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Caratteristiche, benefici e limitazioni dell'agricoltore
Tipologia: Appunti
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Il settore agricolo è caratterizzato dalla presenza di una DOMANDA ATOMIZZATA , ovvero di molti produttori e pochi consumatori. L'agricoltore ha basso potere contrattuale, svantaggio a cui è possibile porre rimedio con alcune soluzioni: ✗ Sviluppare contratti di produzione , ovvero accordi di integrazione verticale, con prezzi fissi; ✗ Associazionismo , ovvero l'accordo con altri produttori della stessa sostanza prima con conseguente concentrazione dell'offerta (unione dell'offerta). INTEGRAZIONE VERTICALE, ORIZZONTALE E ORTOGONALE Con integrazione si intende una forma di collaborazione per scopi comuni, per migliorare l'organizzazione dell'offerta superando i limiti strutturali dell'impresa. Gli scopi dell'integrazione sono: ✗ Razionalizzare l'intero processo produttivo, la trasformazione e la distribuzione con effetti sulla riduzione dei prezzi; ✗ Migliorare la capacità delle imprese di adattarsi ai mutamenti della domanda; ✗ Adeguarsi allo sviluppo e alla diffusione di nuove tecnologie. Alcune funzioni imprenditoriali vengono trasferite ad aziende dette integrate ad aziende dette integranti. Sotto l'aspetto societario l'integrazione non deve essere confusa con la fusione (due o più società ne formano una sola) o con l'incorporazione in cui le società perdono la loro individualità originaria, nell'integrazione rimangono distinte e autonome anche se parte del potere è delegato all'impresa integrante.
1. L'integrazione verticale E' molto diffusa tra le grandi aziende mangimistiche e le aziende avicunicole. Le prime sostengono le seconde costruendo edifici per l'allevamento, fornendo macchinari, assicurando il controllo veterinario e la vendita del prodotto finale. Per integrazione verticale si deve intendere il controllo esercitato da un'impresa (integrante) su altre imprese (integrate) attraverso la costituzione di un vero e proprio circuito integrato di produzione. Ci sono tre tipi di integrazione verticale: ✗ Integrazione totale in cui l'agricoltore diventa spettatore di un processo produttivo totalmente meccanizzato per cui le uniche funzioni rimangono quelle di proprietario del terreno e sorvegliante del processo produttivo. ✗ Integrazione verticale di tipo parziale a monte in cui il compito dell'industria mangimistica viene limitato alla sola fornitura di mangimi. ✗ Integrazione verticale di tipo parziale a valle in cui l'agricoltore può integrarsi con altri soggetti, come ad esempio il macellatore o il distributore.
2. L'integrazione orizzontale Si realizza tra imprese che appartengono alla stessa fase del processo produttivo ad esempio più allevatori o più produttori di mangime, che si prefiggono di aumentare le dimensioni economiche per ottenere delle economie di scala con conseguente riduzione dei costi di produzione. Questo tipo di integrazione è possibile solo tra imprese con gli stessi interessi. 3. L'integrazione ortogonale o mista Si realizza tra le imprese integrate orizzontalmente che si integrano verticalmente. Ad esempio le cooperative che si accordano con una catena distributiva (supermercato) per la cessione di prodotti o cooperative che si integrano con imprese mangimistiche per assicurarsi la fornitura di mangimi di qualità a basso prezzo. Nell'integrazione mista i vantaggi di efficienza dell'integrazione verticale si uniscono ai vantaggi mutualistici dell'integrazione orizzontale, ponendo così rimedio ad uno dei problemi principali dell'agricoltura italiana ovvero dando all'agricoltore un maggiore potere contrattuale. LE FORME DI ASSOCIAZIONE ✗ Enti: sono le prime forme di associazione per la contrattazione collettiva. Erano obbligatorie e si attivavano soprattutto per le esportazioni e potevano subire importanti variazioni. Essendo poco efficaci sono stati soppressi nel '45. Tra gli enti ancora esistenti vi è l'ente risi che però ha carattere interprofessionale. ✗ Consorzi agrari: associazioni con finalità di cooperazione per l'acquisto di fattori produttivi a fecondità semplice o ripetuta. Federconsorzi nasce nel 1892 con funzioni di investimenti nel progresso produttivo e nella commercializzazione. ✗ Associazioni dei produttori agricoli (APA): create per il settore degli ortofrutticoli con il regolamento CE 1035/72. Ancora oggi esistono nel settore degli ortofrutticoli anche se la normativa si è evoluta (CE 2020/96). In questo settore vengono chiamate OP (organizzazioni dei produttori). Le APA sono definite come organismi volontari, hanno lo scopo di: -Promuovere la concentrazione dell'offerta degli associati, -Porre a disposizione dei soci le strutture più adeguate per il condizionamento e la commercializzazione della produzione, -Commercializzare il prodotto, -Adeguare l'offerta degli associati alla domanda, -Stabilire regole di immissione nel mercato della produzione adottando e facendo rispettare le norme di qualità. Possono essere costituiti da singoli produttori o da produttori associati e possono riunirsi in unioni a livello regionale o nazionale. Le APA e le unioni sono riconosciute dall'autorità pubblica e vengono iscritte in apposito albo. La condizione necessaria per il riconoscimento è la dimensione economica minima. Oggi l'attività principale dell'OP è la commercializzazione dei prodotti degli associati attraverso una
I vantaggi dell'aggregazione della produzione agricola: ✗ Acquisire una massa critica che consente di poter attuare il marketing mix ✗ Determinare un volume di affari che consenta di investire in attività di ricerca e sviluppo ✗ La possibilità di utilizzare con maggiore facilità alcune attività come l'accesso al credito e l'informazione di mercato ✗ Possibilità di programmare l'offerta in modo da adeguarla alla domanda I CONTRATTI DI PRODUZIONE Sono molto diffusi tra gli agricoltori e le industrie di trasformazione. Può essere definito come l'impegno di un'impresa di produrre un determinato prodotto per un'altra impresa che si impegna a sua volta ad acquistare il prodotto stesso. Le imprese rimangono indipendenti. Questo accordo si rivela un vantaggio sia per l'agricoltore che per l'industria. I vantaggi dell'agricoltore: ✗ Certezza di un reddito sicuro ✗ Assistenza alla produzione sia sotto forma di consulenza che di utilizzazione di mezzi di produzione adeguati ✗ Possibilità di un finanziamento anticipato delle operazioni colturali, pagabili normalmente a prodotto raccolto I vantaggi dell'industria: ✗ Certezza dell'approvvigionamento ✗ Possibilità di ricevere il prodotto a flussi costanti e predeterminati ✗ Possibilità di controllare la qualità del prodotto grazie alla fornitura di materie prime e di assistenza tecnica CLASSIFICAZIONE DEI CONTRATTI ✗ Contratti orientati al prezzo (COP) : prevedono l'acquisto del prodotto prima della raccolta e il trasferimento di alcune decisioni operative di mercato (modalità di consegna). ✗ Contratti orientati al prezzo e alla produzione (COPP) : prevedono oltre all'acquisto del prodotto il trasferimento di alcune funzioni operative relative alla coltivazione del prodotto. ✗ Contratti orientati al prezzo e alla commercializzazione (COPC) : all'acquisto del prodotto associano la sua eventuale classificazione e confezionamento. ✗ Accordi di quasi organizzazione (AQO) : trasferimento all'acquirente delle decisioni strategiche legate al mercato. ✗ Accordi di quasi mercato (AQM) : le imprese agricole conferiscono all'impresa acquirente quasi tutte le decisioni strategiche di mercato, mentre si ha una gestione congiunta delle funzioni di produzione, di gestione e di amministrazione. Le specifiche del contratto riguardano: ✗ La superficie che l'agricoltore intende investire; ✗ La qualità del prodotto;
✗ Il trasporto eventuale (di solito a carico dell'industria); ✗ Il prezzo del prodotto stabilito in anticipo in base a standard specifici del prodotto; ✗ La fornitura del seme che di solito è a carico dell'industria; ✗ La forma di pagamento (30-60-90 giorni). In alcuni casi l'industria si può impegnare a fornire macchinari per la raccolta del prodotto, consulenza tecnica ecc.. Come si può notare l'agricoltore finisce spesso per svolgere le sole funzioni di sorveglianza in un processo produttivo perdendo quasi completamente ogni potere decisionale. I CONTRATTI DI FILIERA Sono contratti tra i soggetti della filiera agroalimentare e il MIPAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) finalizzati alla realizzazione di un programma di investimenti integrato a carattere interprofessionale ed avente rilevanza nazionale che, partendo dalla produzione agricola, si sviluppa nei diversi segmenti della filiera agroalimentare in un ambito territoriale multi-regionale. Soggetti proponenti e beneficiari: ✗ Piccole e medie aziende , anche in forma consortile, cooperative che operano nel settore agricolo e agroalimentare; ✗ Le organizzazioni di produttori agricoli; ✗ Le società costituite tra soggetti che esercitano l'attività agricola e le imprese commerciali e/o industriali e/o addette alla distribuzione, purché almeno il 51% del capitale sociale sia posseduto da imprenditori agricoli. Tipologie di spesa ammissibili: ✗ Aiuti agli investimenti nelle aziende agricole (produzione) ✗ Aiuti agli investimenti nel settore della trasformazione e della commercializzazione ✗ Aiuti per la creazione di sistemi di controllo e per la promozione della produzione ✗ Aiuti a favore della pubblicizzazione dei prodotti (promozione) ✗ Aiuti alla ricerca e sviluppo per il miglioramento qualitativo della produzione L'iter previsto da un contratto di filiera è: ✗ Sottoscrizione del contratto ✗ Presentazione del progetto esecutivo ✗ Valutazione della congruità tecnico-economica dei piani presentati ✗ Approvazione dei progetti esecutivi ✗ Richiesta delle agevolazioni da parte del proponente ✗ Decreto di liquidazione I CONTRATTI A TERMINE Esistono due tipologie di mercato: mercato a pronti e mercato a termine. La differenza dipende dal momento della regolazione del contratto. Nel mercato a
Vi sono problematiche legate a: ✗ La dimensione aziendale e la quantità di prodotto (aziende piccole) ✗ La scarsa variabilità dell'offerta ✗ Gli elevati costi di produzione per l'impiego di lavoro salariato (aziende di maggiori dimensioni) Il prodotto locale è caratterizzato da freschezza, genuinità, legame con il territorio, metodi di produzione sostenibili e tracciabilità. Le filiere corte favoriscono inoltre un'opportunità per la conservazione del territorio rurale, consentendo l'insediamento di aziende in zone destinate all'abbandono.