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Schopenhauer
é un filosofo inattuale, postumo che non scriveva per i suoi contemporanei. Ci dice che noi non siamo padroni di noi stessi, ma che siamo governati da una forza che è quella della natura che prevede alla sua conservazione. In noi ci sarebbe una doppia soggettività una illusoria creata dal nostro io e quella della natura che prevede la sua conservazione. Schopenhauer dice che viviamo in un mondo di rappresentazioni, ovvero: prima non si aveva la consapevolezza che quello che conosciamo è la rappresentazione che la nostra mente ha sul mondo. Le filosofie medievale e quella rinascimentale sono caratterizzate da un ingenuo realismo, ovvero dalla convinzione che conosciamo la realtà così com è. La parola essere non piace molto al filosofo in quanto ritiene che la natura sia un eterno divenire della materia tra cui anche quella umana che è caratterizzata dall’agire per soddisfare i propri desideri. Cartesio ritiene che noi non conosciamo la realtà, ma conosciamo solo le risposte che la realtà da alle nostre ipotesi, dando vita al concetto moderno di scienza, mentre prima si osservava la natura nel tentativo di catturare delle costanti. Un esempio chiaro di Cartesio è quello del corpo che va visto non come lo sentiamo a partire dal mondo della vita, ma va visto attraverso idee chiare e distinte, ovvero quelle dell fisica (ai tempi di Cartesio). Il mondo come rappresentazione viene spiegato con l’aiuto dei quattro principi di ragion sufficiente, che Schopenhauer considera come una giustificazione dell’uomo che non vuole vedersi come funzionario della specie. L’idea di mondo come rappresentazione viene smontata da Kant nella rivoluzione Copernicana, ovvero agiamo non come scolari che credono a tutto quello che l’insegnante dice, ma come imputati davanti a un giudice che fa domande alle quali si deve rispondere, quindi parliamo non di una natura contemplata, ma di una natura giudicata. Kant riconosce il percorso di Cartesio secondo il quale quello che noi conosciamo non è la realtà in sé, ma la sua rappresentazione e conclude affermando che noi non conosciamo le cose in sé, ovvero noumeno, ma le cose per come ci appaiono, ovvero i fenomeni. Per Schopenhauer questo punto della filosofia di Kant è insuperabile e spiega in suo rapporto con la filosofia di Hegel, che sostiene che la nostra ragione coincida rigorosamente con la realtà, infatti tutto ciò che è reale è razionale, e tutto ciò che è razionale è reale. Per Schopenhauer il mondo è regolato dalla volontà e non dalla rappresentazione. La filosofia antica che faceva coincidere ragone con verità e quella contemporanea che faceva coincidere ragione con rappresentazione del mondo, sono entrambe caratterizzate dall’esclusione della corporeità. Schopenhauer ritiene infatti che il corpo sia quella forza che la natura esprime nel mondo vegetale e animale. La natura quindi si manifesta nel corpo, che le fa da sostegno. Sia il bisogno che il desiderio sono figure della mancanza,mancanza era stato introdotto da Platone nel mito della nascita di Eros, ma la soddisfazione dei desideri, non implica il fatto che noi smettiamo di desiderare. Se dovessimo smettere di desiderare o di avere un bisogno, subentrerebbe la noia. Gli uomini non pensano di agire per la realizzazione dei desideri, ma per la realizzazione degli ideali, delle leggi morali o per il conseguimento di valori. Per Schopenhauer i valori sono dei facilitatori della convivenza umana, la morale non può essere la regola delle condotte, in quanto indica un dover essere ed è impossibile che ciò che non è debba regolare ciò che è. In realtà la vera macchina è la forza della natura che attraverso il desiderio inganna gli uomini e li porta a portare avanti la specie.La donna ad esempio non porterebbe avanti una gravidanza e non darebbe alla luce un bambino se ci concentrassimo sull’economia dell’io, ma essendo la natura un’ ingannatrice, persuade gli esseri umani con il desiderio sessuale che li porta a procreare e quindi a portare avanti la
specie. Tra l’economia dell’io e l’economia della specie c’è un enorme conflitto ed è necessario trovare delle vie di liberazione dal dolore e dalla noia. Si potrebbe pensare al suicidio come via di liberazione, ma non è così in quanto il suicida non è un uomo che non ama la vita, anzi, la ama moltissimo, ma non sopporta le condizioni di questa. L’unica via di liberazione dunque per Schopenhauer è la noluntas, ovvero contro la volontà che vuole sè stessa. Qui Schopenhauer si collega alle filosofie orientali, che sono filosofie di accettazione di ciò che accade. Dobbiamo adottare la noluntas per fronteggiare la volontà.Le strade per contrastare la volontà sono tre e sono:
Nietzsche ritiene che noi siamo vissuti dalla dionisicità della natura che utilizza degli individui utili per la sua sopravvivenza. Nietzsche a differenza di Schopenhauer ritiene che se la rinuncia è l’unico modo per opporsi alla volontà della natura, allora l’ascesi è inutile. Se la condizione è ingannarsi, allora converrebbe continuare ad ingannarsi. Per Nietzsche anche le illusioni sono strategie della natura per farci sopravvivere e farci credere di non essere solo suoi funzionari, allora dovremmo liberare il dionisiaco della natura che è in noi.