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sbobine delle lezioni, chiari e completi sino agli anni '30 del 900. Tommaso Bobbio
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L’India è uno stato vecchio di 70 anni e contiene 22 lingue ufficialmente riconosciute. L’induismo è la religione più diffusa, che, però, è un insieme variegato di cammini spirituali diversi e contrastanti tra loro. Nel momento in cui le società indiane si sono rapportate forzatamente con paesi esterni, hanno iniziato a chiamarlo induismo. Perfino il nome INDIA è un nome le cui origini non risalgono dall’India stessa, influiti perciò da forze esterne.
Se si parla del subcontinente indiano, si parla di tre paesi principali: Pakistan, India, Bangladesh. Questi 3 stati, fino allo scorso secolo, non esistevano. Il subcontinente indiano, con tutte le sue differenze, era un ambiente coeso. Le conseguenze del colonialismo britannico lasciarono inizialmente il subcontinente con solo il Pakistan e India, fino agli anni ‘70, quando il Pakistan cedette parte del suo territorio, che poi divenne il Bangladesh. Negli ultimi anni, a causa di ciò, si assiste ad una violenza collettiva che non riguarda solo il subcontinente indiano, ma tutti noi. I conflitti coinvolgono sempre di più le popolazioni civili e l’India ne è stata protagonista.
Il primo ministro indiano in carica si chiama Narendra Modi, ha vinto tre elezioni di fila. È l'esponente di un partito politico: BJP, che significa partito del popolo indiano. È un partito tendente a destra con una retorica nazionalista. Considera come nazione indiana solo gli appartenenti alle popolazioni indù (circa il 60-70% della popolazione). Gli altri vengono visti come estranei, che appartengono più o meno allo stato e alla nazione. Questa idea ha origine nel periodo coloniale, in una interpretazione molto netta del continente subcontinente indiano, in particolare riferentesi al periodo in cui l'Islam si radica nel continente, diventando una delle religioni più diffuse.L'Islam è fatto di interpretazioni di dotti e scritture, di leggi e di norme. Nel momento in cui è penetrato, è avvenuto un incontro tra le dottrine religiose molto diverse tra loro (induisti e musulmani), dando luce ad altre dottrine.
È una storia di un incontro e scambio tra persone e religioni, che ad un certo punto viene vista come una conquista, come una invasione, e quindi hanno iniziato a rileggere la storia del subcontinente indiano da circa l'anno 1000, segnando quell'anno come il momento in cui la pace nel subcontinente venne spezzata dall'arrivo dell'Islam. Si parla quindi, nelle narrazioni di politici come Modi, di una storia fatta di invasioni, di un popolo soggiogato per mille anni, fino al
500 anni di dominio da popolazioni musulmane vengono poi seguiti da secoli in cui l'impero britannico detiene il potere.
La domanda da porsi è: Tutti quelli che non sono indu quindi sono discendenti dagli invasori? La narrazione di Narendra Modi gira attorno a questa visione. Chi non appartiene nel gruppo indù viene visto come una minaccia.
E’ l'anno in cui un condottiere invase l'India per l'ultima volta, dopo dieci/undici invasioni. Il condottiere era chiamato Mahmud di Ghazna. Era sovrano di un regno sostanzialmente montuoso, perciò le pianure del subcontinente indiano erano un territorio ricchissimo e fonte di reddito. Scende tutta la pianura dell'est, arriva fino al golfo, compie una serie di razzie, carica sui suoi carri quello che trovava e se ne va, tornando nei suoi territori. Sappiamo inoltre che aveva distrutto un luogo di culto, che era anche un centro di commercio vivo e brulicante di scambi.
Per altri 100 anni nessuno avrebbe messo più piede nel subcontinente. L'obiettivo di Mahmud, però, a differenza di ciò che Modi e il nazionalismo indiano vuole raccontare, non era quello di convertire la popolazione all'Islam (definita come la religione dei conquistatori da parte degli indiani) e di colonizzare le terre, ma solo quello di accumulare ricchezze per il proprio territorio.
Mahmud era interessato veramente a ciò che era a est della valle di Ghazna. A lui interessava assumere potere contro l'impero califfato, che era anche la sede del potere religioso islamico. Per legittimare il proprio potere, aveva bisogno di legittimarsi anche lui come sovrano, proprio perché essere sovrano significava avere anche potere religioso, essere quindi la massima carica religiosa. Per potersi definire un sultano, allora le sue campagne militari devono essere anche considerate religiosi; i biografi di Mahmud ci raccontano la distruzione del tempio di Somnath come la distruzione di un luogo pagano per commettere un atto di fede e per convertirli alla religione dell'Islam, ma in realtà a lui interessavano solo le ricchezze del tempio.
(Il tempio è significativo perché nell'800, quando gli inglesi arriveranno in India, avranno di nuovo a che fare con quel tempio; quando diventerà indipendente, una delle prime iniziative dei politici sarà ricostruire il tempio.)
L'impresa di Mahmud è ancora usata come narrazione per simboleggiare l'inizio della fine dell'età d'oro dell'India, ma non è andata proprio così. Ce lo dicono alcune iscrizioni su pietra trovate in alcuni templi intorno allo stato di Somnath. Raccontano di come il tempio fosse stato ricostruito più volte nel corso degli anni, dopo essere abbattuto e ricostruito in continuazione, e nessuna delle iscrizioni parlavano di Mahmud. Perciò il suo arrivo nel subcontinente è stato probabilmente meno significativo di quanto il governo Indiano vuole fare credere.
l'Islam in India, perciò, non inizia con Mahmud, infatti era arrivato già da molto prima, almeno da due secoli. Esistevano più comunità di varie religioni in tutto il subcontinente, in pace tra loro. Somnath Ormuz → gli indiani costruirono lì una moschea per permettere ai mercanti musulmani di pregare.
E’ vero che si trattava di un sistema di gerarchia sociale tra gruppi considerati generalmente chiusi, ad ognuno con una corrispettiva forma di prestigio., ma non bisogna pensare a questi sistema come blocchi chiusi all’esterno ed omogenei all’interno: questa è una rappresentazione europea. La parola “casta” veniva usata dai portoghesi. La usavano per classificare la specie/razza, anche per le piante. I portoghesi nel 1500 vedevano una netta divisione in gruppi sociali, quindi non sapendo, né capendo, definirono questi gruppi come “caste”. In realtà in India si parla di SISTEMA VARNA JATI Il sistema varna-jati si riferisce alla stratificazione sociale in India, dove Varna è la divisione ideale e religiosa in quattro grandi classi (Brahmani, Kshatriya, Vaishya, Shudra) basata su ruoli spirituali e compiti, mentre Jati è la classificazione storico-sociale concreta e più complessa, composta da migliaia di sottocaste che determinano lo status sociale, le professioni e le relazioni di un individuo, spesso in modo ereditario e molto più rigido. Varna = legato ai colori in riferimento alla purezza, dal chiaro allo scuro. Si legge dei Varna già nei Veda, letture antiche. Immaginare la società come un corpo. Ad ogni parte corrisponde un livello di purezza, religiosità. La testa è la parte più pura.
Corrispondono a parti del corpo di un essere supremo e rappresentano funzioni specifiche:
● Brahmani: Sacerdoti, insegnanti, intellettuali. Sono i detentori del sapere rituale, della conoscenza (la testa) ● Kshatriya: Guerrieri, governanti, nobili. Corrispondono alla protezione (le braccia)
● Vaishya: Agricoltori, mercanti, artigiani. Lavoratori con funzioni diverse in base al livello di purezza della professione che svolgono (le gambe) ● Shudra: Servi, lavoratori, artigiani: la manovalanza (i piedi)
corpo. Non hanno collocazione alcuna in società. Gli sono associate le professioni più degradanti (es spazzini, fogne). Spesso sono anche i più poveri. Ci sono pochi dalit che ricoprono ruoli di prestigio (es docenti). Tutti hanno accesso allo studio, ma vi è sempre pregiudizio nei loro confronti. In molte città/villaggi vivono proprio ai margini.
Jati è una categoria che si evolve col tempo. Rispecchiava principalmente il lavoro. Una jati è un gruppo di persone che svolge lo stesso lavoro e si unisce in una sorta di mutuo-aiuto (es jati dei fabbri, dei contadini, dei guerrieri ecc… ce ne sono migliaia in tutta l’India). Sono le "classi" o sottocaste concrete che costituiscono la società reale, con un numero molto più elevato e diversificato rispetto alle Varna. Si basano su criteri socio-economici, occupazionali e di discendenza. Hanno un significato più pratico e storico, dettando le relazioni sociali, le professioni e i matrimoni all'interno di una comunità ristretta. Le Jati sono spesso raggruppate all'interno delle più ampie categorie Varna, ma possono anche esistere al di fuori di esse, come nel caso dei Dalits ("intoccabili"), un gruppo escluso dalle quattro Varna. Ad una determinata jati non per forza corrisponde una Varna, o, magari, non è uguale in tutta l’India. La fine del 1^ millennio d.C. è un periodo in cui il sistema delle caste si irrigidisce e si cristallizza nelle mani dei gruppi più forti: i brahmani e gli kshatriyas.
L’induismo fino alla fine del 1^ millennio fu una “costellazione” di percorsi spirituali che hanno matrice comune nella venerazione di figure divine con riti ecc: non era una religione vera e propria come la intendiamo noi (non c’era un sistema riconosciuto e condiviso di pratiche e rituali). L’idea era cercare di arrivare al contatto col divino nel modo più diretto possibile, senza mediazione alcuna. L’induismo inizia a diventare qualcosa di più durante la “transizione medioevale”: vari secoli nei quali la società si strutturò maggiormente anche in funzione della divisione in caste. I brahmani, in quanto sacerdoti, fornivano legittimità agli kshatriya in quanto dominatori, in cambio la dinastia locale forniva terreni per i templi e permetteva che potessero riscuotere le offerte dei fedeli.
-buoni traffici commerciali: un impero forte riesce a difendere le carovane e garantire un buono commercio
Tempio che si trova in una zona in cui ci furono insediamenti umani sin dal 3^ millennio a.C., quindi una zona già abitata da società urbane complesse. Essendo anche sul mare, verso la penisola araba e il golfo persico, già nel 2^ secolo a.C. era un tempio che attirava pellegrini e fedeli, nonché anche una zona di scambio. Quando si espanse l’Islam, questo si diffuse anche grazie ai commercianti. La dinastia regnante Chalukya costruì una rete di strade che collegasse a nord il tempio per favorire le vie commerciali. Si narra fosse una zona molto ricca, soprattutto , appunto, vicino al tempio. Il tempio venne ricostruito tra il 1947 e il 1950, gli anni in cui l’India torna ad essere indipendente dopo due secoli di colonialismo inglese. Venne scelto proprio questo tempio da ricostruire perché pareva il punto da cui iniziò la dominazione.
Mahmud di Ghazni puntava più a ovest. Combatté contro il Califfato di Abbaside. Molti suoi soldati erano hindu: Mahmud non pretendeva che si convertissero. Nel 1024/1026 ci fu la sua ultima invasione nel sub-continente e da lì l’India non ebbe più invasioni da parte di generali afghani. Dopo di lui molti dei domini distrutti si ricostruirono. Nel 1192 il generale GHURI invase di nuovo l’India e conquistò Delhi. Divise il regno tra i suoi discendenti e lasciò una parte con centro di potere proprio a Delhi. Egli ha bisogno di risorse per respingere Genghis Khan e i mongoli da Nord. Nel 1221 Genghis Khan proverà ad entrare in India, ma verrà sconfitto. Ghuri si fermò in India per ragioni di instabilità politica che caratterizzavano quella che è l’attuale Persia, anche perché quella parte di mondo si trovava a interfacciarsi con le invasioni dell’esercito di Genghis Khan. Le invasioni mongole non comprendevano l’India perché vennero fermate da Mahmud Ghori. Venne dato origine al sultanato di Dehli, che durerà fino all’inizio del
-questi movimenti, che partivano dal basso, rivendicavano la volontà di voler diffondere il sapere tramite le lingue locali -contestavano che ci dovesse essere una sola religione del sapere (l’Islam)
Bhakti è una parola che appartiene all’ambito semantico della devozione, della spinta verso la spiritualità. Rivendicavano il fatto che la vera religiosità fosse solo quella manifestata tramite conoscenza esperienziale del Divino. Molti santoni si riferivano indistintamente all’hindù e all’Islam, perché Dio è uno, indipendentemente dal luogo di culto o dal nome che gli si attribuisce. Erano movimenti spontanei, a critica dell’ordine prestabilito. Si radunavano intorno a figure carismatiche e non seguivano un ordine particolare. Ebbero grande seguito tra gli strati più bassi della società. Kabin fu uno di questi famosi santoni. Usavano musica, canti e poesie che parlavano del votarsi verso il Divino. Rappresentavano una forma di espressione religiosa e culturale che mostrasse come a livello popolare Islam e Hindù non fossero in contrasto tra loro ma potessero camminare insieme. Anche in ambito letterario, l’Islam sotto il sultanato di Dehli era una religione del continente.
→ mappa su quanto più o meno fosse popolato il mondo in quegli anni: tendenzialmente poco popolato rispetto ad oggi. Ci fa capire anche quanto le vie carovaniere passassero in mezzo a zone poco popolate.
-migrazione dall’anno 1000 attraverso campagne militari, si spostarono milioni di persone attraversando l’Eurasia; -cambiamento dei sistemi di potere. Durante il sultanato di Delhi nacque una forma di organizzazione statale, con esercito permanente e una forma di potere strutturata Questa fase termina con TAMERLANO (Timur): egli riuscì a entrare nel sub-continente e si arrivò nuovamente ad una fase di cambiamento.
[Oggi in India elezioni a suffragio universale. Ci sono due camere che compongono il Governo indiano. E’ una democrazia parlamentare. Il partito di maggioranza elegge il parlamento. Differisce la noi la legge elettorale: ci mettono 3 mesi a votare. E’ un sistema maggioritario.]
Tra il 1370 e il 1404 Timur intraprende campagne militari e conquiste che riguardano il mondo del centro asia degli imperi mongoli e il territorio della persia. In che modo riguarda il sultanato di Delhi? Timur invade anche il sub continente e arriva a Nuova Delhi, la saccheggia, ma come era già capitato 300 anni prima con Mahmud di Ghazni, non mirava a stabilirsi lì, una volta
Le lingue parlate dalle persone in questo periodo fioriscono perché nelle varie regioni, i vari sultani costruiscono confini sempre più definiti, per consolidare proprio potere interno, ma internamente diventano anche padroni delle arti e della cultura. Ancora oggi in quasi tutte le regioni dell’India si parla una lingua diversa, con alfabeti diversi, culture diverse ecc. Tutto ciò rispecchia quelle che erano le divisioni presenti durante il sultanato e nel periodo successivo.
In questo secolo e mezzo, la questione della rappresentazione dell’autorità del potere diventa sempre più importante. Non è più solo una questione di dominio sugli altri. Riguarda molto il modo in cui gli Stati si costruiscono: non solo attraverso consolidamento del dominio militare ma anche mettendo in scena il potere in modo sempre più canonizzato e riconoscibile, in modo che lo stato sia riconoscibile dalle persone in modo sempre più chiaro. Quella che è la guida politica, militare e religiosa si incarna nella figura del sultano. Tutti potevano così riconoscerla, anche attraverso i simboli che indossa. Ciascun suddito del sultanato, della provincia poteva sapere chi fosse il regnante ma anche capire quale fosse il suo ruolo, quale potere rappresentasse. Questo è il passaggio che ci porta verso gli Stati moderni: struttura che esiste a prescindere dalle persone che la compongono. Lo fa attraverso rituali chiamati DARBAR= che significa la corte del sultano/vari governatori delle province, ma anche il rituale che rende la corte quello che è, perché non è solo un luogo fisico ma il rituale che fa sì che l’autorità si incontri con i suoi sudditi e li riceve. Significa che se il sultano si trova in giro per campagna militare, il sultano si incontra con i suoi sudditi allestendo ad esempio un tendone. Cosa fa con i sudditi? Durante il darbar conferisce le cariche pubbliche, in pubblico. Avvengono tramite rituali codificati che solitamente avvengono tramite scambi di doni. Il dono da parte del suddito rappresenta il riconoscimento dell’autorità, riconoscere il ruolo del sultano. Egli dà al suddito dei doni che sanciscono il fatto che questo avesse un determinato ruolo e lo si riconoscesse ad esempio come esattore delle tasse. Il fatto che il rituale rimanesse sempre uguale, faceva sì che i sudditi riconoscessero di essere sempre all'interno del sultanato, con un certo tipo di regole ecc Quando gli inglesi iniziarono a conquistare India, partecipavano ai darbar. La regina Vittoria si fece incoronare regina organizzando un darbar, con una cerimonia che rispecchiasse proprio il codice e i modi delle cerimonie darbar del 1700.
Il sultano conduceva una vita pubblica, l’unico momento/spazio privato era il gabinetto: quando si riuniva con i suoi consiglieri più stretti per parlare di questioni di Stato.
Molti stati si rendono autonomi e ciò fa sì che ci fossero sempre più guerre, accordi incrociati ecc: periodo di grande instabilità soprattutto a Nord. Durò fino a inizio 16^ secolo, quando alcuni nobili chiedono l’intervento del regnante di un piccolo regno di Kandahar e Kabul: BABUR. Egli scese con il suo esercito e nella città di si svolge una battaglia in cui il sultano viene sconfitto e Babur decide di annettere la zona al proprio regno: Si forma la prima formazione di un primo impero che regnerà fino al ‘700 e si fece chiamare dinastia MUGHAL. Dinastia che richiama discendenza diretta da Timur e che di fatto arriverà a conquistare per la prima volta anche più a sud. Nel ‘700 inizia a disgregarsi, ma rimane, soprattutto dal punto di vista politico, punto di riferimento per tutto il ‘600 e parte del ‘700. Quando gli inglesi arrivano e conquistano il sub continente lasciano sul trono Mughal. Gli inglesi si fanno nominare governati sul Bengala da lui. Babur muore dopo la battaglia ???? Suo figlio Humayun, secondo imperatore e grande uomo di cultura,per circa 25 anni si trova coinvolto in guerre per consolidare e stabilire il suo regno. Nel 1555 sposta la capitale del suo regno da Kabul a Delhi. Da Humayun in poi l’impero MUGHAL divenne uno stato vero e proprio. Akabar, suo figlio, fu uno degli uomini più ricchi del suo tempo. L’impero MUGHAL divenne una delle economie più importanti al mondo. Di fatto tutta l'Europa vuole commerciare con l’India e con la Cina. Spagnoli, Portoghesi, Inglesi e irlandesi cercano di costruire cittadelle nel sub-continente ma sempre e solo se autorizzati dall’imperatore e sempre in posizione di inferiorità. Akbar capisce che una delle debolezze del sultanato di Delhi era stata quella di attribuire ruoli delegando troppo potere a persone che poi si tengono quel potere per rendersi autonomi. Ciò succede perché la maggior parte delle cariche si trasmetteva per via ereditaria: i governatori delle province trasmettevano carica ai propri figli e quindi le famiglie si radicavano su quei territori. Questa ereditarietà e questo legame col territorio faceva sì che poi il centro del potere avesse poco controllo sui vari territori
Sotto Jahangir e Shah Jahan l’impero era molto ricco e anche punto di riferimento della bellezza per i paesi occidentali Essi proseguono con l’opera di consolidamento del potere, costruzione della struttura dello stato moderno e riconoscibile alle varie persone che ne ricoprono le cariche e ne fanno parte. Shah Jahan ci teneva a bilanciare dal punto di vista etnico e religioso le cariche dello stato. Nel 1655 Shah Jahan per 15 giorni non si espone alla finestra, questo viene interpretato dai suoi figli come segno che stesse morendo e si scatena una guerra per due anni in cui due dei suoi figli riescono a radunare grandi eserciti. Uno dei due vince, Aurangzeb e uccide il fratello. Nel frattempo Shah Jahan si riprende, ma suo figlio lo fa imprigionare fino alla sua morte. Aurangzeb portò alla massima espansione l’impero. Egli era molto bigotto, molto orientato verso la religione musulmana.
07/ Inzio epoca coloniale molto legata al periodo dell’impero Moghul. Molti delle questioni che vengono fuori nel periodo coloniale le troviamo nell’India post coloniale (dopo gli anni ‘60 del ‘900). Durante l’impero Moghul vi era uno stato con forte apparato burocratico in grado di controllare in modo unitario il territorio, si struttura uno stato visibile e riconoscibile indipendentemente da chi ne faceva parte. Questo segnò cambiamento strutturale nel modo in cui la società era organizzata. L’impero Moghul e altre formazioni imperiali in Asia (Cina e Giappone) si consolidano come le economie in grado di produrre più beni che interessano e vengono esportati in tutto il mondo.
Alla morte di Shah Jahan (che in realtà non era ancora morto) gli successe il figlio Aurangzeb. Durante i quasi 50 anni del suo regno, l’impero raggiunge la massima espansione territoriale, economico e dei commerci. Per mantenere un impero così grande passa gli ultimi 3 decenni della sua vita lontano dalla capitale delhi e sempre cercando di sedare le ribellioni che si manifestavano nel suo impero: in particolare nella parte bassa del sub-continente in cui c’era un gruppo di clan, di contadini che si armavano (i Maratha) e organizzarono la loro resistenza con attacchi e fuga nei confronti dell’esercito imperiale. Riuscirò a mettere in crisi l’esercito e togliere all’autorità imperiale porzioni di territorio. La ribellione MAratha darà origine ad una confederazione di vari clan che per tutto il ‘700 restarono uniti contro l’impero Moghul. I maratha con il loro primo leader Shivaji contrastano l'impero moghul sul piano militare ma anche
sull’idea che l’impero dovesse avere autorità sui territori propri dei maratha. Lo fanno su un'idea religiosa che l’impero facesse ciò per una sorta di idea religiosa. Aurangzeb coinvolge nell’amministrazione statale i vari gruppi aristocratici anche se non sono musulmani, ma a differenza dei suoi predecessori, assume su di sé un’immagine religiosa, con una connotazione molto ortodossa dell’Islam: lui ha come obiettivo quello di governare in maniera giusta. Voleva essere un imperatore giusto nei confronti dei suoi sudditi. Questa idea di giustizia lo si trova all’interno di un discorso religioso (la giustizia verso i sudditi deriva dal fatto che lui fosse un uomo con una giusta morale che seguiva la sua religione). Aurangzeb si identifica come figura di uomo religioso in primis poi come guida militare, sociale e politica I maratha contrastano Aurangzeb affermando di voler imporre loro una morale religiosa islamica che non era la loro. L’impero Moghul non fu un impero di fondamentalismo religioso. Ciò che animava le rivolte dei maratha era l’intento di rendersi indipendenti dal centro dell’impero Moghul, non dover più versare le tasse all’impero. Il sistema che poi i maratha instaurarono però non fu “migliore” di quello dei moghul. Aurangzeb si trovò a combattere anche nel Punjab dove clan in rivolta si aggregano intorno all’idea di appartenere a un territorio e a una comunità che ha delle specificità rispetto al resto del territorio. Il sikhismo è una religione che nel regno di Aurangzeb si aggrega e si compatta molto in religione al territorio del Punjab. Nasce il movimento che all’epoca nel 15^sec, si concentra nell’area nord del sub continente Critica da un lato la gerarchia del sistema delle caste e alcune rigidità dottrinali delle religioni rivelate, col passare dei secoli, di guida in guida si struttura sempre più. Verso gli anni centrali del, 17^sec adotta un libro di riferimento, simboli che chi appartiene alla comunità sik indossa (pugnale, bracciale, turbante, cognomi e nomi particolari). Nel corso dei secoli il sikhismo, strutturandosi come religione in cui bisogna adottare dei simboli, diventa elemento che identifica l’appartenenza di un gruppo di persone ad una comunità. Per i sik combattere Aurangzeb è anche reclamare il fatto che in quanto sikh si appartiene ad una comunità di persone ma anche ad un territorio che quindi deve essere gestito dalla comunità stessa. Quindi Aurangzeb si trova a combattere da inizio anni ‘70 in poi ribellioni in tutto l’impero: l’impero si espande ma al suo interno si indebolisce.
La circolazione di argento in Europa era scarsa. Per i tessuti prodotti in Inghilterra c’era meno mercato. Le persone chiedevano meno i tessuti britannici rispetto a quelli importati dall’India. Già a fine ‘600 e inizio ‘700 questo era un problema che riguardava le economie europee, in particolare britanniche. Gli inglesi cercarono di ribilanciare gli equilibri. Gli inglesi sono dentro alla tratta degli schiavi. Punteranno poi a sostituire l’argento con altro. Nel corso del ‘700 vedremo come avere il controllo di parti del territorio indiano servisse per non dover pagare i prodotti e avere beni da scambiare con altri prodotti presenti in Asia e avere altri prodotti che potessero interessare di più: l’oppio diventa la moneta di scambio che gli inglesi usano per i commerci. L’oppio è quello che fa maggiore volume di commercio. A fine ‘700 le navi partivano vuote dall’inghilterra e tornavano sempre più cariche. Il volume di argento che esce dall’inghilterra era pochissimo. Nel ‘700 india e Cina facevano metà dell’economia globale. Quando Aurangzeb muore in europa si sta discutendo se continuare a importare cotone e come tassarlo, se strofinare la fuga dell’argento dall’europa. In India invece, molte zone dell’impero iniziano a dichiararsi indipendenti. I Maratha iniziano a controllare zone sempre più ampie di territorio. I sikh del punjab anche si dichiarano indipendenti. Altre province dell’impero, tra cui il Bengala, si dichiararono indipendenti. Nel momento in cui si rendono autonomi, rompono anche la regola che le cariche fossero nominate dal sovrano e non fossero ereditarie. I successori di Aurangzeb erano imperatori con poca personalità, incapaci, che si facevano guerre tra cugini. Venivano eletti che erano poco più che bambini e quindi veniva nominato un reggente. Situazione di instabilità politica. Per mantenere tutti questi eserciti in guerra, si dovevano investire molti soldi. Si apre una fase di guerre intestine, per cui lo stesso centro dell’impero non è ben difeso dall'esercito Moghul: prima saccheggiata dai Maratha e poi razziata e depredata da un esercito di quello che è l'imperatore iraniano che attraversando l’Afghanistan invade e saccheggia Delhi, uccide persone, svuotando le casse imperiali. Priva l’imperatore delle sue ricchezze, tra cui il trono del pavone (trono con un baldacchino fatto con circa 12 tonnellate di oro e pietre preziose. C’era il diamante coinor, che di dice arrivò poi ad adornare la corona della regina Vittoria).
08/ Consiglio libro “fumo e ceneri” di Amitav Ghosh Consiglio libro “anarchia” di William Dalrymple
Lo sviluppo e l’espansione dei commerci avvengono in parallelo e in funzione dell’espansione territoriale degli inglesi nel sub continente. L’impero Moghul si indebolisce e non riesce più a controllare il territorio. In una situazione di poco controllo, provano a inserirsi gli europei. Fino al 1500 e buona parte del ‘600 le potenze europee che danno una spinta alle economie globali sono portoghesi e spagnoli. Le cose cambiano nel corso del ‘600 perché prima olandesi poi inglesi e francesi danno il via alle compagnie di commercio. Le compagnie delle Indie (inglesi, francesi, olandesi). Gli olandesi espandono i loro commerci verso l’India e il sud-est asiatico ( indonesia, sri lanka): l’olanda e i paesi bassi diventano la più forte potenza nel ‘600. Queste compagnie erano private, in particolare quella inglese non è governata in nessun modo dalla corona britannica, si crea letteralmente per iniziativa di alcuni commercianti privati che radunano persone che investono soldi nel comprare e armare una nave per andare verso il sud est asiatico con un fondo di argento da investire, comprare merci, tornare in patria e rivenderle. La compagnia delle indie inglese avrà come primo obiettivo dare da concorrente per il mercato europeo alla compagnia olandese. La compagnia inglese è privata agisce solo ed esclusivamente al fine di generare profitti. INglesi, portoghesi e olandesi dscatenano una compatizione commerciale ma spesso anche armata: sono all’ordine del giorno atti di pirateria, le navi spesso ospitano contingenti armati che non sono l’esercito della corona, ma mercenari armati. Diventa anche pratica comune imporre i propri commerci nelle popolazioni locali, spesso delle isolette. Gli inglesi riescono a commerciare e avanzare anche perché impongono le proprie merci. La compagnia olandese, e poi quella francese, sono compagnie private, ma lo Stato è come se fosse “sponsor”. Il contratto che la compagnia inglese stipula con il governo ha come clausola fondamentale quella di garantire il monopolio delle navi inglesi di commerciare in asia ( se sono un commerciante inglese e voglio commerciare in asia devo obbligatoriamente associarmi alla compagnia delle Indie inglese). Nel frattempo, il governo francese inizia ad espandere interessi commerciali in Asia. Si crea una situazione per cui i francesi avevano la loro base principale in una città molto vicina a quella degli inglesi ( gli olandesi invece erano più collocati in Sri Lanka). In questa situazione intorno alla metà del ‘700, sono inglesi e francesi che cominciano a competere sempre di più, anche rispetto a quanto riuscissero a influenzare su produzione e prezzi di vendita nel sub continente. Questo può succedere anche per via della situazione di instabilità politica del territorio. Inglesi e
la possibilità di guadagno. Si apre una fase in cui la compagnia, non avendo più competizione militare, in cui ci fu sfruttamento delle risorse indiane senza regole. L’autorità britannica non aveva nessuna autorità per contrastare l’operato della compagnia delle Indie inglesi. Tanto sregolato fu questo periodo che venne definito di “anarchia totale”, “razia”. Clife, quando ritorna in Inghilterra, sarà uno degli uomini più ricchi d’Europa grazie alle merci e, agli averi sottratti alle casse del Bengala e degli altri imperi che saccheggia a nome della compagnia delle indie. L’esercito della compagnia era composto da comandanti di origine europea, ma la fanteria, i soldati semplici erano indiani, quelli definiti come “sepoy” (soldati indiani arruolati nell’esercito della compagnia). L’esercito ci guadagna da un lato perché questa espansione nel sub continente ha un costo enorme e anche il mantenimento dell’esercito ha un costo enorme. Bisognava trovare un modo per far sì che le entrate nelle casse della compagnia rimanessero alte, continuando a distribuire gli utili tra i soci. Inoltre, quando l'India diventa amministratrice nello stato del Bengala, bisognava pagare chi lavorava per amministrare il territorio. Questo deve diventare parte dell’impresa commerciale nel sub-continente. In quando diwan del bengala, la compagnia si assume la prerogativa di poter riscuotere le tasse sulla produzione, specialmente quella agricola. Il prodotto dei campi in parte viene versato nelle casse dello stato. Poter controllare questo diventa uno dei pilastri fondanti dello scopo della compagnia: la tassazione deve mantenere l’amministrazione (la sede in inghilterra non deve spendere soldi per poter amministrare il territorio). In più, controllare la tassazione significa anche controllare ciò che viene prodotto; si produce piu oppio, cotone e si impiano coltivazioni (il the) che servono per bilanciare entrate ed uscite. La compagnia inizia a modificare quelle che sono coltivazioni e produzioni per poter commerciare prodotti già presenti nelle zone. Questo meccanismo per cui si esercita una sovranità che serve per fare entrare più soldi nelle casse della compagnia delle Indie, arriva a far sì che la compagnia potesse controllare maggiormente il territorio espandendosi. Si crea una situazione per cui l’Inghilterra amministra direttamente una serie di territori che sono sostanzialmente le province/presidenze. Ci sono però anche altri territori che venivano definiti “stati principeschi”, ossia gli inglesi riconoscevano che ci fossero dei principi/sovrani. Questi accettavano di stipulare con la compagnia delle Indie degli accordi che garantissero alla compagnia una serie di benefici. All’interno del trattato di alleanza, loro si impegnano a pagare tasse molto alte alla compagnia (ne diventano debitori), si impegnano a mantenere a loro spese contingenti dell’esercito della compagnia sul loro territorio, nonché un consigliere nominato dalla compagnia come consigliere del sovrano. In cambio la compagnia ne ottiene di essere riconosciuta come autorità legittima da parte dei signori locali.
Di fatto, questi territori non avevano spazio decisionale, perché gli inglesi limitavano la sovranità locale. I sovrani locali però ci guadagnavano perché potevano rimanere sul trono. Gli inglesi si intestano tutte le cariche che esistevano sotto l’impero Mughol perchè erano le cariche che i sultani ritenevano legittime, di un’autorità legittimata a farlo. L’impero Mughol formalmente esiste ancora fino alle metà ‘800. Shah Alam III mise in vita un esercito che perse contro la compagnia. Questa decise di non ucciderlo, ma farsi firmare un contratto che legittimasse la compagnia a governare nel Bengala. Fino agli anni ‘30 dell’800 gli inglesi hanno la pretesa di governare secondo le tradizioni locali, il problema è che loro non sanno nulla delle tradizioni, degli usi e dell'amministrazione della legge locale. Fanno un’opera di studio e reinterpretazione delle tradizioni inventandosi una cultura di governo che considerano locale ma non lo è. Negli anni 70 del ‘700, in conseguenza delle linee amministrative della compagnia, inizia un periodo di grande carestia, anche a causa di annate di piogge scarse e del fatto che la compagnia avesse scelto di coltivare prodotti che però non servivano a sfamare. Ci fu un periodo di malattie legate alla denutrizione. Nel gito di tre anni a popolazione del bengala quasi si dimezza, i governatori eutopei invece si arricchiscono, specie grazie al riso commercato nel mercato nero. Questa cosa in patria arriva con grande risonanza, se ne discute anche in Parlamento e anche in conseguenza di questo, lo stato decide di mettere più regole e non lasciare totale arbitrio ai funzionari della compagnia. Dopo gli anni ‘70 (dopo gli enormi saccheggi e la carestia), il tema in Inghilterra è regolare la compagnia delle Indie. A rinnovo del contratto fra compagnia e governo si introducono regole che servono a limitarne il potere. Nel 1784 viene passato il primo “indian act” in cui il Governo inglese inizia a mettere sotto controllo azioni della compagnia sulle sue provincie. Viene creato l’ente dei Board of control: ordine che non mette voce sugli affari economici della compagnia, ma l’idea è di controllare la funzione amministrativa. Questa viene messa anche sotto controllo della corona, perché nel board of control vi sono componenti della corona inglese. Si impone alla compagnia di scindere anche dal punto di vista dei propri dipendenti quelle che sono le funzioni amministrative e quelle che sono le funzioni commerciali. Venne nominato un primo governatore Cornwallis, mandato in India per regolare l’amministrazione britannica. La prima cosa che fece fu regolare il meccanismo di raccolta dell’imposta terriera e poi riorganizza tutta la funzione amministrativa: il territorio viene diviso in tre province e si formalizza il princely states.