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Appunti + slide. Stadio preoperatorio
Tipologia: Appunti
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Il grande cambiamento che si verifica alla fine del secondo anno di vita e che segna l’inizio dello stadio preoperatorio è la conquista della rappresentazione: il bambino è ora in grado di usare simboli, immagini, parole e azioni che rappresentano altre cose. Le principali manifestazioni dell’attività rappresentativa sono l'imitazione differita, il gioco simbolico e il linguaggio.
Nell’ imitazione differita il bambino riproduce un modello qualche tempo dopo che l’ha percepito. L’immagine mentale è la forma attraverso cui la realtà viene rappresentata mentalmente; è una riproduzione della realtà.
Nel gioco simbolico il bambino tratta un oggetto come se fosse qualcosa di diverso. Perchè ci sia finzione vera e propria il bambino, secondo Piaget, deve applicare i suoi schemi di azione a oggetti inadeguati, oppure deve attribuire a un oggetto qualità diversa da quelle effettive. Piaget osserva alcuni episodi in cui la figlia Jacqueline fa finta di dormire usando un pezzo di stoffa, il collo di un cappotto e persino la coda di un asino come guanciale. In altre occasioni, il bambino può fingere che il bicchiere vuoto contenga del latte e lo offre da bere alla bambola.
Quando adopera il linguaggio per riferirsi a oggetti, persone o situazioni assenti, il bambino mostra di saper utilizzare schemi verbali per designare una realtà che si rappresenta mentalmente.
Comportamenti così diversi hanno in comune il fatto che si riferiscono tutti a una realtà non percepita in quel momento e la evocano. Il loro limite principale è di essere pensati uno alla volta. Questo limite influenza l’attività cognitiva, generando quello che Piaget chiama egocentrismo intellettuale. Il bambino non riesce a immaginare che la realtà possa presentarsi ad altri diversamente da come la percepisce e non è consapevole del fatto che le altre persone possiedono conoscenze diverse dalle proprie.
L’EGOCENTRISMO INTELLETTUALE Per studiare l’egocentrismo intellettuale, Piaget ha ideato un famoso esperimento, detto delle “tre montagne”. Al bambino viene mostrato un modello tridimensionale che rappresenta tre montagne di diverse altezze e colore; girando intorno al tavolo egli può constatare che la percezione delle tre montagne varia in funzione della posizione, quindi viene invitato a sedere su un lato del tavolo, mentre una bambola siede su un altro lato. Chiede al bambino prima di scegliere tra una serie di figure, quelle che rappresenta meglio come gli appaiono le tre montagne, poi di prendere la figura che mostra come appaiono alla bambola. Inizialmente opera scelte casuali, ma successivamente sceglie la foto che rappresenta quello che egli stesso vede, e ciò prova il suo egocentrismo. Soltanto a 9-10 anni compare la capacità di scegliere la figura appropriata. In questo stadio le azioni mentali sono rigide e irreversibili perché ciascuna rappresentazione mentale rimane isolata e non si coordina con le altre (pensiero prelogico o intuitivo). Ad esempio, se mostriamo una fila di sei gettoni blu e chiediamo di costruire una fila con altrettanti gettoni rossi, il bambino in età prescolare farà una fila della stessa lunghezza ma non dello stesso numero, valutando la quantità in base allo spazio che occupa. Verso i sei anni sarà capace di mettere un gettone rosso accanto a ciascun gettone blu; in questo caso, è l’uguaglianza delle due file che assicura la corrispondenza tra termini. Se distanziamo invece i gettoni di una fila, il bambino negherà
che le due file siano equivalenti perché non occupano più il medesimo spazio. Quindi, lui valuta l’equivalenza sulla base di indici visivi, piuttosto che grazie a un ragionamento logico. Tra i quattro e i sei anni ci si prepara allo stadio successivo. In primo luogo, il bambino riconosce che gli oggetti e le persone conservano la propria identità. In secondo luogo, il bambino impara a decentrarsi cioè a non considerare più se stesso come unico punto di riferimento.
LO STADIO OPERATORIO CONCRETO (DAI 7 AI 12 ANNI) le azioni mentali isolate si coordinano tra loro e diventano operazioni concrete. Le operazioni sono strutture mentali caratterizzate dalla reversibilità, per cui ad ogni operazione corrisponde un’operazione inversa. La reversibilità segna la genesi del pensiero logico in quanto permette la coordinazione dei diversi punti di vista tra loro. Nel periodo precedente, il bambino non riusciva a combinare in un unico atto mentale sia i dati della percezione immediata sia il ricordo di come la realtà si presentava prima di subire una certa trasformazione. Dopo aver constatato che due recipienti uguali, A e B, contenevano la stessa quantità di liquido, e dopo aver assistito al travaso del liquido di B in C, più alto e più stretto, e li negava che A e C contenessero la stessa quantità. Piaget ha realizzato altre esperienze simili o compiti di conservazione, costruiti tutti allo stesso modo. In una prima fase vengono presentate due entità e ci si assicura che il bambino le consideri uguali.in seguito una delle due entità subisce una trasformazione mentre il bambino osserva. quindi si chiede al bambino di valutare se le due cose rimangono uguali. Grazie a questi compiti Piaget ha studiato la conservazione della sostanza, del volume e del numero ma anche della lunghezza, della superficie e del peso.
LO STADIO OPERATORIO FORMALE (dai 12 anni in poi) il pensiero operatorio formale è di tipo ipotetico-deduttivo perché consente di compiere operazioni logiche su premesse puramente ipotetiche e di ricavarne le conseguenze appropriate. È ipotetico perché, una volta individuati potenziali fattori coinvolti in un fenomeno, li varia in modo sistematico per verificare quali causino quel fenomeno. Inoltre, consente di compiere induzione e deduzioni, e cioè stabilire le appropriate relazioni logiche tra fatti e regole generali. Il pensiero operatorio formale opera su un piano puramente astratto. Il ragazzo in questa fase deve imparare a estendere le sue capacità di ragionamento alle situazioni che non ha conosciuto vissuto in prima persona. Ciò gli consentirà di pensare all’ideale, ai mondi possibili, ai valori, al futuro. il pensiero operatorio-formale realizza un rovesciamento di prospettiva nella concezione della realtà. In uno di questi compiti ai ragazzi venivano date delle corde di diversa lunghezza e oggetti di peso differente che, attaccati alle corde, creavano un pendolo oscillante. I ragazzi dovevano comprendere quale o quali dei fattori determinava il “periodo”, cioè la dura durata di un’oscillazione del pendolo. La soluzione corretta è che soltanto la lunghezza della corda influisce sulla durata dell’oscillazione. Naturalmente non tutti gli adolescenti arrivano alla soluzione giusta, tuttavia il loro approccio alla soluzione del problema sarà sicuramente diverso da quello di un bambino preoperatorio.