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Eschilo apparteneva ad una nobile famiglia,nacque intorno al 525 a.C. ad Eleusi ,sede dei miti di Demetra e Persefone. In antichità circolava la notizia che Eschilo fosse un adepto a questi riti,e che li avesse illecitamente divulgati, subendo per questo un processo per empietà. Prese parte alla battaglia di Maratona , Salamina e forse anche a quella di Platea. Eschilo soggiornò presso la corte di Ierone I ,tiranno di Siracusa e protettore di atleti e artisti. I viaggi di Eschilo a Siracusa furono almeno due: Egli fu certamente in Sicilia intorno al 476/475 a.C.,anno in cui compose le Etnee per celebrare la nascita della città di Etna ,fondata da Ierone stesso. Dopo il 458 a.C. tornò a Siracusa e lì fece rappresentare per la seconda volta i Persiani ,che avevano già ottenuto grande successo ad Atene. Morì poi nel 456/455 a.C. e venne sepolto a Gela. Gli antichi attribuirono ad Eschilo una morte grottesca: un’aquila avrebbe ghermito una tartaruga e,per romperne il guscio e mangiarla,l’avrebbe fatta cadere da una grande altezza sulla testa calva del poeta, scambiandola per un sasso. Un’altra ipotesi non inattendibile afferma che Eschilo, in previsione della sua morte, abbia scritto un epigramma: queste parole lo ricordano come soldato e patriota,ma non viene fatto cenno alla sua attività letteraria. Gli ateniesi tributarono alla memoria di Eschilo il più alto onore,permettendo la rappresentazione postuma dei suoi drammi;onore più alto gli riservò Aristofane nelle Rane,esaltando il valore etico e morale della sua poesia. Eschilo partecipò al suo primo agone tragico nella 70aOlimpiade e ne 484 conseguì la prima delle sue 13 vittorie. Sul numero dei drammi da lui composti le fonti discordano: alcune parlano di 70,altri di 90. Eschilo è considerato dagli antichi il miglior autore di drammi satireschi,e alcuni brani sul papiro mostrano la fondatezza di questo giudizio. Particolarmente esteso è un frammento papiraceo dei Diktyoulkoi ,in cui i satiri sono impegnati a tirare a riva delle reti;dentro queste reti troveranno una cesta,e dentro la cesta Danae e il piccolo Perseo. I DRAMMI SUPERSTITI: Persiani
Trilogia: Sette a Tebe,Laio,Edipo Trilogia: Supplici,Egizi,Danaidi Trilogia: Prometeo incatenato,Prometeoliberato,Prometeo portatore del fuoco Trilogia: Agamennone,Coefore,Eumenidi IL PROFILO ARTISTICO-CULTURALE INNOVAZIONI TECNICHE Anche se la perdita della produzione precedente ci priva di termini di confronto, noi sappiamo che Eschilo introdusse importanti innovazioni nella prassi teatrale. Nella sua fisionomia più arcaica, la tragedia consisteva in un dialogo fra il coro e un solo attore e il coro aveva più spazio dell’attore. In Eschilo è invece l’attore che prevale sul coro. Eschilo introdusse un secondo attore e poi sulla scorta del più giovane collega Sofocle-un terzo. Eschilo, pur senza rinunciare alle trilogie slegate, andò servendosi sempre più spesso delle trilogie a tema unico, incentrate su una sola vicenda, di cui il dramma satiresco sviluppava giocosamente un episodio. Delle opere eschilee conservate, solo i “Persiani” facevano parte di una trilogia slegata, mentre i “Sette”, le “Supplici” e il “Prometeo incatenato” appartenevano a trilogie a tema unico. A tema unico è anche “Eumenidi”, l’unica del teatro antico giunta fino a noi. I TEMI DELL’ARTE ESCHILEA I temi principali dell’arte eschilea sono tre connessi l’uno con l’altro:
come quella greca, in cui è radicatissima l’idea che la parola esprima l’intima natura della cosa e faccia tutt’uno con essa. Questo cantico dell’Agamennone può essere accostato ai vv. 86ss. delle “Supplici”, dove si dice che Zeus compie tutto “senza muoversi”, per mezzo del solo pensiero. Come si vede, in Eschilo è superata la concezione del mondo divino come di un mondo arbitrario e capriccioso; l’agire di Zeus non è solo giusto, ma anche razionale, benchè non sempre tale razionalità sia facile da comprendere. Nella visione eschilea il divino può essere compreso non solo attraverso un atto intellettuale o una rivelazione, ma anche e soprattutto per mezzo dell’esperienza: è ciò che Eschilo stesso ha definito l’”ammaestramento” che si ottiene “attraverso il dolore”. Fin da Omero il pensiero greco conosce una potenza superiore a quella di Zeus, la Moira, cioè il destino. Diversamente da quanto accade in Omero, essa non è mai in contrasto con la volontà di Zeus. La Moira del resto non è una divinità antropomorfa dotata di una volontà in senso proprio; essa è piuttosto la parte che è stata assegnata a ciascun uomo. Eschilo dà un contributo decisivo anche al superamento dell'arcaica concezione dell’ «invidia degli dèi» (ftovosteon), secondo la quale la divinità sarebbe gelosa della prosperità umana. Per Eschilo gli dèi non sono ostili alla prosperità in quanto tale, ma solo alla prosperità che eccede il limite concesso a un uomo, e che si traduce in atti di vanagloria e di tracotanza (atti di ubris), incompatibili con il principio della “ giusta misura ", che è il principio supremo dell'etica greca. L'idea che gli dèi provano provare sentimenti come la gelosia o l'invidia viene esclusa con chiarezza nei vv.757- 762 dell' Agamennone .Se le disgrazie si abbattono più sui grandi che sui miseri, la ragione è che la ricchezza e la potenza portano più facilmente l'uomo a stimarsi superiore a quel che è: «L'avere splendida gloria oltre misura è un grave rischio », dice il coro dell'Agamennone ai vv. 468-469. E dichiara come suo ideale una condizione di equidistanza tra il massimo rispetto e la massima miseria:« Non voglio né essere un conquistatore di città né fare la vita del prigioniero, schiavo di altri »(vv. 472-474). Del resto la parola greca ftonos. corrisponde in modo solo approssimativo
all'italiano «invidia». Invidia è per noi un sentimento di ostilità derivato dal fatto che altri hanno ciò che noi non abbiamo; in greco invece il verbo ftovein indica anche la semplice azione del «privare», del «negare» qualcosa a qualcuno. il pensiero eschileo in proposito è espresso nel modo più chiaro nei Persiani per mezzo della contrapposizione fra il saggio re Dario e lo sciagurato Serse, suo figlio. Anche Dario è stato un sovrano assoluto, ha fatto una spedizione contro la Grecia ed è stato sconfitto (a Maratona). In ciò, Dario e Serse sono uguali. Ma Dario non ha mai oltrepassato le prerogative di un re, mentre Serse ha sfidato la natura e gli dèi. Quando un uomo corre verso la rovina, si legge al v. 742, gli dèi lo aiuta a rovinarsi. Non sono gli dèi a mettere Serse sulla cattiva strada: egli sbaglia per la sua insensatezza; non sa starsene tranquillo nella pia prosperità messa insieme dal padre, ma vuole trascendere la condizione di uomo e di sovrano. La differenza tra la prosperità di Dario e quella di Serse viene chiarita da Atossa ai vv. 163ss; la prosperità (olbos) che Dario creò non senza l'aiuto di un dio. Ricchezza contro prosperità: l'immagine è quella di un incontro di lotta fra due personificazioni, il ploutos, che è la ricchezza in qualunque modo acquisita, e l'olbos, che è la ricchezza in senso positivo, pia e senza colpe, verso la quale gli dèi non sono "invidiosi" ma benevoli. Anche nei comportamenti occorre la giusta misura, come efficacemente illu- stra la trilogia delle Danaidi. Nelle Supplici, le Danaidi respingono il matrimonio con uomini che non amano, ed Eschilo approva questo loro rifiuto; ma le tragedie successive della trilogia rivelavano che il loro rifiuto non riguardava solo i prepotenti cugini, bensì tutti gli uomini, cioè l'amore in quanto tale. E qui'il poeta non è più d'accordo, perché l'amore è una grande legge del vivere, e non è lecito sottrarvisi: all'eccesso dei figli di Egitto corrisponde l'eccesso delle Danaidi, che alla fine della vicenda saranno comunque costrette alle nozze. Nella trama della giustizia Eschilo sente in modo particolare l’aspetto apodotico,cioè restituivo, compensativo. Ogni volta che si compie un atto dilettoso, un equilibrio si rompe e per ripristinarlo occorrerà un atto uguale e contrario. Ogni vendetta ha una doppia valenza:da una parte è giusta, perché compensa un torto subito, dall’altra è ingiusta, perché anch'essa dovrà essere prima o poi compensata. Riassume bene questo concetto