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sintesi Frankestein educatore, Sintesi del corso di Pedagogia Sperimentale

Sintesi dettagliata di Frankestein educatore con film di Mary shelley

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020
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Caricato il 30/11/2020

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FRANKENSTEIN EDUCATORE P. Meirieu
1 Frankenstein o il mito dell'educazione come fabbricazione
Nessuno può darsi la vita → siamo introdotti nel mondo dagli adulti
Un essere umano può diventare adulto solo con l'intervento di altri adulti→ il bambino
bisogno di essere accolto, dell'aiuto per consolidare le capacità mentali e di adattamento.
Tutti vengono al mondo impreparati e devono essere educati,
è l'ambiente che ci costruisce
RAGAZZI SELVAGGI: dimostrano la necessità di una pratica educativa
Kant " L'uomo può diventare uomo solo attraverso l'educazione"
EDUCARE = sviluppare un'intelligenza formale, ma anche storica in grado
di sapere in quali radici culturali ci inseriamo.
nel passato NO questa necessità perché
non c'erano grandi differenze tra generazioni
oggi viviamo un'inedita accelerazione della storia.
PIGMALIONE: il mito: Pigmalione crea una statua d'avorio che rappresenta la donna
ideale di bellezza. Lui la bacia, dorme insieme, ... venere dà vita
alla statua, che diventa la moglie dello scultore.
Rappresenta
l'educatore
Prima le difficoltà intellettuali dei bambini erano considerate deficienze mentali congenite e
incurabili; oggi gli educatori si applicano alla "rieducazione" di soggetti ritenuti esclusi dalla cultura.
Prima bambini vittime di traumi psicologici venivano rinchiusi, oggi vengono seguiti per permettergli
di ricostruire gli equilibri fondamentali.
In ambito scolastico → l'educatore vuole fare dell'uomo un'opera, la sua opera.
EFFETTO ASPETTATIVA (o pigmalione) = l'immagine che ci si fa di
qualcuno e che gli si comunica determina i
risultati che si ottengono da lui e la sua
evoluzione.
Si parla di "predizione creatrice" o "autodeterminazione delle profezie"
Esempio:
un maestro che decreta un alunno un "buon alunno" e comportandosi nei suoi
confronti come se lo fosse, lo porta a modificare i propri comportamenti per mostrarsi
degno dell'immagine che si ha di lui.
Oppure
quello da cui non ci si aspetta niente di buono e che si lascia andare, cadrà davvero in basso.
EDUCAZIONE COME FABBRICAZIONE = ogni educatore (come pigmalione) vuole
dare vita a ciò che fabbrica.
L’educatore vuole fare l’altro ma vuole anche che l’altro sfugga al suo
potere perché posso aderirvi liberamente.
PINOCCHIO: è difficile che l’altro possa esistere, resistere e soffrire per la
nostra impresa.
oggi gli alunni: quando la determinazione educativa si appoggia
sulla certezza di agire nel loro interesse ci importa poco di
sapere quello che gli interessa, ci imponiamo e decidiamo per
loro.
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FRANKENSTEIN EDUCATORE P. Meirieu

1 Frankenstein o il mito dell'educazione come fabbricazione

Nessuno può darsi la vita → siamo introdotti nel mondo dagli adulti Un essere umano può diventare adulto solo con l'intervento di altri adulti→ il bambino bisogno di essere accolto, dell'aiuto per consolidare le capacità mentali e di adattamento. Tutti vengono al mondo impreparati e devono essere educati , è l'ambiente che ci costruisce RAGAZZI SELVAGGI: dimostrano la necessità di una pratica educativa Kant " L'uomo può diventare uomo solo attraverso l'educazione" EDUCARE = sviluppare un'intelligenza formale, ma anche storica in grado di sapere in quali radici culturali ci inseriamo. nel passato NO questa necessità perché non c'erano grandi differenze tra generazioni oggi viviamo un'inedita accelerazione della storia. PIGMALIONE : il mito: Pigmalione crea una statua d'avorio che rappresenta la donna ideale di bellezza. Lui la bacia, dorme insieme, ... venere dà vita alla statua, che diventa la moglie dello scultore. Rappresenta l'educatore Prima le difficoltà intellettuali dei bambini erano considerate deficienze mentali congenite e incurabili; oggi gli educatori si applicano alla "rieducazione" di soggetti ritenuti esclusi dalla cultura. Prima bambini vittime di traumi psicologici venivano rinchiusi, oggi vengono seguiti per permettergli di ricostruire gli equilibri fondamentali. In ambito scolastico → l'educatore vuole fare dell'uomo un'opera, la sua opera. EFFETTO ASPETTATIVA (o pigmalione) = l'immagine che ci si fa di qualcuno e che gli si comunica determina i risultati che si ottengono da lui e la sua evoluzione. Si parla di "predizione creatrice" o "autodeterminazione delle profezie" Esempio: un maestro che decreta un alunno un "buon alunno" e comportandosi nei suoi confronti come se lo fosse, lo porta a modificare i propri comportamenti per mostrarsi degno dell'immagine che si ha di lui. Oppure quello da cui non ci si aspetta niente di buono e che si lascia andare, cadrà davvero in basso. → EDUCAZIONE COME FABBRICAZIONE = ogni educatore (come pigmalione) vuole dare vita a ciò che fabbrica. L’educatore vuole fare l’altro ma vuole anche che l’altro sfugga al suo potere perché posso aderirvi liberamente. PINOCCHIO: è difficile che l’altro possa esistere, resistere e soffrire per la nostra impresa. oggi gli alunni: quando la determinazione educativa si appoggia sulla certezza di agire nel loro interesse ci importa poco di sapere quello che gli interessa, ci imponiamo e decidiamo per loro.

Mettersi in prima persona non è semplice, soprattutto quando si è un “burattino”, un oggetto fabbricato dalla mano dell’uomo e con l’inclinazione a essere manipolato. Nella vita l’educazione non arriva per miracolo; bisogna cercare di farla capitare nel quotidiano e con ostinazione. Pigmalione/Pinocchio: nei due casi emerge una stessa speranza, ovvero arrivare al segreto della fabbricazione dell’essere umano. Altri esempi:

  • il Golem nella tradizione ebraica
  • film di Fritz Lang “Metropoli”→ lo scienziato crea la donna-autonoma
  • André Breton→ una zingara che si fabbrica un servitore creandolo da una radice di mandragola MARY SHELLEY → la vita: nata nel 1797 da due intellettuali (William Godwin, Mary Wollstonecraft), Mary è allevata dal padre (la madre muore), tensioni con la matrigna, a 15 anni viene inviata in Scozia da un amico per essere allevata come un filosofo. Nel 1814 incontra il poeta Shelley, il quale si innamora di Mary; loro per sfuggire a Godwin fuggono una notte e intraprendono un viaggio (Francia, Svizzera; Germania, Olanda). Nell’estate piovosa del 1816 sul lago di Ginevra, Mary scrive Frankenstein come una sfida nata da una scommessa tra amici e viene pubblicato a Londra nel 1818. FRANKENSTEIN il romanzo: critiche ↓ La redazione del romanzo piena di debolezze e la costruzione puerile e affrettata. Esempio: Justine presentata molto bene in una lettera, perché c’è la necessità di inserirla nell’intrigo. Non convince la storia della famiglia De Lacey. Lo stile: scrittura poco curata. Molti riferimenti letterali (romanzi gotici, naturalismo, …) . vantaggi ↓ I difetti sono compensati da un’organizzazione del romanzo originale e rigorosa: è un sistema di incastri e di racconti diversi. Il romanzo inizia e finisce con le lettere di Walton. Walton raccoglie Frankenstein, poi attraverso il diario di Walton c’è il racconto del dottor F. e all’interno quello del mostro. → c’è una costruzione di cerchi concentrici che si chiudono di nuovo con le lettere. C’è un realismo delle intenzioni; il lettore è colto da fremiti perché lo stile è semplice e non siamo in presenza di una forma letteraria originale che assorbirebbe l’intrigo.

il metodo naturale),

che

imparerebbe dalle cose

stesse, che chiederebbe

di essere utile e amato,

che tenderebbe

la mano verso l’altro→

sarebbe la creatura di

Frankenstein.

Abbandonato dal

creatore cercherà di fare

la sua educazione

(filosofi empiristi→

innatismo

cartesiano, esperienze

concrete.).

Fabbricare un uomo non

è una cosa che si può

fare alla sprovvista,

senza saperne le

conseguenze; fabbricare

un uomo e abbandonarlo

significa assumersi il

rischio di farne un

mostro, la creatura

impara molto ma

nessuno fa la sua

educazione. → errore

di

confondere

fabbricazione ed

educazione, di

mettere un essere al

mondo senza

accompagnarlo nel

mondo.

perché non porta

nessun fine

esteriore a se stesso.

Ridurre l’educazione a

una poiesis

significherebbe trattare

il soggetto come una

cosa di

cui si potrebbe dire

cosa debba essere,

negando quindi

l’educazione. L’educato

per

essere riuscito deve

assomigliare

all’educatore ma deve

avere la libertà che gli

consenta

di essere diverso da ciò

che si è progettato per

lui. Nella praxis

l’autonomia dell’altro

non è

un fine ma un inizio.

L’educazione è

un’avventura

imprevedibile nella

quale si costruisce una

persona e che

nessuno può

programmare; non

esiste sicurezza→ il

dottor F. non ha voluto

impegnarsi

pensando che la

creazione ponesse fine

Legge di riferimento sull’educazione (parlamento francese)→ l’alunno deve essere posto al centro del sistema educativo. A fine ‘800 si parla di vera rivoluzione copernicana in pedagogia , sostenendo che le lezioni sono fatte per gli alunni e non gli alunni per le lezioni. Questo concetto nasce già con Rousseau, il quale diceva che la pedagogia deve concentrarsi sul bambino che, scoprendo e costruendo in prima persona quello che è necessario al suo sviluppo, diventa l’attore principale della propria educazione. Rousseau organizza la sua intera pedagogia attorno all’interesse del bambino MA l bambino quando viene al mondo ha bisogno di tutto e non può svilupparsi se non beneficiando di un ambiente stimolante e dell’inserimento in una cultura → aspettare le sue domande e adeguarsi ai suoi bisogni rischia di farlo restare in uno stato di dipendenza; allo stesso tempo l’ambizione di dominare lo sviluppo del bambino (dai riflessi condizionati di Pavlov ai metodi di apprendimento di Skinner) è un’ambizione perversa e fatata. → l’educazione deve concentrarsi sulla relazione del soggetto con il mondo. Lo scopo dell’impresa educativa è l’accompagnamento del bambino nel mondo per fare in modo che lo comprenda, con l’aiuto di chi lo ha preceduto. Introdotto ma non plasmato, aiutato ma non fabbricato. Prima esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel rinunciare a fare del rapporto di paternità un rapporto di casualità o possesso. E’ necessario accettare il bambino come un dono, rinunciando a esercitare su di lui il desiderio di dominio ma senza rinnegare l’influenza che si ha su di lui, in assenza della quale non può conquistare la propria identità. Seconda esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel riconoscere il nuovo arrivato come una persona che non posso plasmare a mio piacimento. Gli educatori affrontano molte sconfitte e non riescono a fare quello che vogliono con chi gli è affidato, in quanto essi non desiderano mai quello che sarebbe opportuno al momento giusto equando decidono di fare ciò che è utile per loro, non lo fanno come dovrebbero. Ma quando l’educatore cerca di impartire senso di moralità e di giudizio si trova di fronte all’indifferenza al rifiuto e alla provocazione; questo perché la normalità è che la persona non si lascia fare e cerca di opporsi, per ricordare che non è un oggetto che viene costruito ma un soggetto che si costruisce. Nonostante ciò, nessun educatore può accettare l’allontanamento come soluzione alle difficoltà che incontra. Terza esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nell’accettare il fatto che la trasmissione dei saperi e delle conoscenze non avviene mai in modo meccanico, essa suppone una ricostruzione dei saperi e delle conoscenze che il soggetto stesso deve inserire nel suo progetto e di cui deve cogliere gli aspetti che contribuiscono al suo sviluppo. Infatti, l’attività del maestro deve essere subordinata al lavoro e ai progressi dell’alunno, in quanto apprendere significa sempre prendere delle informazioni dal proprio ambiente in funzione di un progetto personale. Quarta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel constatare che nessuno può apprendere al posto di altri e che qualunque apprendimento suppone una decisione personale dell’alunno. Delle volte è necessario rinunciare ad insegnare ma non bisogna mai rinunciare a far imparare. Bisogna accettare che l’apprendimento è il risultato di una decisone che solo l’altro può prendere e che è completamente imprevedibile. La decisione di imparare si prende in prima persona. Quinta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel non confondere l’impotenza dell’educatore nei riguardi della decisione di imparare con il suo potere sulle condizioni che rendono questa decisione possibile.

L’educatore non può agire direttamente sulle persone ma può agire sulle cose e offrire delle situazioni. Sesta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nell’inserire nel cuore di qualunque attività educativa la questione dell’autonomia del soggetto. È durante tutto il corso dell’educazione che si guadagna l’autonomia, ogni volta che una persona si appropria di un sapere lo riutilizza in modo indipendente e lo reinveste altrove. Nessuno è mai del tutto autonomo; infatti un essere completamente autonomo sarebbe un essere sufficiente e quindi insopportabile per i suoi simili; al contrario un essere eteronomo sarebbe in continuo pericolo di morte psicologica o fisica. Sfera di autonomia = rinvia alla specificità dell’istituzione nella quale ci troviamo e delle competenze particolari degli educatori che vi lavorano; Livello di autonomia = deve essere definito a partire dal livello già raggiunto dalla persona: deve rappresentare un livello superiore ma accessibile, uno stadio di sviluppo che manifesti un reale progresso. Lo sviluppo dell’autonomia richiede di utilizzare mezzi specifici e un sistema di aiuto e di guida che sarà alleggerito gradualmente. Settima esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nell’accettare l’insostenibile leggerezza della pedagogia. Perché l’uomo vi riconosce la sua impotenza sull’altro, dal momento che ogni incontro educativo è inevitabilmente singolare e che il pedagogista agisce solo sulle condizioni e non può costruire un sistema che gli permetterebbe di racchiudere la sua attività in un campo teorico di certezze scientifiche. La comprensione delle situazioni educative richiede approcci sociologici, psicologici, storici, economici, filosofici, ecc. Le scienze dell’educazione devono far propria l’imprevedibilità e il fatto che sono attività che pongono la libertà dell’altro al centro e non possono predire nulla con certezza scientifica.

3. La pedagogia contro Frankenstein, ovvero i paradossi di un’educazione senza

oggetto: ”fare perché l’altro faccia”

direttamente sulla

volontà del bambino ma

utilizzando delle

mediazioni, cioè le

situazioni nelle quali

viene posto

l’educato.

Mettere a disposizione

del bambino oggetti

comprensibili e

alla sua portata.

Quindi fare tutto non

facendo niente non

significa rinunciare

a fissare gli obiettivi

dell’apprendimento o

rinunciare a

intervenire

sull’educazione dei

bambini. Significa

esercitare

pienamente l’autorità

di educatori, non per

agire

direttamente sulla

volontà del bambino ma

utilizzando delle

mediazioni, cioè le

situazioni nelle quali

viene posto

l’educato.

Mettere a disposizione

del bambino oggetti

comprensibili e

alla sua portata.

Quindi fare tutto non facendo niente non significa rinunciare a fissare gli obiettivi

Non bisogna

democratizzare solo

l’accesso alla scuola ma

anche la riuscita. Quindi

è

necessario non limitarsi

all’uso di un solo metodo

ma bisogna eliminare il

darwinismo

educativo (= quando

c’è un solo metodo

solo i più adatti

riusciranno a

raggiungere il

sapere).

Bisogno tener conto dei

ritmi di apprendimento

(come la pedagogia

individualizzata) ma

non bisogna imporre

a tutti e in tutti i

momenti

un’individualizzazione

del lavoro che

privilegia un profilo di

allievo e non si adatta a

tutti gli obiettivi di

apprendimento.

Pedagogia differenziata

(no individualizzazione):

si appoggia sul lavoro di

gruppo ma a

condizione di

garantire con certezza

che ciascuno dei

al centro dell’impresa

pedagogica l’invenzione

del sé in un universo in

cui il maestro moltiplica

le occasioni per

esercitare la propria

intelligenza e per avere

controllo sui saperi.

Per fare in modo che

l’altro si allontani da noi

è necessario

equipaggiarlo, in quanto

non sa

fare niente che noi non

gli abbiamo insegnato.

Solo un insegnamento

che è utilizzabile al

di fuori del controllo

dell’insegnante e della

situazione formativa

stessa, permette la reale

emancipazione del

soggetto →

trasferimento delle

conoscenze

→ R. gioca d’astuzia: fa

tutto per l’educazione

del bambino ma senza

agire direttamente

su di lui. Spera che il

bambino farà ciò che lui

considera indispensabile

al suo sviluppo, ma

vuole che lo faccia da

solo.