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Riassunto libro Storia contemporanea vol.1 L’Ottocento di Tommaso Detto e Giovanni Gozzini
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Capitolo 2: La rivoluzione industriale 2.1 Inghilterra: l’inizio di una svolta epocale Nell’ultimo ventennio sul Settecento in Inghilterra, nel settore economico della filatura del cotone si sviluppo un nuovo modo di produzione destinato a cambiare la faccia del mondo. Nacquero i primi prototipi della fabbrica moderna, nella quale innumerevoli oprai industriali lavoravano attorno alle nuove macchine a vapore. Necessari in questo processo di sviluppo erano i capitali, usati per acquistare le macchine, gli edifici, le materie prime e per retribuire gli operai. Questa irripetibile combinazione di di molti fenomeni diversi viene in genere definito “rivoluzione industriale”. Estendendosi dall’Inghilterra ad altre aree europee e poi in diverse regioni del mondo, l’industrializzazione segno la più importante cesura della storia dell’umanità. 2.2 Innovazione tecnica, energia e sviluppo economico Inghilterra, 1760-80 invenzione di alcune macchine per filare il cotone: la spinning jenny, il water frame e la mule. L’applicazione di queste macchine alla filatura del cotone portò grandi cambiamenti ne settore e innescò un forte sviluppo economico. → la tessitura non riusciva più a stare dietro ai ritmi della filatura → invenzione del telaio meccanico (1785). Invenzione della macchina a vapore da parte di Newcomen nel 1712, poi perfezionata da James Watt tra il 1765 e il 1782. Strumento usato inizialmente per l’attività estrattiva e poi verso la fine del secondo diffusasi anche nell’industria tessile. Impetuoso sviluppo dell’industria cotoniera portò a una reazione a catena per diversi altri settori: industria chimica→meccanica→siderurgica→mineraria. L’industria cotoniera in una prima fase e poi quella meccanica e siderurgica furono i motori di una prodigiosa trasformazione dell’economia basata sull’energia del vapore. Decisivo fu poi anche lo sviluppo dell’industria del ferro e del carbone, minerali grazie ai quali vi fu un potenziamento delle vie di comunicazione. Crescente produttività→ampliamento dei mercati→estensione e miglioramento delle strade e dei trasporti via acqua. Rivoluzione dei trasporti: protagonista ancora una volta il vapore, diffusione della locomotiva. Dal 1770 a metà del XIX secolo il contributo dell’agricoltura alla formazione del prodotto nazionale inglese scese dal 45 al 20% mentre salivano invece il settore manifatturiero e quello del commercio e dei trasporti. I primi segni di montaggio di questo sviluppo industriale dell’Inghilterra iniziano ad essere avvistati anche in altre aree europee e nordamericane → per indicare l’insieme di questi fenomeni entra in uso l’espressione “rivoluzione industriale”. La sola crescita della produttività del lavoro dovuta alle nuove macchine non basta a spiegare il perché la produzione aumentasse in modo così consistente e continuativo: cambiamento delle materie prime, e il fatto che l’energia usata per lavorale non dipendesse più dalla terra, nuove fonti di energia minerali (carbon fossile e ferro) il cui sfruttamento poteva considerarsi illimitato. L’aumento di produttività quindi non era più legato ai limiti imposti dal ritmo di produzione delle risorse vegetali e animali. 2.3 Il sistema di fabbrica Nei secoli precedenti la manifattura inglese era prevalentemente domenica, ma le nuove macchine risultavano incompatibili con quel tipo di produzione→complesse e con alti consumi energetici→vengono situate in appositi opifici dove vengono concertati gli operai. Domestic system → factory system. Si rovescia anche il rapporto tra uomini e macchine, il cuore della fabbrica moderna era proprio la macchina e i lavoratori furono soggiogati al ritmo regolare e inesorabile di quest’ultima → rigida disciplina e divisione del lavoro.
Privati dei mezzi di produzione, gli orari rimangono in possesso della sola forza lavoro erogata in cambio di un salario → gli operai divengono “manodopera” → nasce una nuova classe sociale, il proletariato industriale, composto in larga parte da donne e bambini. Cambia anche il ruolo dell’imprenditore, non è più una sorta di mercante, il centro della sua attività adesso è la produzione. L’imprenditore dovette impegnare capitali sempre più ingenti, non più solo per coprire i costi della materia prima e del lavoro ma che venivano investiti direttamente nella produzione divenendone un fattore decisivo → meccanismo espansivo ← reinvestimento dei profitti nella produzione. Le nuove fabbriche diventano il terreno di elezione di una nuova classe sociale: la borghesia imprenditoriale capitalistica. La fabbrica non fu un fenomeno meramente economico ma divenne il perno di un compresso sistema di rapporti sociali regolati dal profitto e dal salario. 2.4 La transizione demografica: popolazione e industrializzazione Metà del Settecento: la popolazione di alcune zone dell’Europa centrosettentrionale prese ad aumentare a ritmo molto sostenuto. La storia della popolazione dalle origini ad oggi può essere suddivisa in due grandi periodi: uno lunghissimo di incremento molto lento e uno brevissimo di incremento molto rapido. Si è passati da una fase in cui si famano molti figli perché metà di essi moriva e una fase in cui si nasce meno perché si muore meno → il ritmo di ricambio della popolazione è rallentato. Questo passaggio da alta natalità-alta mortalità al contrario viene chiamato “transizione demografica” Transizione demografica→ calo della mortalità←scomparsa della peste, diminuzione delle malattie epidemiche e riduzione delle carestie. La discesa della natalità→mutamenti economico-sociali portati dall’industrializzazione. Teoria malthusiana della popolazione (1798) L’incremento demografico e la rivoluzione industriale + la “rivoluzione riproduttiva” 2.5 La rivoluzione agraria Enclosures (restrizioni) → determinano una “rivoluzione agraria” in Inghilterra dopo la metà del Settecento → pascoli comuni, terre incolte e piccoli lotti che un parlamento dominato da proprietari terrieri sottrasse all’agricoltura di sussistenza delle comunità di villaggio che riunì in unità più grandi e produttive favorendone l’appropriazione parte di singoli proprietari e affittuari capitalisti → investirono in migliorie, tra cui la rotazione a quattro cicli (o di Norfolk) → forte aumento di produttività. Progressi anche nell’allevamento grazie alla selezione delle razze del bestiame. Secondo Marx le enclosures avrebbero reso esuberante il numero di coltivatori → espulsi dalle campagne → andarono a costituire il proletariato di fabbrica. Ma sopratutto la manodopera per le nuove fabbriche venne dalla crescita della popolazione, che nelle campagne superò le capacità di assorbimento dell’agricoltura, si aggiunse poi anche l’immigrazione dall’Irlanda. In questo periodo inoltre, allevamento e agricoltura che erano un tempo separati e alternativi, fecero nascere la cosiddetta “agricoltura mista” che dette incremento sia alla zootecnica che alla produttività agraria → periodi di riposo dei campi sostituiti con le colture foraggere. Le enclosures e le nuove coltivazioni posero fine all’autoconsumo, creando le premesse di un’economia di mercato. 2.6 Capitali, mercati e stato Studiosi alla ricerca della “formula” dell’industrializzazione → tratto distintivo del sistema di fabbrica furono gli investimenti, mentre nelle economie preindustriali capitali erano scarsi. Poiché il più consiste stock di capitale proveniva dagli scambi internazionali si ipotizzò un nesso causa-effetto fra sviluppo dei commerci e nascita dell’industria. Anche il commercio estero fu uno dei fattori decisivi dell’industrializzazione → si generò quello che Hobsbawn definì un “commercio triangolare” tra le materie prime fornite dalle colonie britanniche in Asia, i prodotti
Era sorto un problema: la protezione assicurata dalla madrepatria inglese non era invincibile e contro un nemico comune le sue colonie necessitavano di maggiore unità. → Primo progetto di unione fatto da Benjamin Franklin ← respinto dai governi delle colonie → l’unificazione pareva una pericolosa cessione di sovranità. Tra i risultati della guerra dei sette anni vi fu una riorganizzazione del sistema fiscale inglese← incrementare le entrate dalle colonie. Revenue Act (1764)→ abbassa le tariffe doganali + controlli anticontrabbando stringenti Stamp Act (1765)→ introduce tasse di bollo per ogni documento di valore pubblico Teoricamente gli introiti dovevano servire per la sicurezza delle colonie ma non fu assolutamente così→ ”No taxation without rapresentation”. La rivoluzione americana fu innanzitutto un movimento per l’indipendenza nazionale, ma la particolare popolazione che risiedeva nei territori nordamericani conferì al moto anticoloniale anche un preciso significato sociale di uguaglianza. 4 luglio1776 viene sottoscritta la Dichiarazione d’indipendenza (ovviamente esclusi nativi, schiavi e donne). La rivoluzione americana dette inizio a un processo di costruzione di uno stato nazionale repubblicano unendo le colonie, e non si trattava del “risorgimento” di un’identità nazionale già esistente → 2 fattori alla base: la crisi fiscale dell’impero britannico e l’ascesa produttiva e commerciale dei coloni. Gradualmente l’obbiettivo della piena indipendenza cominciò ad apparire l’unica strada praticabile. 1770 nuovi dazi revocati, tranne quello sul te importato dalla Compagnia delle Inde Orientali → 1773 Boston Tea Party: un gruppo di colonia travestiti da nativi assalì una nave inglese al porto di Boston e ne buttò in mare il carico di tè →Londra chiuse il porto e abolì l’assemblea elettiva del Massachusetts. 1774 → congresso continentale delle colonie britanniche riunito a Filadelfia chiese l’abolizione dei decreti e appoggio ufficialmente il boicottaggio delle merci inglesi← le mozioni non ottennero la maggioranza dei voti. Molti dei comitati patriottici cominciarono a riscuotere le tasse e a raccogliere armi e milizie di volontari→ l’indipendenza era in marcia. 1775 inizio della guerra segnato da uno scontro tra le truppe inglesi e milizie di coloni nella città di Lexington → i soldati di Londra andarono a Boston← cinta in assedio dai ribelli. Venne creato un esercito unificato posto sotto il comandi di George Washington → mentre le truce inglesi si ritiravano in Nuova Scozia, la milizia di Washington reclutava e addestrava i coloni. 3.3 La repubblica Thomas Paine, inglese approdato in America che si fece interprete del nuovo clima → gennaio 1776 pubblica un pamphlet “Common Sense” in cui spiegava agli americani che la loro era la causa dell’umanità intera poiché rappresentava l’occasione per una nuova politica fatta di partecipazione popolare. Voci ricorrenti di uno sbarco massiccio di forze britanniche → urgenza di unione fra le colonie. 4 luglio 1776 il congresso continentale approvò la Dichiarazione di indipendenza, tra i principali sostenitori Thomas Jefferson, deciso interprete di un’ideologia repubblicana. Nella libera società immaginata dai repubblicani, ciò che contava era l’uguaglianza delle opportunità. Il consenso alla causa dell’indipendenza era maggioritario ma non unanime: 1/5 dei coloni rimase fedele a Londra → più di 60mila i “lealisti” monarchici esiliati e privati delle proprietà nel corso della guerra. A sostener la causa repubblicana, un blocco sociale composito: ricchi commercianti, finanzieri e liberi professionisti + tra i militanti anche i ceti sociali più bassi. Uno dei principi fondamentali della rivoluzione era che proprio che non esistevano più origini di ceto e gerarchie sociali ereditarie e immutabili. 1776-1777 → controffensiva inglese rafforzata dai mercenari tedeschi → rioccupate New York e Filadelfia → l’esercito ribelle si ritira all’interno → 1777 a Saratoga inflissero una significativa sconfitta al nemico. Altri volontari dall’Europa affiancarono gli insorti → la nuova repubblica viene riconosciuta dalla Francia, desiderosa di una rivincita contro gli inglesi in America.
Inghilterra a sud → 1780 vittoria inglese a Camden in South Carolina 1781 → ribelli+navi e soldati del re di Francia → riconquistarono Yorktown Prospettiva di una guerra lunga e sanguinosa → il governo inglese da le dimissioni e il nuovo gabinetto via le trattative di pace. 1783 trattato di pace firmato a Parigi: riconosceva gli Stati Uniti d’America estesi sulla parte occidentale del continente dal Canada al Mississippi + Florida torna alla Spagna. Bisognava ora mettere in pratica l’idea di uno stato-nazione repubblicano anche se permaneva nei singoli stati un’estrema riluttanza a qualsiasi cessione di sovranità a un nuovo governo centrale → il congresso continentale rimaneva una struttura provvisoria e debole, senza reali poteri esecutivi. 1787 si tenne a Filadelfia il secondo congresso, presidiato da G. Washington, con il compito di trovare un equilibrio condiviso tra gli Stati Uniti. Tra le figure di spicco James Madison: sostenitore di un governo federale forte retto da una struttura costituzionale di poteri che si limitassero a vicenda. Solo un federalismo nazionale poteva concretizzare l’idea dello Stato come contratto sociale sottoscritto da tutti i cittadini attraverso la carta costituzionale. →1787 approvata la nuova Costituzione degli Stati Uniti d’America → Congresso (Camera dei rappresentati e Senato) potere legislativo, presidente potere esecutivo, Corte suprema di nomina presidenziale potere giudiziario. 3.4 Federalisti e repubblicani La ratifica della Costituzione da parte degli Stati fu tutt'altro che facile dopo molte discussioni fra federalisti e repubblicani antifederalisti. Tra le discussioni anche la questione degli schiavi, la presenza di questi era numerosa al sud, con l’egemonia dei grandi proprietari terrieri, e minima nel Nord. Nel 1789 vi fu l'elezione unanime del presidente George Washington che concretizzò il nuovo indirizzo centralista mettendo a tacere le resistenze degli Stati. Iniziò la costruzione di una città monumentale sul fiume Potomac che alla sua morte prese il nome di Washington. Il ministro del Tesoro Hamilton cercò di creare una banca nazionale è un debito pubblico consolidato con lo scopo di aprire il paese ai processi di industrializzazione. Jefferson al congresso si oppose alle disperato federalismo di Hamilton e al suo progetto di una banca centrale nasce così nel parlamento e nel paese una posizione repubblicana e antifederalista. Nelle prime file troviamo i grandi proprietari terrieri seguiti poi da molti grandi commercianti del Nord e coloni impegnati nella conquista del West inoltre una larga parte degli strati inferiori della società urbane. A partire da questa discussione nacquero i dieci emendamenti alla Costituzione approvati nel 1791 "Bill of Rights”. Questi emendamenti erano volti a difendere i singoli individui dal potere del governo nazionale e solamente l'ultimo definiva il margine di autonomia dei singoli Stati, ricavandolo dal complesso di poteri che non spettava espressamente al governo federale. Nel 1793 la Gran Bretagna entrò in guerra con la Francia, e gli Stati Uniti cercarono di mantenersi neutrale. Nel 1794 la Gran Bretagna concluse un trattato nel quale liberava agli Stati Uniti le terre del nordovest in cambio del riconoscimento come nazione commercialmente più favorita da parte americana. Questo trattato segnò un punto di dissidio con i repubblicani, che invece appoggiavano la Francia contro l'antica madrepatria coloniale. Le elezioni presidenziali del 1796 videro la sconfitta di Jefferson contro il candidato e federalista John Adams. Due anni dopo la maggioranza federalista approvò gli Alien and Sedition Acts ovvero una serie di leggi che complicavano il processo legale di neutralizzazione dell'immigrati e punivano i reati nei confronti dei rappresentanti del governo federale, negando quindi i diritti civili di una parte dei cittadini. La Virginia e il Kentucky rifiutarono le nuove leggi come anticostituzionali, ponendo per la prima volta in discussione la natura stessa dell’Unione. Elezioni del 1800, la vittoria sofferta di Jefferson contro ad Adams rappresentò il primo esempio di pacifico passaggio dei poteri da una parte all'altra dello schieramento politico. Jefferson trasferì la capitale da Philadelphia Washington smantellò il lusso legato alle cariche federali e trasferì buona parte del potere centrale al congresso e alle sue commissioni. Inoltre con lui gli Alien and Sedition Acts del 1798 furono aboliti insieme a molte imposte federali. Il parlamento quindi con il suo potere legislativo acquisì una posizione centrale nel sistema politico.
comprendente la grande maggioranza della popolazione. Gli stessi vertici del terzo stato erano ovviamente esclusi dall’apparato del governo regio. Il primo cardine dell’ancien regime era sicuramente la feudalità e il secondo la società di ordini, il terzo era l’assolutismo, il sovrano per diritto divino, il re era una figura sacra. Dopo l’avvento della monarchia assoluta il potere centrale aveva iniziato ad occupare gli spazi di quelli periferici, rendendoli ingranaggi di un sistema di intermediazione e vantaggi. Tutto il sistema poggiava ovviamente su equilibri precari, ciononostante la rapidità con cui l’antico regime crollò fu sorprendente, tanto più che la rivoluzione scoppiò senza essere deliberatamente preparata da nessuno. Un primo livello di spiegazione riguarda l’economia, nel 1788 un raccolto disastroso provocò una brusca impennata dei prezzi, acuendo un malessere sociale. Le congiunture economico-sociali non sono però sufficienti a spiegare la genesi della rivoluzione. Decisivo risultò il fallimento di tutti i tentativi di riforma dello Stato. Come lo stato inglese, anche quello francese partecipò di una crisi fiscale seguita alla guerra dei sette anni, ma anziché sulle colonie i suoi costi vennero scaricati sulla società nazionale → tra le cause della rivoluzione è stata posta in primo piano la difficoltà di sostenere i costi di un impero coloniale. Non ebbero nessun effetto i tentativi di soluzione del deficit avviati nel 1774-75 da Robert Tourgot e da J. Necker successivamente. Nemmeno quelli del 1786-88 fatti dai ministri Charles-Alexandre de Calonne ed Etienne de Lomenie de Brienne → prima di cadere quest’ultimo convocò gli Stati generali(l’organo rappresentativo dei tre ordini, mai più riunito dal 1614) → questo fu segno dell’incapacità del regime di autoriformarsi. I motivi di questo fallimento vanno cercati nelle tensioni fra i diversi poteri del regime → i vari progetti di riforma erano tutti riconducibili a due modelli: quello centralizzatore dell’illuminazione Turgot e quello moderato e decentrato re di Necker. La prima soluzione fu combattuta dai “parlamenti” mentre il secondo indirizzo fu contrastato dagli intellettuali illuministi e dai vertici del terzo stato. Protraendosi a lungo senza trovare sbocchi, l’aspro conflitto apertosi tra i poteri dello Stato su questo nodo cruciale, si risolse in un crescente discredito del regime, ne accentuò l’insufficienza e lo delegittimò. Il dilagare degli ideali illuministici alimentò inoltre l’insofferenza per l’ingiustizia fiscale e il privilegio, il malgoverno, il dispotismo e la miseria. I motivi dell’immaginario popolare erano quindi anche qui libertà e uguaglianza a fronte dei privilegi del potere, accompagnati anche da una carica di protesta sociale (che in America non c’era). Assieme alla caduta di legittimità e all’impotenza del regime, nonché alla crisi economica, queste aspirazioni al cambiamento dettero luogo ad una miscela esplosiva e fecero piombare la Francia nella rivoluzione. 4.3 L’Assemblea costituente Gli Stati generali furono convocati per risolvere la questione fiscale e finanziaria, ma sin dal loro insediamento, il 5 maggio 1789, fu chiaro che la posta in gioco era ben alta. Selezionati per censo nella borghesia colta, il terzo stato deteneva il 50,7% dei seggi ma rappresentavano il 98% della popolazione → chiesero che si votasse per “testa” e non per ordini → l’aristocrazia e il clero si opposero e Luigi XVI fece chiudere l’aula delle sedute riservandosi l’ultima parola → i delegati del terzo stato si riunirono nella sala della pallacorda, giurando di non separarsi fino a che non venisse istituita la Costituzione → rispondo al re che “la nazione unita non prende ordini” → il 9 luglio 1789, trascinandosi dietro anche il clero e una riluttante nobiltà, si proclamarono Assemblea nazionale costituente. Il re fa circondare Parigi di truppe → il popolo della capitale il 14 luglio 1789, dopo una serie di tumulti assalì la fortezza-prigione della Bastiglia → questo episodio è rimasto il simbolo della caduta dell’ ancien règime → segnalò inoltre che alla “rivoluzione istituzionale” dei deputati si era aggiunta una “rivoluzione cittadina” borghese e popolare al tempo stesso. Il comitato elettorale di Parigi si era costituito in una comune (governo municipale) sotto la giuda di Bailly, creando una guardia nazionale armata al comando di La Fayette. Dopo la presa della Bastiglia il re dovette ritritare le truppe e accettare la coccarda blu, bianca e rosso della municipalità di Parigi. Il moto non interessava ovviamente più solamente la capitale. Intanto era divampata una terza rivoluzione in varie regioni rurali → ci contadini assalirono e saccheggiarono molti castelli, bruciando i documenti significativi dei privilegi signorili → queste sommosse antinobiliari dilagarono nelle campagne sull’onda di un fenomeno definito “la grande paura” ← fiammata di panico collettivo → la paura di un nemico immaginario, spinse i contadini ad armarsi dando luogo ad un’importante insorgenza di massa → mobilitazione della società rurale.
4 agosto 1789 l’Assemblea nazionale votò per una legge che aboliva gli oneri e i privilegi feudali → con l’eversione della feudalità la pars destruens della rivoluzione era terminata. Ora si trattava di ricostituire. 26 agosto 1789 l’Assemblea nazionale approvò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, tra cui la libertà personale limitata solo dalla legge in quanto espressione della volontà generale. → Gli uomini nascono liberi e con uguali diritti I lavori dell’Assemblea costituente si svolsero in un clima di forte tensione, il re che rifiutava di firmare i decreti fu costretto da una folla in armi. Nell’assemblea si formarono inoltre raggruppamenti politi, che presero il nome dai posti che occupavano nell’aula. Maggior parte delle discussioni erano dibattito sulla costituzione + difficoltà dovute alla crisi finanziaria → espropriarono e misero in vendita le proprietà del clero ← misura proposta dal vescovo-deputato Charles-Maurice de Talleyrand e gravida di conseguenze. 1790 l’assemblea deliberò che i sacerdoti privati delle loro rendite, fossero retribuiti come funzionari pubblici dello Stato e gli giurassero fedeltà ← costituzione civile del clero condannata da papà Pio VI → quasi tutti i vescovi e metà dei parroci rifiutarono di giurare → chiesa francese divisa tra “giurati” e “refrattari” (favorevoli e contrari alla riv.) Gli effetti della confisca dei beni del clero furono dunque profondi sul piano politico-sociale, ma la politica finanziaria che ne derivò si sarebbe ben presto rivelata fallimentare, con pesanti ripercussioni economiche. “Festa della Federazione” ad un anno dalla presa della Bastiglia → era già pronta una nuova costituzione, che sarebbe però entrata in vigore solo nel settembre 1791. Oltre a redigere la costituzione del 1791 l’Assemblea prese altre importanti misure: ridisegna l’intero sistema amministrativo, giudiziario, finanziario e religioso. Agosto, scoppia l’insurrezione degli schiavi di Santo Domingo, Caraibi. Battendo le truppe inviate da Napoleone i ribelli conquistarono l’indipendenza nel 1804. Nascono nuovi organismi politici, che prendono il nome di club. Il “club dei Giacobini” era costituito da borghesi e sostenne la linea prevalente nell’assemblea (sotto la guida di Barnave, de Lameth e Du Port). Gli si opposero un club moderato e monarchico, mentre la componente più popolare e radicale della rivoluzione si ritrovò nel club dei cordiglieri (con Danton, Desmoulins, Hebert e Marat. Luigi XVI aveva mostrato fino ad allora un’apparente disponibilità ad unirsi all’opera di rifondazione dei costituenti, ma il 20 giugno lasciò furtivamente Parigi assieme alla famiglia reale, sperando di riuscire ad espatriare e chiedere la protezione e l’intervento dell’imperatore Leopoldo II → esprimeva il rifiuto di diventare un re costituzionale → Luigi venne ricondotto a Parigi. Problema: deporre o meno il re → deporlo implicava lo scontro con il clero e l’aristocrazia, ma non farlo poteva compromettere le sorti della rivoluzione. La folla riunita chiede la deposizione del re → la guardia nazionale spara sulla folla → si crea così una profonda spaccatura tra le forze popolari e la borghesia costituente ← divisione anche tra i giacobini: gli esponenti moderati dettero vita al club dei foglianti (fedele al programma monarchico costituzionale). 4.4 Dall’Assemblea legislativa alla Convenzione Settembre 1791 entra in vigore la costituzione → scioglimento dell’Assemblea costituente ed elezione di quella legislativa (il parlamento della Francia rivoluzionaria). A Torino e Coblenza, attorno al fratello del re e al principe di Condè, si raccolse una consistente emigrazione di nobili e preti refrattari che tesseva le fila di una cospirazione controrivoluzionaria. Mentre si diffondeva la paura di un complotto aristocratico, la crisi economica alimentò una forte ripresa delle rivolte contadine → nuovamente una situazione di grave emergenza. Foglianti che ritenevano conclusa la rivoluzione e non voleva nuove riforme vs giacobini e cordiglieri volevano la prosecuzione del processo rivoluzionario. Giacobini divisi a loro volta in due gruppi: uno intransigente capeggiato dal leader emergente Robespierre, l’altro più moderato chiamato dei girondini (dalla regione di provenienza di molti suoi sponesti, la Gironda) guidato da Brissot. Ad esso il re affidò il governo nel marzo 1792.
4.5 Il Terrore “Governo rivoluzionario” indica il sistema di potere che va dal marzo/settembre 1793 al luglio 1794, e il cuore di tale sistema fu il Comitato di salute pubblica eletto dalla Convenzione. Membri più influenti Robespierre, Couthon e Saint-Just. Inverno 1793-94 leggi che estesero le prerogative del Tribunale rivoluzionario e dei Comitati di sorveglianza + i dipartimenti furono sottoposti l controllo di “agenti nazionali”+ missioni di sorveglianza, direzione e repressione da parte dei deputati giacobini. Il potere del comitato poggiò inoltre su una rete di “società popolari” affiliate o vicine al club dei giacobini → si realizzò una commistione fra strutture statali e organismi di parte. Ad agosto fu decretata una leva di massa di tutti i cittadini maschi → di lì alla fine dell’anno gli inglesi, i prussiani e gli austriaci vennero ripetutamente sconfitti e la rivolta federalista fu schiacciata. Con questi sforzi vi fu inoltre la costruzione di una era e propria economia di guerra. Settembre 1793 i sanculotti ottenerlo che fosse istituito un calmiere dei prezzi, che fu esteso anche ai salari + sospensione della convertibilità degli assegnati in moneta. Leggi economiche autoritarie accompagnate da drastiche misure repressive + legge che amplia ulteriormente le competenze del Tribunale rivoluzionario e azzera le garanzie della difesa → l’insieme di questi provvedimenti è passato alla storia come il Terrore. I sostenitori del governo rivoluzionario non costituivano un blocco compatto. Superata la fase più drammatica di guerra interna ed esterna, il Comitato di salute pubblica fece leva sulla rigida organizzazione giacobina per ridurre il potere delle sezioni e della Comune di Parigi. Marzo 1794 fallito un tentativo di mobilitare le sezioni fu compito da Herbert e seguaci → ghigliottinati. Stessa sorte per Danton e Desmoulins sul fronte opposto. Eliminati gli avversari interni → i robespierrisiti celebrarono il loro trionfo. La dittatura di una ristretta èlite assumeva le forme di un’ideologia assoluta. Passata la fase più acuta dell’emergenza, nel paese crebbe un forte moto di ripulsa per gli eccessi del Terrore. Robespierre e i suoi rimasero sempre più isolati → 27 luglio 1794 furono messi sotto accusa davanti alla Convenzione e arresati → ghigliottina per Robespierre, Saint-Just e per gli atri capi dei montagnardi. La rivoluzione francese rappresentò la seconda tappa di un ciclo di sommovimenti e rivoluzioni, inaugurato dalla rivoluzione americana, che per tutta la prima parte dell’Ottocento convolse molte parti del pianeta. 4.6 Il Direttorio La coalizione che aveva abbattuto Robespierre era tanto composta da comprendere anche diversi ex “terroristi”, ma fu dominata dagli “uomini d’onore” moderati della Pianura. I “termidoriani” cercarono di stabilizzare la situazione tornando ai principi e agli assetti del 1789, scompaginata la rete delle società popolari e sciolto il club dei girondini, smantellarono rapidamente il sistema del Terrore. Le leggi economiche eccezionali furono revocate nel 1794 e il tribunale rivoluzionario rallentò la sua attività per poi essere soppresso 1795. A favorire la “normalizzazione” termidoriana contribuì l’andamento vittorioso della guerra. La situazione rimaneva però molto instabile ← carestia + ascesa incontrollata dei prezzi + condizioni di vita delle masse aggravate → tentativi insurrezionali da parte dei sanculotti parigini → la loro disfatta portò all’acme la reazione contro i giacinti che furono massacrati a migliaia → nuovo periodo chiamato “terrore bianco” segnalò la forte ripresa dei monarchici che si riconoscevano nel fratello del defunto re. Agosto 1795 promulgata una nuova costituzione, ripristino il primato della libertà sull’uguaglianza e soppresse l’affermazione che ne faceva diritti naturali e imprescrittibili. Reintrodotto il suffragio censitario al posto di quello universale. Potere legislativo → sistema bicamerale. Potere esecutivo → affidato ad un Direttorio di 5 membri. Si rafforzò la divisione dei poteri e si riaffermò la preminenza del legislativo sull’esecutivo.
I termidoriani per paura di una sconfitta decretarono che due terzi dei deputati fossero eletti fra i membri della Convenzione → i realisti si vedono preclusa una vittoria legale → ottobre 1795 reagiscono con un tentativo insurrezionale ← represso da un giovane còrso, Napoleone Bonaparte. Tormentato dalla guerra e dalla crisi finanziaria + instabilità con colpi di stato → il periodo 1795-99 sarebbe sfociato nella crisi della repubblica e nell’avvento della dittatura. Direttorio impegnato in una guerra su due fronti: contro monarchici e giacobini, il Direttorio alternò la repressione al compromesso. Attorno a Babeuf, detto Gracchus, ex seguace di Hèrbert si costituì un’organizzazione clandestina che si proponeva di realizzare l’uguaglianza abolendo la proprietà privata e instaurando una società collettivista. La “congiura degli Eguali” venne però scoperta nel 1796 e Babeuf fu giustiziato. Elezioni dei nuovi membri del Direttorio, con l’appoggio di Napoleone, le cui truppe circondarono Parigi, nel settembre 1797 il Direttorio attuò un vero e proprio colpo di stato invalidando l’elezione di 180 deputati → fine del “primo Direttorio” → inaugurò il ricorso ai militari per dirimere con forza i contrasti interni → l’esercito stava acquisendo un peso decisivo nella politica francese. Anche nel 1798 si rispose all’esito del voto con un colpo di stato. Il conflitto non aveva perso del tutto il suo carattere rivoluzionario ma era divenuto anche una guerra di conquista condotta ben oltre i “confini naturali” della Francia. Fallimentare l’offensiva che puntava su Vienna, mentre ci furono una serie di brillanti vittorie nella penisola con Bonaparte → trattative con gli austriaci → ottobre 1797 siglò il trattato di Campoformio. Campagna d’Egitto Paci di Luneville nel 1801 e di Amiens nel 1802. Colpo di stato di Napoleone il 9 novembre 1799 → il Direttorio e i consigli vennero sciolti e una commissione fu incaricata della stesura di una nuova costituzione che desse maggiori poteri all’esecutivo. Anche formalmente la rivoluzione francese era finita. 4.7 La rivoluzione, l’Europa e l’Italia Vedi pg 105- Capitolo 5: L’epoca napoleonica e la Restaurazione europea 5.1 Dal consolato all’impero Per l’Europa l’età napoleonica fu un’epoca di erre. Dall’anno Mille la guerra fu l’attività largamente prevalente degli stitici europei. Una storia relativamente più pacifica fece sì che gli altri continui si trovassero in condizioni di inferiorità al momento del contatto e del confronto con gli stati europei. All’alba del nuovo secolo però il crescente prestigio della Francia derivava piuttosto del fatto che rappresentasse un modello civile e morale di una nuova società, a questo mito di rinnovamento Napoleone conferì l’autorità personale e tradizionale di un assolutismo illuminato. La costituzione vara nel 1799 istituì il suffragio universale ma ne limitò drasticamente la portata. Il governo era affidato a tre consoli, il primo dei quali aveva il compito di promulgare le leggi. Bonaparte venne nominato primo console da un articolo della costituzione stessa. Forte dei suoi successi militari e deciso ad instaurare un diadema di dominio personale, in breve tempo Napoleone erose i poteri del Senato attraverso una serie di decreti, fino a farsi conferire nel 1802 con un plebiscito il consolato a vita. In clima di perciò per le sorti della Francia si offrì al primo console il destro per mobilitare l’opinione pubblica e farsi proclamare imperatore nel 1804 dal Senato → un plebiscito ne ratificò la nomina. Nel periodo del consolato Napoleone si concentrò più sui problemi interni della Francia così da acquistarne il pieno controllo, in questo periodo si esplicò quasi per intero la sua opera legislativa → 1800 fonda la Banca di Francia e risana il sistema monetario, 1801 riconnetto il contrasto con la Chiesa cattolica stipulando un
Blocco continentale, a cui aderirono anche Austria e Russia dopo al pace di Tilsit → si trattava nel contempo di una scelta di guerra e di pace , era infatti uno strumento anti-inglese volto a compensare l’inferiorità navale con il dominio terrestre e la guerra commerciale →in realtà il blocco non riuscì a piegare la Gran Bretagna → gran parte delle importazioni inglesi di grano provenivano dalla Francia e dai suoi alleati → arma a doppio taglio che causò un grave malcontento tra gli imprenditori europei soggetti a Napoleone, francesi e non. 1807 il codice civile del 1804 viene chiamato codice Napoleone. Rivoluzione fondiaria nell’Italia centrosettentrionale → confiscando e mettendo in vendita parti cospicue del patrimonio terriero della Chiesa. L’autonomia della Polonia. La riforma del regno di Napoli → legge di eversione della feudalità. A livelli diversi, tutti i paesi entrati nell’orbita francese furono condotti sulla via delle riforme, nonostante il dispotismo nepotistico di Napoleone, il suo disprezzo per l’effettiva sovranità popolare e nazionale. Portogallo → rimasto sempre fedele alleato della Gran Bretagna, si era rifiutato di seguire la Spagna sulla via dell’unione militare con la Francia e del blocco continentale. 1807 Napoleone invia un corpo di spedizione per conquistarlo → passaggio dell’esercito francese in Spagna → apre una crisi nella Corte di Madrid (vedi pg 124-25) 5.4 La caduta Il mito del condottiero imbattibile si era incrinato e i sentimenti nazionali suscitati da Napoleone avevano trovato un esempio da imitare → Finalmente si presentava per le potenze europee un’occasione per la rivincita. Anche a Parigi il prestigio di Bonaparte appariva in pericolo, minacciato dalle congiure dei suoi collaboratori (tra cui Fouchè e Talleyrand). 1809 l’arciduca Carlo d’Austria invase la Baviera alla testa di un esercito profondamente riformato dopo le sconfitte del 1805 → Napoleone rientrato dalla Spagna lo scopinasse ripetutamente, riuscendo anche a conquistare Vienna → subito Napoleone attaccò anche i resti dell’esercito al di là del Danubio, ma venne respinto. Rinforzi dall’Italia → sconfigge il nemico a Wagram anche se con gravi perdite. Pace di Schonbrunn nel 1809 → impose all’Austria la cessione di varie province e l’adesione al blocco continentale antiglese → nuovo patto di intesa con il nuovo ministro degli esteri austriaco Metternich, suggellato da Napoleone che ripudiò Giuseppina Beauharnis e sposò Maria Luisa figlia dell’imperatore d’Austria. L’ordine napoleonico sembrava tornato a regnare e tutte le rivolte indipendentistiche scoppiate in Germania furono represse nel sangue. L’accordo di Schonbrunn era destinato a minare l’amicizia tra Napoleone e lo zar Alessandro. Il pendolo delle alleanze europee vedeva così l’impero russo tornare a gravitare nell’orbita inglese. Napoleone preparò l’esercito con cura, reclutando in tutte le terre del suo impero un esercito enorme → 1812 questo corpo di spedizione enorme mosse alla volta della Russia per la “battaglia finale” → doveva essere una breve guerra, tanto che vennero forniti rifornimenti per tre settimane → i russi al comando di Kutusov non acetarono lo scontro campale e si ritirarono, lasciando al nemico solo terra bruciata → dopo 800km in territorio russo Napoleone costrinse Kutusov al combattimento a Borodino → nonostante le gravi perdite inflisse non vinse definitivamente l’esercito russo che si ritirò ancora → settembre, Napoleone entra a Mosca nonostante il suo esercito ridotto → i russi incendiano la città e respingono il negoziato dell’imperatore francese → alle porte dell’inverno a Napoleone non rimase che la via del ritorno e la ritirata che si trasformò in un immane disastro ← partiti in 600mila tornano in 30mila. Prussiani e austriaci a questo punto spostano l’equilibrio delle forze verso la Gran Bretagna. 1812 anno di sconfitte anche in Spagna Napoleone ancora una volta prepara la guerra, pronto a combattere in terra tedesca con 150mila uomini. Prussia e Russia si alleano e invitano Austria e Gran Bretagna a fare altrettanto. Mentre l’Austria di Metternich esitava, fedele alla sua politica di pendolo, Napoleone cercò ancora una volta di giocare d’anticipo e riportò alcuni successi militari, conquistando Amburgo. Dopo mesi di mediazioni, l’australiana si schierò a fianco di Prussia, Russia e Svezia → nuova fase della guerra → battaglia di Lipsia ← abbandonato dai contingenti della Sassonia e del Württemberg, l’imperatore francese venne duramene sconfitto e dovette ritirarsi.
La vittoria della coalizione riportò sul trono i vecchi sovrani di molti stati tedeschi e spostò la guerra verso il territorio francese ← 1813 Wellesley consegue alcune vittorie decisive nella penisola iberica → permisero di varcare la frontiera francese → una tenaglia stava per stringersi intorno ai resti dell’impero di Napoleone → Napoleone rifiuta un’offerta di pace che riconosceva alla Francia i suoi “confini naturali”. Esercito di 200mila uomini varcò il Reno nel gennaio 1814 → Bonaparte sconfigge e costringe alla ritirata le truppe guidate da Blucher. Napoleone tentò la carta dell’appello alla nazione ma ormai la sua popolarità era in netto declino e la sua chiamata alle armi raccolse pochi consensi → gli eserciti alleati batterono a più riprese Napoleone e a marzo entrarono a Parigi → il Senato francese, su indicazione di Talleyand, dichiarò deposto l’imperatore, che abdicò. Sale al trono Luigi XVIII → concesse una nuova costituzione ispirata al modello inglese. La Francia fu riportata ai confini del 1792 ma non fu occupata nè disarmata, nè costretta a pagare indennità → grazie a Talleyrand potè riprendere il suo posto nel concerto delle grandi potenze utopie che nel settembre 1814 si riunirono a congresso a Vienna. Il popolo francese e l’esercito covavano un risentimento nei confronti dei nuovi regnanti, sospettati di voler ripristinare gli antichi privilegi aristocratici → queste le ragioni che spinsero Napoleone di nuovo alla ribalta → “i cent giorni” Marzo 1815 Napoleone fugge dall’esilio dell’isola d’Elba e sbarca a Cannes con 1500 seguaci → entra a Parigi → Luigi XVIII costretto alla fuga → reazione immediata degli alleati: Austria, Prussia, Gran Bretagna e Russia accantonarono le loro divergenze e conclusero un nuovo accordo militare → Napoleone aggredì l’armata di Wellington a Waterloo, dove arrivarono anche i rinforzi prussiani → esercito francese messo in fuga → Napoleone costretto ad abdicare nuovamente. Nuovo trattato più severo: Francia privata della Saar e della Savoia + sottoposta ad un regime di occupazione militare + costretta a pagare un’indennità di 700 milioni di franchi. Napoleone esiliato nell’isola di Sant’Elena, dove morì il 5 maggio 1821. 5.5 Il congresso di Vienna e l’Europa “restaurata” Il nuovo assetto dell’Europa dopo la definitiva sconfitta di Napoleone fu deciso al ingresso di Vienna nel 1815. I protagonisti di questo congresso furono sicuramente il ministro degli eteri inglese Castlereagh e lo zar Alessandro I, inoltre il cancelliere austriaco Klemes von Metternich e un minor peso ebbe anche l’ex rivoluzionario francese Talleyrand. Espansione della Russia a occidente, acquisì Finlandia, Bessarabia e gran parte della Polonia → quello che restava della Polonia venne spartiti tra Austria e Prussia. L’Austria si estese nei Balcani ottenendo la Dalmazia, più prese possesso del Veneto e della Lombardia in Italia. La Prussia ottenne invece la Renania. Belgio e Olanda si uniscono nei Paesi Bassi. Annessione della Liguria al Piemonte → Stati cuscinetto intorno alla Francia La Gran Bretagna mantenne le colonie conquistate nelle guerre francesi. Russia+Austria+Prussia → Santa alleanza su proposta dello zar che non ebbe però effetti concreti Russia+Austria+Prussia+Inghilterra → Quadruplice alleanza Francia → la dinastia dei Borbone era già stata restaurata nel 1814, Luigi XVIII aveva dovuto varare una costituzione che per quanto censitaria e concessa dall’alto, garantiva uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. 1842 muore Luigi e sale al trono il fratello Carlo X → stretta autoritaria → le misure reazionarie dei governi di quest’ultimo si scontrarono con una crescente opposizione liberale → punto di rottura alla fine degli anni venti di fronte ai ripetuti successi elettorali delle opposizioni. Spagna, costituzione abrogata da re Ferdinando VII Regime costituzionale invece per la Svezia, i Paesi Bassi, la Polonia sottoposta al dominio russo e alcuni stati tedeschi.
In Spagna, il successo della rivolta di Cadice, costrinse Ferdinando VII a ripristinare la costituzione del 1812 e a indire le elezioni politiche → dettero ai liberali una larga maggioranza parlamentare. La situazione del regno delle Due Sicilia fu risolta dalle truppe austriache che nel marzo 1821 restaurarono il regime assoluto dei Borbone. In Piemonte l’iniziativa era stata presa da un gruppo di noti liberali, tra cui Santorre di Santarosa, questo gruppo univa le rivendicazioni liberali ad un programma nazionale di lotta contro l’Austria → contatti con i patrioti lombardi e anche con il principe Carlo Alberto di Savoia-Carignano →insurrezione ad Alessandria nel marzo 1821 che si estese poi a tutto il regno ← rivendicavano la costituzione spagnola e spingendo il re Vittorio Emanuele I ad abdicare in favore del fratello Carlo Felice. Una coalizione di truppe sabaude e asburgiche sbaragliò i rivoluzionari vicino a Novara. Definitivo per riportare l’Italia all’ordine assolutista, il sistematico intervento austriaco produsse però un’incrinatura nell’unità delle grandi potenze → Inghilterra e Francia si dissociarono dalla linea di sistematico intervento sostenuta da Metternich → la Francia, nonostante l’opposizione inglese, accettò da un congresso internazionale il mandato di eliminare il regime costituzionale Spagnolo → spedizione nel 1823 → interruppe le riforme avviate dai liberali in Spagna. Il successo di quell’intervento militare in un paese che nemmeno Napoleone era riuscito a piegare, mostrò quali fossero i motivi di debolezza che condannarono alla sconfitta le rivoluzioni iberiche e italiane del 1820-21 → ebbero scarso seguito popolare e non coinvolsero le masse rurali, rimanendo largamente minoritarie. Questi motivi di debolezza furono ancora più palesi in Russia, dove i ceti borghesi erano assai poco sviluppati. Nel 1825 un’improvvisa resurrezione detta dei “decabristi” fu stronca con facilità L’unica tra le rivoluzioni degli anni venti che conseguì una duratura vittoria fu quella greca → decisiva fu la contemporanea sollevazione della Greca contemporanea all’insurrezione, guidata dal capo dell’Hetairìa (società segreta), nei principati danubiani per provocare la rivolta dei popoli soggetti alla Turchia. 1822 la sollevazione della Grecia si conclude con la proclamazione dell’indipendenza perché il sostengo del clero ortodosso le procurò un larghissimo seguito popolare. La causa greca suscitò un forte movimento filoellenico nell’opinione pubblica europea e diviene la bandiera dei liberali e dei nazionalisti di tutti i paesi. Il processo di formazione degli stati-nazione iniziato in Occidente ebbe sin dall’inizio profonde ripercussioni nel reso del globo. Per imitazione o per contrasto in Asia e in Africa si svilupparono analoghi processi di aggregazione di identità etnico-culturali e di centralizzazione delle strutture statali. 6.3 Le rivoluzioni del 1830- Nel 1830-31 una nuova e più forte ondata rivoluzionaria scosse l’Europa, mostrando che le grandi potenze erano sempre meno in grado di mantenere l’ordine della Restaurazione. Francia → luglio 1830 Carlo X reagì ad una grave sconfitta elettorale → tentando invano di recuperare prestigio con una vittoriosa spedizione omonima le in Algeria + una sorta di colpo di stato → scioglimento della Camera, riduzione del diritto di voto, convocazione di nuove elezioni e abolizione della libertà di stampa. → Il popolo di Parigi reagì con l’insurrezione e dopo tre “gloriose” giornate di combattimenti sulle barricate costrinse il re ad abdicare. A questo punto l’iniziativa passò a un gruppo di parlamentari moderati che offrì la corona a Luigi Filippo d’Orleans → assunse una serie di misure liberali. La sconfitta dell’assolutismo nella nazione più forte e progredita dell’Europa continentale stimolò il movimento rivoluzionario altri pesi come il Belgio, la Polonia, la Svizzera, la Germania e l’Italia. Belgio → agosto 1830 rivendica la propria autonomia economica, politica e religiosa dall’Olanda, se ne separò dando vita a una monarchia costituzionale. Polonia → successo temporaneo, i liberali e l’esercito si sollevarono contorno il dominio russo → accaniate resistenza degli insorti alle truppe dello zar fino al settembre 1831. Svizzera → forti agitazioni liberali → il sistema federale vigente favorì l’abolizione di avanzate costituzioni democratiche in molti Cantoni. Stati germanici → forte impulso alla modernizzazione venne nel 1834 dal varo di una unione doganale, lo Zollverein → sollecitò lo sviluppo di un’ampia area di mercato tra gli stati germanici, rafforzò la supremazia della Prussia e ridimensionò l’influenza austriaca nell’area.
Italia → l’esito dei moti fu condizionato dalla dura repressione seguita a quelli di dieci anni prima. Non parteciparono infatti Piemonte, Lombardia e Regno di Napoli. Una cospirazione fu preparata a Modena dai carbonari Misley e Menotti → tentarono di coinvolgere il duca Francesco IV in un progetto per l’indipendenza dell’Italia centrale dal dominio pontifico. Spagna → divampa la guerra civile nel 1833 → conflitto dinastico tra il fratello del re, don Carlos, che alla morte di Ferdinando VII contestò la successione al trono della giovanissima Isabella, contando sull’appoggio dello schieramento conservatore composto da chieda e dalle regioni autonomiste (Catalogna e Paesi Baschi). (Vedi pg 152) 6.4 Liberalismo e costituzionalismo: Inghilterra e Francia Per quanto frenata dalle guerre Napoleoniche, nella prima metà del secolo la Gran Bretagna conobbe uno sviluppo vertiginoso. Inoltre alla perdita delle colonie Nordamericane, il Regno Unito reagì con un’oscillazione verso est che spostò il fulcro del suo impero coloniale in Oriente, attraverso la rapida conquista di ben due terzi dell’India. Anche in Medio Oriente la presenza britannica si venne rafforzando. Rivalità anglo-russa → rinfocolata dal trattato di Unkiar-Skelessi, ma non tanto da far scordare alle due potenze l’obiettivo di contenere l’espansionismo francese in Medio Oriente. Su questo sfondo i mutamenti prodotti dalla rivoluzione industriale, fecero della prima metà del XIX secoli un periodo più denso di tensioni della storia britannica. La diffusione delle macchine fece crescere la disoccupazione tra i lavoratori qualificati, spesso sostituiti da donne e bambini → il loro malessere si espresse nel 1811-13 in un movimento di distruzione delle macchine chiamato luddismo da Ned Ludd (il primo a distruggerne una). Duramente represso, questo movimento tornò tuttavia ad esplodere nel 1816. Il disagio sociale fu accresciuto dalle Corn Laws → aumento dei dazi d’importazione sul grano Repressione di “Petrloo” → apre il dissidio tra i tories 1833 fu abolita la schiavitù nelle colonie → pone fine alla tratta negriera. Nello stesso anno fu approvato il Factory a t che limitava l’orario di lavoro dei fanciulli nelle fabbriche a 12 ore al giorno. Mentre si estendeva la mobilitazione per abolire i dazi sul grano, si formarono dei sindacati nazionali di mestiere → Trade Unions, che raggruppavano i lavoratori per settori di lavoro. 1837 prese corpo in Inghilterra il primo grande movimento di massa a base operaia, che individuò in avanzate riforme politiche il presupposto di una legislazione sociale: il “cartismo” ← dalla People’s Charter redatta nel 1838 era Lovett e Place → la protesta cartista nasceva dalla delusione dei gruppi sociali che il Reform act del 1832 continuava ad escludere dal diritto di voto. Superate le battute d’arresto imposte alla sua economia dalla rivoluzione e dalle guerre, fra il 1830 e il 1848 la Francia entrò in una fase di sviluppo sensibile ma non tale da fare colmare lo svantaggio accumulato rispetto all’Inghilterra. Il nuovo regime liberale si mostrò comunque poco propenso alle riforme, confermando il suo carattere moderato ed esponendosi agli attacchi delle opposizioni. 6.5 L’Italia del “Risorgimento” Il termine risorgimento, tutt’ora in uso per indicare le lotte per la costruzione di una stato nazionale, viene per lo più riferito all’intero periodo tra la fine del Settecento e l’unità d’Italia. Fu anzitutto nel capo democratico che l’insuccesso dei moti del 1821 e del 1831 sollecitò uno sforzo di rinnovamento → protagonista Giuseppe Mazzini → aderì alla carboneria ma costretto all’esilio a Marsiglia fondò una nuova organizzazione, la Giovane Italia → i suoi obbiettivi erano l’unità e l’indipendenza nazionale, da realizzare attraversi la mobilitazione rivoluzionaria del popolo per instaurare una repubblica democratica. La Giovane Italia venne tuttavia repressa ancora prima di poter attuare l’insurrezione che aveva preparato nel
Le altre colonie inglesi, quelle intensamente popolate da bianchi (Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica) ebbero rapporti privilegiati con la madrepatria, grazie anche alla scoperta di ricchezze naturali nei loro territori. Processo di modernizzazione dell’impero ottomano. 7.2 La rivoluzione europea In Europa la svolta della metà del secolo fu introdotta dalla prima grande crisi economica successiva alla rivoluzione industriale. Gli anni quaranta furono gli anni della grande fame → la carestia provocò la caduta della domanda dei beni di consumo che si ripercosse sui settori industriale e finanziario. Il contrasto fra questa congiuntura economico-sociale e le strutture istituzionali della Restaurazione giunse al punto di rottura. La crescita economica aveva connesso ed omogeneizzato i mercati di tutta Europa favorendo la diffusione della crisi, dall’altra parte il forte sviluppo dei mezzi di comunicazione rendeva più veloce la circolazione delle idee, rendendo possibile una simultaneità senza precedenti dei sommovimenti rivoluzionari. Ai moti del 1848 rimasero estranei, le regioni periferiche e relativamente isolate come la Grecia e le penisole scandinave, ma anche l’impero russo, così come i l’Inghilterra e il Belgio. L’unitarietà die movimenti del Quarantotto fu data sia da obbiettivi politici in larga misura comuni, sia dal ruolo di spicco che ebbero gli operai e i lavoratori poveri delle città e dal carattere sociale delle loro rivendicazioni. In quanto rivoluzione sociale, il Quarantotto approfondì la frattura tra le forze moderate e quelle radicali, con il 1848 si consumò il divorzio tra i ceti borghesi europei e la mobilitazione di piazza. Dappertutto la rivoluzione vinse e fu battuta con altrettanta rapidità. La sua sconfitta dipese dal fatto che lo scontro non fu tanto fra processo e conservazione, quanto tra rivoluzione sociale e ordine. “Uno spettro s’aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo” La primavera dei popoli 7.3 Ascesa e caduta della “repubblica sociale” in Francia A dar fuoco ale polveri fu ancora una volta Parigi, quando Guizot proibì il banquet, ovvero il ritrovo di massa conclusivo di una campagna per la riforma elettorale promossa dalle opposizioni → 22 febbraio il popolo parigino salì sulle barricate inducendo Luigi Filippo ad abdicare → costituito un governo provvisorio formato sia da repubblicani che da socialisti → proclamò la repubblica e il suffragio universale maschile. Il prevalere di orientamenti socialisti sotto la pressione della folla mise in allarme le componenti moderate del fronte rivoluzionario → si divise in due schieramenti: borghese e liberale vs popolare e socialista. Nell’ sua costituzione, che manutenne il suffragio e adottò un sistema monocamerale e presidenziale, non trovarono però alcuno spazio i “diritti sociali”. Dicembre, elezioni → i più convinti sostenitori della repubblica non furono in grado di presentarsi come una forza politica unita → ad essi si oppose Luigi Napoleone Bonaparte (già cospiratore contro la monarchia di luglio) ← ottenne i consensi dei ceti borghesi spaventati dalla rivoluzione e dei contadini in lotto contro le tasse, ma anche degli operai e popolani parigini → Luigi Napoleone venne eletto presidente della repubblica. Per contrastare la consistente influenza dei radicali e dei socialisti fu adottata una severa politica repressiva. Giugno 1849 manifestazione di protesta sciolta cn la forza → dopo di che vennero sospese le libertà di associazione e di sciopero. Maggio 1850 reintrodotto il suffragio per censo ← escluso nuovamente dal voto un terzo dell’elettorato, per lo più di estrazione popolare. 7.4 La questione nazionale in Germania e nell’impero asburgico L’esempio della Francia fu subito seguito da altri paesi, e il 10 marzo un violenta insurrezione a Berlino impose al re di Prussia Federico Guglielmo IV un’assemblea costituente a suffragio universale, mentre in molti altri stati tedeschi le opposizioni salivano al governo. Riunita a Francoforte prima di essere sciolta l’assemblea si divise sul problema se includere o meno l’impero austriaco in una nuova confederazione di stati germanici: la soluzione “grande-tedesca” auspicava una Germania comprendente i territori degli Amburgo mentre la soluzione che prevalse, quella “piccolo-tedesca”, escludeva l’Austria e attribuiva alla Prussia un ruolo egemone nel,l’unificazione del paese.
Maggio → l’assemblea di Francoforte offrì la corona imperiale a Federico Guglielmo IV, che però la rifiutò. Tre giorni dopo Berlino, il 13 marzo, la rivoluzione divampò anche a Vienna, il 15 a Budapest e subito dopo fu la volta di Venezia e Milano. L’insurrezione della capitale, che provocò la caduta di Metternich, indebolì il potere imperiale e favorì le rivendicazioni nazionaliste dei popoli soggetti all’Austria. Movimento rivoluzionario ungherese → abolizione dei vincoli feudali e conquista di un governo autonomo. Stesse rivendicazioni in Boemia, Moravia e Slovacchia → si riunì a Praga un congresso di tutte le nazionalità slave dell’impero. 7.5 Rivoluzione e guerra nazionale in Italia Prima ancora di deflagrare a Parigi, la rivoluzione si annunciò in Sicilia → fallita insurrezione di Messina e Reggio nel 1847 → gennaio 1848 Palermo: rivolta che mobilitò gli stati poveri della popolazione e spinse a concedere una costituzione sul modello di quella francese del 1830 → gli insorti rigettarono la nuova costituzione → proclamarono l’autonomia dell’isola e si dettero un governo provvisorio presieduto da Ruggero Settimo. Tra febbraio e marzo i sovrani di Toscana, Piemonte e degli Stati Pontifici si videro costretti a promulgare anch’essi una costituzione. Piemonte → Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino ← divenuta poi legge fondamentale del regno d’Italia. La rivoluzione a Vienna fece precipitare il corso degli eventi → 17-18 marzo quasi simultaneamente Venezia e Milano si ribellarono agli austriaci. Venezia: 22 marzo fu proclamata repubblica. Milano: 22 marzo gli insorti milanesi con Cattaneo ingaggiarono le cosiddette “cinque giornate” di combattimenti, che si conclusero vittoriosamente. L’esempio veniva intanto seguito da altre città del Lombardo-Veneto. A questo punto il Piemonte di C.Alberto mosse guerra all’Austria → esercito sardo + contingenti volontari + corpi di spedizione toscani, pontifici e napoletani → serie di successi. Accanita resistenza → vittoria piemontese a Goito il 30 maggio1848 → si smorza l’ondata rivoluzionaria ← Radetzky (maresciallo austriaco) ebbe tempo di ottenere rinforzi e riorganizzarsi → recupera quasi tutto il Veneto. Controffensiva austriaca che culmina a luglio nella battaglia di Custoza dove piemontesi subiscono una grave sconfitta, e nella riconquista di Milano. Armistizio detto di Salasco firmato da Carlo Alberto il 9 agosto che ristabilì i vecchi confini. “Prima guerra d’indipendenza” → fu in realtà un evento molto complesso e contraddittorio. La sconfitta militare che affossò il progetto moderato di espansionismo sabaudo ebbe esiti diversi nel Mezzogiorno e nel resto della penisola → Napoli: Ferdinando II che già aveva effettuato un colpo di stato, a settembre fece bombardare Messina e iniziò la riconquista della Sicilia → che si concluse nel maggio 1849 con la presa di Palermo. Altrove l’iniziativa tornò ai democratici che opposero alla “guerra regia” la “guerra di popolo”. Novembre 1848, Stato pontificio → assassinato il giurista liberale Pellegrino Rossi posto a capo del governo da Pio IX → il che preluse l’insurrezione di Roma → il papa si rifugiò a Gaeta → febbraio 1849 un’assemblea costituente eletta a suffragio universale decretò la fine del potere temporale → istituì la repubblica romana ← governo affidato al triumvirato di Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini → la costituzione promulgata nel luglio 1849 proclamò il principio di sovranità popolare. Fugge a Gaeta anche Leopoldo II di Toscana → anche nella capitale toscana quindi si costituì un governo repubblicano retto da un triumvirato composto da Giuseppe Montanelli, Giuseppe Mazzini e Francesco Domenico Guerrazzi. Piemonte → rafforzata una sinistra costituzionale monarchica alla quale il re affidò il governo nel dicembre 1848 nella persona di Gioberti che però dovette dimettersi perchè il suo progetto di intervento militare a Firenze e a Roma per restaurarvi i sovrani legittimi gli alienò il consenso dei democratici. Carlo Alberto sotto la pressione dell’opinione pubblica riprese la guerra contro l’Austria → Novara il 23 marzo 1849 fu battuto da Radetzky e abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II. A questo punto il destino della rivoluzione italiana era segnato → contro la repubblica romana non si mosse soltanto l’australiana ma anche la Francia e la difesa fu diretta da Carlo Pisacane e da Giuseppe Garibaldi. Poco