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Questa lezione, tratta dal romanzo di emilio cecchi, la fine di emilio, esplora temi come l'identità, la senilità e la costruzione di immagini sociali del genere. Sibilla aleramo, protagonista del romanzo, viene presentata come una donna libera, scrittrice e ribelle, ma anche triste e pensierosa. Il documento include titoli del romanzo, biografie di sibilla aleramo e recensioni di critici letterari.
Tipologia: Slide
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Prof. C. Savettieri lezione 11 29 marzo 2023
Quella figura divenne persino un simbolo. Ella guardava sempre dalla stessa parte, l’orizzonte, l’avvenire da cui partivano i bagliori rossi che si riverberavano sulla sua faccia rosea, gialla e bianca. Ella aspettava! L’immagine concretava il sogno ch’egli una volta aveva fatto accanto ad Angiolina e che la figlia del popolo non aveva compreso. Quel simbolo alto, magnifico, si rianimava talvolta per ridivenire donna amante, sempre però donna triste e pensierosa. Sì! Angiolina pensa e piange! Pensa come se le fosse stato spiegato il segreto dell’universo e della propria esistenza; piange come se nel vasto mondo non avesse più trovato neppure un Deo gratias qualunque.
SENILITÀ E L’IMMAGINARIO DI GENERE
Rina Faccio (Alessandria 1876-Roma
EROS E SCRITTURA Nel «tempo di Cena» io acquistai molte delle attitudini che dovevano poi per sempre caratterizzarmi; divenni libera amante, divenni scrittrice, imposi alla società la mia ribellione e la mia audacia: e il mio nome si mutò in quello che porto. Il mito di Sibilla Aleramo risale ad allora, se ben dopo s’accrebbe oltre ogni previsione. S. Aleramo, Un amore insolito 1940- 1944
S. lavatoio sessuale della letteratura italiana. (G. Prezzolini) Una donnaccia. (B. Croce) Una signora che ha voluto sperimentare tutto, perfino l’amore pervertito, con un’altra donna. (G. Lipparini)
Signora, ho ricevuto il libro di Sibilla Aleramo ed ho pianto, nelle sue pagine ultime, tutte le mie lagrime. Non so che cosa dire di più d’un libro che vuole (io credo) giungere al cuore e alla coscienza di ogni donna. Voi conoscete Sibilla Aleramo, Signora. Ditele che io l’ho seguita passo passo, con pietà fraterna, nella sua via Crucis. Ditele che anche io la compiango profondamente per non aver potuto conquistare la sua libertà e dignità di essere umano pensante, che a prezzo (a troppo caro prezzo!) della perdita di suo figlio.