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▲Seneca opere filosofiche▲, Sintesi del corso di Latino

▲Seneca e le opere filosofiche riassunto▲

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 16/03/2016

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mimi_stormrage 🇮🇹

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SENECA / OPERE FILOSOFICHE
Seneca con la sua filosofia non ha un intento divulgativo (a differenza di Lucrezio e Cicerone). Seneca non vuole creare una
nuova filosofia, non vuole fare un’opera divulgativa universale, perchè la sua produzione è particolare: è come se scrivesse per
se stesso, anche se le sue opere anno un destinatario.
I suoi DIALOGHI sono divisi in 12 libri e comprendono: Consolatio ad Marcia, Consolatio ad Polibium, Consolatio ad
Erbia Matrem, De providentia, De constantia, De brevitate vitae, De vita beata, De tranquillitate animi, De otio, De ira
Poi abbiamo Epistulae morales ad Lucilium, Naturales questiones, De beneficis.
I dialoghi non sono platonici, ma sono dialoghi interiori. E’ come se Seneca cercasse di conoscersi sempre di più,
condividendo esperienze con il fratello, con Lucilio, con Sereno e Paolino.
I suoi contemporanei vedevano in lui un uomo contraddittorio, a causa del contrasto tra ciò che viene dichiarato e la
maniera in cui vive. Seneca vive in modo agiata ma parla di moderazione. In realtà la critica moderna ritiene che Seneca sia
autentico, cioè non è arrivato alla saggezza, ma è in continua ricerca e quindi può anche sbagliare. Questo ci fa capire il
divario tra buoni principi e vita pratica.
-Consolatio ad Marciam Figlia di Cremuzio Cordio alla quale era morto il figlio.
-Consolatio ad Polibium Polibio era un liberto di Claudio al quale era morto il fratello. Lo consola, ma allo stesso tempo loda
lui e l’imperatore. Seneca è incoerente, perchè consola Polibio dicendogli di superare ogni momento difficile e invece lui che è
in esilio non riesce a ritrovare la tranquillità.
-De providentia Seneca si chiede perchè sembra che la sorte sia contro gli uomini migliori. Seneca dice che il Dio mette alla
prova gli uomini forti per migliorarli.
-De constantia Seneca affronta la questione del saggio, che deve rimanete forte di fronte alle difficoltà. In quest’opera Seneca
dice che il saggio dev’essere autosufficiente, cioè deve bastare a sè stesso senza farsi piegare dagli eventi. La parte centrale
dell’opera è aperta a varie interpretazioni.
-De brevitate vitae Rivolta a Paolino, Seneca parla del tempo e della qualità della vita. Ci fa capire la sua interiorità. Seneca
qui ragiona in modo moderno: il maggiore ostacolo a vivere bene è il rinviare tutto al domani. L’uomo così si fa sfuggire l’oggi.
-De vita beata Scritta al fratello Novato. La vita è beata quando è fondata sulla virtù e sull’esercizio quotidiano della virtù. Si
oppone a Epicuro. Si difende dall’accusa di trascorrere una vita agiata, infatti vive alla corte di Nerone.
-De tranquillitate animi La scrive in un momento di sconforto, sta per lasciare Nerone. E’ deluso per il suo fallimento. Quando
decide di ritirarsi a vita privata il suo animo è agitato e si augura di riacquistare la tranquillità d’animo e liberarsi dalle
sofferenze.
-De otio Rivolto a Sereno. Riprende il tema del contyrasto tra negotium e otium. Seneca ha svolto gran parte della sua vita in
modo attivo, anche se ha cercato di dedicare più tempo all’otium. Tra i due aspetti è più importanti l’otium, che dà all’uomo la
possibilità di entrare in sintonia con se stesso.
Paratore dice che qui Seneca ribalta la filosofia romana I romani sono molto pratici, Cicerone sostiene che la filosofia deve
essere praticata. Paratore vede che quella di Seneca è una filosofia nuova, che apre uno spiraglio alla filosofia cristiana.
-De ira trattato in 3 libri, rivolto al fratello. L’ira è una passione che oscura la mente dell’uomo, che in preda all’ira può fare di
tutto. E’ un moto irrazionale, che l’uomo non può controllare. L’ira cambia l’uomo completamente. L’ira prima veniva vista
come segno di grandezza dell’eroe (es. Achille).
-Epistulae morales ad Lucilium Quando Seneca affronta un problema parte da una situazione concreta, poi lo risolve. Ci
accorgiamo che Seneca quando le scrive intesse un dialogo con Lucilio ma in realtà sta dialogando con se stesso. E’ evidente il
desiserio di vivere in maniera profonda, essere consapevole e dare un significato alla propria esistenza.
Es. Problema schiavi, che per Seneca non sono oggetti. Nel I secolo d.C. la società Romana non è più basata sull’agricoltura,
che anzi è in crisi. Il sistema di schiavi è aperto, c’è più libertà, non sono solo oggetti. Seneca dice che gli schiavi sono uomini e
devono essere rispettati tema filantropia, rendersi conto dei reali bisogni dell’umo.
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SENECA / OPERE FILOSOFICHE

Seneca con la sua filosofia non ha un intento divulgativo (a differenza di Lucrezio e Cicerone). Seneca non vuole creare una nuova filosofia, non vuole fare un’opera divulgativa universale, perchè la sua produzione è particolare: è come se scrivesse per se stesso, anche se le sue opere anno un destinatario.

I suoi DIALOGHI sono divisi in 12 libri e comprendono: Consolatio ad Marcia, Consolatio ad Polibium, Consolatio ad Erbia Matrem, De providentia, De constantia, De brevitate vitae, De vita beata, De tranquillitate animi, De otio, De ira

Poi abbiamo Epistulae morales ad Lucilium, Naturales questiones, De beneficis.

I dialoghi non sono platonici , ma sono dialoghi interiori. E’ come se Seneca cercasse di conoscersi sempre di più, condividendo esperienze con il fratello, con Lucilio, con Sereno e Paolino.

I suoi contemporanei vedevano in lui un uomo contraddittorio , a causa del contrasto tra ciò che viene dichiarato e la maniera in cui vive. Seneca vive in modo agiata ma parla di moderazione. In realtà la critica moderna ritiene che Seneca sia autentico , cioè non è arrivato alla saggezza, ma è in continua ricerca e quindi può anche sbagliare. Questo ci fa capire il divario tra buoni principi e vita pratica.

  • Consolatio ad Marciam Figlia di Cremuzio Cordio alla quale era morto il figlio.
  • Consolatio ad Polibium Polibio era un liberto di Claudio al quale era morto il fratello. Lo consola, ma allo stesso tempo loda lui e l’imperatore. Seneca è incoerente, perchè consola Polibio dicendogli di superare ogni momento difficile e invece lui che è in esilio non riesce a ritrovare la tranquillità.
  • De providentia Seneca si chiede perchè sembra che la sorte sia contro gli uomini migliori. Seneca dice che il Dio mette alla prova gli uomini forti per migliorarli.
  • De constantia Seneca affronta la questione del saggio, che deve rimanete forte di fronte alle difficoltà. In quest’opera Seneca dice che il saggio dev’essere autosufficiente, cioè deve bastare a sè stesso senza farsi piegare dagli eventi. La parte centrale dell’opera è aperta a varie interpretazioni.
  • De brevitate vitae Rivolta a Paolino , Seneca parla del tempo e della qualità della vita. Ci fa capire la sua interiorità. Seneca qui ragiona in modo moderno: il maggiore ostacolo a vivere bene è il rinviare tutto al domani. L’uomo così si fa sfuggire l’oggi.
  • De vita beata Scritta al fratello Novato. La vita è beata quando è fondata sulla virtù e sull’esercizio quotidiano della virtù. Si oppone a Epicuro. Si difende dall’accusa di trascorrere una vita agiata, infatti vive alla corte di Nerone.
  • De tranquillitate animi La scrive in un momento di sconforto, sta per lasciare Nerone. E’ deluso per il suo fallimento. Quando decide di ritirarsi a vita privata il suo animo è agitato e si augura di riacquistare la tranquillità d’animo e liberarsi dalle sofferenze.
  • De otio Rivolto a Sereno. Riprende il tema del contyrasto tra negotium e otium. Seneca ha svolto gran parte della sua vita in modo attivo, anche se ha cercato di dedicare più tempo all’otium. Tra i due aspetti è più importanti l’otium, che dà all’uomo la possibilità di entrare in sintonia con se stesso.

Paratore dice che qui Seneca ribalta la filosofia romana I romani sono molto pratici, Cicerone sostiene che la filosofia deve essere praticata. Paratore vede che quella di Seneca è una filosofia nuova, che apre uno spiraglio alla filosofia cristiana.

  • De ira trattato in 3 libri , rivolto al fratello. L’ira è una passione che oscura la mente dell’uomo, che in preda all’ira può fare di tutto. E’ un moto irrazionale, che l’uomo non può controllare. L’ira cambia l’uomo completamente. L’ira prima veniva vista come segno di grandezza dell’eroe (es. Achille).
  • Epistulae morales ad Lucilium Quando Seneca affronta un problema parte da una situazione concreta, poi lo risolve. Ci accorgiamo che Seneca quando le scrive intesse un dialogo con Lucilio ma in realtà sta dialogando con se stesso. E’ evidente il desiserio di vivere in maniera profonda, essere consapevole e dare un significato alla propria esistenza.

Es. Problema schiavi , che per Seneca non sono oggetti. Nel I secolo d.C. la società Romana non è più basata sull’agricoltura, che anzi è in crisi. Il sistema di schiavi è aperto, c’è più libertà, non sono solo oggetti. Seneca dice che gli schiavi sono uomini e devono essere rispettati tema filantropia , rendersi conto dei reali bisogni dell’umo.

Le Epistole sono un testamento spirituale di Seneca. Ci appare Seneca a 360 gradi, si occupa di tutto. Fa un bilancio della sua esistenza.

  • Naturales questiones 7 libri. Sono libri filosofici perchè nonostante si occupi di problemi scientifici dà spiegazioni provvidenziali ai fenomeni. La natura ha delle sue leggi ma lui dà chiave provvidenziale. Questo si inizia a vedere in Virgilio nelle Georgiche.
  • De beneficis7 libri. Trattato dove Seneca parla del beneficio, cioè fare del bene verso un’altra persona. Seneca non parla solo del benefattore, ma anche del beneficato. Chi compie il beneficio non deve aspettarsi nulla in cambio.ò Il beneficato non è detto che sia grato, può anche dimenticare il beneficio ricevuto.

STILE: Periodi brevi , perchè da una verità Seneca tenta di spiegare un concetto, ma la lettura non è agevole , nascono dalla sua interiorità. Lo stile risente della sua ansia.