dichiara a parole un'emozione ma non lo dimostra diffidarne. .se uno dichiara un'emozone negativa ma sorride, si può credere al sorriso o alle parole, a seconda della situazione
  • se il viso mostra un'emozione che le parole non dicono, credere al viso, tanto più se le parole lo negano. QUATTRO RAGIONI PER CONTROLLARE L'ESPRESSIONE DEL VISO Si è parlato di regole dell'esibizione per descrivere quelo che in una data cultura si impara, probabilmente fin dall'infanzia, circa la necessità di regolare il manifestarsi di certe emozioni in situazioni particolari, ci vengono insegnate esplicitamente o apprese per imitazione poi diventono abitudini. Un esempio è che una data emozione non deve essere mostrata in pubblico. A volte le regole sono più specifiche, proibendo una certa manifestazione in un ruolo o contesto sociale preciso. Le regole di esibizione non necessariamente comportano divieti o prescrizioni assolute, ma possono invece precisare l'intensità accettabile di una data emozione. Queste sono regole culturali di esibizione, convenzioni seguite da tutti i membri di una data classe sociale, subcultura o cultura. il ruolo investito nell vita sociale è la prima e più diffusa ragione che induce a controllare la mimica delle emozioni. La seconda è data dalle regole di esibizione personali : abitudini prodotte dalle peculiarità delle esperienze familiari. Una terza ragione di controllo è di tipo professionale ovviamente gli attori devono essere capaci di manipolare la mimica. La quarta ragione è data dall'esigenza del momento. Tutte e quattro le ragioni possono comportare messagi falsi o l'omissione di messaggi veri. Ci sono le volte in cui non si cerca di controllare il messaggio che si fornisce: non c'è duplicità, l'informazione ha una coerenza interna. Questa è la comunicazione onesta e sincera. Altre voltre il controllo interviene, nel tentativo di nascondere un messaggio e sostituirlo con uno diverso: i messaggi allora sono contradditori, rispecchiando uno il sentimento reale ,l'altro ciò che si vuole comunicare. Entrambi i messaggi contengono un'informazione, entrambi sono importanti.

La questione è come riconoscere che il messaggio non è spontaneo, e come in quel caso, discriminare il messaggio autentico da quello fittizzio. Partendo dalle tecniche di controllo e saperle distinguere. TECNICHE DI CONTROLLO Nel controllo volontario dell'espressione delle emozioni si può cercare di rettificare- specificare il messaggio, di modularlo o falsificarlo. RETTIFICA-SPECIFICAZIONE Per rettificare o precisare un'espressione del viso, se ne aggiunge un'altra a commento di quella appena manifestata. Per esempio, se avvicinarsi del dentista si mostra paura si può aggiungere subito dopo un elemento di disgusto, come a dire che si vergogna di avere paura. L'espressione autentica in questi casi non cambia intensità. Una mimica emotiva può fungere da rettifica quando ne segue immediatamente un'altra, sia a guisa di commento sociale sia espressione autentica di una seconda emozione. La specificazione pù frequente è il sorriso, aggiunto come commento a una qualunque emozione negativa. La rettifica mediante il sorriso dà un indizio circa le conseguenze prevedibili o i limiti dell'emozione negativa. Per esempio se sorridiamo per rettificare il messaggio di una mimica di rabbia, facciamo capire che non abbiamo intenzione di trascendere. Rettificare o specificare il messaggio è la forma più lieve di manipolazione della mimica. La distorsione è minima e di solito è dettata da regole di esibizioni personali e culturali. MODULAZIONE Per modulare la mimica, regoliamo l'intensità dell'espressione in modo da manifestare più o meno di quanto proviamo realmente. o di aumentare o ridurre l'intensità. I modi sono tre: variare l'estensione delle aree facciali coinvolte, la durata dell'espressione o la contrazione dei muscoli interessati. Per esempio se si vuole ridurre l'intensità dell'espressione mimica dalla paura a una lieve apprensione .Per attenuarla bisogna :

  • eliminare l'espressione di paura della bocca.
  • abbreviare la durata dell'espressione.
  • stirare di meno la bocca. Di norma per modulare un'espressione si ricorrre quindi a variare estensione, durata e intensità della contrazione. FAILSIFICAZIONE Quando falsifichiamo la mimica delle emozioni, possiamo mostrare un sentimento inesistente (simulazione) non mostrare quello che proviamo (neutralizzazione) o mascherarlo con un'emozione fittizia (mascheramento) Nella simulazione si cerca di far credere di provare una certa emozione quando in realtà non sentiamo nulla. Per

falsificazione o modulazione. La contrazione dei muscoli che controllano la fronte e le sopracciglie agisce anche sul'aspetto delle palpebre superiori, particolarmente nella rabbia e nella tristezza. Alcune componenti delle espressioni emotive funzionano anche da emblemi, le sopracciglia sollevate per la sorpresa possono essere un emblema d'incredulità ad esempio. Se ad una certa parte d'una mimica funge anche da emblema, è probabile che possa essere usata efficacemente per mentire. Per coglierli nelle espressioni di felicità si deve partire dal fatto che l'unica emozione che non da luogo a specifiche mosse delle sopracciglia e della fronte.Se una maschera felice è usata per nascondere un'altra emozione, tale maschera non copre la parte alta del viso e l'emozione autentica puà rilevarsi nelle palpebre superiori e nella zona fronte/sopracciglia. Quando invece si cerca di attenuare un'espressione di felicità una traccia può restare sulle guance appena sollevate e nell'incresparsi delle labbra e palpebre inferiori. La sorpresa è facile da simulare, perchè i relativi movimenti della bocca e della sopracciglia sono usati anche come emblema di sorpresa. Può essere anche usata spesso per mascherare la paura, o qualunque altra emozione. Quello che rivela trattarsi di una maschera è il tempo: per nascondere l'emozione reale deve essere prolungata, ma si sa che la sorpresa è un'emozione di breve durata. Se dura più d'una frazione di secondo è probabile che sia fittizia. Quando uno simula la paura probabilmente assumerà uno sguardo fisso e farà una smorfia impaurita con la bocca, quindi bisogna osservare la zone fronte/sopracciglia per vedere se rimane inespressiva, può essere un indizio di simulazione o uno spavento più scioccato dove le sopracciglia non intervengono, ovviamente tutto dipende anche dal contesto. Quando si simula la rabbia , il coinvolgimento o meno delle varie zone facciali può non offrire chiari indizi rivelatori. Le sopracciglia aggrottate della rabbia sono anche un emblema per segnalare determinazione, concentrazione o perplessità, quindi nella collera simulata possiamo aspettarci di farlo. Anche simulare la rabbia con la parte inferiore del viso è tutt'altro che difficile, in particolare la bocca chiusa a labbra serrate. L'unico elemento mancante in una mimica simulata può essere la tensione della palpebra inferiore, indizio davvero sottile. Il disgusto è facile da mascherare, ci sono tre elementi convenzionali: arricciare il naso e sollevare il labbro superiore o un angolo della bocca. Quando è usato come maschera il disgusto serve soprattutto a coprire la rabbia, trasparendo nelle sopracciglia abbassate e ravvicinate e altre espressioni che possono anche corrispondere a un'autentica miscela di emozioni. Se si tratta di una mescolanza sincera o di un tentativo di mascheramento dipende dal contesto. Poichè l'unico elemento forte nella mimica del disgusto è nella parte inferiore del viso, è probabile che i tentativi di mascherare il disgusto con una mimica diversa abbiano successo.

Quando si simula la tristezza probabilmente sarò atteggiando la bocca e abbassando lo sguardo. L'assenza di coinvolgimento di fronte, sopracciglia e palpebra superiore è un buon indizio di simulazione. Per riconoscere gli indizi di finzione dobbiamo sapere se un certo movimento facciale rientra nel repertorio abituale di una persona. Quando l'espressione di tristezza viene intenzionalmente attenuata o neutralizzata, la piega delle sopracciglia e della palpebra superiore è l'elemento che più facilmente sopravvive lasciando trasparire l'intensità autentica del sentimento. Cosi se si cerca di mascherarla con un'altra emozione sarà ancora questa la zona che più spesso rimane scoperta. Quando viene invece usata per camuffare un'emozione diversa la maschera di tristezza non basterà a coprire l'area fronte/sopracciglia. TEMPI Ci si accorge del controllo esercitato della mimica in particolare degli indizi di simulazione, badando ai tempi. Non c'è una regola generale chiara e sbrigativa che ci dica i tempi di avvio, durata e scomparsa di ogni emozione. I tempi dipendono dal contesto sociale, ma i parametri richiesti di ogni singola situazione possono essere molto precisi. basta quindi osservare con attenzione ci si accorge quando i tempi sono sbagliati e può essere un indizio cruciale per scoprire la simulazione COLLOCAZIONE Collegata ai tempi di un'espressione facciale è la sua collocazione nel corso della conversazione, a che punto compare rispetto alle parole pronunciate e la sua giustapposizione ai movimenti del corpo. e' importante a che punto si colloca il segnale mimico, se arriva in ritardo dopo la dichiarazione risulta poco credibile. se invece la precede non è un indizio di simulazione, purchè prosegua insieme alle parole. se non è sincronizzata poi col gesto, la mimica sembra finta. MICROESPRESSIONI Quando si attenua, netraulizza o maschera un'espressione del viso succede a volte d'interromperla quando è gia comparsa anzichè intercettarla in anticipo. ciò fornisce un altro insieme di indizi, le microespressioni, tipicamente sono incastonate nel movimento spesso nei movimenti facciali propri del discorso verbale. e tipicamente sono seguite a ruota da una mimica di mascheramento.Alcune sono troppo brevi per lasciar vedere quale fosse l'emozione nascosta, questi frammenti soffocati possono pur sempre bastare a far capire che la persona sta controllando la mimica, altre magari sono complete da far trasparire quello che c'è sotto. Se uno non presenta microespressioni ciò non dimostra che non ci sia manipolazione, certe persone sono professioniste dell'inganno. Le microespressioni sono indizi attendibili di inganno, ma dalla loro assenza non si può trarre nessuna conclusione, quindi oltre al viso come fonte di indizi rivelatori, importante sono incoerenze e contraddizioni nelle parole, nei movimenti del corpo e della voce. Osservando il corpo, si scoprono segni che ci dicono che le emozioni sono sottoposte a un controllo volontario.

procedura fatta da tre fasi: riprendere foto della vostra faccia, analizzarle e lavorare allo specchio.