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Appunti lezioni statistica per le assicurazioni militello
Tipologia: Appunti
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Preappello l’8/
Art.1884: l’assicurazione è il contratto (polizza) con il quale l’assicuratore, verso il pagamento di un premio si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro…ovvero a pagare un capitale o rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.
Assicuratore: è una società per azione (spa), si può anche leggere la parola “mutua” ma quello che è importante è che per poter operare non basta andar dal notaio e stipulare l’atto costitutivo (in quanto non è valido per questo tipo di attività) ma occorre essere autorizzati dall’IVASS (organo di vigilanza, soggetto che può abilitare una spa regolarmente costituita ad esercitare l’attività assicurativa). L’autorizzazione viene dato sulla base di una serie di requisiti patrimoniali: dalla necessità di aver un certo capitale, avere un fondo per iniziare l’attività, avere una struttura dirigenziale con requisiti di professionalità adeguati, avere una struttura di supporto organizzativa/informatica/operativa idonea, avere già costituito presso almeno ciascun capoluogo di provincia un ufficio che si occupa della liquidazione dei danni (lo Stato non vuole un soggetto fantasma). Il fatto che una spa venga autorizzata all’esercizio di uno o più rami deve essere indicato su tutti i documenti emessi dall’Assicurazione (contratti, buste, ecc.). La conseguenza di questa normativa è che per esperire a tutte queste pratiche servono in media due anni di tempo (entrare nel mercato assicurativo ex novo è difficile), quindi la strada “più comoda” è di acquisire una compagnia già sul mercato e con quota di mercato irrisoria. Mercato poco portato all’innovazione: non entrano risorse nuove. Di contro avere l’autorizzazione (20 milioni di Euro circa) non solo autorizza all’esercizio dell’attività assicurativa in Italia ma autorizza anche (sulla base delle direttive europee che dovevano essere in vigore dal 1992 ma ancora nulla. Su circa 40 miliardi di euro raccolti in Italia solo il 3% sono raccolti da società estere) all’esercizio su qualunque paese dell’UE senza il bisogno di ulteriori autorizzazioni (le compagnie italiane all’estero sono sempre sotto il controllo contabile dell’IVASS e non degli organi dei paesi ospitanti).
Assicurato: chi paga il premio non è l’assicurato ma il contraente. L’assicurato è la persona il cui interesse è tutelato dalla polizza di assicurazione. Questi due soggetti nella maggior parte dei casi coincidono (esempio: assicurazioni auto vs società che stipula assicurazione contro i danni per i dipendenti).
Polizza: il contratto per essere valido deve essere scritto e non verbale. La polizza quindi è un documento scritto affiancato ad una Nota Informativa obbligatoriamente fornita che spiega il contenuto della polizza di assicurazione.
Premio: corrispettivo che la compagnia assicurativa riceve a fronte della garanzia che presta.
Rischio: che si assume che si può manifestare o no.
Sinistro: quando il rischio si avvera.
Definizione: l’assicurazione è un’attività economica in base alla quale l’assicuratore, applicando principi tecnici (matematici, statistici, giuridici), raccoglie dagli assicurati, attraverso premi, un complesso di messi finanziari che, opportunamente gestiti, gli consentono di fronteggiare gli impegni assunti con gli assicurati medesimi…dando loro una risposta adeguata in termini di sicurezza. Sostituisco ad un costo incerto un costo certo sapendo che c’è un soggetto che mi permette di fare questo scambio in forma mutualistica.
Nel 2014 i corpi dei veicoli terresti (incendio, furto d’auto) 2,6 miliardi (7%). Poi ci sono rami che non contano niente. Incendio ed altri elementi naturali sono al 7.1%. Altri danni ai beni (ramo furto) sono 3,1 miliardo
(8.4%). Credito 0,5. Cauzioni pure. Tutela giudiziaria 0,3. Assistenza 0,6. RC 16,0 per quanto riguarda i RC terresti (40%) e RC generale 3,9 miliardi (10.6%).
Principali rami:
Danno alla persona causato da evento fortuito (dovuto al caso) che si manifesta in maniera violenta e per cause esterne rispetto al soggetto che lo subisce.
Dalla lettura dei primi tre articoli di un contratto di assicurazione si può capire qual è il contenuto della polizza:
Compresi:
Escluse le malattie, allora è coperto praticamente quasi tutto.
Esclusi:
Bisogna anche tenere conto della validità territoriale: normalmente è valida per tutto il mondo esclusi i territori che sono in guerra.
Le garanzie per le quali sono previste delle somme (somme assicurate) in caso di polizze infortuni sono:
il danno che subiscono i muri e le attrezzature ma è compreso anche un danno particolare detto “interruzione dell’esercizio” (Contract all risks).
Si parla contestualmente anche di rapina. Furto è la sottrazione di cose mediante destrezza (si entra in un appartamento o si estrae il portafoglio ad una persona senza che se ne accorga), rapina è la sottrazione di cose con atto violento (si tira fuori un’arma ad esempio). Diversi beni possono essere assicurati: il contenuto di un’abitazione, gli esercizi commerciali, stabilimenti industriali (ma poco usati) e banche (importante).
“Vivere onestamente, non fare danni ad altri, dare a ciascun il suo”. Art. 2043 cc e sancisce un principio importante: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”, cioè se per mia colpa o dolo causo danno ad altra persona sono tenuto a risarcire il danno. Art. 1917 cc: “Nell'assicurazione della responsabilità civile l'assicuratore è obbligato a tenere indenne l'assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi”, l’ultima comma dice che sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi da parte dell’assicurato, vale per i fatti colposi. Ciascuno di noi ha una serie di situazioni per le quali si può essere chiamati a rispondere.
La RC auto inizialmente è nata per seguire il cc ma poi si è modificata al punto che oggi il proprietario di un veicolo a motore diventa indennizzato se è trasportato sul veicolo assicurato ma non è alla guida. All’inizio la RC riguardava le cose che uno danneggiava (all’esterno del veicolo), poi si è detto che deve tutelare anche i terzi trasportati; dopo si è pensato anche di estenderla anche ai familiari del guidatore e del proprietario del veicolo, dopodiché anche al proprietario del veicolo ma che non lo guida. Quindi l’unico non assicurato è il guidatore.
RC DIVERSI
Siamo nell’ambito della responsabilità civile. Una volta si chiamava RC Diversi Operai perché riguardava anche gli infortuni sul lavoro. Oggi se ne occupa l’INAIL che riceve i contributi dai datori di lavoro per eventuali infortuni sul lavoro, ha subito profonde trasformazioni nel corso del tempo, è l’unico ente italiano che si
occupa di tutela del lavoratore. Qual è il motivo per stipulare queste assicurazioni? L’INAIL paga l’infortunio sul lavoro (criterio di pagamento uguale a quello delle polizze infortuni), tuttavia va a vedere se c’è responsabilità da parte del datore di lavoro e se sussiste (anche marginale), l’INAIL fa un’azione di rivalsa nei confronti del datore di lavoro. Quindi le compagnie fanno delle polizze che coprono la c.d. RC Operai. Oggi queste forme ci sono ma stanno perdendo importanza rispetto ad altre due forme nuove:
Nelle polizze di assicurazione in generale, potrebbe entrare in ballo un discorso di franchigia: ammontare convenuto fra assicurato e assicuratore che rappresenta il limite da cui parte l’assistenza assicurativa. Sta all’assicurato a farsi dire quant’è la franchigia sottostante. Nelle polizze incendio ad esempio può esserci una franchigia di 300 €, l’obiettivo è evitare che le spese di accertamento del danno siano superiori al danno stesso. Franchigia duplice interesse: assicurato e assicuratore. Due tipi:
Simile alla franchigia è lo scoperto che si trova di solito in tutte le polizze incendio e furto auto. Questo scoperto è la quota del danno che rimane a carico dell’assicurato. Normalmente lo scoperto è in percentuale con un minimo (quindi c’è anche una franchigia), esempio: scoperto del 10% col minimo di 100 €. La logica è diversa rispetto a quella che c’era a livello di franchigia: lo scoperto, siccome è variabile in funzione di quello che si possiede (marca, modello), ha come obiettivo di far compartecipare l’assicurato alla tutela del rischio assicurato.
Regola Proporzionale: il valore risarcito sarà dato da: 𝐷 ⋅ 𝑉𝑎𝑉𝑏 , dove
Si riceverà solamente una percentuale del danno subito, percentuale determinata dal rapporto 𝑉𝑎𝑉𝑏. È inutile
pagare un premio basso dando un 𝑉𝑎 basso, perché si verrà risarciti sulla base del rapporto sopra. Per la non applicazione di questa regola le assicurazioni offrono, a volte gratis:
Il secondo fattore è il complemento a 1 della probabilità di non sinistro: la probabilità di avere almeno un sinistro. Il primo fattore è il numero medio di sinistri per rischi colpiti da almeno un sinistro, per rischio sinistrato (indice di ripetibilità). 𝑟𝑖: numero di rischi che hanno registrato effettivamente i sinistri (𝑖 = 𝑜, … , 𝑘 ≤ 𝑛). L’obiettivo di queste tecniche è di muoversi intorno all’obiettivo prefissato dalla compagnia assicurativa, si evitano le c.d. correzioni a posteriori. Questo calcolo del premio puro vale per le assicurazioni di responsabilità civile.
Si può pensare di calcolare ora il tasso di premio, quel valore che moltiplicato per la somma assicurata dà il premio equo:
𝑃𝑒 = 𝑆𝑎 ⋅ 𝜏
Bisogna distinguere tra rischi di responsabilità civile e rischi inerenti le persone e le cose.
𝑊𝑖 = i-ma somma assicurata. Il tasso dice che ogni unità di somma assicurata abbia la sua quota danni. La seconda parte indica il grado medio di danno di un insieme di rischi analoghi. Tutti questi dati li ricavo dalle serie storiche.
APPROCCIO PROBABILISTICO
Porta allo stesso risultato a cui si era giunti con l’altro metodo. Si fa riferimento alla distribuzione degli indennizzi per altezza indennizzo. Parte dal presupposto di trovarsi nelle formule dir responsabilità civile. Questa distribuzione:
In statistica è una curva non centrata, asimmetrica, leptocurtica sinistra (non di tipo bernoulliano), cioè che il valore medio di questa curva è spostato rispetto al valore della moda della distribuzione stessa. Se si vuole calcolare un premio equo e quindi si vuole calcolare il premio che ciascun veicolo appartenente al mio insieme di rischi analoghi deve pagare, allora devo calcolare il valore atteso di questa distribuzione.
-0.
0
0 5 10 15 20 25 30
f(y)
Indennizzo
Distribuzione degli indennizzi per indennizzo
∞
0
Dove 𝑦 è l’indennizzo e 𝑓(𝑦) la probabilità di questo.
Bisogna calcolare la probabilità che un certo rischio mi generi uno o più sinistri:
𝑘
0
Bisogna poi moltiplicarlo per il valore atteso precedente:
𝐸(𝑋) ∗ 𝐸(𝑌)
Allora:
𝑃𝑒 = 𝑓 ⋅ 𝑐̅
Si può notare che il premio equo non varia in egual misura al variare del massimale (lo si può notare graficamente, cresce in misura molto più bassa man mano che il massimale diventa elevato). Se il massimale tende all’infinito allora è necessaria la c.d. riassicurazione.
L’assicurazione ha anche altri costi come le provvigioni (per agenti ad esempio) e le spese di acquisizione.
L’agente viene considerato in Italia un rappresentante di commercio e a differenza delle banche le compagnie di assicurazione non ha filiali, sportelli, ma agenzie gestite in proprio da un rappresentante di commercio che ha una procura da parte della società di assicurazione. L’agente è visto come un imprenditore. L’agenzia ha una sede, personale, struttura organizzativa (con n subagenzie) e riceve da parte della compagnia di assicurazione non un rimborso spese ma una provvigione subordinata all’operato.
Si concorda con ogni singola agenzia degli obiettivi di sviluppo o altro che se raggiunti generano un premio, anche consistente.
La prima voce di costo che deve essere coperta dai premi raccolti.
Comportano una serie di costi (periti, ispettori sul territorio) che devono essere caricati sulle polizze.
Spese proprie dell’agenzia. Occorrono persone che gestiscano il portafoglio degli assicurati. Spese d
Gli ultimi tre tipi di costi elencati vanno ad aggravare il premio. L’incidenza di essi non viene fatta in maniera probabilistica ma in modo molto più semplice. In bilancio ho certi costi (quelli elencati poco prima) e li ho divisi per singolo ramo che si esercita, quindi dato un certo ramo, il suo premio sarà:
𝑃𝑇^ = 𝑃𝑒 + 𝛼𝑃𝑇^ + 𝛽𝑃𝑇^ + 𝛾𝑃𝑇
Facendo dei semplici passaggi algebrici, porto dall’altra parte i 𝑃𝑇, raccolgo e divido tutto per [1 − (𝛼 + 𝛽 + 𝛾)].
Questo discorso vale per rischi che sono molto semplici. Si vuole un modello per calcolare una tariffa generalizzata. Bisogna stare attenti quando si prendono in considerazione più fattori, in quanto potrebbero non essere tra loro indipendenti, e c’è rischio di non prendere in considerazione le eventuali correlazioni, e ciò va ad incidere erroneamente sul calcolo del premio (contando ad esempio due volte certi elementi quando invece dovrebbero essere contati una volta sola a causa della dipendenza tra più fattori).
È stato introdotto in regime di tariffa obbligatoria per tener conto della sinistralità pregressa di un proprietario di un veicolo. Meccanismo semplice: si scende di una classe se non si hanno avuti sinistri, si sale di due classi se si hanno avuti sinistri. Il premio da pagare aumenta/diminuisce del 5% per ogni classe.
Svantaggi:
Questo meccanismo innesca una necessità di adeguamento delle tariffe un anno dopo l’altro per tenere ferme frequenza sinistri e costo medio. Questo incrementa le tariffe.
Esempio: 100 veicoli assicurati con premio pari a 100€ in 13° classe; a fine anno 95 di questi sono scesi di una classe e i rimanenti 5 sono saliti di una. La compagnia perderà una certa cifra. Inizialmente l’assicurazione incassa 10.000€. Successivamente i 95 veicoli scesi di classe pagheranno 95€ mentre quelli saliti di una pagheranno 105€ (esattamente il 5% in meno/più rispetto al premio iniziale). Di conseguenza quello che incassa l’assicurazione per gli stessi veicoli è di 9.550€, cioè 450€ in meno rispetto all’anno prima.
TARIFFA RC VEICOLI A MOTORE
Questo approccio vale per qualsiasi tipo di rischio. Il problema del calcolo di una tariffa, che deve tenere conto di tanti fattori, è molto delicato. Esistono molti fattori discriminanti che devono essere determinati. Bisogna introdurre un concetto: macchine anno.
Macchine Anno: non tutti i rischi iniziano il 1° di gennaio e terminano il 31 dicembre. Quindi bisogna modificare r per tenere conto della diversità durata dei rischi durante l’anno. Quindi si prendono in considerazione gli anni di un esercizio chiuso, quindi si avrà qualche macchina che vale 360 giorni e quindi questa in termini di macchine anno vale 360/360; se ne avranno altre che vanno dall’1/7 (ad esempio) all’1/ dell’anno dopo, quindi varranno 180/360. Quindi in sostanza bisogna calcolare la quota di rischio che cade nell’esercizio considerato.
𝑀𝑎𝑐𝑐ℎ𝑖𝑛𝑒 𝐴𝑛𝑛𝑜
=
𝑛° 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑓𝑓𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙′𝑎𝑚𝑏𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙′𝑎𝑛𝑛𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡à 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 360
Bisogna capire ora quali sono i fattori da prendere in considerazione: prendere in considerazione le caratteristiche oggettive del veicolo che possono essere di interesse (tipo di alimentazione, e altro caratteristiche tecniche), caratteristiche soggettive del proprietario del veicolo (età, sesso, dove abita, classe di bonus/malus per capire se è un buono o cattivo assicurato). Quindi si parla di requisiti oggettivi e soggettivi. Fare inventare degli elementi che possono influenzare la tariffa e fare un’analisi per vedere se sono significativi o meno. Per fare ciò sono necessari dei dati, estraibili da archivi amministrativi:
codice C.A.P., veicolo assicurato (marca, tipo, modello, targa) e quasi nient’altro. Vengono estratti una serie di valori che andranno a finire nell’archivio statistico.
Questi sono dati aziendali, ma ci possono essere dei dati che sono di interesse e che si possono reperire all’esterno (dalla motorizzazione ad esempio). Quindi si arriva ad un unico database. La prima cosa da fare è di verificare che tutti i dati siano formalmente validi, cioè verificare che i dati siano coerenti (ad esempio il codice fiscale mi dà un’età di 5 anni, oppure un veicolo con 4 HP che non esiste), stabilire dei range di validità di ciascun campo. Dopo questa fase di controlli formali bisogna procedere ad un’ulteriore analisi di controllo, prendendo i campi due a due e verificarne la validità (ad esempio rischio coperta da un certo periodo e sinistri avvenuto prima), controlli abbinati. Lo scopo di tutto ciò è decidere di cosa fare di tutti quei rischi che si hanno nel database e che hanno errori formali e/o sostanziali. Statisticamente bisognerebbe escluderli dal database (o meglio, segnarli) per non lavorare su dati errati perché non si sa dove andranno a portare.
Bisogna capire ora quali variabili vadano ad impattare maggiormente sul calcolo del premio equo in modo da selezionare i parametri di tariffazione più significativi. In Italia, prima della liberalizzazione, il mercato era regolamentato e la tariffa era funzione di:
Altri fattori di interesse possono essere:
Abbiamo fatto due step: costruzione banca dati e analisi univariata. Nello step 3 bisogna decidere come impostare la tariffa, quali sono le variabili da prendere in considerazione per la costruzione della tariffa, alcune di queste sono di tipo enumerabile (possono assumere tanti valori). Bisogna costruire delle classi all’interno delle quali la variabilità sia minima ma sia massima fra loro in quanto l’obiettivo è di costruire dei
I coefficienti così determinati misurano l’effetto di ogni variabile al netto delle altre e possono costituire i parametri di tariffazione di un possibile modello moltiplicativo.
Età, professione, localizzazione geografica: variabili per il ramo infortuni. Questo processo può essere esteso al ramo dei rischi di massa, ma non, ad esempio, ai rischi aziendali.
Per sintetizzare, possiamo riassumere i momenti fondamentali del calcolo della tariffa:
Da un punto di vista applicativo il premio di tariffa viene sommando dei valori per ogni variabile che dipendono dalla realizzazione di ciascuna di esse e dal modello che si è applicato. Dopodiché, dato il punteggio, si trova il premio. L’IVASS pretende che per ogni tariffa venga mandata una relazione tecnica in cui vengano esplicitati tutti i calcoli effettuati per il calcolo. Flessibilità Tariffaria: tuttavia, non si deve superare una % media di sconto.
Una compagnia non deve assumere mai un rischio se può metterla in difficoltà di carattere economico, ad esempio rischi degli enormi grattacieli che si stanno costruendo qui a Milano oppure quelli connessi al trasporto aereo di passeggeri. Quando si verificano questi eventi dannosi, questi vanno a danneggiare economicamente la compagnia. Allora certi tipi di rischi non potrebbero essere assicurati, tuttavia viene usato lo strumento della riassicurazione: meccanismo che consente ad una compagnia di assicurazione di cedere una parte del rischio ad un altro assicuratore che si affianca da un punto di vista economico, e condivide il rischio con l’assicuratore che ha acquisito il contratto. Prima di stipulare una polizza si va sul mercato della riassicurazione e si cerca una o più compagnie di assicurazione che acquisiscano una quota del rischio. Ad esempio nel 2001 con le Torri Gemelle sono intervenute più di 200 assicurazioni, oppure quando ci fu il terremoto in Giappone intervennero 430 assicurazioni. La riassicurazione è uno strumento col quale una compagnia, in presenza di rischi che vanno al di fuori della sua capacità di sottoscrizione, cede la parte in eccedenza ad altre compagnie. Ovviamente un discorso di questo tipo permette alle piccole/medie compagnie di assicurazioni di stare sul mercato assumendo rischi anche di una certa importanza. Capacità di
conservazione e sottoscrizione. In carenza di riassicurazione i due limiti coincidono, con riassicurazione allora il secondo può superare il primo.
Diversa è la Coassicurazione: la riassicurazione il cliente non la conosce (il rapporto tra assicuratore e riassicuratore è estraneo al cliente), con la coassicurazione si ha un contratto di assicurazione stipulato con un insieme di compagnie che partecipano pro quota in maniera palese (c’è un’appendice contrattuale dove si indica per ogni compagnia la sua quota nel contratto). L’obiettivo di queste polizze, dette anche “italiane”, è di carattere commerciale. La responsabilità è non solidale, cioè se una è inadempiente, non intervengono le altre, tuttavia sul piano pratico c’è una delegataria che si occupa della gestione del contratto, riscossione premi, riscossione quote sinistri ed altro. Si ripartisce il rischio fra n soggetti in maniera esplicita.
Vantaggi della riassicurazione (che sono funzione anche delle loro particolari configurazioni):
esercizi successivi indicare quali si sono realizzati, quando ho accantonato e quanto ho pagato, dall’altro lato c’è la Finanza che suppone che queste riserve siano gonfiate.
Esistono anche altre riserve tecniche per specifici rami ed altro.
METODI STATISTICI
Si utilizza una certa rappresentazione dei dati con una tabella a doppia entrata, dove nelle righe andranno gli Anni di Generazione (anno di avvenimento reale del sinistro), nelle colonne invece l’Anno di Differimento (anno di chiusura-anno di generazione del sinistro).
Diff.
Gen.
0 1 2 … t-1 t Ci.
0 C 00 C 01 C 02 C0,i Co,t- 1 C 0 ,t C 0.
1 C 10 C1.
2 C 20 C2.
… Ci0 Cij Ci.
t-1 Ct-1,0 Ct-1.
t Ct,0 Ct.
C.j C.0 C.1 C.2 C.j C.t- 1 C.t C
C’è il problema di stimare la riserva a partire dai dati storici. Esistono vari metodi tra cui due: metodo della catena (chain ladder) e metodo della separazione.
Ne segue che
𝑘
𝑗=𝑡−ℎ+
La riserva globale è data da 𝑅 = ∑^ 𝑡𝑖=0(𝐶𝑖∞ − 𝐶𝑖𝑡−𝑖)
Limiti del modello: non tiene conto del numero di sinistri ma solo del loro ammontare complessivo. Nelle compagnie che crescono velocemente oppure per quelle compagnia che stanno diminuendo il loro portafoglio allora c’è un segnale che dice di non usare queste metodo. Un altro limite è legato al fatto che quando si calcolano i rapporti non si tiene conto che la loro espressione monetaria non è identica, c’è una distorsione che è funzione crescente del tasso di inflazione. Inoltre se si analizza il costo medio negli ultimi anni di generazione, c’è un incremento dovuto sia all’inflazione monetaria che all’inflazione giudiziaria. L’unico limite superabile è il secondo. C’è un metodo che supera tutti questi tre limiti che è quello della separazione. Questo metodo va bene quando ci si trova in situazione stabili.
Si ipotizza una prima serie di dati input: per ogni generazione abbiamo il numero di sinistri. L’altro dato in input sono i 𝑐𝑖𝑗 (ammontare pagato per quell’anno di generazione in quell’anno di riferimento, non è un valore cumulato come prima). In una altra tabella a doppia entrata andiamo a calcolare le 𝑆𝑖𝑗 (rapporto tra 𝑐𝑖𝑗 e numero di sinistri nell’anno di generazione che si sta prendendo in considerazione): costo medio dei sinistri. E posso valutare per ogni riga quanto ogni anno di riferimento contribuisce al costo medio finale. Quindi l’ipotesi forte è che il costo medio (numero puro) di ogni generazione, che si può rilevare storicamente, rimane costante nel tempo. Ogni anno di riferimento contribuisce in modo costante nel tempo.
Esempio:
Anno di Generazione (i) Numero di sinistri (𝑛𝑖) 0 57. 1 57. 2 55. 3 55. 4 55.
Si ha anche la tabella delle 𝑐𝑖𝑗. Si procede al calcolo delle 𝑆𝑖𝑗 = 𝑐𝑖𝑗 𝑛𝑖
Diff. Gen.
Riserve Premi Uscita (-) Premi Contabilizzati (+) Riserve Premi Entrata (premi contabilizzati nell’esercizio precedente prima ma erano di competenza di questo esercizio) (+) = Premi di Competenza
Sinistri Pagati Anno Corrente (-) Riserve Sinistri Anno Corrente (-) = Sinistri Esercizio
Sinistri Pagati Anni Precedenti (-) Riserva Anni Precedenti Entrata (+) Riserva Sinistri Anni Precedenti Uscita (-)
=Run Off Riserva Sinistri Anni Precedenti
Provvigioni + Spese di Acquisizione
= Margine Tecnico (+/-)
Possiamo calcolare i vari indici nell’ambito di una certa cornice, ad esempio il tempo: mai calcolare un dato istantaneo. L’altro possibile parametro è guardare le compagnie peer (cioè che per organizzazione, struttura di portafoglio sono molto vicine a quella analizzata). Un altro asse è quello dei rami (se si vuole indirizzare l’attività produttiva in rami significativamente migliori).