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sintassi e periodo ipotetico, Dispense di Lingua Italiana

tesina sulla sintassi della frase

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 08/05/2019

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simona-provenzani-1 🇮🇹

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Master I Livello
“INSEGNARE ITALIANO a STRANIERI – L2”
Il Fascismo al Potere
Provenzani Simona
05/04/2019
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Master – I Livello “INSEGNARE ITALIANO a STRANIERI – L2” Il Fascismo al Potere Provenzani Simona 05 /04/

INDICE

Parlamento e, inoltre, proprio nel ’21, il movimento fascista si trasformò in un vero e proprio partito, il Partito nazionale fascista. Un’altra data decisiva nel processo di affermazione del fascismo fu il 27 ottobre 1922, giorno della marcia su Roma, in cui Mussolini venne incaricato dal Re di porsi a capo di un nuovo governo. Una volta assunta la guida del governo, Mussolini continuò ad alternare le promesse di una normalizzazione da parte del fascismo alle minacce di una seconda ondata rivoluzionaria fino a quando, attraverso l’approvazione della legge Acerbo del 1923, i fascisti riuscirono a conquistare più di tre quarti dei seggi parlamentari alle elezioni politiche. L’assassinio Matteotti nel 1924 si rivelò un evento decisivo nella storia del fascismo. A questo episodio di violenza seguì la cosiddetta secessione dell’Aventino, che consisteva nell’astensione dai lavori parlamentari dei gruppi d’opposizione al fascismo, e il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, che segnò l’inizio della dittatura e la fine dello Stato liberale. Da questo momento in poi il regime dittatoriale fascista caratterizzerà i successivi vent’anni della storia d’Italia. Il dibattito sulle origini del fascismo L’impressione che la prima guerra mondiale fosse stata l’inizio di un mutamento radicale in tutte le forme della vita civile era diffusa nella coscienza degli storici che vivevano in quel periodo. Che la guerra ’15-’18 fu la grande levatrice del fascismo è fuori discussione. Due le posizioni a riguardo: una che riconduce le origini del fascismo ai fatti precedenti la prima guerra mondiale, l’altra per cui le radici del fascismo sono rintracciabili nello svolgimento o nelle conseguenze della grande guerra. La prima tesi è quella di Emilio Gentile, dal quale il fascismo viene visto come il frutto dello scontro tra neutralisti e interventisti, scontro che, nato nella fase precedente la guerra, si protrasse sino al

dopoguerra. Da qui il mito delle due Italie: «l’Italia dell’anteguerra contro l’Italia rigenerata dalla guerra; l’Italia dei neutralisti e dei “reazionari” rinunciatari contro l’Italia dei rivoluzionari interventisti e dei combattenti; l’Italia dei vecchi contro l’Italia dei giovani»^1. Con la pace, il solco che divideva i due opposti schieramenti divenne più profondo. La guerra, che aveva deluso e infranto i sogni conservatori, era l’inizio di una rivoluzione nella politica interna e per questo fine era stata voluta da quei settori dell’interventismo di sinistra che diedero origine al fascismo. Tra coloro che ritengono che il fascismo abbia avuto origine nei fatti e negli anni successivi alla guerra, ci sono Angelo Tasca^2 e Federico Chabod^3. Secondo questi, la crisi economica, conseguenza della grande guerra, avrebbe gettato le premesse per uno scardinamento sociale che ha travolto tutti i paesi e che ha visto la nascita di una nuova borghesia. Su questa stessa lunghezza d’onda si pone Gaetano Salvemini,^4 secondo cui la guerra aveva indotto trasformazioni economico-sociali, politiche e psicologiche che si manifestarono nel dopoguerra. Sicuramente per comprendere il fascismo è importante analizzare la situazione sociale italiana all’epoca del dopoguerra, perché sono proprio le trasformazioni economico- sociali, politiche e psicologiche causate dalla guerra ad aver favorito l’emersione dei ceti medi. Infatti, all’indomani del primo conflitto mondiale, l’Italia versava in una situazione di crisi, caratterizzata da una classe dirigente ormai incapace di interpretare i bisogni della società; una società stremata e delusa da una guerra tragica anche se vinta; una vittoria incompleta, “mutilata”, che ha riacceso l’orgoglio nazionale nell’animo (^1) E. Gentile, Le origini dell’ideologia fascista, Laterza, Bari, 1975, p. 59 (^2) A. Tasca, Nascita e avvento del fascismo, Laterza, Bari, 1971 (^3) F. Chabod, L’Italia contemporanea (1918-1948), Einaudi, Torino, 1961 (^4) G. Salvemini (a cura di R. Vivarelli), Scritti sul fascismo, I, Feltrinelli, Milano, 1961

di un’ideologia forte, il fascismo non può che essere considerato tale: esso è un aggregato di persone che a due anni dalla sua nascita riesce a conquistare il potere e che a due anni dalla presa del potere riesce a distruggere un regime liberale e a costruire un regime a partito unico. Sabatucci indica e utilizza la formula di "totalitarismo imperfetto"^8 in riferimento al fascismo, lo scopo del fascismo era quello di creare uno Stato nuovo, ma soprattutto una società nuova, facendo leva soprattutto sui giovani. Nonostante nelle intenzioni il fascismo fu, senza dubbio, totalitario, i risultati da esso ottenuti non sempre corrisposero ai propositi e questo perché il fascismo si trovò davanti a numerosi ostacoli da superare per poter giungere a una società completamente fascista. Questi limiti che non permisero che il fascismo potesse essere definito un vero e proprio totalitarismo sono i cosiddetti “contropoteri”, identificabili nella Chiesa cattolica e nella monarchia. Mussolini tentò un’intesa politica con il Vaticano e avviò un processo di definitiva riappacificazione tra lo Stato e la Chiesa, il cui contrasto risaliva all’epoca del Regno d’Italia. Le trattative tra il governo e la Santa Sede giunsero a compimento l’11 febbraio 1929, con la firma dei cosiddetti Patti Lateranensi. Il fascismo trasse dei vantaggi politici, la Chiesa fu beneficiaria di numerosi privilegi nei rapporti con lo Stato (ad esempio in materia di istruzione) e rafforzò notevolmente la sua presenza nella società, soprattutto presso le organizzazioni giovanili, settore in cui entrò in concorrenza con il fascismo dal momento che era proprio sui giovani che il regime intendeva puntare per avviare il processo di fascistizzazione della società. La Chiesa si servì di questi spazi per educare ai suoi valori quella parte della popolazione che, qualora fosse stato necessario, sarebbe potuta (^8) D. Messina, Fu un totalitarismo imperfetto, “Il Corriere della Sera”, 21 aprile 2008, p.

diventare la nuova classe dirigente e avrebbe potuto rimpiazzare quella fascista. L’altro contropotere del regime fascista era costituito dalla monarchia, vertice dello Stato. Il re era un’autorità in nessun modo subordinata a Mussolini e di certo non derivava la sua legittimità dal fascismo. Nonostante fosse momentaneamente esautorato, il sovrano ricopriva comunque la più alta carica dello Stato. Conclusioni L’analisi condotta nelle pagine precedenti ha cercato di esaminare le principali letture del fenomeno fascista, elaborate dalla storiografia italiana e internazionale. Si è messa in luce la difficoltà nel trovare un’interpretazione univoca del ventennio fascista, avendo gli storici elaborato teorie diverse, circa molteplici aspetti del fascismo: le origini, la natura, la base sociale. Le prime contraddizioni sono emerse dall’analisi degli studi che hanno come scopo quello di rintracciare le origini del fascismo: nonostante molti storici siano d’accordo sul fatto che la principale causa dell’avvento del regime fascista sia stata la prima guerra mondiale, essi hanno mostrato punti di vista discordanti su quale sia stato il momento preciso, prima o durante il conflitto, da cui è scaturito il fascismo. È emerso che non esiste un’unica interpretazione circa la natura del fascismo, alcuni studiosi ritengono che il regime fascista possa essere definito un totalitarismo altri al contrario, sostengono che debba essere considerato piuttosto un “totalitarismo imperfetto”.