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storia economica, Manetti, Dispense di Storia Economica

appunti completi di storia economica anno 2021/2022. più che sufficienti per superare l'esame, io ho preso 26.

Tipologia: Dispense

2021/2022

In vendita dal 04/07/2022

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STORIA ECONOMICA
Il sistema industriale ha un’anima, che è l’impresa, ovvero l’istituzione di
base per organizzare i fattori umani e tecnici della produzione. Questo vale
sia che si tratti di una piccola impresa con pochi addetti, guidata con criteri
familiari (caso italiano -> il nostro è un capitalismo caratterizzato dalla presenza
dell’impresa familiare), sia che si tratti di un’azienda di grandi dimensioni con
gerarchie manageriali (caso USA -> patria del big business). In questi due secoli
circa, da quando si è cominciato ad osservare questo fenomeno di trasformazione
strutturale delle principali economie, l’impresa è stata soggetta a grandi e continue
trasformazioni, questi momenti sono individuabili nella prima , nella seconda e
nella terza rivoluzione industriale, che costituiscono dei tornanti. Adesso si
discute molto sul fatto se sia o meno in atto una quarta rivoluzione industriale, a
cui si lega l’industria 4.0 (o impresa 4.0), con tutta una serie di provvedimenti
assunti dai vari governi per stimolare questi processi di innovazione ed
informatizzazione all’interno delle aziende. !
In questo processo ci sono 3 momenti significativi e un quarto che stiamo vivendo,
quando si collocano questi momenti?
Questi fenomeni sono: !
Prima rivoluzione industriale, si ha nella seconda metà del ‘700 (18 secolo), gli
studiosi continuano a discutere su una datazione più precisa (1770-1780). Nasce
la fabbrica come la conosciamo noi, seppure è stata trasformata.!
Seconda rivoluzione industriale, è dovuta secondo Joseph Shumpeter
(economista austriaco vissuto a cavallo fra gli ultimi decenni dell’800 e il 1950,
che ha dato una lettura estremamente dinamica dei processi) vede un nuovo
grappolo di innovazione, che si verifica negli ultimi decenni dell’800 e agli inizi del
‘900. !
Terza rivoluzione industriale, si ha a partire dalla seconda guerra mondiale, ed
è caratterizzata dall’aermazione e dalla diusione crescente di una nuova forma
di energia che è il nucleare, del jet, del computer e della scienza
dell’informazione, una serie di invenzioni e innovazioni che poi con internet hanno
portato a quello che i sociologi chiamano il “villaggio globale” o “spazio stretto”.!
Quarta rivoluzione industriale, è quella che noi staremmo vivendo, si sta
discutendo se parlare di quarta o di un estensione delle terza, vedrebbe la
comparsa di innovazioni che fondono fra loro il mondo fisico (il mondo reale degli
impianti, le macchine) con il mondo digitale (il mondo virtuale, l’internet delle
cose, ad esempio i Big Data o la stampante 3D). !
Fino ad ora abbiamo usato il termine rivoluzione, dobliamo quindi interrogarci sul
significato di questa parola, perché ci serve a connotare dei processi che segnano
delle rotture nella storia, quelle che gli storici chiamano “discontinuità”. Non ci
sono strappi nella storia, la storia è il racconto basato su documenti. !
Per rivoluzione si intende un cambiamento radicale, basti pensare alla rivoluzione
francese. In occidente siamo figli della rivoluzione francese, dei suoi valori, che ci
hanno portato ad un’ideologia che ci rende profondamente dierenti da altri posti
del mondo. O per esempio la rivoluzione copernicana, ovvero la rivoluzione
scientifica, che ci fa ulteriormente cambiare universo, da economico, a politico, a
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TORIA ECONOMICA

Il sistema industriale ha un’anima, che è l’ impresa , ovvero l’istituzione di base per organizzare i fattori umani e tecnici della produzione. Questo vale sia che si tratti di una piccola impresa con pochi addetti, guidata con criteri familiari (caso italiano -> il nostro è un capitalismo caratterizzato dalla presenza dell’impresa familiare), sia che si tratti di un’azienda di grandi dimensioni con gerarchie manageriali (caso USA -> patria del big business). In questi due secoli circa, da quando si è cominciato ad osservare questo fenomeno di trasformazione strutturale delle principali economie, l’impresa è stata soggetta a grandi e continue trasformazioni, questi momenti sono individuabili nella prima , nella seconda e nella terza rivoluzione industriale , che costituiscono dei tornanti. Adesso si discute molto sul fatto se sia o meno in atto una quarta rivoluzione industriale, a cui si lega l’ industria 4.0 (o impresa 4.0), con tutta una serie di provvedimenti assunti dai vari governi per stimolare questi processi di innovazione ed informatizzazione all’interno delle aziende. In questo processo ci sono 3 momenti significativi e un quarto che stiamo vivendo, quando si collocano questi momenti? Questi fenomeni sono:

  • (^) Prima rivoluzione industriale , si ha nella seconda metà del ‘700 (18 secolo), gli studiosi continuano a discutere su una datazione più precisa (1770-1780). Nasce la fabbrica come la conosciamo noi, seppure è stata trasformata.
  • (^) Seconda rivoluzione industriale , è dovuta secondo Joseph Shumpeter (economista austriaco vissuto a cavallo fra gli ultimi decenni dell’800 e il 1950, che ha dato una lettura estremamente dinamica dei processi) vede un nuovo grappolo di innovazione, che si verifica negli ultimi decenni dell’800 e agli inizi del ‘900.
  • (^) Terza rivoluzione industriale , si ha a partire dalla seconda guerra mondiale, ed è caratterizzata dall’affermazione e dalla diffusione crescente di una nuova forma di energia che è il nucleare, del jet, del computer e della scienza dell’informazione, una serie di invenzioni e innovazioni che poi con internet hanno portato a quello che i sociologi chiamano il “villaggio globale” o “spazio stretto”.
  • (^) Quarta rivoluzione industriale , è quella che noi staremmo vivendo, si sta discutendo se parlare di quarta o di un estensione delle terza, vedrebbe la comparsa di innovazioni che fondono fra loro il mondo fisico (il mondo reale degli impianti, le macchine) con il mondo digitale (il mondo virtuale, l’internet delle cose, ad esempio i Big Data o la stampante 3D). Fino ad ora abbiamo usato il termine rivoluzione, dobliamo quindi interrogarci sul significato di questa parola, perché ci serve a connotare dei processi che segnano delle rotture nella storia, quelle che gli storici chiamano “discontinuità”. Non ci sono strappi nella storia, la storia è il racconto basato su documenti. Per rivoluzione si intende un cambiamento radicale, basti pensare alla rivoluzione francese. In occidente siamo figli della rivoluzione francese, dei suoi valori, che ci hanno portato ad un’ideologia che ci rende profondamente differenti da altri posti del mondo. O per esempio la rivoluzione copernicana, ovvero la rivoluzione scientifica, che ci fa ulteriormente cambiare universo, da economico, a politico, a

scientifico. Possiamo parlare addirittura di rivoluzione sessuale, che si compie dagli anni ’60, entrando nel campo della sociologia. Un altro esempio politico è il ‘700, il secolo delle 3 rivoluzioni, la rivoluzione americana, la rivoluzione industriale e la rivoluzione francese, che ci ha reso cittadini, soggetti di diritto. La rivoluzione è un profondo cambiamento, il cambiamento è profondo, è un cambiamento radicale, ma non immediato. Parlare di rivoluzione non implica che sia una cosa veloce e rapida, il concetto di rivoluzione si rifà alla profondità dei cambiamenti, e poi questi cambiamenti sono NON reversibili 1. Dopo la rivoluzione francese si fa un tentativo di tornare indietro, ma NON è mai stato possibile. Rivoluzione è un cambiamento profondo e irreversibili, in genere è un cambiamento che richiede del tempo in quando trasformazione e processo, ma qui sta la sua importanza. Nel passato, prima delle rivoluzione francese, non c’erano state altre rivolte? SI! Però non erano rivoluzioni, ed è per questo che i rivoltosi venivano presi e uccisi, per poi ritornare alla situazione precedente. Quando scoppia una rivolta nelle carceri, tutto torna al punto di partenza a un certo punto, in una rivoluzione si cambia radicalmente, senza mai tornare indietro. David Landes scrive un pamphlet intitolato “la favola del cavallo morto” rivolgendosi a una disputa tra storici dove si dice che sono state ricostruite dei dati sui redditi del ‘700, dicendo che non c’è mai stata la rivoluzione. Il cavallo morto è la rivoluzione, lui scrive quindi rivoluzione con la R maiuscola. LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Nel corso del 700, una serie di invenzioni e innovazioni 2 investono la manifattura del cotone in Inghilterra, dando luogo a un nuovo modo di produzione, il sistema di fabbrica. Il cotone però non fu l’unico settore toccato dalle innovazioni, perché toccato da invenzioni e innovazioni furono altri due settori: la meccanica e la metallurgia, e tutti questi assieme, rafforzandosi a vicenda, spostarono in avanti la frontiera tecnologica. Vengono presi in considerazione il settore tessile, metallurgico e il meccanico. Il numero e la varietà delle invenzioni e innovazioni è talmente elevato che è impossibile farne un elenco, nemmeno studiando storia della tecnica o della tecnologia, ma possono essere raggruppate in 3 principi:

- Uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica, il che comporta la sostituzione completa della fatica e dell’abilità dell’uomo, oppure la fatica degli animali, questi vengono rimpiazzati da macchine, che rispetto a loro sono rapide, precise, regolari e soprattutto infaticabili. L’uomo e gli animali per quanto tu possa sfruttarli, come è successo nel corso della prima rivoluzione industriale e come succede ancora oggi in vari posti del mondo, a un certo punto ha bisogno di interruzioni, di riposo, ecc. niente di tutto questo è necessario a una macchina - Vengono sostituite fonti inanimate di energia, in particolare i combustibili fossili, agli animali e agli uomini. Le fonti inanimate di energia si convertono in macchine (^1) rivoluzione vs rivolta : la rivoluzione è irreversibile, la rivolta generalmente riporta la situazione alle condizioni iniziali. (^2) innovazione vs invenzione: invenzione è qualcosa che parte da 0, l’innovazione è prendere qualcosa che esiste e migliorarlo, adattarlo economicamente e introdurlo nel sistema economico. L’innovazione è un processo di continui miglioramenti per aumentare i rendimenti di un oggetto, l’invenzione è il risultato di un processo creativo.

relativa dei fattori, perché l’importanza si sposta dal lavoro al capitale. Quando si parla di rivoluzione industriale non cambiano solo i mezzi di produzione, c’è un cambiamento importante anche nell’organizzazione, in altre parole nasce il sistema di fabbrica. L’organizzazione è diversa perché schiere di operai (disperati, proletari) sfruttati, in un unico luogo, che è la fabbrica, devono lavorare sotto al sorveglianza di un capo reparto o un capo operaio, sotto un sovrintendente e deve fare le operazioni richieste in base ad una precisa disciplina. La fabbrica come unità produttiva si contraddistingue per 3 aspetti:

- Concentramento della produzione, riunione della produzione in un unico luogo, la fabbrica - Mantenimento della disciplina, i lavoratori sono controllati e si muovo secondo ordini precisi - Impiego di macchine azionate da forza motrice, ovvero da energia meccanica Com’era l’industria prima dell’industrializzazione? Esistevano 3 forme principali (in base al tempo): - Artigianato urbano e le corporazioni 5 , l’importanza di questa forma di produzione cambia molto a seconda delle zone d’Europa, e cambia molto anche per un altra ragione, perché in alcuni paesi questa forma continuava a vivere mentre nasceva il sistema di fabbrica (dove lo sviluppo fu più precise), in altri casi i vecchi sistemi erano già scomparsi prima che apparissero le fabbriche (Italia, Francia). Le corporazioni nacquero nei centri urbani Europei e sono legate a un altro momento importante, la nascita dei comuni. I comuni sorgono a partire dalla metà dell’XI secolo e l’inizio del XII. Le corporazioni nascono nel XII secolo (1100-1200), È nei comuni (XI-XII sec,) che si sono cominciati a conquistare i diritti, perché il comune è il luogo della discussione e dello scontro. Città e cittadini sono un grande passo avanti perché vivono sulla produzione organizzata, in corporazioni e sul commercio (mercanti, banchieri). Le corporazioni all’inizio svolgono una serie di funzioni molto importanti per il progresso, queste funzioni sono: organizzare la formazione dei giovani, tutelare il livello di professionalità, procurare un mercato di sbocco per i prodotti, acquistare materie prime per tutti per ottenere prezzi più vantaggiosi, e soprattutto liberavano i membri della corporazione dagli obblighi feudali (ECCO PERCHÈ LA CORPORAZIONE È UN FATTORE DI DISGREGAZIONE DEL MONDO FEUDALE), in questo modo permettevano ai membri di partecipare al governo della città. Col passare del tempo questo sistema non si adatta e diventa un freno allo sviluppo. Le corporazioni le ritroveremo poi col fascismo, con le associazioni di lavoratori. Adesso si usa il termine “corporativo” in modo negativo, riferendosi agli scioperi e alle proteste per dire che i manifestanti pensano solo a sé stessi e ai propri lavori, con un approccio rigido. Questo nasce dalla rigidità che le corporazioni hanno assunto nel tempo, non dalle classiche corporazioni risalenti ai comuni. (^5) associazioni di mestiere, la corporazione riunisce persone appartenenti ad una stessa categoria professionale. In Inghilterra si chiamavano “guides”. C’erano corporazioni maggiori (lana, seta) e minori (cuoio).

- Industria rurale a domicilio , il termine proto-industrializzazione viene inventato da uno storico economico statunitense, Franklin Mendes, che scrive un articolo tratto dalla sua tesi di laurea dove usa il termine proto-industrializzazione, oggi usiamo il termine per connotare un particolare fenomeno. Mendes ci dice che già alla fine del ‘600 e nel primo periodo del ‘700 in diverse parti dell’Europa, in particolare dell’Europa occidentale, si avevano delle discrete concentrazioni di industria rurale a domicilio o proto-industrializzazione, nel settore tessile ma non solo. Ad esempio in Inghilterra e in certe zone del Belgio questo fenomeno era evidente, basti pensare alla produzione di tessuti di lino nelle fiandre. L’industria è definita rurale perché si svolgeva nella campagne, ed era organizzata dai c.d. mercanti imprenditori, questi portavano la materia prima a domicilio dei lavoratori, nelle campagne, quando poi era stata lavorata passava a ritirare il prodotto finito e lo smerciava sul mercato, anche in mercati molto lontani (differenza con il mercante medioevale, questo vendeva solo in ,mercati limitrofi, mai su mercati oltre oceano, anche perché non era stata ancora scoperta l’America). Questo tipo di industria, in alcuni casi, evolve nel sistema di fabbrica (Inghilterra). La proto-industria è la base del sistema di fabbrica. Il altri casi (lino in Irlanda), questo non accade. In genere in questo tipo di industria si usava il lavoro inferiore 6 , mentre gli uomini intervenivano nel momento in cui erano liberi dalla coltivazione dei campi e in questo modo integravano i loro redditi. Si trattava di un sistema molto flessibile, capace di assicurare la sussistenza ai lavoratori. Dal punto di vista del mercante imprenditore, questo era un sistema molto favorevole, perché essendo un attività residuale, il costo della manodopera era basso, e poi, rispetto al settore artigianale non aveva altri costi che la bottega implicava. Si ritiene che inizialmente la regione a più alta concentrazione industriale sul continente fosse la zona del Sambre Merge in Belgio. Nella zona attorno agli Eging, nel 1740, è stato calcolato che ci fossero circa 15 mila fabbricanti di chiodi a domicilio, strutture che somigliavano a fabbriche, dove gli artigiani si riunivano in un unico luogo per lavorare sotto la supervisione dell’imprenditore/sovrintendente. L’attività produttiva non avveniva utilizzando in maniera predominante le macchine, e anche semmai queste non erano azionate da energia meccanica, ma dalla forza umana. - Manifattura centralizzata , è un esempio particolare di proto-fabbriche è rappresentato dalle manifatture reali, in Francese “Manifacture Royal”, questo prototipo di fabbrica per far sì che il re potesse avere beni di lusso e potesse poi esportare questi beni di lusso. Per capire perché è importante l’esportazione oltre alla messa a disposizione di beni di alta qualità e di lusso, ad elevato valore aggiunto per la mobilità, per il re e per la corte, questi dovevano essere esportabili, per capire bisogna rifarsi alla dottrina economica di allora, cioè il mercantilismo, i pensatori del ‘500/‘600, devo asportare di più rispetto alle importazioni. Le manifatture reali mano il risultato di un volere del sovrano ed anche di un monopolio. Nel ‘500 il sovrano Francesco I aveva iniziato, il quale aveva chiamato in Francia gli artigiani italiani per impiegarli in queste manifatture che producevano beni ad alto valore aggiunto (di lusso), ovvero porcellane, vetri artistici, sete, tappezzerie, arazzi. Queste manifatture ebbero il massimo dell’affermazione sotto Luigi 14 (re sole) e sotto la guida del primo ministro delle (^6) donne e bambini

sottostare ai ritmi e ai tempi delle macchine e deve anche sottostare a un sistema organizzativo con una disciplina molto forte. La produzione avviene tramite una serie di operai salariati, che devono tutti seguire delle regole stabilite e sempre sotto il controllo o dell’imprenditore o dei sorveglianti o del capo reparto, i quali usavano allora anche dei sistemi molto precisi di coercizione morale e fisica. Sempre Landes ci scrive “la fabbrica era il nuovo genere di prigione e l’orologio un nuovo genere di carceriere”. Il passaggio è stato graduale, all’inizio sopravviveva l’industria a domicilio perché alcune macchina si possono impiantare nelle cantine o cottage delle case di montagna , il sistema diventa obsoleto quando si inizia ad applicare l’energia del vapore a queste macchine, ecco che la fabbrica ha partita vinta. Le macchine sono azionate da energia inanimata, e quindi puramente fisica, che è incompatibile con la produzione casalinga, quindi è l’affermazione dell’energia prodotta dal carbone con il vapore che sancisce la fine dell’industria rurale a domicilio. Il vapore era l’unica fonte di energia inanimata o già ne esistevano prima? Con la rivoluzione industriale usiamo i combustibili fossili, ma prima l’uomo sfruttava la forza motrice dell’acqua e del vento, tanto’è vero che nel medioevo c’erano i mulini ad acqua e i mulini a vento. Ovviamente il risultato era diverso da quello che otteniamo dalle macchine a vapore. La differenza enorme è che se il vento non c’era p c’erano periodi di siccità la produzione si fermava, invece, con la macchina a vapore ho sempre energia quando la voglio, non è soggetta agli agenti atmosferici e ai cambiamenti stagionali, se ne voglio di più brucio più carbone o compro più di una macchina. La macchina a vapore non fa più distinzione giorno o notte, quindi ho a disposizione fonti illimitate di energia, il problema erano i costi di impianto molto alti, ed era costoso anche farla lavorare, ecco che si osserva in un certo lasso di tempo che la tecnologia, le innovazioni accrescono l’efficienza e il rendimento della macchina, cercano di ridere la dimensione, migliorandola continuamente. Piccoli cambiamenti continui si andarono a unire alle grandi innovazioni, finché l’applicazione commerciale potesse avvenire su larga scala. Se la tecnologia diventa più complessa abbiamo bisogno di maggiori capitali. In questa fase, rispetto alle successive, domina il singolo proprietario/inventore, anche se molte volte si associa con qualcuno che gli fornisce i capitali. Dove trovano il capitale? Capitali familiari, doti delle mogli, aggregazioni di membri della famiglia o amici. Già qui vediamo una differenza nelle mentalità, gli inglesi erano molto disponibili a mettersi in associazione, mentre invece in Francia non ci fu questo atteggiamento. In Francia l’azienda familiare rimane quasi sempre chiusa agli estranei. In Inghilterra invece si aprono a qualcuno che si metta in società con loro in veste di finanziatore, o attraggano qualcuno con particolari capacità tecniche. Ma c’è un problema, ovvero un nodo istituzionale: Succede che un tale John Low, scozzese, fa una serie di speculazioni finanziarie e coinvolge in questi traffici una serie di compagnie di navigazione e le porta al fallimento. C’è un grave turbamento dei mercati finanziari del tempo provocato da questo, il parlamento inglese corre subito ai ripari e nel 1720 emana il Bubble Act , questa legge vietava la costituzione di società anonime (cioè si SPA) senza la chiara autorizzazione del

parlamento, il quale non aveva assolutamente voglia di concedere il permesso. Quindi la forma della società anonima è preclusa, quindi se la forma azionaria è fondamentale del sistema capitalistico, ecco che questa forma di società va a mancare perché vietata nei decenni in cui si attua la prima rivoluzione industriale. Gli storici si sono posti il problema, perché le imprese a questo punto possono essere o proprietà individuale o società di persone. Questo vincolo istituzionale ha costituito un impedimento alla rivoluzione industriale, ma non a tal punto. Perché si sviluppavano costantemente machine e tecnologie. Sarebbe stato più problematico durante la seconda rivoluzione industriale, dove però vengono consacrate le SPA. Il Bubble Ace viene abrogato nel 1825 , anche se rimangono sempre delle particolari procedure per le società anonime, un autorizzazione ci volle sempre fino al. 1844 , quando l’Inghilterra varò il Bank Act, e poi si affermò definitivamente il diritto alla costituzione di SPA attraverso una semplice registrazione nel 1856 , e poi il provvedimento fu generalizzato nel 1862. La metà dell’800 segna il trionfo delle SPA. Queste limitazioni, si ebbero solo in Inghilterra? NO, ci furano anche in altri paesi, ad esempio in Francia e in vari stati della Germania (non era unita ancora). Dopo la prima ondata di innovazioni tecnologiche (1780-1840 circa), si assiste a una nuova ondata di cambiamenti tecnologici, che però afferiscono sempre alla prima rivoluzione industriale. Nella seconda parte della prima rivoluzione industriale assistiamo alla nascita delle ferrovie , grazie all’implicazione del carbone nei trasporti. Il vapore viene anche applicato alla navigazione. Per quanto riguarda il sistema di comunicazioni nasce il telegrafo. Questa seconda fase, secondo la teoria dei cicli di Shumpeter si esaurisce, dando luogo alla grande depressione , una fase stagna che si colloca fra il 1873 e il 1896, a partire dal 1896 una nuova fase di crescita sostenuta, dovuta al fatto che a partire dagli anni ’90 dell’800 si ha un nuovo grappolo di innovazioni, siamo di fronte alla seconda rivoluzione industriale. Siamo di fronte a un nuovo momento di discontinuità.

L’elettricità non crea solo il settore elettrico (produzione e trasporto), vengono toccati anche gli altri settori tradizionali, perché inizieranno a sostituire l’energia del vapore con l’energia elettrica, anche per comodità. Cambia anche la leadership industriale, si sviluppano e si affermano nuovi paesi che adottano subito le nuove tecnologie e quindi si crea anche un cambiamento profondo nella supremazia industriale. l’Inghilterra perde la leadership in alcuni settori di punta, è disincentivata ad investire nelle nuove energie, e quindi in tutta una serie di settori viene superata da chi si è sviluppato dopo ed ha adottato tecnologie di frontiera, è questo il caso della Germania , che supera l’Inghilterra nella produzione di acciaio e nel settore chimico. Il fatto che l’Inghilterra sia ricca di risorse come il carbone l’ha disincentivata a rivolgersi all’elettricità. È disincentivata anche dal fatto che ha effettuato cospicui investimenti, ad esempio alla fine dell’800 l’Inghilterra ha una rete ferroviaria che è pressoché quella di oggi, ma i binari non sono di acciaio, non avrebbe avuto senso buttar via tutto e ricominciare da capo. Però le ferrovia sono meno efficienti di quei paesi che adottano le tecnologie più avanzate. La disponibilità di risorse a basso prezzo (carbone), gli investimenti già fatti, non incentiva la gran Bretagna a collocarsi sulla frontiera tecnologica. Quando scoppia la prima guerra mondiale l’Inghilterra diventa addirittura un paese importatore di acciai, mentre durante la prima rivoluzione industriale era la prima potenza esportatrice per il settore siderurgico. Un grandissimo storico, Tony Judt, scomparso 10 anni fa, così ci parla di Londra del secondo dopoguerra: “la Londra post bellica dove sono cresciuto era un mondo alimentato dal carbone e azionato dal vapore, nel quale i venditori ambulanti usavano ancora i cavalli, le automobili erano rare e i supermercati e gran parte di ciò che vendono sconosciuti; per la sua geografia sociale, il clima e l’ambiente, le relazioni di classe e gli allineamenti politici, le attività industriali e l’abitudine alla deferenza sociale, nel 1950 Londra sarebbe stata immediatamente riconoscibile a un osservatore di mezzo secolo prima ”. Ci dice che non si era ammodernata, e che quindi un osservatore del 1900 non avrebbe notato un granché di cambiamenti 50 anni dopo. l’Inghilterra vede un divario accentuarsi anche nei settori più progrediti, rispetto a quanto avviene in nuove realtà industriali (USA, Germania), gli inglesi continueranno a produrre, ma produrranno tecnologie meno sofisticate. La base della seconda rivoluzione industriale è la scienza , che viene incorporata nei processi produttivi. Se scienza->tecnica->industria, allora abbiamo bisogno di figure di riferimento:

- Scienziato - Ingegnere - Imprenditore Queste figure sono sempre più legate, hanno una crescente interazione, e quindi sempre più occorre che chi opera in fabbrica ai vari livelli abbia un adeguata formazione tecnico, scientifica o professionale. Diventa fondamentale l’ istruzione , l’addestramento degli operai. Sono importanti i politecnici. Questa importanza della conoscenza pesa a livello macroeconomico, quindi, la Germania, con un ottimo sistema di istruzione pubblica, è avvantaggiata. La Germania aveva anche un sistema di università, laboratori, scuole tecniche. La gran Bretagna non ha niente di tutto questo, ha un istruzione di base non obbligatoria e per giunta lasciata ai privati, ecco un altro elemento che fa la differenza. Questo sistema di

formazione e addestramento in Germania è riconosciuto dagli storici come uno dei fattori del successo della Germania. Il tema della formazione professionale ancora oggi è un problema, MA se aumenta il livello di istruzione aumenta anche il PIL, come ci dice il premio nobel Joseph Stieglitz con il suo libro “creare una società dell’apprendimento”, il sottolio “un nuovo approccio alla crescita, allo sviluppo e al processo sociale”, ecco l’importanza dell’istruzione e di come la ricchezza di una nazione dipenda dall’innovazione e dalla capacità di apprendimento della società. Il fatto di avere una buona istruzione e soprattutto aperta è sicuramente uno degli elementi del successo dell’economia (vedi USA). La seconda rivoluzione industriale vede si la nascita di nuovi settori, ma i vecchi non scompaiono, c’è semplicemente un articolazione del sistema industriale, accanto ai nuovi settori rimangono anche i settori tradizionali. Allo stesso modo, accanto alla grande impresa, continua ad operare la piccola impresa, che non scompare affatto, anzi magari fa da supporto alla grande, fornendo beni fondamentali e componenti per essa. La piccola impresa rimane insostituibile per tutta una serie di prodotti. Questa è l’età in cui si sviluppa il nostro paese, che compie i suoi passi verso la modernizzazione nell’età Giolittiana (primi 15 anni del ‘900), proprio se noi guardiamo i dati vediamo che è proprio a partire dalla fine dell’800 /1896-1898) che abbiamo la crescita e la svolta dell’Italia. Il nostro paese vedrà un mix di settore della prima e della seconda rivoluzione industriale, collocandosi all’avanguardia nel settore elettrico (ma meno in quello chimico). Vapore -> elettricità Ferro -> acciaio Telegrafo -> telefono

QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Esiste? Cosa si intende? Si intende, anche questa volta, un intreccio fra nuova scienza e nuova produzione. L’elemento caratterizzante è la connessione fra sistemi fisici e digitali. Il mondo delle macchine, degli impianti e dei computer. Gli elementi che caratterizzano, secondo il ministero, questo fenomeno sono:

- Connessione tra sistemi fisici e digitali - Analisi complesse attraverso big data - Adattamenti real time^15 Si ha l’utilizzo di macchinari connessi al web, si ha l’analisi di informazioni ricavate dalla rete, e si ha anche una gestione più flessibile del ciclo produttivo. Le tecnologie sono anche queste moltissime, un esempio tipico sono le stampanti 3D, i robot programmati per svolgere determinato funzioni, oppure il passaggio di determinati dati al cloud, e l’analisi dei dati sono in grado di rilevare punti di debolezza o forza nella produzione. Le conseguenze positive sono per esempio la possibilità di evitare guasti improvvisi attraverso una rete molto fitta di sensori. Una conseguenza negativa potrebbe essere l’effetto negativo sull’occupazione, e anche un aumento delle disuguaglianze, perché nella distribuzione della ricchezza prodotta, la quota che va al capitale è progressivamente crescente rispetto a quella che remunera il lavoro. Nel dicembre 2016, con la legge di bilancio 2017, il governo italiano ha lanciato il piano “industria 4.0” , un piano per consentire alle imprese di cogliere più facilmente le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale con una serie di misure organiche per favorire gli investimenti per le innovazioni e per la competitività. Il governo ha rimesso al centro la politica industriale. MA la prima volta che si parlò di industria 4.0 fu nel 2011 a Hannover alla fiera di tecnologia industriale. Allora si parlò della necessità di computerizzare la manifattura. Ecco da dove è nato il termine industria 4.0. A partire dalla prima rivoluzione industriale si assiste a una notevole crescita della ricchezza. Non esiste un unico modo di misurare le ricchezza, e nel corso del tempo sono stati effettuati vari tentativi, il problema esplode in maniera scientifica con Adam Smith. È un problema che ci accompagna ogni giorno, anche ieri, 3 ottobre 2021, il sole 24 ore pubblica “misurare ciò che conta al di là del PIL”. Redatto da 3 famosi economisti: Stieglitz, Fitoussi, e Martin Duran. Il PIL non da conto della complessità del sistema economico che si misura anche dal reddito medio delle famiglie, dall’efficienza della sanità, dalla resistenza individuale o collettiva a uno shock. Con la prima rivoluzione industriale cresce la ricchezza, e si misura guardando al reddito reale procapite 16 , ma questa non è un’operazione raffinata. Diciamo che il PIL fu messo appunto da Simon Kuznes (economista e storico dell’economia) che lo inventò nel 1934. Ma progressivamente sono nati (^15) in tempo reale (^16) il reddito viene preso al netto dell’inflazione, ed ogni singolo cittadino ne deve beneficiare. si guarda al reddito complessivo e si divide per la popolazione.

indici alternativi che vogliono calcolare la prosperità, oltre al PIL, che misura solo un quanto, gli indicatori alternativi si pongono un altro problema: Quanto sto bene? Non si guarda alla ricchezza. Una grossa critica venne fatta il 18 marzo 1968 da Bob Kennedy, dove lui si esprime duramente contro il PIL, il discorso viene tenuto all’università, ma il discorso cade 3 mesi prima di essere vittima di un attentato a Los Angeles. Il discorso citava: “ Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato all’eccellenza personale e ai valori della comunità in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l'anno, ma quel PIL - se giudichiamo gli USA in base ad esso - comprende anche l'inquinamento dell'aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Cresce con la produzione di napalm 17 , missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari o l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta ”. Per creare gli indicatori alternativi ci siamo posti un problema, quello della felicità , che ci appare come un concetto da bambini, ma in realtà la felicità ha notevoli implicazioni economiche. Il concetto di felicità dei popoli nasce nel ‘700 con l’illuminismo, e nella costituzione americana viene inserito addirittura il diritto al perseguimento della felicità. Già prima della costituzione americana, nella dichiarazione d’indipendenza (1776) già si parla di due cose molto importanti che gli americani vogliono perseguire: sicurezza e felicità. Ma verrà poi inserita nel 1791 nel corpus dei diritto nell’ambito dei 10 emendamenti (i nostri diritto fondamentali). Questo tema della felicità è studiato oggi da economisti che studiano economia civile, come Luigino Bruni e Stefano Zamagni che si occupano di un’economia a misura di persona. Bruni scrive l’opera “capitalismo infelice, vita umana e religione del profitto”. Questo tema della felicità o di introdurre altri parametri sta alla base della ricerca di indicatori alternativi al PIL, ed è stato proprio l’ISTAT che ha messo appunto il BES^18. Nel BES ci sono una serie di voci che vengono calcolate, in modo da rendere anche l’Italia un paese consapevole dei proprio punti di forza e delle (^17) gas tossico creato dagli stati uniti per la guerra in Vietnam (^18) benessere equo e sostenibile *** Non dobbiamo dimenticare che il ‘600 è il secolo d’oro dell’Olanda, e quando solitamente si ha una vistosa crescita economica come nell’Inghilterra elisabettiana, ci sono anche dei fenomeni culturali non meno importanti. Nel ‘600 era stata già creata la banca di Amsterdam, anche se non aveva ancora l’assetto di banca nazionale. Il processo di commercializzazione si

L’agricoltura è in grado di nutrire quella massa di lavoratori salariati che fa a tempo piano qualcos’altro.

- A sua volta, la popolazione dell’agricoltura è un mercato per la produzione dell’industria manifatturiera e dei servizi. Chi oggi lavora in agricoltura è chiaro che poi compra. - Il settore agricolo, fornendo un surplus, può fornire capitali da investire in altri settori, e questo sarà molto importante nella prima rivoluzione industriale. Può farlo attraverso investimento volontari o mediante prelievo fiscale (Giappone mette una tassa particolare sull’agricoltura in modo da drenare risorse per creazione di infrastrutture o capitale sociale). - Attraverso le esportazioni di prodotti agricoli, il settore dell’agricoltura può far affluire valuta straniera indispensabile agli altri settori, e quindi allo stato, per poter acquistare beni capitali o materie prime che non sono disponibili nel paese. Ci sono state delle campagne della coop per esempio, che i propri fagiolini li importa dal Burkina Faso. INGHILTERRA All’inizio dell’800 l’agricoltura inglese è già la più produttiva d’Europa, e questo fatto sta in stretta correlazione con l’industrializzazione. La popolazione dedita all’agricoltura, pur continuando a crescere in termini assoluti fino alla metà dell’800, dal tempo costituiva un surplus che poteva essere impiegato in attività non agricole. Non solo, allo stesso modo, l’agricoltura inglese soddisfaceva buona parte della domanda nazionale di generi alimentari e di alcune materie prime (lana, orzo e luppolo, ecc.). il settore agricolo fu anche un mercato per i prodotti dell’industria Brittanica, fu un mercato interno, e questo vale soprattutto sempre fino a circa la metà dell’800. Dopo la metà dell’800 divennero sempre più importanti i mercati esteri. Questa ricchezza che l’agricoltura è in grado di produrre contribuisce alla formazione di capitale sociale, e quindi alla costruzione di infrastrutture, in particolare prima i canali (1750) ma anche le strade a pedaggio e poi nell’800 le ferrovie. Questo ruolo dell’agricoltura nel continente non è uguale per tutti, le modalità non sono uguali, cambia a seconda delle diverse realtà. La Francia, ad esempio, segue una via opposta dall’Inghilterra. NON esiste un unico modo in cui si attua questo legame fra successo e miglioramenti in agricoltura e sviluppo industriale. Per tutti aumenta la produttività dell’agricoltura e aumenta l’industrializzazione, ma i modi sono diversi. I vari paesi si confrontano con le riforme agrarie, bisogna modificare un assetto di proprietà. Da noi, la riforma reale agraria arriva solo negli anni del boom economico, quindi nel secondo dopoguerra. Qle tipologie e le riforma sono alquanto differenti. MA la riforma agraria è un presupposto per perseguire miglioramenti nella produttività anche se non è detto poi che tutto risponda alle aspettative (Russia, fa la riforma ma deve farne altre perché la prima non gli viene bene, ha dei vincoli normativi che non portano alla risoluzione del problema). L’Inghilterra è il primo paese che si industrializza su larga scala. Alla fine del ‘ solamente il 60% circa della forza lavoro era addetto a produrre agricoltura, in termini assoluti, il numero di agricoltori cresca, ma cresce anche la popolazione, quindi diminuisce in termini relativi, perché gran parte della popolazione fa altre cose. La produttività cresce grazie a una serie di sperimentazioni effettuate per tentativi, con l’introduzione di nuove colture e sistemi di rotazione delle terre, io

non posso coltivare tutti gli anni perché il terreno, dopo che aveva prodotto bene per un anno, l’anno dopo produceva di meno, e così via. I contadini avevano imparato a suddividere la terra in modo da farla anche riposare, imparano anche le binarie, ternarie e l’uso dell’allevamento del bestiame, che fertilizza il suolo con il concime. Per fare tutto questo ci vogliono delle modifiche degli assetti istituzionali. In Inghilterra succede che sin dal ‘500 comincia un fenomeno che va sotto il nome di recinzione delle terre , un fenomeno di recinzione, ovvero vengono chiusi i terreni, vengono messi cancelli, reti per delineare la proprietà di un provato o società. Se si guarda al passato, funzionava che intorno a un borgo c’erano i cosiddetti campi aperti e in questi c’erano i piccoli contadini che avevano la proprietà di un pezzetto di terra, poi c’erano tanti altri che su queste terre comuni esercitavano dei diritti per consuetudine, portavano a pascolare gli animali, coltivavano qualcosa, raccoglievano la legna, avevano dei diritti consuetudinari. Con questo sistema, sarebbe stato impossibile ottenere il consenso di tutto ad ottenere qualcosa di nuovo, per culture e rotazioni. Era ingestibile la proprietà comune. Anche gli animali assolavano in greggi o mandrie comuni, oltre agli animali posseduti dai singoli contadini, non era possibile fare forme di coltivazione moderne, né produttive. Succede che a un certo punto i proprietari più ricchi, quelli che hanno maggiori appezzamenti di terra, recintano il proprio appezzamento e si appropriano delle terre comuni, che diventano proprietà private, e cominciano ad usarle con altri criteri. È chiaro che le resistenze a questo processo saranno molto forti, perché quei contadini che non avevano possedimenti in questi campi aperti ma solo dei diritti d’uso si trovano in difficoltà, non hanno più di che sostentarsi, e allora o si trasformano in salariato agricolo (vanno a fare i braccianti sul terreno di un proprietario) o cominciano a spostarsi nelle città perché nelle campagne non c’è più da mangiare, ed ecco che diventano manodopera per la crescente industria. Questo fenomeno si ha tra il XVI secolo e il XIX, da parte dei grandi proprietari terrieri inglesi, o dei più grandi rispetto al singolo borgo. In questo modo, è possibile fare una coltivazione intensiva dei terreni e quindi è possibile quella rivoluzione agraria che è il prerequisito dello sviluppo industriale, è un processo che parte del ‘500 e porta in Inghilterra all’abolizione delle terre di uso comune, e alla loro appropriazione. In questo modo si favorisce la nascita di grandi aziende agricola (farmer), i piccoli coltivatori diventano salariati agricoli, oppure migrano verso la città, dove questi sono a disposizione della nascente industria. Questo fenomeno delle recinzioni è un aspetto dell’ accumulazione originaria che precede lo sviluppo capitalistico. Si formano unità agricole relativamente estese al posto dei campi aperti. In Francia, per esempio, non si ha niente, ma la rivoluzione riaccese segnerà la vincita della piccola proprietà contadina. Queste recinzioni vengono dette volontarie , chi ha più potere recinta volontariamente, poi ci saranno le recinzioni oprate per legge del parlamento a partire dalla seconda metà del 700, fino al congresso di Vienna. Con questo cambia, ovviamente, anche il paesaggio. Ora non ci sono i borghi con i campi aperti ma le fattorie recintate , e quindi c’è tendenza a fare unità, quindi proprietà terriere sempre più grandi. Alcuni decenni fa gli storici pensavano che le campagne inglesi si fossero spopolate, adesso sappiamo che non è così, perché gli storici ritengono che le nuove tecniche di coltivazione legate alle recinzioni

nuova monarchia di tipo parlamentare, questo cambiamento istituzionale è importantissimo perché le finanze delle stato vengono sottoposte al controllo del parlamento, non solo, ma vengono anche separate le finanze, le spese del sovrano da quelle del paese. In questo modo, con questo controllo delle nascenti forze produttive, che sono presenti nel paese per esempio la nascente borghesia, controlla il re e contente al peso del debito pubblico di ridursi sensibilmente. Non solo, ma con questa operazione è chiaro che diventano disponibili capitali privati per gli investimenti, il privato cittadino, invece di sottoscrivere titoli del debito pubblico, si rivolge agli investimenti produttivi. Per quanto riguarda il sistema fiscale, questo era ovviamente molto diverso da quello attuale, perché venivano principalmente tassati i consumi, quindi in proporzione era colpita molto più la gente povera rispetto alle classi più abbienti. Non si tassava la ricchezza, quindi chi aveva alto reddito non pagavano le tasse o comunque ne pagavano poche. Comunque, questo controllo delle finanze, permise di accumulare dei maggiori capitali da investire, anche se tutt’oggi non sappiamo esattamente quanti di questi capitali furono diretti a finanziarie l’industria invece che essere investiti nel debito pubblico. Il territorio consentiva una buona rete, perché la gran Bretagna non ha le difficoltà che può presentare ad esempio la Svizzera per creare le infrastrutture, per il territorio geografico. Inoltre, i vari corsi d’acqua erano un metodo di trasporto diffuso, affidabile e a buon mercato, era un mezzo di trasporto ideale per traportare ad esempio merci molto voluminose e magari di modesto valore, pensiamo per esempio al carbone o altri materiali da costruzione. Inoltre, l’Inghilterra è un’isola, e quindi è difficilmente attaccabile, per questo, quando Hitler bombarda Londra, fu un pò come quando gli stati uniti videro attaccare le torri gemelle, ovvero un trauma. Il fatto di essere un’isola mette l’Inghilterra al riparo, ma soprattutto, oltre ad essere avvantaggiata coi nemici e nelle guerre, consente di avere anche un accesso al mare e all’oceano relativamente facile, attraverso un sistema a rete. Le merci possono essere trasportate sui fiumi, arrivano ai porti, ci sono estuari ben navigabili, e da lì possono prendere la via del mare. MA gli inglesi fanno un ulteriore passaggio, creano i canali, il ‘700 e in particolare la metà del secolo, segna la cosiddetta età dei canali. I canali sono dei corsi d’acqua navigabili costruiti dall’uomo che uniscono i fiumi con alcuni posti economicamente rilevanti, ad esempio la zona delle miniere. Attraverso i canali si collegano canali, fiumi e mare, quindi si crea una facile via di comunicazione e di trasporto fra le zone di produzione e i mercati di sbocco o di smistamento. L’età dei canali da un ulteriore spinta alle infrastrutture e anche all’economia del paese. Le società che investivano nei canali vengono autorizzate dal parlamento ad assumere la forma di società anonima, perché il parlamento ritiene che queste operino per il bene pubblico, ecco un caso di deroga massiccia al Bubble act, perché c’era da creare un sistema infrastrutturale che fa bene allo sviluppo del paese. Con la metà del ‘700 nascono molte società private che hanno come scopo il profitto anche perché gestiscono molte volte i canali medesimi, dopo la costruzione, attraverso la riscossione di pedaggi, in taluni casi, mettono su anche un sistema di barche e chiatte, quindi come una flotta fluviale, che effettua il servizio.

C’è un paese in fase di diversificazione che ha bisogno e che modifica la struttura economica del paese, qui cresce la domanda di trasporti, perché è un economia in crescita, e quindi c’è anche il problema delle vie terrestri: le strade non funzionavano, perché viaggiare era estremamente pericoloso. La manutenzione delle strade era affidata alle parrocchie, nel senso che ogni zona di amministrava le proprie, ma le strade erano dei brevi tratti molto insidiosi perché c’erano i banditi, molto sconnessi e molto maltenuti, avevamo qualche punto di ristoro, ma la gente al massimo andava a cavallo o con la carrozza, non è che in una giornata si facciano tanti km. Nel corso dei secoli viaggiano: i militari che si dovevano spostare per le guerre; i sovrani, soprattutto le donne quando erano date in moglie; i diplomatici; i pellegrini. Successivamente, ma abbastanza tardi grazie all’illuminismo, inizia il viaggio come forma di conoscenza, levarsi dall’ottenebramento della chiesa vuol dire portarsi nel mondo, scoprire il mondo, ecco che cominciano i viaggi, per esempio il viaggio in Italia che coronava il percorso degli intellettuali dell’epoca. Non nasce in ogni caso il turismo, questo inizia quando nasce la società di massa, nell’800/900. Da questo punto di vista l’Inghilterra è avvantaggiata rispetto al resto del mondo, perché ha messo difficoltà negli scambi. Qui capiamo perché le ferrovie furono una rivoluzione. Alla fine del ‘600 cominciano a nascere anche delle società che in qualche modo costruiscono i curano i primi tratti di strada, fino a quel momento, questi erano lasciati alle parrocchie o agli abitanti del luogo. Nelle varie modalità, per percorrere le strade, si doveva pagare un pedaggio, anche qui quindi si crea una rete di vie terrene. Anche se in numero limitato, continueranno ad aumentare le strade, e continueranno finché intorno agli anni 30 dell’800 sarà la ferrovia a trionfare come mezzo di trasporto. Invenzioni prima rivoluzione industriale - sintesi Alcune invenzioni furono decisiva per l’industrializzazione, specialmente per quanto riguarda i settori tessile, metallurgico e meccanico. Ci sono 2 invenzioni decisive, anche se non vengono capite subito, e questo richiama il concetto della differenza tra invenzione e innovazione. Alcune di queste invenzioni, invece, vennero capite al volo.

- La prima invenzione importante è il procedimento che consente al ferro di essere fuso non più con il carbone di legna ma con il carbon coke 20 , questo stacca l’industria siderurgica dal carbone di legna. I tentativi della sostituzione non erano di certo mancati in precedenza, ma erano sempre falliti a causa dell’impurità del carbone. Nel 1709 l’inglese proprietario di una ferriera Derby, riscalda il carbone in contenitore e questo procedimento consente di eliminare le imperfezioni sotto forma di gas, ottenendo come residuo il coke, che poi utilizza come combustibile per il procedimento che poi porterà alla produzione della ghisa grezza. Questo procedimento tarda ad affermarsi, ma viene adottato perché dietro la pressione della domanda il cartone di legna era troppo costoso. A partire dalla metà del secolo comincia a essere introdotto il carbon coke. Nel mentre si afferma il processo di puddellaggio e laminazione del coke, tutti i procedimenti messi (^20) carbone fossile