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Riassunto della trama e dei temi principali della tragedia "Antigone" di Sofocle, completa di critiche sulla figura di Antigone e la sua interpretazione nel corso dei secoli.
Tipologia: Appunti
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per la vittoria a Salamina. Ricoprì diverse cariche pubbliche (amministratore del tesoro, stratego etc.). Compose 123 drammi ottenendo 18 vittorie, a noi rimangono solo 7 tragedie e metà di un dramma satiresco, “i cercatori di tracce”. La sua idea politica emerge anche dalle tragedie e si identifica con quelle dei conservatori ateniesi ( divenne uno dei 10 probuli che diressero Atene con poteri eccezionali).
Iliade: eventi determinati dalla Moira, Odissea: eventi determinati dai capricci degli dei, di cui Odisseo è pedina, il responsabile di ubris va incontro alla nemesis divina. Oltre che dall’ispirazione mitica, la tragedia nasce anche dal confronto della realtà in cui i greci vivono, quella di una polis piena di contraddizioni, dal sistema più complesso, democratico, nel quale ognuno può dire la sua. In particolar modo nasce dal contrasto legge umana e legge divina, tema centrale dell’Antigone. In Sofocle troviamo eroi vittime di tragedia in seguito a una loro colpa (Aiace, ubris) o eroi vittime di tragedie pur essendo innocenti (Edipo): il tragico consiste proprio nella lotta disperata del protagonista contro la volontà insondabile degli dei, sempre vincitrice, comunque siano le sue scelte e i suoi comportamenti. La manifestazione del divino in Sofocle è piuttosto distante da quella degli dei antropomorfi e assoluti di Eschilo e consiste principalmente nella volontà e nei disegni ineluttabili degli idoli. Il centro della tragedia, infatti, è l’uomo con le sue scelte, per le quali a volte ottiene anche delle ricompense.
dramma di carattere familiare e politico. L’azione è quella immediatamente successiva all’attacco dei Sette contro la città di Tebe, in cui Eteocle e Polinice si affrontano in un duello mortale e cadono entrambi. Il nuovo re, Creonte, fratello di Giocasta, ha deciso che Eteocle, avendo combattuto per la patria, potrà essere seppellito con tutti gli onori, Polinice invece rimarrà insepolta preda degli animali. Antigone annuncia ad Ismene che ha intenzione di non ascoltare il decreto di Creonte e che seppellirà il fratello mentre Ismene, timorosa, le dice che non si addice a due donne mettersi contro le autorità. Dopo la parodo entra in scena Creonte e proclama il suo decreto, pena a chi trasgredirà, la morte. Giunge una guardia per avvisarlo che qualcuno ha già ricoperto di polvere il corpo di Polinice e Antigone viene scoperta, ma non teme il tiranno e risoluta gli conferma di voler perseverare nella sua decisione. Per questo motivo Creonte la fa murare viva nella tomba (conflitto tra famiglia e stato, legge divina e legge umana). Entra in scena Emone, suo figlio e fidanzato di Antigone, che contesta la decisione del padre dicendogli che anche i cittadini sono dalla parte di Antigone, ma Creonte è irremovibile. Tiresia avverte Creonte che i sacrifici rivelano lo scontento degli dei, ma Creonte è ancora duro d’orecchi e attacca l’indovino, accusandolo di essere corrotto. Dopo la predizione di un terribile castigo, Creonte si ravvede e ordina immediatamente che Antigone venga liberata. Correndo al sepolcro, Creonte trova Antigone impiccata e il figlio Emone suicida sul suo corpo. L’ultima scena è Creonte che porta in braccio il corpo di Emone e vede la regina Euridice impiccata. Intona insieme al Coro un lamento. Epilogo e morale : Creonte intona un canto di lamento: è costituito da un dialogo tra il Corifeo, elemento centrale del coro e Creonte, che porta tra le braccia il cadavere del figlio Emone, piangendo invano le sue colpe. Proprio mentre intona questo lamento un nunzio gli annuncia la morte della moglie Euridice che, disperata, si è trafitta con una spada. L’acme della tragedia sta proprio nella considerazione amara degli errori di Creonte, che comprende di aver agito contro la legge divina e di essere stato punito per questo dal Fato. Inutili sono anche le invocazioni che egli rivolge alla morte: il destino di sventura si è per lui ormai compiuto. In quest’ultima parte della tragedia troviamo anche una chiara morale, che esprime dunque la
funzione catarchica della vicenda narrata: non bisogna mai commettere empietà verso gli dei e peccare di superbia. Il brano gravita intorno a tre temi principali: la concezione del pathei mathos, cioè l’insegnamento derivato dalla sofferenza, l’ineluttabilità del destino e l’inutilità delle preghiere, la conoscenza dei propri errori e del valore delle decisioni umane. Sono queste tutte caratteristiche centrali dei drammi sofoclei, collegate da una nuova concezione della Tuche, che governa le sorti degli uomini, come lo stesso Creonte afferma per giustificare le proprie azioni, e della vendetta implacabile degli dei che puniscono l’uomo per le trasgressioni alle leggi divine.
il primo termine viene usato da Eschilo anche nei 7 contro Tebe e nelle Eumenidi, nell’Antigone ha un valore rafforzativo per indicare non solo il rapporto tra Antigone e la sorella ma anche quello della solidarietà con il fratello morto. Il secondo termine “nato dalle stesse viscere” viene usato da Eschilo per identificare Eteocle e Polinice, usciti dal ventre della moglie-madre Giocasta di Edipo, a volte con accezione negativa di incestuosità. In Sofocle invece l’aggettivo ha una valenza positiva per una purificazione e un legame che va contro l’odio. Inusuale anche perché si mette la donna al centro di valori positivi.
il carattere di Antigone cambia: all’inizio è risoluta nelle sue scelte, anche nel confronto con Creonte, poi sembra quasi mostrare rimpianto quando si trova davanti alla punizione del tiranno. Nell’episodio finale abbiamo poi una contraddizione: da un lato ella dimostra di essere “felice” per la sofferenza perché ha compiuto un atto giusto, dall’altro ha timore ed è dubbiosa anche riguardo agli dei. Etimologia: anti= contro, gonos= nato, quindi “nata in sostituzione di un figlio morto”.