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Arthur Schopenhauer: Volontà, Rappresentazione e Pessimismo Cosmico, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

In dettaglio la filosofia di arthur schopenhauer, concentrandosi sui concetti chiave di volontà, rappresentazione e pessimismo cosmico. Analizza come schopenhauer critica l'idealismo e l'ottimismo, proponendo una visione del mondo dominata dalla volontà irrazionale e dal dolore. Vengono esaminate le vie di liberazione dal dolore, come l'arte, la morale e la noluntas, offrendo una panoramica completa del suo pensiero e del suo impatto sulla filosofia successiva. Il testo include riferimenti a opere specifiche e confronti con altri filosofi come kant, hegel e leopardi, fornendo un'analisi approfondita e contestualizzata.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 06/09/2025

matilde.matt
matilde.matt 🇮🇹

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ARTHUR SCHOPENHAUER
La vita:
Nasce a Danzica, nel 1788, anche lui e’ tedesco, da una famiglia ricca benestante, il padre
era un commerciante e sua madre era una scrittrice nell’ambito romantico.
Il padre di Schopenhauer,vuole che lui lo segua nella attivita’ del padre, continuare a
svolgere attivita’ di commerciante, per questo viaggia per tutta l'Europa.
Muore il padre e lui inizia a dedicarsi ai suoi veri interessi. Viene a studiare filosofia.
Si laurea in filosofia all'università di Berlino. Frequenza anche circoli romantici dell’epoca
attraverso cui viene a conoscere delle opere della filosofia orientale, in
particolare dell’induismo e del buddismo (vedremo la sua influenza) - legge in
traduzione un’opera gli Upanishad, raccolta testi sacri dell’induismo.
Lui diventa professore di filosofia presso l'università di Berlino, i suoi pensieri si
pongono in contrasto all’idealismo. E’ professore nello stesso periodo anche
Hegel. Lui teneva le sue lezioni, le stesse ore di Hegel, le lezioni di Hegel erano piene e
quelle di Schopenhauer vuote.
Fino agli anni 50 del 800, la sua filosofia non viene capita e non ha fama.
Nel 1851, scrive un'opera breve che si chiama Parerga e Paralipomena, vogliono dire
cose tralasciate, cose omesse, trascurate, superflue. Quest’opera è costituita da riflessioni e
aforismi con un tono più semplice e ironico rivolto ad un pubblico più vasto.
Grazie a quest’opera il pensiero di Schopenhauer inizia a diffondersi e ad essere
apprezzato. Grazie a questo riceve successo.
Lui raggiunge il successo negli ultimi anni della sua vita anche perché cambia clima
storico-politico. Accade quella che viene chiamata “primavera dei popoli una serie di
rivoluzioni interne degli stati. Si diffonde nella cultura e nella letteratura una visione
pessimistica. Il successo si realizza perché il suo pensiero e’ pessimistico.
Grazie a questo si diffondera’ la sua opera fondamentale Il mondo come volonta e
rappresentazione, pubblicato nel 1819.
Muore nel 1860, a Francoforte, questo perché abbandonò Berlino, per l’epidemia di colera
che aveva portato Hegel alla morte.
A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione - estratto
I, 1 “Il mondo è la mia rappresentazione”: ecco una verità che vale in rapporto a ciascun
essere vivente e conoscente, anche se l’uomo soltanto è capace di accoglierla nella sua
coscienza riflessa e astratta: e quando egli fa veramente questo, la meditazione filosofica è
penetrata in lui. Diventa allora per lui chiaro e certo che egli non conosce né il sole né la
terra, ma sempre soltanto un occhio, che vede un sole, una mano, che sente una terra; che
il mondo, che lo circonda, non esiste se non come rappresentazione, vale a dire sempre
soltanto in rapporto ad un altro, a colui che lo rappresenta, il quale è lui stesso. Se mai una
verità può venire enunciata a priori, è proprio questa: perché essa è l’espressione di quella
forma d’ogni possibile ed immaginabile esperienza, che è piú universale di tutte le altre, piú
del tempo, dello spazio e della causalità; dato che tutte queste presuppongono appunto
quella. E se ciascuna di queste forme, che noi abbiamo riconosciute tutte come altrettanti
particolari modalità del principio di ragione, vale solo per una particolare classe di
rappresentazioni, la divisione in oggetto e soggetto è invece forma comune di tutte quelle
classi, è quell’unica forma sotto la quale qualsivoglia rappresentazione, di qualsiasi natura,
astratta o intuitiva, pura o empirica, è possibile e pensabile. Nessuna verità è dunque piú
certa, piú indipendente da ogni altra, meno bisognosa di una prova, di questa: che tutto ciò
che esiste per la conoscenza, cioè questo mondo intero, è solamente oggetto in rapporto al
soggetto, intuizione di chi intuisce, in una parola: rappresentazione. Naturalmente questo
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ARTHUR SCHOPENHAUER

La vita: Nasce a Danzica, nel 1788, anche lui e’ tedesco, da una famiglia ricca benestante, il padre era un commerciante e sua madre era una scrittrice nell’ambito romantico. Il padre di Schopenhauer,vuole che lui lo segua nella attivita’ del padre, continuare a svolgere attivita’ di commerciante, per questo viaggia per tutta l'Europa. Muore il padre e lui inizia a dedicarsi ai suoi veri interessi. Viene a studiare filosofia. Si laurea in filosofia all'università di Berlino. Frequenza anche circoli romantici dell’epoca attraverso cui viene a conoscere delle opere della filosofia orientale, in particolare dell’ induismo e del buddismo (vedremo la sua influenza) - legge in traduzione un’opera gli Upanishad , raccolta testi sacri dell’induismo. Lui diventa professore di filosofia presso l'università di Berlino, i suoi pensieri si pongono in contrasto all’idealismo. E’ professore nello stesso periodo anche Hegel. Lui teneva le sue lezioni, le stesse ore di Hegel, le lezioni di Hegel erano piene e quelle di Schopenhauer vuote. Fino agli anni 50 del 800, la sua filosofia non viene capita e non ha fama. Nel 1851, scrive un'opera breve che si chiama “Parerga e Paralipomena” , vogliono dire cose tralasciate, cose omesse, trascurate, superflue. Quest’opera è costituita da riflessioni e aforismi con un tono più semplice e ironico rivolto ad un pubblico più vasto. Grazie a quest’opera il pensiero di Schopenhauer inizia a diffondersi e ad essere apprezzato. Grazie a questo riceve successo. Lui raggiunge il successo negli ultimi anni della sua vita anche perché cambia clima storico-politico. Accade quella che viene chiamata “ primavera dei popoli ” una serie di rivoluzioni interne degli stati. Si diffonde nella cultura e nella letteratura una visione pessimistica. Il successo si realizza perché il suo pensiero e’ pessimistico. Grazie a questo si diffondera’ la sua opera fondamentale “ Il mondo come volonta’ e rappresentazione ”, pubblicato nel 1819. Muore nel 1860 , a Francoforte, questo perché abbandonò Berlino, per l’epidemia di colera che aveva portato Hegel alla morte. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione - estratto I, 1 “Il mondo è la mia rappresentazione”: ecco una verità che vale in rapporto a ciascun essere vivente e conoscente, anche se l’uomo soltanto è capace di accoglierla nella sua coscienza riflessa e astratta: e quando egli fa veramente questo, la meditazione filosofica è penetrata in lui. Diventa allora per lui chiaro e certo che egli non conosce né il sole né la terra, ma sempre soltanto un occhio, che vede un sole, una mano, che sente una terra; che il mondo, che lo circonda, non esiste se non come rappresentazione, vale a dire sempre soltanto in rapporto ad un altro, a colui che lo rappresenta, il quale è lui stesso. Se mai una verità può venire enunciata a priori, è proprio questa: perché essa è l’espressione di quella forma d’ogni possibile ed immaginabile esperienza, che è piú universale di tutte le altre, piú del tempo, dello spazio e della causalità; dato che tutte queste presuppongono appunto quella. E se ciascuna di queste forme, che noi abbiamo riconosciute tutte come altrettanti particolari modalità del principio di ragione, vale solo per una particolare classe di rappresentazioni, la divisione in oggetto e soggetto è invece forma comune di tutte quelle classi, è quell’unica forma sotto la quale qualsivoglia rappresentazione, di qualsiasi natura, astratta o intuitiva, pura o empirica, è possibile e pensabile. Nessuna verità è dunque piú certa, piú indipendente da ogni altra, meno bisognosa di una prova, di questa: che tutto ciò che esiste per la conoscenza, cioè questo mondo intero, è solamente oggetto in rapporto al soggetto, intuizione di chi intuisce, in una parola: rappresentazione. Naturalmente questo

vale, come per il presente, cosí per ogni passato e per ogni futuro, per ciò che è piú lontano come per ciò che è vicino: perché vale anche per il tempo e lo spazio, nei quali soltanto tutto viene distinto. Tutto quanto appartiene e può appartenere al mondo, ha inevitabilmente per condizione il soggetto ed esiste solo per il soggetto. Il mondo è rappresentazione

Commento Noi conosciamo la realtà, non come noumeno, ma come rappresentazione ossia come fenomeno. La rappresentazione va a coincidere con il fenomeno di Kant (realta’ filtrata da me). Io non conosco sole e terra, io conosco un occhio che vede il sole, la mano che tocca la terra. La rielaborazione avviene mediante la ripresa delle forme a priori di Kant. Io riesco a rappresentare la realta’ fenomenica mediante le forme a priori: tempo spazio(forme della sensibilità), causalità. Attraverso spazio e tempo , la nostra mente riesce a elaborare il principio di individuazione , ciascun di noi colloca una cosa nello spazio e nel tempo, distinguendoli gli uni dagli altri. Riprende il principio di causalita’ - ciascuna delle rappresentazione e’ legata a rapporti di causa-effetto. La nostra mente conosce la realta’ fenomenica attraverso rapporti di causa e effetto. La conseguenza e’ che tutta la realta’ fenomenica e’ legata ad un rigido determinismo , non vi e’ liberta’. Viene concepita come una gabbia. lezione 2 Per Schopenhauer, il fenomeno, la rappresentazione sono un inganno. Non ci portano alla conoscenza di come la realta’ e’. La rappresentazione e’ come un velo che ci impedisce di vedere la vera realtà, che lui chiama velo di maya. Questo riprende la filosofia indiana e se la vogliamo tradurre significa “magia”, che ci inganna. Le forme a priori(causalita’,tempo,spazio) che ci permettono di avere la rappresentazione, sono come vetri sfaccettati che deformano la realta’, ci fanno vedere in modo offuscato, in modo ingannevole la realtà. Noi dobbiamo squarciare il velo di maya , andare a vedere oltre la rappresentazione, oltre l’inganno. Riprende Mito della Caverna. Se noi fossimo solo intelletto, mente non potremmo andare oltre la rappresentazione perche’ la mente funziona mediante spazio, tempo e causalita’. Ma noi siamo anche corpo. Questo significa che con il corpo sentiamo le cose esterne ma percepiamo, ci conosciamo anche dal di dentro, ci percepiamo internamente. Ed e’ attraverso il corpo che riusciamo a cogliere l’ essenza segreta di tutte le cose. Quella che Kant chiama Noumeno, che coincide con la volontà di vivere. Noi la chiamiamo spirito di sopravvivenza. Caratteristiche volonta’ di vivere: ● Onnipresente Tutta la realtà e’ volontà di vivere, la volonta’ di vivere e’ in tutte le cose animate e inanimate, sia viventi che non viventi. Le cose tendono a voler vivere a autoconservarsi. Fondamentali e’ il volere, il desiderio di vivere. Il desiderio di mangiare e bere, sono innescati dalla nostra voglia di vivere, di esistere. Tutti i nostri istinti, desideri sono innescanti in noi dalla volontà di vivere. ● Unica Questa unità di vivere e’ unica e tutta presente in tutta la natura, materiale inorganico, in ogni elemento dell’universo.

Le vie della liberazione E’ possibile liberarsi dal dolore. Il suicidio non rappresenta una via dalla liberazione, non e’ una soluzione. Questo perché: ● se io uccido me stesso, elimino solo una delle tante manifestazioni della volonta’ di vivere. Io uccidendo me stesso, non vado ad annullare la volonta’ di vivere. ● noi vogliamo ucciderci, non perché vogliamo eliminare la volontà di vivere, ma perché non siamo felici delle condizioni di vita in cui siamo costretti a vivere. Questo e’ ancora di piu’ affermazione della volonta’ stessa , affermo ancora di piu’ la volonta’ di vivere. Sottolinea il fatto che io sia ancora legata e connessa alla volonta’ di vivere. Le vie della liberazione, non bisogna seguire tutte, non è un percorso. Bisogna squarciare il velo di Maya e accorgersi di cosa c’e’ dietro:

  1. l’ arte - tipicamente romantico. L’arte e’ una via di liberazione, e’ una conoscenza libera e disinteressata della realta’. E’ contemplazione, fuori dal tempo, spazio e causalita’. Mira la pura idealità delle cose , riesce ad andare al di fuori del fenomeno e cogliere l’essenza delle cose. Nel momento della rappresentazione io vedo l’amore, io rendo quell’evento un ideale. Io non vedo amore contestualizzato nello spazio, nel tempo. Ma io vedo l’immagine dell'amore. Nel momento in cui contemplo un'opera d’arte, mi rendo conto che quell’evento rappresentato ha una valenza universale , vale per tutta l’umanita’. Quindi mi sento meno sola, questa scena mi fa sentire parte di un tutto. Possiede una funzione catartica. Io scarico quelle pulsioni negative, sofferenze mediante l’opera d’arte, non appartiene più a me ma la condivido con gli altri. L’arte non e’ una via di liberazione definitiva. Questa capacita’ e’ temporanea, dura poco. L’arte che Schopenhauer esalta e’ la musica, che definisce come metafisica in suoni , l’arte romantica, la musica riesce a cogliere l'idealità delle cose. E’ l’arte più efficace. 2. morale La morale a differenza dell’arte, implica un impegno attivo e concreto verso il prossimo. La morale, si manifesta, si esplicita in due virtu’: ● giustizia - rappresenta un primo freno all’egoismo. Non fare del male agli altri. Ma possiede ancora un carattere passivo. ● carita’ - la carità consiste nel voler fare del bene al prossimo, io agisco a favore del prossimo. Possiede quindi un valore attivo. La carità si lega ad un sentimento di compassione, nel senso letterale del termine, ovvero patire con/soffrire con gli altri. Questo sentimento di compassione, sviluppa un amore disinteressato e un atteggiamento di pietà universale nei confronti degli altri. Questo significa che attraverso la carita’, il singolo individuo capisce la propria sofferenza e la sofferenza di tutti e attraverso la pietà si fa carico della sofferenza universale, ed e’ una forma di solidarieta’ tra gli uomini. Qui Leopardi con la Ginestra - trova una soluzione nella solidarietà umana. Riflessione: L’amore disinteressato per eccellenza e’ l’amicizia. L’amore che porta all’unione e procreazione, e’ uno strumento nelle mani della volonta’ di vivere. Ci illude della volontà di vivere. E’ un amore illusorio. Nonostante questa rappresenta una vita di liberazione, rimane ancora legata alla vita, e’ ancora limitata. Non riesce ad allontanarsi dalla vita.
  1. L’ ascesi , e’ la soluzione piu’ ideale. Deve portare alla Noluntas , ovvero alla negazione della volonta’ stessa. Attraverso questo, l’uomo deve eliminare tutto cio’ che lo lega alla vita, al desiderio, alla volonta’. Devo eliminare la volontà di mangiare, praticare il digiuno. Eliminare l’istinto sessuale, vita di castita’. Devo andare a eliminare ogni pulsioni, desideri che ci legano alla vita. Poverta’, non devo avere niente. Per arrivare al Nirvana , e’ l’esperienza del Noumeno. Per le filosofie orientali, rappresenta l’unione con l’universo, per lui e’ l'esperienza del nulla. Non ce lo descrive, questo perche’ nessuno lo ha mai raggiunto. Se un individuo arriva al Nirvana, alla piena ascesa, riesce ad annullare la volonta’ di vivere stessa totale nella realta’.