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Formazione della coscienza nazionale degli italiani (Mazzini, Cattaneo, Ferrari, Gioberti, Balbo, Durando, d'Azeglio); il biennio delle riforme; la Prima guerra d'indipendenza; le riforme del Piemonte costituzionale (Camillo Benso conte di Cavour); la Seconda guerra d'indipendenza; la spedizione dei Mille; conclusioni sul Risorgimento
Tipologia: Sintesi del corso
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Il periodo dal 1841 al 1861 , in Italia, è segnato da un percorso legato al concetto di nazione, Stato, popolo, patria, identità nazionale → che porterà ad un’Italia unita. Questa fase è definita “Risorgimento” → un processo culturale, secondo cui un popolo si riconosce nelle stesse origini e nelle stesse radici culturali, da cui si deve poi creare uno Stato nazionale e unito → il Risorgimento toccò aspetti culturali, sociali e politici, che portarono all’indipendenza e all’unificazione italiana Il termine “Risorgimento” venne esteso e mutato dal letterato Vittorio Alfieri, che lo usò per indicare la rinascita separata dell’Italia, che da “ inerme, divisa, avvilita, non libera, impotente ” divenne “libera e una”. A condividere l’aspirazione per una rinascita culturale, morale e civile degli italiani fu anche Ugo Foscolo. Il Risorgimento, a livello politico, indicava un confronto tra un presente povero e scarno e un passato pieno di glorie, che avrebbe dovuto risorgere → si volevano recuperare alcuni momenti di particolare prestigio della storia italiana, come l’età classica o l’età comunale. Il Risorgimento iniziò a rappresentare proprio la rinascita dell’Italia come Stato moderno nazionale. Di base, il dibattito politico affrontava il fatto che era necessario giungere all’unità della penisola, dando all’Italia un assetto unitario con organizzazioni istituzionali da Nord e Sud. Il comune denominatore delle varie teorie politiche di questo periodo era quello che necessario liberarsi della presenza straniera degli Austriaci, in modo che la penisola fosse completamente libera da ingerenze straniere. I due filoni di pensiero più rilevanti sono: ● i democratici, tra cui spiccava Giuseppe Mazzini, che volevano arrivare all’unificazione della penisola con il coinvolgimento del popolo → si proponevano dunque di rovesciare la monarchia e instaurare repubblica ● i moderati federali, che desideravano la liberazione dallo straniero, ma non attraverso una riscossa popolare, bensì con l’appoggio dei sovrani → cercano una soluzione più pacata e di medietà,
Con i moti del 1820 e del 1831 era emersa l’incapacità delle società segrete di far partecipare le masse popolari alle sommosse. Mazzini fu tra coloro che elaborarono un’alternativa alle società segrete e la sua proposta ebbe un grande seguito e importanti conseguenze storiche. Nato a Genova nel 1805 , Giuseppe Mazzini iniziò molto presto ad avvicinarsi alle idee patriottiche e democratiche, dimostrando subito un grande impegno civile. Nel 1827 aderì alla Carboneria e nel 1830 fu arrestato e processato. Venne anche costretto a scegliere tra il confino di polizia in un paesello del Piemonte e l’esilio → lui scelse l’esilio, partendo per la Svizzera, per poi passare a Lione e a Marsiglia Qui Mazzini entrò in contatto con il movimento socialista che si ispirava a Saint Simon e con alcuni gruppi fondati da Filippo Buonarroti, del quale avrebbe in seguito rifiutato l’idea della rivoluzione e della dittatura del proletariato → Mazzini fu sempre un oppositore delle tesi marxiste e difese gli ideali della nazionalità, secondo lo spirito romantico, intesa come coniugazione tra la libertà e la realizzazione della missione morale di ciascun popolo e di ciascun individuo. Fu sempre a Marsiglia che Mazzini stese il programma e i metodi di lotta che avrebbero dovuto guidare l’operato degli affiliati alla Giovine Italia, la nuova associazione che nel pensiero di Mazzini avrebbe dovuto prendere il posto della Carboneria. Mazzini è il simbolo del percorso del Risorgimento italiano, infatti difende l’idea di nazionalità e pensa che ogni popolo abbia una missione morale e ogni singolo individuo deve darsi da fare per raggiungerla → il compito degli Italiani è quello di elaborare un piano strategico basato sul concetto di nazionalità e diffondere queste idee → ogni individuo deve contribuire quanto può, dunque è necessario coinvolgere il più possibile il popolo, diffondendo gli ideali della nazione → la propaganda era un elemento importante Il motto di Mazzini è “ Pensiero e azione ” → infatti, secondo lui, bisogna creare innanzitutto un costrutto ideologico e un panorama valoriale condiviso, e poi bisogna darsi all’azione, cercando di mettere in pratica il progetto. Dal programma mazziniano emergono diversi elementi: ● la lotta agli Austriaci ● la realizzazione del progetto dell’Italia unita → Mazzini era democratico, quindi secondo lui l’Italia doveva essere una repubblica democratica basata sul suffragio universale ● Secondo Mazzini l’Italia deve essere: ○ una, quindi si deve creare un’unità territoriale ○ libera, si deve far sparire la presenza straniera sul territorio ○ indipendente, dunque non deve avere interferenze a livello economico e politico da parte di altri Stati ○ repubblicana I mezzi per raggiungere questi scopi sono la propaganda (diffusione dell’ideologia a livello popolare) e la rivoluzione, che possa coinvolgere l'intera popolazione → deve essere una rivoluzione nazionale (da nord a sud) e trasversale (bisogna superare la divisione ideologica tra classi → aristocratici, borghesi, operai e classi rurali). Mazzini, inoltre, va contro l’approccio del 1700 , quando c’era l’idea che qualche eroe dovesse portare avanti dei progetti individuali (ad esempio Napoleone) → secondo Mazzini, non doveva esserci un abile condottiero, che scrive pagine di storia individuale, ma sono necessarie la solidarietà e l'associazionismo → la storia è scritta dalla comunità Lo strumento migliore è la guerriglia popolare e l’Italia deve fare da modello per tutti gli altri popoli oppressi, infatti ha il compito di difendere la civiltà → l'Italia voleva costruire una Terza Roma del popolo (la Prima Roma era dei cesari, la Seconda Roma dei papi)
Già Mazzini aveva l’idea di un’Europa costituita da popoli liberi e fratelli → a Berna fonda la Giovine Europa, con lo scopo di costruire un popolo italiano e europeo Questo progetto è diviso in due fasi:
1. la fase di creazione di un’idea di patria 2. la fase di umanità e apertura verso le altre nazioni (le singole nazioni si uniscono) Senza patria nessun popolo può realizzarsi, né adempiere alla missione che Dio gli ha assegnato, mentre l’umanità si realizza solo nell’attuazione delle singole patrie, nel banchetto delle Nazioni sorelle. Il risorgimento del popolo italiano e il suo diventare nazione si inserivano in questo processo, nel quale si rivelava la Provvidenza divina. Da qui il famoso motto mazziniano “ Dio e popolo ” → la legge divina si manifesta e si realizza nel popolo preso nella sua globalità. Mazzini riteneva che il cristianesimo fosse superato, perché aveva compiuto solamente la liberazione individuale dell’essere umano, non collettiva. Il progetto e gli strumenti per agire erano ben chiari, inoltre gli ideali di Mazzini erano innovativi → questi elementi attirarono tanti pensatori e il programma di Mazzini susciterà grandi entusiasmi. I primi moti furono a Genova, dal 1833 al 1834 → in questo tentativo insurrezionale restò coinvolto anche il giovane Giuseppe Garibaldi, che fu tra i primi ad aderire al programma mazziniano → ma, giunto sul luogo previsto per l’insurrezione, non trovò nessuno e, scoperto dalla polizia, si vide costretto a fuggire in America del Sud (infatti, Garibaldi è conosciuto come eroe dei due mondi) per salvarsi da una condanna a morte. I limiti del progetto mazziniano erano: ● la mancanza di un efficace coordinamento delle operazioni dei congiurati ● la quasi totale assenza di partecipazione delle masse popolari Il drammatico insuccesso delle due iniziative e la conseguente perdita di vite gettarono Mazzini in una profonda crisi interiore (definita da lui stesso “ tempesta del dubbio ”), dalla quale uscì però rafforzato nelle proprie convinzioni morali e politiche. Nel 1837 si rifugiò a Londra, dove diede avvio a un’organizzazione autonoma degli operai, l’Unione degli operai italiani, per iniziare a misurarsi con le aspirazioni e le problematiche di questa nuova classe sociale, pur rimanendo lontano dalle dottrine socialiste e saldo nella convinzione che la strada da percorrere fosse quella repubblicana → una riforma della società attenta al giusto salario, all’istruzione pubblica, basata sulla cooperazione tra le classi e attenta anche alle esigenze della piccola proprietà. Inoltre, egli credeva che non fosse possibile risolvere la questione operaia senza prima aver raggiunto l’unità e l’indipendenza dell’Italia. A Londra promosse una serie di spedizioni insurrezionali, tre le quali è interessante ricordare quella del 1844 in Calabria, guidata da due ufficiali della marina austriaca appartenenti alla Giovine Italia, i fratelli veneziano Attilio ed Emilio Bandiera, che, nel tentativo di sollevare contro i Borbone le popolazione calabrese, furono traditi, arrestati e giustiziati. Fallirono anche alcuni moti, organizzati nel 1843 e nel 1845 in Romagna, nello Stato pontificio, dai quali Mazzini si era però dissociato. Questi continui insuccessi cominciarono a far vacillare la popolarità di Mazzini e del movimento democratico e dettero invece forza alle correnti che sostenevano la necessità di affrontare il problema nazionale senza rivolte, mediante strade più moderate e riformiste.
Il milanese Carlo Cattaneo era un sostenitore della soluzione repubblicana liberale → credeva nel liberismo economico, nel riscatto delle masse e inoltre desiderava conciliare la cultura umanistica e scientifica, dando un importante valore alle scuole Il pensiero di Cattaneo si distaccava profondamente dalle idee di Mazzini, che giudicava troppo astratte e scollate dalla realtà, in particolare per quanto riguardava il suo progetto di creare un’Italia unitaria sotto uno Stato centralizzato. Nell’impostare le politiche degli Stati era fondamentale tener conto delle reali condizioni economiche e sociali del Paese. Solo innescando un concreto progresso civile sarebbe poi stato possibile attuare un rinnovamento politico → in questa prospettiva, in Italia si sarebbe dovuta realizzare una federazione di repubbliche, seguendo quanto già realizzato negli Stati Uniti e in Svizzera, fondate sulla sovranità popolare e sull’uguaglianza sociale. Quindi, per garantire la reale libertà dei diversi popoli, gli Stati italiani avrebbero dovuto, quindi, federarsi tra loro. Il suo progetto di federalismo si basava sulle realtà municipali italiane (federalismo municipalistico o comunale), rispecchiando l’intento di salvaguardare le peculiarità economico-sociali delle regioni della penisola → riallacciandosi alla vivace età dei Comuni e dell’autogoverno locale (la crisi italiana, secondo Cattaneo, era proprio iniziata con la decadenza dei Comuni). La riforma quindi deve essere graduale e non deve negare i principi di sovranità popolare e di rinnovamento sociale.
Giuseppe Ferrari era uno dei propugnatori del federalismo democratico → Ferrari, esule in Francia, rivendicava la necessità di rivendicare la rivoluzione italiana al più ampio contesto europeo. In seguito ai moti del 1848 si avvicinò al socialismo, convincendosi dell’esigenza per l’Italia di attuare una rivoluzione sociale che, mediante l’aiuto della Francia, avrebbe dovuto liberare il popolo dall’oppressione borghese e dallo straniero.
obiettivi : ● indipendenza dallo straniero e unità italiana con Stato repubblicano ● rappresentanza popolare eletta a suffragio universale metodo : ● rivoluzione o insurrezione popolare ● solidarietà tra i popoli ● formazione di unioni e leghe doganali correnti interne unitarismo di Mazzini : ● Stato repubblicano centralizzato federalismo di Cattaneo : ● stato repubblicano federale, fondato sulle municipalità
● indipendenza dallo straniero ● confederazione di Stati con a capo il re di Sardegna metodo: ● riforme istituzionali nei vari Stati ● via diplomatica e fine delle congiure violente correnti interne: Balbo: ● espansione del Piemonte nel Lombardo-Veneto ● spostamento del baricentro dell’Impero asburgico verso l’Oriente D’Azeglio: ● programma nazionale di riforme ● garanzia d’ordine di Carlo Alberto IL BIENNIO DELLE RIFORME ( 1846-1848 ) L’italia si trova in una profonda condizione di arretratezza economica e sociale: ● il 70 % della popolazione era impegnata nel settore agricolo, che non aveva visto alcun progresso nelle tecniche di coltivazione in cui prevaleva un tipo di coltura estensiva ● il 18 % della popolazione complessiva era impegnato nell’industria ● il 12 % della popolazione era impegnato nel settore terziario Le condizioni di vita del popolo erano le stesse che potevano riscontrarsi nel Paese durante il Seicento → le aspettative di vita si aggiravano intorno ai 35 / 40 anni → questo avveniva a causa: ● dell’alimentazione, che per la maggior parte della popolazione era costituita solo da farinacei (al Nord abbiamo la polenta, mentre al Sud il grano) che causavano malattie (come la pellagra) dovute a un mancato apporto vitaminico ● delle malattie legate alle condizioni di vita malsane e alle precarie condizioni igieniche (come la tubercolosi, il vaiolo, il tifo o il colera) → nelle aree paludose e dove era diffusa la coltivazione del riso la malaria affliggeva costantemente la popolazione L’industria era costituita prevalentemente da manifatture di piccole dimensioni che impiegavano la propria manodopera principalmente nel settore tessile, in quello siderurgico e in quello meccanico → però non vi era ancora traccia delle innovazioni avvenute in Inghilterra e in Francia. Il lavoro a domicilio era largamente diffuso. Le cause dell'arretratezza economica italiana sono: ● le condizioni del tessuto sociale, che impedivano una visione più ampia → era assente un ceto imprenditoriale che si facesse carico degli investimenti necessari a incentivare attività economiche in grado di rendere dinamico il mercato ● l’assenza di un tessuto bancario e di sistemi creditizi adeguati a sostenere l’attività imprenditoriale e la ristrettezza del mercato interno → il quale, a causa della frammentazione politica, era viziato e indebolito da dazi e dogane ● lo scarso potere d’acquisto della popolazione media ● l’arretratezza del sistema dei trasporti → è emblematica la quasi totale assenza di una rete ferroviaria Nonostante la generale arretratezza dell’Italia, nei due anni che vanno dal 1846 al 1848 la pressione popolare portò all’approvazione di alcune riforme che avrebbero condotto, nei primi mesi del 1848, i maggiori Stati della penisola ad adottare il sistema politico monarchico-costituzionale: ➔ il nuovo papa Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), già noto per le sue simpatie liberali, durante il suo papato segnò il succedersi delle vicende del Risorgimento in una alternanza di appoggio e chiusura nei confronti delle novità apportate dalle varie fasi del processo unitario e continuò a influenzare la storia del Paese anche successivamente alla creazione del Regno d’Italia → Pio IX non era appoggiato dall’Austria, che aveva persino cercato di porre il veto sulla sua elezione → il primo atto politico del nuovo papa fu la concessione di un’amnistia per i reati politici, nell’aprile del 1847 → in seguito, abbiamo l’introduzione di alcune riforme istituzionali di stampo liberale, che incrementarono le speranze di attuare il programma neoguelfo di Gioberti: ● limitò la censura, in favore della libertà di stampa ● istituì una Consulta di Stato → un’assemblea non elettiva di cittadini con il compito di dare il proprio parere intorno all’amministrazione della cosa pubblica (ciò segnò l’ingresso dei laici nel governo dello Stato) ● sostituì la severissima polizia pontificia con una Guardia civica → un corpo armato di cittadini volontari che avrebbe dovuto garantire l’ordine pubblico → l’entusiasmo del popolo nei confronti del papa allarmò Vienna, che occupò militarmente Ferrara → dunque Carlo Alberto offrì il suo appoggio in difesa della Santa Sede, lo stesso Mazzini inviò al pontefice una lettera da Londra e Garibaldi simbolicamente gli offrì la sua spada dall’America Latina, dove stava combattendo una guerriglia in difesa delle nuove repubbliche ➔ Leopoldo II di Toscana e Carlo Alberto di Savoia, dietro l’esempio di Pio IX, si videro costretti a concedere riforme che riecheggiavano quelle del pontefice → il 13 novembre 1847 Carlo Alberto, Leopoldo I e Pio IX firmarono i Preliminari di una lega doganale alla quale avrebbero dovuto aderire tutti gli Stati italiani → si opposero al progetto i duchi di Parma e di Modena e il re di Napoli, che strinsero invece una convenzione militare con l’Austria ➔ a causa dell’ostinato rifiuto di Ferdinando II di Borbone, l’unico grande Stato italiano rimasto estraneo al moto riformatore degli anni 1846-1847 era stato il Regno delle Due Sicilie → la situazione deteriorò in un profondo malcontento, accresciuto anche dalla crisi economica che colpì il Paese tra il 1845 e il 1847 , che finì per provocare alcuni moti insurrezionali in Calabria e a Messina
→ il 12 gennaio 1848 scoppiò a Palermo un’insurrezione separatista che trovò largo seguito sia nel popolo sia nelle classi medie dell’aristocrazia → questa rivolta fu capeggiata da Rosolino Pilo e Giuseppe La Masa e si estese subito all’intera Sicilia → Ferdinando II, preoccupato, concesse una carta costituzionale (simile alla costituzione spagnola del 1812 ) il 29 gennaio 1848 , però non riuscì a placare la rivolta, tanto che pochi giorni dopo la Sicilia ottenne l’instaurazione di un governo provvisorio ➔ sull’esempio di Ferdinando II, anche: ◆ il Granduca di Toscana concesse una carta costituzionale ◆ Carlo Alberto concesse lo Statuto del Regno Sabaudo (Statuto albertino) ◆ Pio IX concesse una carta costituzionale → gli Statuti accordati dai sovrani avevano le seguenti caratteristiche: ● si ispiravano al modello francese del 1830 ● erano carte ottriate (concesse dai monarchi, infatti pur includendo istanze liberali tutelavano il potere regio) ● istituirono monarchie costituzionali e non introdussero veri e propri sistemi parlamentari, in quanto i governi continuavano a rispondere unicamente alla Corona e non al Parlamento
Lo Statuto albertino è l’unico sopravvissuto ed è diventato un riferimento fondamentale nella storia istituzionale italiana fino alla proclamazione della repubblica nel 1946. Il sovrano si pone nella condizione di padre nei confronti del suo popolo e ha intenzione di far sì che la sorte del suo Stato cambi, perché i tempi stanno cambiando, quindi occorre che le concessioni fatte permettano la nascita di una Nazione. Lo Statuto venne sancito e promulgato come se fosse un dono per i cittadini responsabili e benevoli. Inoltre, Carlo Alberto sottolinea che la sua Costituzione è la legge fondamentale del Regno di Sardegna → questo concetto viene ripreso anche con Costituzione italiana, che è la nostra legge fondamentale, il pilastro su cui poggia il nostro Stato Le caratteristiche fondamentali dello Statuto albertino sono: ● esso istituiva una Camera dei deputati, eletta su base censitaria, e un Senato di nomina regia ● il sovrano riuniva nella sua persona il potere esecutivo e il potere giudiziario, poiché esso era affidato a magistrati nominati dalla Corona ● è breve → invece la Costituzione italiana è lunga, perché presenta tutti gli aspetti fondamentali (non solo quelli politici) riguardo alla vita di ogni cittadino e ha una dimensione più completa e chiara (ha 139 articoli e in più contiene le disposizioni transitorie finali, che sono dei provvedimenti che hanno una durata limitata poiché avevano la funzione di guidare la trasformazione dell’Italia da monarchia a repubblica) ● è flessibile, infatti può essere modificata facilmente (mentre la Costituzione italiana può essere modificata solo per mezzo di un iter molto lungo) → proprio a causa di questa flessibilità il fascismo ha potuto sospendere lo statuto, promulgando le leggi fascistissime → la Costituzione italiana è rigida (art. 139 ) e sancisce che la forma repubblicana è immodificabile ● è una carta ottriata → mentre Costituzione italiana è votata (dopo il referendum del 2 giugno 1946 e la nascita della repubblica, vennero votati e scelti i membri dell’Assemblea costituente, i quali scrivono il testo di una costituzione di ampio respiro, raccogliendo l’esperienza e i valori della resistenza → il primo presidente dell’Assemblea costituente fu Saragat, poi divenne presidente Serracini → prima del Natale del 1947 venne votata la Costituzione, mentre l’ 1 gennaio 1948 entra in vigore) Possiamo anche fare un confronto tra lo Statuto albertino e la Costituzione della repubblica romana del 1849 : ● per lo Statuto albertino lo Stato è confessionale e il cattolicesimo è l’unica religione di Stato → per la repubblica romana lo Stato è laico, aconfessionale ● lo Statuto Albertino è una carta ottriata, un documento redatto da un governo monarchico, quindi il potere è tutto nelle mani del re ed è tramandato secondo la legge salica → per quanto riguarda la Costituzione della repubblica romana, essa è voluta e richiesta dal popolo e si pensa ad una sovranità in mano ad un gruppo di persone ● nello Statuto albertino il re è il fulcro del potere legislativo → le leggi sono approvate dalle due camere, mentre il re ha il comando dell’esercito, il potere esecutivo e condiziona il potere giudiziario → nella Repubblica romana il potere legislativo è affidato a un’assemblea eletta a suffragio universale ed essa decide per la pace, la guerra e per i trattati LA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA
Nel 1848 , con le insurrezioni scoppiate a Vienna e a Budapest, il vento rivoluzionario attraversò l’Impero asburgico e giunse nei territori della penisola: Venezia, Milano, Parma, Modena. Il 17 marzo 1848 insorsero i veneziani, sostenuti dagli operai degli arsenali → la spinta popolare portò alla liberazione dalle carceri di Daniele Manin, avvocato a capo dei democratici repubblicani, e di Niccolò Tommaseo, scrittore cattolico-liberale. Il 23 marzo 1848 un governo provvisorio presieduto da Manin proclamava risorta la Repubblica di San Marco. Il 18 marzo 1848 insorse Milano → si innalzarono le barricate e la durissima lotta di borghesi e operai contro gli austriaci durò cinque giorni (le Cinque giornate di Milano). La direzione dell’insurrezione fu assunta da un Consiglio di guerra, alla cui testa era il federalista repubblicano Carlo Cattaneo. Il 22 marzo 1848 si formò un governo provvisorio, composto da esponenti dell’aristocrazia liberale. Lo stesso giorno il comandante austriaco Radetzky decise di sgombrare la città e di ritirarsi entro le fortezze del cosiddetto quadrilatero (Mantova, Peschiera, Verona, Legnago). Dopo Venezia e Milano fu la volta dei Ducati di Parma e di Modena, dove i sovrani furono cacciati e vennero nominati governi provvisori.
Il 9 febbraio 1849 l’Assemblea costituente romana dichiarò decaduto il potere temporale dei papi e annunciò che lo Stato prendeva il nome di Repubblica romana. In seguito affidò pieni poteri a un triumvirato formato da Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi. La Repubblica romana rappresentò un punto di riferimento molto importante per i democratici italiani: ● Mazzini, durante il suo governo, dette una prova delle sue abilità politiche ● in sua difesa morì il poeta genovese Goffredo Mameli, autore del Canto degli italiani , che diverrà poi l’inno nazionale d’Italia La ripresa delle operazioni fu di breve durata → in tre giorni l’esercito piemontese fu battuto e disperso a Novara. La disfatta portò a conseguenze drammatiche per le città lombarde che erano insorte contro gli austriaci. Brescia, devastata dagli attacchi dei cannoni austriaci, seppe resistere eroicamente per ben dieci giorni (le Dieci giornate di Brescia), sotto la guida di Tito Speri → venne attuata ogni forma di contrapposizione: c’erano sia barricate, che cittadini che salivano sui tetti e buttavano oggetti per colpire austriaci Carducci definirà Brescia “Leonessa d’Italia”. Carlo Alberto finì per abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II → il nuovo re firmò con Radetzky, il 24 marzo 1849 , l’Armistizio di Vignale, che non comportò mutilazioni territoriali per il Piemonte, che però fu occupato solo fino alla Pace di Milano, mentre il Regno di Sardegna dovette sostenere un'indennità di guerra di 5 milioni di franchi. Vittorio Emanuele II rimase al trono, venne mantenuto lo Statuto albertino → il Piemonte rimase l’unico Stato costituzionale in Italia, Pio IX aveva lanciato un appello alle potenze cattoliche europee per riottenere il trono → a questo appello risposero l’Austria, la Spagna, il Regno di Napoli e la Francia di Luigi Napoleone. Proprio Luigi Napoleone inviò contro la Repubblica romana un corpo di spedizione al comando del generale Oudinot, mentre le truppe asburgiche occupavano Bologna e Ancona e quelle borboniche si dirigevano verso Roma da sud. I repubblicani tentarono una strenua difesa potendo contare su un largo consenso popolare, ma la sproporzione tra le forze era troppo alta. Mentre i francesi procedevano all’occupazione della città, la Costituente, rimasta al proprio posto, votò la Costituzione della Repubblica romana → simbolo degli ideali democratico repubblicani Spentasi la resistenza romana, la lotta continuava a Venezia, dove pochi giorni prima era riuscito a giungere Garibaldi. Infine, la Repubblica veneta fu presa il 24 agosto 1849. A sostenere l’azione di Garibaldi erano giunti un centinaio di volontari → la moglie brasiliana Anita morì a Ravenna nel tentativo di raggiungere Venezia. La stagione delle rivoluzioni democratiche terminava con il ritorno al trono di Leopoldo II in Toscana e di Ferdinando II a Napoli, i quali diedero vita a una dura repressione degli oppositori, che furono incarcerati o costretti all'esilio. LE RIFORME DEL PIEMONTE COSTITUZIONALE In seguito alle sconfitte della Prima guerra d’Indipendenza, Vittorio Emanuele II continuò a tener fede, unico tra i sovrani italiani, allo Statuto albertino, che diventa il punto di riferimento legislativo per il Piemonte. → Vittorio Emanuele II però si trovò spesso ad interferire, anche direttamente, con le attività governative imponendosi alla maggioranza parlamentare → come accadde nell’ agosto del 1849 , quando firmò il trattato di pace con l’Austria, nonostante la resistenza del Parlamento → poiché i deputati si rifiutavano di approvare il trattato, Vittorio Emanuele II sciolse la Camera, appellandosi al Paese (Proclama di Moncalieri) perché eleggesse deputati più ragionevoli e arrendevoli, minacciando la revoca delle garanzie costituzionali → la nuova Camera fu composta da una maggioranza moderata (cui apparteneva anche Camillo Benso conte di Cavour), che approvò il trattato di pace nel 1850 In seguito, Vittorio Emanuele assecondò il programma riformatore del ministero d’Azeglio, che si era proposto di liberare il Regno di Sardegna dai vecchi istituti giuridici di stampo ancora feudale, ammodernando la macchina dello Stato secondo le aspirazioni della borghesia imprenditoriale. In questo clima liberale, nel 1850 , il ministro Siccardi si presentò alla Camera con tre disegni di legge → leggi Siccardi, che intendevano rivedere i rapporti tra Stato e Chiesa Nonostante le resistenze del Senato, le opposizioni dei conservatori e le durissime reazioni del clero, le leggi furono approvate. Vennero così aboliti gli antichi privilegi ecclesiastici → come: ● il diritto di asilo (in base al quale chiunque si rifugiasse in una chiesa non poteva essere perseguito dallo Stato) ● il foro ecclesiastico (che permetteva al clero di essere giudicato esclusivamente da tribunali speciali) ● la manomorta (ovvero l'inalienabilità e l’esenzione dalle tasse dei beni ecclesiastici) L’approvazione di queste leggi divenne simbolo della lotta per la civiltà e della laicizzazione dello Stato. Sempre sotto il ministero d’Azeglio, si rinnovò la tensione tra Stato e Chiesa nel 1852 , quando fu presentato un progetto di legge che istituiva il matrimonio civile → però il progetto fu ritirato per opposizione regia
Nello Stato Sabaudo si distinse particolarmente Camillo Benso, conte di Cavour → un nobile piemontese profondamente attratto dagli ideali e dalla cultura europei, che conobbe direttamente poiché soggiornò in Svizzera, in Francia, in Inghilterra e in Belgio. Inoltre, Cavour era un appassionato assertore del progresso tecnologico nella conduzione delle aziende agricole → egli applicò le sue conoscenze, acquisite durante i viaggi, nella sua tenuta di Leri, sperimentando nuovi metodi di concimazione e coltivazione Dopo il suo ritorno in Italia, fondò il giornale Il Risorgimento e cominciò a occuparsi di politica.
Cavour era un seguace del liberalismo, infatti si ispirò soprattutto al modello inglese → propugnò tempestive riforme che garantissero un ordinato e graduale progresso, al fine di prevenire le agitazioni socialiste e mazziniane Inoltre, egli, nonostante diffidasse dal suffragio universale, era consapevole dell’opportunità di approvare riforme con il più ampio consenso in parlamento → si dimostrò quindi sostenitore del parlamentarismo e delle garanzie costituzionali. Il modello di Cavour era quello di liberalismo moderato, avverso ai valori democratici e socialisti → egli vedeva nello sviluppo economico e produttivo le condizioni necessarie al progresso civile e politico, infatti si fece promotore di un liberismo pragmatico → se si desiderano conquistare dei diritti, si deve prima partire dalla valorizzazione economica del territorio, è inutile usare le strategie del passato, in cui si cercava di arrivare a delle rivolte locali accese → bisogna seguire le vie diplomatiche, infatti egli auspicava all’estensione territoriale del Regno di Sardegna, che avrebbe dovuto costituire un regno dell’Alta Italia Cavour, aderendo al liberismo economico, era convinto della necessità di lasciare campo libero all’iniziativa dei privati per favorire la dinamicità e la ricchezza sociali, nella convinzione che esistesse uno stretto legame tra libertà economica e politica. Ben presto il Piemonte divenne un polo di attrazione per la maggior parte dei rifugiati politici provenienti dalla penisola → furono circa 25.000 gli esuli immigrati in Piemonte e con la loro presenza contribuirono a creare uno stimolante dibattito politico In seguito alle dimissioni di d’Azeglio per contrasti con il re, Cavour venne chiamato ad assumere la presidenza del Consiglio, carica che avrebbe tenuto fino alla sua morte (quindi dal 1852 al 1861 ). Inizia così il “grande ministero”, grazie al quale il Piemonte vide la sua ascesa politica ed economica. In primo luogo il nuovo ministro volle assicurarsi una larga maggioranza, che gli consentisse di attuare le riforme di cui voleva farsi promotore → così Cavour promosse un accordo tra l’ala più progressista della maggioranza moderata, il cosiddetto centro-destra, e la componente più moderata della sinistra democratica, il centro sinistra di Rattazzi. → questo accordo parlamentare venne definito connubio, per indicare ironicamente quanto assomigliasse a un matrimonio mal combinato. Nacque così una nuova e ampia maggioranza centrista, dalla quale erano esclusi la vecchia aristocrazia fondiaria e clericale, ma anche gli esponenti più radicali della sinistra democratica → potevano così esprimersi ceti e interessi affini, infatti da un lato abbiamo la nobiltà progressista e impegnata nella modernizzazione delle proprie aziende agricole e aperta alle attività industriali, dall’altro abbiamo la borghesia imprenditoriale che aspirava alla liberalizzazione degli scambi con Paesi transalpini. In questo modo il governo rispondeva del proprio operato non solo più al re, ma anche alla Camera, conducendo alla trasformazione del sistema costituzionale puro in sistema parlamentare e rappresentativo. Divenuto presidente del consiglio dei ministri, Cavour diede inizio ad una vasta opera di ammodernamento del Paese, in primo luogo si concentrò sulle riforme economico-finanziarie: ● liberalizzando gli scambi con l’estero mediante la stipulazione di una serie di trattati commerciali con la Francia, il Belgio, l’Austria e l’Inghilterra ● abolendo il dazio sul grano per promuovere l’agricoltura Poi, fece molto anche per creare le condizioni dell'ammodernamento del Paese: ● potenziando il sistema stradale e ferroviario (costruendo il traforo del Fréjus) ● ampliò il porto di Genova Lavorò anche per sostenere le attività produttive dello Stato: ● fece costruire una rete di canali nell’area vicino a Vercelli ed a Novara, per l’irrigazione delle risaie ● predisposte commesse statali per potenziare lo sviluppo industriale, in modo particolare del settore siderurgico e meccanico ● istituì una Banca nazionale per la concessione dei prestiti a interessi bassi e per regolare l’emissione di cartamoneta Oltre a queste riforme, riordinò l’esercito e la marina, riorganizzando l’arsenale di La Spezia, che divenne un'importante base della flotta da guerra. Questa politica comportò alti costi finanziari, per cui fu necessario ricorrere a nuove tassazioni → queste non furono però imposte progressive sul reddito, perché Cavour non voleva ostacolare la formazione di nuovi capitali per incentivare l’economia → dunque le sue scelte andarono a gravare sulle classi subalterne, le cui condizioni non migliorarono affatto → ciò contribuì ad aumentare gli squilibri interni al Paese (ad esempio, rimase alto il tasso di analfabetismo) → in particolare fu alimentato il divario tra Sardegna e il resto del Regno sabaudo, che veniva considerato dal governo piemontese come una semplice riserva di risorse naturali, dunque rimase profondamente arretrato Un altro fronte su cui agì la politica liberale di Cavour fu quello della laicizzazione dello Stato → questo provocò un duro scontro tra liberali e clericali Nel 1855 venne discusso il progetto di legge Rattazzi, sostenuto da Cavour, sullo scioglimento degli ordini religiosi contemplativi (ovvero quelli non dediti all’istruzione, all’assistenza e alla predicazione) e sull’incameramento dei loro beni → ben presto ci fu una crisi in parlamento, passata alla storia come crisi calabiana, dal nome del vescovo Luigi Nazari di Calabiana, capofila degli oppositori al progetto di legge Dopo il diretto intervento del re Vittorio Emanuele II, Cavour rassegnò le dimissioni, poi rientrate in seguito a un compromesso sulla legge che ne mitigò i contenuti originari. → in seguito Cavour chiarì la sua posizione personale nei confronti dei rapporti tra Stato e Chiesa in termini di reciproca indipendenza, mediante la formula “Chiesa libera in libero Stato” → così riprese la tesi della separazione delle due sfere tipica della tradizione liberale inglese (lo Stato doveva essere laico e la Chiesa essere libera di svolgere la sua funzione spirituale nel Paese, senza godere però di privilegi civili e politici)
● fautore della separazione tra Stato e Chiesa → si oppose a qualsiasi ingerenza del clero nella vita civile e politica dello Stato ● propugnatore della via diplomatica con il sostegno dei sovrani e rifiutando il metodo rivoluzionario → credeva che l’unificazione italiana dovesse passare per l’estensione territoriale dello Stato sabaudo
→ in cambio dell’aiuto prestato, i Savoia avrebbero ceduto alla Francia Nizza e la Savoia stessa Quando vennero alla luce gli accordi di Plombières, si scatenarono durissime reazioni da parte di Mazzini e dei democratici, i quali vi videro un tradimento nei confronti dell’unità nazionale. Dal punto di vista di Cavour, al contrario, questo incontro rappresentò un enorme successo, in quanto gli permise di organizzare la guerra per liberarsi del dominio austriaco LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA
Il 10 gennaio 1859 Vittorio Emanuele pronunciò il celebre discorso al Parlamento subalpino, durante il quale dichiarò di non essere insensibile al grido di dolore che si leva da tante parti d’Italia. A questo discorso seguì una concentrazione di truppe sul confine e l’organizzazione di un corpo di volontari, i Cacciatori delle Alpi, sotto il comando di Garibaldi → Vittorio Emanuele stava mettendo in atto queste iniziative per provocare Vienna e spingere il governo austriaco a dichiarare guerra Vienna reagì dando l’ultimatum a Torino, infatti intimò il disarmo immediato dell’esercito e il congedo dei volontari. Cavour respinse l’ultimatum e si accinse a resistere all’aggressione che iniziò il 29 aprile e portò gli austriaci a Chivasso, a pochi chilometri da Torino. Per gli impegni contratti a Plombières, Napoleone III dichiarò guerra all’Austria e varcò le Alpi → per la prima volta nella storia, le truppe francesi poterono avvalersi dei veloci collegamenti ferroviari per raggiungere le zone di guerra Abbiamo parecchie vittorie: a Montebello, a Palestro, a Magenta, a Solferino e a San Martino → Napoleone III e Vittorio Emanuele riuscirono così ad entrare trionfalmente a Milano. Vennero liberate Varese, Como, Bergamo e Brescia → così l’esercito franco-sabaudo proseguì verso il Veneto Nel frattempo, sotto la guida della Società nazionale ci furono numerose insurrezioni in Toscana, nei Ducati di Parma e Modena, in Romagna e a Bologna → vennero perfino messi in fuga i rispettivi governanti Ci furono tentativi di rivolte anche nelle Marche e in Umbria, ma qui i moti furono brutalmente soffocati dalle truppe pontificie. I nuovi governi provvisori costituiti a Firenze, Parma, Modena e Bologna ottennero l’invio di commissari regi piemontesi, esprimendo in tal modo la volontà di essere annessi al Piemonte e riuscendo a impedire l’affermazione delle forze democratiche e repubblicane. La situazione che si stava creando era quindi molto diversa da quella degli accordi di Plombières e destò vive preoccupazioni in Napoleone III, infatti: ● l’opinione pubblica francese era contraria a questa guerra a causa delle alte perdite umane ● i cattolici francesi facevano forti pressioni perché l’imperatore francese si ritirasse da questa guerra perché si opponevano al ridimensionamento del territorio pontificio ● Napoleone III era preoccupato che la Prussia potesse cogliere l’occasione della lontananza dell’imperatore francese per attaccare sul Reno In tale contesto maturò l’improvviso voltafaccia di Napoleone III → l’ 11 luglio 1859 , durante l’avanzata dei franco-piemontesi in Veneto, egli decise di firmare con l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe l’Armistizio di Villafranca, con il quale, all’insaputa di Cavour, si stabilivano il ripristino dei legittimi sovrani in Toscana, a Parma, a Modena e in Emilia, e si stabiliva la cessione della Lombardia (tranne Mantova e Peschiera) a Napoleone III, che a sua volta l’avrebbe ceduta al re di Sardegna → l’opinione pubblica italiana insorse gridando al tradimento → Cavour presentò le dimissioni al sovrano → Vittorio Emanuele II sottoscrisse l’acquisizione della Lombardia secondo gli accordi di Villafranca e si rassegnò a richiamare i commissari regi dall’Emilia e dalla Toscana → i governi provvisori apparivano decisi a opporsi a ogni tentativo di restaurazione → le assemblee rappresentative tosco-emiliane espressero così la ferma volontà di unirsi al Piemonte → anche la situazione internazionale si evolveva a favore della soluzione unitaria in Italia → infatti, l’Inghilterra mostrava di non essere contraria a una soluzione che frustrasse le aspirazioni francesi al controllo della penisola In questo nuovo contesto politico, Cavour prese nuovamente la direzione del governo e presentò a Napoleone III la possibilità della cessione di Nizza e della Savoia purché l’imperatore acconsentisse a indire dei plebisciti in Emilia e in Toscana per decidere l’annessione al Piemonte → Napoleone finì per cedere e i plebisciti del marzo del 1860 sanzionarono il passaggio di queste regioni al Regno sabaudo e analoghi plebisciti ratificarono l’annessione di Nizza e della Savoia alla Francia → i plebisciti di Emilia e Toscana segnarono una significativa espressione del principio dell’autodeterminazione dei popoli → finalmente sembrò possibile far convergere verso uno stesso fine l’iniziativa piemontese e quella popolare-insurrezionale
● formazione della Società nazionale italiana ● stipulazione degli accordi di Plombières ● l’Austria dichiara guerra al Piemonte e la Francia si schiera in sua difesa ● i governi provvisori nell’Italia centrale richiedono commissari sabaudi ● le vittorie franco-piemontesi permettono l’ingresso trionfale a Milano di Napoleone III e Vittorio Emanuele II ● Armistizio di Villafranca tra Napoleone III e Francesco Giuseppe d’Asburgo, che riconosce l’annessione della Lombardia al Piemonte ● i plebisciti ratificano l’annessione della Toscana e dell’Emilia al Piemonte, e di Nizza e della Savoia alla Francia
LA SPEDIZIONE DEI MILLE
Con i plebisciti del marzo del 1860 fu ristabilita temporaneamente la pace nella penisola → però i democratici e i repubblicani non erano affatto soddisfatti dei suoi esiti, soprattutto perché non era stata ottenuta l’unità territoriale italiana → la politica diplomatica di Cavour appariva come un semplice compromesso che portava a rinunciare ai territori dello Stato della Chiesa e dell’Italia meridionale Così, ricominciò l’operato del Partito d’Azione, che era ancora soggetto all’influenza di Mazzini, nonostante avesse rinunciato all’idea di raggiungere la repubblica → ora, a capo del Partito d’Azione si trovava Garibaldi, particolarmente deluso per la cessione di Nizza, la sua patria, alla Francia → egli quindi lanciò una ripresa dell’attività rivoluzionaria, progettando l’insurrezione nei domini del papa e di Napoli, dove la morte di Ferdinando II aveva portato sul trono Francesco II Il 4 aprile 1860 scoppiò a Palermo una rivolta popolare, che, subito soffocata nella capitale, dilagò in gran parte della Sicilia e trovò i suoi riferimenti in Rosolino Pilo e in Francesco Crispi, entrambi mazziniani ed esuli in Piemonte → proprio Francesco Crispi, capendo che la guerriglia isolana non avrebbe potuto sostenersi da sola, ha convinto Garibaldi a prestare il suo aiuto per trasformare il moto in vera e propria azione rivoluzionaria → la spedizione venne patrocinata dal Partito d’Azione e non fu osteggiata da Vittorio Emanuele II, il quale scorgeva nell’impresa di Garibaldi, la possibilità di condurre a compimento il programma unitario → Cavour era ufficialmente avverso alla spedizione garibaldina, infatti era preoccupato per le ripercussioni che avrebbe determinato nei rapporti con la Francia e per il passaggio dell’iniziativa ai democratici e ai repubblicani → però, in segreto, Cavour sosteneva la Società nazionale e fornì a Garibaldi le armi per la spedizione Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 , 1087 volontari salparono dallo scoglio di Quarto, presso Genova, con due piroscafi requisiti alla società di navigazione Rubattino → erano per lo più studenti, commercianti, professionisti, operai, artigiani e veterani dei moti 1848 e 1859 , provenienti da ogni parte d’Italia Dopo una breve sosta a Talamone per rifornirsi di armi, i Mille sbarcarono l’ 11 maggio a Marsala, anche grazie alla protezione di due vascelli inglesi e alla connivenza di alcuni ufficiali borbonici → da qui essi procedettero verso l’interno dell’isola, in direzione di Palermo, salutati dalla popolazione come liberatori dalla tirannia borbonica e dallo sfruttamento dei baroni latifondisti → le esigue schiere garibaldine vennero rafforzate dagli insorti locali, i cosiddetti “paciotti”, che costituirono un valido aiuto nella rapida conquista della parte occidentale dell’isola Il 14 maggio , a Salemi, Garibaldi dichiarò con una proclama di assumere la dittatura della Sicilia nel nome di Vittorio Emanuele re d’Italia. Il primo scontro vittorioso che si ebbe contro i borbonici fu il 15 maggio a Calatafimi → in quest’occasione Garibaldi pronunciò le celebri parole “Qui si fa l’Italia o si muore!” Il 6 giugno essi giunsero a Palermo, che fu presa dai rivoltosi dopo una dura lotta di tre giorni, alla quale parteciparono 3.000 siciliani guidati da La Masa. Visto il successo dell’impresa, Cavour decise di schierarsi apertamente in suo favore e di sostenerla mediante l’invio di una flotta piemontese → questi rinforzi diedero nuovo vigore ai garibaldini, mentre l’esercito borbonico iniziava a mostrare cenni di cedimento Dopo Palermo fu la volta di Milazzo, espugnata dopo una difficile battaglia che provocò molte perdite tra i garibaldini → però così anche la Sicilia orientale era ormai liberata dai borbonici e, con l’entrata delle camicie rosse a Messina, il 27 luglio , tutta la Sicilia era conquistata Immediatamente fu creato un governo provvisorio, affidato a Crispi dallo stesso Garibaldi → il quale già progettava di passare lo stretto di Messina per sbarcare in Calabria e avanzare su Napoli Poche, però, furono le riforme messe in atto dal governo provvisorio → ricordiamo: ● l’abolizione della tassa sul macinato ● l’attribuzione di piccoli appezzamenti di terreno di proprietà dello Stato ai contadini che avessero prestato il servizio militare Ciò dipese dalla volontà di non creare eccessivo malcontento tra i nobili e i borghesi → si riteneva molto importante che anche loro abbracciassero la causa antiborbonica, o perlomeno non si opponessero all’impresa garibaldina. → l'antica fame di terra dei cafoni (i contadini), delusa dall’operato del governo provvisorio, si manifestò irruenta → l’isola fu attraversata da molte rivolte contadine, spesso violente, che portavano all’occupazione di fondi padronali Di fronte alle rivendicazioni contadine, Garibaldi si trovò a dover anteporre la causa dell’unificazione nazionale alla richiesta di portare avanti le riforme sociali → la repressione dei tumulti fu così dura che ai contadini fu subito chiaro che quella guerra non era stata intrapresa per migliorare le loro condizioni Emblematico fu quanto accadde a Bronte, un paese ai piedi dell’Etna → Nino Bixio, uno degli uomini di fiducia di Garibaldi, incaricato di portare ordine tra gli insorti, arrivò a ordinare la fucilazione dopo un breve processo sommario di alcuni dei contadini rivoltosi. → così cresceva sia la diffidenza da parte della popolazione, sia l’approvazione da parte dei proprietari terrieri, i quali cominciarono a guardare positivamente l’annessione al Piemonte che sembrava di poter garantire l’ordine sociale. Nel tentativo estremo di salvare il trono, il 25 giugno Francesco II concesse una costituzione liberale, adottò il tricolore e dette avvio alle trattative con il Regno di Sardegna
L’iniziativa di Garibaldi non si fermò, infatti il 20 agosto 1860 , sbarcò in Calabria e iniziò la sua avanzata verso Napoli → il 7 settembre Garibaldi entrò a Napoli, costringendo Francesco II a rifugiarsi nella fortezza di Gaeta Tutti gli esponenti repubblicani di maggior rilievo (→ Mazzini, Crispi, Cattaneo, Ferrari) confluirono a quel punto a Napoli → il rischio che si proclamasse una repubblica e che la città partenopea divenisse la base per sferrare un attacco allo Stato della Chiesa era altissimo e Cavour, preoccupato, decise di agire → dopo aver convinto Napoleone III della necessità di un intervento militare che scongiurasse l’occupazione di Roma da parte delle forze garibaldine, nel settembre 1860 le truppe sabaude varcarono i confini dello Stato pontificio e invasero l’Umbria e le Marche