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Riassunto capitolo per capitolo; usato per preparare il corso monografico per l'orale di Storia contemporanea
Tipologia: Dispense
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Caricato il 12/02/2018
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Storia del miracolo italiano – CRAINZ
FRA CONTINUITÀ E DOPPIO STATO (CAPITOLO 1) Elemento essenziale da prendere in considerazione è il tipo di stato che si consolida nel corso degli anni Cinquanta, nel rapporto con la sua precedente storia e cultura e innovazioni di quegli anni > apertura alle sinistre. Claudio Pavone osserva una certa continuità dello stato nel passaggio dal fascismo al post-fascismo, sulle caratteristiche del suo apparato che si riconfermano dopo la rottura del 1943-1945, sicuramente condizionato dalla guerra fredda. I documenti american i offrono conferme e squarci illuminanti sulle modalità dell’azione anticomunista negli anni Cinquanta, molto aspra nella primissima parta del decennio. Inoltre i documenti mostrano il protrarsi di questo clima, interrotto soltanto nel 1961 e con gran opposizione dell’Ambasciata americana a Roma.
Carlo Pinzani pone al centro della sua riflessione il rapporto fra le pressioni americane e l’iniziativa “autonoma” in senso anticomunista dei differenti governi italiani, che avrà una ricaduta nell’innesco di logiche, culture e pratiche che nel corso degli anni si consolidano. Si determina così un duplice ordine di comportamenti:
Così entra in crisi il centrismo. È Francesco De Felice a riflettere sul “doppio Stato” e sullo scenario internazionale in cui esso si inserisce > quest’ultimo ha per il nostro paese un rilievo particolare, perché i processi che si avviano negli anni della guerra fredda si innestano su strutture e apparati già consolidati che fondano le discriminazioni dichiarando gli oppositori estranei e ostili alla nazione.
Documenti nell’Archivio centrale dello stato : mostrano discussioni che si svolgono nel Consiglio dei ministri sulle misure da assumere nei confronti dei comunisti. Esse sono all’ordine del giorno sia durante la fase più tesa della guerra di Corea, sia dopo il 1954-1955, ossia dopo la sconfitta della legge truffa del 1953. Tali documenti riportano diverse sedute; in particolare ricordiamo quelle del 18 marzo 1954 e del 4 dicembre 1954 > terminano con comunicati ufficiali che annunciano varie iniziative e discriminazioni, in particolare nei confronti dei funzionari dello stato che non diano garanzie di fedeltà al regime democratico. Linea ispiratrice è preannunciata dalla riunione del 6 febbraio dello stesso anno, dove Scelba dice che il PC opera contro la democrazia e dunque ogni provvedimento diventa logico, anche se viola la Costituzione. Gaetano Martino auspica invece a una soluzione idonea per mettere fuori legge il PC alla seduta del 4 dicembre. Questa situazione si riflette anche nelle industrie > Eni e Agip sono
anticomuniste nelle assunzioni. Questo elemento viene criticato dal ministro del Lavoro Vigorelli, provocando una dura reazione di Scelba. Documentata è l’applicazione di altre discriminazioni decise in questi consigli, come ad esempio quelle nei confronti nei film ritenuti di sinistra, nella sede della concessione dei crediti e nelle commissioni di censura. Campilli rafforza l’orientamento anticomunista: propone che vengano escluse dalle trasmissioni radio italiane tutte le notizie relative ai comunisti; Scelba chiede che si escludano dalle trasmissioni della Rai le notizie relative ai discorsi di esponenti comunisti. Il 18 marzo chiede l’esclusione dei comunisti dalle commissioni dei concorsi universitari a cattedra.
Le decisioni di quei consigli non furono tradotte per intero in una costante pratica esecutiva, ma è importante capire che cosa fu attuato realmente. L’applicazione di queste decisioni si muove in due direzioni:
Attività politica dei funzionari dello Stato. Interessanti sono le reazioni del prefetto bolognese, che informa di aver eliminato dal personale dei suoi uffici tutti gli “elementi di dubbia tendenza politica”; inoltre nel 1955 ha ottenuto di sostituire i dipendenti periferici degli uffici di collocamento “che non offrivano le dovute garanzie politiche”. Poi ha preso misure nei confronti del personale scolastico di ogni ordine e ha preso provvedimenti contro i sindaci. In generale, gli insegnanti furono soggetto di attenzione e il meccanismo di controllo funzionava in questo modo: l’iniziativa parte dal questore, talora da “informazioni fiduciarie” > la pratica passa al prefetto > la pratica passa al ministro dell’Interno > la pratica passa al ministero della Pubblica Istruzione > passa al Provveditore e al Preside della scuola dove il “sovversivo” lavora ispezioni e controlli. Sempre di ambito scolastico la proposta di Tambroni del 1957, in base alla quale il prefetto di Foggia suggerisce di evitare che vengano preposti all’insegnamento professori e maestri di orientamento comunista; il prefetto di Nuoro propone l’eliminazione totale dalla scuola di ogni ordine e grado di insegnanti comunisti.
Tanta solerzia non viene invece dedicata al fenomeno mafioso, che viene altresì minimizzato in episodi fini a sé stessi e non preoccupanti per la sicurezza pubblica. Il prefetto di Palermo tra 1957 e 1960 si è più volte impegnato a smentire il carattere mafioso di numerosi delitti.
Fanfani on.le Amnitore. Attività politica. È il documento relativo al 1959, anno in cui Fanfani non è più né segretario della DC né capo del governo e si batte, in vista del Congresso di Firenze, per l’apertura alla sinistra. Segni segue con attenzione i comizi e gli incontri, pubblici e non, di Fanfani. Emerge che il ministro chiede quali provvedimenti possono essere adottati prima delle elezioni per influenzare favorevolmente gli elettori > deve trattarsi di soluzioni che abbiano concrete possibilità di applicazione. Inoltre chiede quali argomenti possano essere sfruttati per combattere i comunisti e per evitare, allo stesso tempo, proteste sociali in periodo elettorale.
Fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta ci sono i provvedimenti contro la delinquenza giovanile, il cinema e la legge Merlin:
Il mare non bagna Napoli (Ortese). Si tratta di una riflessione di come spiriti profondamente liberali abbiano potuto convivere con altri comunisti; accenna una risposta: il comunismo a Napoli in quegli anni era un liberalismo d’emergenza. Questo “liberalismo di emergenza” era destinato a subire progressive tensioni generate negli anni Cinquanta. L’area sociale e culturale della sinistra vedeva progressivamente sbiadire le utopie positive, le speranze di liberazione dell’immediato dopoguerra, e vedeva diventare più corposi gli elementi di ortodossia più settaria e schematica.
Gli eventi del 1956 1 hanno in Italia un impatto che colpisce in primo luogo la contraddizione tra la violenza immediata del trauma e il carattere limitato del rinnovamento politico e organizzativo del Pci che ne seguì > segue una crisi generale del mito sovietico. Questa crisi viene ad agire assieme a più radicali e sotterranei processi destinati a cambiare nel profondo assetti sociali e culturali del paese, destinati a trasformare alla radice, a svuotare dall’interno l’insieme delle subculture che si erano disegnate o ridisegnate nel primo decennio dell’Italia repubblicana. Gli eventi del 1956 agiscono dunque in due direzioni: 1) costruiscono nuove modalità e contorni della cultura di massa, nuovi modi di essere degli italiani; 2) accelerano la trasformazione o la riduzione drastica dei soggetti sociali essenziali su cui si era costruito nel dopo guerra il Partito comunista italiano.
Le grandi trasformazioni avviate non iniziavano solo a svuotare le aree braccianti e mezzadrili che avevano disegnato larghi contorni della “geografia rossa” dell’Italia pre-fascista prima e repubblicana poi: inducevano contemporaneamente modificazioni di grande spessore nella composizione e nel modo di essere della stessa classe operaia.
Nel 1954 si apre un clima di tensione tra la Cgil e le altre organizzazioni nel contesto delle elezioni interne alla Fiat. L’anno successivo, nel 1955, Nenni, al 31° congresso nazionale del Psi, apre la sua relazione denunciando i metodi delle aziende > i meccanismi messi in atto dalla Fiat sembravano veri e propri “tribunali di fabbrica” con verbali di udienza per dare apparenza legale ai licenziamenti. Inoltre possedeva un corpo di sorveglianza e un’ampia rete di informatori > intimidazioni e pressioni cui gli altri sindacati non mancano spesso di contribuire. La sinistra sembrò non limitarsi alla denuncia del “fascismo Fiat” e avviò una riflessione sui propri errori:
1 Rapporto segreto di Chrušëv; rivoluzione di Budapest e rivoluzione polacca
Sono osservazioni fondate > tutori della legge fornivano alla Fiat notizie di carattere riservato in cambio di un compenso in denaro. Denaro e donazioni servivano a raccogliere una massa minuta e fitta di informazioni che privilegiava le opinioni politiche dei dipendenti o di chi faceva domanda di assunzione, ma si allargava a ogni sfera della vita privata. Quello della Fiat non è un caso isolato: a Sesto San Giovanni, ad esempio, il commissariato di polizia chiedeva alle aziende “accurate informazioni” sui dipendenti. Sono, in generale, gli anni in cui sull’eguaglianza prevale la regola della discriminazione lo denuncia con chiarezza anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni nelle fabbriche del 1955. Ondate di licenziamenti colpiscono nuclei tradizionali e organizzati dalla classe operaia, ma alla Fiat e altrove i licenziamenti convivono con massicce assunzioni e ciò fa accrescere la sensazione di isolamento dei settori organizzati dalla classe operaia tradizionale. Il Partito comunista non è il solo a cogliere tardi la portata delle trasformazioni che si annunciano, ma il suo ritardo si protrae a lungo e questo erode la sua forza. La presenza del PC è erosa anche nel Mezzogiorni e le perdite maggiori sembrano concentrarsi nel principale centro industriale meridionale, Napoli.
Il capitalismo non è più in grado di produrre sviluppo > concezione di derivazione più staliniana che marxista e fortemente presente nella cultura comunista della prima metà del decennio. Questa visione ha un corrispettivo rovesciato ma simmetrico nella visione che Pio XII ha della modernizzazione, riflessa in generale in ampi settori del mondo cristiano. Appaiono quindi sostanzialmente disorientati di fronte alle nuove realtà che si delineano. Non mancano però all’interno del mondo cattolico settori sensibili a tematiche modernizzanti > si pensi a una rivista come Il Mulino. Il foglio-simbolo della cultura laica, Il Mondo , è largamente estraneo alle tematiche connesse ai nuovi processi di modernizzazione: della Grande Trasformazione non vi è traccia. Ricordiamo anche gli interventi di Togliatti contro l’arte moderna, confermando l’entrata in crisi della cultura.
Luciano Branca richiama l’attenzione sulle trasformazioni economiche e sulle loro implicazioni e critica il ritardo con cui ci si è misurati con le nuove tecniche economiche, nuove sociologie e nuove filosofie.
È crescente la consapevolezza che il dopoguerra è davvero finito e che il neo- capitalismo è anche in Italia una realtà dalle forti capacità egemoniche: eppure, per una più ampia riflessione del Partito comunista su questi temi bisogna attendere di fatto il convegno promosso dall’Istituto Gramsci nel 1962. La realtà sembra costringere, però, a scelte nette: le ispirazioni teoriche che si erano confrontate in precedenza non sono più conciliabili.
UN ANNO DI CONFINE (CAPITOLO 3) Il 1958 è un anno decisivo.
Questo insieme di episodi metteva in evidenza il carattere discriminatorio della Chiesa nei confronti dei non cattolici > la tensione è al limite nell’intorduzione al programma di governo di Fanfani si legge:
Per quanto riguarda la politica interna [Fanfani] osserva che essa si riassume principalmente nei due grandi problemi riguardanti: a) la difesa delle insidie agli ordinamenti e alla sicurezza dello stato (comunismi); b) l’autonomia dello stato (rapporti con la Chiesa)
Vediamo dunque un accostamento di problemi inusuale: comunismo e Chiesa. Già in precedenza, comunque, alcuni prefetti erano stati abbastanza espliciti a riguardo dell’autonomia statale, anche se altri confermavano la tradizionale subalternità al potere religioso denunciata da Jemolo). In questa cornice si inserisce la morte di papa Pio XII e l’elezione a papa del cardinale Roncalli, Giovanni XXIII > elezione interpretata da molti come <<volontà di dar luogo ad un non lungo pontificato con una personalità neutrale>> (Riccardi). Ne <
LE FABBRICHE. Nel marzo 1958, alla vigilia delle elezioni di commissione interna alla Fiat, viene diffuso un opuscolo anonimo <
Anche in questo contesto il 1958 è un anno in cui vi sono segnali di mutamento: il gruppo aziendale della Cisl sconfessa i membri di commissione interna (filopadronali), mentre al congresso provinciale della Fim-Cisl la componente moderata è sconfitta. A dicembre indice un’agitazione insieme alla Fiom-Cgil > comporta la perdita del premio anti-sciopero. Si respira un clima di tensione e di spaccature profonde all’interno delle organizzazioni sindacali. L’ambasciatrice americana Luce aveva esplicitamente minacciato di escludere dalle commesse militari americane le fabbriche ove vi fosse una maggioranza operaia di sinistra, contribuendo ad alimentare le tensioni. Segnali nuovi vengono da alcune di quelle fabbriche ove la politica delle assunzioni era stata condotta all’insegna dell’anticomunismo. All’Anic di Ravenna nel 1958 la Cgil non è neppure presente alle elezioni di Commissione interna; l’anno successivo riesce a presentarsi e a ottenere la maggioranza relativa tra gli operai, conquistando tre seggi su sette.
Questi sono segnali di processi più ampi: muta la composizione sociale del sindacato, per l’apporto dei giovani che non hanno vissuto la scissione del 1948 e il clima più teso della guerra fredda. Inoltre anche i settori del mondo cattolico maturano sensibilità e valori nuovi. Sono processi che fanno riemergere quella disponibilità al conflitto cui l’anticomunismo aveva messo la sordina per tutta la prima parte degli anni Cinquanta > a ciò contribuì il fatto che fra il 1948 e il 1955 la produzione industriale era aumentata del 95% senza assorbire la disoccupazione, mentre l’aumento dei salari reali era stato solo del 6%.
Segnali diversi venivano da altre realtà > i rapporti prefettizi sugli scioperi agricoli sembrano riportare scene di inizio secolo: le agitazioni sono accompagnate da incendi dei fienili e danneggiamenti ai raccolti, e sono fronteggiate mediante l’impegno di lavoratori provenienti da fuori provincia. Nel 1958 la valle del Po non offre braccia sufficienti > minor disponibilità di donne disposte a lavorare nelle risaie: nell’emergenza, vi sono anche tentativi di far affluire donne dal Mezzogiorno.
Tambroni commenta queste notizie dicendo che gli incidenti sono stati preordinati con un piano veramente preinsurrezionale. La tesi del questore viene rapidamente smentita dai giornali: non solo dall’Unità e dall’Avanti!, ma anche da Il Giorno. È forse la prima volta che è un giornale non schierato a sinistra confuta apertamente la versione ufficiale dopo incidenti fra polizia e dimostranti. Alla base del malcontento contadino, che esplode in diverse zone, c’è la crisi viticola e la generale diminuzione dei prezzi agricoli. Le agitazioni dei braccianti, disoccupati, donne, avevano segnato con forza i primi mesi del 1956, fino all’episodio più tragico: a Barletta la polizia spara e uccide due braccianti che chiedevano assieme ad altri 3mila dimostranti disoccupati preceduti da donne e bambini, una più equa distribuzione dei pacchi-viveri della Pontificia Opera di Assistenza e del Soccorso Invernale.
Tra i giovani si diffonde la tenuta dimessa blue-jeans e camicia a scacchi, scarpe da tennis e giubbotti; arrivano i campionati di rock’n’roll, i flipper: sono tutte nuove forme di abitudini documentate dagli articoli de <
Nelle campagne vi sono 3milioni di occupati in meno fra il 1954 e il 1964; quasi 4milioni in meno fra il 1951 e il 1965 > questa diminuzione del peso dell’agricoltura avvicina l’Italia ad altri paesi europei. In rapporto all’assetto internazionale vanno considerate le modifiche nel settore agricolo > l’intervento statale in campo agricolo raddoppia tra 1951 e
Le migrazioni sono dunque causate dall’arretratezza del mondo agricolo, ma anche dalla capacità attrattiva del mondo urbano:
L’esodo si estende anche tra le campagne dell’Italia centrale; un po’ ovunque i giovani sono i primi a partire > spesso queste decisioni sono sufficienti a rompere l’equilibrio e ad avviare processi irreversibili.
MOBILITÀ. Tra 1955 e 1970 si verificano quasi 25milioni di spostamenti (10mila interregionali); a svuotarsi sono in primo luogo le aree rurali poco produttive e gli insediamenti isolati: le mete sono i entri di maggiori dimensioni e le aree industrializzate; le linee di emigrazione si concentrano invece lungo le coste o lungo le grandi vie di comunicazione (ad esempio la Via Emilia). Fino al 1961, in virtù della legge fascista, gli emigrati erano fuorilegge ed erano sfruttati anche in virtù di forme di appalto e subappalto della manodopera > in questo contesto c’è chi trae profitto dall’illegalità. Prefetti e ministri si occupano del fenomeno solo quando inizia a implicare spostamenti a sinistra
dell’elettorato; dunque per ora nessuno promuove norme di tutela sugli emigranti. In questo contesto, alla fine degli anni Cinquanta riprendono i conflitti sociali: gli immigrati aderiscono all’ideologia dominante a livello operaio sia per difendere i propri interessi, sia per identificarsi meglio con il nuovo ambiente in questa fase la lotta per il diritto segna tappe decisive per il futuro dell’intero paese.
GEOGRAFIE INDUSTRIALI. Nel 1963 la zona tra Torino e la Lombardia costituiva il centro industrializzato, seguito da una “coda” che investiva la valle padana (Scalfari). Giovanni Bruno indica come data di avvio al miracolo italiano il 1953; tra i pre- requisiti vanno inseriti alcuni elementi fondamentali:
Settori trainanti sono quello automobilistico, chimico, petrolchimico e meccanico. Per quel che riguarda gli impianti petrolchimici, abbiamo presenze e produzioni diverse: a Ravenna si impianta in primo luogo lo stabilimento Anic, che dà impulso decisivo alla fabbricazione italiana di gomma sintetica e fertilizzanti; poi abbiamo l’Eni che può fissare così un prezzo di concimi chimici e unico per tutto il paese, inferiore del 15% a quello precedente. Si tratta dunque di un modello imprenditoriale che ha segnato in maniera caratteristica il miracolo italiano, all’insegna di un intreccio fra economia e politica. Altre industrie importanti:
NORD La crescita industriale si accompagna al decentramento delle unità produttive da Milano e da Sesto San Giovanni verso altre località; l’occupazione aumenta del 54% a Milano e del 47% in provincia, contro il 30% nazionale e il 40% in Lombardia > punta è data dal settore dalle costruzioni e impianti che nel decennio 1951-1961passa da 34mila a 98mila addetti > prima meta di molti immigrati. Sempre nella provincia di Milano vi è una crescita più forte rispetto alla media nell’ambito del commercio, nei trasporti e nei servizi > occupazione manifatturiera scende del 60% declino vocazione manifatturiera
Entrambi i progetti vengono delegittimati e osteggiati dalla DC e vengono cassati i finanziamenti per la legge, che per altro venne applicata solo a Bologna e da altre giunte di sinistra.
Questa vicenda mostra l’intrecciarsi di interessi economici consolidati, di gangli forti del potere politico, ma anche di aspirazioni e pressioni diffuse; ci racconta con chiarezza la mancata realizzazione di riforme essenziali da parte del centro-sinistra.
CONSUMI Per comprendere il mutamento-incremento dei consumi, bisogna tenere in considerazione almeno tre fattori:
Da questo quadro emerge che il benessere possibile , ancora prima di quello reale , innesca meccanismi rilevanti di consenso al ssitema nel suo insieme e fonda un nuovo modello di nazionalizzazione basato sulle aspettative crescenti. Solo che non è detto che tali aspettative crescenti siano omogenee
Crainz parla di “liberazione” connessa alla rottura tra bisogni essenziali e consumi. Due settori in cui aumentarono tantissimo i consumi sono:
Motocicli, atuomobili e musica mutano il volto delle vacanze: si espandono alberghi e campeggi a cui seguirono anatemi cristiano- cattolici; alle vacanze lunghe si affiancano quelle brevi dei fine-settimana e delle festività.
costruite da architetti – con i primi impianti di riscaldamento, mentre quelle progettate da geometri, per il momento, ne sono ancora prive.
In questi anni si respira un clima di cambiamenti, a livello economico e a livello sociale > cambiamenti che coinvolgono tutti gli strati della società e della cultura. Nel 1957il 60% dei giovani va al cinema una volta alla settimana (in media si stimano complessivamente più di 2milioni di persone che frequentano i cinema ogni giorno): esso assume un’importanza reale, specialmente tra i ragazzi e il periodo tra 1957 e 1960 è una stagione di capolavori del cinema italiano. Cambiamenti fondamentali avvengono anche nel settore della comunicazione di massa: la televisione sostituisce la radio nelle case; compaiono i transistor e la radio si ascolta anche nelle strade. Il mercato discografico costituisce invece un primo esempio di globalizzazione; inoltre si afferma l’editoria di massa (Oscar Mondadori). La Chiesa cattolica, con Pio XII prima e con Giovanni XXIII poi, si oppone al mutamento respingendolo, diffidando del cinema e della televisione, considerati strumenti pervertitori per la gioventù e per le famiglie italiane > in questo contesto si collocano le mobilitazioni di prefetti e organizzazioni cattoliche contro rappresentazioni teatrali e cinematografiche.
Questo della censura sarà uno dei nodi da affrontare per il centro-sinistra nel
LA FINE DEL CENTRISMO E LE NUOVE FORME DEL PROTAGONISMO COLLETTIVO (CAPITOLO 5)
Lo scontro aperto nel 1960 e causato dal sostegno del Msi a Tambroni segna la fine definitiva del centrismo > ripresa del paradigma antifascista, forte cesura con il periodo precedente. Il rifiuto del neofascismo, nel momento in cui esso sembrava porre ipoteche determinanti sul governo del paese, si intrecciava alla più generale ripulsa del clima degli anni Cinquanta > il clima antifascista era stato sostituito dal paradigma anticomunista, alimentato anche dalla guerra fredda.
I sommovimenti indotti dalla crisi del centrismo si colgono meglio se si considerano due aspetti essenziali: 1) la politica degli USA nei confronti dell’Italia; 2) atteggiamento della Chiesa. I documenti americani mostrano con chiarezza il lungo protrarsi dell’opposizione degli USA all’ingresso dei socialisti nel governo; mentre l’evoluzione della Chiesa di Giovanni XXIII è caratterizzata dal distacco della Santa Sede dalla politica italiana > ciò implica però una maggiore autonomia della CEI che, presieduta da Siri, era impegnata nell’opporsi all’apertura alle sinistre:
proposta di tregua e nel dibattito Saragat e Malagodi offrono la disponibilità ai socialdemocratici e liberali a sostenere dall’esterno un nuovo e diverso governo. Tambroni si reca dal capo dello stato e anche se le sue dimissioni sembrano certe, egli è ben lungi dal rassegnarle > evoca il vuoto di potere. Il 16 luglio Aldo Moro dà ufficialmente notizia di un accordo con i liberali, repubblicani e socialdemocratici per dar vita ad un monocolore Dc; Gonella attacca duramente la Direzione Dc che ha posto fine al governo.
Nel luglio del 1960 scendono in piazza anche nuovi soggetti, in gran parte giovani, fautori del nuovo antifascismo positivo e propositivo > lottano per una libertà da è più da conquistare che da difendere. È in parte una reazione alla “scialba realtà italiana” della fine degli anni Cinquanta, seguita all’esperienza culturale dell’immediato dopoguerra. Queste opposizioni si oppongono a una retorica stanca, vuota di programmazione concreta e senza contatto con le grandi trasformazioni in corso. L’insofferenza verso l’inadeguatezza del sistema politico e culturale genera una domanda di sapere da parte dei giovani; la spinta all’informazione riguarda problemi centrali per la storia del paese e per la sua identità > solo dopo Tambroni compaiono le prime trasmissioni sulla Resistenza. Però tra 1961 e 1961 si assiste a un cambiamento da rimozione a banalizzazione: si punta a una costruzione di una memoria pubblica apologetica della Resistenza che ne mistifica la storia e ne smentisce il significato. Sono così rimosse complessità, drammaticità e le lacerazioni della guerra di liberazione.
La scoperta dell’antifascismo da parte di settori significativi del mondo giovanile è solo un aspetto delle nuove forme di protagonismo collettivo. In questa prospettiva si vedano le organizzazioni sindacali negli anni del boom. In primo luogo è evidente la forte ripresa della conflittualità sindacale: dopo una lunga e crescente flessione, il 1959 inizia una impennata di grande rilievo; per quel che riguarda i sindacati dei metalmeccanici (Fiom-Cgil): questi scendono a meno di 200mila iscritti nel 1959 per poi risalire sino ai 292mila del 1963 ruolo sempre più importante nella trasformazione del sindacato cattolico. La realtà del 1959 è però ancora contraddittoria: vi è una ripresa significativa delle lotte operaie e segni nuovi di unità d’azione fra i sindacati, ma al tempo stesso permangono divisioni. Così è nello sciopero dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto: l’accordo firmato dalla Cisl e dalla Uil senza la Cgil contraddice i momenti reali di unità realizzati nelle agitazioni e non raccoglie interamente le potenzialità che quello sciopero iniziava ad esprimere. A Torino la ritrovata unità dei sindacati non riesce a interrompere il clima creato dalla Fiat; a Firenze c’è l’occupazione della fabbrica Galileo il 10 gennaio per iniziativa di Cgil e Uil: lo sgombero è compiuto a fine mese dalla polizia e provoca una compatta mobilitazione di protesta. Nel corso dell’anno entrano in agitazione anche altre importanti categorie fra cui i marittimi e i tessili: la sintesi delle relazioni prefettizie del ministro dell’Interno del giugno 1959 riferisce il diffuso convincimento che la serie invero cospicua di scioperi, attuati contemporaneamente per iniziativa
congiunta delle maggiori organizzazioni sindacali, risponda ad un fine che non è esclusivamente di miglioramenti nei economici sindacali e sociali dei lavoratori. Vengono in questo contesto messe in luce altre ingiustizie:
Il V congresso della Cgil (maggio 1960) assume pienamente la contrattazione articolata, a livello d’azienda o di gruppo, come elemento portante della propria strategia: collocare nella fabbrica il centro della propria azione e al tempo stesso riscopre l’importanza di alcune tematiche. Vi è così il definitivo superamento delle impostazioni centralistiche. Non mancano le contraddizioni: i documenti del Congresso della Cgil insistono ancora molto sulle arretratezze del capitalismo italiano, e cenni anco più pauperistici venivano qualche mese prima dalla relazione di Togliatti al IX Congresso del Pci.
Non mancano tensioni tra le diverse organizzazioni né accordi che discriminano la Cgil, ma il 1960 vede un balzo in avanti. Il 21 luglio 1960 vi è un primo accordo dalle tre Confederazioni con la Confindustria e l’Intersind in materia di parità salariale tra uomini e donne. Poco dopo i sindacati dei metalmeccanici decidono di tentare la via di miglioramenti significativi puntando su uno dei settori principali del boom , quello elettromeccanico > richieste sindacali riguardano il salario e l’orario, ma il nodo vero è il principio stesso della contrattazione integrativa, che il padronato respinge. Fra la metà di settembre e i primi di novembre vi sono diversi scioperi a carattere nazionale, e poi l’agitazione viene articolata a livello provinciale. Vi sono cortei e picchettaggi di massa, con l’adesione di gruppi significativi di studenti universitari. Il 1° dicembre due iniziative sindacali confluiscono in un unico grande corte di 100mila metalmeccanici > subisce cariche dalla polizia. Il 10 dicembre vi è la prima novità di rilievo grazie all’intervento dell’Intersind: nata nel 1957, non si era sino ad allora differenziata dalla Confindustria, mentre ora firma un accordo con i sindacati che isola il padronato privato. Cgil e Uil invitano i lavoratori e le loro famiglie ad una presenza di massa in piazza Duomo per la notte e la mattina di Natale. Il 28 dicembre scioperano di nuovo tutti i metalmeccanici, con una marcia silenziosa per le vie dalla città; poco dopo iniziano i primi accordi in alcune aziende importanti, cui seguono tutte le altre.
Talora i conflitti hanno caratteristiche aspre e gli interventi delle forze dell’ordine sono di notevole durezza > contro le violenze poliziesche interviene
di elementi può spiegare il grande ritardo con cui l’esperienza riformatrice ha avvio, e poi l’immediato innesco di controtendenze che rapidamente portano al suo svuotamento. Bisogna aspettare gennaio-febbraio 1962 perché il congresso democristiano di Napoli dia un via libera in larga misura riluttante al processo destinato a portare ad un governo socialista > indicazione contraddetta dall’elezione di Segni a Presidente della Repubblica, mentre le uniche reali riforme sono compiute dal governo Fanfani che nasce nel febbraio 1962 ed ha il solo sostegno del Partito socialista già all’inizio del 1963 arrivano “colpi di freno” da parte della DC e il Partito socialista considera chiusa questa prima fase; solo nel mese di novembre entrano a far parte del governo direttamente, quando ormai il miracolo economico è giunto al termine.
In generale, sembrò fallire il riformismo come modello. Il Partito socialista esce da questa situazione non solo sconfitto, ma anche profondamente mutato > amputato di alcune parti vitali (nascita del Psiup); inoltre vede l’isolamento di Riccardo Lombardi. Infine la linea politica principale diventa quella di una “politica delle cose”.
Per comprendere i modelli di comportamento, le culture che questo quadro sollecita, è necessario ripercorrere le tappe di quell’esperienza. Innanzitutto c’è la caduta di Tambroni che apre il via a un governo monocolore guidato da Fanfani (presenza di tutte le componenti della DC):
Il governo ha il sostegno esterno dei tradizionali partiti del centrismo. Dura in carica un anno e mezzo, anche se nel luglio 1961 i socialisti presentano una mozione di sfiducia. Tutto è rimandato dopo il congresso della DC che si apre alla fine del gennaio 1962: il sostanziale immobilismo risalta particolarmente poiché il periodo coincide con quello più dinamico del boom.
In questo contesto nascono le prime giunte di sinistra e (già a partire dal 1960) possono parlare in televisione anche i leader delle opposizioni: le prime conferenze di “Tribuna elettorale” hanno un impatto notevolissimo. In Un passo enorme Forcella sottolinea come queste conferenze stampa siano uno di quegli avvenimenti apparentemente minori che poi finiscono per incidere sul costume di un’epoca. Sottolinea poi come “magari tardi, ma si è cominciato a utilizzare correttamente i moderni strumenti della comunicazione di massa”. Sullo stesso quotidiano – <
abbondantemente negative”, poiché la maggior parte degli italiani assisteva “a questo nuovo programma esattamente come a un qualunque spettacolo”.
A comandare le primissime aperture verso la sinistra sono Scelba e Gonella; in questo contesto, dunque, il primo governo dopo-Tambroni non realizza certo programmi arditi e in generale sono pochi i segnali di novità che le istituzioni offrono a una società in tumultuosa trasformazione.
I vincoli e gli impacci del governo sono il riflesso diretto delle resistenze centriste radicate all’interno della DC che, al tempo stesso, sono in contrasto con la consapevolezza sempre più diffusa degli squilibri del paese e della necessità di intervento in questa direzione. Dalle relazioni di Achille Ardigò e Pasquale Saraceno sul convegno della DC organizzato nel settembre 1961 a San Pellegrino, emerge:
Questi argomenti erano anche al centro delle relazioni di Saraceno al primo e al secondo convegno di San Pellegrino. Quel che emerge è la necessità di apportare modifiche non solo al Mezzogiorno, ma anche alle zone più avanzate del paese.
Questi temi sono al centro anche del convegno sulle Prospettive di una nuova politica economica , organizzato da riviste di area laica e socialista, e nella Nota aggiuntiva alla Relazione general sulla situazione economica del paese (1962) di Ugo La Malfa (ministro del Bilancio). Egli denuncia gli squilibri dello sviluppo italiano a più livelli: geografico e nella struttura dei consumi, proponendo una programmazione d’intervento pubblico. Di qui la nascita di una Commissione nazionale per la programmazione economica, di una Commissione per la riforma tributaria e di una Commissione per la riforma della pubblica amministrazione. Per realizzare una politica di questo tipo sarebbe stata necessaria una forte volontà innovatrice, che nella DC mancava. All’immobilismo della DC non sa opporsi il Psi, che si smentisce e si adegua al modello democristiano.
GOVERNO FANFANI Le principali riforme attuate dal governo Fanfani nel 1962 sono quattro: