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Norme Sociali, Istituzioni, Devianza e Controllo Sociale: Un'Analisi Sociologica, Sintesi del corso di Sociologia

Una panoramica chiara e concisa delle norme sociali, delle istituzioni, della devianza e del controllo sociale. Esplora come le norme influenzano il comportamento individuale e collettivo, analizzando le diverse forme di devianza e i meccanismi di controllo sociale utilizzati per mantenere l'ordine. Vengono esaminate le teorie sociologiche classiche e contemporanee, fornendo una solida base per comprendere le dinamiche sociali complesse e le interazioni tra individui e istituzioni nella società moderna. Utile per studenti di sociologia e scienze sociali.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 19/10/2025

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1.Le regole invisibili della vita
quotidiana
Le norme sociali sono l’insieme delle regole scritte o non scritte che prescrivono come
devono comportarsi gli individui e i gruppi in determinate situazioni sociali. Il
sociologo Summer le divide in tre gruppi principali :
Stateways (norme giuridiche) ovvero le norme emanate dallo stato il cui rispetto
è obbligatorio.(non rubare)
Mores (i costumi) norme tramandate oralmente a cui la collettività da una
importanza in termini di valore morale.(rispetto per un lutto altrui)
Folkways usanze e consuetudini anch’ esse tramandate oralmente ma prive di
quel riferimenti etici. (es usare il pigiama per andare a letto )
Le norme possono essere esplicite ovvero formulate espressamente o implicite ovvero
non dette o illustrate. le norme giuridiche sono formulate espressamente affinchè
possano essere conosciute a tutti .
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1.Le regole invisibili della vita

quotidiana

Le norme sociali sono l’insieme delle regole scritte o non scritte che prescrivono come devono comportarsi gli individui e i gruppi in determinate situazioni sociali. Il sociologo Summer le divide in tre gruppi principali :  Stateways (norme giuridiche) ovvero le norme emanate dallo stato il cui rispetto è obbligatorio.(non rubare)  Mores (i costumi) norme tramandate oralmente a cui la collettività da una importanza in termini di valore morale .(rispetto per un lutto altrui)  Folkways usanze e consuetudini anch’ esse tramandate oralmente ma prive di quel riferimenti etici. (es usare il pigiama per andare a letto ) Le norme possono essere esplicite ovvero formulate espressamente o implicite ovvero non dette o illustrate. le norme giuridiche sono formulate espressamente affinchè possano essere conosciute a tutti.

2.Le istituzioni

Le istituzioni sono un insieme di norme tra loro coordinate radicate nella vita quotidiana degli individui e da questi percepiti come in grado di regolare un certo ambito di vita in un contesto storico e geografico. Per il sociologo sono istituzioni la famiglia, il matrimonio, lo sport, la religione il sistema scolastico e giudiziario ecc. STATUS E RUOLI All’interno di ogni istituzione le persone occupano posizioni diverse e in base ad esse svolgono compiti diversi. Quindi and ogni posizione corrispondono precise aspettative sociali. I sociologi chiamano Status ciascuna di queste posizioni e Ruoli le azioni che ci si aspetta da un individuo in virtù del suo status. Ogni persona può assumere una pluralità di status alcuni sono status ascritti ovvero non scelti ( ad esempio essere anziani ) altri sono status acquisiti ovvero ottenuti con le capacità personali e con l’impegno. Spesso lo status è correlativo ovvero si definisce in rapporto ad un’altra posizione (genitore/figlio) e anche i ruoli che ne discendono sono complementari. Una persona può ricoprire più ruoli e a volte questi possono entrare in conflitto , ma ci si può trovare in conflitto anche nel caso di un suolo ruolo in questo caso si parla di conflitto intra-ruolo ovvero all’interno dello stesso ruolo. LE TRASFORMAZIONI DELLE ISTITUZIONI Le norme se pur rigide sono soggette a mutamenti come conseguenza della complessità sociale, si verifica un aumento delle istituzioni sociali esistenti ed una crescente specializzazione di ognuna di esse, ma può anche succedere che una istituzione possa essere investita di compiti che non aveva in precedenza. Per capire i meccanismi delle trasformazioni delle istituzioni bisogna tenere conto della distinzione fatta da Merton tra funzioni manifeste e funzioni latenti. Appartengono alla prima categoria tutti gli scopi espressamente dichiarati mentre le funzioni latenti sono compiti e obiettivi non dichiarati. Ovviamente le trasformazioni delle istituzioni investono per lo più i suoi aspetti latenti infatti il contesto sociale più imporre nuovi compiti dei quali non era in precedenza investita. LE ORGANIZZAZIONI SOCIALI

regole finisce per non avere la flessibilità necessaria per adattarsi al mutamento sociale. Si può parlare di personalità burocratica per indicare quello che diventa un vero e proprio Habitus mentale.

3.La devianza

Ogni comportamento che devia (si allontana) dalle norme socialmente stabilite viene definito dai sociologi devianza. UNA DEFINIZIONE PROBLEMATICA Nessun comportamento è di per sé deviante ciò che appare tale in un determinato contesto sociale o momento storico puo’ non esserlo in altri tempi o luoghi quindi la devianza può essere un concetto relativo. In secondo luogo quando parliamo di norme sociali ci riferiamo a regole di condotta differenti per legittimità e per obbligatorietà. La loro violazione genera quindi forme diverse forme di devianza che possono andare dal rifiuto delle convenzioni sociali alle forme più estreme di criminalità. Un altro problema è che ci sono problemi di giurisdizione tra le norme. Le usanze e i costumi morali non sono ugualmente praticati all’interno delle società da tutti i membri, mentre le norme giuridiche emanate dallo stato valgono in modo indifferenziato per tutti gli individui. Può capitare che le norme condivise all’interno di una società possono diventare il sostegno di comportamenti devianti. LE PRIME TEORIE SULL’ORIGINE DELLA DEVIANZA. La prima teoria è quella di Lombroso che ipotizza l’origine biologica della devianza, egli sostiene che i criminali possono essere riconosciuti tali dalla forma del cranio. Dal punto di vista sociologico si vuole studiare la devianza trovando dei collegamenti con determinate variabili di natura sociale. All’interno della scuola di Chicago nascono i primi studi sul fenomeno della devianza nella forma di ricerche etnografiche all’interno di comunità devianti come i vagabondi i ladri ecc. Secondo gli studi condotti la devianza è riconducibile al prodotto di una subcultura ovvero idee, modelli, comportamenti e linguaggi di un certo gruppo all’interno del quale l’individuo compie un percorso di socializzazione. Gli studiosi di questa scuola capiscono anche che le forme di devianza sono più frequenti nelle zone in cui è più alta la disorganizzazione sociale (dove non ci sono norme) LA TEORIA DI MERTON: IL DIVARIO TRA MEZZI E SCOPI SOCIALI.

Merton parte dalla constatazione che esiste un divario tra gli scopi che vengono proposti ai membri della società e i mezzi effettivamente disponibili per conseguirli. Questo porta alla frustrazione e al comportamento deviante perché il raggiungimento di mete socialmente desiderabili porta ad all’adozioni di comportamenti illegali. Ovviamente non tutte le persone mettono in atto comportamenti illegali infatti ci sono altre possibilità che possono essere messe in atto per colmare il divario tra mezzi e fini :  Il conformismo il soggetto accetta gli scopi sociali consapevole di non poterli raggiungere.  Il ritualismo il soggetto si conforma alle scelte della società ma non crede più ai valori che essa propone.  La rinuncia il soggetto rinuncia sia ai valori sociali sia ai mezzi per raggiungerli  La ribellione il soggetto rinuncia a scopi e mezzi e lotta per proporre di nuovi. La teoria di Merton si presta a spiegare la condotta deviante di individui e gruppi socialmente marginali per i quali il cambio di status sociale spesso sono mete irraggiungibili. LA TEORIA DELL’ETICHETTAMENTO SOCIALE. La teoria è stata proposta da Lemert, Goffman e Becker con il nome di labelling theory. Secondo questa teoria la devianza non è attribuibile a gruppi o individui ma ad auna condizione che si crea a seguito di determinati meccanismi di attribuzione e definizione delle situazioni che si sviluppano durante l’interazione sociale. Non ha senso cercare le cause della devianza ma è più importante cercare il processo con cui essa si definisce come situazione. La definizione sociale di devianza opera a più livelli: in primo luogo precisa ciò che è ritenuto lecito o normale , in secondo luogo descrive la situazione che si crea quando la norma socialmente stabilità viene disattesa da un determinato comportamento e nei confronti del trasgressore scatta un meccanismo di etichettamento. La stigmatizzazione ha l’effetto di innescare un processo di ristrutturazione dell’identità sociale dell’individuo, lo stesso impara a vedersi come deviante sviluppando atteggiamenti che lo allontanano sempre di più dalla normalità questo percorso viene chiamato da Becker carriera deviante. Questo rifiuto sociale spingerà il soggetto ad associarsi con persone che confermano le sue scelte devianti e a rendersi lui stesse tale. Lambert distingue tra devianza primaria ovvero la trasgressione della norma sociale che porta all’etichettamento sociale, con conseguente sviluppo di abitudini e convinzioni che rafforzano la condotta deviante che è devianza secondaria. L’etichettamento sociale porta a quella che Merton chiama la profezia che si autoadempie ovvero i processi di attribuzione

luoghi in cui il sorvegliato vengono lasciati degli spazi nei quali poter interiorizzare la punizione anche se sorvegliato. Ma quale è la funzione della prigione? Questa questione viene rimandata ad una questione più generale ovvero lo scopo ed il significato della pena. Sono due le teorie principali: La teoria retributiva che vedono nella pena la giusta retribuzione del danno, Per Hegel la legge del taglione va applicata e le teorie utilitaristiche ovvero la pena è giustificabile per la sua finalità sociale in quanto neutralizza il reo (lo allontana dalla società), è un dispositivo di prevenzione dei reati (è un esempio anche per gli altri ) ed è uno strumento di rieducazione e di recupero sociale dell’individuo condannato. Per Durkaim la sanzione inflitta al reo è una sorta di rituale collettivo, la sanzione ha come scopo più profondo non di punire i trasgressori ma di rafforzare i vincoli sociali riaffermando il valore delle norme condivise. Il carcere è un mezzo per ribadire la condanna sociale dei comportamenti criminali e per dare loro la visibilità in modo da definire ciò che è lecito da ciò che non lo è. LA PENA SECONDO LA LEGISLAZIONE ITALIANA Il carcere ha nella legislazione italiana una finalità rieducativa è un mezzo per promuovere il reinserimento e la riabilitazione del reo. Art.27 le pene non possono consentire trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte. La rieducazione deve prevedere i contatti tra la persona detenuta e l’ambiente esterno al fine di facilitarne il futuro reinserimento. Funzionali a tele obiettivo sono la scuola in carcere la partecipazione ad attività lavorative del detenuto. lo scopo di queste iniziative è quello di facilitare il reinserimento sociale del detenuto e limitare la ricaduta in condotte devianti. La costituzione italiana vieta ogni trattamento lesivo dell’integrità fisica, psicologica e sociale del detenuto e della pena di morte come forma di sanzione.