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Sintesi libro 'Sicurezza Globale', Sintesi del corso di Politica Internazionale

Riassunto completo del libro Sicurezza Globale

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

In vendita dal 23/09/2019

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ilaria-manganiello 🇮🇹

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SICUREZZA GLOBALE
INTRODUZIONE
Attualmente, gli studi sulla sicurezza sono una disciplina diversa da quella degli studi strategici.
Due elementi chiave che hanno contribuito a cambiare il concetto di sicurezza: globalizzazione e
sgretolamento del sistema bipolare dopo la Guerra Fredda. Da una visione statica e unidirezionale delle
minacce, si è passata a una visione multiforme e multidimensionale. E questo ha spinto gli studiosi di affari
internazionali ad aggiornare i propri strumenti di analisi.
La globalizzazione ha comportato una articolazione più complessa delle minacce alla sicurezza. Il ‘nesso
globalizzazione-sicurezza’ si caratterizza per il progressivo confondersi dei livelli interno ed esterno nelle
scelte e nelle politiche di sicurezza. Perché la globalizzazione è un fenomeno di contrazione del mondo, e
quindi coincide con fenomeno di erosione delle frontiere e delle dimensioni spazio-temporali. E allo stesso
tempo è un processo di ‘estensione dei confini’ e indebolimento degli stessi, per cui le attività politiche
avvengono in spazi dilatati e diversificati.
Questo ha spinto gli studiosi a dilatare e approfondire il loro campo di indagine:
dilatare l’interesse per le minacce di tipo non militare, come la povertà e il degrado ambientale
approfondire si riferisce al moltiplicarsi dei referent objects
le questioni di sicurezza allora si estendono fino a comprendere azioni o eventi che minacciano di degradare
la qualità della vita degli abitanti di uno stato o in generale il welfare dello stato.
Il punto più alto di analisi di questo processo è stato raggiunto con la ‘scuola di Copenaghen’, che ha
elaborato una visione olistica, multidimensionale e densa del problema della sicurezza nazionale, legando
insieme tre livelli di analisi (individuo, stato, sistema internazionale).
I soggetti la cui sicurezza è a rischio non sono più solo gli stati, ma anche attori non statali, principi, uno
specifico ordine sociale o la natura.
Securization la sicurezza non è tanto la diretta conseguenza di una minaccia oggettiva, quanto il risultato di
un’interpretazione di tale minaccia. Qualunque issue pubblica può nel tempo svilupparsi e diventare
argomento di analisi sulla sicurezza/minaccia.
Human security comprende sia la sicurezza fisica in senso proprio, sia quella economico-sociale e politico-
civile. Approccio che pone al centro l’individuo, e non lo stato. Sviluppata originariamente dalle Nazioni
Unite, il concetto è stato poi ampliato da Jorge Nef, che la caratterizza con cinque dimensioni:
sicurezza fisica, ambientale e personale
sicurezza economica
sicurezza sociale (libertà da ogni forma di discriminazione in base a età, sesso, etnia o stato sociale)
sicurezza politica
sicurezza culturale
1. STATI FRAGILI E NARCO-STATI
Uno dei timori principali è che il collasso delle strutture statali venga sfruttato da attori come criminalità
organizzata, insorti o terroristi, alimentando caos e instabilità a livello internazionale.
Il percorso storico che ha portato alla creazione della realtà statuale è stato tutt’altro che lineare, con
profonde differenze tra contesti geografici e culturali.
La nozione di stato fragile ha acquisito maggiore importanza dopo la fine della Guerra Fredda. Ma è stata
principalmente la ‘guerra al terrore’ a porre al centro dell’agenda politica, mediatica e accademica, gli stati
falliti in quanto possibile rifugio di organizzazioni terroristiche.
National Security Strategy (Bush 2002), Strategia europea per la sicurezza SES (2003) sottolineano
entrambe come i fragile states rappresentino una delle sfide principali alla sicurezza globale.
STATI FRAGILI E STATI FALLITI: IL DIBATTITO CORRENTE
Il Concetto Strategico (NATO 2010) ritiene gli stati falliti come una delle principali minacce per l’Alleanza.
L’evoluzione stessa della politica estera e di difesa dell’UE testimonia il suo impegno in operazioni che
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SICUREZZA GLOBALE

INTRODUZIONE

Attualmente, gli studi sulla sicurezza sono una disciplina diversa da quella degli studi strategici. Due elementi chiave che hanno contribuito a cambiare il concetto di sicurezza: globalizzazione e sgretolamento del sistema bipolare dopo la Guerra Fredda. Da una visione statica e unidirezionale delle minacce, si è passata a una visione multiforme e multidimensionale. E questo ha spinto gli studiosi di affari internazionali ad aggiornare i propri strumenti di analisi. La globalizzazione ha comportato una articolazione più complessa delle minacce alla sicurezza. Il ‘nesso globalizzazione-sicurezza’ si caratterizza per il progressivo confondersi dei livelli interno ed esterno nelle scelte e nelle politiche di sicurezza. Perché la globalizzazione è un fenomeno di contrazione del mondo, e quindi coincide con fenomeno di erosione delle frontiere e delle dimensioni spazio-temporali. E allo stesso tempo è un processo di ‘estensione dei confini’ e indebolimento degli stessi, per cui le attività politiche avvengono in spazi dilatati e diversificati. Questo ha spinto gli studiosi a dilatare e approfondire il loro campo di indagine: dilatare l’interesse per le minacce di tipo non militare, come la povertà e il degrado ambientale approfondire si riferisce al moltiplicarsi dei referent objects le questioni di sicurezza allora si estendono fino a comprendere azioni o eventi che minacciano di degradare la qualità della vita degli abitanti di uno stato o in generale il welfare dello stato. Il punto più alto di analisi di questo processo è stato raggiunto con la ‘scuola di Copenaghen’ , che ha elaborato una visione olistica, multidimensionale e densa del problema della sicurezza nazionale, legando insieme tre livelli di analisi (individuo, stato, sistema internazionale). I soggetti la cui sicurezza è a rischio non sono più solo gli stati, ma anche attori non statali, principi, uno specifico ordine sociale o la natura. Securization la sicurezza non è tanto la diretta conseguenza di una minaccia oggettiva, quanto il risultato di un’interpretazione di tale minaccia. Qualunque issue pubblica può nel tempo svilupparsi e diventare argomento di analisi sulla sicurezza/minaccia. Human security comprende sia la sicurezza fisica in senso proprio, sia quella economico-sociale e politico- civile. Approccio che pone al centro l’individuo, e non lo stato. Sviluppata originariamente dalle Nazioni Unite, il concetto è stato poi ampliato da Jorge Nef, che la caratterizza con cinque dimensioni:

  • sicurezza fisica, ambientale e personale
  • sicurezza economica
  • sicurezza sociale (libertà da ogni forma di discriminazione in base a età, sesso, etnia o stato sociale)
  • (^) sicurezza politica
  • sicurezza culturale
    1. STATI FRAGILI E NARCO-STATI Uno dei timori principali è che il collasso delle strutture statali venga sfruttato da attori come criminalità organizzata, insorti o terroristi, alimentando caos e instabilità a livello internazionale. Il percorso storico che ha portato alla creazione della realtà statuale è stato tutt’altro che lineare, con profonde differenze tra contesti geografici e culturali. La nozione di stato fragile ha acquisito maggiore importanza dopo la fine della Guerra Fredda. Ma è stata principalmente la ‘guerra al terrore’ a porre al centro dell’agenda politica, mediatica e accademica, gli stati falliti in quanto possibile rifugio di organizzazioni terroristiche. National Security Strategy (Bush 2002), Strategia europea per la sicurezza SES (2003) sottolineano entrambe come i fragile states rappresentino una delle sfide principali alla sicurezza globale. STATI FRAGILI E STATI FALLITI: IL DIBATTITO CORRENTE Il Concetto Strategico (NATO 2010) ritiene gli stati falliti come una delle principali minacce per l’Alleanza. L’evoluzione stessa della politica estera e di difesa dell’UE testimonia il suo impegno in operazioni che

mirano ad aiutare gli stati fragili per evitare il loro collasso. Un esempio sono le missioni di controllo delle frontiere e Security Sector Reform SSR lungo le sue periferie. Le nozioni di stato fragile, debole o fallito sono diverse tra loro. Debole è un concetto ambiguo perché è inteso come il contrario di forte/autoritario; mentre lo stato fragile è un chiaro ideal-tipo. Lo stato fallito è l’aggravamento del livello di fragilità preesistente. La definizione che l’OECD dà di stato fragile è troppo esigente, per cui possiamo elencare degli aspetti chiave dell’ideal-tipo di stato senza rinchiuderlo in una definizione troppo rigida. Dimensione materiale presenza di un apparato burocratico e del monopolio dell’uso legittimo della forzala capacità di enforcement si è accompagnata alla percepita legittimità dello stato. Fragilità economiche, quindi incapacità dello stato di provvedere ai bisogni materiali dei cittadini attraverso servizi di base. Dimensione immateriale idea dello stato in termini di cittadinanza e di ‘comunità immaginata’ ovvero una comunità di sentimenti nella quale i soggetti si sentono accomunai da tratti storici e culturali analoghi. Faglie linguistiche, etniche e religiose sono fattori rilevanti. Quindi, manca in letteratura una definizione condivisa di stato fragile, ma sono stati elaborati diversi parametri e indicatori per misurare il grado di fragilità. Esempio Failed States Index (Fund for peace); Country Indicators For Foreign Policy Project (CIFP) Il concetto di stato fragile non rappresenta più una singola definizione, quanto più un framework di analisi. Il collasso dello stato avviene quando il controllo del territorio da parte di autorità centrali cessa de facto di esistere e nuovi soggetti substatali irrompono nella scena. STATI FALLITI, CONFLITTI E ATTORI CRIMINALI La letteratura ha posto in evidenza il ruolo degli attori substatali o transnazionali in relazione alla loro capacità di alimentare il conflitto e trarne un vantaggio di potere significativo. Si è persino diffusa l’idea che gli attori criminali abbiano ormai maturato, proprio grazie alla fragilità degli stati, una capacità di assumere addirittura il controllo di un intero paese. Questo è una minaccia alla sicurezza internazionale soprattutto alla luce di possibili legami con gruppi terroristici. I traffici illegali sono interpretati sempre più come fattori centrali nel propagare l’instabilità da un conflitto all’altro. Due prospettive differenti argomentano sul collegamento tra criminalità organizzata transnazionale, traffico di droga, stati fragili e instabilità geopolitica. Prima prospettiva molti stati fragili si sono dimostrati particolarmente vulnerabili alla ‘cattura’ da parte di attori criminali esterni che hanno sviluppato nuovi traffici (Sahel e Africa occidentale). Seconda prospettiva si concentra più sul complesso rapporto tra élite (politiche) e network criminali, evidenziando la centralità dei meccanismi di patronato. (Messico) LA MINACCIA DEI NARCO-STATI. IL CASO DELLA GUINEA-BISSAU 1974 la Guinea è indipendente dal Portogallo, inizia un lungo periodo di guerre civili, colpi di stato e di instabilità politica. Nel 2010 si conclude la missione europea di Security Sector Reform , tuttavia la mancanza di progressi nel ripristino dell’ordine costituzionale mostrano da un lato, le difficoltà del paese a superare una lunga fase d’incertezza politica e di violenza, e dall’altro l’incapacità della comunità internazionale a fornire un contributo efficace. Particolari condizioni geografiche, economico-sociali e politiche, hanno favorito una crescente presenza di network criminali, interessati a trasformare il paese in un hub strategico per le rotte del traffico di cocaina dall’America Latina all’Europa. L’immagine di narco-stato si afferma definitivamente nel 2009, in seguito all’assassinio del capo di stato e del capo di stato maggiore dell’esercito. Il network dello stato fragile, dirottato dagli attori criminali, appare predominante, ma non è così. I network criminali reagiscono in relazione alla domanda e alle politiche dell’enforcement contrazione del mercato americano e aumento della rigidità dei controlli hanno fatto registrare un cambio di rotta verso un’area allora poco battuta dai radar della comunità internazionale.

  • percepite come intrinsecamente immorali perché colpiscono indiscriminatamente personale militare e popolazione civile. ARMI CHIMICHE Uso di sostante tossiche per causare, attraverso un’azione chimica sui processi vitali, danni ad essere umani o animali. Si distinguono in 4 classi: asfissianti, vescicanti, agenti nervini o agenti del sangue. Furono impiegate in modo massiccio durante la WWI e nella WWII solo in contesti periferici tipo in Etiopia da Mussolini e in Manciuria dai Giapponesi. Il periodo della Guerra Fredda ha visto una sfrenata corsa agli armamenti chimici e il loro uso è stato registrato in Yemen dagli egiziani, in Ciad dai libici, nel conflitto Iran-Iraq da parte iraquena e da Saddam Hussein contro i curdi. L’ultima volta a Damasco nel 2013 nel contesto del conflitto siriano. Il principale ruolo delle armi chimiche è quello di force multiplier , ovvero quello di aumentare l’effetto delle armi convenzionali riducendo la performance militare dell’avversario. ARMI BIOLOGICHE La guerra biologica è stata descritta come un ‘sistema sanitario al contrario’. L’obiettivo è la diffusione intenzionale degli agenti di alcune malattie infettive. Questi agenti si distinguono in batteri, virus, funghi e tossine. Il loro potenziale distruttivo è enorme, potenzialmente un’apocalisse, ma sono scenari molto teorici e basati su ipotesi non verificate. La loro produzione è alla portata di chiunque abbia accesso a infrastrutture farmaceutiche, tuttavia la loro trasformazione in armi presenta significative difficoltà. L’efficacia dipende da una varietà di fattori esterni e può essere contenuta. Questo rende le armi biologiche poco affidabili e più adatte a suscitare panico e disordine sociale. I casi più noti del loro utilizzo comprendono il loro impiego in Cina da parte dei giapponesi durante la WWII e la loro sperimentazione sui prigionieri cinesi della ‘Unità 731’. ARMI RADIOLOGICHE Un’arma radiologica ha lo scopo di diffondere sostanze radioattive per contaminare cose o persone in una determinata area. A differenza delle armi nucleari, non vi è una fissione e non sono in grado di provocare un’esplosione. Il valore militare di queste armi è limitato e dubbio il suo impatto in combattimento. Sono definite più armi di ‘mass-disruption’ perché capaci di provocare paura, scompiglio e danni economici più che morte e distruzione su vasta scala. ARMI NUCLEARI L’arma più potente mai inventata dall’uomo. Ce ne sono di due tipi: bomba a fissione A , usata a Hiroshima e Nagasaki la bomba H o termonucleare è enormemente più potente di uno a fissione, in cui una bomba A crea l’alta temperatura e la pressione necessarie alla fusione degli isotopi leggeri dell’idrogeno. Nonostante la proliferazione orizzontale e verticale durante la Guerra Fredda, il tabù nucleare ha resistito. È difficile immaginare uno scenario in cui le armi nucleare possano trovare un’applicazione bellica razionale poiché porterebbero ala distruzione reciproca degli stati in guerra. La principale funzione delle armi nucleari è politica , non militare: il loro valore sta nella minaccia e non nell’impiego. TEORIE DELLA PROLIFERAZIONE La letteratura distingue quattro modelli esplicativi, i quali non sono necessariamente alternativi ma nella realtà spesso interagiscono e si rafforzano a vicenda.
    • (^) Il modello della sicurezza nazione , ispirato al realismo politico, è la principale spiegazione delle dinamiche della proliferazione. Gli stati cercano di dotarsi di ADM con l’intento di aumentare la propria sicurezza di fronte alle minacce esterne. La proliferazione è il risultato dell’insicurezza tipica del contesto internazionale e, a sua volta, è fonte di insicurezza e quindi di altra proliferazione. Al contrario, l’assenza di uno stato di insicurezza disincentiva la proliferazione anche in paesi tecnicamente ed economicamente capaci di produrre armi nucleari.
    • Un secondo utile modello esplicativo è quello della politica nazionale , che analizza i fattori e gli attori della politica interna che incoraggiano o scoraggiano l’acquisizione di ADM con l’obiettivo di

avvantaggiare gli interessi politici, organizzativi o burocratici di specifici gruppi interni al potere statale. Un caso potrebbe essere quello di ricercatori dei laboratori di ricerca nucleare interessati all’innovazione tecnologica e ai fondi necessari per produrla, settori di forze armate, leader di forze politiche. Solingen individua una relazione diretta tra orientamento politico-economico e la scelta di proliferare o meno. I leader promotori di una crescita economica attraverso integrazione nell’economica globale tenderanno ad evitare i costi di della nuclearizzazione. Al contrario, chi è ostile all’apertura ai mercati è più propenso a sostenere lo sviluppo di programmi nucleari.

  • Il modello normativo interpreta invece le scelte nucleari come decisioni volte a soddisfare importanti funzioni simboliche (influenza del costruttivismo sociale), che a loro volta riflettono l’identità nazionale. Il valore simbolico delle armi nucleari è la potenza, lo sviluppo tecnologico e il prestigio internazionale. Un esempio è la Francia di Charles De Gaulle, il quale volle a tutti i costi sviluppare un programma nucleare per recuperare l’immagine perduta della potenza statale. Al contrario, la Libia nel 2003 ha rinunciato al suo programma nucleare per accrescere la sua reputazione internazionale abbandonando il club degli ‘stati canaglia’.
  • Esiste infine una sorta di determinismo scientifico nel modello tecnologico, per cui diviene estremamente difficile per la leadership politica di uno stato, resistere alle pressioni a favore della proliferazione. IL REGIME DI NON PROLIFERAZIONE Il regime comprende un variegato e complesso sistema di trattati, organizzazioni internazionali, intese multilaterali, norme e accordi informali che ha il duplice obiettivo di contenere il numero degli attori in possesso di ADM e di ridurre gli arsenali esistenti fino ad eliminarli. Tre principali trattati:
  • (^) Convenzione sulle armi chimiche impone un bando totale alle armi chimiche. Firmata nel 1993, è entrata in vigore nel 1997 e vieta alle parti di usare, sviluppare, produrre, o diversamente acquisire e trasferire armi chimiche. Come pure intraprendere qualsiasi preparativo militare al loro impiego. Impone anche la distruzione delle armi in loro possesso e quella degli impianti di produzione. I paesi membri (190 dal 2013 con l’ingresso della Siria) hanno creato anche l’ OPAC , con lo scopo di creare un meccanismo di verifica del rispetto degli impegni sottoscritti. Paesi non firmatari: Egitto, Israele, Angola, Myanmar, Sud Sudan, Corea del Nord.
  • Convenzione sulle armi biologiche completa messa al bando di queste armi. Aperta alla firma nel 1972, entrata in vigore nel 1975. Gli impegni sono gli stessi della Convenzione sulle armi chimiche, tuttavia non c’è un’organizzazione per l’implementazione dei propri obiettivi e manca di un sistema di verifica e monitoraggio. Il problema fondamentale è il duplice uso (militare e civile) della tecnologica biologica. I tentativi di negoziare un protocollo volto ad istituire strumenti di verifica tra il 1991 e il 2001 non portarono a nulla soprattutto per l’opposizione degli USA. Aderiscono 170 paesi e 16 non hanno firmato o ratificato l’accordo tra cui Egitto, Siria e Israele.
  • Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) aperto alla firma nel 1968 ed entrato in vigore nel 1970. Particolare è la sua natura discriminatoria in quanto riconosce il legittimo possesso delle armi nucleari da parte dei cinque stati che hanno detonato un ordigno prima del 1967 (US, URSS, UK, CH, FR), mentre tutti gli altri paesi membri sono classificati come ‘non militarmente nucleari’ e si impegnano a rimanere tali. Si fonda su tre principi fondamentali: non proliferazione, disarmo e uso pacifico dell’energia. È proibito agli stati possessori di armi nucleari, di trasferire o di cedere il controllo di tali ordigni ad altri; non incoraggiare o assistere i non possessori alla produzione di armi nucleari; gli stati non nucleari non ricevere né procurarsi armi nucleari. Promuove lo sviluppo di tecnologie nucleari per scopi civili (energia nucleare). Il trasferimento tecnologico di tecnologie nucleari deve avvenire sotto il controllo dell’AIEA, Agenzia internazionale per l’energia atomica. L’obbligo assunto dai paesi militarmente nucleari è molto debole e presentato in un linguaggio molto vago volutamente.

civili e di rappresentazione politica. Sono spese anche per rafforzare i sistemi di sicurezza, il rafforzamento delle strutture militari così da ridurre al minimo l’instabilità politica. Stabilità della domanda e stabilità dei prezzi sono i due elementi fondamentali per la definizione del concetto di sicurezza energetica dal punto di vista dei paesi produttori. È essenziale che i prezzi e la domanda si mantengano a livelli tali da garantire l’imponente capacità di spesa interna, ma che allo stesso tempo non fluttuino nel tempo. Concetto di sicurezza e minacce ambientali sicurezza energetica come promozione dell’efficienza energetica e la riduzione dell’intensità di energia, protezione dell’ambiente naturale, riduzione dell’inquinamento e la distribuzione di risorse energetiche a tutti coloro che ne necessitano, in modo da migliorare i loro standard di vita. MINACCE FISICHE ALLA SICUREZZA ENERGETICA Attacchi alla sicurezza delle rotte marittime due terzi dell’approvvigionamento globale di greggio transitano attualmente via mare, soprattutto in ragione della recente espansione del mercato del gas naturale liquefatto ( LNG ). Minacce per questi traffici sono: possibilità di un prolungato blocco navale presso un grande terminal di esportazione nell’area di uno stretto chiave per il transito di petroliere (Bosforo) probabilità basse di riuscita attacchi di pirateria o da parte di terroristi internazionale il loro impatto sul regolare funzionamento dei mercati energetici sarebbe tutto sommato lieve. Tuttavia, frequenti attacchi potrebbero avere conseguenze negative indirette come l’aumento dei prezzi determinato da costi di assicurazione più elevati, o dalla necessità di modificare le rotte di navigazione. Terrorismo internazionale obiettivo comune è minare la stabilità economica e sociale dei paesi consumatori di petrolio, quindi attaccano le infrastrutture energetiche che sono un fattore chiave del tessuto industriale. Tuttavia, le capacità di affrontare questo tipo di minaccia sono generalmente solide. Più problematico risulta il ricorso ad attacchi verso impianti energetici negli stessi paesi produttori (impianto algerino di In Amens nel 2013). Insurrezioni, guerre civili e conflitti regionali le attività di esplorazione e sviluppo di idrocarburi in paesi caratterizzati da forte instabilità politica. Gruppi di ribelli, movimenti separatisti, minoranze etniche o religiose potrebbero ricorrere ad attacchi a infrastrutture energetiche per minare la stabilità dei governi. Al contempo, gli impianti energetici diventano fondamentali per i ribelli per finanziare le loro attività antigovernative. Per i teorici della resource course , l’ampia disponibilità di risorse energetiche ha effetti estremamente negativi sulle performance politiche di questi paesi (tendenze all’autoritarismo, conflitti civili). Causando a loro volta l’incapacità di questi paesi di produrre ed esportare a pieno regime i loro beni energetici o addirittura il rischio di sospendere le attività di esplorazione ed estrazione. LA MILITARIZZAZIONE DELL’ENERGIA La crescente competizione tra nazioni potrebbe influenzare le dinamiche della conflittualità internazionale favorendo derive militaristiche da parte di alcuni paesi. L’utilizzo dello strumento militare non rappresenta una novità dottrina Carter. Nell’era della globalizzazione poiché i fattori economico- commerciali emergono come parametri chiave nel determinare lo status e il ruolo degli stati nel sistema delle relazioni internazionali, l’accesso a fonti energetiche sicure, stabili e a buon mercato rappresenta una condizione necessaria per ottenere e mantenere lo status di potenza internazionale. L’emergere di nuovi competitors economici , e quindi energetici, come la Cina e l’India, ha aumentato la necessità di assicurarsi canali di approvvigionamento preferenziali. La forte competizione energetica potrebbe inoltre incoraggiare i grandi paesi consumatori ad utilizzare lo strumento bellico nei confronti di paesi ricchi di petrolio e gas naturale per ottenere l’accesso e il controllo diretto o indiretto sulle loro attività estrattive. Tuttavia, l’utilizzo di forze armate in questo caso è altamente inefficiente sia dal punto di vista operativo sia da quello economico-finanziario. È più probabile che si intensifichi il ricorso allo strumento militare per far fronte alle minacce fisiche che rischiano di minare la sicurezza degli approvvigionamenti internazionali e il funzionamento dei mercati

energetici (utilizzo delle marine militari per assicurare la sicurezza del transito di navi petroliere in stretti strategici). L’APPROCCIO ISTITUZIONALE European Security Strategy (2008) l’UE ha incluso la forte dipendenza energetica dei suoi paesi membri da fonti esterne tra le principali sfide globali per il futuro del continente. Questo ha portato all’attuazione di una serie di misure per rafforzare la sicurezza energetica dell’UE e dei suoi membri, tra cui la più importante è la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e delle vie di transito. La sicurezza degli approvvigionamenti, la realizzazione del mercato unico dell’energia e la promozione di un sistema energetico sostenibili sono i tre elementi fondamentali della politica energetica europea, La NATO , nei summit di Riga, Bucarest e Chicago ha sottolineato in modo esplicito i rischi legati alla sospensione delle forniture di risorse vitali, identificando anche una serie di aree nelle quali il ruolo della NATO avrebbe potuto offrire un valore aggiunto alla sicurezza energetica internazionale. (NATO’s Role in Energy Security 2008) Negli US , la presa di coscienza del valore strategico del tema energetico ha origini ben più lontane. Dopo la crisi petrolifera degli anni ’70, che ha segnato gli US, hanno risposto con il lancio del Project Independence , un’iniziativa avviata dall’amministrazione Nixon per raggiungere l’autosufficienza energetica nel 1980. In parallelo, gli US hanno rafforzato la propria presenza militare nel Golfo del Persico (dottrina Carter) e anche in Iraq. Al momento, si apprestano a diventare quasi completamente indipendenti dalle importazioni di idrocarburi grazie all’espansione della produzione di petrolio e gas non convenzionali. Questo potrebbe portare a una riduzione dell’impegno americano a tutela della sicurezza dei mercati energetici internazionali, in particolare con un indietreggiamento rispetto al tradizionale ruolo di garante della stabilità regionale in Medio Oriente.

  1. (^) CAMBIAMENTI CLIMATICI, DISASTRI NATURALI E SICUREZZA ALIMENTARE

Nel 1988 il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) e l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) hanno creato l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) , l’organo delle Nazioni Unite incaricato di produrre una visione scientifica chiara sugli impatti potenziali del cambiamento climatico. Nel 1997 fu sottoscritto da più di 160 paesi il Protocollo di Kyoto , trattato che prevede l’obbligo dei paesi industrializzati di operare una drastica riduzione delle emissioni di elementi inquinanti per raggiungere nel periodo 2008-2012 una diminuzione di almeno il 5,2% rispetto ai valori registrati nel

  1. Il trattato entrò in vigore solo nel 2005, dopo che con la firma della Russia fu raggiunta la quota di 55 nazioni firmatarie. Il rapporto Abrupt Climate Change , redatto nel 2003 per il Pentagono, ha portato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul tema dell’impatto del cambiamento climatico sulle strutture socioeconomiche vigenti. Il punto è che viviamo in un mondo estremamente interconnesso dove lo spostamento degli equilibri esistenti può causare effetti più o meno immediati anche in zone geografiche lontane e apparentemente non correlate ( butterfly effect ). La pressione che deriva da questi cambiamenti ha il potenziale per esasperare le problematiche latenti, valicando i confini e le competenze di stati. Il Parlamento e la Commissione Europea pubblicano nel 2008 un documento che definisce sette categorie di minacce alla sicurezza correlate al cambiamento climatico: conflitti per la scarsità di risorse danni alle città costiere e alle infrastrutture causati da disastri naturali perdita di territori e dispute di confine per la sommersione di aree migrazioni situazione di fragilità che aumenta l’instabilità di stati fragili tensioni sui rifornimenti energetici pressioni sulla governance DISASTRI NATURALI E SICUREZZA

assicurare la sicurezza alimentare alle generazioni future in un contesto di minore disponibilità di input e risorse naturali. Minacce al settore agroalimentare aumento della popolazione e spostamento delle abitudini alimentare verso una dieta di tipo ‘americano’ quindi con un alto consumo di carne. Conseguente urbanizzazione e cementificazione delle aree periubane.

  1. TERRORISMO E ANTITERRORISMO

Il terrorismo è una forma di partecipazione politica che causa l’impiego di azioni violente da parte di individui o gruppi non statali contro civili o soggetti non coinvolti direttamente in conflitti armati. Gli attacchi ai bersagli civili non si limitano a momenti di aperta ostilità o nel contesto di delimitati scontri armati, ma si presentano anche in tempi di pace. Come il sequestro e l’uccisione di atleti israeliani da parte di un gruppo palestinese durante le Olimpiadi di Monaco 1972. Anche uno stato può agire allo stesso modo di gruppi terroristici, ma in quel caso viene utilizzato il termine ‘terrorismo di stato’ o ‘terrore’. PRINCIPALI CAMPAGNE TERRORISTICHE CONTEMPORANEE Obiettivi nazionalistici la violenza mira al controllo di un territorio opponendosi a forze d’occupazione esterne o a un regime che rivendica l’assoggettamento dello stesso territorio alla sua sovranità. Ad identità etnica terrorismo nazionalista a base prevalentemente etnica: Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) Partito dei lavoratori Curdi (PKK) in Turchia Ad identità etnica e religiosa : Hezbollah in lotta per la liberazione del Libano dall’occupazione israeliana Hamas, contro Israele Talebani coinvolti nella campagna di liberazione dell’Afghanistan dall’occupazione del 2001 Obiettivi rivoluzionari abbattimento di un regime e radicale trasformazione del rispettivo ordine politico e sociale Matrice ideologica o secolare : Brigate Rosse in Italia Matrice religiosa terrorismo rivoluzionario religioso: Talebani pakistani dal 2007 Obiettivo ‘vigilantismo’ azioni violente da parte di individui o gruppi volte a difendere un determinato ordine politico con cui si identificano, dalla minaccia di altri gruppi sociali terrorismo vigilante etnico: Gruppi razzisti americani come il Ku Klux Klan Obiettivo simbolico e identità religiosa gruppi che concepiscono la loro lotta come parte di una guerra cosmica tra presunte forze del bene e altre a servizio del male: culto giapponese Aum Shinrikyo, nel 1995 responsabile di un attacco con gas nervino nella metropolitana di Tokyo L’ANTITERRORISMO Le nuove misure di antiterrorismo sono state concepite come parte di uno stato d’emergenza, inteso come un insieme di provvedimenti che vanno al di là delle restrizioni giuridiche imposte all’esercizio del potere. È il caso dell’ USA Patrioct Act , una legge approvata nell’ottobre del 2001 che concedeva largo spazio a indagini dell’FBI anche in caso di violazioni della privacy e di perquisizioni senza mandato. Nel luglio del 2005, questo status di emergenza si è trasformato in uno status normale, e la legge è stata estesa a tempo indefinito. L’inevitabile conseguenza è lo smarrimento di ogni chiara separazione tra condizione di pace e di guerra, norma ed eccezioni, potere limitato e straordinario. Caso di Guantanamo sospettati di attività terroristica sono stati incarcerati dall’esercito statunitense e giudicati da specifici tribunali militari. Le loro condizioni violavano le norme di diritti umani secondo varie organizzazioni come l’ONU. Questo dimostra che vi è la tendenza del potere politico a traslare il processo decisionale da un piano in cui domina il riferimento al codice costituzionale/incostituzionale, al piano in cui subentra la centralità della

valutazione dell’efficienza/inefficienza degli stessi provvedimenti rispetto allo scopo preventivo della difesa della sicurezza.

  1. (^) INSORGENZA E CONTROINSORGENZA

INSORGENZA, GUERRA RIVOLUZIONARIA E GUERRA DI POPOLO

I termini ‘insorgenza’, ‘guerra rivoluzionaria’ e ‘guerra di popolo’ sono usati nel contesto della guerra irregolare e non sono sinonimi. Un’ insorgenza non implica necessariamente un programma politico che mira al rovesciamento di un certo regime, tuttavia può anche essere il mancato passaggio alla guerra rivoluzionaria di un tentativo sovversivo di ampia portata. Definire il nemico insorgente può essere un mezzo con cui delegittimarlo, ma allo stesso tempo non è raro che capi militari o signori della guerra si autoproclamino rivoluzionari nel tentativo di legittimare il loro potere economico-coercitivo. Nel caso dell’insorgenza, il ricorso alla forza da parte degli insorti non mira a produrre un cambiamento strutturale sul sistema politico ma a ridefinire le ragioni di scambio tra le sue componenti, cioè a difendere o ripristinare alcuni diritti di quella parte. La risposta governativa sarà di tipo contenitivo poiché l’obiettivo non è abbattere l’avversario, ma ripristinare l’ordine. Nel caso della guerra rivoluzionaria , l’azione militare è subordinata o collegata all’obiettivo di produrre un mutamento o ripristinare un certo ordine sociale. In questo genere di guerra, la violenza non è la prima arma da utilizzare poiché di solito si cerca l’appoggio della popolazione per portare avanti le proprie idee rivoluzionarie (PCC in Cina). Anche la guerriglia è intesa come conseguenza delle condizioni materiali in cui avviene lo scontro piuttosto che il prodotto di una certa dottrina militare. La risposta a questo nemico non può essere solo militare perché è impossibile colpire un nemico che si nasconde senza danneggiare l’ambiente e la popolazione in mezzo al quale si mimetizza. Né l’uno né l’altro termine è adatto a descrivere un eventuale scontro di matrice jihadista oppure una resistenza all’interno di contesti tribali come quello afghano, per questo il termine più adatto sembra essere ‘guerra di popolo’. Quando due attori non si riconoscono come indipendenti e sovrani, quello che per una parte è insorgente o un rivoluzionario, per l’altra è un patriota o un padre fondatore. In questo caso, la grande battaglia è sostituita da una serie di azioni decentrate condotte dalla parte più debole e meno organizzata sul piano militare entro un’area geografica in genere circoscritta. INSORGENZA E CONTROINSORGENZA Rispetto al problema dell’insorgenza, si possono riscontrare due approcci:

  • eliminazione fisica e totale degli insorgenti e della porzione di popolazione che li supporta
  • conquista del sostegno di quest’ultima anche la riflessione del XX secolo sul tema può essere schematizzata in due scuole di pensiero:
  • quella inglese uso della forza minima necessaria, cooperazione militare-civile, flessibilità tattica e cioè la capacità di incorporare nella dottrina le lesson learned. Thompson considerava le responsabilità del governo più importanti di quelle dei militari, egli introdusse un concetto operativo a quattro fasi (COIN) il quale prevedeva che una certa area fosse ‘ripulita’ dagli insorgenti, poi attraverso il controllo e la protezione della popolazione fossero poste le condizioni perché il sostegno dei civili si spostasse a favore delle forze regolare, infine aumentata la governabilità dell’area si sarebbe giunti alla definitiva vittoria finale.
  • Quella francese il terreno e la popolazione sono più importanti degli aspetti tecnologici Trinquer elabora la categoria di ‘guerra moderna’ e cioè il confronto tra un esercito regolare e un gruppo armato che agisce illegalmente fra la popolazione. La vittoria arriva solo dopo aver ottenuto l’appoggio e la fiducia dei civili e dopo aver distrutto la struttura organizzativa degli irregolari. Trinquer inoltre sottolinea che il terrorista non è molto diverso dal soldato, ciò che lo differenzia è il fatto che le vittime di un terrorista non sono in grado di difendersi.

L’approccio della ‘war on drug’ (Nixon) ha determinato una crescente rilevanza del tema della lotta al traffico di droga nell’agenza politica internazionale. Questo ha portato ad una serie di misure di cooperazione tra cui la firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e sostante psicotrope nel 1988 e la creazione dello UNDCP nel 1990. Nei primi anni ’90, si sono verificati una serie di fenomeni che hanno favorito la diffusione di gruppi criminali organizzati, tali fenomeni sono stati la disgregazione dell’URSS e quindi la ridefinizione dei confini nell’Europa dell’Est, che ha portato all’estensione delle aree interessate da instabilità politico- economica e quindi ad una conseguente migrazione di massa. E inoltre l’apertura delle frontiere tra Est- Ovest come piena realizzazione delle libertà di circolazione previste dai Trattati sull’Unione Europea. Un altro fenomeno è stata la rapida crescita del volume di comunicazioni e scambi d’informazioni e di merci in modalità elettronica che ha favorito il fenomeno della strutturazione di reti operative transnazionali tra gruppi criminali organizzati che si connettono con altri per dividersi il lavoro e facilitare le operazioni illecite che necessitano di attività transnazionali. In questo contesto nasce il termine ‘criminalità organizzata transnazionale’ (TOC) che indica sia la transnazionalizzazione delle modalità con le quali i gruppi mettono in atto traffici illeciti e sia la crescita nel volume e nella tipologia dei reati che vengono commessi sul territorio di più stati. ‘Pax mafiosa’(Sterling) fenomeno di alleanze tra gruppi criminali organizzati di differenti paesi che lavorano in connessione reciproca, che dividono i mercati di influenza e che violando le leggi di differenti paesi. ‘Saldature operative’ (Falcone) alleanze funzionale tra le famiglie mafiose e altri gruppi criminali al fine si razionalizzare risorse e attività nel contesto dell’economia globale. Le saldature operative richiedono parallela cooperazione tra i vari governi per essere contrastate. 1992 istituzione della Commission on Crime Prevention and Criminal Justice compiti di cooperazione multilaterale in maniera di lotta alla criminalità nazionale e transnazionale 1994 adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, adottata nel 2000 1997 istituzione dell’UNODC PROSPETTIVA ‘ACTOR-ORIENTED’: CRIMINALITÀ ORGANIZZATA TRANSNAZIONALE E SICUREZZA GLOBALE Variabili che caratterizzano la CO:

  • stabilità della forma associativa e prevalenza dell’organizzazione sull’individuo
  • Ruolo primario che assume l’esercizio della violenza e l’uso della deterrenza al fine dell’acquisizione del potere e del controllo del territorio;
  • collegamenti strutturali con organizzazioni politiche ed economiche; infiltrazione nell'economia legale; affiliazione di personale politico;
  • controllo dei meccanismi degli appalti pubblici e controllo di ingenti quantità di elettorato.
  • La criminalità organizzata ha una valenza politica. La CO è transnazionale poiché le reti tra clan etnici di più paesi hanno reso evidente l’esistenza di un problema transnazionale di criminalità organizzata. La rete complessa di interdipendenze è allo stesso tempo fluida e organizza. Fluida perché si adatta al mutare dell’ambiente esterno; organizzata perché la rete è tesa su una struttura costituita da gruppi etnici che mantengono la loro organizzazione interna stabile su una porzione delimitata di territorio. La TOC è ormai un attore rilevante nel sistema internazionale in quanto parte del più ampio fenomeno della crescente rilevanza di attori non statali, ma ha effetti diversificati in base alla stabilità e alla solidità degli apparati istituzionali nei quali essa opera. Nel caso di istituzioni stabili e legittimate, la minaccia della TOC è rilevante in quanto può inficiare il personale politico. Nei casi di regioni interessate dai conflitti invece la TOC è una minaccia esistenzialefenomeno del Conflic- Crime nexus ovvero dei legami tra gruppi criminali organizzati e le dinamiche che si svolgono nei teatri dei conflitti inter o intrastatali.

LA PROSPETTIVA OBJECT-ORIENTED: LE ATTIVITÀ TRANSNAZIONALI DELLA CRIMINALITÀ

ORGANIZZATA E LA SICUREZZA INTERNAZIONALE

Prima categoria di reati traffici illeciti di beni: merci il cui commercio è proibito, merci rubate o merci contraffatte Seconda categoria movimenti illeciti di persone: traffico di migranti, sfruttamento di individui a vari fini Terza categoria reati informatici, definiti ‘ cybercrime’ : transazioni elettroniche non legali che riguardano il riciclaggio dei proventi del crimine e la diffusione di materiale pornografico Il riciclaggio influenza i settori finanziari ed economici in quanto altera l’equilibrio e la reputazione dei mercati, ma anche settori politici in quanto ha effetti negatici sul gettito fiscale e sulla ripartizione della spesa pubblica.

8. MIGRAZIONI E RIFUGIATI

Mancano pagine MIGRAZIONE E SICUREZZA: TEORIE A CONFRONTO Molti studi, si sono soffermati sul legame tra spostamento di persone e minaccia militare. La categoria dei rifugiati ha enfatizzato l’importanza di approcci regionali alla gestione degli stati in aree caratterizzate da instabilità politica, da povertà e fragilità istituzionale. Spostando il focus sulla categoria dei migranti, il problema della sicurezza cambia perché viene meno l’evidenza di un possibile legame diretto tra migrazioni e minaccia militare; così come viene meno l’obbligo morale alla protezione o la responsabilità degli stati verso flussi in arrivo. Per una certa letteratura, lo studio del fenomeno migratorio mira soprattutto a indagare la tenuta della sovranità statuale, come capacità di regolamentare i confini e conferire cittadinanza a cittadini stranieri. L’obiettivo di contrastare ‘attori clandestini transnazionali’ ha dato la priorità a politiche di policing rispetto a politiche più tradizionale come la difesa militare e la regolamentazione economica, politiche dunque capaci di filtrare flussi desiderabili da quelli non voluti. Negli ultimi anni, il concetto di human security è stato alla base di molti discorsi politici riferiti all’immigrazione, spesso improvvisa e massiccia. L’idea di fondo è che la sicurezza degli individui avrebbe armoniosamente prodotto la sicurezza degli stati e perfino quella internazionale, eliminando dunque il dualismo tra sicurezza dello stato e degli individui. Una delle debolezze maggiori di questo concetto risiede nel fatto che alla sua concettualizzazione non ha fatto seguito un’effettiva disamina di come essa possa essere implementata con successo.

9. RISCHIO INFETTIVO E SALUTE GLOBALE

Le malattie si definiscono endemiche quando sono costantemente presenti in una popolazione o in un territorio, seppure con incidenza variabile. Le più importanti secondo l’OMS sono la malaria, la tubercolosi e il colera. MALARIA endemica nella fascia tropicale e sub tropicale, trasmesso dalla puntura di una zanzara. È una malattia prevenibile e trattabile per cui l’OMS ha suggerito 3 livelli di intervento: bonificare per controllare la diffusione ambientale degli insetti vettore uso di zanzariere e nebulizzazione sulle pareti con insetticidi residuali profilassi farmacologica per le popolazioni maggiormente a rischio TUBERCOLOSI infezione polmonare causata da un batterio. Non si è arrivati all’eradicazione della malattia e negli ultimi 20 anni si è osservato un forte incremento della sua prevalenza nei paesi a più alto livello igienico-sanitario a causa di due fattori importanti: l’HIV e i flussi migratori da zone ad alta endemia. L’infezione si trasmette per via aerea e le cure sono lunghe e costose. COLERA infezione intestinale causata da un batterio. La malattia è sottodiagnosticata e sottoriportata per la mancanza di laboratori per la conferma diagnostica e per il timore di ripercussioni sui flussi turistici in

il secondo momento chiave coincide con la fine della Guerra Fredda, quando da un lato c’è stato il massiccio processo di smobilitazione che ha messo sul mercato ingenti quantità di materiali e di competenze militari e dall’altro la fine del bipolarismo ha fatto riemergere numerose crisi con pieno vigore. Nel 1989 si aggiunge anche un fattore di tipo ideale: con la fine della contrapposizione bipolare, ha trionfato la narrativa neoliberale rendendo accettabile, su scala globale, una maggiore privatizzazione delle funzioni di sicurezza e loro annessi. CARATTERISTICHE SALIENTI In virtù della loro strutturazione in azienda , le PMSC più grandi sono in grado di mobilitare anche migliaia di uomini e impiegare materiali costosi. Inoltre, danno accesso ad una accresciuta gamma di servizi offerti: attività armate o meno, attività pacifiche (catering e lavanderia in situazioni di conflitto), attività tecnicamente avanzate (manutenzione di mezzi e materiali) o attività sensibili (intelligence). O anche attività di consulenza e addestramento. Dalla strutturazione in forma aziendale inoltre, discende il fatto che le PMSC sono persone giuridiche e per questo motivo possono facilmente cambiare la loro identità (nome) cambiare nazionalità (spostare la sede legale) uguale ad ogni altra impresa privata. Le PMSC quindi tendono a collocarsi su scala globale laddove trovano il contesto produttivo più favorevole (USA e Arabia Saudita). Quindi anche qualunque genere di norma più severa nei confronti del settore privato della sicurezza a livello nazionale genera una ricollocazione delle PMSC nei paesi dotati di una legislazione e di prospettive più favorevoli. Allo stato attuale, la legislazione internazionale in materia di PMSC è carente e priva di norme specifiche di natura vincolante. La capacità delle PMSC di cambiare identità viene usata anche nei casi in cui un’azienda abbia la necessità di ricostruirsi un’immagine. RAGIONI DI INGAGGIO Le dividiamo in varie categorie: necessità si ricosse alle PMSC quando non ci sono alternative ritenute altrettanto valide governo assediato nella propria capitale dai ribelli (Sierra Leone); impresa che deve difendere il proprio personale in aree di conflitto in cui la sicurezza fornita dagli apparati pubblici è carente; ingaggio da parte di attori illegali (Colombia per i cartelli di droga). Benefici politici un governo può scegliere di ingaggiare le PMSC per ridurre i livelli di mobilitazione pubblica, limitare il numero di perdite in uniforme e avere un maggiore favore da parte dell’opinione pubblica. Oppure ci possono essere casi di plausible deniability , ovvero limitare la responsabilità del committente (USA nelle guerre jugoslave con i croati) Motivazione economica non sempre privato vuol dire economico, lo è solo se esiste concorrenza ma questo è un settore critico in cui ci sono aziende che detengono il quasi monopolio del settore. CRITICITÀ E PROBLEMI SUL TERRENO La facoltà di reperire rapidamente sul mercato capacità e competenze di sicurezza genera, da un lato un rafforzarsi degli attori non statali, e dall’altro una destabilizzazione delle relazioni interstatali cooperative di ordine militare. Il problema nasce dal fatto che con le PMSC sono state introdotte dinamiche commerciali nelle questioni di sicurezza. Anche quando i vincoli contrattuali vengono rispettati dalle PMSC, esse al fine di garantire il mantenimento dei propri impegni potrebbero usare una dose eccessiva di violenza. Le PMSC potrebbero decidere di prendere decisioni che contrastano con gli scopi generali del committente. I problemi ci sono anche per le prestazioni disarmate. Ne sono esempio i servizi di trasporto in area di conflitto: le PMSC devono essere difese e in caso di mancata scorta militare possono rivolgersi ad un’altra PMSC per la loro stessa protezione oppure scendere a patti con gli stessi individui che mettono a repentaglio la sicurezza dei trasporti, cosa successa molto spesso in Afghanistan.

  1. COMMERCIO DI ARMI

La fine della Guerra Fredda ha portato a diverse trasformazioni. Due delle principali sono stati:

il passaggio da una logica politico-militare ad una economica e l’incremento di vendite di armi leggere e di piccolo calibro usate da gruppi irregolare all’interno di stati falliti. LE SPIEGAZIONI DELLE POLITICHE DI ESPORTAZIONI DELLE ARMI Il modello realista la sicurezza nazionale può essere raggiunta in due modi: balancing esterno , quindi ricercare alleati; oppure balancing interno , con il potenziamento dell’apparato militare nazionale. La dinamica degli armamenti rientra in questa ultima tipo di logica: gli stati producono ed esportano armi per massimizzare la propria sicurezza esterna. Nell’ottica realista, la scelta di un paese di fornire armamenti ad un altro è sempre determinata da un interesse politico-militare. Gli stati dovrebbero fornire armamenti soltanto a stati satelliti e alleati, quindi evitare di trasferirli ai propri nemici ed evitare di fornire sistemi troppo avanzati anche ai propri alleati perché nella logica realista non esistono alleati permanenti quindi le tue stesse armi ti si potrebbero ritorcere contro. Questo modello sembra spiegare bene la politica di trasferimento di armi durante la Guerra Fredda, quando i principali clienti di USA e URSS erano appartenenti alla loro area d’influenza. Anche se ci sono stati casi in cui l’America di Raegan ha trasferito armamenti all’Iran per finanziare il sostegno dei Contras in Centro America. Il modello della politica interna guarda alle dinamiche interne degli stati per comprendere perché sono state prese alcune decisioni. Il processo decisionale è caratterizzato da una serie di attori che hanno diversi modi di vedere i problemi internazionali e diverse ricette per risolverli. La decisione quindi è il prodotto di un processo sociale che porta alla formazione di coalizioni che sostengono diverse linee d’azione. La scelta finale sarà quella sostenuta dalla coalizione più forte. Le questioni militari assumono significati diversi per i vari attori operanti (competizione elettorale, politico- burocratica). La decisione di esportare armi può rappresentare una risposta alle richieste di alcune industrie o politici che vogliono sostenere le industrie che operano nelle loro circoscrizioni. Il modello normativo pone l’accento sul significato simbolico di un particolare sistema d’arma. In poche parole, i leader politici di una nazione scelgono come comportarsi (importare, esportare, che tipo di arma) in base alla propria identità culturale e al modo in cui essi si considerano come parte del sistema internazionale. Se un paese si considera super potenza allora esporterà o importerà armi da super potenza. I DATI Principali esportatori in ordine decrescente: Stati Uniti, Russia, Germania, Francia e Cina Principali importatori : India, Cina, Pakistan, Corea del Sud, Singapore I flussi più imponenti di tutti e 5 gli esportatori sono diretta ad Asia e Oceania. Gli Stati Uniti al secondo posto hanno il Medio-Oriente mentre la Russia ha l’Africa. Francia e Germania si distinguono perché la prima ha una legislazione che le permette di portare avanti una politica di trasferimento di armi più aggressiva rispetto alla Germania, che ha una forte componente pacifista nel suo parlamento. La Cina si è aggiunta da poco al club dei fornitori perché nel periodo maoista sia per ragioni ideologiche che politiche aveva un ruolo quasi insignificante nel mercato mondiale degli armamenti. Il boom è avvenuto dopo le riforme degli anni ’70 e la crescita economica degli anni ’90. Per i paesi importatori, India e Cina importano soprattutto dalla Russia anche se stanno cercando di riguadagnare terreno diventando esportatori. Il Pakistan importa dalla Cina, suo storico alleato dell’area. La Corea del Sud è spinta ad importare per le continue tensioni con la Corea del Nord. Singapore per la crescita economica recente. IL REGIME INTERNAZIONALE DI CONTROLLO DELLE ARMI CONVENZIONALI Alcuni sistemi di accordi e di regolamentazione a livello nazionale e internazionale sono mirati a bloccare i traffici illeciti di armi leggere e di piccolo calibro, un esempio è il programma approvato dall’ONU nel 2001 basato su un miglioramento dei sistemi di intelligenze e tracciatura dei flussi illegali. Altre limitazioni derivano da accordi presi per altri motivi, come quello sulle mine antiuomo nel 1998 o accordi durante la Guerra Fredda per regolamentare i trasferimenti tecnologici tra i due blocchi contrapposti.