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sintesi saggi Auerbach, Falcetto e De benedetti, Appunti di Letteratura

Auerbach; il calzerotto marrone Falcetto; neorealismi scritti Debenedetti - Personaggi e destino

Tipologia: Appunti

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annachiaraventura
annachiaraventura 🇮🇹

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Modulo B
Saggio AUERBACH “il calzerotto marrone”
Si parte da un brano tratto dal romanzo di Virginia Wolf “to the lighthouse” del 1927. I personaggi sono
presentati in un ordine sistematico come fosse un’esposizione o un’introduzione. In un’azione di poca
importanza (prendere le misure per il calzerotto) si intrecciano continuamente altri elementi,
prevalentemente moti interiori dei personaggi, anche non direttamente coinvolti nella scena. Vengono
inoltre inserite azioni esteriori e secondarie, luoghi e tempi completamente diversi.
Es. già le prime parola della signora Ramsay vengono interrotte due volte; in generale non si tratta di
capoversi caratterizzati da forme grammaticale e tipografiche del discorso della terza persona. --> Virginia
Woolf propone una propria riflessione diretta che simula di non conoscere i personaggi e procede fingendo
di avere solo impressioni fugaci rispetto ai personaggi; fa supposizioni, discute sul significato
dell’espressione dei personaggi. Concluse le due lunghe interruzioni si ritorna alla stanza in cui si svolge
l’azione principale come se non fosse stata abbandonata mai
L’autore come narratore di fatti obiettivi passa quasi completamente in secondo piano; quasi tutto ciò che è
detto è il riflesso nella coscienza dei personaggi. Non sembra esistere fuori dal romanzo un punto dal quale
vengono osservati gli uomini e gli avvenimenti e nemmeno una realtà obiettiva diversa da quella soggettiva
della coscienza dei personaggi resti di una realtà obiettiva sono brevi indicazioni riferite a piccoli
avvenimenti esteriori che costituiscono la cornice.
Si procede nella narrazione attraverso il “monologo interiore” o “discorso vissuto”, forma stilistiche già
utilizzate in precedenza ma mai con i medesimi intenti artistici; accanto ad esse inoltre esistono altre
modalità per sfumare o celare l’impressione di una realtà obiettiva esse sono racchiuse nel tono e nel
nesso del contenuto. Tutto ciò riguarda chiaramente la presa di posizione dell’autore di fronte alla realtà
che ritrae: non guida più il lettore nell’interpretazione (come gli autori precedenti Dickens, Goethe, Balzac,
Zola…) ma ricrea e porta sulla pagina il vagare tipico della coscienza, mosso dal variare delle impressioni.
Non vi è più l’idea che l’autore con la sua conoscenza di una verità obiettiva rimanga sempre l’autorità
conduttrice.
Già prima, dalla fine dell’Ottocento in poi, c’erano opere narrative che cercavano di dare un’impressione
estremamente soggettiva della realtà ma il procedimento era completamente diverso da quello moderno.
Caratteristica fondamentale delle modalità adottate dalla Wolf è che non tratta soltanto di un solo soggetto
e delle impressioni unicamente di quest’ultimo, ma di molti soggetti che cambiano spesso. da questa
molteplicità di soggetti si deduce che si tratta dell’esplorazione in una realtà obiettiva e vera attraverso il
convergere di varie coscienze. Essa è una caratteristica essenziale del procedimento moderno fortemente
distinto dal soggettivismo unipersonale. Dal punto di vista storico-letterario esistono chiaramente dei
legami stretti tra la rappresentazione unipersonale e quella pluripersonale; la seconda sorge dalla prima ed
esistono opere in cui si intrecciano.
Un’altra particolarità del testo preso in esame è il trattamento del tempo: il tempo della narrazione non
viene impiegato per l’azione stessa molto concisa, bensì per le interruzioni/digressioni
La 1° è la rappresentazione di quanto avviene nell’animo della signora Ramsay mentre prende le misure per
il calzerotto e quindi appartiene al tempo dell’azione stessa. Ciò che avviene nella sua coscienza non ha in
sé nulla di misterioso, il riflettersi della coscienza è facilmente comprensibile, ma è essenziale dà una
sintesi delle relazioni di vita in maniera del tutto naturale, non intenzionale e libera.
In modo sorprendente ed insolito per le epoche precedenti il contrasto risulta tra la brevità di tempo
dell’azione esteriore e la ricchezza di fatti interiori. Le caratteristiche nuove sono:
- Un movente occasionale che provoca i movimenti interiori
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Modulo B Saggio AUERBACH “il calzerotto marrone” Si parte da un brano tratto dal romanzo di Virginia Wolf “to the lighthouse” del 1927. I personaggi sono presentati in un ordine sistematico come fosse un’esposizione o un’introduzione. In un’azione di poca importanza (prendere le misure per il calzerotto) si intrecciano continuamente altri elementi, prevalentemente moti interiori dei personaggi, anche non direttamente coinvolti nella scena. Vengono inoltre inserite azioni esteriori e secondarie, luoghi e tempi completamente diversi. Es. già le prime parola della signora Ramsay vengono interrotte due volte; in generale non si tratta di capoversi caratterizzati da forme grammaticale e tipografiche del discorso della terza persona. --> Virginia Woolf propone una propria riflessione diretta che simula di non conoscere i personaggi e procede fingendo di avere solo impressioni fugaci rispetto ai personaggi; fa supposizioni, discute sul significato dell’espressione dei personaggi. Concluse le due lunghe interruzioni si ritorna alla stanza in cui si svolge l’azione principale come se non fosse stata abbandonata mai L’autore come narratore di fatti obiettivi passa quasi completamente in secondo piano; quasi tutto ciò che è detto è il riflesso nella coscienza dei personaggi. Non sembra esistere fuori dal romanzo un punto dal quale vengono osservati gli uomini e gli avvenimenti e nemmeno una realtà obiettiva diversa da quella soggettiva della coscienza dei personaggi  resti di una realtà obiettiva sono brevi indicazioni riferite a piccoli avvenimenti esteriori che costituiscono la cornice. Si procede nella narrazione attraverso il “monologo interiore” o “discorso vissuto”, forma stilistiche già utilizzate in precedenza ma mai con i medesimi intenti artistici; accanto ad esse inoltre esistono altre modalità per sfumare o celare l’impressione di una realtà obiettiva esse sono racchiuse nel tono e nel nesso del contenuto. Tutto ciò riguarda chiaramente la presa di posizione dell’autore di fronte alla realtà che ritrae: non guida più il lettore nell’interpretazione (come gli autori precedenti Dickens, Goethe, Balzac, Zola…) ma ricrea e porta sulla pagina il vagare tipico della coscienza, mosso dal variare delle impressioni. Non vi è più l’idea che l’autore con la sua conoscenza di una verità obiettiva rimanga sempre l’autorità conduttrice. Già prima, dalla fine dell’Ottocento in poi, c’erano opere narrative che cercavano di dare un’impressione estremamente soggettiva della realtà ma il procedimento era completamente diverso da quello moderno. Caratteristica fondamentale delle modalità adottate dalla Wolf è che non tratta soltanto di un solo soggetto e delle impressioni unicamente di quest’ultimo, ma di molti soggetti che cambiano spesso.  da questa molteplicità di soggetti si deduce che si tratta dell’esplorazione in una realtà obiettiva e vera attraverso il convergere di varie coscienze. Essa è una caratteristica essenziale del procedimento moderno fortemente distinto dal soggettivismo unipersonale.  Dal punto di vista storico-letterario esistono chiaramente dei legami stretti tra la rappresentazione unipersonale e quella pluripersonale ; la seconda sorge dalla prima ed esistono opere in cui si intrecciano. Un’altra particolarità del testo preso in esame è il trattamento del tempo : il tempo della narrazione non viene impiegato per l’azione stessa molto concisa, bensì per le interruzioni/digressioni La 1° è la rappresentazione di quanto avviene nell’animo della signora Ramsay mentre prende le misure per il calzerotto e quindi appartiene al tempo dell’azione stessa. Ciò che avviene nella sua coscienza non ha in sé nulla di misterioso, il riflettersi della coscienza è facilmente comprensibile, ma è essenziale dà una sintesi delle relazioni di vita in maniera del tutto naturale, non intenzionale e libera. In modo sorprendente ed insolito per le epoche precedenti il contrasto risulta tra la brevità di tempo dell’azione esteriore e la ricchezza di fatti interiori. Le caratteristiche nuove sono:

  • Un movente occasionale che provoca i movimenti interiori
  • Un’espressione naturale di questi
  • Il forte contrasto tra tempo esteriore e interiore La 2° divagazione ha un rapporto cronologico con l’azione differente; il suo contenuto non fa parte dell’azione del romanzo, né dal punto di vista del tempo, né da quello del luogo. Ambedue le digressioni sono però tentativi di cogliere una realtà più autentica. Riassumendo è di importanza decisiva che un fatto esteriore insignificante provochi immagini o serie di immagini che si allontanano da esso per muoversi liberamente nella profondità del tempo. La tecnica di Virginia Wolf risiede nel fatto che la realtà esteriore obiettiva si rivela soltanto un movente anche se non del tutto occasionale; importante è ciò che da esso è provocato. Marcel Proust fu il primo a seguire con coerenza un procedimento simile che consiste nel trovare nel ricordo, scaturito da un fatto insignificante e apparentemente casuale, la realtà perduta. In Proust si conserva senza interruzione la prima persona che racconta; questo elemento sembra avvicinare l’opera al soggettivismo unipersonale ma è insufficiente poiché non coglie completamente la struttura del romanzo.  Proust mira all’obiettività e all’assenza dei fatti; cerca di raggiungere questa meta affidandosi alla propria coscienza del ricordo/ alla coscienza rievocatrice. Con l’Ulisse di Joyce la tecnica del molteplice riflettersi della coscienza e della stratificazione dei tempi viene applicata nel modo forse più radicale. La sua opera enciclopedica e specchio di Dublino, dell’Irlanda e dell’Europa ha come cornice la giornata esteriormente insignificante di un professore di un professore e di un agente di avvisi pubblicitari Solo pochi scrittori sono ricorsi con tanta coerenza al riflettersi della coscienza e alla stratificazione dei tempi: influssi e tracce se ne trovano però quasi ovunque. Troviamo autori come Thomas Mann (la montagna incantata) che fanno concessioni sempre > alla prospettiva dei tempi e alla simbolica onni- temporalità degli avvenimenti. Sono infine da ricordare le particolarità rispetto agli argomenti stessi: spesso nei romanzi moderni non c’è traccia di un rapporto fra i vari fatti, e al lettore sfugge il filo dell’azione. In tutte queste caratteristiche del romanzo realista del periodo tra le due grandi guerre si manifestano certe aspirazioni/necessità/tendenze degli autori e del pubblico. Un esempio è la tendenza molto spiccata nel testo della Wolf (ma tipica di tanti altri autori) ad annullare o omettere qualsiasi fatto di ampia portata: grandi cambiamenti, svolte di vite, catastrofi …; si hanno solo fatti piccoli, insignificanti e casuali. Si rinuncia alla rappresentazione della storia dei personaggi con la pretesa di una compiutezza esteriore. Gli autori moderni preferiscono esaurire in poche ore e giorni fatti quotidiani qualunque piuttosto che rappresentare un fatto nel suo svolgimento completo e cronologico. Si comprende come una simile tecnica abbia dovuto formarsi a poco a poco e specialmente negli anni attorno alla Prima guerra mondiale. L’allargarsi dell’orizzonte e l’arricchirsi di esperienze procedono con un ritmo sempre più celere. SAGGIO FALCETTO “neorealismi scritti” Il termine neorealismo affiora nel dibattito letterario come calco di un termine tedesco negli anni ’30, coesistendo con formule analoghe come “neoverismo” o “neonaturalismo” che manifestano l’interessa marcato per la rappresentazione di una realtà sociale concreta. La sua presenza è contenuta anche negli anni dell’immediato dopoguerra, fino al 1948. Inizia qui la sua larga diffusione, spinta dall’onda di una produzione cinematografica straordinariamente fertile e accompagnata subito dall’insoddisfazione di chi ne fa uso.
  1. più emotivo-letteraria  effetti di suggestione musicale, di riverbero lirico, di allusività. preziosità sinestesiche la forza del contesto : L’esperienza della guerra e poi il ritorno a una nuova normalità agiscono sulla mentalità di tutti e nella testa degli scrittori come un grande dispositivo di straniamento. Guerra, resistenza, ritorno alla democrazia portano con sé l’esperienza di una visione diversa. Si può dire che il neorealismo sia il prodotto di una inconsueta pressione del contesto extra letterario sul mondo della letteratura; una pressione che si esercita su più livelli nel sistema letterario. Una spinta esterna che si innesta però nel sistema in modo tutt’altro che meccanico e rigido e in forma ramificata. Il contesto bellico dà poi una peculiare rilevanza sociale alla parola e al racconto. E' questa serie di coordinate a costituire il principio di unità del fenomeno neorealista. Il primo segnale, immediato ed esplicito, della pressione del contesto è un fatto contenutistico, la comune tematica storica delle narrazioni neorealiste. In esse prende forma un'ampia rappresentazione di un trentennio di vita italiana, articolata nei tre grandi periodi:
  • fascismo
  • guerra civile e Resistenza
  • dopoguerra Ma segni di una risposta alle sollecitazioni di un clima, di una situazione, sono anche l'impiego del dialetto, la resa realistica di ambienti geograficamente e socialmente periferici, le forme narrative del documento e della cronaca, la raffigurazione di personaggi d'estrazione popolare. Il rapporto fra presenza del reale e sua rielaborazione espressiva, tra invenzione e referenzialità è stato al centro delle preoccupazioni del neorealismo. La questione principale non era tanto di contenuti, ma di forme/ modi della comunicazione. Dunque, il mutamento dell'orizzonte storico-sociale non conduce affatto alla cancellazione dei problemi dello 'specifico letterario', semmai li pone in risalto. La scrittura neorealista; un quadro affollato e plurale Il primo tratto degli ultimi anni del conflitto e i primi del dopoguerra a è l’espansione della narrativa: prende corpo qui una civiltà della narrazione prosastica e si compie il definitivo insediamento del romanzo nel nostro sistema di generi. Il secondo è la varietà: la produzione neorealista non si presenta come un tutto omogeneo e compatto, ma percorsa da differenze su più piani. Innanzitutto, per l'appartenenza a generazioni diverse e per la diversità delle storie personali. Agli scrittori-letterati si aggiungere la fitta schiera dei testimoni-scrittori, di chi è spinto allo scrivere dall'intenzione di conservare e comunicare le esperienze vissute, da quella smania di raccontare che è all'origine di una molteplice produzione memorialistica. La varietà trova conferma nelle individuali scelte di scrittura; Poco unitaria anche la fisionomia delle prospettive ideologiche. Certo, è comune un orientamento generalmente progressista ma sembra difficile assimilare fino in fondo gli orientamenti specifici di ogni autore del periodo: se la presenza di atteggiamenti populistici è indubbia, varrebbe tuttavia la pena di sottolineare meglio la diversità di forme che quegli atteggiamenti assumono La scrittura neorealista. Un nucleo d’attrazione: il “documento” nucleo d’attrazione della produzione narrativa del neorealismo è il nesso scrittura documentaria (diari, memorie, cronache) – scrittura letteraria. Al centro della diversificata galassia realistica del dopoguerra sta un complesso di opere documentarie che mettono in scena spesso con intensità secca, ruvida, antiretorica, le esperienze della lotta resistenziale, della prigionia, del confino…

Semplicità e duttilità strutturale sono le caratteristiche tipiche della forma-documento che si attua variamente in questi testi, posti sul crinale che separa letterario ed extraletterario. Al centro della rappresentazione è un narratore insieme protagonista e testimone che presenta la propria vicenda come comune ed emblematica. Nelle storie ha un ruolo decisivo un piano elementare d'esistenza, che ruota attorno alle esperienze antropologiche primarie di fame, sonno, freddo, paura e morte in cui il tempo della consuetudine viene stravolto. Linearità costruttiva e coralità improntano gli intrecci: l'azione si ramifica di rado, segue perlopiù il tragitto del protagonista-narratore. La natura testimoniale dell'io che racconta è il presupposto di un ampliamento corale del racconto ottenuto senza complicazioni architettoniche  questa forma d’intreccio riprende alcuni aspetti degli anni Trenta e conferma i legami tra narrativa neorealista e quella del periodo precedente, tuttavia il contesto complessivo della narrazione dice tutta la distanza da quelle soluzioni. gli scrittori di memorie puntano alla memorabilità dell'immagine: la descrizione di comportamenti (azioni, discorsi) e fisionomie prevale nettamente sull'analisi psicologica. L'individuo non sembra interessare in prima istanza per un destino unico e irripetibile, quanto per la partecipazione a una generale condizione umana condivisa; per questo i personaggi minori contribuiscono a tracciare la sagoma di una collettività. Diari, memorie, cronache sono un “genere” di successo, la cui fortuna nasce da un insieme di ragioni interne ed esterne al testo che favoriscono il dialogo con il pubblico:

  • L'intensità emotiva delle vicende
  • l'immediatezza cordiale del linguaggio
  • la rivendicazione di autenticità
  • riconoscimento di valore culturale Tutti concordano sulla rilevanza informativa e conoscitiva del “documento”. Il testo ha una funzione di testimonianza sociologica, di demistificazione: lacera il velo che aveva avvolto le reali condizioni di vita nell'Italia del ventennio fascista Nel dibattito e nella pratica si confrontano due atteggiamenti opposti:
  • scrittori-letterati sforzo di non semplificare, di coniugare due obiettivi distinti: dare cittadinanza alla scrittura documentaria nel mondo della letteratura e, nel contempo, mantenere ben saldo il concetto di specificità estetica
  • scrittori nuovi alla scrittura fiducia nell'equivalenza verità-valore artistico, sull’idea che la scrittura sgorga e poggia su un impulso profondo di natura essenzialmente emotiva. Narrativa d’invenzione. Voci e figure di popolani e intellettuali, immagini di collettività L'impegno della scrittura neorealista si svolge innanzi tutto attorno a due “problemi rappresentativi”: come portare sulla pagina persuasivamente il mondo popolare, la realtà degli strati sociali subalterni, e come ritrarre con efficacia desideri, perplessità e crisi dell'intellettuale Da qui la ricerca condotta da tanti di un effetto di coralità: saper far vivere in parole un mondo collettivo era anche una maniera per rompere quello stato di solitudine e d'isolamento, di non inserimento sociale, di incertezza comunicativa peculiare della situazione dello scrittore nel periodo del fascismo La varietà della produzione si manifesta anche nella presenza, sul terreno della letteratura d’invenzione, di tre grandi soluzioni narrative:
  • io narrante
  • narrazione in terza persona “nascosta”
  • narrazione in terza persona palese