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Prodotto Scalare, Ortogonalità e Proiezioni Ortogonali in Rn, Appunti di Algebra Lineare e Geometria Analitica

 Un'ampia digressione sugli spazi euclidei in n dimensioni. 

Tipologia: Appunti

2010/2011

Caricato il 29/12/2011

tritextftw
tritextftw 🇮🇹

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Spazi vettoriali euclidei.
1. Prodotto scalare, lunghezza e ortogonalit`a in Rn.
Consideriamo lo spazio vettoriale
Rn={x=
x1
.
.
.
xn
, x1, . . . , xnR},
con la somma fra vettori e il prodotto di un vettore per uno scalare definiti rispettivamente da
x+y:=
x1+y1
.
.
.
xn+yn
, λx:=
λx1
.
.
.
λxn
,x=
x1
.
.
.
xn
,y=
y1
.
.
.
yn
, λ R.
Definizione. (Prodotto scalare.) Dati due vettori xeyin Rn, il prodotto scalare x·yfra xey`e il numero
reale
x·y:= x1y1+. . . +xnyn.
Il prodotto scalare gode delle seguenti propriet`a
(i) (Propriet`a commutativa) Per ogni x,yRn
x·y=y·x;
(ii) (Propriet`a distributiva) Per ogni x,y,zRn
x·(y+z) = x·y+x·z;
(iii) (Omogeneit`a) Per ogni x,yRned ogni λR
λ(x·y) = (λx)·y=x·(λy);
(iv) (Positivit`a) Per ogni xRn
x·x0,
x·x= 0 se e soltanto se x=0.
Dimostrazione. La dimostrazione segue immediatamente dalle definizioni. Il punto (i) segue da
x·y=x1y1+. . . +xnyn=y1x1+. . . +ynxn=y·x.
Il punto (ii) segue da
x·(y+z) = x1(y1+z1) + . . . +xn(yn+zn) =
=x1y1+x1z1+. . . +xnyn+xnzn=
=x·y+x·z.
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Scarica Prodotto Scalare, Ortogonalità e Proiezioni Ortogonali in Rn e più Appunti in PDF di Algebra Lineare e Geometria Analitica solo su Docsity!

Spazi vettoriali euclidei.

  1. Prodotto scalare, lunghezza e ortogonalit`a in Rn. Consideriamo lo spazio vettoriale

Rn^ = {x =

x 1 .. . xn

, x 1 ,... , xn ∈ R},

con la somma fra vettori e il prodotto di un vettore per uno scalare definiti rispettivamente da

x + y :=

x 1 + y 1 .. . xn + yn

 ,^ λx^ :=

λx 1 .. . λxn

 (^) , x =

x 1 .. . xn

, y =

y 1 .. . yn

,^ λ^ ∈^ R.

Definizione. (Prodotto scalare.) Dati due vettori x e y in Rn, il prodotto scalare x · y fra x e y `e il numero reale x · y := x 1 y 1 +... + xnyn.

  • Il prodotto scalare gode delle seguenti propriet`a

(i) (Propriet`a commutativa) Per ogni x, y ∈ Rn

x · y = y · x;

(ii) (Propriet`a distributiva) Per ogni x, y, z ∈ Rn

x · (y + z) = x · y + x · z;

(iii) (Omogeneit`a) Per ogni x, y ∈ Rn^ ed ogni λ ∈ R

λ(x · y) = (λx) · y = x · (λy);

(iv) (Positivit`a) Per ogni x ∈ Rn x · x ≥ 0 , x · x = 0 se e soltanto se x = 0.

Dimostrazione. La dimostrazione segue immediatamente dalle definizioni. Il punto (i) segue da

x · y = x 1 y 1 +... + xnyn = y 1 x 1 +... + ynxn = y · x.

Il punto (ii) segue da x · (y + z) = x 1 (y 1 + z 1 ) +... + xn(yn + zn) = = x 1 y 1 + x 1 z 1 +... + xnyn + xnzn = = x · y + x · z.

Confrontando le quantit`a

λ(x · y) = λ(x 1 y 1 +... + xnyn) = λx 1 y 1 +... + λxnyn, (λx) · y = (λx 1 )y 1 +... + (λxn)yn = λx 1 y 1 +... + λxnyn, x · (λy) = x 1 (λy 1 ) +... + xn(λyn) = λx 1 y 1 +... + λxnyn,

otteniamo (iii). Per dimostrare (iv), osserviamo che

x · x = x^21 +... + x^2 n.

Poich´e i quadrati di numeri reali sono sempre non negativi, si ha che x · x ≥ 0. Se x = 0 , chiaramente x · x = 0. Viceversa, se per un vettore x ∈ Rn^ vale x · x = 0, allora x^21 +... + x^2 n = 0. Cioe possibile solo se x 1 =... = xn = 0.

Mediante il prodotto scalare definiamo in Rn^ nozioni di lunghezza, distanza, ortogonalit`a e angolo.

Definizione. La norma o lunghezza ||x|| di un vettore x ∈ Rn^ `e definita da

||x|| =

x · x =

x^21 +... + x^2 n.

Nel piano cartesiano R^2 , questo fatto `e precisamente l’enunciato del Teorema di Pitagora.

x 1 x 1

x 2

x 2

x 3 x (^) x

 (^) x 12 +^ x 22 

x 12 + x 22

x 12 + x 22 + x 23

Fig.1. La norma di un vettore x in R^2 e di un vettore x in R^3

Definizione. La distanza fra i punti x e y in Rn^ `e definita da

d(x, y) := ||x − y||.

In particolare, ||x|| coincide con la distanza di x dall’origine.

  • La norma gode delle seguenti propriet`a:

(i) (Omogeneit`a) ||λx|| = |λ|||x||, per ogni λ ∈ R.

(ii) (Disuguaglianza di Cauchy-Schwarz) |x · y| ≤ ||x||||y||, per ogni x, y ∈ Rn.

Tale relazione `e infatti equivalente a

||x − y||^2 = ||x + y||^2 ⇔ ||x||^2 + ||y||^2 + 2x · y = ||x||^2 + ||y||^2 − 2 x · y ⇔ x · y = 0.

x

-x

y

Fig.3. Ortogonalit`a fra vettori in R^2.

  • A partire dalla disuguaglianza di Cauchy-Schwarz possiamo definire una nozione di angolo fra vettori non nulli in Rn. Da essa segue infatti che dati x 6 = 0 e y 6 = 0 ,

x · y ||x||||y||

per cui esiste un unico angolo θ ∈ [0, π] tale che

cos θ =

x · y ||x||||y||

Definizione. Definiamo θ = cos−^1 ||xx||||·yy|| ∈ [0, π] come l’angolo fra x e y in Rn^ \ { 0 }.

In particolare, due vettori non nulli x e y risultano ortogonali se e solo se l’angolo fra essi `e θ = π/2.

  • Dall’equazione (1), otteniamo la seguente relazione fra il prodotto scalare fra due vettori e le loro norme

x · y = ||x||||y|| cos θ.

Osservazione. Nel piano cartesiano R^2 , la stessa relazione si pu`o ottenere applicando la regola del coseno al triangolo di vertici 0 , x e y, i cui lati hanno lunghezze ||x||, ||y|| e ||x − y||. Ne segue che

||x − y||^2 = ||x||^2 + ||y||^2 − 2 ||x||||y|| cos ϕ.

Dalla definizione stessa della norma abbiamo (x 1 − y 1 )^2 + (x 2 − y 2 )^2 = x^21 + x^22 + y^21 + y^22 − 2 ||x||||y|| cos ϕ e quindi − 2 x 1 y 1 − 2 x 2 y 2 = − 2 x · y = − 2 ||x||||y|| cos ϕ come richiesto.

θ

sinθ   cosθ

  y

y

x

 y x-y



 

Fig.4. La regola del coseno.

  • La proiezione ortogonale πy(x) di un vettore x su un vettore y 6 = 0 e un vettore πy(x)) = cy multiplo di y caratterizzato dalla proprieta (x − πy(x)) · y = 0.

In altre parole, la proiezione ortogonale di un vettore x su un vettore y 6 = 0 determina una scomposizione del vettore x nella somma di un vettore parallelo a y e un vettore ortogonale a y

x = z + πy(x), z = x − πy(x), z ⊥ y. (2)

Risulta πy(x) = ||x|| cos θ

y ||y||

x · y ||y||||y||

y.

y

x

π (^) y(x)

Fig.5. La proiezione ortogonale del vettore x sul vettore y.

Esempio. Sia data la base {v 1 =

 (^) , v 2 =

 (^) , v 3 =

} di R^3. Allora i vettori

u 1 =

u 2 =

u 3 =

formano una base ortogonale di R^3 e i vettori

e 1 =

 (^) , e 2 =

 (^) , e 3 =

formano una base ortonormale di R^3.

Osservazione. Sia U ⊂ Rn^ il sottospazio generato dai primi k vettori {v 1 ,... , vk} della base {v 1 ,... , vn} di Rn. Dalla relazione (3) segue che i vettori {u 1 ,... , uk}, ottenuti nel corso del procedimento di ortonor- malizzazione di Gram-Schmidt, sono una base ortogonale di U.

Esercizio. Dato un sottospazio U in Rn^ di dimensione k, esiste una base ortonormale di Rn

{u 1 ,... , uk, uk+1,... , un}

con la proprieta che {u 1 ,... , uk}e una base ortonormale di U e {uk+1,... , un} e una base ortonormale di U ⊥. In altre parole, data una base ortonormale di U , essa puo essere completata ad una base ortonormale di Rn.

  • Sia B = {v 1 ,... , vn} una base ortogonale di Rn^ e sia x ∈ Rn. Allora le coordinate di x in B sono date da

x 1 =

x · v 1 v 1 · v 1

,... , xn =

x · vn vn · vn

In particolare, se la base B `e ortonormale, le coordinate di x in B sono date da

x 1 = x · v 1 ,... , xn = x · vn.

Dimostrazione. Il vettore x si scrive in modo unico come combinazione lineare degli elementi di B

x = x 1 v 1 +... + xnvn.

Per 1 ≤ j ≤ n, vj · x = vj · x 1 v 1 +... + vj · xnvn = xj vj · vj ,

da cui xj =

x · vj vj · vj

  1. Complementi ortogonali. Proiezioni ortogonali.

Sia U un sottoinsieme di Rn.

Definizione.. Un vettore x ∈ Rn^ si dice ortogonale a U se e ortogonale a tutti gli elementi di U. L’ortogonale U ⊥^ di Ue per definizione

U ⊥^ := {x ∈ Rn^ | x · u = 0, ∀u ∈ U }.

Proposizione. U ⊥^ `e un sottospazio vettoriale di Rn.

Dimostrazione. Siano x, y ∈ U ⊥, λ ∈ R e sia u un arbitrario elemento di U. Dalle propriet`a del prodotto scalare e dalle ipotesi segue che

(x + y) · u = x · u + y · u = 0 + 0 = 0, (λx) · u = λx · u = λ0 = 0.

In altre parole, x + y ∈ U ⊥^ e λx ∈ U ⊥, per ogni λ ∈ R, come richiesto.

Esempio.

(i) Sia U = {

} ⊂ R^2. Allora U ⊥^ = {

x 1 x 2

| x 1 + 3x 2 = 0} `e la retta per l’origine ortogonale a

(ii) Sia U = {

} ⊂ R^3. Allora U ⊥^ = {

x 1 x 2 x 3

 (^) | x 1 + 3x 2 + x 3 = 0} `e il piano per l’origine ortogonale a

(iii) Sia U = {

} ⊂ R^3. Allora U ⊥^ = {

x 1 x 2 x 3

x 1 + 3x 2 + x 3 = 0 x 1 = 0 } `e la retta per l’origine

parallela a

r r⊥

Fig.6. Il complemento ortogonale ad una retta in R^3.

Osservazione. L’applicazione πU : Rn^ −→ Rn, x 7 → πU (x),

che ad un vettore associa la sua proiezione ortogonale sul sottospazio U , `e un’applicazione lineare. Vale infatti πU (αx + βy) = απU (x) + βπU (y), ∀α, β ∈ R, ∀x, y ∈ Rn.

Inoltre, la proiezione ortogonale di x su U `e data dalla somma delle proiezioni di x sui singoli vettori ortogonali {u 1 ,... , uk}.

Esercizio. Sia x un vettore in R^3. La proiezione ortogonale π(x) di x sul piano β passante per l’origine di equazione ax 1 + bx 2 + cx 3 = 0 `e data da

π(x) = x − λn, ove λ = n · x n · n

, n =

a b c

Sol. Sia π(x) la proiezione ortogonale di x sul piano β. Allora x − π(x) `e un vettore perpendicolare a β e dunque soddisfa x − π(x) = λn

per un opportuno scalare λ. Poich´e π(x) appartiene a β vale n · π(x) = 0, da cui si ricava λn · n = n · x e quindi

λ =

n · x n · n

come richiesto.

x

πβ(x)

β

Fig.7. La proiezione del vettore x sul piano β.

La proiezione ortogonale di un vettore x su un sottospazio U e il punto di U piu vicino ad x.

Proposizione. Sia U un sottospazio di Rn, sia x ∈ Rn^ e sia xU la proiezione ortogonale di x su U. Allora, per ogni u ∈ U d(x, xU ) ≤ d(x, u).

Dimostrazione. Sia u ∈ U un elemento arbitrario. L’identit`a

x − u = x − xU + xU − u, con x − xU ∈ U, xU − u ∈ U ⊥

scompone di x − u come somma di due vettori ortogonali. In particolare implica

||x − u||^2 = ||x − xU ||^2 + ||xU − u||^2

e ||x − xU ||^2 ≤ ||x − u||^2 ⇔ ||x − xU || ≤ ||x − u||

come richiesto.

Definizione. La distanza di un vettore x da un sottospazio U `e per definizione la distanza fra x e la sua proiezione ortogonale su U d(x, U ) = d(x, xU ).

In particolare, se x ∈ U , allora xU = x e d(x, U ) = 0.

  1. Un’applicazione: il metodo dei minimi quadrati.

I sistemi lineari che si incontrano nelle applicazioni pratiche dell’algebra lineare spesso sono incompatibili e non hanno soluzioni. Il metodo dei minimi quadrati e un procedimento per trovare “ il miglior sostituto” alle soluzioni di un sistema lineare incompatibile e si basa sul fatto che la proiezione ortogonale di un vettore su un sottospazioe il punto del sottospazio ad esso pi`u vicino.

Esempio Supponiamo che, secondo una certa teoria, esista un rapporto di tipo lineare fra due quantit`a fisiche X e Y : Y = λX + μ

per certe costanti λ e μ che dipendono dalla situazione. Effettuando varie misurazioni delle quantit`a X e Y, si cerca di risalire alle costanti λ e μ. Nella figura, ogni punto rappresenta i dati di un esperimento. Per esempio il punto P 1 = (3, 1) corrisponde ad un esperimento i cui risultati erano X = 3 e Y = 1.

3 7 10 14

1

2

3

4

P 1

P 2

P 3

P 4

Fig.8. I dati.

Si verifica facilmente che non esiste una retta y = λx + μ passante per tutti i punti Pi. In altre parole, il sistema lineare (^)  



1 = 3 λ + μ 2 = 7 λ + μ 3 = 10 λ + μ 4 = 14 λ + μ

risulta incompatibile e soddisfa le ipotesi del Teorema 2. Calcoliamo tA · A e tAb.

tA · A =

tAb =

Il sistema tAAx = tAb′^ `e (^) ( 344 34 34 4

λ μ

Questo sistema ha un’unica soluzione

λ′ μ′

data da

λ′^ =

≈ 0. 327 , μ′^ =

L’equazione della retta che passa piu vicina ai punti Pie quindi Y = 0. 327 X − 0 .282. Per curiosit`a calcoliamo

b′^ = A

λ′ μ′

e controlliamo che la soluzione e effettivamente buona. Questo vuol dire che il vettore b′^e

“vicino” al vettore dei termini noti b. Troviamo

A

λ′ μ′

Infatti, gli errori sono relativamente piccoli: 0.3, 0.01, 0.01 e 0.3.

  1. Il prodotto vettoriale in R^3. Introduciamo adesso il prodotto vettoriale in R^3 che ad una coppia di vettori x, y ∈ R^3 associa un terzo vettore x × y ∈ R^3 , ortogonale ai primi due. Si noti che il prodotto vettoriale non e definito nel piano R^2 , n´e in Rn^ per n > 3. E una nozione che esiste solo in R^3.

Definizione. Siano x, y ∈ R^3. Il prodotto vettoriale x × y di x e y `e il vettore di R^3 definito da

x × y =

x 2 y 3 − x 3 y 2 x 3 y 1 − x 1 y 3 x 1 y 2 − x 2 y 1

Proposizione. Siano x, y ∈ R^3. Il prodotto vettoriale x × y gode delle seguenti proprieta: (i) y × x = −x × y; (ii) Il vettore x × ye perpendicolare sia ad x che a y:

x · (x × y) = 0, y · (x × y) = 0;

(iii) La norma di x × y soddisfa ||x × y|| = ||x||||y||| sen ϕ|, dove ϕ `e l’angolo fra x e y.

Dimostrazione. (i) Direttamente dalla definizione, abbiamo

y × x =

y 2 x 3 − y 3 x 2 y 3 x 1 − y 1 x 3 y 1 x 2 − y 2 x 1

 (^) = −x × y.

Per dimostrare (ii), calcoliamo

x · (x × y) =

x 1 x 2 x 3

x 2 y 3 − x 3 y 2 x 3 y 1 − x 1 y 3 x 1 y 2 − x 2 y 1

= x 1 (x 2 y 3 − x 3 y 2 ) + x 2 (x 3 y 1 − x 1 y 3 ) + x 3 (x 1 y 2 − x 2 y 1 ) = 0.

Similmente troviamo y · (x × y) = 0. Per la parte (iii) abbiamo

||x||^2 ||y||^2 sen^2 ϕ = ||x||^2 ||y||^2 (1 − cos^2 ϕ) = ||x||^2 ||y||^2 − (x · y)^2 = (x^21 + x^22 + x^23 )(y^21 + y^22 + y^23 ) − (x 1 y 1 + x 2 y 2 + x 3 y 3 )^2 = x^21 y^22 + x^21 y^23 + x^22 y^21 + x^22 y^23 + x^23 y^21 + x^23 y^22 − 2 x 1 x 2 y 1 y 2 − 2 x 1 x 3 y 1 y 3 − 2 x 2 x 3 y 2 y 3 = (x 1 y 2 − x 2 y 1 )^2 + (x 1 y 3 − x 3 y 1 )^2 + (x 2 y 3 − x 3 y 2 )^2 = ||x × y||^2.

Estraendo le radici quadrate, troviamo l’uguaglianza cercata. Questo conclude la dimostrazione della propo- sizione.

x

y

0

Fig.10. Il triangolo di vertici 0 , x, y.

Proposizione. Il parallelepipedo di spigoli i vettori x, y e z in R^3 ha volume V uguale a

V = |x 1 y 2 z 3 + y 1 z 2 x 3 + z 1 x 2 y 3 − x 1 z 2 y 3 − y 1 x 2 z 3 − z 1 y 2 x 3 |

det

x 1 y 1 z 1 x 2 y 2 z 2 x 3 y 3 z 3

Dimostrazione. Il volume V del parallelepipedo di spigoli x, y e z e uguale all’area del parallelogramma di vertici 0 , x, y e x + y moltiplicata per l’altezza. L’altezzae uguale alla lunghezza della proiezione del vettore z sulla retta che passa per 0 e x × y.

ϕ

x

y

z

xxy

θ

Fig.11. Il parallelepipedo di spigoli x, y e z.

Per la proposizione precedente, l’area del parallelogramma e uguale a ||x||||y||| sen ϕ|, ove ϕe l’angolo fra i vettori x e y, e la lunghezza della proiezione di z sulla retta per 0 e x × y e uguale a ||z||| cos ϑ|, ove ϑe l’angolo fra i vettori z e x × y. Il volume V `e quindi dato da

V = ||x||||y||| sen ϕ|||z||| cos ϑ| = ||x × y||||z||| cos ϑ| = ||z · (x × y)|| = |z 1 (x 2 y 3 − x 3 y 2 ) + z 2 (x 3 y 1 − x 1 y 3 ) + z 3 (x 1 y 2 − x 2 y 1 )|.

Osserviamo infine che l’espressione z 1 (x 2 y 3 −x 3 y 2 )+z 2 (x 3 y 1 −x 1 y 3 )+z 3 (x 1 y 2 −x 2 y 1 ) coincide col determinante della matrice (^) 

x 1 y 1 z 1 x 2 y 2 z 2 x 3 y 3 z 3

e ci`o completa la dimostrazione della proposizione.