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smart working, pro e contro, Guide, Progetti e Ricerche di Sociologia

relazione sulla nuova modalita di lavoro "smart working", in cui si sottolineano i pro ed i contro di un particolare momento storico come quello che stiamo vivendo in seguito alla diffusione del fenomeno pandemico

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

Caricato il 05/12/2021

Michele...
Michele... 🇮🇹

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SMART WORKING: Pro e contro (eventuali miglioramenti)
All’inizio dello scorso anno, durante il periodo natalizio, la popolazione italiana e
mondiale progettava il proprio futuro formulando i buoni propositi per il nuovo anno,
viveva la propria vita colma di impegni lavorativi e sociali. Nessuno poteva mai
immaginare che da a poco la vita di ognuno di noi si sarebbe stravolta, poiché
ignari dell’emergenza sanitaria che si sarebbe creata.
Un nuovo virus altamente contagioso e completamente sconosciuto al nostro sistema
immunitario aveva iniziato a circolare in Cina.
Il 31 dicembre 2019 inizia, infatti, la storia ufficiale del Covid-19, quando le autorità
sanitarie cinesi danno notizia di un certo numero di polmoniti anomale.
A quel tempo, non avremmo mai pensato che questo virus apparentemente così
lontano, avrebbe potuto diffondersi e causare tanti problemi a livello individuale e
collettivo, per la salute, per i sistemi sanitari ed economici. Ma in poco più di due
mesi lo scenario globale è cambiato radicalmente e noi abbiamo dovuto adattarci e far
fronte alle nuove esigenze.
Venerdì 21 febbraio è una data centrale per la vicenda italiana legata al nuovo
coronavirus. Vengono, infatti, pubblicati i primi dati nel nostro Paese in merito a
questa malattia ed i primi casi, risultano nel Lodigiano, in Lombardia. Il contagio si è
diffuso, dunque, in Italia, soprattutto nel nord, ma si diffonde anche in altre regioni.
Per questo,.mercoledì 4 marzo.il Governo ha dato il via libera alla chiusura di scuole
e università in tutta Italia fino al 15 marzo ( data, poi, ovviamente protratta). Alla data
del 4 marzo, stando ai.dati.della Protezione civile i positivi sono circa 2.700 e già c’è
qualche caso (decine o qualche unità) in tutte le regioni. Mentre domenica 8 marzo
arriva il Decreto che prevede l’isolamento della Lombardia, in assoluto la più colpita,
e di altre 14 province, che diventano.“zona rossa”.
E’ lunedì 9 marzo, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, annuncia in
televisione di aver esteso a tutto il Paese le misure già prese per la Lombardia e per le
altre 14 province, tanto che tutta l’Italia diventerà.“zona protetta”. Da questo preciso
istante, la vita di tutti gli italiani cambia: non si può uscire di casa, diventa pericoloso
abbracciare i propri cari, è obbligatorio l’utilizzo di mascherine e di gel disinfettanti
per le mani, le attività scolastiche e lavorative vengono trasformate in modalità fino
ad allora sconosciute. Le abitudini della popolazione vengono totalmente stravolte ed
entrano nel nostro linguaggio quotidiano termini come DAD e si inzia, in moltissimi
ambienti lavorativi, a parlare di smart working.
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SMART WORKING: Pro e contro (eventuali miglioramenti)

All’inizio dello scorso anno, durante il periodo natalizio, la popolazione italiana e mondiale progettava il proprio futuro formulando i buoni propositi per il nuovo anno, viveva la propria vita colma di impegni lavorativi e sociali. Nessuno poteva mai immaginare che da lì a poco la vita di ognuno di noi si sarebbe stravolta, poiché ignari dell’emergenza sanitaria che si sarebbe creata. Un nuovo virus altamente contagioso e completamente sconosciuto al nostro sistema immunitario aveva iniziato a circolare in Cina. Il 31 dicembre 2019 inizia, infatti, la storia ufficiale del Covid-19, quando le autorità sanitarie cinesi danno notizia di un certo numero di polmoniti anomale. A quel tempo, non avremmo mai pensato che questo virus apparentemente così lontano, avrebbe potuto diffondersi e causare tanti problemi a livello individuale e collettivo, per la salute, per i sistemi sanitari ed economici. Ma in poco più di due mesi lo scenario globale è cambiato radicalmente e noi abbiamo dovuto adattarci e far fronte alle nuove esigenze. Venerdì 21 febbraio è una data centrale per la vicenda italiana legata al nuovo coronavirus. Vengono, infatti, pubblicati i primi dati nel nostro Paese in merito a questa malattia ed i primi casi, risultano nel Lodigiano, in Lombardia. Il contagio si è diffuso, dunque, in Italia, soprattutto nel nord, ma si diffonde anche in altre regioni. Per questo, mercoledì 4 marzo il Governo ha dato il via libera alla chiusura di scuole e università in tutta Italia fino al 15 marzo ( data, poi, ovviamente protratta). Alla data del 4 marzo, stando ai dati della Protezione civile i positivi sono circa 2.700 e già c’è qualche caso (decine o qualche unità) in tutte le regioni. Mentre domenica 8 marzo arriva il Decreto che prevede l’isolamento della Lombardia, in assoluto la più colpita, e di altre 14 province, che diventano “zona rossa”. E’ lunedì 9 marzo, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, annuncia in televisione di aver esteso a tutto il Paese le misure già prese per la Lombardia e per le altre 14 province, tanto che tutta l’Italia diventerà “zona protetta”. Da questo preciso istante, la vita di tutti gli italiani cambia: non si può uscire di casa, diventa pericoloso abbracciare i propri cari, è obbligatorio l’utilizzo di mascherine e di gel disinfettanti per le mani, le attività scolastiche e lavorative vengono trasformate in modalità fino ad allora sconosciute. Le abitudini della popolazione vengono totalmente stravolte ed entrano nel nostro linguaggio quotidiano termini come DAD e si inzia, in moltissimi ambienti lavorativi, a parlare di smart working.

Il Governo, infatti, per contenere la diffusione del Covid-19, tramite il Decreto del 1° marzo 2020, interviene sulle modalità di lavoro e sottolinea l’importanza dello svolgimento delle stesse dal proprio domicilio. Lo smart working o lavoro agile, viene definito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali come: «una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa.» Adeguarsi alle nuove modalità ed in così breve tempo, non è stato assolutamente facile, infatti secondo alcune statistiche solo il 68% dei lavoratori è riuscito a svolgere le proprie attività da remoto. Le problematiche riscontrate sono state tante, in primis legate alla mancanza di processi e dati digitalizzati. Quando si parla di smart working, si guarda automaticamente ai dati positivi che questa procedura ha apportato, sottolineando come esso consenta un miglior bilanciamento tra qualità della vita e produttività individuale. Viene sottolineato, quindi, anche come esso sia il risultato di un sapiente uso dell’innovazione digitale a supporto di approcci strategici che puntano sull’integrazione e sulla collaborazione tra le persone, in particolare, e tra le organizzazioni, in generale. In tutto questo la tecnologia gioca un ruolo chiave, perché quando si parla di Digital Transformation nei luoghi di lavoro si pensa anche all’applicazione di tecnologie avanzate per connettere persone, spazi, oggetti ai processi di business, con l’obiettivo di aumentare la produttività, innovare, coinvolgere persone e gruppi di lavoro. Si guarda anche al tasso dell’inquinamento che scende, grazie alla ridotta mobilità dei lavoratori. Quando si parla di smart working lo sguardo si rivolge anche ad un nuovo concetto di ufficio, non più chiuso e limitato ad una stanza, ma si intende qualcosa di più aperto ed inserito nel nostro contesto domiciliare. Il 64,5% delle aziende ha dichiarato che i dipendenti hanno apprezzato questa decisione, che non ha avuto contraccolpi sulla produttività, ma allo stato attuale possiamo affermare lo stesso non dei lavoratori, bensì delle persone, ovvero: la mente umana ha davvero apprezzato i “benefici” del lavoro agile? Purtroppo, la risposta è NO. Dopo mesi di lockdown, infatti, le statistiche parlano chiaro: ansia e stress sono le problematiche riportate da circa il 46% dei lavoratori in modalità “smart”. Vengono, inoltre, evidenziate una ridotta capacità di trasferimento delle informazioni tra la forza lavoro, l'isolamento sociale e la difficoltà di separazione tra vita personale ed attività lavorativa. Secondo una ricerca portata avanti da NordVPN nel maggio del 2020, uno dei principali rischi del lavoro da casa è l'aumento involontario delle ore lavorative a