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appunti sistemi democratici comparati
Tipologia: Appunti
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Lezione 1: democrazia e democrazie
In Italia dopo la Seconda guerra mondiale, post totalitarismo, i padri costituenti decidono di fondere una democrazia con più padri al parlamento per evitare di dare troppi al governo e tornare nuovamente in un totalitarismo. Questo venne fatto con “l’ordine del giorno Perassi” che garantiva sicurezza e controllo con l’obiettivo di stabilizzare il governo. Lezione 4: il sistema elettorale È un insieme di norme che trasformano le preferenze degli elettori in voti e poi i voti in seggi parlamentari. È un metodo per capire l’andamento del funzionamento politico. Determina la variabilità dei regimi democratici. 3 tipologie di sistemi elettorali:
La Democrazia Cristiana (DC) occupava il centro dello scenario politico. La DC era il partito più grande che comprava i partiti vicini per espandersi e governare. Ai due lati c’erano il PCI (estrema sinistra) e il MSI (estrema destra). Invece di convergere verso il centro, i partiti tendevano ad allontanarsi l’uno dall’altro per mantenere la propria identità, creando una forte contrapposizione ideologica. Voto di preferenza: a differenza di oggi, l’elettore non votava solo il partito ma poteva scegliere il singolo candidato (fino a un massimo di 3-4 preferenze). Questo creava un forte legame personale tra elettore e politico, ma favoriva anche il voto di scambio, specialmente nel sud Italia, dove il voto diventava una abitudine per ottenere favori personali. Soglie di sbarramento: per accedere al collegio nazionale, un partito doveva ottenere almeno 300.000 voti e almeno un seggio a livello circoscrizionale. Il voto strategico, casi storici: in Italia era meno comune che in altri paesi, ma ci sono stati casi celebri: 1948: molti elettori di piccoli partiti votarono DC per impedire la vittoria del Fronte Popolare (socialisti e comunisti), temendo l’influenza sovietica. 1953: la Legge Truffa, si cercò di votare strategicamente per le microliste per evitare che la coalizione di governo raggiungesse il 50% +1 dei voti, soglia che avrebbe fatto scattare un premio di maggioranza sproporzionato. 1976: molti votarono DC strategicamente per evitare il sorpasso del PCI (sorpasso che poi avvenne). Il caso del 1972 relativo al PSIUP (partito socialista italiano di unità proletaria): nonostante il partito avesse superato la soglia nazionale di voti, non riuscì a ottenere nemmeno un seggio perché non superò il quoziente minimo in nessuna singola circoscrizione. Questo dimostra come il sistema potesse essere punitivo per i partiti medi che non avevano una forte concentrazione territoriale. Il caso del Regno Unito : utilizza un sistema maggioritario a turno unico. Il territorio è diviso in circoscrizioni e ogni circoscrizione assegna un solo seggio. Chi prende anche solo un voto in più degli altri vince tutto; chi arriva secondo non ottiene nulla. La conseguenza: votare per un piccolo partito in un sistema simile è spesso considerato un “voto sprecato”. Per questo gli elettori tendono a concentrarsi sui due candidati più forti. Il voto strategico non dipende solo dai cittadini, ma anche dai politici stessi:
Il referendum del 1993: fu un momento di rottura. Gli elettori chiesero di cambiare il sistema per obbligare i partiti a presentare programmi e leader chiari prima delle elezioni. La nascita del Mattarellum: in risposta al referendum, nel 1993 nacque il primo sistema misto, che univa una quota maggioritaria (chi prende più voti) e una proporzionale (seggi in base alle percentuali). 1994 - 2005 Mattarellum: prevalenza maggioritaria, il 75% dei seggi era assegnato col sistema maggioritario; soglia di sbarramento al 4% per la quota proporzionale; 2006 - 2014 Porcellum: proporzionale con premio, sistema proporzionale che garantiva un “premio di maggioranza” al vincitore per assicurare stabilità; soglia al 4% (10% per le coalizioni). Dal 2018 Rosatellum: prevalenza proporzionale, il 63% dei seggi è proporzionale, con una soglia di sbarramento del 3%. Come funziona il sistema misto: è un ibrido che cerca di bilanciare due esigenze opposte: la governabilità e la rappresentanza.
Lezione 12: formazione e dissoluzione dei governi nei 5 paes i Il governo è l’istruzione più importante di qualsiasi regime politico poiché influisce sulle politiche pubbliche. Fa l’80% delle leggi. Formazione dei governi parlamentari, 5 punti fondamentali:
La nomina del Primo Ministro-fiducia implicita: gli elettori votano per il parlamento. Il partito che ottiene la maggioranza assoluta dei seggi vede il proprio leader diventare automaticamente primo ministro. La fiducia non viene votata formalmente all’inizio (come in Italia), ma è considerata implicita nel risultato elettorale. Il ruolo del re: il sovrano ha un potere puramente formale. Nomina il leader del partito vincente perché prende atto del risultato. L'eccezione: se il sistema entra in crisi (ad esempio, se nessun partito ha una maggioranza chiara), il re potrebbe teoricamente avere un margine di manovra maggiore nella scelta, ma in una democrazia stabile ciò non accade quasi mai. Cosa succede se il primo ministro si dimette? Se il leader si dimette, non si va necessariamente a nuove elezioni.
Livelli di divisione : minima divisione solo una camera è avversa, il presidente può ancora negoziare per spostare l’orientamento politico a suo favore; massima divisione entrambe le camere sono in mano all’opposizione, il presidente trova enormi difficoltà a far passare le proprie idee. Conseguenze: il Congresso può bloccare o modificare i provvedimenti del presidente. Il presidente, d’altra parte, può usare il potere di veto per bloccare le leggi del congresso (superabile solo con i 2/3 dei voti). Irresponsabilità politica: gli elettori faticano a capire di chi sia la colpa se le cose non funzionano e ci si trova nella situazione in cui le due istituzioni presidente e parlamento, cercano di evitare la responsabilità politica diretta. Questo genera sfiducia nelle istituzioni. Effetto sugli elettori: molti diventano disinteressati circa 1/3, perché vedono un governo bloccato. Vantaggi e svantaggi del governo diviso: vantaggi-favorisce il compromesso e la moderazione, impedisce il predominio assoluto di un solo partito, maggior controllo e analisi delle leggi; svantaggi-rischio di stallo legislativo totale, difficoltà nell’affrontare questioni urgenti, rischio di chiusura del governo. 2) Produzione legislativa Era del New Deal (1955-1968): predominio democratico, governo diviso ma con alta stabilità ed efficacia. Era del governo diviso (1968-1992): frequenti conflitti istituzionali e difficoltà legislative. Era della volatilità partitica (dal 1992): alternanza tra governi unificati all’inizio del mandato e governi divisi dopo le elezioni di metà mandato, con elevata polarizzazione. La coabitazione tipica della Francia : si verifica nei sistemi semipresidenziali quando il Presidente della Repubblica e il Primo ministro appartengono a schieramenti opposti.
alcune critiche sulla maggioranza troppo ampia e le poche possibilità per le minoranze. È un sistema solitamente molto stabile perché chi vince governa da solo; tuttavia, presenta degli inconvenienti: