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Tema di sociologia sul tema della violenza sulle donne
Tipologia: Prove svolte di Maturità
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The Social Dilemma Il problema della violenza sussiste ancora perché la donna viene considerata peccatrice, e l’uomo virile. Il problema sussiste ancora perché regna l’egoismo, anziché l’empatia. Il problema sussiste ancora perché, piuttosto che intervenire attivamente sulla causa di certe azioni, rimaniamo spettatori passivi dell’urlo agonizzato e silenzioso di uno schiaffo, o di un livido creatosi dopo una parola venefica. È sempre troppo tardi, resta comunque poco utile. In questa società che freme e scalpita, trottando sempre più veloce per evolversi, gli uomini probabilmente non riescono a stare al passo, fermandosi per strada. Perdono il senso del tempo ed alcuni rimangono nel Medioevo, con la paura dello straniero e delle superstizioni lanciate dalle streghe (come se stessero recitando al posto di Troisi e Benigni in non ci resta che piangere); altri vivono ancora nel ‘900, dove la donna rimaneva a casa ad occuparsi delle faccende domestiche e dei bambini; l’uomo, troppo impegnato a far carriera e a prendere decisioni di famiglia, non aveva tempo per aiutarla e si giustificava dicendo di aver cose più importanti a cui pensare. Perché si pensa che possano ancora esistere certe gerarchie, dei ruoli così rigidi da dover rispettare, altrimenti la moralità di un’anima potrebbe nuocerne? Ma davvero nel 2020 c’è ancora chi può dire cosa è femmina e cosa è maschio? E chi lo dice o lo pensa, che poteri e conoscenze o riferimenti ha per poterlo fare? Costei o costui, sono realmente inseriti mentalmente in questa società, incline più che mai al cambiamento? Ormai i valori tradizionali sono stati relativizzati, causando come conseguenza: una crisi dei ruoli famigliari tradizionali, perciò una minor rigidità sulla distinzione dei compiti in funzione del genere, e lo sviluppo d’identità sempre più mutevoli. L’uomo può piangere e la donna può prendere decisioni; l’uomo può cucinare e lavare, e la donna può fare carriera e montare un mobile. Tutto ciò non dovrebbe più suscitare scalpore, come non dovrebbe farlo la libertà sessuale di una donna. È un dato di fatto: viviamo in una società maschilista, patriarcale, dove le donne vengono giudicate in maniera differente persino dalle donne stesse. Il maschio se mostra la sua sensualità, nella maggior parte dei casi viene considerato virile, sexy, sicuramente mai fuori luogo; se lo fa una donna, viene giudicata eretica. Ogni giorno il mondo delle comunicazioni, dimostra quanto il corpo di una donna possa venire strumentalizzato e commercializzato; disinibendolo ed estirpandolo dalla sua vera essenza, dal suo vero significato. Così facendo, riescono ad attuare un controllo sulla libertà della donna, voluto dall’avarizia e da un superficiale bisogno insulso dell’uomo; facendola così soffrire. Da un passo di George Orwell tratto da “ 1984”, leggiamo che la sofferenza è un aspetto necessario del controllo: “Winston, Come fa un uomo ad esercitare il potere su un altro uomo?” Winston rifletté. “Facendolo soffrire” rispose. “Bravo, facendolo soffrire. Non è sufficiente che ci obbedisca. Se non soffre, come facciamo a essere certi che non obbedisca alla nostra volontà ma alla sua? Potere vuole dire infliggere dolore e umiliazione. “
La donna è un oggetto e per cui diventa uno strumento di persuasione, con la possibilità di essere falsificata. Per di più la donna, diventando madre, deve rinunciare alla sua femminilità e quindi sacrificarsi; come se questi due aspetti femminili non potessero coesistere. La maestra di Torino è sconvolta dal perché si possa credere che se una donna è sensuale, al contempo non sia capace di incarnare una figura affidabile e capace di educare. Non dirò che la donna è da tutelare perché debole; spesso si confonde la sensibilità o la fragilità con la debolezza, e l’arroganza o la prevaricazione con la forza. Quante volte si è detto che la donna ha una sensibilità maggiore di quella dell’uomo, ma una potenza minore? È terribile che la donna venga descritta, per la maggior parte delle volte, avente un’acuta fragilità e non una grande determinazione e forza d’animo. Peccato che quando si tratta di attuare violenza, questa grande fragilità diventa trascurabile; non ha più valore, visto il poco riguardo con in quale la si calpesta. Guardando al fatto di cronaca che ha coinvolto la maestra di Torino in un reato di Revenge Porn, si può osservare quanto l’uomo possa oltraggiare la sensualità di una donna, per puro scopo vendicativo o esibizionistico senza curarsi della donna in questione. “Dispetto o narcisismo?” si interroga Gramellini. Quel gruppo di whatsApp si è trasformato nel campo di battaglia di Ardea, dove si discuteva la virtù delle mogli dei guerrieri, cercando di elogiare maggiormente la propria; così leggiamo in Ovidio nei suoi Fasti. Forse perché sentiva il bisogno di ostentare, tramite il suo trofeo, la sua grande capacità di conquista o la sua superiorità? La donna viene usata come mezzo dell’uomo per potersi elevare rispetto a tutti gli altri, uno strumento di misura personale della bellezza e delle “ ammirevoli” capacità virili. Questo è dato anche dalla vetrinizzazione sociale, in cui si ha un eccessivo bisogno di esteriorizzare la propria vita privata rendendola pubblica. Se fosse una consolatoria vendetta, invece, sarebbe meglio tornare nella Roma antica; gli autori latini raccontano di uomini che, anche se feriti profondamente nel loro orgoglio e nel loro ego, non hanno bisogno di infliggere violenza per sentirsi meglio, basta una prosa dolorante con qualche innocente provocazione. L’uomo di oggi che usa la violenza, non è capace di usare l’occhio per piangere, il cuore per soffrire e la bocca per sfogarsi. Questi atti violenti vengono considerati come atti di goliardia maschile, venendo così giustificati; non riuscendo a prendere sul serio la gravità del reato lo si considera a malapena un errore. L’evoluzione non dovrebbe solo avvenire nel mondo esterno, ma quanto più in quello interiore dove ancora per molti, bisogna scavare a fondo. Si deve cercare di estirpare con forza le convinzioni e luoghi comuni che ormai non hanno più (o melio dire mai avuto) ragione di esistere. Questa ignoranza e ottusità sono il più difficile “velo di Maya” da squarciare. Il peso dei media è molto importante perché hanno il potere di influenzare la gente e il loro punto di vista sulle cose; si forma un punto di vista unico, omologato, e di conseguenza non più sensibile a cambiamenti o pensieri differenti. Ad esempio, tramite i giornali o la televisione possono emergere informazioni svincolanti, in cui la
La malattia di questa società è l’egoismo, perché chi tace acconsente, chi guarda passivamente acconsente. Non si sa più cosa sia l’empatia, come si possa riflettere. La maestra di Torino è sconvolta dalla crudeltà nei suoi confronti. Gli uomini giocano allo “ scambio di figurine”, e la donna ne muore interiormente. Bisognerebbe preservare l’integrità dell’anima e la libertà sessuale di una donna, lasciare semplicemente che possa esprimersi nella sua totale e disarmante bellezza. Distruggerne la moralità e l’incolumità significa chiuderla, sottometterla, incatenarla. Diventa vittima della sua stessa vergogna, perché ha una grande capacità: quella di saper andare in profondità, d’amare appassionatamente ma, in maniera analoga, anche di soffrire di un dolore penetrante. “L'8 marzo, e non basta ricordare di una festa con un fiore se qualcuno lo calpesta” , come recita una canzone. Non bisogna aver paura, un giorno non ci si confonderà più tra uno schiaffo e una carezza. Un giorno, le donne vittime di violenza e non solo, saranno libere di poter amare; perché non c’è niente di più autentico rispetto all’istinto di una donna, niente di più bello del sesso che non fa più paura, niente di più appagante di una vita che ha solo più spazio per l’amore. Sicuramente sarebbe un regalo molto più originale da donare, in confronto alla mimosa. L’amore non sfiorisce se ben curato e nutrito, la mimosa sì.