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Un'analisi critica dell'idea dell'educazione come fabbricazione, attraverso il confronto tra il personaggio di Frankenstein e il suo mostro. Vengono esplorati temi come l'accettazione dell'alterità del bambino, la resistenza dell'educando, la trasmissione del sapere, l'autonomia dell'allievo e la necessità di una rivoluzione copernicana in pedagogia. Vengono forniti anche sette punti chiave di indicazioni pedagogiche. Il documento può essere utile come appunti o sintesi del corso per studenti universitari di pedagogia o scienze dell'educazione.
Tipologia: Dispense
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Contestare l’idea dell’EDUCAZIONE come FABBRICAZIONE
Il mostro non nasce mostro e il male, la violenza, l’odio, si generano in lui proprio per il rifiuto del padre di accettarlo e di amarlo per come lui è. Nel caso di Frankenstein per come lui gli ha dato la vita, per come lo ha costruito. Padre deluso e spaventato dal figlio Contrapposizione tra la fede nella scienza di Frankenstein, fiducioso nella possibilità del controllo sull’educazione dell’uomo grazie al progresso scientifico, e la convinzione di Jean Jacques nell’impossibilità di un progresso scientifico che non accentui la disuguaglianza e la violenza tra gli uomini Fare l’uomo, farlo a nostra immagine e somiglianza, e poi avere paura dello specchio Chi educa vuole qualcosa dall’educando-> già perché uomini non si nasce, si diventa Victor Frankenstein fa un uomo, lo costruisce e gli da vita, ed è talmente spaventato dal suo atto, da cadere in uno stato di profondo abbattimento e da abbandonare a se stessa la creatura senza nome
di un modello che è difficile da raggiungere
aveva l’inclinazione ad essere manipolato. Mentre Geppetto è un padre che pesa nella ricerca di una strada propria del figlio con i suoi sacrifici e delusione. La salvezza di Pinocchio risiede nella possibilità, nel finale della storia, di poter salvare il padre
“L’educazione deve centrarsi sulla relazione del soggetto con il mondo degli uomini che lo accoglie: la sua funzione è di permettergli di costruirsi da sé, in quanto soggetto nel mondo e persona in grado di comprendere il presente e inventare l’avvenire” 7 PUNTI CHIAVE DI INDICAZIONI PEDAGOGICHE
la riduzione del racconto ad una fiaba contro la scienza che tenta di ricavare conoscenza dal bene e dal male Frankenstein “fa” un uomo, cioè lo fabbrica, ed è talmente spaventato dal suo atto, da cadere in uno stato di profondo abbattimento e da abbandonare a se stessa la creatura senza nome. L'educatore “che non sa quello che fa” arriva a dar vita a un essere che gli assomiglia abbastanza da essere considerato riuscito e che, proprio il nome di questa somiglianza e perché gli è stata data la libertà, sfugge ineluttabilmente al controllo del suo “fabbricatore”. 1.FRANKESTEIN O IL MITO DELL’EDUCAZIONE COME FABBRICAZIONE
Secondo la “dialettica del maestro e del servo” si riporta il concetto dell' educazione come “fabbricazione” secondo la quale e Hegel ci spiega come il maestro impone al servo di lavorare per lui mentre egli accede al godimento; il servo, che è obbligato a perseguire il piacere del suo maestro, costruisce una coscienza di sé che gli permette di accedere alla comprensione delle cose, all’acquisizione della forza fisica e alla creazione di un pensiero proprio, che causerà un rovesciamento del rapporto di servitù. L'ozio del maestro scaverà la sua tomba, mentre l'attività del servo gli darà i mezzi per riprendersi il potere. Per l'educatore la vera soddisfazione sarebbe che colui il quale ha educato lo salutasse da uomo libero e lo riconoscesse come suo educatore senza, per questo, essere suo vassallo. Mary Shelley, o la creazione di un testo esemplare da parte di una ragazza di 19 anni: Frankenstein ovvero il Prometeo moderno “Straordinariamente audace, abbastanza imperiosa e con una mente attiva, un grande desiderio di conoscenza e una perseveranza in tutto ciò che intraprende che è quasi invincibile” L'opera di Frankenstein è oggetto di attacchi vivaci e di numerose polemiche. Frankenstein e la sua creatura, ovvero lo stupefacente gioco di specchi del “non sono io, è l’altro” Lo scienziato Frankenstein vuole “essere padre ” e “essere creatore ” nello stesso tempo; conciliare la soddisfazione di “ dare la vita a un uomo” con quella di “ fabbricare un oggetto nel mondo”, egli vuole la riuscita materiale e il riconoscimento dell'opera stessa. Frankenstein non avrà pace finché non avrà creato un essere vivente; la creatura non avrà pace finché non avrà una compagna a sua immagine con cui condividere il proprio destino. Lo spavento del dottor Frankenstein, ovvero la scoperta troppo tardiva che a “quelli che non sanno quel che fanno” non sempre è concesso il perdono Fabbricare un uomo non è una cosa che si può fare così, alla sprovvista e senza pensarci veramente, senza misurarne le conseguenze, né interrogarsi su ciò che questo implica per il futuro. Fabbricare un uomo e abbandonarlo significa assumersi il rischio terribile di farne un “mostro”. La creatura impara molto, ma nessuno , per essere esatti, fa la sua educazione , nessun mediatore. La creatura è profondamente “buona”, piena di sentimenti di compassione e nata chiedendo solo di essere amata. Sviluppa il concetto di tabula rasa e ci si chiede “ cosa sarebbe un uomo allo stato di natura che non ha mai conosciuto la società ?” Sarebbe un uomo profondamente buono, lontano dalla dalle depravazioni sociali e dai pregiudizi culturali; un uomo che scoprirebbe pian piano il mondo e se ne costruirebbe una rappresentazione a partire dalle prime immagini e impressioni; un uomo che non chiederebbe che di essere utile, di servire, di essere amato e stimato; un uomo che tenderebbe la mano verso l'altro non per aggredirlo ma per testimoniare volontà buona.
La creatura costruisce la sua intelligenza in quella che oggi chiameremmo interazione con il mondo e acquisisce un certo numero di conoscenze essenziali attraverso il “ metodo naturale ”. Frankenstein, ovvero l’educazione tra praxis e poiesis La poiesis è una fabbricazione/attività che termina una volta raggiunto il suo scopo. Indubbiamente Frankenstein riduce l'educazione a una poiesis: dato che per lui l'azione si conclude con la fabbricazione La praxis è un’azione fine a se stessa, dato che non ci sono oggetti da fabbricare e ci sarà un risultato finale, si parla di un atto mai veramente concluso, perché non comporta alcun fine esteriore a se stesso e stabilito a priori.
2. A METÀ DEL PERCORSO: PER UNA VERA RIVOLUZIONE COPERNICANA IN PEDAGOGIA “ L'alunno deve essere posto al centro del sistema educativo ”. Con Rousseau la pedagogia deve concentrarsi sul bambino che, scoprendo e costruendo in prima persona quello che è necessario al suo sviluppo, diventa la l'attore principale della propria educazione. La costruzione dell'essere si deve centrare sulla relazione del soggetto con il mondo. Lo scopo dell’impresa educativa è quello di accompagnare l'individuo nel mondo e di inserirlo nella comprensione di esso tramite quelli che lo hanno preceduto. Egli deve essere introdotto, ma non plasmato! “Un bambino è nato fra noi”, ovvero perché la paternità non è un caso La nascita di un essere è portatrice della speranza di un inizio radicale e delle possibilità di un'invenzione che rinnova completamente i nostri orizzonti. La prima esigenza della rivoluzione copernicana risiede nell'accettare il bambino che arriva come un dono e rinunciare ad esercitare su di lui il nostro desiderio di domino. “Un essere ci resiste”, ovvero della necessità di distinguere tra la fabbricazione di un oggetto e la formazione di una persona La seconda esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia consiste nel riconoscere il nuovo arrivato come una persona che non posso plasmare a mio piacimento. “Ogni insegnamento è chimera”, ovvero come uscire dalla magica illusione della trasmissione “ Sei il maestro vuole che l'alunna impari, deve astenersi dall'insegnare ”, l'attività del maestro deve essere subordinata al lavoro e ai progressi dell'alunno. La terza esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia consiste nell'accettare il fatto che la trasmissione dei saperi e delle conoscenze non avviene mai in modo meccanico; essa suppone una ricostruzione , da parte del soggetto, di quei saperi e di quelle conoscenze che il soggetto stesso deve inserire nel suo progetto e di cui deve cogliere gli aspetti che contribuiscono al suo sviluppo. “Solo il soggetto può decidere di imparare”, ovvero il riconoscimento dell’impotenza dell’educatore
Considerare il bambino come un soggetto che apprende “liberamente ”, cioè secondo i principi della propria natura, attivando la sua volontà, ma in una situazione costruita e controllata dall'educatore. “Fare con”, ovvero della necessità di prendere l’altro in considerazione. Dal soggetto concreto alla pedagogia differenziata Il pedagogista “fa tutto senza fare niente”: fa tutto per l’educazione del bambino, ma senza agire direttamente su di lui. Se non lo facesse da solo non avrebbe alcuna influenza duratura su di lui. Si sviluppa il concetto di individualizzazione , una delle proposte di cui si dispone la pedagogia differenziata. Essa si appoggia, quando lo ritiene necessario e possibile, sul lavoro di gruppo , ma a condizione di garantire con certezza che ciascuno dei membri del gruppo abbia qualcosa da apportarvi secondo i principi del “ gruppo di apprendimento ”. Ogni allievo deve poter essere nel gruppo un “ esperto ” insostituibile in un campo di cui ha padronanza e per il quale ha ricevuto una preparazione preliminare.
persone vive in un momento preciso della loro storia, persone che non si riducono a un segmento logico-razionale identico per tutte, persone che sarebbe sufficiente clonare per educare. “Far fare qui per apprendere a fare altrove”, ovvero il problema fondamentale del “trasferimento delle conoscenze” Lo psicologo cerca di sapere se il trasferimento esiste; il pedagogista afferma che è necessario che esista e che bisogna farlo esistere affinché l'attività di insegnamento sia emancipatrice. Preoccuparsi del trasferimento durante l'apprendimento significa innanzitutto restituire saperi come risposte a domande che gli uomini si sono posti e che colui che imparerà può chiamare in causa per rispondere gli stesso alle domande che si pone o si porrà. La metacognizione consiste nel ritornare sul proprio processo di apprendimento e nel mettere in discussione in qualche modo dall'esterno, con l'aiuto dei propri pari o tramite supporti culturali necessari, la dinamica stessa del trasferimento di conoscenza. È un modo di lavorare su questo trasferimento senza essere più nel processo, ma di fronte al processo ; un modo di separare il dentro dal fuori. Capisco il rapporto che sussiste tra le mie conoscenze le mie esperienze e faccio della padronanza del rapporto tra le mie conoscenze le mie esperienze una delle scommesse fondamentali della mia esistenza. “Fare come se…”, ovvero l’educazione come sforzo instancabile per attribuire ad un soggetto i suoi atti L'educatore deve attribuire gli atti del bambino senza accusarlo, poiché non attribuire significa impedire la libertà di emergere e accusare significa supporre questa libertà già costituita quando invece bisogna farla ancora concretizzare. “Far costruire la legge”, ovvero la necessità dei rituali La convinzione morale, per quanto radicata nel culto della cultura classica, non può in nessun caso sostituire la costruzione della legge e la determinazione etica.
Consiglio scolastico “Far condividere la cultura”, ovvero la modestia dell’universale La scuola ha conservato il legame tra le generazioni e lo ricostituisce quando è minacciato; questo permette ad ogni generazione di non dover ripartire da zero ed esorcizza questa paura dell'abbandono che attanaglia l'umanità da quando gli uomini si interrogavano sul mondo. Insegnare significa voler comunicare quello che di più grande e più bello gli uomini hanno elaborato, ma significa anche, per definizione, volerlo comunicare a tutti.