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Sintesi "Il cervello pragmatico", Bambini, Sintesi del corso di Patologia

Riassunto completo ed esaustivo, in sostituzione al testo.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022
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Il rapporto pragmatica e cervello riguarda l’infrastruttura cognitiva che supporta la capacità di
adattare le parole al contesto d’uso e comunicare efficacemente. La neuro-pragmatica è l’area
della neurolinguistica più recente.
1. La pragmatica della comunicazione umana
Un cervello pragmatico è in grado di utilizzare le parole per comunicare, la PRAGMATICA è l’uso
del linguaggio nella comunicazione. Le abilità pragmatiche si riferiscono alla conoscenza delle
regole di adattamento ottimale di una lingua al contesto sia linguistico che extralinguistico, entro
cui la comunicazione ha luogo. La competenza pragmatica consente di comprendere il
messaggio comunicato dai parlanti al di del significato letterale delle parole, negli aspetti
impliciti e non-letterali come metafore e ironie, e nella dimensione del discorso e della
conversazione.
1.1 Il MODELLO INFERENZIALE
Per integrare l’informazione linguistica con quella contestuale e comprendere il messaggio che
si vuole comunicare (es.: “Quel tipo è uno squalo”), non bastano solo il vocabolario e la
grammatica. Alcuni pazienti in seguito a patologie neurologiche o psichiatriche perdono la
capacità di integrare l’espressione linguistica con il contesto in cui è usata, e quindi di
comprendere gli scambi comunicativi.
La COMUNICAZIONE viene definita come un processo che coinvolge 2 dispositivi di trattamento
dell’informazione. Per trasmettere un messaggio la sorgente modifica l’ambiente fisico del
destinatario (nel caso di comunicazione verbale il parlante modifica l’ambiente acustico
dell’ascoltatore in modo che questo formuli pensieri simili a quelli del parlante). Sulla base della
condivisione di uno stesso CODICE è possibile arrivare ad una stessa rappresentazione mentale,
stabilendo una corrispondenza tra i messaggi interni al soggetto (i pensieri o le rappresentazioni
mentali) e i segnali esterni al soggetto (come le frasi di una lingua). Il parlante codifica i suoi
pensieri mediante le frasi della lingua e l’ascoltatore decodifica le frasi arrivando ad una
rappresentazione dei pensieri del parlante. Questa rappresentazione è conosciuta come
MODELLO DEL CODICE”. Anche il linguaggio tra animali funziona in questo modo (es.: la danza
delle api).
Tuttavia, questo modello non tiene conto del fatto che la comunicazione umana può trasmettere
messaggi il cui contenuto è IMPLICITO (“Vieni?” -> “Devo studiare”), INDIRETTO (“Fa freddo qui”
-> chiudere la finestra) o NON LETTERALE (“Quell’avvocato è uno squalo”). È necessario
distinguere ciò che è detto –il significato letterale o convenzionale dell’enunciato–, da ciò che si
vuole comunicare –il significato del parlante, ovvero il messaggio che vuole comunicare, che
spesso non coincide con il primo–. Un enunciato è un indizio codificato linguisticamente e la
codificazione necessita di un elemento di decodifica, ma occorre integrare il materiale linguistico
con il contesto, ovvero le coordinate spaziotemporali, cognitive e socioculturali in cui avviene lo
scambio comunicativo.
Combinando questi elementi, l’insieme dei processi che vengono messi in atto è di tipo
inferenziale. Per INFERENZA si intende un’operazione cognitiva che deriva da una conclusione
sulla base dell’informazione disponibile. La conclusione è nuova e plausibile ma non necessaria;
il risultato dell’inferenza pragmatica è il significato del parlante o un’ipotesi, in quanto non vi è
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Il rapporto pragmatica e cervello riguarda l’infrastruttura cognitiva che supporta la capacità di

adattare le parole al contesto d’uso e comunicare efficacemente. La neuro-pragmatica è l’area della neurolinguistica più recente.

1. La pragmatica della comunicazione umana

Un cervello pragmatico è in grado di utilizzare le parole per comunicare , la PRAGMATICA è l’uso

del linguaggio nella comunicazione. Le abilità pragmatiche si riferiscono alla conoscenza delle

regole di adattamento ottimale di una lingua al contesto sia linguistico che extralinguistico, entro cui la comunicazione ha luogo. La competenza pragmatica consente di comprendere il

messaggio comunicato dai parlanti al di là del significato letterale delle parole, negli aspetti

impliciti e non-letterali come metafore e ironie, e nella dimensione del discorso e della

conversazione.

1.1 Il MODELLO INFERENZIALE

Per integrare l’ informazione linguistica con quella contestuale e comprendere il messaggio che

si vuole comunicare (es.: “Quel tipo è uno squalo”), non bastano solo il vocabolario e la

grammatica. Alcuni pazienti in seguito a patologie neurologiche o psichiatriche perdono la

capacità di integrare l’espressione linguistica con il contesto in cui è usata, e quindi di comprendere gli scambi comunicativi.

La COMUNICAZIONE viene definita come un processo che coinvolge 2 dispositivi di trattamento

dell’informazione. Per trasmettere un messaggio la sorgente modifica l’ambiente fisico del

destinatario (nel caso di comunicazione verbale il parlante modifica l’ambiente acustico

dell’ascoltatore in modo che questo formuli pensieri simili a quelli del parlante). Sulla base della condivisione di uno stesso CODICE è possibile arrivare ad una stessa rappresentazione mentale,

stabilendo una corrispondenza tra i messaggi interni al soggetto (i pensieri o le rappresentazioni

mentali ) e i segnali esterni al soggetto (come le frasi di una lingua). Il parlante codifica i suoi

pensieri mediante le frasi della lingua e l’ascoltatore decodifica le frasi arrivando ad una

rappresentazione dei pensieri del parlante. Questa rappresentazione è conosciuta come “ MODELLO DEL CODICE ”. Anche il linguaggio tra animali funziona in questo modo (es.: la danza

delle api).

Tuttavia, questo modello non tiene conto del fatto che la comunicazione umana può trasmettere

messaggi il cui contenuto è IMPLICITO (“Vieni?” -> “Devo studiare”), INDIRETTO (“Fa freddo qui”

-> chiudere la finestra) o NON LETTERALE (“Quell’avvocato è uno squalo”). È necessario distinguere ciò che è detto –il significato letterale o convenzionale dell’enunciato–, da ciò che si

vuole comunicare –il significato del parlante , ovvero il messaggio che vuole comunicare, che

spesso non coincide con il primo–. Un enunciato è un indizio codificato linguisticamente e la

codificazione necessita di un elemento di decodifica, ma occorre integrare il materiale linguistico

con il contesto , ovvero le coordinate spaziotemporali, cognitive e socioculturali in cui avviene lo scambio comunicativo.

Combinando questi elementi, l’insieme dei processi che vengono messi in atto è di tipo

inferenziale. Per INFERENZA si intende un’operazione cognitiva che deriva da una conclusione

sulla base dell’informazione disponibile. La conclusione è nuova e plausibile ma non necessaria;

il risultato dell’inferenza pragmatica è il significato del parlante o un’ipotesi, in quanto non vi è

una garanzia assoluta che si converga nello stesso risultato! Questo è il motivo per cui nella

comunicazione umana esistono i fraintendimenti.

1.2. MASSIME, PERTINENZA, COSTI E BENEFICI

Secondo il PRINCIPIO DI COOPERAZIONE e le MASSIME CONVERSAZIONALI di GRICE , la

conversazione è un comportamento cooperativo e in quanto tale è governato da scopi condivisi

tra i partecipanti. Questo principio si articola in 4 massime, ovvero le regole che rispecchiano le

aspettative che un individuo può avere sul comportamento comunicativo del suo interlocutore:

  1. Massima di QUANTITÀ: apporta un contributo tanto informativo quanto richiesto dallo scambio linguistico in corso, non di più
  2. Massima di QUALITÀ: tenta di dare un contributo che sia vero; non affermare ciò che credi sia falso, né ciò per cui non hai prove adeguate
  3. Massima di RELAZIONE: sii pertinente
  4. Massime di MODO: sii ordinato nell’esposizione, evita di esprimerti in modo ambiguo, cioè oscuro e poco chiaro

Normalmente ci aspettiamo che un individuo si conformi alle massime; se le rispetta ciò ci

permette di creare le premesse per arrivare al significato del parlante, nei processi inferenziali.

Se una massima viene violata si ottengono effetti particolari -> le IMPLICATURE CONVERSAZIONALI

 La TEORIA DELLA PERTINENZA di SPERBER E WILSON (1995) rappresenta il modello teorico più condiviso nella pragmatica contemporanea: la cognizione umana è predisposta per trattare efficacemente l’informazione , cercando di massimizzare la pertinenza , quindi selezionando l’informazione che attirerà l’attenzione dell’individuo. La cognizione umana massimizza la pertinenza bilanciando gli effetti e i costi cognitivi.

 EFFETTO COGNITIVO: quanto quello stimolo è in grado di aumentare la nostra rappresentazione del mondo , formando nuove credenze o modificando quelle esistenti.  SFORZO COGNITIVO: richiesto dall’ elaborazione di uno stimolo.

Nell'interpretare l'enunciato dell'interlocutore, la nostra cognizione cercherà di selezionare l'informazione più pertinente , ovvero quella più rilevante per i nostri scopi (accrescere la rappresentazione del mondo, la conoscenza) seguendo un percorso di minimo sforzo. Es.: Le risposte indirette sono considerate pertinenti quando consentono di ottenere maggiori effetti cognitivi, permettendo di arricchire la nostra rappresentazione del mondo.

1.3 Il linguaggio NON LETTERALE O FIGURATO

Si intendono quei casi in cui il significato del parlante differisce dal significato convenzionale

trasmesso dalle parole. Questo tipo di linguaggio (molto usato nella comunicazione quotidiana) offre numerosi vantaggi, perché consente di comunicare più di ciò che si dice, con effetti sul

piano cognitivo, sociale ed emotivo.

Il significato letterale è scavalcato, l’enunciato acquisisce un significato convenzionale e nuovo

che un tempo era metaforico. Ogni lingua e cultura ha le sue.

 L’ IRONIA è un uso non letterale attraverso cui il parlante intende comunicare l’opposto di quello che le sue parole esprimono (‘effetto antifrastico rispetto al contenuto’). Per GRICE l’ironia era la manifestazione di un giudizio ostile o di un sentimento di indignazione o disprezzo. Mentre nella teoria della menzione ecoica di SPERBER E WILSON , l’oggetto dell’ironia è un pensiero o enunciato altrui che viene ripetuto (evocato ecoicamente), e rispetto al quale il parlante assume un atteggiamento critico.

Per arrivare al significato del parlante si inverte il significato letterale: si comunica l’opposto.

ATTI LINGUISTICI INDIRETTI , dove la forma dell’enunciato suggerisce un certo atto (domanda, asserzione, ecc.) ma il significato è differente. Il parlante intende ciò che dice ma anche di più. Es.: “Fa caldo qui” -> richiesta di aprire la finestra

1.4 Discorso e CONVERSAZIONE

La pragmatica non è solo andare oltre le parole ma oltre la stessa frase. Per DISCORSO si

intendono i vari eventi linguistici che si estendono oltre la singola frase, caratterizzati da un’ unità tematica e collocati in un contesto comunicativo sociale. Per comprendere un discorso

occorre conoscere gli aspetti grammaticali e lessicali della lingua e avere competenze

pragmatiche. Chi ascolta deve costantemente monitorare e ricordare ciò che viene detto

stabilendo relazioni fra le parti del discorso e attivare informazioni pertinenti rispetto al

contenuto, prelevandole dalla conoscenza di fondo e dalla situazione comunicativa specifica; deve costruire una rappresentazione del contesto di discorso (il modello ). Caratteristiche

distintive del discorso sono:

  1. COESIONE : cioè il grado di connessione degli elementi, ottenuta tramite espressioni che stabiliscono relazioni tra le parti del testo (‘componenti di superficie del discorso’). Gli elementi coesivi possono essere sia grammaticali –pronomi, avverbi, articoli, congiunzioni, ellissi, sostituzioni, particelle discorsive che esplicitano le relazioni (“ad esempio”, “quindi”, “allora”)– sia lessicali –ripetizioni o sinonimi (“quel ragazzo […] il giovane”)–.
  2. COERENZA : il modo in cui i concetti sono reciprocamente accessibili e rilevanti , formando un’ unità tematica. Si riferisce alla continuità generale della narrazione e alla sua organizzazione in un tutto unitario e integrato. Ciò permette di legare un’espressione a una antecedente, che non è esplicitamente menzionata ma che è identificabile inferenzialmente sulla base delle conoscenze! (Es.: “Antonio è uscito in bicicletta, è tornato a casa pieno di lividi” -> inferenza ponte: Antonio è caduto)

Quando il discorso include più persone ci sono delle regole che assicurano la fluidità e il buon

funzionamento della CONVERSAZIONE :

1) regolare il flusso delle informazioni in modo coeso e coerente 2) regolare quanto, quando e in che modo parlare 3) regole di informatività : massime griceane di quantità, qualità, modo e pertinenza 4) regole di avvicendamento dei turni : presa e gestione dei turni di parola, regolati sulla

base di aspettative riguardanti il comportamento dell'altro 5) regole degli scambi conversazionali , ovvero coppie adiacenti : saluto-saluto, domanda- risposta, offerta-accettazione o rifiuto 6) regole di cortesia , come l'uso di forme indirette per fare richieste e non imporsi sull'interlocutore (è richiesto uno sforzo inferenziale da parte dell’ascoltatore).

1.5 Dalla pragmatica alla neuro-pragmatica

Negli anni 2000 si è affermata la pragmatica sperimentale , cui scopo è quello di combinare le teorie da poltrona sulla pragmatica con la ricerca empirica proveniente dalla psicolinguistica, con

l’idea che quest’ultima possa offrire un supporto per rispondere a domande quali: come

computiamo le implicature? Quali sono le fasi di elaborazione del linguaggio non letterale? A che

età si acquisiscono le abilità pragmatiche?

Si rafforza poi la ricerca sul deficit pragmatico nella patologia, la pragmatica clinica. Recentemente sono nati studi di neuro-immagine su classici temi pragmatici come la

comprensione della metafora , dell’ ironia e del discorso narrativo. La ricerca sul rapporto tra

linguaggio e cervello include diversi metodi d’indagine: neuro-immagine, elettrofisiologia

(risposta a uno stimolo) e analisi cliniche sui pazienti (es.: osservazione delle correlazioni tra

comportamenti verbali e lesioni cerebrali).

Oggetto di studio della neuro-pragmatica sono ad esempio: linguaggio figurato, significati

indiretti, dimensione del discorso, tutte le parole o i proferimenti verbali che richiedono un

qualche adattamento al contesto e dipendono dal contesto, altri fenomeni come

presupposizione, deissi, implicature scalari, ecc.

Scopo ultimo della neuro-pragmatica è quello di descrivere l’architettura neuro-funzionale della pragmatica come sistema che supporta il comportamento comunicativo adeguato nei contesti

d’uso naturali. Per questo motivo deve tener conto di altre funzioni mentali oltre al linguaggio:

comunicare con efficienza significa condurre un comportamento complesso e finalizzato che

coinvolge la dimensione sociale dell’individuo. ToM e FE sono strettamente legate alle abilità

pragmatiche.

1.5.1 LA TEORIA DELLA MENTE (ToM) / MINDREADING

Occuparsi di pragmatica significa occuparsi di comunicazione, ovvero un’attività che

inevitabilmente riguarda la dimensione sociale dell’individuo. Gli individui possiedono una

cognizione sociale , ovvero una serie di abilità cognitive o processi che permettono loro di interagire con altri individui della stessa specie (es.: monitoraggio dello sguardo e

riconoscimento delle espressioni facciali). Per TEORIA DELLA MENTE si intende l’abilità di

attribuire stati mentali agli altri e ragionare sui propri, intendendo per stati mentali intenzioni,

sentimenti, credenze ed emozioni. Dal riconoscimento dell’ intenzione del parlante dipende il

successo dello scambio comunicativo. Comprendere significa passare attraverso inferenze , da ciò che il parlante dice a ciò che vuole dire, alla sua intenzione comunicativa. Lo scambio che

diventa più costoso quando il significato del parlante diverge dal significato letterale.

STRUMENTI DI VALUTAZIONE DELLE ABILITA' DI ToM:

colorata con un colore diverso (es.: blu scritto in rosso). Per svolgere bene il compito bisogna

inibire le risposte automatiche -> il risultato è un rallentamento dei tempi di risposta.

Anche la comunicazione è un'attività finalizzata alla buona riuscita dello scambio -> richiede

controllo e programmazione , capacità di elaborare sequenze di eventi e di cambiare punti di

vista a seconda dei personaggi della narrazione; servono quindi flessibilità, componenti

attentive, memoria di lavoro e meccanismi di inibizione.

2. Correlati neuro-anatomici e neuro-funzionali delle abilità pragmatiche.

2.1 Modelli NEUROBIOLOGICI del linguaggio

Lo studio del rapporto tra linguaggio e cervello inizia a fine ‘800 nell’ambito della NEUROLOGIA: i

neurologi sono i primi a parlare dei fondamenti neurali del linguaggio, basandosi

sull’associazione tra deficit linguistici, afasie, e lesioni celebrali.

Gli studi sul paziente Tan di BROCA hanno aperto la strada alla neuropsicologia del linguaggio: lesione alla parte posteriore del giro medio-inferiore frontale dell'emisfero sx (cioè la 3^

circonvoluzione frontale dell’emisfero sx) deficit di capacità espressiva -> deficit di capacità

espressiva

Altri studi fondamentali sono stati quelli di WERNICKE : lesione alla parte posteriore del giro

temporale superiore sx -> perdita dell’ immagine acustica della parola e deficit di comprensione

La RICERCA AFASIOLOGICA, e gli studi di GESCHWIND (1965), hanno portato all’elaborazione di

un modello di linguaggio fondato sui seguenti punti fondamentali:

  1. Il linguaggio è localizzato nell’emisfero sx del cervello
  2. Le regioni fondamentali per il linguaggio sono le aree di Broca e Wernicke, connesse da un fascio di fibre nervose detto fascicolo arcuato
  3. Nell’area di Broca si sviluppa la produzione , in quella di Wernicke la comprensione e il fascicolo arcuato supporta la ripetizione

Solo negli anni ’90 lo studio di questo rapporto si è evoluto grazie alle nuove tecniche di indagine

a disposizione, che hanno permesso di osservare la distribuzione dell’attività nell’interno del cervello, vivo e a lavoro. Grazie al fisiologo MOSSO e alle neuroimmagini tramite risonanza

magnetica funzionale ( fMRN ) si è scoperto che l’attività mentale è associata a un aumento del

flusso sanguigno. Quando il cervello svolge un compito cresce l’attività in specifiche regioni del

cervello, procurando una maggiore necessità di glucosio e ossigeno. Il flusso sanguigno diventa il

marcatore dell'attività neurale e consente di individuare le aree attivate durante un compito e le funzioni cognitive localizzate in quelle aree.

La fMRN ha portato a una radicale revisione del modello classico. Nuovi modelli basati sul

metodo sottrattivo e si è proceduto a distinguere vari aspetti del linguaggio quali sintassi,

semantica, ecc.

Così sappiamo che l’ AREA DI BROCA è fondamentale per tutte le funzioni linguistiche ma in particolare custodisce le regole grammaticali per ordinare le parole e costruire le frasi, mentre

l’ AREA DI WERNICKE è responsabile della rappresentazione verbale dei concetti e delle parole a

essi associate. È un sistema complesso che gestisce il vocabolario, non incapsulato in un’area

specifica, ma distribuito in alcune regioni del lobo temporale. Queste regioni non agiscono come centri isolati, ma si scambiano informazioni attraverso fasci di fibre per elaborare forma, uso e

suono.

 La ‘risonanza magnetica con tensore di diffusione’ è in grado di ricostruire le direzioni dei fasci di fibre (la sostanza bianca) e di mapparla tridimensionalmente –trattografia. Il linguaggio passa su 2 fasci di fibre che connettono le aree di Broca e Wernicke e si scambiano informazioni:

  1. VIA DORSALE: coinvolta nei processi sintattici complessi, nell’analisi delle parole (come sono disposte le parole in base ad un sistema grammaticale)
  2. VIA VENTRALE, che passa lungo il lobo temporale fino alla regione di Broca: analizza i suoni del linguaggio e ne estrae il significato

Il sistema a 2 vie è connesso a sua volta ad altri sistemi non linguistici: si interfaccia con la

corteccia motoria, uditiva e visiva (per articolazione, riconoscimento suoni e lettura); inoltre si

interfaccia con regioni che si occupano della mentalizzazione (ToM) e con regioni che

organizzano le FE (filtro del contesto, inibizione informazioni irrilevanti, gestione flessibile dei concetti).

2.2 L’ipotesi emisferica destra

Secondo il KANDEL , il manuale di neuroscienze nella 4^ edizione del 2000, gli aspetti del

linguaggio che dipendono dal contesto (quindi l’architettura neurale della pragmatica) sono elaborati nell’emisfero dx, mentre il sx elabora gli aspetti formali del linguaggio! Ma nella 5^

edizione del 2012, appannaggio dell’emisfero dx resta solo la prosodia, mentre il sostrato

neurale delle abilità pragmatiche non è localizzato solo nel dx -> gli autori del volume hanno

ritenuto che ci fossero prove sufficienti per abbandonare la teoria dell’emisfero dx. Il

GAZZANIGA ha introdotto per la prima volta un capitolo relativo alla neuro-pragmatica dove forniscono una versione delle abilità pragmatiche, legate al contesto e alla mentalizzazione,

come distribuite su entrambi gli emisferi!

Da dove nasceva l’ipotesi emisferica dx? La pragmatica non nasce insieme alla ricerca sugli altri

aspetti del linguaggio: nell’epoca degli studi di afasiologia del 1800 non c’è traccia di ricerca sulle

abilità e sui deficit pragmatici in quanto solo in tempi recenti (negli anni ’80) è stata definita la pragmatica. Inoltre, i primi casi si concentravano solo su pazienti con lesioni celebrale dx ,

contribuendo alla formazione dell’ipotesi emisferica dx come locus della abilità pragmatiche.

Nel 1977 WINNER E GARDNER confrontano l’abilità di comprendere metafore di pazienti con

lesione dx (non afasici), e con lesione sx (afasici), somministrando un compito di associazione

frase-figura. -> i pazienti con lesioni dx nel 40% dei casi sceglievano la figura letterale, mentre tra i pazienti con lesioni sx solo il 10-20%. Questo studio portò alla conclusione che l’ emisfero dx è

fondamentale per apprezzare gli aspetti estetici del linguaggio, tipo le metafore! -> Il deficit

manifestato da pazienti con lesioni all’emisfero dx, cioè le difficoltà di interpretazione del

linguaggio non letterale, venne definito afasia pragmatica o apragmatismo.

 Ipotesi di un diverso sistema di elaborazione del linguaggio per i 2 emisferi: quello dx opera secondo una modalità semantica grossolana e attiva, seleziona e integra gli elementi

Secondo una definizione della neuro-immagine, la metafora è un’analisi combinata di

informazioni quantitative, ottenute da 24 studi metanalitici (cioè studi indipendenti sullo stesso fenomeno). Il paradigma sperimentale (sebbene gli studi siano stati apportati su diverse lingue)

è simile e si basa sul confronto di coppie di stimoli , uno metaforico e uno letterale , somministrati

in modalità visiva e con un compito di controllo.

Gli stimoli vengono costruiti a partire da un unico insieme di parole target (es.: squalo), ognuna

con un associato letterale (es.: pesce) e uno metaforico (es.: avvocato). Le parole sono inserite all’interno di una struttura sintattica identica (es.: Sai cos’è quel pesce? Sai cos’è

quell’avvocato?), per poter attribuire la differente risposta cerebrale a linguaggio letterale o a

quello figurato. Dopo la presentazione di ciascun simbolo comparivano sullo schermo 2 aggettivi

e ai partecipanti era richiesto di scegliere quello più adatto semanticamente allo stimolo

precedente.

Il compito aveva il duplice scopo di garantire il mantenimento dell’attenzione da parte dei

partecipanti e di simulare una comprensione naturalistica della metafora.

 La comprensione delle frasi metaforiche rispetto a quelle letterali produce attivazioni cerebrali maggiori in entrambi gli emisferi: il giro frontale inferiore dx ( area di Broca legata al linguaggio; BA 44-45) si attiva insieme alla controparte di dx nello svolgimento di compiti linguistici di alto livello, dove occorre costruire un modello del discorso integrando informazioni dalle conoscenze di sfondo con informazioni nel contesto linguistico! Nel caso di un contesto linguistico neutro, invece, si attivano “solo” le aree del giro frontale inferiore dx , impegnato nell’unificare le conoscenze del mondo e le informazioni del discorso. Vi sono poi attivazioni a livello della corteccia : il giro frontale medio di dx (BA9) e la corteccia cingolata anteriore che sono spesso riportate in compiti che coinvolgono l’attenzione e le funzioni esecutive (come il test di Stroop o la metafora, perché è necessario filtrare il contesto trattenendo solo le informazioni rilevanti ). Infine, ci sono attivazioni bilaterali posteriori e parietali, in regioni adiacenti alla parte posteriore del solco temporale superiore di dx (BA22 e 39): aree implicate in compiti di attribuzione di stati mentali, quindi di ToM (come la metafora, perché comporta un processo di riconoscimento dell’intenzione comunicativa e il raggiungimento del significato del parlante attraverso meccanismi inferenziali). Dagli studi di metanalisi di RAPP e colleghi (2012) emerge che la comprensione della metafora

coinvolge un network neurofunzionale :

  1. regioni deputate a processi linguistici di alto livello, per l’integrazione delle conoscenze di sfondo con informazioni del discorso ) -> aree frontali bilaterali
  2. regioni deputate a processi di selezione delle informazioni pertinenti e di inibizione di stimoli non pertinenti -> aree prefrontali dorso laterale e giro del cingolo
  3. regioni deputate a processi di lettura della mente, non prettamente linguistici -> regioni del lobo temporale superiore e giro angolare

 PROCESSO DI PRODUZIONE DELLA METAFORA:

ARISTOTELE : la buona metafora è segno di genio, non imparata da altri.

Ricercatori odierni come BENEDEK e colleghi sulla produzione di metafore:

Presentazione di frasi con un aggettivo tra parentesi Compito: una condizione chiede un sinonimo per l'aggettivo tra parentesi, l'altra condizione chiede un’ espressione metaforica per lo stesso

Risultato: nella condizione di produzione dell'espressione metaforica si è attivato fortemente il giro angolare di sx (attivato anche nella comprensione) e la corteccia prefrontale dorso-mediale Ipotesi: si suggerisce che il network neurofunzionale per la metafora possa essere SOVRAMODALE, ossia responsabile sia per la produzione, sia per la comprensione della metafora!

2.5 La carriera delle metafore (processo di CONVENZIONALIZZAZIONE ) e i CORRELATI SENSORI-MOTORI

Le espressioni metaforiche nascono come nuove ma con l’uso entrano nel dizionario mentale e il

loro significato viene a far parte delle nostre conoscenze diventando familiare , rispecchiandosi

sui processo neurali. Riconoscere una metafora nuova impatta sui meccanismi cerebrali in modo diverso rispetto al recupero di una metafora. Nei test i risultati hanno evidenziato che le

metafore non familiari generavano una risposta maggiore a livello delle regioni temporali

posteriori bilateralmente -> è dunque possibile che la FAMILIARITÀ agisca, determinando

maggiori costi nell’inferire le intenzioni comunicative quando la metafora non è convenzionale

Un approccio diverso è quello di MASHAL E FAUST (2009): hanno tentato di velocizzare il

processo di familiarizzazione al fine di misurarne gli effetti prodotti sui processi cognitivi.

  1. Metodo: si presentano espressioni figurate in 2 sessioni sperimentali a distanza di 30 minuti, non utilizzando frasi ma 4 tipi diversi di coppie di parole : metafore nuove (“freddo solitario”), metafore convenzionali (“campo visivo”), espressioni letterali (“notizia giornaliera”) e coppie di parole non correlate e senza senso (“negozio rullante”). Veniva chiesto di giudicare se la coppia avesse senso o meno sfruttando la tecnica dell’ EMICAMPO VISIVO : l’emicampo visivo dx proietta all’emisfero sx e viceversa; perché manipolare il campo visivo in cui viene presentato uno stimolo può fornire informazioni sulla lateralizzazione dei processi cognitivi.
  2. Risultati: l’elaborazione nell’emisfero dx o sx non sembra fare la differenza quando le metafore sono già note vs mentre una metafora nuova è elaborata più facilmente dall’ emisfero dx

 L’elaborazione della metafora coinvolge PROCESSI SENSORI-MOTORI -> EMBODIMENT, MENTE INCARNATA! È un’ipotesi nata con la linguistica cognitiva che pone enfasi sulle operazioni cognitive alla base

della metafora. La metafora rappresenta un ponte tra concetti, istituendo una corrispondenza tra un concetto concreto e familiare (es.: calore) e uno astratto più difficile da rappresentare

(es.: rabbia). -> “Esplodere dalla rabbia”: rabbia vista come ‘un fluido caldo compresso in un

contenitore’.

Tale prospettiva trova conferma nell’attivazione del SISTEMA SENTORI-MOTORIO per la sua

comprensione. La ricerca in questa direzione ha preso forma su impulso della scoperta dei NEURONI A SPECCHIO: una popolazione di neuroni (scoperta negli anni ’90 dal gruppo di ricerca

di RIZZOLATTI ) nella corteccia ventrale premotoria delle scimmie, che reagisce quando il

soggetto compie un’azione, ma anche quando osserva la stessa azione compiuta da un altro

individuo.

esaminare, le attivazioni si estendevano verso una superficie mediale del cervello e diventavano

bilaterali (dalla frase al testo).

Poi sono stati studiati i processi specifici che consentono di organizzare il discorso, tra cui

COERENZA (unità tematica della storia) e COESIONE (legami tra le frasi). La comprensione di un

testo si basa anche su aspetti quali la dimensione spazio-temporale, le azioni e intenzioni dei

personaggi. -> La corteccia prefrontale dorso-mediale monitora i personaggi + La giunzione

temporo-parietale simula il punto di vista dei personaggi e le loro intenzioni, generando aspettative sul prosieguo della storia

2.8 Il nodo temporo-parietale e il modello SCALED

La giunzione temporo-parietale occupa la parte inferiore del lobo parietale inferiore ed è la

continuazione dei giri temporali medi e superiori nel lobo parietale. È composta dal giro angolare (BA39) e dal giro sopramarginale (BA40).

La posizione di LURIA vede nella giunzione un sistema in grado di costruire una rappresentazione

unitaria di diversi stimoli. GESCHWIND riteneva che si trattasse di una regione con la capacità di

integrare informazioni di tipo diverso, provenienti da diversi canali sensoriali (in grado di

convertire l’info visiva con quella acustica). Studi recenti confermano che i soggetti bilingue e i lettori assidui mostrano una maggior densità della sostanza grigia nel giro angolare soprattutto

di sx.

Il ruolo del giro angolare nel supportare il linguaggio non è limitato alla scrittura e al

letteralismo. È stato dunque proposto che si tratti di una regione che svolge un’elaborazione

semantica di alto livello, capace di integrare la parola con il contesto d’uso. È quindi attivata in vari compiti pragmatici, come nella comprensione o nella produzione (ricerca creativa di nuovi

significati) della metafora. Il coinvolgimento è stato riscontrato anche in compiti che prevedono

operazioni cognitive di livello superiore come la cognizione spaziale , il ragionamento , il recupero

della memoria e la cognizione sociale (es.: il ragionamento sugli stati mentali altrui, ovvero la

ToM). Questa regione risponde se si tratta di elaborare pensieri e credenze dell’altro, ma non se si tratta di riconoscerne caratteristiche fisiche o soggettive, come fame o stanchezza.

Negli studi di BARA nella pragmatica cognitiva, il sistema per la comprensione delle intenzioni

altrui distingue tra:

  1. Intenzioni INDIVIDUALI, che coinvolgono la giunzione temporo-parietale dx e il precuneo
  2. Intenzioni SOCIALI PROSPETTICHE (fare qualcosa per qualcun altro), che coinvolgono la giunzione temporo-parietale dx , il precuneo e il paracingolo anteriore
  3. Intenzioni COMUNICATIVE, che coinvolgono tutte le regioni menzionate

La giunzione temporo-parietale sarebbe bilateralmente coinvolta quando si tratta di riconoscere l ’intenzionalità comunicativa. Si ritiene che la giunzione sia un nodo, un hub cruciale su cui

convergono attenzione , memoria , linguaggio ed elaborazione di aspetti sociali. Inoltre, è al

centro di una ricca connettività anatomica, essendo in contatto con regioni frontali, temporali e

mediali. È collegata anche con il network perisilviano del linguaggio.

Descrizione dell’autonomia del fascicolo arcuato grazie alle tecniche del DTI -> si è appreso che

la connessione tra le regioni di Broca e Wernicke è più complessa. Esse sono collegate

direttamente dal fascicolo arcuato classico , ma anche indirettamente tramite 2 segmenti, uno

anteriore e uno posteriore, che passano per il lobo parietale :

  1. VIA VENTRALE : connette la regione inferiore del lobo temporale con la sua porzione posteriore (area di Wernicke); supporta i processi lessicali e semantici
  2. VIA DORSALE : connette area di Broca con area di Wernicke; supporta i processi sintattici

Una 3^ via del linguaggio a complemento delle connessioni ventrali e dorsali che supportano i

processi lessicali-semantici e sintattici sarebbe quella del sistema TEMPORO-PARIETALE , necessario per elaborare gli aspetti sociali e pragmatici del linguaggio.

 L'ipotesi delle tre vie è alla base di un modello dello sviluppo del linguaggio su base filogenetica e ontogenetica, che vede la 3^ via come l’ultimo livello di competenza linguistica. Le competenze pragmatiche non sono mature fino all’adolescenza proprio perché questa regione continua a crescere -> la capacità di comprensione della metafora e del linguagio indiretto non è completa fino all’età di 11-13 anni!

Il MODELLO SCALED ( SOCIAL COMMUNICATON AND LANGUAGE EVOLUTION AND

DEVELOPMENT ) pone:

 La PRAGMATICA supportata dalle connessioni temporo-parietali del fascicolo arcuato , al

livello più alto dello sviluppo ontogenetico e filogenetico del linguaggio (LIVELLO 5)

 Il livello SINTATTICO supportato dalla via dorsale (LIVELLO 4)

 Il livello SEMANTICO supportato dalla via ventrale (LIVELLO 3)

 La connessione fronto-parietale e una connessione che riguarda la corteccia frontale

dorso-mediale , supportano gli aspetti più basici dell’intenzionalità comunicativa, come il

riconoscimento di azioni e di agenti informativi (LIVELLO 2 e 1)

 Regioni cerebrali cruciali per l’elaborazione pragmatica:

  1. Il giro frontale inferiore bilaterale , per il monitoraggio del contesto del discorso
  2. La corteccia prefrontale dorso-mediale , si occupa di aspetti legati alla coerenza del discorso
  3. La giunzione temporo-parietale , che ricava il significato dal parlante; nodo cruciale deputato ai processi di integrazione e di inferenza a partire dai diversi elementi linguistici e contestuali che compongono il messaggio dell’interlocutore 3. NEUROCRONOMETRIA dei processi pragmatici

3.1 Tempi di reazione e significati non letterali

segnale viene campionato a intervalli di pochi millisecondi e trasmesso a bioamplificatori che

convertono l’informazione elettrica, i volt , in segnale digitale. Per ottenere informazioni sull’elaborazione cerebrale di uno stimolo occorre:

  1. individuare sull’EEG l’esatto istante in cui è presentato lo stimolo
  2. mediare tra loro un gran numero di segmenti di EEG (le EPOCHE ) relativi alla risposta allo stimolo
  3. sottrarre l’attività casuale non legata all’evento di interesse
  4. ripetere gli stimoli riguardanti lo stesso evento cognitivo

Il risultato di queste operazioni ci porterà a ottenere una configurazione di attività neurale

associata temporalmente all’evento in questione , ovvero il POTENZIALE CEREBRALE EVOCATO

DALLO STIMOLO/CORRELATO , che si presenterà come un’onda. La forma dell’onda ha picchi (polarità positiva) e avvallamenti (polarità negativa) a determinati intervalli di tempo.

 Studio di potenziali evento correlati legati al riconoscimento di parole:

  1. presentare di ampio numero di parole durante l'eeg
  2. individuare la finestra temporale relativa al momento di presentazione parola
  3. fare la media delle risposte registrate
  4. comparare la risposta neurofisiologica in diverse condizioni (es.: tra parole e non parole) -> da questo confronto si ricavano informazioni sui diversi tempi di risposta neurofisiologica 1° studio dei PEC legati al linguaggio: studio dell' ANOMALIA SEMANTICA del 1980, HILLYARD ->

confronto della risposta cerebrale rispetto a 2 frasi, presentate visivamente per ottenere l’ancoraggio temporale preciso :

  1. Gianni ha mangiato pane con calze
  2. Gianni ha mangiato pane con miele Risposta cerebrale alla frase 1. -> Deflessione negativa sugli elettrodi centro-parietali 400ms dopo la visione dello stimolo ( N400! ), dovuto all'elaborazione semantica della parola rispetto al

contesto.

Il comportamento dell'N400 è graduale , la sua ampiezza aumenta con l'imprevedibilità della parola -> più la parola è anomala dal punto di vista semantico, più la N400 è ampia; meno la parola è adatta al contesto, più la N400 è ampia (vedi test di probabilità di chiusura di una frase , con la parola più adatta l’N400 è meno ampia, con quello meno adatta l’N è più ampia).  L’N400 è sensibile sia all' anomalia semantica di una parola, sia al suo grado di appropriatezza al contesto -> se la parola è congruente o adatta al contesto, allora l’N400 è ridotta. N400 è un Potenziale Evento Correlato e misura la risposta cerebrale allo stimolo in termini di:

tempo dalla ricezione dello stimolo e tipo di aspettative sullo stimolo, quanto è congruente e

adatto al contesto.

 La P600 misura la risposta cerebrale ad anomalie o parole inattese a livello sintattico e si presenta 600ms dopo la presentazione dello stimolo. I primi studi a riportare l'effetto P contenevano violazioni grammaticali (es.: accordo soggetto-verbo o violazione tempi verbali). L'onda è positiva in quanto indica lo sforzo di integrazione a livello sintattico della frase e di riparazione, necessari a correggere l'errore e rianalizzare la frase.

La NEUROCRONOMETRIA dei processi di comprensione include due fasi misurate da N400 e

P600:

  1. N400 = fase di integrazione della parola nel contesto
  2. P600 = fase di elaborazione della struttura sintattica È stato osservato un effetto P600 anche per anomalie di tipo semantico (es.: “il giavellotto ha

tirato gli atleti” -> grammaticalmente corretta ma semanticamente anomala). Non si verifica la N400 per un effetto che viene chiamato ILLUSIONE SEMANTICA, che genera una momentanea

illusione di adeguatezza semantica (confermata dall'assenza di N400). -> si ipotizza che N400 si

manifesti quando l'anomalia riguarda la semantica del singolo elemento, quando invece riguarda

l'interpretazione globale della frase, si manifesta P600.

3.3 il contesto in tempo reale: N400 e le aspettative

La N400 è legata al recupero della parola e la sua integrazione nel contesto. Il contesto

pragmatico include la frase ma anche gli elementi del discorso , le conoscenze dei parlanti, le loro

intenzioni, ecc.

Verso la fine degli anni ‘90 è stato inaugurato un filone di ricerca che ha portato il focus degli studi con ERP sul contesto del discorso. Dati presi da un esame mostrano che, le aspettative

costruite dai parlanti durante il processo di comprensione linguistica, scavalcano i confini della

frase e riguardano la dimensione del discorso nel suo complesso. La N400 è quindi sensibile alle

aspettative nel contesto del discorso, e ai processi di elaborazione e di comprensione. La

componente N400 risponde anche alla modulazione del contesto extralinguistico, inclusi elementi come le caratteristiche del nostro interlocutore e le nostre conoscenze sul mondo.

 Esperimento di NIEUWLAND e VAN BERKUM , 2006:

  1. Uso di storie di fantasia con personaggi inanimati secondo le conoscenze semantico-lessicali (probabili), che poi diventano animati e si comportano come persone (improbabili). Presentazione di 2 frasi decontestualizzate: 1. La nocciolina era salata
  1. La nocciolina era innamorata

-> In 1. N400 è più ridotto, in 2. è più ampio, perché difficile da integrare

  1. Presentazione delle stesse 2 frasi precedute da un contesto di fantasia con personaggi inanimati che si comportano come animati -> in questo caso N400 era più ampia per ‘nocciolina salata’ che per quella ‘innamorata’, questo perché la N400 è più sensibile alle aspettative del discorso , tale da superare anche quelle della frase singola.

L’effetto N400 risente dunque della modulazione della semantica della parola , delle aspettative

semantiche del contesto della frase, delle aspettative del contesto discorsivo linguistico

precedente , ma pure del contesto extralinguistico , come le caratteristiche dell'interlocutore e le nostre conoscenze sul mondo!

Confronto tra i risultati dei 2 esperimenti: con un contesto più ricco si riduce l'ampiezza di N

  • la P600 effetto positivo nelle frasi metaforiche indica il raggiungimento della costruzione di un'ipotesi sul significato (inferenza) veicolato dalla metafora.

Esperimenti sulla METONIMIA ( SCHUMACHER , 2011) hanno prodotto risultati simili a quelli della

metafora, in quanto entrambe sono un uso non letterale del linguaggio. La metonimia si basa su

un rapporto di contiguità : ci si riferisce ad un concetto usando una sua proprietà o un altro concetto ad esso associato (es.: una parte per il tutto, il materiale per l’oggetto, un

abbigliamento per la categoria, ecc.)

1° esperimento - contesto di supporto: uso di frasi referenziali con metonimie non convenzionali

  1. “Il dottore chiese all'infermiere: chi ha chiamato così presto? È stata l'epatite (al posto di

‘paziente con l'epatite’), ma il contesto permette la comprensione.

  1. Frase di controllo con espressione referenziale letterale: “Chi ha chiamato così presto? È stato

il terapista”

→ Potenziale Evento Correlato : mostra una deflessione positiva P600/800 per la condizione

metonimica rispetto a quella di controllo vs nessuna differenza per N400 (il contesto supportivo

favorisce sia l'integrazione della parola nel contesto, sia il livello di interpretazione del significato effettivamente inteso)

2° esperimento - contesto neutro:

uso delle stesse frasi del primo a cui è stato tolto il contesto di supporto (al posto di dottore e

infermiere, uso dei nomi propri) -> mancano indizi contestuali per tradurre la metonimia (l’epatite del paziente). Anche la condizione di controllo conteneva il contesto neutro con nomi

propri.

Potenziale Evento Correlato: mostra un effetto N400 più ampio per gli usi metonimici vs P600 più tardiva

Conclusioni: N400 risponde agli sforzi di integrazione della parola nel contesto e quindi è più

sollecitata quando la parola è usata in modo figurato , si riduce quando il contesto è più ricco.

P600 riflette il raggiungimento dell'interpretazione , il suo valore riflette lo scarto tra significato

letterale e significato comunicato.

L'accesso al significato figurato è dunque diretto o passa per l'elaborazione del significato

letterale? -> esperimenti di registrazione dei potenziali evocati con priming mascherato

Tecnica del PRIMING SEMPLICE:

Lo stimolo target è preceduto dallo stimolo prime (esposizione a stimolo) per verificare l'effetto del prime sul target. Si usa questa tecnica perché si crede che l'esposizione precedente a uno

stimolo linguistico influenzi il successivo comportamento verbale, come il riconoscimento di

parole o la produzione di parole.

Per studiare l' accesso lessicale ( riconoscimento di parole ) si presentano gli stimoli , parole

esistenti (“gatto”) e parole inesistenti ma fonologicamente accettabili (“gulco”) -> si domanda ai partecipanti se la parola esiste o meno. Gli stimoli vengono preceduti da parole prime che

possono essere relate o meno alla parola target. I differenti tempi di risposta alla parola target a

seconda del prime, ci danno informazioni sui tempi di accesso lessicale, ovvero di

riconoscimento della parola.

Parola target (“gatto”) - prime relato (“cane”) -> tempi di risposta di accesso lessicale più brevi: la parola gatto è rappresentata vicino alla parola cane.

Tecnica del PRIMING MASCHERATO ( WIELAND ) :

Il prime viene presentato per un periodo brevissimo e preceduto da una maschera percettiva

(come una sequenza di cancelletti ####) -> i soggetti non sono consapevoli del prime , troppo

rapido, che tuttavia influenza il comportamento sul target. In questo modo però è possibile indagare le fasi precoci dell'accesso lessicale.

Si è verificato se, somministrando priming mascherati associati col significato letterale (es.:

proprietà fisiche del concetto letterale di “iene”, per esempio “peloso”), il dato fungesse da

facilitatore o da ostacolo per la comprensione della metafora (es.: “Quei politici sono iene”). In

un altro esperimento non veniva usato alcun prime.

  1. Se esiste prima la fase di elaborazione del significato letterale della metafora, allora il prime

(che è legato al significato letterale della parola) facilita l'accesso lessicale -> N400 più ridotta

  1. Se si arriva direttamente al significato figurato, allora la parola prime rappresenta un ostacolo

e quindi uno sforzo -> N400 più ampia rispetto al test senza prime

Confronto tra le risposte di 24 soggetti sottoposti al test senza priming e le risposte di 25 soggetti sottoposti al test con priming ->

  1. condizione di riconoscimento della metafora senza priming: risposta bifasica , cioè una N400 + una P tardiva ( late positive component ) che si attesta tra 700 e 900 millisecondi -> segno della difficoltà di interpretare il significato non letterale
  2. condizione di riconoscimento della metafora con priming: il prime riduce la N400 , la cui ampiezza diventa simile a quella riportata per le frasi letterali

 La comprensione della metafora passa prima per una fase in cui gli elementi letterali hanno un peso e un ruolo funzionale nel processo di elaborazione -> a favore del Modello Standard di comprensione della metafora.

3.5 La P600 come firma dell’INTERPRETAZIONE pragmatica

N400 è frutto dell’accesso lessicale in relazione al contesto, mentre la P600 sembra rappresentare la vera interpretazione pragmatica. P600 si può manifestare in assenza di N400, in

quei casi cioè in cui il significato pragmaticamente arricchito dal contesto e il significato letterale

producono le stesse aspettative

Elaborazione delle espressioni idiomatiche quando possono essere usate in senso letterale e il

contesto è fondamentale per discriminare il significato:

  1. condizione IDIOMATICA: frase inserita in contesto figurato (“stringere i denti in