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Sistemi democratici comparati, Appunti di Diritto ed economia politica

appunti sistemi democratici comparati

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 10/03/2026

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Emmaaaa_12 🇮🇹

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Lezione 1: democrazia e democrazie
1) Nella democrazia è presente il suffragio universale ovvero il diritto al voto per
tutti. È un voto segreto e ricorrente. Tutti i voti hanno lo stesso peso.
2) Per evitare che ci sia un colpo di stato ci devono essere più di un partito in
competizione.
3) Per votare nel giusto modo ai cittadini vengono messe a disposizione varie fonti
d’informazioni libere.
Con la presenza di questi tre punti si parla di un regime liberaldemocratico: presenza
sia di diritti politici (voto) sia di diritti civili (libertà di pensiero di un partito). Nella
maggior parte delle volte in questi regimi sono presenti anche i diritti sociali anche se
non sono obbligatori.
Negli anni le varie democrazie del mondo sono restate invariabili a livello di qualità
come negli Stati Uniti.
Lezione 2: modelli principali dei sistemi di governo democratici: parlamentarismo,
presidenzialismo, semi-presidenzialismo.
Parlamentarismo è un sistema di governo che esiste in rapporto di fiducia tra il
governo e il parlamento. Il governo nasce solo se c’è il sostegno della maggioranza dei
parlamentari. Il governo sta in piedi fino a quando lo vuole il Parlamento. Sono due
istituzioni fuse tra loro.
Presidenzialismo è un sistema dove ci sono 2 istituzioni separate (congresso e
presidenza) che hanno un potere concluso. Ci sono due elezioni diverse una per il
congresso e una per la presidenza; non esiste il rapporto di fiducia; il presidente è
votato direttamente dagli elettori e svolge sia la funzione di capo dello stato sia di capo
del governo.
Semipresidenzialismo: è un sistema dove è presente sia il rapporto di fiducia tra
governo e parlamento sia l’elezione diretta del capo dello stato. Il capo dello stato
individua ed elegge chi svolgerà il ruolo del primo ministro. Quest'ultimo deve avere la
fiducia del parlamento. Al capo dello stato è conferito tutto il potere, ma esiste 1
eccezione: coabitazione= quando si elegge il primo ministro (capo del governo) che ha
un partito/ orientamento politico diverso da quello del capo dello stato. In questo caso
si dividono i compiti: capo dello stato= politica estera; capo del governo= politica
interna.
Lezione 3: origine delle forme di governo
Parlamentarismo: il simbolo del parlamentarismo è la magna carta liberatum (1215)
afferma che il re non ha un potere assoluto ma limitato. Nel 1216 è stata abbandonata
ed è ritornata 4 secoli dopo con la rivoluzione gloriosa.
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Lezione 1: democrazia e democrazie

  1. Nella democrazia è presente il suffragio universale ovvero il diritto al voto per tutti. È un voto segreto e ricorrente. Tutti i voti hanno lo stesso peso.
  2. Per evitare che ci sia un colpo di stato ci devono essere più di un partito in competizione.
  3. Per votare nel giusto modo ai cittadini vengono messe a disposizione varie fonti d’informazioni libere. Con la presenza di questi tre punti si parla di un regime liberaldemocratico: presenza sia di diritti politici (voto) sia di diritti civili (libertà di pensiero di un partito). Nella maggior parte delle volte in questi regimi sono presenti anche i diritti sociali anche se non sono obbligatori. Negli anni le varie democrazie del mondo sono restate invariabili a livello di qualità come negli Stati Uniti. Lezione 2: modelli principali dei sistemi di governo democratici : parlamentarismo, presidenzialismo, semi-presidenzialismo. Parlamentarismo è un sistema di governo che esiste in rapporto di fiducia tra il governo e il parlamento. Il governo nasce solo se c’è il sostegno della maggioranza dei parlamentari. Il governo sta in piedi fino a quando lo vuole il Parlamento. Sono due istituzioni fuse tra loro. Presidenzialismo è un sistema dove ci sono 2 istituzioni separate (congresso e presidenza) che hanno un potere concluso. Ci sono due elezioni diverse una per il congresso e una per la presidenza; non esiste il rapporto di fiducia; il presidente è votato direttamente dagli elettori e svolge sia la funzione di capo dello stato sia di capo del governo. Semipresidenzialismo : è un sistema dove è presente sia il rapporto di fiducia tra governo e parlamento sia l’elezione diretta del capo dello stato. Il capo dello stato individua ed elegge chi svolgerà il ruolo del primo ministro. Quest'ultimo deve avere la fiducia del parlamento. Al capo dello stato è conferito tutto il potere, ma esiste 1 eccezione: coabitazione= quando si elegge il primo ministro (capo del governo) che ha un partito/ orientamento politico diverso da quello del capo dello stato. In questo caso si dividono i compiti: capo dello stato= politica estera; capo del governo= politica interna. Lezione 3: origine delle forme di governo Parlamentarismo: il simbolo del parlamentarismo è la magna carta liberatum (1215) afferma che il re non ha un potere assoluto ma limitato. Nel 1216 è stata abbandonata ed è ritornata 4 secoli dopo con la rivoluzione gloriosa.

In Italia dopo la Seconda guerra mondiale, post totalitarismo, i padri costituenti decidono di fondere una democrazia con più padri al parlamento per evitare di dare troppi al governo e tornare nuovamente in un totalitarismo. Questo venne fatto con “l’ordine del giorno Perassi” che garantiva sicurezza e controllo con l’obiettivo di stabilizzare il governo. Lezione 4: il sistema elettorale È un insieme di norme che trasformano le preferenze degli elettori in voti e poi i voti in seggi parlamentari. È un metodo per capire l’andamento del funzionamento politico. Determina la variabilità dei regimi democratici. 3 tipologie di sistemi elettorali:

  • maggioritario: serve per definire il numero di seggi, che spettano a ciascuna forza politica. Vince il partito che arriva prima, indipendentemente dalla percentuale dei voti ricevuti. Fornisce i partiti più forti, li rafforza e sfavorisce i terzi partiti. Esistono due modalità: a turno unico- chi arriva primo vince a prescindere dai voti che riceve, in ogni collegio c’è solo un vincitore; a doppio turno- vince chi arriva primo con la maggioranza assoluta (50%+1), se non c’è ci sarà un’altra elezione tra i partiti che hanno ricevuto più percentuale di voti. Al secondo turno vanno i partiti che riescono a raggiungere il 12,5% degli aventi diritto al voto. La percentuale del primo turno si calcola su tutta la popolazione (compreso chi non può votare/chi non vota) nel secondo turno la percentuale si carica su chi è andato a votare. Sistema proporzionale Germania: i seggi sono suddivisi tra i partiti in proporzione alla quota di voti ottenute (10% dei voti= 10% dei seggi). Esiste la soglia di sbarramento per garantire un governo stabile dove ogni stato prevede una procedura di voti minima per partecipare alla distribuzione dei seggi. Sistema misto Italia: due logiche di attribuzione dei seggi: 1 sistema maggioritario, 2 sistema proporzionale. Lezione 5: nascita delle democrazie Francia 1958: crisi di regime e nascita della quinta repubblica. Germania 1990: riunificazione delle due Germanie. Italia: fino al 1992 era dominata dalla democrazia cristiana. Dal 1992 al 1994 ci fu una crisi di regime che portò al crollo del sistema dei partiti. Berlusconi da una nuova vita all’Italia fondando un partito anticomunista e diventando capo del governo. Regno unito: 2016-2020 Brexit.
  • deviante o cruciale vengono condotti con il preciso intento di controllare empiricamente generalizzazioni o teorie preesistenti. 2 tipi di comparazioni :
    1. Sincronica : è la comparazione tra casi simili, quando ci sono due casi omogenei in uno specifico arco temporale che però con il tempo hanno esiti diversi. Esempio Italia e Francia: Sistema elettorale: in Italia sistema misto proporzionale con una quota di collegi uninominali (maggioritario) e una quota proporzionale (plurinominale); in Francia sistema maggioritario a doppio turno; Sistema politico: Italia sistema multipartitico polarizzato, la politica è organizzata attorno a coalizioni di centro destra e centro sinistra: Francia sistema bipolare.
    2. Diacronica : casi distinti dove si cerca di trovare punti in comune: Italia e Regno Unito (unico punto in comune: rapporto di fiducia tra parlamento e governo) Italia: sistema elettorale misto-Regno Unito: maggioritario a turno unico; Italia: sistema politico multipartitico- Regno Unito: bipartitico; In Italia il capo del governo è il leader della coalizione di maggioranza- Regno unito lo stesso; In Italia bicameralismo simmetrico/paritario- Regno Unito asimmetrico; Capo di governo con potere di scioglimento del parlamento: in Italia no, Regno Unito sì.
  • la stabilità e l’efficienza istituzionale richiedono un cambiamento reale (di regime, procedure e istituzioni). Non basta cambiare il sistema elettorale per migliorare il governo, ma bisogna cambiare l’intero circuito istituzionale (le connessioni del sistema elettorale, partitico, parlamento).
  • gli assetti istituzionali e i sistemi di partito sono determinati per la stabilità e il funzionamento della democrazia. Lezione 8: esempio concreto di comparazione Lijphart ha sviluppato un suo modello di comparazione sulla base che nel mondo ci sono più di 100 regimi democratici ed è presente la necessità di “metterli in ordine”. Quindi grazie all’uso di vari indicatori, arrivò alla conclusione che le democrazie, per essere comparate, possono essere classificate in 2 modelli: maggioritario e consensuale. Si arriva a questi modelli considerando 2 dimensioni:
  • partiti esecutivi= come si esegue il potere & federale-unitaria (come viene distribuito il potere)
  1. dimensione partiti esecutivi: variabile da considerare, sistema partitico/sistema elettorale; composizione del governo; rapporto fra governo e parlamento esecutivo- legislativo; gruppi di interesse= rappresentato gli interessi dei lavoratori o dei datori di lavoro.
  2. dimensione federale-unitaria: livelli di autonomia e potere attribuiti ai governi locali; struttura parlamentare: numero di camere (bicameralismo o monocameralismo); costituzione: rigida/flessibile, scritta/non scritta; garanzie costituzionali: verifica della conformità tra la costituzione e le decisioni del governo attuale. Lezione 9: l’analisi comparata di George Tsebelis Secondo lui non è sufficiente fermarsi sulla natura di un governo ma bisogna prendere in considerazione anche i dettagli. I dettagli da considerare sono, ad esempio, la presenza in ogni sistema dei “veto players”: attori individuali o collettivi come partiti politici, camere parlamentari, capi di stato o regioni, il cui consenso è indispensabile per modificare lo status quo politico o normativo. Lezione 10-comportamento della comunità politica : ogni sistema politico si regge su tre componenti fondamentali: regime (insieme di regole, norme e istituzioni, che stabiliscono come si esercita il potere); autorità (coloro che occupano momentaneamente i ruoli di potere, come i politici eletti, il governo); e la comunità politica (l’insieme dei cittadini che condividono una struttura politica comune). Per capire come votano le persone e perché votano, in Italia è stata proposta una “classificazione di voto”, per spiegare le scelte degli elettori:
  3. Il voto di appartenenza : è il voto basato sull’identità. L'elettore si sente parte integrante di una “famiglia” politica (“sono comunista”). È molto stabile nel tempo, non serve leggere il programma elettorale, si vota il partito perché rappresenta chi siamo.
  4. Il voto di opinione : è un voto più razionale e mobile. L'elettore non è legato a un partito per sempre, ma valuta in volta le tematiche e le proposte. È tipico dell’elettore che decide in base ai problemi del momento (economia, ambiente, diritti civili) a scegliere la proposta che ritiene migliore.
  5. Il voto sulla personalità : qui la scelta non cade sul partito o sull’idea, ma sulla figura del candidato. Conta l’immagine, il carisma, il modo di comunicare e la fiducia che il leader ispira personalmente, a prescindere dal simbolo che rappresenta.
  6. Il voto di scambio : non c’è un ideale o una valutazione del programma. Il voto viene “venduto” in cambio di un favore personale. È spesso legato a fenomeni di corruzione e malapolitica.
  1. Sinistra estrema storica (Die Linke)
  2. Verdi (Grüne) nati nel 1985, sono stati i primi a spostare il focus politico dal solo lavoro all’ambiente.
  3. Centro sinistra (SPD) il partito socialdemocratico.
  4. Centro destra (CDU-CSU) l’unione cristiana, storicamente il partito più importante.
  5. Liberal-democratici (FDP) si collocano al centro-destra.
  6. Destra (AFD) il partito più recente fondato nel 2013 Come si vota : in Germania non si esprime un solo voto, ma due sulla stessa scheda: Primo voto (uninominale): scegli una persona specifica del tuo collegio. Chi prende più voti vince ed entra direttamente in Parlamento. Serve a garantire che ogni zona della Germania abbia un rappresentante diretto. Secondo voto (proporzionale) scegli un partito. È il voto più importante perché determina la percentuale finale di seggi che spettano a quel partito nel Bundestag (parlamento tedesco). Per evitare che il Parlamento si frammenti in troppi piccoli partiti, esistono delle regole rigide:
  7. Soglia di sbarramento del 5%: se un partito non raggiunge il 5% dei secondi voti a livello nazionale, resta fuori dal Parlamento;
  8. La clausola del mandato del collegio: se un partito non raggiunge il 5%, ma riesce a vincere in almeno tre collegi uninominali (grazie al primo voto), può comunque partecipare alla ripartizione proporzionale dei seggi. A volte capita che un partito vinca più collegi con il primo voto rispetto a quanti seggi gli spetterebbero con il secondo voto. Fino al 2023 questi seggi venivano mantenuti e agli altri partiti venivano dati dei “seggi di compensazione” per riequilibrare le proporzioni. Questo ha fatto ingrandire enormemente il numero dei deputati (il Bundestag era diventato grandissimo). Con una recente riforma, il sistema è stato modificato per limitare questo numero infinito di deputati. Esempio degli elettori per salvare una coalizione: se un elettore della CDU teme che l’alleato FDP non superi il 5%, potrebbe decidere di dare il primo voto al candidato CDU (per sicurezza) ma il secondo voto all’ FDP per aiutarli a superare la soglia e permettere così la formazione di un governo di coalizione insieme. Sistema politico ed elettorale italiano della Prima Repubblica (1946-1993): questo periodo era caratterizzato da un sistema proporzionale diviso in 32 circoscrizioni. La caratteristica principale era il multipartitismo polarizzato.

La Democrazia Cristiana (DC) occupava il centro dello scenario politico. La DC era il partito più grande che comprava i partiti vicini per espandersi e governare. Ai due lati c’erano il PCI (estrema sinistra) e il MSI (estrema destra). Invece di convergere verso il centro, i partiti tendevano ad allontanarsi l’uno dall’altro per mantenere la propria identità, creando una forte contrapposizione ideologica. Voto di preferenza: a differenza di oggi, l’elettore non votava solo il partito ma poteva scegliere il singolo candidato (fino a un massimo di 3-4 preferenze). Questo creava un forte legame personale tra elettore e politico, ma favoriva anche il voto di scambio, specialmente nel sud Italia, dove il voto diventava una abitudine per ottenere favori personali. Soglie di sbarramento: per accedere al collegio nazionale, un partito doveva ottenere almeno 300.000 voti e almeno un seggio a livello circoscrizionale. Il voto strategico, casi storici: in Italia era meno comune che in altri paesi, ma ci sono stati casi celebri: 1948: molti elettori di piccoli partiti votarono DC per impedire la vittoria del Fronte Popolare (socialisti e comunisti), temendo l’influenza sovietica. 1953: la Legge Truffa, si cercò di votare strategicamente per le microliste per evitare che la coalizione di governo raggiungesse il 50% +1 dei voti, soglia che avrebbe fatto scattare un premio di maggioranza sproporzionato. 1976: molti votarono DC strategicamente per evitare il sorpasso del PCI (sorpasso che poi avvenne). Il caso del 1972 relativo al PSIUP (partito socialista italiano di unità proletaria): nonostante il partito avesse superato la soglia nazionale di voti, non riuscì a ottenere nemmeno un seggio perché non superò il quoziente minimo in nessuna singola circoscrizione. Questo dimostra come il sistema potesse essere punitivo per i partiti medi che non avevano una forte concentrazione territoriale. Il caso del Regno Unito : utilizza un sistema maggioritario a turno unico. Il territorio è diviso in circoscrizioni e ogni circoscrizione assegna un solo seggio. Chi prende anche solo un voto in più degli altri vince tutto; chi arriva secondo non ottiene nulla. La conseguenza: votare per un piccolo partito in un sistema simile è spesso considerato un “voto sprecato”. Per questo gli elettori tendono a concentrarsi sui due candidati più forti. Il voto strategico non dipende solo dai cittadini, ma anche dai politici stessi:

Il referendum del 1993: fu un momento di rottura. Gli elettori chiesero di cambiare il sistema per obbligare i partiti a presentare programmi e leader chiari prima delle elezioni. La nascita del Mattarellum: in risposta al referendum, nel 1993 nacque il primo sistema misto, che univa una quota maggioritaria (chi prende più voti) e una proporzionale (seggi in base alle percentuali). 1994 - 2005 Mattarellum: prevalenza maggioritaria, il 75% dei seggi era assegnato col sistema maggioritario; soglia di sbarramento al 4% per la quota proporzionale; 2006 - 2014 Porcellum: proporzionale con premio, sistema proporzionale che garantiva un “premio di maggioranza” al vincitore per assicurare stabilità; soglia al 4% (10% per le coalizioni). Dal 2018 Rosatellum: prevalenza proporzionale, il 63% dei seggi è proporzionale, con una soglia di sbarramento del 3%. Come funziona il sistema misto: è un ibrido che cerca di bilanciare due esigenze opposte: la governabilità e la rappresentanza.

  1. Collegio uninominale (maggioritario): vince il candidato che ottiene anche solo un voto più degli altri. Questo spinge alla creazione di coalizioni.
  2. Scheda proporzionale: serve a recuperare i voti dei partiti che non vincono nei collegi, garantendo che anche le minoranze abbiano voce e proteggendo i dirigenti di partito in seggi sicuri. Poiché le regole influenzano il risultato, i partiti e gli elettori mettono in atto delle tattiche: Caso Lista Dini 1996: i partiti più grandi (come i DS) possono scegliere di cedere dei voti a un alleato più piccolo per aiutarlo a superare la soglia di sbarramento (allora il 4%). Se il piccolo alleato entra in Parlamento, la coalizione nel suo insieme è più forte. L'accordo tra Ulivo e Rifondazione 1996-2001: questa è una strategia pura. Per non farsi concorrenza e perdere contro la destra, i due partiti decidevano di non presentarsi l’uno contro l’altro in certi collegi. Gli elettori di Rifondazione votavano il candidato dell’Ulivo dove Rifondazione non c’era, e viceversa.

Lezione 12: formazione e dissoluzione dei governi nei 5 paes i Il governo è l’istruzione più importante di qualsiasi regime politico poiché influisce sulle politiche pubbliche. Fa l’80% delle leggi. Formazione dei governi parlamentari, 5 punti fondamentali:

  1. Voto di investitura: è il “battesimo” del governo. Il parlamento deve votare ufficialmente per dare fiducia al nuovo governo appena nato;
  2. Sfiducia costruttiva: una regola geniale per la stabilità. Non puoi far cadere il governo attuale se non hai già una maggioranza pronta a votarne uno nuovo;
  3. Potere di scioglimento: la capacità di chiudere il Parlamento in anticipo e indire nuove elezioni;
  4. Selezione/deselezione dei ministri: indica quanto potere ha il Primo ministro sui propri colleghi. Può sceglierli o licenziarli da solo, o deve negoziare con altri;
  5. Bicameralismo simmetrico: quando le due camere del Parlamento (es. Camera e Senato) hanno gli stessi identici poteri. Se una camera è più forte dell’altra il bicameralismo è asimmetrico. Francia: il Presidente della Repubblica ha molto potere; non c’è un voto di investitura obbligatorio all’inizio; si presume che il governo abbia la fiducia finché non viene votata una mozione di sfiducia. L'assemblea Nazionale è più importante del Senato. Germania: la sfiducia costruttiva è l’elemento centrale. Il cancelliere cade solo se il parlamento ha già scelto il successore. Solo il cancelliere riceve il voto, non tutto il Consiglio dei ministri. Italia: Camera e Senato fanno la stessa cosa. Se una camera dà la fiducia e l’altra no, il governo cade. Il presidente del consiglio non può licenziare i ministri (deselezione) facilmente; deve spesso mediare con i partiti della coalizione. Regno Unito (modello Westminster): il primo ministro ha un potere enorme, può nominare e cacciare i ministri a suo piacimento. Storicamente, il premier decideva quando andare al voto, anche se leggi recenti hanno provato a limitare questo automatismo. Stati Uniti (presidenzialismo): qui il sistema cambia totalmente perché non esiste il rapporto di fiducia. Il parlamento non può far cadere il presidente per motivi politici. Camera e Senato sono entrambi fortissimi, ma con compiti diversi (il senato conferma i giudici, la camera si occupa di tasse).
  • 1947 - 92: i governi nascevano da accordi tra partiti con l’esclusione sistematica del Partito Comunista. Post 1993: si è passati a un sistema dove le coalizioni vengono presentate ai cittadini prima delle elezioni. Il Presidente del Consiglio spesso non è un capo assoluto come in UK, ma un mediatore che deve tenere uniti i vari partiti della coalizione. Lezione 14-alcuni chiarimenti che caratterizzano la formazione dei governi in Italia : Nel periodo della Prima Repubblica il sistema era dominato dalla Democrazia Cristiana. Spesso non c’erano coalizioni forti. Si formavano governi con l’appoggio esterno o l’astensione di altri partiti. Esempio tra il 1976 e il 1979, la DC governò grazie all’astensione di partiti come il PCI e il PSI. Perché i partiti sceglievano l’astensione? Non volevano la responsabilità diretta del potere, ma volevano influenzare le leggi, mantenere il consenso elettorale (stando all’opposizione) o evitare conflitti interni tra le proprie correnti. Gli elettori non sapevano chi sarebbe stato il Presidente del Consiglio prima del voto. I governi nascevano da trattative segrete tra i leader dei partiti dopo le elezioni. Questo dava ai partiti un potere enorme rispetto ai cittadini. Oggi il sinistrismo non esiste più e le cause sono: la classe operaia industriale è diminuita, e sono nate nuove divisioni post-materialiste (diritti civili); la fine della guerra fredda, è venuta meno la contrapposizione netta tra capitale e lavoro (marxismo vs capitalismo); la comparsa di populismi e movimenti nazionalisti che hanno “rubato” voti alla sinistra tradizionale. Si osserva un baricentro politico che tende a destra o verso il centro-sinistra, con una frammentazione dei partiti tradizionali. Le variabili della trasformazione dei sistemi politici dipendono da tre fattori principali :
    1. Sistema elettorale: se passi da un sistema proporzionale a uno maggioritario, spingi i partiti a unirsi o a scomparire;
    2. Struttura costituzionale: riguarda l’architettura dello Stato, se è una Repubblica Parlamentare o presidenziale. Un forte potere esecutivo tende a semplificare il sistema dei partiti.
    3. Grado di autonomia internazionale: quando un paese è influenzato da vincoli esterni. Casi di studio :
  1. Francia post 1958 Quinta Repubblica- nasce con De Gaulle e un sistema elettorale a doppio turno che favoriva il bipartismo di coalizione (centro-destra vs sinistra); l’irruzione di Macron ha rotto questo schema, creando un terzo polo centrale; conseguenza: la polarizzazione ideologica (la distanza estrema tra i partiti) è diminuita al centro, ma è aumentato il “potenziale di coalizione”, ovvero la necessità di trovare nuovi alleati per governare.
  2. Italia post 1993-Mattarellum: l’ingresso del movimento 5 stelle ha trasformato il sistema in tripolare, rendendo difficile per chiunque ottenere una maggioranza chiara. Proprio come in Francia, questo ha portato a un aumento della necessità di coalizioni post-elettorali spesso insolite.
  3. Germania: ha un sistema multipartitico moderato. Storicamente dominato da due grandi partiti (CDU/CSU e SPD) si è evoluto. La stabilità è ora sfidata da partiti come Die Linke (sinistra radicale) e AfD (destra populista), che rendono la formazione dei governi più complessa rispetto al passato. Lezione 15: il governo nei sistemi presidenziali Nel sistema presidenziale (a differenza di quello parlamentare come l’Italia), il potere nasce da due canali separati: Delega al presidente: i cittadini scelgono direttamente il Capo dello Stato che è anche capo del governo; Delega al parlamento: i cittadini scelgono i propri rappresentanti; Il punto cruciale : non esiste il rapporto di fiducia. Il parlamento non può votare la sfiducia per far cadere il governo solo per motivi politici, il Presidente non può sciogliere le Camere. Sono come due binari paralleli che devono coesistere fino alla fine del mandato. Il caso degli Stati Uniti : il sistema è definito un bipartitismo perfetto (democratici vs repubblicani). Vige il sistema “winner takes all” (chi vince prende tutto). Questo significa che: non serve la maggioranza assoluta dei voti popolari a livello nazionale, l’importante è vincere i singoli Stati per ottenere i loro grandi elettori. L'instabilità dei ministri: mentre la figura del presidente è stabilissima, i suoi collaboratori sono molto fragili. Perché cambiano spesso? Perché non hanno una base politica propria; sono scelti dal Presidente e da lui possono essere licenziati in ogni momento. Le eccezioni: ruoli come il segretario di stato (esteri) o della difesa tendono a essere più stabili per garantire continuità nelle relazioni internazionali, tranne in casi particolare come la presidenza di Trump, dove il turnover è stato altissimo.

La nomina del Primo Ministro-fiducia implicita: gli elettori votano per il parlamento. Il partito che ottiene la maggioranza assoluta dei seggi vede il proprio leader diventare automaticamente primo ministro. La fiducia non viene votata formalmente all’inizio (come in Italia), ma è considerata implicita nel risultato elettorale. Il ruolo del re: il sovrano ha un potere puramente formale. Nomina il leader del partito vincente perché prende atto del risultato. L'eccezione: se il sistema entra in crisi (ad esempio, se nessun partito ha una maggioranza chiara), il re potrebbe teoricamente avere un margine di manovra maggiore nella scelta, ma in una democrazia stabile ciò non accade quasi mai. Cosa succede se il primo ministro si dimette? Se il leader si dimette, non si va necessariamente a nuove elezioni.

  1. Il partito di maggioranza avvia una procedura interna per scegliere un nuovo leader;
  2. Una volta eletto il nuovo leader, il re lo nomina ufficialmente primo ministro;
  3. Il nuovo governo continua a governare basandosi sulla fiducia della Camera dei Comuni. Il sistema in Germania : è progettato per essere estremamente stabile e prevenire le crisi di governo frequenti. Il sistema si divide in Bundestag (che vota la fiducia al Cancelliere) e Bundesrat il consiglio federale che rappresenta i governi dei 16 stati federati (Länder). A differenza del Regno Unito, qui il cancelliere viene eletto dal parlamento con un voto formale. Sfiducia costruttiva: questa è la caratteristica più importante. Il parlamento non può semplicemente mandare a casa il Cancelliere se non è d’accordo; può votare la sfiducia solo se ha già un nuovo successore pronto con una maggioranza. Perché è importante? Evita i “vuoti di potere”, se non c’è un’alternativa pronta, il governo in carica resta al suo posto. Questo garantisce che non ci sia una crisi di governo senza una soluzione immediata. Lezione 18: problemi di funzionamento I sistemi politici si autogestiscono e quindi devono essere capaci di riequilibrarsi nonostante i problemi riscontrati, che possono essere:
  4. il governo diviso (tipico degli USA) si verifica quando il Presidente appartiene a un partito, ma almeno uno dei due rami del Parlamento (Congresso) è controllato dal partito opposto.

Livelli di divisione : minima divisione solo una camera è avversa, il presidente può ancora negoziare per spostare l’orientamento politico a suo favore; massima divisione entrambe le camere sono in mano all’opposizione, il presidente trova enormi difficoltà a far passare le proprie idee. Conseguenze: il Congresso può bloccare o modificare i provvedimenti del presidente. Il presidente, d’altra parte, può usare il potere di veto per bloccare le leggi del congresso (superabile solo con i 2/3 dei voti). Irresponsabilità politica: gli elettori faticano a capire di chi sia la colpa se le cose non funzionano e ci si trova nella situazione in cui le due istituzioni presidente e parlamento, cercano di evitare la responsabilità politica diretta. Questo genera sfiducia nelle istituzioni. Effetto sugli elettori: molti diventano disinteressati circa 1/3, perché vedono un governo bloccato. Vantaggi e svantaggi del governo diviso: vantaggi-favorisce il compromesso e la moderazione, impedisce il predominio assoluto di un solo partito, maggior controllo e analisi delle leggi; svantaggi-rischio di stallo legislativo totale, difficoltà nell’affrontare questioni urgenti, rischio di chiusura del governo. 2) Produzione legislativa Era del New Deal (1955-1968): predominio democratico, governo diviso ma con alta stabilità ed efficacia. Era del governo diviso (1968-1992): frequenti conflitti istituzionali e difficoltà legislative. Era della volatilità partitica (dal 1992): alternanza tra governi unificati all’inizio del mandato e governi divisi dopo le elezioni di metà mandato, con elevata polarizzazione. La coabitazione tipica della Francia : si verifica nei sistemi semipresidenziali quando il Presidente della Repubblica e il Primo ministro appartengono a schieramenti opposti.

  1. Mitterand e Chirac (1986-1988): prima coabitazione, Mitterrand gestiva la politica estera, Chirac quella interna. Le elezioni parlamentari vengono vinte dal centro-destra e il presidente Mitterand elegge come primo ministro Chirac che aveva un orientamento politico diverso dal suo. La coabitazione durò due anni, entrambi puntavano alla presidenza. Nel 1988 si fecero le elezioni presidenziali vinse Mitterand, decise di sciogliere il parlamento e far votare gli elettori che fecero vincere i socialisti mettendo fine alla coabitazione.

alcune critiche sulla maggioranza troppo ampia e le poche possibilità per le minoranze. È un sistema solitamente molto stabile perché chi vince governa da solo; tuttavia, presenta degli inconvenienti:

  1. Alternanza frequente tra laburisti e conservatori: prima c’è un partito al governo poi un altro, poi di nuovo il primo e così via; l'esito è la polarizzazione: il partito che arriva dopo smantella tutto quello che ha fatto il partito precedente; quindi, il governo cambia continuamente e non c’è molta stabilità.
  2. Alleanza poco frequente: se un partito resta al potere troppo a lungo, c’è il rischio di una tirannia della maggioranza, dove le minoranze non contano nulla.
  3. Possibilità di “hung parliament”(parlamento appeso) succede quando nessuno dei due vince la maggioranza assoluta. È successo solo 3 volte: 1974 un governo debole con una maggioranza risicata; 2010 non si arriva a una maggioranza assoluta per un partito, quindi, c’è la coalizione; 2017 i conservatori non arrivano alla maggioranza assoluta, ma per non fare un’altra coalizione chiedono l’appoggio a un partito esterno. Italia: il sistema è multipartitico per cui ci sono varie difficoltà nel creare coalizioni, e ci sono troppi partiti da mettere d’accordo per cui si crea un’instabilità di governo. C'è un'assenza di un chiaro mandato perché gli elettori non possono influire e non capiscono a chi dare le colpe o i meriti riguardo le azioni del governo. È un sistema complesso che crea vari inconvenienti: governi numerosi e di breve durata, instabilità, politiche variabili, assenza di mandato. L'instabilità dei governi è causata dall’incastro tra il sistema elettorale proporzionale e il multipartitismo, le grandi differenze tra i partiti, la presenza di partiti esterni e la debolezza del primo ministro. Nel tempo ci sono stati diversi tentativi per limitare quest’instabilità e si fece una riforma elettorale che però non ha portato risultati. Germania : è presente un multipartitismo moderato, ci sono più partiti ma non troppi. Il sistema tende comunque a raggrupparsi intorno a due poli. Le politiche sono ben definite e le coalizioni sono più solide rispetto a quelle italiane. Lezione 20-nello specifico Caso italiano: il sistema italiano viene diviso in due grandi fasi, entrambe accomunate dalla breve durata dei governi. Prima fase 1946-1992: l’instabilità in questo periodo era dovuta a tre fattori strutturali
  • multipartitismo estremo: molti partiti piccoli, distanti tra loro e frammentati.
  • sistema proporzionale: un sistema elettorale che favorisce la frammentazione invece della coalizione
  • primo ministro debole: il presidente del consiglio ha poteri limitati rispetto ai suoi corrispondenti europei. Per limitare questa instabilità sono state fatte varie riforme (non costituzionali), la più importante fu quella del 1993 che cambiò il sistema proporzionale in maggioritario, il cosiddetto Mattarellum. Nonostante il passaggio al sistema maggioritario nel 1993, l’instabilità è rimasta.
  • 1994 Berlusconi arriva al governo;
  • 1995 cade il governo Berlusconi e un governo tecnico lo sostituisce;
  • 1996 elezioni e le vince Prodi; - 1998 Prodi sostituto d’Alema; - 200 0 d’Alema sostituito da Amato. La situazione cambia nel 2001 quando Berlusconi vince le elezioni. Per assicurarsi i voti ha usato 2 metodi principali: premessa pragmatica ovvero ha spiegato cosa avrebbe fatto se fosse salito al governo, usando un linguaggio facilmente comprensibile, che accorciava le distanze col cittadino-elettore; usò strategie innovative per l’epoca come il “contratto con gli italiani” firmato in tv. Il governo Berlusconi rimase stabile fino alla fine della legislatura (2006) grazie a ciò l’Italia sperava di ambire ad un modello politico stabile come quello del Regno Unito, ma non fu così perché dopo varie crisi il governo Berlusconi fu sfiduciato nel 2011. Il governo Berlusconi fu l’eccezione che ha rotto l’instabilità; infatti, finito questo breve periodo di stabilità si tornò alla normalità: si formò un governo dirigenziale (tecnico) con a capo Monti, gli esponenti del suo governo erano tutti indipendenti e non appartenenti a partiti. Resta in carica fino al 2013 quando succedette un periodo di grande instabilità che prevedeva 3 governi diversi in 5 anni. Nel 2021 ci fu il governo Draghi simile a quello di Monti ma con la differenza che gli esponenti appartenevano a partiti. Dal 2022 la guida al paese è passata al governo Meloni, legittimato dal maggior numero di voti ottenuto alle elezioni; attualmente, le prospettive suggeriscono che questo esecutivo possa garantire una stabilità simile a quella raggiunta in passato da Berlusconi In Italia è ancora presente molta instabilità che non si è riuscita a risolvere definitivamente. A differenza della Francia, che ha affrontato il problema attraverso una riforma struttural della propria costituzione, la classe politica italiana si è limitata ad attuare soltanto piccole modifiche costituzionali di scarso impatto risolutivo. Caso della Germania: il sistema tedesco è considerato uno dei modelli parlamentari più efficienti, capace di garantire un’ottima rappresentanza agli elettori. Si basa su un bicameralismo cooperativo composto da due rami: