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Storia dell'impresa - Professoressa Manetti, Appunti di Storia Economica

Appunti più che sufficienti per superare l'esame di Storia dell'impresa. Ho riportato parola per parola ciò che la Professoressa ha spiegato a lezione. Gli appunti sono relativi all'anno 2024 e sono i più aggiornati.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 29/08/2024

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STORIA DELL’IMPRESA
Lezione 1 (19 febbraio ’24)
Dalla fabbrica alla grande impresa multifunzionale e multinazionale
Se guardiamo i paesi che si sono sviluppati nel corso degli ultimi secoli e i paesi che hanno iniziato
il loro processo di sviluppo, vediamo che la condizione perché questo sviluppo avvenga è
l’affermazione del settore industriale, cioè il passaggio da una società agricola a una società
industriale e poi a una società terziarizzata, com’è la nostra attualmente. È indispensabile che
progressivamente si riduca l’importanza, sia per numero di addetti sia per reddito prodotto, del settore
agricolo a vantaggio dell’industria e del settore dei servizi. In questo sistema fondato sull’industria,
inoltre, l’impresa è il fulcro, la cellula indispensabile per organizzare i fattori umani e tecnici della
produzione e questo vale sia che si parli di grandi imprese (come per gli Stati Uniti, dove domina il
business-to-business), sia di piccole-medie imprese (caso tipicamente italiano).
L’impresa ha subito enormi trasformazioni attraverso 3 passaggi a cui possiamo aggiungerne un altro:
- Rivoluzione industriale, seconda metà del ‘700 (su questo gli studiosi hanno discusso
moltissimo), all’incirca tra il 1760 e il 1780 ed è la rivoluzione che vede la nascita dell’industria
moderna;
- Rivoluzione industriale, Joseph Schumpeter (austriaco), che ha un approccio dinamico
all’economia, parla di “grappolo di innovazione”. Quindi questa rivoluzione è un “nuovo
grappolo di innovazione” che si ha a cavallo tra ‘800 e ‘900;
- 3ª Rivoluzione industriale, si verifica a partire dalla 2ª guerra mondiale e vede l’energia nucleare,
prima utilizzata per le bombe, poi utilizzata come energia a scopi civili, la diffusione del Jet, i
componenti elementari (transistor, microprocessore, cip) e quindi la nascita del computer, della
scienza dell’informazione, internet. Queste innovazioni e invenzioni portano al villaggio
globale” ma anche allo “spazio stretto”, come definiscono alcuni sociologi.
Si può pensare all’intelligenza artificiale, con cui possiamo individuare la 4ª Rivoluzione industriale,
con l’industria 4.0, o impresa 4.0. Questa è dovuta dall’interazione tra il mondo reale degli impianti
industriali con il mondo digitale. è la cosiddetta “internet delle cose” (o anche Internet of Things)
Fondamentale riflettere sul CONCETTO DI RIVOLUZIONE: è un concetto storiografico molto
importante e non si applica solo alla rivoluzione industriale. Ci possono essere tanti esempi di
rivoluzione: Rivoluzione francese (quindi nel campo della sfera politica), la Rivoluzione scientifica,
Rivoluzione demografica, agraria, sessuale (’68), quindi rivoluzioni economiche, politiche, sociali.
Quindi la RIVOLUZIONE rappresenta un cambiamento profondo, duraturo e soprattutto non
reversibile. Dopo che c’è stata una rivoluzione non si torna indietro per quelli che l’anno vissuta.
Questa profondità del cambiamento non vuol dire cambiamento veloce, è un processo, sono fenomeni
complessi, ma una volta che è avvenuta la rivoluzione non si torna più indietro.
1ª RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Nel corso del ‘700 una serie di invenzioni e innovazioni investono la manifattura del cotone in
Inghilterra e originano un nuovo modo di produrre: “IL SISTEMA DI FABBRICA”.
Innovazione viene dopo l’invenzione e rappresenta l’incorporazione dell’invenzione, solitamente
modificata, nel processo produttivo.
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STORIA DELL’IMPRESA

Lezione 1 (19 febbraio ’24) Dalla fabbrica alla grande impresa multifunzionale e multinazionale Se guardiamo i paesi che si sono sviluppati nel corso degli ultimi secoli e i paesi che hanno iniziato il loro processo di sviluppo, vediamo che la condizione perché questo sviluppo avvenga è l’affermazione del settore industriale, cioè il passaggio da una società agricola a una società industriale e poi a una società terziarizzata, com’è la nostra attualmente. È indispensabile che progressivamente si riduca l’importanza, sia per numero di addetti sia per reddito prodotto, del settore agricolo a vantaggio dell’industria e del settore dei servizi. In questo sistema fondato sull’industria, inoltre, l’impresa è il fulcro, la cellula indispensabile per organizzare i fattori umani e tecnici della produzione e questo vale sia che si parli di grandi imprese (come per gli Stati Uniti, dove domina il business-to-business), sia di piccole-medie imprese (caso tipicamente italiano). L’impresa ha subito enormi trasformazioni attraverso 3 passaggi a cui possiamo aggiungerne un altro:

  • 1ª Rivoluzione industriale , seconda metà del ‘700 (su questo gli studiosi hanno discusso moltissimo), all’incirca tra il 1760 e il 1780 ed è la rivoluzione che vede la nascita dell’industria moderna;
  • 2ª Rivoluzione industriale , Joseph Schumpeter (austriaco), che ha un approccio dinamico all’economia, parla di “grappolo di innovazione”. Quindi questa rivoluzione è un “nuovo grappolo di innovazione” che si ha a cavallo tra ‘800 e ‘900;
  • 3ª Rivoluzione industriale , si verifica a partire dalla 2ª guerra mondiale e vede l’ energia nucleare , prima utilizzata per le bombe, poi utilizzata come energia a scopi civili, la diffusione del Jet, i componenti elementari (transistor, microprocessore, cip) e quindi la nascita del computer, della scienza dell’informazione, internet. Queste innovazioni e invenzioni portano al “ villaggio globale ” ma anche allo “ spazio stretto ”, come definiscono alcuni sociologi. Si può pensare all’intelligenza artificiale, con cui possiamo individuare la 4 ª Rivoluzione industriale , con l’industria 4.0, o impresa 4.0. Questa è dovuta dall’interazione tra il mondo reale degli impianti industriali con il mondo digitale. → è la cosiddetta “ internet delle cose ” (o anche Internet of Things ) Fondamentale riflettere sul CONCETTO DI RIVOLUZIONE : è un concetto storiografico molto importante e non si applica solo alla rivoluzione industriale. Ci possono essere tanti esempi di rivoluzione: Rivoluzione francese (quindi nel campo della sfera politica), la Rivoluzione scientifica , Rivoluzione demografica, agraria, sessuale (’68), quindi rivoluzioni economiche, politiche, sociali. Quindi la RIVOLUZIONE rappresenta un cambiamento profondo, duraturo e soprattutto non reversibile. Dopo che c’è stata una rivoluzione non si torna indietro per quelli che l’anno vissuta. Questa profondità del cambiamento non vuol dire cambiamento veloce, è un processo, sono fenomeni complessi, ma una volta che è avvenuta la rivoluzione non si torna più indietro. 1 ª RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Nel corso del ‘700 una serie di invenzioni e innovazioni investono la manifattura del cotone in Inghilterra e originano un nuovo modo di produrre: “ IL SISTEMA DI FABBRICA ”. Innovazione → viene dopo l’invenzione e rappresenta l’incorporazione dell’invenzione, solitamente modificata, nel processo produttivo.

Invenzione → può essere dovuta al singolo, al genio, oppure ad uno staff che fa ricerca. Essa non è immediatamente introducibile nel sistema economico, ma passa del tempo. Rappresenta la creazione di un oggetto, di un processo. Molte volte un’invenzione ha bisogno di una serie di innovazioni prima di diventare economicamente conveniente e accettabile. Il cotone è un comparto del settore tessile, ma non è l’unico settore investito da questi processi di invenzione e innovazione: ci sono anche il settore metallico e il settore metallurgico. Questi 3 settori insieme realizzano analoghi miglioramenti e si rafforzano a vicenda e in questo modo si sposta in avanti la frontiera tecnologica. Le invenzioni e le innovazioni sono talmente tante che è impossibile farne un elenco, ma è possibile ridurle a 3 principi :

  1. Uso generalizzato di macchine azionate a energia meccanica, cioè alla fatica e all’abilità dell’uomo o degli animali si sostituiscono le macchine e ciò cambia molte cose: le macchine sono precise, regolari, rapide e soprattutto instancabili;
  2. La sostituzione di fonti inanimate di energia (in particolare il carbone, i combustibili fossili) alla fatica dell’animale e dell’uomo. Ciò è dovuto a macchine che convertono calore in lavoro e questo mette a disposizione dell’uomo una nuova e illimitata disponibilità di energia;
  3. L’impiego di nuove e molto più abbondanti materie prime. In particolare, il fatto che alle sostanze animali o vegetali si sostituiscono sostanze minerali. Ad esempio, al legno si sostituisce il ferro e contemporaneamente si diffondono materiali che di solito non si trovano in matura. Tutti questi miglioramenti portano ad un aumento, come non si era mai registrato prima, della produzione, della produttività e insieme portano anche ad un aumento sostanziale del reddito reale pro capite (se il reddito cresce solo per una spinta inflattiva, non solo non se ne beneficia, anzi è più probabile che ci sia una diminuzione del potere d’acquisto: ci deve essere un aumento che consente di acquistare un maggior paniere di beni quindi deve essere reale. Oltre a reale anche pro capite: deve essere goduto effettivamente dai cittadini). Ma in passato non c’erano mai stati periodi di prosperità? Sì, c’erano stati, ma gli aumenti dei redditi erano stati reversibili, si ritornava alle condizioni materiali precedenti! (es. Fiandre erano fulcri produttivi di ricchezze e innovazione nel Medioevo, ma a questi avanzamenti erano seguiti dei notevoli passi indietro). E perché ciò avveniva? Il miglioramento delle condizioni di vita provocava un aumento dei matrimoni, dei figli e della durata della vita. Questo miglioramento provocava una crescita demografica, ma questa non trovava riscontro nella crescita delle risorse. Quindi l’aumento della popolazione faceva presa sulle stesse risorse ed ecco che così si annullavano i vantaggi conseguiti. Questo fenomeno è stato già studiato e codificato dall’800 e a questo problema viene dato il nome di “ strozzatura malthusiana ”, dal nome dell’economista inglese Thomas Malthus. All’inizio scrisse una sorta di pamphlet → un piccolo opuscolo in polemica con il padre, per poi diventare un vero e proprio trattato sulla questione malthusiana. Oggi siamo circa 8 miliardi, 2 secoli fa eravamo 1 miliardo e 4 miliardi mezzo secolo fa. Quindi questa strozzatura è spiegata matematicamente da Malthus: gli alimenti, le risorse crescono in progressione aritmetica (2, 4, 6, 8, 10...), mentre la popolazione cresce in progressione geometrica (2, 4, 8, 16, 32...). Da questo derivava la grande

Le corporazioni avevano anche nomi diversi nei diversi paesi (ad es. in Inghilterra si hanno le “ Guilds ” (gilde), in Toscana spesso sono chiamate anche “ Arti ”). Le corporazioni erano associazioni di mestieri, cioè, mettevano insieme, dal proprietario della bottega a quello che spazzava, tutti quelli che svolgevano lo stesso lavoro. C’erano corporazioni maggiori, settori trainanti per l’economia del tempo (lana e seta), che hanno lasciato a noi grandi opere d’arte proprio perché investire nelle opere voleva far vedere quanto erano forti economicamente e potenti. E poi c’erano le corporazioni minori per tutto il resto dei mestieri. Le corporazioni nascono nel XII secolo, tra il 1100 e il 1200, nei centri urbani e sono legate al sorgere dei Comuni, che nascono tra la metà dell’XI secolo e l’inizio del XII secolo (tra la metà del 1000 e l’inizio del 1100). L’Italia è il paese delle “100 città” e dunque si verifica una ricchezza diffusa. Questi centri urbani sono stati importantissimi per disgregare il mondo e la società feudale. Dal concetto di città nasce il concetto di cittadino, e anche quello di cittadinanza. È nelle città che si costruisce la libertà dai signori feudali che stanno nella campagna ad amministrare il feudo. In città si conquistano i diritti e questo è anche il luogo del confronto, del cambiamento, dell’emancipazione. Infatti, gli storici sostengono che i Comuni sono stati importantissimi come fattori di disgregazione del mondo feudale e quindi anche le corporazioni. La produzione organizzata in corporazioni e il commercio erano importantissimi in questo sistema produttivo. Le corporazioni erano così importanti perché chiunque ne facesse parte veniva liberato dagli obblighi feudali e potevano partecipare al governo della città. Quindi le corporazioni sono qualcosa di positivo e dinamico e svolgono una serie di attività che favoriscono le dinamiche economiche e sociali perché:

  • formavano i giovani,
  • tutelavano i livelli di professionalità (c’è uno standard da tenere),
  • creavano un mercato per le merci di tutti quelli che facevano parte della corporazione,
  • compravano le materie prime per tutti e quindi ottenevano prezzi molto più bassi,
  • liberavano chi ne faceva parte dagli obblighi feudali. Con il passare del tempo da essere un sistema dinamico, positivo e rivolto al progresso diventa un’associazione rigida che ostacola il progresso (per esempio: non riconoscono le professionalità e le maestranze provenienti dall’estero che magari erano più avanzati, vietano l’introduzione di merci che possono fargli concorrenza). Cominciano a fare attività di lobby dura perché hanno potere economico e si rivolgono al Parlamento per far sì che vari una serie di leggi tipo per ostacolare l’affermazione del cotone. Quindi cominciano a mettere regolamenti e vincoli sempre più stretti e così si arriva ad un punto di rottura e vengono progressivamente soppresse. Le corporazioni vengono ripescate dal fascismo che voleva abolire lo scontro tra capitale e lavoro, quindi riunisce tutti (imprenditori, datori di lavoro, operai) in associazioni di mestieri e gli conferisce un’importanza tale da cambiare il nome al Parlamento → nel 19 39 la Camera dei deputati prese il nome di “ Camera dei Fasci e delle Corporazioni ” proprio per far capire che le corporazioni diventavano il cardine del nuovo sistema. A noi il termine “ corporazione ” è arrivato in senso negativo, sottolineando non il ruolo di grande modernizzazione e importanza che aveva all’inizio ma il ruolo finale.
  1. L’industria rurale a domicilio o proto-industria , da questo secondo modo, in molti casi, ma non in tutti, nasce il sistema di fabbrica. Il termine proto-industria deriva da una tesi di dottorato del 1972 di uno storico economico americano, Franklin Mendels. Egli affermava che già alla fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 in diverse zone d’Europa, soprattutto occidentale, come Inghilterra e Belgio, c’erano già delle discrete concentrazioni di industria rurale a domicilio nel ramo tessile (come il lino delle filande). Questa attività rurale si svolgeva nelle case di campagna ed era organizzata dal mercante imprenditore → figura ibrida, non è né un semplice mercante né un vero e proprio imprenditore. Egli stava in città, comprava la materia prima, la portava in campagna, dove veniva lavorata nelle case, quando il prodotto finito era pronto passava a raccoglierlo e poi lo smerciava spesso anche su mercati lontani. In certi casi fu alla base del sistema di fabbrica, come nel caso del cotone nell’ Ayrshire. In altri casi invece non c’è nessuna transizione di questo tipo, non si passò dall’industria rurale a domicilio alla fabbrica (come nel caso del lino in Irlanda). Nell’industria rurale a domicilio lavoravano donne e bambini , mentre gli uomini si dedicavano a queste attività quando avevano finito il lavoro nei campi e in questo modo integravano il proprio reddito. Un sistema di questo tipo ha molti vantaggi :
  • dal lato del contadino, la sussistenza era già garantita perché il contadino aveva la terra e la lavorava ed il resto era aggiuntivo;
  • dal lato del mercante imprenditore innanzitutto il costo della mano d’opera era basso e molto di più del settore artigianale della città;
  • era un sistema flessibile: nel caso in cui c’era la domanda il mercante comprava più materia prima da lavorare, se c’era la crisi si fermava, ma il mercante imprenditore non ci rimetteva molto, in quanto non aveva investito capitali in immobilizzazioni, in impianti ecc. Egli investiva soprattutto in capitale circolante e il contadino in caso di mancata domanda comunque aveva il suo lavoro nei campi. Quindi aveva una serie di vantaggi per tutti. Sul continente la regione a più alta concentrazione si ha in Belgio e intorno al 1740, nella zona di Liegi, si calcola che ci fossero 15000 fabbricanti di chiodi a domicilio.
  1. La manifattura centralizzata → sono strutture simili a fabbriche dove gli artigiani lavorano controllati da un supervisore, ma la produzione non è dominata dalle macchine e anche se c’è qualche macchina non si utilizza energia meccanica. Un particolare esempio si trova in Francia con le “ manifatture royle ” e sono il risultato di un monopolio reale per far sì che i Re avessero beni di lusso da poter esportare. Volevano esportare per raggiungere una bilancia commerciale attiva che, secondo il Mercantilismo (pensiero economico dominante del tempo), era quello che faceva arricchire le nazioni. Furono molto diffuse con Luigi XIV, nella seconda metà del ‘600 e chiamavano a lavorare gli italiani. È proprio in questa alta professionalità, abilità, artigianalità, nel senso del bello, del gusto, e nel connubio tra arte e lavoro che si radica il nostro attuale Made in Italy (viene proprio dal ‘500). Queste manifatture producevano sete, vetri artistici, porcellane, tappezzerie, arazzi e queste assumono un notevole rilievo culturale, artistico più che economico (che invece assumeranno dopo).

aveva. Inoltre, ciò valeva anche nella proto-industria dove gli uomini lavoravano dopo aver finito nei campi e le donne e i bambini lavoravano con i tempi che sceglievano loro (certo, dovevano rispettar i tempi di consegna, ma poi si organizzavano come volevano). Adesso non c’è più questa libertà ma il lavoro si svolge nella fabbrica ad un ritmo stabilito da un congegno estraneo all’uomo, che è infaticabile e impone dei ritmi pesanti, e non lavora da sola, ma insieme ad un’altra schiera di operai salariati e tutti devono sottostare a quanto stabilito dai sorveglianti. Inoltre, i sorveglianti usavano metodi coercitivi molto pesanti, anche mezzi fisici. Uno studioso britannico di grandissima fama, David Landes , scrisse il “ Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri ”. Fu uno studioso liberale, non un marxista, e scrisse che “la fabbrica era il nuovo genere di prigione e l’orologio un nuovo genere di carceriere”. Il passaggio tuttavia avviene gradualmente. Inizialmente l’industria a domicilio sopravvive anche perché alcune macchine potevano benissimo stare nelle case di campagna, nelle cantine dei contadini, e quindi questo passaggio subisce un’accelerazione quando la tecnologia diventa più complessa, i congegni sono grandi e sono azionati soprattutto da energia meccanica: a questo punto trionfa assolutamente la fabbrica. Anche perché sarebbe stato impossibile portare tutti questi congegni nelle case di campagna: si compra un solo macchinario, lo si usa nella fabbrica e si porta la gente in fabbrica. È la saldatura tra carbone e vapore che segna definitivamente la morte dell’industria a domicilio nelle campagne. Le nuove macchine sono più grandi, più potenti, più rapide e azionate da energia inanimata → cioè energia meramente fisica (dovuta al vento, all’acqua...) o che deriva dal bruciare i combustibili fossili. Quest’ultima energia relativa ai combustibili fossili diventa incompatibile con la produzione dispersa nelle campagne. Il vapore ha qualcosa di più rispetto alle altre forme che l’uomo conosceva e usava prima: il vento o l’acqua possono esserci o no in base alle condizioni climatiche e uno sviluppo moderno non può basarsi su un sistema così incerto che l’uomo aveva imparato a sfruttare (i mulini a vento o ad acqua erano già conosciuti e molto diffusi nel medioevo). La macchina a vapore rispetto al vento e all’acqua è a disposizione in ogni stagione e in ogni momento della giornata, ma l’aspetto negativo è che questo sistema è più costoso sia per l’acquisto che per la gestione. Le tecnologie si evolvono grazie allo sforzo continuo di accrescere l’efficienza (ossia la quantità di lavoro compiuto per unità di lavoro assorbito), migliorando sempre, riducendo la dimensione e soprattutto i costi, e lo stesso succede ora. Quindi si susseguirono piccoli cambiamenti e grandi innovazioni fino a raggiungere l’applicazione commerciale del vapore su scala crescente e renderlo sempre più incorporabile dal sistema economico e sempre più diffuso. Problema : all’inizio le macchine erano rudimentali e costavano abbastanza poco, ma comunque il sistema richiedeva sempre più capitali. E dove trovavano i capitali gli “imprenditori” nella 1 a Rivoluzione industriale? All’inizio bastavano le risorse di ognuno magari utilizzando la dote della moglie o si creava un’associazione con parenti e amici. Era una cosa ancora molto semplice. Questo, come spiega sempre Landes , era molto più diffuso in Inghilterra che in Francia perché in Francia sono chiusi agli estranei, mentre gli inglesi sono più disponibili e soprattutto pragmatici. Poi

successivamente, gli Inglesi ricorreranno alle Country banks , le banche di campagna sparse nelle varie aree (Ayrshire è la zona del cotone, West reading era zona della lana...). Quando si parla di industrializzazione, non riguarda tutta l’Inghilterra ma avviene a macchia di leopardo (come poi avverrà anche in Italia), si può dire a distretti. Ad esempio, a Londra non ci sono le ciminiere fumanti ma ci sono le produzioni dei beni di consumo (ad esempio si produce la birra), qui si fanno servizi finanziari e transazioni commerciali, non si estrae il carbone! Poi dipende anche dai giacimenti che si trovano nelle varie aree; quindi, non si produce tutto ovunque. In Inghilterra c’è un altro problema: nel 1720 fino al 1825, è vietata la costituzione di società anonime (di capitali, per azioni) e per chi deve reperire capitali questo è un problema. Questo perché nel 1720, un finanziere scozzese John Law fece una serie di speculazioni e provocò il fallimento di tutta una serie di compagnie di navigazione (come la South Sea Company ), quindi intervenne il Parlamento ed approvò il Bubble Act , che proibiva la costituzione di società anonime senza l’autorizzazione del Parlamento, il quale lo concedeva molto raramente. Ad esempio, il Parlamento darà questa autorizzazione intorno al 1750 a quelle società che volevano costruire i canali, perché c’era un interesse pubblico dietro ad essi (la cd. “ età dei canali in Inghilterra ”). Il Bubble Act venne abrogato nel 1825 ma rimasero a lungo tutta una serie di limitazioni e solo dagli anni 50/60 poterono costituirsi società anonime con la semplice registrazione (la costituzione di società anonime continuò a richiedere una speciale autorizzazione fino al 1844. Il diritto alla responsabilità limitata mediante semplice registrazione fu riconosciuto in Inghilterra nel 1856 e il provvedimento fu generalizzato con legge del 1862). Altre forme di restrizioni all’istituzione di società per azioni (che è la forma di impresa indispensabile in economie povere di capitale e costrette a creare larga parte della propria struttura industriale ex novo) si ebbero anche in altri paesi come in Francia e negli Stati tedeschi (non c’era ancora la Germania unita, che si unificò nel settembre del 1870). Quindi ci sono problemi a reperire capitali più cospicui: gli storici si sono chiesti se queste limitazioni hanno costituito dei limiti per lo sviluppo, l’affermazione della rivoluzione industriale. Sicuramente, in ogni caso non si trattò di un vincolo decisivo, in quanto la rivoluzione può esser stata ritardata ma non l’ha ostacolata, visto che la rivoluzione c’è stata. Ricapitolando 1 ª rivoluzione industriale:

  • Energia → vapore
  • Mezzi di comunicazione → telegrafo
  • Mezzi di trasporto → vapore applicato alla navigazione e nascita delle ferrovie a vapore Per dirla con Schumpeter : si ha una prima ondata di innovazione, poi dopo questa prima ondata si ha un secondo grappolo di innovazione, cioè una seconda fase della 1 a^ Rivoluzione industriale → cioè lo sviluppo ferroviario (l’età delle ferrovie inizia tra 1830 e 1840 ) che nasce dall’applicazione del vapore e dalla possibilità di far scorrere locomotive e vagoni per trasportare merci e persone lungo i binari. Questa è una rivoluzione enorme, non solo perché consente di raggiungere mercati lontani ma anche perché investire nelle ferrovie ha una ricaduta sul sistema economico enorme, basti pensare

tecnologia e industria. E quindi si creò una continua interazione tra 3 figure: lo scienziato , l’ ingegnere e l’ imprenditore. Emerse una cosa molto importante → se ci sono la scienza e gli ingegneri è chiaro che l’istruzione viene facilitata. (e questo fa crescere il PIL, e se ciò valeva nell’800, a maggior ragione vale con la terza rivoluzione industriale e ancora di più oggi). Noi oggi sappiamo quanto l’innalzamento dei livelli di istruzione sia fondamentale per la crescita economica (il premio Nobel, Joseph Stiglitz , professore alla Columbia University, ha scritto un’opera tradotta in italiano da Einaudi che è intitolata “ Creare una società dell’apprendimento. Un nuovo approccio alla crescita, allo sviluppo e al progresso sociale ”, un titolo che tiene conto dei cambiamenti). Le caratteristiche di questo nuovo modo di produzione sono:

  • Alta intensità di capitale;
  • Elevata applicazione di energia;
  • Processo produttivo continuo e veloce;
  • Produzione per grandi lotti. L’impresa diventò molto più complessa, richiese un nuovo sistema organizzativo e l’imprenditore, quindi, non poteva più fare tutto da solo: ecco che nascono le coorti manageriali. L’imprenditore aveva bisogno di manager stipendiati. Le imprese dei settori di frontiera diventarono grandi e potevano realizzare:
  • enormi economie di scala, che indicano la drastica caduta dei costi unitari al crescere della produzione;
  • cospicue economie di diversificazione, implicano la possibilità di ottenere beni diversi da un unico impianto o da un unico ciclo produttivo. Nascono dunque imprese di grandi dimensioni, con un articolato sistema di organizzazione e occorre un rapporto fluido con il mercato. Ecco la separazione tra proprietà e controllo. Cambia anche la leadership industriale dovuta al rapporto tra la dotazione di risorse e le opportunità che offrono le nuove tecniche. Nascono anche nuovi rapporti tra gli Stati e nuovi modelli di specializzazione e di divisione internazionale del lavoro. L’Inghilterra non raccolse la sfida della 2 a^ Rivoluzione industriale e la sua economia si fermò su produzioni poco dinamiche e su imprese di medie dimensioni. Gli impianti siderurgici dell’Inghilterra alla fine dell’800 erano un quarto rispetto a quelle della Germania e degli Stati Uniti. Quindi l’economia inglese diventò sempre più orientata alla produzione di beni di consumo. Perché non raccolse la sfida? L’Inghilterra aveva grandi risorse, enormi giacimenti di carbone, di ferro, e il fatto di avere le risorse e di aver fatto enormi investimenti in queste risorse non spinse ad innovare, bensì fu un freno per passare all’elettrico. Quindi la grande dotazione di risorse e gli investimenti effettuati nei precedenti settori furono un disincentivo al nuovo; ecco perché l’Inghilterra non si collocò sulla frontiera tecnologica ed ecco perché in tutta una serie di settori perse la leadership. Ecco un chiaro esempio di come ciò che inizialmente è stato una grande ricchezza ed opportunità si può trasformare in un vincolo. → Ci sono vantaggi e svantaggi sia nell’arrivare primi sia nell’essere second first, infatti, il paese first mover ha vantaggi e svantaggi e lo stesso chi arriva dopo.

Uno storico inglese, Toni Judt , raccontò la sua infanzia e i suoi ricordi nel 1960- 1970 , nel secondo dopoguerra →“ La Londra postbellica, dove sono cresciuto, era un mondo alimentato dal carbone e azionato dal vapore, nel quale i venditori ambulanti usavano ancora i cavalli, le automobili erano rare e i supermercati (e gran parte di ciò che vendono) sconosciuti. Per la sua geografia sociale, il clima e l’ambiente, le relazioni di classe e gli allineamenti politici, le attività industriali e l’abitudine alla deferenza sociale, nel 1950 Londra sarebbe stata immediatamente riconoscibile a un osservatore di mezzo secolo prima ”. L’Italia negli stessi anni non era già più così. → L’Inghilterra perse non solo il primato dell’industria del ferro e dell’acciaio ma diventò addirittura un paese importatore di prodotti siderurgici quando scoppiò la 1 a^ GM. Attenzione : l’Inghilterra fu una grandissima potenza che ha perso la leadership in alcuni settori di punta ma comunque resta una grande nazione che vinse due guerre mondiali. L’importanza delle conoscenze tecniche, scientifiche, dell’addestramento professionale e dell’istruzione si vedono nel paese opposto, cioè la Germania che investì da subito nelle scuole. Inoltre, mentre l’Inghilterra ha un sistema scolastico privato e non obbligatorio, la Germania ha un sistema di istruzione pubblico e obbligatorio. Ha laboratori di ricerca, scuole tecniche, università, politecnici. Lo stato finanzia tutte queste istituzioni e da questi vari livelli di istruzione escono tecnici, meccanici, ingegneri che conoscono i nuovi processi produttivi. In questo sistema, sempre più dominato dai successi della scienza e dal ruolo crescente della ricerca di base e applicata, la piccola impresa non scompare affatto: supporta la grande impresa per tutta una serie di forniture, fa spesso da battistrada nei processi innovativi più rischiosi, mentre è insostituibile per particolari segmenti di mercato. Inoltre, non tutti i settori furono toccati dalla 2 a^ rivoluzione industriale: molte produzioni tradizionali restarono ad alta intensità di lavoro, con modeste opportunità per economie di scala e diversificazione. Ne sono un esempio i comparti: tessile, dell’abbigliamento, la fabbricazione dei mobili, il cuoio, il legno. In questi settori la piccola impresa (spesso inserita con una moltitudine di altre imprese simili in una struttura che si avvale di una sapiente e coordinata divisione del lavoro (distretti industriali) e spesso utilizza conoscenze, tradizioni e abilità sedimentate nel tempo) è più che mai vivace e competitiva. Allo stesso tempo, la grande impresa rimase al centro dei settori di punta e nessun paese di quelli più avanzati poté fare a meno delle produzioni della seconda e poi della terza rivoluzione industriale. L’Italia non è un’eccezione perché la nostra classe dirigente volle fare come gli altri paesi e adottò una serie di misure e di provvedimenti per portare il nostro paese sulla via dell’industrializzazione. Accanto ai settori fortemente innovativi rimasero i settori tradizionali, dunque un mix di prima e seconda rivoluzione industriale e un mix di grandi e piccole imprese. All’inizio del ‘900 l’Italia possedeva un apparato produttivo che contava la presenza dell’industria elettrica, siderurgica, di parte della chimica, della meccanica pesante e di assemblaggio veloce. Ma accanto al “big business” resistevano i settori tradizionali e le piccole imprese, che furono all’origine dei distretti industriali, ai quali si deve gran parte del successo a livello mondiale del “made in Italy”. Per affrontare le sfide poste dalla frontiera tecnologica della seconda rivoluzione industriale, e colmare il divario con gli altri Paesi, non possono essere sufficienti le semplici risorse imprenditoriali.

  • Nascita della rete e di internet inizialmente in Italia, per poi scoprire la grande potenzialità di mezzo di comunicazione. Queste trasformazioni tecnologiche vanno ad unirsi a forti cambiamenti politici (come la caduta del muro di Berlino, fine della guerra fredda, caduta dell’Unione Sovietica. Entrata della Cina nel commercio). Siamo ad un punto dove si parla di GLOBALIZZAZIONE ma anche fine globalizzazione dovuta alla pandemia. 4ª RIVOLUZIONE INDUSTRIALE o industria 4. La prima volta che si è parlato di industria 4.0 è stato alla fiera di Hannover in Germania (il più grande evento di mostra di tecnologia industriale). Per la prima volta nel 2011 si parlò della necessità di computerizzare la fabbrica usando il termine “ Industria 4.0 ”. Il confine fra il mondo fisico e il mondo digitale sparisce o, quanto meno, mondo fisico e mondo digitale si integrano nel produrre beni e servizi. La 4 a^ rivoluzione industriale è un intreccio fra nuova scienza e nuova produzione (definizione del MISE, ministero dello sviluppo economico). La definizione data dal MISE riguardava la connessione fra mondo fisico e digitale, analisi complesse da BIG data e adattamenti real-time. Con la legge bilancio 2017 , il governo italiano e il ministero dello sviluppo economico (ministro Carlo Calenda) ha lanciato il piano industria 4.0 per consentire all’imprese di cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Aspetti positivi:
  • Evitare guasti improvvisi (sia alla catena di montaggio che agli aerei) Aspetti negativi
  • Livelli occupazionali
  • Richiedere un’occupazione maggiormente qualificata
  • Disuguaglianze: nella distribuzione della ricchezza prodotta, la quota che va al capitale è progressivamente crescente rispetto a quella che va a remunerare il lavoro, ovvero i salari. Crescita e sviluppo Crescita : implica un aumento dei redditi reali pro-capite (= crescita effettiva ). Si utilizza il termine “ crescita reale ” se si ha un aumento dei redditi solamente a causa dell’inflazione. Sviluppo : processo di trasformazione strutturale di un sistema economico. Riguarda i paesi sottosviluppati ma che oggi definiamo “in via di sviluppo”. Lo “sviluppo” è una modifica strutturale migliorativa di una determinata area. Come si misura il reddito? Mediante il PIL, indicatore inventato dall’economista Simons Cusnex negli anni 30. Il quale si rese conto che tale strumento non fosse perfetto, dato che molte cose erano identificate, ma ce n’erano altre che non lo erano (strumento non perfetto). Tale strumento, non essendo perfetto, viene denunciato da Rob Kennedy fratello di John Kennedy, in un discorso durissimo pubblicato il 18 maggio 1968 (3 mesi prima di essere assassinato a Los Angeles). L’Istat ha coniato un indicatore diverso, ovvero il BES ( Benessere Equo e Sostenibile ) considerando la ricchezza dei cittadini e altri aspetti come la salute, il sistema sanitario, l’istruzione e formazione, il rapporto fra tempo di lavoro e tempo di vita.

Questo indicatore è stato messo appunto da statistici italiani e dal 2016 è entrato a far parte del processo di programmazione economica. Non c’è solo il PIL ma ci sono anche molti altri indicatori, in modo tale che chi governa abbia a disposizione in modo evidente i punti di forza e le difficoltà del paese, per poter intervenire e migliorare sia l’economia sia la qualità della vita dei cittadini. Economia civile → fondata dagli economisti per i cittadini, cercando di studiare un’economia a misura di persona. Come ha fatto l’Italia da paese marginale a diventare un paese centrale 1861 → L’Italia unita fu il risultato di un processo politico, ma non un risultato di aggregazione economica, la quale lo sarà molto dopo. Quando nacque il regno di Italia fra le varie regioni si formarono differenze di tipo:

  • Economico
  • Sociale
  • Culturale Su questo fatto incide moltissimo il modo in cui si arrivò all’unificazione. Quando in Italia si posero il problema dell’unificazione della penisola, che era dominata dall’Austria, dove l’unico stato realmente indipendente era il Piemonte sabaudo o regno di Sardegna, si fronteggiano due modelli di unificazione :
  • Modello Mazziniano (Mazzini): unificazione dal basso, con una rivoluzione del popolo. Sogna un’Italia repubblicana in un’Europa libera, dove il popolo spontaneamente si sollevi attraverso insurrezioni in modo da cacciare i governanti e unificare la penisola.
  • Modello Sabaudo (Cavour): modello dei liberal-moderati , nonostante la morte di Cavour, i liberal- moderati continuarono a chiedere un’unificazione fatta attraverso una serie di guerre di indipendenza sotto la guida del Piemonte. Volevano un’Italia unita sotto il re sabaudo (che comportasse la nascita di una monarchia e di una classe dirigente che fosse espressione di questo moderatismo → niente rivoluzione – guida dall’alto ). Rappresentò il modello vincente rispetto a quello di Mazzini, facendo nascere un’Italia monarchica (con l’unificazione sotto la guida dei Savoia). Si arrivò ad una serie di conseguenze → processo di “piemontesizzazione” : i Savoia estesero su tutta Italia le proprie istituzioni, facendo nascere la propria moneta e il sistema fiscale sabaudo). Il primo re di Italia ( Vittorio Emanuele II , si rifiutò di cambiare nome in “ Vittorio Emanuele 1° Re di Italia ” per dimostrare la continuità e il legame con il passato. Le masse popolari ebbero nei confronti dello stato un distacco (le masse popolari si sentirono tradite, fenomeno di crescente delusione e dettero luogo al fenomeno del banditismo , represso da una durezza e ferocia inaudite). Ci furono una serie di carenze infrastrutturali (la rete ferroviaria fu costruita solo a pezzi) che limitarono l’aumento degli scambi e lo stato fu costretto ad impegnarsi per creare infrastrutture ed un minimo di mercato non ancora presente (tutto ciò peserà sulle finanze già devastate, aumentando il debito pubblico, deficit e disavanzi, che ancora oggi ci affligge) Scarsa integrazione fra le diverse aree del paese, c’erano zone agricole molto arretrate rispetto ad altre zone in Italia (a Nord produzioni a più elevato valore aggiunto, con sistemi moderni di agricoltura, mentre al sud una produzione cerealicola estensiva , con proprietà terriera nelle mani di un’aristocrazia assenteista e una massa di disperati affamati → possiamo parlare di “ due Italie ”).

comuni, si affermarono le corporazioni, si svilupparono le città (che sono fulcri di disgregazione del mondo medievale, sono poli produttivi) e cominciarono a nascere le manifatture. Questi prodotti iniziarono ad essere esportati verso il sud, producendo soprattutto i panni di lana e dominando il sud anche da un punto di vista finanziario e bancario. A sud, nel 1130 i Normanni invasero la penisola, soprattutto l’Italia meridionale, e vi crearono uno stato accentrato, basato sul sistema feudale e questo proprio mentre al nord il feudalesimo entrava in crisi e nascevano i comuni e le città mercantili. Quindi, l’arrivo della monarchia accentratrice eliminò le autonomie cittadine che stavano nascendo e creò una struttura baronale basata sul potere di pochi e grossi proprietari terrieri. Ecco come il sud diventò un’area suddivisa tra: baroni da una parte e poveri contadini dall’altra, dove non c’era spazio per un ceto intermedio, per una borghesia cittadina, degli affari come invece accadde al nord, dove la società era più articolata, esistevano più fasce sociali (piccoli e grossi imprenditori, artigiani, banchieri, mercanti, professionisti), dunque un mondo dedito ad una pluralità di attività. Parallelamente, soprattutto nel XIII secolo, sempre di più al sud arrivarono i mercanti, specie da città come Pisa, Firenze, Genova che portarono al sud i prodotti del nord soprattutto i panni lana e contemporaneamente acquistavano le materie prime del sud (olio, grano, lana grezza, seta grezza, fibre tessili grezze). Iniziò in questo modo la dipendenza dell’economia meridionale da quella dell’Italia settentrionale e il sud diventò un punto importantissimo di approvvigionamento. Si vennero a creare due Italie e tra loro si creò una sorta di divisione del lavoro, un’integrazione economica che non si sarebbe più modificata: un sud statico, produttore di beni alimentari e materie prime e un nord in grado di esportare non solo servizi finanziari, bancari e mercantili ma anche veri e propri manufatti. Nel giro di due secoli si invertì completamente il rapporto tra il nord e il sud e si venne a creare al sud una situazione economica di minorità che ancora oggi non è stata risolta, dato che il divario nord- sud persiste. Il nord, dunque, sfruttava il sud per potenziare le attività mercantili, l’artigianato l’industria, i commerci; al sud i feudatari e i piccoli-medi proprietari puntavano sulla ricchezza creata dall’agricoltura rivolta al consumo esterno oppure a soddisfare la domanda delle altre aree d’Italia o internazionale per tutta una serie di beni. Comunque, sia il nord che il sud erano basati sull’agricoltura, che sarà a lungo il perno dell’attività economica. Quindi, l’agricoltura è il fulcro di entrambe le economie ma in maniera molto diversa. Al nord sono notevoli gli stimoli provocati dalla seta e, insieme ai primi nuclei di classe lavoratrice, si va creando, nel giro di qualche decennio, un ceto imprenditoriale che sa mettere insieme discrete fortune e che finanzia altre attività in campo produttivo, finanziario e commerciale. Alcune figure importanti sono : All’inizio dell’800 abbiamo i GAVAZZI di Lecco (in Lombardia) e le attività sono diverse. Pietro, il fondatore, fa l’esattore delle imposte, mestiere molto antico e molto redditizio. Insieme a ciò fa il commerciante al dettaglio. Questi soldi li investe acquistando alcune piccole filande per lavorare la seta e con questi opifici estende il proprio raggio d’azione e aumenta anche la sua ricchezza personale. Queste filande le dota di impianti all’avanguardia, acquistando telai meccanici.

A metà dell’800 comincia anche a investire in attività bancarie e creditizie e poi mette in atto un’accorta strategia matrimoniale → Una figlia di Pietro viene data in sposa a Giuseppe Baroni , un ragioniere che ha compiuto già un viaggio d’istruzione all’estero ed è uno dei principali protagonisti della meccanica e della siderurgia in Lombardia. Baroni grazie alla dote e alla ricchezza della famiglia della moglie impianta una serie di impianti avanzati per produrre ferro nel lecchese. Gavazzi è un esempio di capitalismo precoce e illuminato perché per esempio crea asili aziendali, dà alle lavoratrici che diventano madri dei permessi, una mensa, una mutua, distribuisce viveri. Le risorse che provengono dal commercio della seta servono a finanziare la produzione siderurgica anche in altri casi: siamo a Como con la società Scalini e Rubini che hanno una delle più importanti ferriere del nord. Un punto che univa l’Italia e le sue due realtà al resto dell’Europa è dato dagli imprenditori stranieri che sono molto importanti per l’avvio dei primi nuclei produttivi. Questi imprenditori esteri si insediano sia al nord sia al sud, molti di essi erano di religione differente da quella cattolica. Questa fa parte di una serie di scostamenti che si ebbero in Europa già prima della riforma. Si pensi alla regina Isabella (quella che finanziò Colombo) che nel frattempo scacciò gi ebrei e i musulmani. Si pensi agli arabi che avevano grossissime competenze idrauliche o agli ebrei che svolgevano tutta una serie di attività non consentite ai cristiani. Le minoranze si scostano e molte volte portano cose nuove. Così, a nord arrivarono abbastanza svizzeri e tedeschi specialmente nel ramo del cotone, mentre nella lavorazione dei metalli tra tutti spiccarono i Falck. Essi provenivano da uno dei poli della siderurgia europea, l’ Alsazia , e arrivarono in Italia chiamati da Scalini e Rubini come consulenti perché avevano tecniche più avanzate e poi i Falck decisero di mettere su una propria attività. A sud , soprattutto nella zona di Salerno, arrivarono imprenditori che provenivano soprattutto dalla Svizzera e che erano attivi nel ramo del cotone, gli Egg di Zurigo, che furono attratti dalle politiche protezionistiche del Regno delle due Sicilie e dagli incentivi pubblici. Altri esempi di imprenditori stranieri al sud si hanno nella meccanica e nella siderurgia e si concentrarono soprattutto a Napoli, capitale di quel regno, in cui c’erano cantieri e arsenali pubblici (così come a Torino c’era l’arsenale del Regno delle due Sardegne). In questi arsenali si formarono delle competenze non solo militari, ma anche tecnologiche, scientifiche e produttive. Proprio a Napoli si insediò un’impresa → Guppy che fabbricava vagoni ferroviari, strutture di ferro e che al momento dell’unità aveva 600 dipendenti. Tuttavia, tra gli imprenditori che andarono al nord e quelli che si insediarono al sud c’è una differenza. Gli imprenditori che si insediarono al nord avevano dietro di loro un retroterra economico vivace, al sud avevano solamente la copertura dello Stato. Quindi, al nord questi imprenditori stranieri si trovavano in un’economia in cui c’erano anche gli imprenditori locali che si muovevano. Al sud invece non c’era niente di tutto questo, l’iniziativa privata del posto era molto limitata e soprattutto si avvantaggiava degli aiuti dati dallo Stato. Il sud produceva anche beni tradizionali: per esempio c’erano i pastifici, la pasta di grano duro, la produzione di guanti di pelle, la pesca e la lavorazione del corallo. Queste imprese erano concentrate soprattutto nella zona di Napoli, mentre i pastifici e dunque anche i mulini per la macinazione erano nella zona di Torre Annunziata e di Gragnano.

vicentino è uno dei distretti della lana, come anche Biella è un altro centro industriale laniero e Lecco è un polo meccanico. Anche nel biellese domina la lana e anche i piccolissimi proprietari terrieri lavoravano a domicilio per conto di un mercante imprenditore (che magari oltre alla manifattura domestica aveva fabbriche vere e proprie). Biella attualmente è il distretto di Zegna e di Loro Piana , lane e cashmere. Inoltre, un’impresa in un paesino delle Prealpi biellesi , il più antico lanificio d’Italia , la Vitale Barberis Canonico , fa produzioni di altissima qualità ed è specializzata soprattutto nei tessuti da uomo, ha 350 anni di vita, sono stati i primi ad andare in Cina e sono alla tredicesima generazione. Questo è un tempio del made in Italy e che produce per le grandi griffe, da Armani a Dior (Agnelli, Bush volevano solo i loro tessuti). Nei 2016 faceva 9 milioni di metri di produzione ogni anno e aveva 137 milioni di euro di fatturato. Nella zona di Lecco, Bergamo e Brescia c’è da secoli la lavorazione del ferro che vuol dire di tutto, dal filo di ferro alle armi. Brescia da secoli faceva cannoni. La val Trompia è specializzata nella produzione di armi, e lì c’è la Beretta , uno dei primi produttori mondiali, il fornitore di pistole per l’esercito americano. A Como invece si fondano le basi di un altro distretto industriale, quello della seta, e tuttora la seta di Como è famosissima, anche che se oggi subiamo la massiccia concorrenza degli orientali. →Questi sono alcuni esempi di poli e distretti; ovviamente poi la produzione c’è anche in altre parti e ci sono tantissimi distretti industriali (per esempio, un altro polo della lana si ha a Prato, le concerie a Santa Croce, l’alabastro di Volterra, il marmo delle Apuane). Quindi, si vengono a creare veri e propri poli che sono oggi alla base dei distretti industriali. In Brianza , per esempio, il lavoro dei campi veniva integrato con la produzione artigianale dei mobili e tuttora la Brianza è un distretto industriale del mobilio. A queste attività disseminate sulle colline si aggiungevano anche quelle delle grandi città, come Genova, Milano e Torino e in queste tre grandi città c’erano forti nuclei di industria meccanica, sia leggera che pensante, e qui ci sono sia piccole imprese che fanno riparazioni (per esempio nel ramo della carrozzeria) sia imprese più grandi come l’ Elvetica , che nasce nel 1846, e che poi si trasformerà in Breda nel 1886. Si chiamava Elvetica perché era in un’area della città di Milano in cui c’era un gruppo di missionari che venivano dalla Svizzera. Essa produceva caldaie a vapore, turbine, vagoni ferroviari e anche componentistica per le industrie tessili. Si ha un nord abbastanza ben integrato nei circuiti economici, culturali, civili, della società capitalistico-liberale, mentre al sud non c’è nulla, se non dei casi x. Ancora oggi il 99% dei distretti si trova al centro-nord. Il divario tra nord e sud è comunque poca cosa rispetto al divario dell’Italia verso gli altri paesi sviluppati: il reddito dell’Italia è ¼ di quello dell’Inghilterra e 1/3 di quello della Francia, l’urbanizzazione è molto bassa e il sistema infrastrutturale è carente. Nel ramo manifatturiero, nonostante questi esempi, non si può reggere il confronto con quanto avviene in Inghilterra nei tre settori trainanti la prima rivoluzione industriale dove è maggiore la produzione, la produttività e la concentrazione delle produzioni (da noi erano ancora disperse).

L’Italia quindi, quando si unifica, è un paese povero e periferico in un’Europa che si sta velocemente sviluppando. Però l’Italia può contare su alcune consolidate tradizioni e produzioni che vengono dal passato. Nelle campagne emergono isole di produzione manifatturiera, come anche nelle città, in cui erano in continuità con quelle produzioni che erano state tipiche delle corporazioni e dell’artigianato. Questi prodotti, inoltre, in molti casi erano altamente specializzati e quindi erano in grado di competere sui mercati internazionali e anche innovativi nei settori tradizionali (come il vetro, la ceramica, i tessuti, la lavorazione della pelle, la meccanica leggera). Oltre a queste manifatture tradizionali e all’artigianato, il nord ha anche altre risorse perché i privai e i comuni promuovono una serie di scuole professionali e tecniche destinate a formare il capitale umano. Nelle grandi città erano già sorte e continuavano a sorgere accademie, associazioni, società (e questo è un portato dell’Illuminismo) e, come avveniva anche all’estero, anche in Italia questi sono importanti centri di diffusione di conoscenze e innovazioni dove si riunivano i notabili del posto. Oltre alle scuole tecniche, l’Italia non resta indietro e così a Milano e a Torino nascono i due politecnici. Il politecnico di Milano viene fondato da Giuseppe Colombo, un ingegnere, che oltre a questo fonda la Edison , la principale impresa elettrica italiana ed anche la prima centrale europea. Dal politecnico che lui fonda nasceranno una serie di ingegneri che contribuiranno a far nascere la grande industria italiana e alla formazione professionale e alla modernizzazione del paese. Ecco perché poi ci sarà un mix tra prima e seconda rivoluzione industriale. Ci sono settori tradizionali ma l’Italia riesce anche a collocarsi sulla frontiera delle nuove tecnologie, vedi siderurgia ed elettricità. (per la meccanica si avrà poi Agnelli a Torino, che era la capitale, il Piemonte era indipendente, aveva l’arsenale e doveva destreggiarsi tra Austria e Francia ed armarsi bene. Inoltre, Torino era importante per la produzione delle carrozze e quindi da queste all’automobile il passo fu più facile). Lezione 5 (4 marzo ’24) La realizzazione dell’Italia unità si rivelò importantissima da un punto di vista economico e politico- sociale. Come si sono mossi gli stati preunitari di fronte all’intervento? L’unico stato che intervenne in modo massiccio fu lo Stato sabaudo nel decennio cavouriano , o decennio di preparazione , gli altri stati preunitari erano scarsamente presenti nella vita economica. Il regno di Italia che nasce si trova immediatamente a dover essere molto interventista e ad essere il principale operatore finanziario, per porre un freno alla gravissima situazione finanziaria, la quale era un lascito dei vari stati. Il regno nacque segnato da debiti e disavanzi e quindi dovette risanare la situazione disastrosa delle finanze Perché lo stato si trovava in queste situazioni disastrose? Perché gli stati preunitari, o avevano partecipato alle guerre di indipendenza (spesa militare molto elevata), oppure erano legate alla repressione dei moti risorgimentali. Oltre a questo, lo stato doveva darsi una struttura e costruire il sistema amministrativo su tutto il territorio, basarsi su un sistema infrastrutturale adeguato e completare il processo di unificazione (mancava il Veneto, che si unirà con la 3 guerra di indipendenza e anche Trento e Trieste, che arriveranno con la grande guerra del 1918). Quali sono le misure che lo stato adottò?