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Auerbach; il calzerotto marrone Falcetto; neorealismi scritti Debenedetti - Personaggi e destino
Tipologia: Appunti
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Caricato il 14/01/2023
4.3
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Modulo B Saggio AUERBACH “il calzerotto marrone” Si parte da un brano tratto dal romanzo di Virginia Wolf “to the lighthouse” del 1927. I personaggi sono presentati in un ordine sistematico come fosse un’esposizione o un’introduzione. In un’azione di poca importanza (prendere le misure per il calzerotto) si intrecciano continuamente altri elementi, prevalentemente moti interiori dei personaggi, anche non direttamente coinvolti nella scena. Vengono inoltre inserite azioni esteriori e secondarie, luoghi e tempi completamente diversi. Es. già le prime parola della signora Ramsay vengono interrotte due volte; in generale non si tratta di capoversi caratterizzati da forme grammaticale e tipografiche del discorso della terza persona. --> Virginia Woolf propone una propria riflessione diretta che simula di non conoscere i personaggi e procede fingendo di avere solo impressioni fugaci rispetto ai personaggi; fa supposizioni, discute sul significato dell’espressione dei personaggi. Concluse le due lunghe interruzioni si ritorna alla stanza in cui si svolge l’azione principale come se non fosse stata abbandonata mai L’autore come narratore di fatti obiettivi passa quasi completamente in secondo piano; quasi tutto ciò che è detto è il riflesso nella coscienza dei personaggi. Non sembra esistere fuori dal romanzo un punto dal quale vengono osservati gli uomini e gli avvenimenti e nemmeno una realtà obiettiva diversa da quella soggettiva della coscienza dei personaggi resti di una realtà obiettiva sono brevi indicazioni riferite a piccoli avvenimenti esteriori che costituiscono la cornice. Si procede nella narrazione attraverso il “monologo interiore” o “discorso vissuto”, forma stilistiche già utilizzate in precedenza ma mai con i medesimi intenti artistici; accanto ad esse inoltre esistono altre modalità per sfumare o celare l’impressione di una realtà obiettiva esse sono racchiuse nel tono e nel nesso del contenuto. Tutto ciò riguarda chiaramente la presa di posizione dell’autore di fronte alla realtà che ritrae: non guida più il lettore nell’interpretazione (come gli autori precedenti Dickens, Goethe, Balzac, Zola…) ma ricrea e porta sulla pagina il vagare tipico della coscienza, mosso dal variare delle impressioni. Non vi è più l’idea che l’autore con la sua conoscenza di una verità obiettiva rimanga sempre l’autorità conduttrice. Già prima, dalla fine dell’Ottocento in poi, c’erano opere narrative che cercavano di dare un’impressione estremamente soggettiva della realtà ma il procedimento era completamente diverso da quello moderno. Caratteristica fondamentale delle modalità adottate dalla Wolf è che non tratta soltanto di un solo soggetto e delle impressioni unicamente di quest’ultimo, ma di molti soggetti che cambiano spesso. da questa molteplicità di soggetti si deduce che si tratta dell’esplorazione in una realtà obiettiva e vera attraverso il convergere di varie coscienze. Essa è una caratteristica essenziale del procedimento moderno fortemente distinto dal soggettivismo unipersonale. Dal punto di vista storico-letterario esistono chiaramente dei legami stretti tra la rappresentazione unipersonale e quella pluripersonale ; la seconda sorge dalla prima ed esistono opere in cui si intrecciano. Un’altra particolarità del testo preso in esame è il trattamento del tempo : il tempo della narrazione non viene impiegato per l’azione stessa molto concisa, bensì per le interruzioni/digressioni La 1° è la rappresentazione di quanto avviene nell’animo della signora Ramsay mentre prende le misure per il calzerotto e quindi appartiene al tempo dell’azione stessa. Ciò che avviene nella sua coscienza non ha in sé nulla di misterioso, il riflettersi della coscienza è facilmente comprensibile, ma è essenziale dà una sintesi delle relazioni di vita in maniera del tutto naturale, non intenzionale e libera. In modo sorprendente ed insolito per le epoche precedenti il contrasto risulta tra la brevità di tempo dell’azione esteriore e la ricchezza di fatti interiori. Le caratteristiche nuove sono:
Semplicità e duttilità strutturale sono le caratteristiche tipiche della forma-documento che si attua variamente in questi testi, posti sul crinale che separa letterario ed extraletterario. Al centro della rappresentazione è un narratore insieme protagonista e testimone che presenta la propria vicenda come comune ed emblematica. Nelle storie ha un ruolo decisivo un piano elementare d'esistenza, che ruota attorno alle esperienze antropologiche primarie di fame, sonno, freddo, paura e morte in cui il tempo della consuetudine viene stravolto. Linearità costruttiva e coralità improntano gli intrecci: l'azione si ramifica di rado, segue perlopiù il tragitto del protagonista-narratore. La natura testimoniale dell'io che racconta è il presupposto di un ampliamento corale del racconto ottenuto senza complicazioni architettoniche questa forma d’intreccio riprende alcuni aspetti degli anni Trenta e conferma i legami tra narrativa neorealista e quella del periodo precedente, tuttavia il contesto complessivo della narrazione dice tutta la distanza da quelle soluzioni. gli scrittori di memorie puntano alla memorabilità dell'immagine: la descrizione di comportamenti (azioni, discorsi) e fisionomie prevale nettamente sull'analisi psicologica. L'individuo non sembra interessare in prima istanza per un destino unico e irripetibile, quanto per la partecipazione a una generale condizione umana condivisa; per questo i personaggi minori contribuiscono a tracciare la sagoma di una collettività. Diari, memorie, cronache sono un “genere” di successo, la cui fortuna nasce da un insieme di ragioni interne ed esterne al testo che favoriscono il dialogo con il pubblico: