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Seneca orazio, Appunti di Acustica E Illuminotecnica

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Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 15/05/2016

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Latino: Il concetto di tempo in Orazio e in Seneca.
De brevitate vitae-Ad Lucilium
Nel De brevitate vitae il tempo è visto come uno scorrere precipitoso (tam velociter, tam
rapide dati nobis
temporis spatia) e l'uomo è destinato a vivere un'età breve (quod in exiguum gignimur, br.v.
1.1); del resto,
gli affaccendati (gli occupati: coloro che sono sempre impegnati negli affari pubblici o
nell'eccessiva e
maniacale attenzione per sé) non sono liberi, non sono sapienti.
Nota caratteristica è quella data dalla prospettiva in cui si colloca il filosofo: si rammarica per
come l'esilio
abbia oggettivamente ridotto il tempo della sua vita e, insieme, è cautamente disponibile
all'impegno sociale e
civile cui lo avvia Agrippina, la madre di Nerone, il nuovo imperatore. Come dire: occorre
fare i conti con la vita
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vissuta e non bisogna rinviare all infinito le proprie decisioni (3.1 e 5); si arriverà quindi a
usare bene il
proprio tempo, né desiderando il domani, né temendolo (7.9: At ille qui nullum non tempus
in usus suos confert,
qui omnem diem tamquam vitam ordinat, nec optat crastinum nec timet).
Nell'epistolario, che costituisce uno dei maggiori esempi di meditazione letteraria, Seneca ha
modo di riesaminare
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la personale esperienza di vita, all'insegna dell ideale filosofico di scuola stoica del quale
dare testimonianza.
In particolare, concluso il periodo trascorso come maestro e consigliere politico di Nerone,
egli fa daccapo i
conti con l'uso del tempo e con il proprio stile di vita. Lo fa già a partire dalla Lettera 1, ma
poi sono da
vedere in particolare le lettere 4, 8, 12, 13, 32, 49, 59, 61, 93, 101. Proprio nella prima lettera
sono ripresi
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alcuni dei temi messi a fuoco nel De brevitate vitae; tuttavia, l accento ora sembra spostarsi
in una prospettiva
più disincantata rispetto alla vita e alla fortuna; si affacciano il tema della morte e quello
dell'importanza di
amministrare bene il tempo che ci è stato concesso. Seneca osserva che occorre dare a esso il
giusto valore e
aver cara ogni ora (1, 2); soprattutto spiega all'amico Lucilio che è necessario essere padroni
del proprio tempo,
rivendicando sé a sé stessi: ita fac, mi Lucili, vindica te tibi (1, 1). Quella dell'epistolario
sembra una
prospettiva forse più serena, dalla quale emerge la consapevolezza che in fin dei conti, al
contrario di tutte
le altre cose, il tempo è pur sempre nelle nostre mani: omnia, Lucili, aliena sunt, tempus
tantum nostrum est
(1.3). E ovviamente si tratta del tempo in cui viviamo, dato che futuro e passato non ci
appartengono, non eris
nec fuisti, utrumque tempus alienum est (77.11).
La percezione fisica del tempo e quella psicologica
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Latino: Il concetto di tempo in Orazio e in Seneca.

De brevitate vitae-Ad Lucilium

Nel De brevitate vitae il tempo è visto come uno scorrere precipitoso (tam velociter, tam rapide dati nobis temporis spatia) e l'uomo è destinato a vivere un'età breve (quod in exiguum gignimur, br.v. 1.1); del resto, gli affaccendati (gli occupati: coloro che sono sempre impegnati negli affari pubblici o nell'eccessiva e maniacale attenzione per sé) non sono liberi, non sono sapienti. Nota caratteristica è quella data dalla prospettiva in cui si colloca il filosofo: si rammarica per come l'esilio abbia oggettivamente ridotto il tempo della sua vita e, insieme, è cautamente disponibile all'impegno sociale e civile cui lo avvia Agrippina, la madre di Nerone, il nuovo imperatore. Come dire: occorre fare i conti con la vita 0 0 vissuta e non bisogna rinviare all (^) 9 2infinito le proprie decisioni (3.1 e 5); si arriverà quindi a usare bene il proprio tempo, né desiderando il domani, né temendolo (7.9: At ille qui nullum non tempus in usus suos confert, qui omnem diem tamquam vitam ordinat, nec optat crastinum nec timet).

Nell'epistolario, che costituisce uno dei maggiori esempi di meditazione letteraria, Seneca ha modo di riesaminare 0 0 la personale esperienza di vita, all'insegna dell (^) 9 2ideale filosofico di scuola stoica del quale dare testimonianza. In particolare, concluso il periodo trascorso come maestro e consigliere politico di Nerone, egli fa daccapo i conti con l'uso del tempo e con il proprio stile di vita. Lo fa già a partire dalla Lettera 1, ma poi sono da vedere in particolare le lettere 4, 8, 12, 13, 32, 49, 59, 61, 93, 101. Proprio nella prima lettera sono ripresi 0 0 alcuni dei temi messi a fuoco nel De brevitate vitae; tuttavia, l (^) 9 2accento ora sembra spostarsi in una prospettiva più disincantata rispetto alla vita e alla fortuna; si affacciano il tema della morte e quello dell'importanza di amministrare bene il tempo che ci è stato concesso. Seneca osserva che occorre dare a esso il giusto valore e aver cara ogni ora (1, 2); soprattutto spiega all'amico Lucilio che è necessario essere padroni del proprio tempo, rivendicando sé a sé stessi: ita fac, mi Lucili, vindica te tibi (1, 1). Quella dell'epistolario sembra una prospettiva forse più serena, dalla quale emerge la consapevolezza che in fin dei conti, al contrario di tutte le altre cose, il tempo è pur sempre nelle nostre mani: omnia, Lucili, aliena sunt, tempus tantum nostrum est (1.3). E ovviamente si tratta del tempo in cui viviamo, dato che futuro e passato non ci appartengono, non eris nec fuisti, utrumque tempus alienum est (77.11).

La percezione fisica del tempo e quella psicologica

Da queste considerazioni si coglie come il tempo sia, per Seneca, la vita stessa, quella che individualmente ciascun o decide (o non decide) di trascorrere in piena coscienza. Solo sullo sfondo sta la concezione tecnica dell'antica 0 0 9 3

0 0 scuola stoica per la quale il tempo era un'estensione connessa al movimento del cosmo9 4 (Crisippo, II. 509). Certamente il filosofo romano sa quali interrogativi sorgono riguardo alla concezione puramente fisica del tempo: 0 0 9 3anzitutto se sia qualcosa di per sé (an per se sit aliquid); poi se ci sia qualcosa, senza tempo, prima del tempo (an aliquid ante tempus sit sine tempus); se esso ha cominciato a esistere con il mondo (cum mundo coeperit) oppure, dato che qualcosa dev'essere esistito prima del mondo, se anche il tempo già esistesse 0 0 (fuerit et tempus) (^) 9 4, ep. 88.33. Sembra peraltro scontato che il tempo costituisca una particolare causa del divenire: nihil sine tempore potest fieri (ep. 65.11). Tuttavia per Seneca esso è qualcosa di determinato e oggettivo in quanto indubbiamente sta tra la nascita e la morte, sta cioè tra la 'non vita' prima della vita e la 'non vita' dopo la vita; è una sorta di contenitore all'interno del quale si raccolgono i fatti di cui si è protagonisti.?Ma è anche, e soprattutto, qualcosa di sperimentabile, percepibile e giudicabile dal punto di vista psicologico e morale. Si pensi anzitutto al fatto che siamo noi a sprecare o a impegnare il nostro tempo: di qui il primo forte invito a far sì che tutto il tempo ci appartenga (id agamus ut nostrum omne tempus sit, ep. 71.36), che ogni istante sia messo a frutto (omnes horas conplectere), e che dunque non ci si accontenti di essere semiliberi (br.v. 5.2).

Il tempo e la morte Decisiva è in ogni caso la consapevolezza critica che Seneca mostra per lo svolgersi della propria giornata lungo il percorso (o, meglio, il precipitare) verso la morte: cotidie mori (ep. 1.2); cotidie morimur, 0 0 cotidie enim demitur aliqua pars vitae, et tunc quoque cum crescimus vita decrescit ( (^) 9 3ogni giorno moriamo, ogni giorno infatti si riduce parte della nostra vita e anche quando cresciamo in realtà la vita 0 0 decresce (^) 9 4, ep. 24.20). Solo chi è consapevole di vivere non sarà sorpreso dalla morte che gli è destinata: ma questo è esattamente il contrario di ciò che accade a quanti, rammolliti e annoiati, non piace avere un punto di riferimento verso cui dirigere la rotta (quibusdam nihil, quo cursum derigant, placet, sed marcentis oscitantesque fata deprendunt, br.v. 2.2). Di conseguenza, secondo Seneca c'è una precisa differenza tra la 0 0 9 6

0 0 vita (spesso breve) durante la quale consapevoli (^) 9 6viviamo veramente e il lasso di tempo (a volte lungo) durante

0 0 facit omnium temporum in unum conlatio) (^) 9 4, br.v. 15.5.?È la filosofia che spinge l'uomo saggio a puntare verso 0 0 obiettivi incommensurabili ed eterni (quae inmensa, quae aeterna sunt), a quanto (^) 9 6al di là del consueto limitato 0 0 e caduco volgere del tempo (ab hoc exiguo et caduco temporis transitu) (^) 9 6è comune ai migliori tra gli uomini 0 0 (quae cum melioribus communia). Così (^) 9 3ci è lecito discutere con Socrate, dubitare con Carneade, starsene nella 0 0 quiete con Epicuro, vincere la natura umana con gli Stoici, con i Cinici eccederla (^) 9 4, br.v. 14.2. Il tempo dunque va considerato concretamente come l'occasione per riscattare l'umanità e la mortalità dell'essere umano, e il sapiente stoico, in questo senso, è in grado di dominare il tempo: temporis dominus esse (br.v. 12.9).

concetto di tempo in sant'agostino