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STORIA DELLA REPUBBLICA CRAINZ, Appunti di Storia Contemporanea

Riassunto completo di: Storia della Repubblica: L'Italia dalla Liberazione ad oggi di Crainz per l'esame di storia contemporanea con Cuzzi. Il riassunto è completo + trovate in fondo la lista dei presidenti schematizzata. Con questo riassunto non avrete bisogno di acquistare il libro.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 26/01/2021

Antonellina98
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STORIA DELL’ITALIA REPUBBLICANA
IL DOPOGUERRA IN ITALIA (prima della fine della guerra). La transizione dal fascismo alla democrazia:
1943 – 1948
La lunga transizione dal fascismo alla democrazia si può suddividere in due fasi:
1. Dal 1943 al 1945 quando la 2GM è ancora in corso. Il territorio italiano diventa campo di
battaglia tra eserciti stranieri (tedeschi e angloamericani) e di guerra civile. Le 6 Italie.
I 45 giorni di Badoglio (governo monarchico – militare)
2. Dal 1945 al 1948 tre anni durante i quali si risolve la questione della forma dello Stato
attraverso un referendum, si celebrano le prime elezioni libere per un’Assemblea Costituente,
si formano governi di unità nazionale tra i maggiori partiti col compito di unificare il paese e
iniziare il lungo lavoro della ricostruzione.
Fine 1945
Prima della fine della guerra, si estendono nel Mezzogiorno le occupazioni dei latifondi lasciati incolti,
un’ingiustizia sociale stridente in un Paese alla fame. Interi paesi partecipano alle occupazioni, dirigendosi
in primo luogo verso quelle terre che erano state arbitrariamente sottratte alla collettività dai grandi
proprietari. Nonostante il fascismo fosse sconfitto, rimanevano apparati e uomini forgiati dal fascismo.
Iniziano lotte sociali e operaie in tutta Italia. L’epicentro dei conflitti sindacali sta nelle fabbriche del Nord.
La nascita del sistema dei partiti
Un elemento costitutivo dell’Italia repubblicana è l’irrompere dei partiti di massa sarà la causa
dell’aumento di interesse degli italiani per la partecipazione al voto. PCI, PSI e DC hanno un ruolo
pedagogico con un tasso altissimo di partecipazione al voto e alla vita dei partiti o a movimenti di differente
natura (dallo studentesco al femminismo). Si afferma la politica come mestiere:
- PCI (Togliatti) al suo interno c’è un gruppo dirigente forgiato nel leninismo/stalinismo, chiamato
a costituire un grande partito di massa nazionale e democratico. Nel PCI Togliatti è la figura di
rilievo, che pone come base del PCI l’ideologia di “diventare un grande partito di popolo”: secondo
lui è compito della classe operaia prendere in mano gli interessi nazionali che il fascismo aveva
sotterrato. Essendo un partito di massa, in esso confluiscono molte tradizioni popolari, culture,
aspettative e soggetti sociali (“crogiuolo di culture”): soprattutto i giovani che vengono
dall’esperienza partigiana, e sono spesso chiamati a compiti di direzione nelle organizzazioni
sindacali e nelle Federazioni provinciali. L’impatto della guerra alimenta la volontà di riscatto e
aspirazioni a un profondo rinnovamento. Per questo vi fu una larga adesione al Pci di molti
intellettuali. Il comunismo sembrò quasi un liberalismo d’emergenza, in opposizione a una gestione
del potere profondamente illiberale. Aprirono sezioni nei più sperduti borghi d’Italia, diffondendo
così i loro giornali e pubblicazioni, costruendo nuovi canali di diffusione culturale (Case del Popolo e
festival dell’Unità), fecero circolare un blocco di valori grazie ai quali estesi settori della popolazione
vennero per la prima volta in contatto.
-PSIUP (Nenni) fu un partito completamente assente nell’attività clandestina durante il fascismo,
e senza meriti neanche durante la Resistenza. Si tratta di un partito che sin dalla sua fondazione è il
centro di grandi dibattiti e frammentazioni interne. Nel ’43 il PSI si fonda con il Movimento di Unità
proletaria di Saragat e Pertini, dando vita al PSIUP. Nel ’47 Saragat si oppose al socialismo di Nenni,
e uscirà dal PSIUP, formando il PSDI (scissione socialdemocratica di Palazzo Barberini), e
ripristinando così la natura del partito, che tornerà a chiamarsi PSI. Il PSIUP e PDA erano i principali
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STORIA DELL’ITALIA REPUBBLICANA

IL DOPOGUERRA IN ITALIA (prima della fine della guerra). La transizione dal fascismo alla democrazia: 1943 – 1948

La lunga transizione dal fascismo alla democrazia si può suddividere in due fasi:

1. Dal 1943 al 1945  quando la 2GM è ancora in corso. Il territorio italiano diventa campo di

battaglia tra eserciti stranieri (tedeschi e angloamericani) e di guerra civile. Le 6 Italie.

I 45 giorni di Badoglio (governo monarchico – militare)

2. Dal 1945 al 1948  tre anni durante i quali si risolve la questione della forma dello Stato

attraverso un referendum , si celebrano le prime elezioni libere per un’Assemblea Costituente,

si formano governi di unità nazionale tra i maggiori partiti col compito di unificare il paese e

iniziare il lungo lavoro della ricostruzione.

Fine 1945

Prima della fine della guerra, si estendono nel Mezzogiorno le occupazioni dei latifondi lasciati incolti, un’ingiustizia sociale stridente in un Paese alla fame. Interi paesi partecipano alle occupazioni, dirigendosi in primo luogo verso quelle terre che erano state arbitrariamente sottratte alla collettività dai grandi proprietari. Nonostante il fascismo fosse sconfitto, rimanevano apparati e uomini forgiati dal fascismo. Iniziano lotte sociali e operaie in tutta Italia. L’epicentro dei conflitti sindacali sta nelle fabbriche del Nord. La nascita del sistema dei partiti Un elemento costitutivo dell’Italia repubblicana è l’irrompere dei partiti di massa  sarà la causa dell’aumento di interesse degli italiani per la partecipazione al voto. PCI, PSI e DC hanno un ruolo pedagogico con un tasso altissimo di partecipazione al voto e alla vita dei partiti o a movimenti di differente natura (dallo studentesco al femminismo). Si afferma la politica come mestiere:

  • PCI (Togliatti) al suo interno c’è un gruppo dirigente forgiato nel leninismo/stalinismo, chiamato a costituire un grande partito di massa nazionale e democratico. Nel PCI Togliatti è la figura di rilievo, che pone come base del PCI l’ideologia di “diventare un grande partito di popolo”: secondo lui è compito della classe operaia prendere in mano gli interessi nazionali che il fascismo aveva sotterrato. Essendo un partito di massa, in esso confluiscono molte tradizioni popolari, culture, aspettative e soggetti sociali (“crogiuolo di culture”): soprattutto i giovani che vengono dall’esperienza partigiana, e sono spesso chiamati a compiti di direzione nelle organizzazioni sindacali e nelle Federazioni provinciali. L’impatto della guerra alimenta la volontà di riscatto e aspirazioni a un profondo rinnovamento. Per questo vi fu una larga adesione al Pci di molti intellettuali. Il comunismo sembrò quasi un liberalismo d’emergenza, in opposizione a una gestione del potere profondamente illiberale. Aprirono sezioni nei più sperduti borghi d’Italia, diffondendo così i loro giornali e pubblicazioni, costruendo nuovi canali di diffusione culturale (Case del Popolo e festival dell’Unità), fecero circolare un blocco di valori grazie ai quali estesi settori della popolazione vennero per la prima volta in contatto.
  • PSIUP (Nenni)  fu un partito completamente assente nell’attività clandestina durante il fascismo, e senza meriti neanche durante la Resistenza. Si tratta di un partito che sin dalla sua fondazione è il centro di grandi dibattiti e frammentazioni interne. Nel ’43 il PSI si fonda con il Movimento di Unità proletaria di Saragat e Pertini, dando vita al PSIUP. Nel ’47 Saragat si oppose al socialismo di Nenni, e uscirà dal PSIUP, formando il PSDI (scissione socialdemocratica di Palazzo Barberini), e ripristinando così la natura del partito, che tornerà a chiamarsi PSI. Il PSIUP e PDA erano i principali

sostenitori del CLN, vedendo negli organismi unitari della Resistenza lo strumento di un radicale rinnovamento dello Stato, che rompesse sia con il fascismo sia con il sistema oligarchico pre fascista. Questa posizione si concretizzò col governo Parri, nel giugno 1945.

  • DC (De Gasperi)  l’esponente principale è De Gasperi, che riesce a diventare l’interlocutore privilegiato degli USA durante la guerra fredda. È riuscito a costituire un unico partito dei cattolici, ha alle spalle l’esperienza del Partito Popolare, di cui è stato segretario.
  • (Il mondo cattolico  è segnato dal fascismo e dal pontificato di Pio XII, che ha la convinzione che spetti alla chiesa coprire il vuoto aperto dal crollo del fascismo combattendo al tempo stesso un nemico mortale come il comunismo. Con la fuga del re e del governo, il pontefice apparve l’unico defensor urbis: con gli aiuti immediati a profughi e reduci e alla protezione offerta a ebrei e antifascisti).

DAL GOVERNO BONOMI AL GOVERNO PARRI: i governi di Unità Nazionale

Dopo la liberazione di Roma nel ’ 44 , il governo Badoglio cadrà e verrà sostituito da Ivanoe Bonomi (demo laburista) e già presidente del CLN. Viene scelto per la sua collocazione centrista; e nominato 1° Presidente del Consiglio della liberazione d’Italia (quando Badoglio viene tolto di mezzo per i compromessi col vecchio regime). Il governo Bonomi vede al suo interno tutti i partiti antifascisti. [Il nuovo governo, al quale partecipano tutti i partiti antifascisti, è reso possibile anche dalla cosiddetta svolta di Salerno , con la quale il leader comunista Palmiro Togliatti propone di rinviare la soluzione della questione istituzionale, e dare vita a un governo di unità nazionale per fronteggiare le esigenze del momento, cioè la fine della guerra e l’avvio della ricostruzione]. Intanto il re nominerà il figlio Umberto II come luogotenente (’44 – ’46, fino al referendum). Durante il governo Bonomi, emergono contrasti e divergenze di vedute sui temi cruciali fra i partiti del CLN: inizia la “lotta per la conquista del potere” e i partiti mettono a punto strutture e iniziative per accaparrarsi la simpatia dell’elettorato. Problema dell’Italia nel 2° dopoguerra: profonda differenza tra Nord e Sud Liberato anche il nord Italia (25 settembre 1945), inizia una nuova fase politica, si parla di vento del nord , espressione di Nenni, leader del PSIUP:

  • Il sud Italia, oltre ad essere arretrato socialmente ed economicamente, era ancora molto legato al fascismo: non ha vissuto la resistenza antifascista, si è trovato catapultato da un regime fascista (assistenzialismo statalista) alla liberazione degli angloamericani, che avevano ripristinato lo status quo ante con un sistema monarchico, e investito su una classe dirigente compromessa. Le tradizioni dell’Italia meridionale sono conservatrici (c’è ancora la presenza del re) e si concentrano intorno alla DC e al partito demo-laburista di Bonomi
  • Il nord Italia invece, aveva combattuto una guerra di liberazione, una guerra civile tra fascismo e antifascismo (guidata dalla sinistra del PCI, PSIUP e PDA, che desiderano una democrazia, dividendo quindi l'Italia in due) che portò a una trasformazione radicale dell’Italia settentrionale. Il “ vento del nord ” di Nenni è una sorta di cambiamento epocale rispetto a un tradizionalismo conservatore, tipicamente meridionale, legato alla monarchia e forse al fascismo. L’idea di Nenni era di fare del nord Italia un punto di riferimento, un faro ideologico e culturale per tutta l’Italia.

In seguito ai contrasti all’interno del CLN, Bonomi viene liquidato, e al suo posto viene nominato come

Presidente del consiglio Ferruccio Parri , leader del PDA. Dovrebbe rappresentare un governo di stampo prettamente partigiano, legato alle esperienze dei partiti antifascisti del nord Italia. È il leader-simbolo della Resistenza e vi partecipano tutti i partiti del CLN. Il vento del nord rientrava nei progetti anche di Parri, ma questo governo fallì miseramente, anche a causa della sua coalizione eterogenea, che univa gruppi molto diversi tra loro : con forze legate alle culture progressive del paese (socialisti, comunisti e azionisti molto

Mentre questo accade, bisogna arrivare anche alla risoluzione del problema istituzionale: Vittorio Emanuele III aveva attribuito tutti i suoi compiti al principe di Piemonte, Umberto di Savoia, introducendo un dispositivo giuridico presente nello statuto Albertino, secondo il quale il re poteva introdurre la Luogotenenza del Regno, cosa che avvenne quando il re si trasferisce vicino al fronte. Il re non vuole cedere la corona (lo farà solo nel maggio del 46, con l'intento di salvare la monarchia): il tentativo è di salvarla introducendo un nuovo sovrano, un re giovane, non compromesso dal regime, Umberto II. Quanto alla questione istituzionale, la scelta viene affidata ad un referendum popolare.

Si arriva il 2 giugno 1946, al REFERENDUM ISTITUZIONALE : l’Italia è una Repubblica.

Il referendum dimostra un’ulteriore spaccatura dell’Italia (anche dal punto di vista politico): il Nord è repubblicano e il Sud monarchico  non è un caso se a questo referendum, 12 milioni di voti sono a favore della Repubblica (centro nord) e 10 milioni a favore della monarchia (sud: la repubblica per loro è un salto nel buio e l’anticamera del comunismo, vogliono protezione e rassicurazione). La DC è il primo partito, seguito dal PSIUP e dal PCI. Partecipano anche le donne e un decreto prevede che possano anche essere elette. Da quel momento si avranno partiti moderati o di destra più forti nelle regioni del sud (tranne che in Basilicata) e partiti di sinistra o centro-sinistra più forti nelle regione del nord (tranne che in Veneto). Questa è la contrapposizione che durerà per tutto la Prima e in parte Seconda Repubblica. Il risultato è che l’ultimo re, Umberto II di Savoia, subentrato astutamente al padre Vittorio Emanuele III nel maggio 1946 (era già luogotenente generale del regno dal ’44), diventa re a tutti gli effetti a maggio (con l’abdicazione di Vittorio Emanuele III, che va ad Alessandria d’Egitto, dove morirà nel 1948). Durerà solo un mese (“re di maggio”) e contesta tantissimo il referendum: i monarchici accusano di complotto i repubblicani (con dati mai verificati però). Il re accetta poi il risultato e va in esilio a Cascais, in Portogallo, dove morirà nel 1983. L’Italia diventa una Repubblica, con la nostra attuale bandiera, e contemporaneamente vi sono sempre il 2 giugno, le elezioni per l’Assemblea Costituente : qualunque fosse stato il risultato del referendum, era necessario elaborare una nuova Costituzione (vigeva ancora lo Statuto Albertino dal 1848, non poteva rappresentare la nuova forma istituzionale italiana)! Si convoca un’Assemblea Costituente, che ricopre anche il ruolo del Parlamento (era stato sciolto durante il regime). È un’assemblea che vede gli stessi rapporti di forza delle amministrative, con un passaggio molto importante per la storia della sinistra: una lista comune del PCI con i socialisti (il 2° partito è quello comunista e il 3° è quello socialista, che riduce la sua forza a scapito del partito comunista, che assorbe la maggior parte del suo elettorato). All'indomani del voto del 2 giugno, De Gasperi forma un governo tripartito, composto da : DC, PSI, PCI e con l’appoggio del PRI : nasce quindi un 2° gabinetto De Gasperi , a guida democristiana, con altri 3 partiti: i Repubblicani (per la 1° volta appaiono come forza politica parlamentare), Comunisti e Socialisti. Amnistia Togliatti, 22 giugno 1946  Molti italiani cambiano posizione all'ultimo minuto; il passaggio dal fascismo alla DC è evidente, c'è anche una strategia che cerca di riagganciare i più giovani di Salò che volevano una repubblica sociale, anticlericale e anti capitalista, a maggior ragione i partiti moderati (Andreotti sarà uno degli esponenti che vorrà un riallacciamento con i vecchi elettori e sostenitori del regime). Per tanti motivi, i fascisti ancora in libera uscita non devono essere colpiti troppo, significherebbe colpire moti apparati dello stato (giudici delle corti centrali e della corte costituzionale del 58, ufficiai dell'esercito, carabinieri, tutti compromessi). Nel giugno del 1946 Togliatti provoca un’ amnistia (= estinzione del reato: consiste nella rinuncia da parte dello Stato a perseguire determinati reati. Cancellazione di tutti i reati commessi fino a quel giorno, eccetto

i più gravi. 10.000 fascisti liberati > proteste e petizioni di ex partigiani e membri del partito che minacciavano di fare propaganda contro il partito se l’amnistia non fosse stata ritirata). Togliatti la promulga con il ministro della giustizia: di fatto sancisce l’amnistia nei confronti dei collaborazionisti (fascisti) che non si sono macchiati di crimini particolarmente efferati. Su questi ultimi due termini sono state aperte diverse discussioni, perché nessuno può stabilire dove inizia l’efferatezza del delitto e quando può intervenire il termine particolarmente. Il risultato è che vi sono parecchi responsabili di massacri che ricevono delle pene molto ridotte o escono dalla galera]. Scopo dell’amnistia: pacificazione nazionale dopo la guerra civile ; ridare al paese una situazione di serenità e interesse pratico: chi ha aderito alla RSI può votare un partito repubblicano quale il PCI o il PSI. L’idea di un’ amnistia nasce dal fatto di evitare altri problemi che riguardavano quei partigiani legati al PCI, che avevano compiuto anch’essi violenze… per risolvere problemi di vario genere si introduce un amnistia che piace a tutti. 28 giugno ’46: Enrico de Nicola 1° presidente (provvisorio) della Repubblica Italiana e capo provvisorio dell’Assemblea Costituente. L’ITALIA VERSO LA GUERRA FREDDA Durante l’Assemblea Costituente ci sono diversi dibattiti che riguardano l’eredità del regime fascista: si produrrà una Costituzione (27 dicembre ’47, ma entra in vigore nel 1948) che è un compromesso tra diverse anime, diverse realtà, che la rendono complicata:

  • Liberale, che punta a una libertà dell’individuo (soprattutto dal punto di vista imprenditoriale),
  • Marxista (legata soprattutto ai diritti sul lavoro)
  • Cattolica
  • Derivante dal regime fascista (ad es. c’è un articolo che prevede la collaborazione delle classi e la partecipazione dei lavoratori alla guida delle aziende).  Costituzione multiforme, complicata, fatta molto bene per certi aspetti. Le scelte della Costituzione sono il frutto di un comune sentire democratico antifascista: vi sono delle disposizioni transitorie che vietano la rinascita del Partito Fascista, ma che in parte vengono aggirate interpretando la norma; ce ne sono altre che vietano il ritorno in patria dei Savoia, vivi o morti. La Costituzione delineò un percorso di trasformazione dello Stato, che prevedeva la creazione di alcuni nuovi strumenti per il controllo della legittimità delle leggi (la Corte costituzionale del ’56) e per il decentramento amministrativo (Regioni, ’70). Vengono delineati i principi fondamentali della Costituzione: riconoscimento dei diritti umani e rifiuto della guerra; patto tra cittadini e Stato, fondato sul lavoro; difesa della società civile da un’eccessiva ingerenza dello Stato (alla Repubblica era attribuito il compito di realizzare le condizioni di uguaglianza economica, indispensabili per il pieno sviluppo dell’individuo). C’è un tema che è molto interessante: l’Italia è nata su un impianto laico, a cavallo tra il 1861 e la Presa di Roma; ora si ritrova con una Repubblica, che apparentemente dovrebbe trarre origini dalle tradizioni risorgimentali più laiche, ma che accetta l’art. 7: vengono inseriti nella Costituzione i Patti Lateranensi (firmati da Mussolini e il Cardinal Gasparri, segretario di stato di Pio XI nel 1929 > Concordato con la Chiesa). L’anima laica del paese reagisce: molti sono contrari a questo articolo, si forma un nuovo schieramento temporaneo formato dai socialisti (che sono spiccatamente per lo stato laico) e le forze liberali e repubblicane di varie origini come Benedetto Croce. La DC invece è d’accordo, ma la cosa strana è che lo è anche Togliatti con il suo partito: dimostra che il motivo per cui lo fa è che solo con l’accordo con i

alleati, che prevedeva 2 zone: zona A (Trieste, sotto il controllo di USA e GB) e zona B (il resto

dell’Istria, sotto il controllo dell’esercito della Jugoslavia, che si era trasformata in Repubblica

Federativa Socialista). Si tratta di una lunga stagione di cessioni e privazioni territoriali. Alla fine della

guerra l’Italia perse tutte le colonie acquisite (Somalia, Etiopia, Eritrea, Libia, arcipelago del

Dodecanneso, Albania)  punizione assoluta dal punto di vista territoriale. Sud della Puglia, Sicilia,

Sardegna, Liguria levante, costa Veneta > tutto demilitarizzato. È quasi un diktat.

De Gasperi sa di rappresentare un’Italia sconfitta alla Conferenza di Parigi del ’46 (che precede il

Trattato), e accetta le condizioni (assegnazione dell’Istria alla Jugoslavia). Si dimostrò estremamente

realistico, disse “ so che a parte la vostra personale cortesia, nulla in questa sala mi è favorevole ”,

rappresentava in Parlamento qualcosa di negativo, cioè un’Italia sconfitta ma comunque antifascista e

democratica. De Gasperi accettò questo compromesso, consapevole che senza l’accettazione del

trattato non sarebbe scattato il Marshall , fondamentale per reinserire l’Italia nell’Europa. Visione di

prospettiva che evitava il rischio dell’isolamento deleterio dell’Italia ].

L'estromissione delle forze di sinistra dall'esecutivo è solo rimandata di alcuni mesi: nel maggio del ‘47, De Gasperi apre la crisi di governo, per poi formare un nuovo esecutivo con PCI e PSI all'opposizione. È la fine dell'Unità Nazionale e l'inizio del Centrismo: Espulsione di PCI e PSI dal governo : nel marzo 1947 vi è la dottrina Truman e il successivo viaggio di De Gasperi negli USA, che ottiene per l’Italia gli aiuti del Marshall. A quel punto vi è la crisi di governo pilotata da De Gasperi (l’accorda con Truman): il governo successivo non prevede più socialisti e comunisti al governo, perché filosovietici (nonostante il PSI sia più distante, ma sostiene la patria del socialismo quindi rispetto a Saragat ora, Nenni è su posizioni completamente succubi del comunismo, e viene per questo espulso dall’Internazionale Socialista, dove invece entreranno i socialdemocratici di Saragat, come unici rappresentanti del socialismo riformista europeo e occidentale). Maggio 1947 > 4° gabinetto De Gasperi (DC, PRI, PLI) vede l’ingresso di repubblicani e liberali ( non più delle sinistre! ). In seguito si uniranno i socialdemocratici e nascerà il governo centrista. Nel giugno 1947, il segretario di stato americano, generale Marshall, annuncia il piano di aiuti che sarà fondamentale per il successo della politica deflattiva decisa da Einaudi, governatore della Banca d’Italia e ministro delle Finanze e del Tesoro. Questa politica ridà fiducia alla piccola e media borghesia a reddito fisso, ai pensionati, ai risparmiatori e ricrea le condizioni della stabilità economica. Per la prima volta aumentano i salari, ma vi è una stretta creditizia e la riduzione di prestiti bancari che incidono negativamente sulla produzione industriale e sugli investimenti aumentando una disoccupazione già preoccupante. Dopo il viaggio in America di De Gasperi (che servì a far ottenere all’Italia gli aiuti del Piano Marshall, comportando l’esclusione delle sinistre filosovietiche dal governo), il Presidente tornò in Italia e attuò un graduale distacco dai partiti di sinistra e strinse alleanze con i partiti laici minori: i repubblicani, i liberali e (poi) i socialdemocratici. L'Italia accettò di entrare a far parte della sfera di influenza atlantica, filoamericana e anticomunista, contrapposta al blocco sovietico. Questa collocazione accese una competizione politica tra i due maggiori partiti, la DC e il PCI. Il Piano Marshall , con cui si chiedeva ai paesi beneficiari di estromettere in cambio le forze filosovietiche, fu il primo atto della guerra fredda. Il PSI e soprattutto il PCI interpretarono la propria esclusione dall'esecutivo, avvenuta nel maggio 1947, alla stregua di un "colpo di stato"; essi tuttavia decisero di non abbandonare i lavori dell'Assemblea Costituente a cui stavano partecipando insieme alla DC. Questa decisione consentirà in particolare al PCI di acquisire una legittimità costituzionale che non poteva avere sul piano ideologico, e che lo porterà, negli anni a venire, a richiamarsi spesso alla

Costituzione come motivo di auto-legittimazione democratica, e a difenderla da qualunque tentativo di modificarla, senza un suo previo consenso. Costituzione (1 gennaio 1948): il Presidente della Repubblica provvisorio, Enrico De Nicola, firma l’atto di promulgazione della Costituzione italiana. Inizia, con questa data, de iure la storia della Repubblica italiana. LA NASCITA DEL CENTRISMO (DC, PSDI, PLI,PRI) : 1948 – 1960. In Italia e in Francia, la tensione che si sviluppa a causa della Guerra Fredda comporta un riposizionamento delle vecchie alleanze antifasciste. Quando nel 1944 in Francia e 1945 in Italia vengono liberati dall’occupazione nazista e dai loro collaboratori, abbiamo due alleanze che sono riuscite a vedere al loro interno tanto le componenti operaie e marxiste come il Partito Comunista e Socialista tanto le componenti più moderate liberali e nazionaliste. De Gaulle prima della guerra apparteneva a un movimento dell’estrema destra nazionalista non moderato eppure è un eroe della resistenza. In Italia abbiamo una coalizione che parte dal Partito Comunista di Togliatti, passa dal Partito Socialista (diviso tra socialisti filo-occidentali e socialisti filo-sovietici), e si hanno le forze della DC guidate da De Gasperi, i vecchi partiti risorgimentali come il Partito Liberale e Repubblicano e il Partito Socialdemocratico nascerà dopo. Con l’ingresso dell’Italia nella Guerra Fredda , con le scelte che si devono fare sulla base anche del Piano Marshall e la paura che il ceto medio, la borghesia e la Chiesa (guidata da Pio XII) hanno davanti al rischio di una svolta con l’URSS. Tanto nella 4° Repubblica francese, che nasce nel 1946, quanto nella 1° Repubblica Italiana, che nasce nello stesso anno, si ha una rottura del fronte antifascista con l’espulsione in Francia del Partito Comunista (perché i socialisti si sono collocati con l’alleanza occidentale e si dichiarano anticomunisti) mentre in Italia vi è l’espulsione dal governo sia del Partito Comunista che Socialista (alleati subalterni di Togliatti). ll PSDI di Saragat parteciperà al CENTRISMO = formula di governa nata nel 1948, dopo le elezioni del 18 aprile che vedono i partiti attorno alla DC contrapporsi al Fronte Democratico Popolare di socialisti e comunisti. La vittoria dei primi porterà all’inaugurazione della lunga stagione centrista che durerà per tutti gli anni ‘50 e che vedrà la DC al centro e i partiti laici, repubblicani, liberali e socialdemocratici ad essa alleati. Quando il governo tenderà verso destra ci saranno i liberali quando tenderà verso sinistra ci saranno i repubblicani e socialdemocratici ma sempre mantenendo una posizione netta equidistante nei confronti dell’estrema sinistra (comunisti e socialisti che rimarranno all’opposizione) e dell’estrema destra (il Movimento Sociale Italiano, partito neofascista e il Partito Monarchico). Centrismo e Quarta Repubblica sono il momento di declinazione nazionale del confronto tra est e ovest tanto in Francia quanto in Italia.] Alle elezioni del 18 aprile 1948 , la DC di De Gasperi si presenta con un alleanza (DC, PLI, PRI,PSDI) contro il Fronte democratico popolare (PCI e PSI). La campagna elettorale del 1948 fu molto importante, perché vide l’utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa (manifesti, volantini, affissioni murali), per influenzare e dirottare l’opinione pubblica verso l’ideologia democristiana. La propaganda democristiana si fece portavoce dei valori prepolitici quali la Chiesa, la famiglia e il lavoro; mentre l’opposizione (sinistre) erano raffigurate con simboli politici come gli orchi, i demoni…, e si svolse all’insegna di una comunicazione abbastanza semplice (manifesti simpatici, divertenti ma anche molto ingenui, importanti dal punto di vista grafico), es. Giovannino Guareschi si arruola col suo giornale umoristico di destra, anticomunista il Candido , e si arruola anche con i suoi manifesti (“Nel segreto della cabina, Dio ti vede, Stalin no”; “se il 18 aprile dormi, il 20 russi”). I nuovi nemici interni erano i socialisti e i comunisti, ritratti come portatori di agitazioni, guerre e “buio”, in opposizione alla “luce” che si sarebbe aperta dinanzi a chi avesse votato DC. La

CENTRISMO E ATLANTISMO (i contesti). La repubblica italiana. Il 18 Aprile 1948 le elezioni in Italia vedono la vittoria del fronte di De Gasperi (centrismo), che guiderà fino al 1953 il Paese, con mano ferma: si appoggia a un ministro degli interni (ministro di polizia), Mario Scelba, che utilizza la celere come strumento per colpire le proteste che da dopo l’attentato a Togliatti sono all’ordine del giorno. Il clima tra il ’48 e il ’53 è pessimo dal punto di vista politico: socialisti e comunisti conducono un’opposizione durissima contro De Gasperi, considerato un venduto agli americani, si accusa la compagine laica che contorna De Gasperi di essere traditrice di tutti i valori, dalla resistenza al risorgimento… sono tutti traditori venduti a Washington. La risposta del blocco centrista: i comunisti e i loro subalterni socialisti rappresentano la longa manus del dittatore sovietico Stalin, in Italia, il nemico della libertà. Nel ’48 – ’53 scontro politico militare > aggressioni nei confronti degli agenti di polizia; la polizia reagisce caricando con una certa pesantezza e violenza. Situazione terribile. Anticomunismo (De Gasperi impegna i ministri a riferire entro un mese se hanno allontanato i comunisti dai posti di importanza e di responsabilità nell’amministrazione pubblica mettendoli in posti nei quali non possano nuocere; la FIAT scheda 200. dipendenti dopo lo sciopero e sono indagate le opposizioni politiche e sindacali: si attuano licenziamenti massicci, trasferimenti punitivi, persecuzioni e controlli). Radicale scontro (anche politico) tra i due schieramenti: in Parlamento lo scontro è notevole, c’è qualche tentativo di dialogo tra settori della sinistra democristiana e settori socialisti. All’interno del partito comunista ci sono anche anime più disponibili a una moderazione, es. Giorgio Amendola, l’ispiratore di Napolitano, figlio di un liberale, assume una posizione riformatrice all’interno del PCI, ma è Togliatti l’uomo forte che coordina tutto e ha al suo fianco degli estremisti come Pietro Secchia, i fratelli Paietta, Luigi Longo (più portati allo scontro che al dialogo). Togliatti rappresenta l’anima centrista e governa queste due anime. Il PSI è subalterno al PCI, anche se al suo interno esponenti autonomisti come Riccardo Lombardi tentano in qualche modo una linea più sfumata rispetto all’alleanza col PCI. La legge “truffa”,31 marzo 1953 (elezioni del ’53sconfitta del blocco centrista!) De Gasperi e i principali leader laici (Saragat, Pacciardi..) decidono di proporre agli elettori una legge elettorale di tipo maggioritario. Alla base stava l’idea che alle elezioni del ’53, questa offensiva social – comunista poteva comportare un arretramento delle posizioni centriste, atlantiste, che avevano caratterizzato il governo. Le elezioni del ’53 dovrebbero essere le prime elezioni a dare un premio di maggioranza ai partiti che raggiungono il 50% + 1 dei voti. Chi raggiunge questa percentuale di fatto ha in mano i 2/3 del parlamento (65% dei seggi). È una legge di riforma per dare, attraverso queste elezioni, un governo stabile al paese. Viene attaccata dai socialisti e dai comunisti come una legge definita truffa, perché trufferà gli elettori: non c’è più il sistema proporzionale, ma c’è un sistema che farebbe vanificare il singolo voto e quindi metterebbe in discussione il principio basilare della democrazia (una testa un voto). Si apre allora un dibattito tra proporzionalisti e maggioritari: i primi sostengono che la democrazia impera su tutto, i secondi optano per la stabilità, come fonte di libertà. Risultato di questo scontro: sconfitta del blocco centrista, la DC resta il primo partito ma non riesce a raggiungere il 50% + 1 dei voti. La legge elettorale viene ripristinata nella sua natura proporzionale e De Gasperi esce di scena, dimettendosi dalla segreteria del partito e ritornando nella sua città della Val Sugana, dove morirà nel 1954. La sua morte coincide con la salita al governo, e alla guida della DC, di Amintore Fanfani

FANFANI - GRONCHI : miracolo economico e neoatlantismo (anni ’50)

Si sta cominciando a parlare di pianeta e non più di continente. L’Italia dopo la 2GM passa sullo sfondo rispetto ai grandi disegni. Sforzo della nuova classe dirigente per accreditare l’Italia. Negli anni ’50 la classe dirigente italiana riuscirà ad avvicinarsi ad una strategia diplomatica abbastanza autonoma da quella del resto dei paesi: il “ Neoatlantismo ” di Amintore Fanfani = idea di riprovare a dare all’Italia un ruolo autonomo e orientato verso il Mediterraneo. Triade : Fanfani (leader democristiano successore di De Gasperi), Gronchi (pres. della Repubblica successore di L.Einaudi), Mattei (pres. dell’ente nazionale idrocarburi). [La nuova classe dirigente fece un grande sforzo per cercare di risollevare la nazione, sia dal punto di vista economico che sociale. I frutti di questi sforzi arrivarono negli anni ’50, quando l’Italia cominciò ad acquisire sempre più autonomia > triade Fanfani – Gronchi – Mattei.] Nel ’ 54 Fanfani è il nuovo Presidente del Consiglio, e nel 1955 viene eletto Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi , 1° Presidente della Repubblica democristiano, che cerca un proprio ruolo anche sul piano internazionale con un’apertura ai paesi arabi e un discusso viaggio in URSS nel 1960. De Gasperi è abbandonato dai suoi stessi giovani esponenti, che rappresentano una nuova generazione della DC, assai più pragmatica e meno legata al vecchio mondo; sono disinvolti nelle scelte tattiche e guardano con attenzione ai socialisti, sperando che si stacchino dai comunisti e che entrino a far parte della sfera governativa. Sono soprattutto legati a una cultura che vede l’Italia al centro del mediterraneo, come piccola potenza (c’è qualcosa che ricorda il regime..). Il loro leader è Amintore Fanfani , che rappresenta questa nuova DC , che supera la vecchia ideologia, e comincia da un lato a dialogare in politica interna con i socialisti e dall’altro a vedere un possibile ruolo centrale dell’Italia in un contesto internazionale, anche nei confronti delle alleanze internazionali con gli USA. Fanfani è un personaggio particolare, con un’ elevata cultura economica, è un professore di economia e ha una tradizione complessa (insegnava economia corporativa durante il fascismo). Ha abbandonato il fascismo iscrivendosi alla DC e rappresenta coloro che vogliono rompere gli schemi e togliere di mezzo una classe politica antica. Fanfani appartiene alla sinistra Democristiana, che vorrebbe trasformare la politica liberista di De Gasperi in una politica più legata alle tradizioni del regime (vuole riprendere il concetto di stato Imprenditore e trasformarlo in un concetto democratico e repubblicano). Fanfani diventa l’uomo forte della DC, e sotto la sua guida abbiamo un nuovo presidente della Repubblica (il primo era Luigi Einaudi, un liberale socialista), democristiano della corrente di Fanfani: Giovanni Gronchi. Il duo Fanfani – Gronchi guiderà l’Italia del miracolo economico  questa è la caratteristica della nuova stagione dopo le elezioni del ’53. PRINCIPALI RIFORME DEL CENTRISMO Il miracolo economico nasce da una serie di riforme, inaugurate nel periodo di De Gasperi, e proseguite da Fanfani, che da un lato caratterizzano una stagione di miglioramento delle condizioni economico – sociali, ma dall’altro gettano sul paese un’ipoteca clientelare.

  • Riforma agraria (del ministro Segni del 1950 , ancora sotto la presidenza di De Gasperi): prevedeva la distribuzione delle terre ai contadini, rendendoli così piccoli imprenditori e non più sottomessi al grande latifondista; e la creazione di una vasta area di piccola proprietà contadina. Obiettivo della Dc era di eliminare le condizioni che favorivano il consenso al PCI e ai movimenti sindacali della sinistra da parte dei contadini poveri del Mezzogiorno.
  • Cassa del Mezzogiorno (istituita nel 1950 dall’ultimo gabinetto De Gasperi): ente pubblico importante che dovrebbe aiutare, attraverso diversi finanziamenti, lo sviluppo dell’arretrato

statunitensi; chiude degli accordi con i governi indipendenti che cominciano a formarsi a cavallo degli anni ’50 – ’60, andando a sottoporre ad essi contratti che prevedono che l’Italia prenda solo una parte (1/3) dei proventi dei giacimenti petroliferi: 1/3 in cambio di tutti gli aiuti tecnologici, gli altri 2/3 rimangono ai paesi emergenti, ai governi locali. Mossa molto intelligente di Mattei. Fa accordi con i fronti nazionali di liberazione algerina, finanzia quelli che si battono per l’indipendenza dell’Algeria dalla Francia > quando nel novembre 1962 il suo aereo precipita poco lontano da Milano, si comincia a parlare di strani complotti che riguardano la mafia, che si muove su ordine di poteri stranieri, che vedono in Mattei un nemico. Un giornalista di Palermo, De Mauro fece delle inchieste su quell’aereo e sul fatto che fosse stato sabotato o meno > De Mauro scomparso… Mattei era scomodo e rappresenta questa tradizione di stato imprenditore molto aggressivo > è un Italia che tenta ancora di giocare il suo ruolo di grande potenza. Il boom del miracolo economico (contesto) Siamo nel boom del miracolo economico > fase di forte crescita economica e sviluppo industriale e tecnologico, che caratterizza gli anni ’50 e ’60, dopo l'iniziale fase di ricostruzione. La Seicento, le prime domeniche sulle prime grandi autostrade, la TV (dal ’54 la televisione contribuì in modo decisivo alla diffusione della lingua italiana, che si affermò nell’uso, affiancandosi ai dialetti), la pubblicità, i Caroselli, il consumismo, l’arrivo delle grandi innovazioni tecnologiche che liberano la donna dalla schiavitù domestica (elettrodomestici..), si libera una generazione e iniziano forse da lì le emancipazioni per certi aspetti. Momento straordinario che porta l’Italia nel ’60 ad avere una moneta, la Lira, considerata dal Financial Times come la moneta più forte d’Europa. Prestiamo soldi al Brasile e alla Jugoslavia. La plastica, attraverso le geniali intuizioni dell’ingegner Natta, viene venduta in tutto il mondo e l’Italia è il primo produttore di plastica al mondo (in tutto il mondo c’erano prodotti italiani fatti di plastica). C’è una grande attenzione anche a livello culturale, siamo nell’epoca dei primi grandi successi di Fellini, vinciamo gli Oscar, De Sica, Sophia Loren, vinciamo un Nobel con Salvatore Quasimodo. Eravamo i “cinesi d’Europa”, gli operai italiani avevano stipendi bassissimi, le proteste o i ritardi avevano come conseguenza il licenziamento in tronco. Paese con straordinarie potenzialità, forte economicamente e politicamente ma ricco di contraddizioni (Centrale a carbone di Gioia Tauro abbandonata nel nulla…). Ultima grande stagione della dinamicità della Farnesina. A favorire l’export italiano intervenne dal 1957 il MEC, Mercato Comune Europeo, che facilitò il libero commercio nel continente. Nel 1959 Fanfani viene sconfitto e travolto dal coalizzarsi contro di lui dei principali spezzoni della sua corrente riuniti nel convento romani di Santa Dorotea: il doroteismo diventa sinonimo di un trasformismo senza idee e quindi una gestione del potere fine a se stessa. [La congiura dorotea del 1959 sancisce l’emarginazione di Fanfani, troppo esposto a sinistra (lui optava per un eventuale avvicinamento ai socialisti), e porta Moro alla segreteria del DC]. Alla fine di questa fase, che termina con le nuove elezioni del 1958 , i risultati sono positivi, anche dal punto di vista economico (vittoria della DC). Ci sono alcuni eventi, a cavallo tra i ’50 e i ’60, che favorirono, più di altri, il passaggio da una dinamica di governo centrista ad una di centro-sinistra:

  1. L’elezione alla soglia pontificia di papa Giovanni XXIII , che inaugurò una nuova stagione di minore interventismo della Santa Sede nelle vicende politiche quotidiane e un atteggiamento favorevole ad una conciliazione internazionale. Nel ’63 scrisse l’enciclica Pacem in Terris, con la quale il Papa

testimoniò il proprio impegno per la pace nel mondo, attraverso il superamento della guerra fredda.

  1. L’ascesa del democratico John F. Kennedy alla presidenza Usa nel 1961. Kennedy non si oppose ad un allargamento della piattaforma governativa italiana con il coinvolgimento dei socialisti. Le ragioni che lo spinsero ad agire in questo modo erano di natura politica ed economica (l’esistenza di un governo riformista che favorisse il progresso economico secondo il modello capitalista e nell’ambito del contesto occidentale ed atlantico).
  2. Fattori di ordine interno, che resero possibile il coinvolgimento del Psi nei governi dei primi anni ’60. Si fa riferimento, in particolare, al rifiorire del sentimento antifascista nella popolazione, e alle vicende interne alla Dc e al Psi (caduta governo Tambroni.. + il nuovo segretario della Dc Aldo Moro, si dichiarava favorevole ad una politica delle “convergenze parallele”, in cui l’asse si sarebbe dovuto spostare verso il centrosinistra). [1956: effetti dell’effimera distensione in Italia Con la vicenda di Budapest (rivolta ungherese), si apre per la sinistra di tutta Europa una crisi senza precedenti: la denuncia dei crimini di Stalin da parte di Krusciov e l’invasione sovietica in Ungheria, per reprimere brutalmente la rivolta ungherese, determinarono la rottura dei rapporti tra PCI e PSI. In Italia Nenni, leader socialista aveva ricevuto il premio Stalin per la pace (perché Nenni aveva lottato per il disarmo nucleare degli americani insieme a Togliatti, i due partiti si erano battuti). Nenni lo riconsegna e subito dopo, nel congresso del PSI a Venezia, i socialisti abbandonano l’alleanza con i comunisti. Nenni afferma che “il socialismo può esistere solo con la libertà” e con questa frase i rapporti con Togliatti si interrompono quasi del tutto (il PCI ribadì il proprio legame con l’URSS mentre il PSI ne denunciò l’azione). I socialisti iniziano a spostarsi su posizioni più moderate: inizia un dialogo tra Nenni e Saragat (suo vecchio compagno che si era scisso nel 1947 con i socialdemocratici) > l’obiettivo è riunificare le due forze socialiste. Mentre sta calando Fanfani, emerge Aldo Moro, un professore di diritto pugliese, che lancia dei segnali ai socialisti. Dalla vicenda della crisi di Budapest, sull’Italia ci sarà una declinazione molto importante: un pezzo di PCI abbandona il partito (De Felice), per avvicinarsi all’area più liberale socialista. Con la crisi di Budapest inizia quel dialogo tra socialisti e democristiani, che porterà alla stagione del centro sinistra (1963 – 1976)]. Si inizio a parlare di “apertura a sinistra”, cioè di una collaborazione governativa tra DC e PSI. Si succedono governi fragili e profondamente contraddittori, incapaci di dar corpo a orientamenti generali e di misurarsi con il necessario superamento del centrismo. Le forze conservatrici si opposero a questa ipotesi di apertura a sinistra della DC: i settori politici ed economici più legati al centrismo ritenevano che il centro sinistra fosse un “cavallo di Troia” per re inserire i comunisti all’interno del governo. In Italia avviene allora un cambiamento di rotta: nel 1958 la DC inizia una fase di dialogo con le forze di destra. A destra della DC, lo schieramento era molto composito (partito liberale – destra democratica; e due partiti monarchici e un partito neofascista, il MSI). Dopo il ’58 la DC inizia a, dinanzi a un dibattito anche all’interno del partito, molto serrato, a dialogare col centro – destra; nonostante c’erano state delle aperture significative ai socialisti (rafforzate dalla rottura con i comunisti in seguito ai fatti di Budapest). Due correnti, due gruppi differenti si fronteggiavano all’interno della DC: le correnti di sinistra democristiane, guidate da Fanfani ma soprattutto da Moro (astro nascente della DC), che vogliono proseguire il dialogo con i socialisti; e le correnti di destra conservatrici, che viceversa temono l’alleanza coi socialisti e vorrebbero rafforzare lo schieramento centrista anche con l’immissione nel governo di forze monarchiche, disposte a dialogare: le forze moderate dei neofascisti sono pronte a dialogare con le forze di destra della DC > nel 1960 nasce un governo sostenuto monarchici e

sinistra. A febbraio, seguendo queste indicazioni, e col supporto del segretario Moro, Fanfani scioglie il suo governo e si apre a sinistra, verso un'alleanza con i socialisti. Nel Gennaio 1963 viene varato un governo, presieduto da Moro, e formato da una coalizione composita , il CENTRO SINISTRA ORGANICO, che vede l’ingresso del PSI:

  1. la DC di Aldo Moro
  2. il PSI di Nenni daranno origine al centro – sinistra
  3. il partito socialdemocratico PSDI di Saragat
  4. il partito repubblicano PRI di Ugo La Malfa Le elezioni politiche dell’aprile 1963 vedono l’arretramento della DC e una flessione del PSI. La DC di Moro con il PSI di Nenni, il PSDI di Saragat e il PRI di LaMalfa daranno origine al centro-sinistra organico: costituzione del primo governo della nuova storia repubblicana italiana con partecipazione dei socialisti. La ricostituzione del centrosinistra avverrà solo nel novembre ’63, dopo un monocolore DC guidato da Leone con la scissione della sinistra socialista che da vita al PSIUP. Nel dicembre 1963 Aldo Moro divenne Presidente del Consiglio, presentandosi con una coalizione che comprendeva per la 1° volta ministri socialisti (non erano al governo dal ’47). E’ un governo che ha come obiettivo quello di riformare radicalmente il paese : svolta epocale nella storia d’Italia. Il centrosinistra assecondò i processi di modernizzazione sociale e culturale con leggi minori come la censura, l’istituzione della commissione antimafia. Il programma di Moro conteneva, fra le altre cose, la riforma delle regioni, riforma della scuola, riforma agraria, dell'edilizia, del fisco, delle pensioni. La prima fase del centrosinistra vide nel 1962-1963 il biennio d’oro delle riforme; le conquiste dei diritti civili caratterizzano questo periodo di RIFORME:
  5. Si porta a compimento la NAZIONALIZZAZIONE DELL’ENERGIA ELETTRICA (iniziata nel ’ 62 da Fanfani): la grande riforma del centro sinistra. Fino a quel momento l'energia elettrica era prodotta e distribuita da piccole società private sparse sul territorio. Fanfani le unifica sotto una grande azienda produttrice di energia elettrica: le società private vengono, con un cospicuo indennizzo, nazionalizzate e nasce l'ENEL , diventando ente pubblico (la nazionalizzazione avviene attraverso la costituzione dell’ENEL, apposito ente statale). Obiettivi:
  • Ricondurre sotto il controllo statale il prezzo dell’energia e smantellare il conservatorismo delle imprese private italiane del settore.
  • Fare dell'energia elettrica uno strumento di sviluppo del paese.
  • Definire una politica nazionale dell'energia elettrica, anche sulla base delle esperienze di altri paesi quali Francia e Gran Bretagna. Questa è la riforma più radicale del centro sinistra. L’obiettivo principale del centro – sinistra è quello di dare allo Stato il compito di gestire prezzi, andando in contro alle esigenze del paese : fare in modo che sia lo stato a gestire le risorse energetiche strategiche. Questo non vale solo per l’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica), che viene creato all’alba del centro – sinistra, ma anche per altre future imprese che vengono statalizzate, es. chimica: nascono attorno al polo energetico l’ENI chimica e l’AMIC, vengono nazionalizzate le miniere, nasce l’EFIM che dovrebbe occuparsi delle principali risorse nel campo dell’industria pesante (siderurgia) e anche dell’industria strategica (militare). Nascono diversi enti pubblici a ridosso del centrosinistra: questi avranno anche il limite di diventare dei carrozzoni politici (saranno i partiti a spartirsi i posti di comando, attraverso il clientelismo verranno posizionati amici, figli ecc. al livello inferiore del comando). Da un lato c’è il vantaggio di avere

risorse strategiche i cui prodotti sono inizialmente accessibili a un grande mercato (per prezzi e quantità si migliorano le condizioni democratiche del paese), dall’altro crea le condizioni per il clientelismo, che poi diventerà cronico.

  1. Riforma della SCUOLA MEDIA UNICA, 1962 : la scuola media diventa scuola media unica. Fino ad allora, dopo le elementari si poteva scegliere tra l’avviamento professionale (uscivi dal mondo della scuola ed entravi in quello del lavoro) e la scuola media. La riforma della scuola media elimina l’avviamento professionale e alza l’età della scuola dell’obbligo fino ai 14 anni: di fatto diffonde la scolarizzazione in un paese che in parte è analfabeta.
  2. La legge 9 febbraio 1963 che prevedeva la parità di accesso delle donne a tutti gli impieghi pubblici , compresa la magistratura. Un primo passo in avanti nella lunga lotta alla uguaglianza di genere nel nostro paese. Fra l’agosto 1964 e le elezioni politiche del 1968 i due successivi governi guidati da Moro vedono un processo di svuotamento dei contenuti programmatici e la sopravvivenza di un’alleanza fine a se stessa: i limiti del centro sinistra emersero nella metà del decennio, quando l’economia entrò in una fase di rallentamento, che ridusse le risorse necessarie a continuare sulla strada delle riforme. Gli impegni di grande rilievo annunciati dal governo Moro (attuazione delle Regioni, programmazione economica, regolamentazione dell’uso dei suoli ai fini dello sviluppo urbanistico e dell’edilizia privata) non ebbero mai concreta attuazione, mentre si rafforzava un’opposizione conservatrice. Inoltre, molte città del meridione crebbero in modo incontrollato, dando ampio spazio alla speculazione mafiosa. Quando il 1° governo Moro fu battuto sulla discussione del bilancio del Ministero della pubblica istruzione, riguardante il finanziamento dell'istruzione privata, il Presidente del Consiglio rassegnò le dimissioni. D’altra parte lo stesso Moro era consapevole che per mantenere l’equilibrio interno al suo partito non poteva spingersi troppo in là, e doveva dare ascolto alla corrente di maggioranza dei dorotei , da sempre contraria alle politiche di programmazione economica e in generale al processo di trasformazione dello Stato. La coalizione resse fino al 1968, trovando le iniziali ostilità del Presidente della Repubblica Segni. Le riforme del primo centro sinistra organico scateneranno una serie di opposizioni non solo parlamentari ma anche extraparlamentari. Secondo quest’ottica deve essere inquadrata l’elezione di Antonio Segni a Presidente della Repubblica nel 1962. Segni, preoccupato di una possibile deriva a sinistra del governo, si rese poi protagonista, insieme al generale dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, dell’ideazione del cosiddetto “ piano Solo ”. L’OFFENSIVA CONTRO IL CENTRO SINISTRA (e il “ tintinnar di sciabole ”): il “Piano Solo”, 1964 Per tutti questi motivi comincia a formarsi a destra un’opposizione variegata in Italia, che va dall’opposizione parlamentare (partiti democratici come quello liberale, in posizione laica; i partiti monarchici, contro l’intero sistema repubblicano; il MSI che contesta tutto), cominciano a crearsi forze extra parlamentari che trovano 2 interlocutori:
  3. È il Presidente della Repubblica Antonio Segni , successore di Gronchi, uomo della destra DC, eletto nel 1962, che teme che queste riforme siano solo il 1° atto di un percorso che porterà all’ingresso del PCI di Longo nel governo. Cosa temuta anche dalla Casa Bianca, per la logica di Yalta per la quale l’Italia deve stare nella sfera occidentale.
  4. Il generale Giovanni de Lorenzo , capo di stato maggiore del corpo dei carabinieri, realtà autonoma per molti aspetti (non esiste ancora l’Armata, che D’Alema creerà dopo), che ha come scopo quello di presidiare la città da eventuali insurrezioni interne e anche quello di fare milizia territoriale nel caso di un attacco esterno da parte di un altro paese.

In Italia, il momento di svolta avviene nel 1968 , con la “battaglia” di Valle Giulia a Roma (1° scontro di piazza), il 1 marzo 1968. Gli studenti, dopo una serie di scontri con gruppi dell’estrema destra, si ritrovano a scontrarsi con la polizia. Contemporaneamente abbiamo la svolta dell’estrema destra (MSI): occupano una facoltà per cacciare chi l’ha occupata precedentemente. Il MSI abbandona quella protesta anti sistema dei gruppi dell’estrema destra (nazional rivoluzionari) per collocarsi su posizioni fortemente attestate sul concetto del partito dell’ordine  ordine nella società, schierandosi con le forze dell’ordine e della maggioranza silenziosa (con chiunque voglia riportare lo status quo ante). Si tratta di una retromarcia, che porterà alcuni membri dell’estrema destra ad entrare nella clandestinità, contestando questa svolta conservatrice di un partito che al suo interno ha ancora quelle componenti rivoluzionarie del fascismo delle origini, ma che Almirante respinge al punto da fondersi con i monarchici nel ’72 (rappresentano il conservatorismo). Almirante diventa il capo di una gendarmeria paramilitare. “LA GUERRA CIVILE GIOVANILE” = degenerazione del 1968 > Contestazione degenerata La contestazione di sinistra non va solo contro i partiti di destra ma anche verso un PCI considerato immobile, troppo legato ad un URSS che proprio in quei giorni sta schiacciando la primavera di Praga. Anche all’interno della destra c’è una contestazione contro il MSI. Si tratta quindi di una contestazione globale, una generale contestazione dell’autorità, contro:

  • Tutto il sistema politico, economico e sindacale (classe politica dominante, governo ma anche l’opposizione).
  • Il sistema culturale, ritenuto polveroso, antica e accademico. Si guardano gli autori della beat generation che si stanno affermando negli USA negli anni della contestazione culturale: vengono scoperti autori come Marcuse, Kerouac, Hemingway, Sartre.. più innovativi e progressisti, vengono contrapposti ai simulacri che in Italia hanno sempre gli stessi nomi (Manzoni, Leopardi, Alfieri..)
  • Il sistema universitario e le gerarchie accademiche
  • L’autorità genitoriale (ambito familiare) Iniziano a nascere dei gruppi extra parlamentari di sinistra , organizzati (M.Capanna costituisce il Movimento Studentesco che poi si trasformerà in Movimento Lavoratori per il socialismo; Lotta Continua; Avanguardia Operaia; partito marxista – leninista filocinese; Potere Operaio > dai quali si creeranno le premesse per la nascite delle BR) che negli anni ’70 superano la fase della contestazione diventando gruppi militanti e quasi militarizzati , e si scontrano contro le autorità (forze dell’ordine in assetto antisommossa), contro gruppi di estrema destra, che vanno oltre l’MSI, sono settori ultra radicali (Ordine Nuovo di Pino Rauti, Opera Nuova…) e anche contro la maggioranza silenziosa. Ecco perché guerra civile giovanile. Milano diventa il terreno di scontro tra gruppi di estrema destra e sinistra, con 11 morti nel 1977. Si scontrano per le idee contrapposte che degenerano in un odio violento. La situazione è aggravata tra le crisi economica e sociale tra le più difficili. Per la prima volta dopo il boom, assistiamo a un’inversione di tendenza allarmante. La protesta studentesca anticipa quella operaia che le seguirà: l’ autunno caldo del 1969 : si tratta di un periodo segnato da lotte sindacali e operaie, che si sviluppò a partire dall'autunno del 1969 in Italia. Da questo movimento sociale è nato lo "Statuto dei lavoratori”. La grande mobilitazione operaia, che fece seguito alla contestazione giovanile del ‘68, si collegò alla scadenza triennale dei contratti di lavoro (in particolar modo quelli relativi alla categoria dei metalmeccanici). In questo periodo le rivendicazioni salariali spontanee nelle grandi fabbriche si associarono alle agitazioni studentesche, che reclamavano un generalizzato "diritto allo studio" per tutti gli

strati sociali. I rapporti di forza, le tecniche di sciopero, l'astensione dal lavoro e dallo studio, le occupazioni di fabbriche e scuole coordinate da una nuova coscienza politica e partecipativa permisero negli anni successivi di formalizzare conquiste sociali di rilievo, prima fra tutte, sul piano del diritto del lavoro, lo Statuto dei lavoratori, e costrinsero inoltre lo Stato a legiferare in materia, introducendo normative specifiche in difesa dei lavoratori, che erano mancate nel secondo dopoguerra italiano. La protesta sindacale e studentesca comportano la reazione di quella destra più radicale e oltranzista, preoccupata di una svolta rivoluzionaria comunista, che potrebbe realizzarsi in Italia. L’oltranzismo occidentale si era già fatto sentire con il tentativo di colpo di stato di De Lorenzo nel ’64, con il Piano Solo: provocazione per ridurre le riforme (e in effetti questo succede). Le rivendicazioni operaie diventano croniche e i sindacati diventano da un ruolo costruttivo a organizzazioni corporative che difendono solo l’interesse della categoria, e non guardano più i disegni complessivi. Cominciano a nascere comitati di base all’interno del sindacato che si muovo in modo ancora più corporativo, organizzando scioperi non organizzati es. dei trasporti pubblici, dei piloti… L’obiettivo è quello di ricattare, attraverso delle proteste, la controparte, minacciando scioperi che danneggiano la controparte ma anche gli utenti (la maggioranza silenziosa). È anche per questo che molti (la maggioranza silenziosa aggregati attorno al giornale “La Notte”) entrano a far parte di movimenti e gruppi che vogliono ritrovare l’ordine, ritornare a una serenità. Nel 1968 a Moro succede Mariano Rumor alla Presidenza del Consiglio, guidando 3 diversi esecutivi di centro sinistra, fino al 1970. RIFORME DEL CENTRO SINISTRA (politica interna Rumor):

1. Statuto dei lavoratori, 1969 : si introducono le regole che impediscono senza giusta causa il licenziamento in tronco e garantiscono anche i diritti ai lavoratori, es. diritto di sciopero. Regolamenta il diritto di sciopero e al licenziamento, che fino a quel momento era imparziale (il direttore poteva licenziare il dipendente anche senza giusta causa), quindi non c'erano garanzie; lo Statuto introduce una serie di salvaguardie per la classe lavoratrice; viene applicato nel ‘69 e la legge cambia radicalmente i rapporti sociali. C’è anche la paura che lo Statuto dei lavoratori possa dare origine a una serie di rivendicazioni da parte di una nuova classe operaia, e che possa comportare un ciclo di proteste e di rallentamenti dell’economia. 2. Vengono istituite le regioni, 1970 : le regioni d’Italia accorpano le vecchie provincie. Fino a quel momento esisteva a livello amministrativo solo lo stato e la provincia. Ora c’è anche questo organismo intermedio. Fino a quel momento le regioni esistevano ma non avevano ordinamento amministrativo. Le regioni nascono quindi con consiglio, assemblea e presidente regionale. E' una riforma importante dal punto di vista del decentramento dei poteri, e qualcuno ipotizza che la nascita delle regioni rappresenti un passaggio verso il federalismo (cessione dei poteri centrali agli enti locali); l'istituzione delle regioni rappresenta sicuramente una rivoluzione. L’istituzione delle regioni nel 1970 avrebbe dovuto contrastare i limiti e i guasti del centralismo italiano. 3. Legge sul divorzio (Baslini – Fortuna), 1970: regolamenta il diritto di famiglia. Fino a quel momento il divorzio era proibito (si poteva solo rivolgersi al vescovato e chiedere l'annullamento del matrimonio solo in casi particolari o sotto una particolare elargizione finanziaria). Il divorzio diventa parte integrante del diritto di famiglia insieme ad altre tutele nei confronti della donna; verranno eliminate alcune aberrazioni come il matrimonio riparatore, prassi soprattutto delle regioni del sud.