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Appunti del professore sulla grammatica latina, nello specifico completive (dichiarativa, dichiarativo-fattuale, volitiva, quin e quominus), con esercizi.
Tipologia: Dispense
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Lezione 39 – giovedì 8 aprile e lunedì 12 aprile
Morfologia Fio
Sintassi Completive introdotte da ut / ut non Completive itrodotte da ut / ne I verba timendi Il congiuntivo desiderativo Ripasso degli usi di ut
Fio, fis, factus sum, fieri “essere fatto, diventare, accadere”
Il verbo fio , formato sulla stessa radice che dà fui (il perfetto di sum ), esprime in origine un’accezione dinamica di “essere”, nel senso di “incominciare a essere”: da questo valore primario derivano tre accezioni fondamentali, che si distinguono in base alla costruzione e, ovviamente, al contesto:
Il sistema del presente mostra alcune anomalie (vedi manuale); nel sistema del perfetto, fio coincide con il passivo di facio e si coniuga regolarmente.
Attenzione:
Le subordinate completive introdotte da ut
1. Accidit ut esset luna plena. (Caes.) 2. Obscuritas rerum facit ut non intelligatur oratio. (Cic.)
Nella prima frase il verbo accidit , “accadde”, è in forma impersonale: il soggetto è in realtà costituito dall’intera proposizione introdotta da ut , che dunque è una completiva. Questo tipo di completiva si rende solitamente in italiano con una dichiarativa, introdotta in forma esplicita da “che”.
Traduzione: “ Accadde che c’era la luna piena”.
Nella seconda frase il verbo reggente facit costituisce un nucleo a due argomenti, in cui il soggetto è il nominativo obscuritas , e il cui oggetto è costituito dall’intera frase introdotta da ut non.
Traduzione: “La difficoltà dei concetti fa sì che il discorso non si capisca”.
Per quanto riguarda il tempo verbale, si trova quasi esclusivamente la consecutio della contemporaneità , cioè:
Come sempre, trattandosi di completive, dobbiamo fare attenzione alle categorie di verbi che le introducono, così da poter distinguere le completive dalle altre subordinate introdotte da ut.
A seconda del tipo di verbo che le introduce, le completive con ut si dividono in due tipi:
Le completive negate da ut non
Le completive negate da ut non dipendono da verbi o da locuzioni avverbiali che indicano:
La presenza della negazione ne ci fa subito capire che si tratta di subordinate che rientrano nella sfera della volontà. Dipendono infatti verbi che esprimono:
Pertanto si chiamano volitive. In quanto esprimono una volontà, normalmente troveremo questi verbi col soggetto espresso, e la subordinata avrà pertanto prevalentemente funzione di oggetto, poiché indica il contenuto, l’obiettivo del comando, della richiesta, ecc…
Vediamo ora i più frequenti verbi che introducono completive volitive. Gli elenchi non sono esaustivi:
1. Verbi di richiesta Oro ut Chiedo che, di Obsecro ut Scongiuro che, di Peto ut Chiedo che, di
Tutti i verbi di domanda possono avere questo costrutto ( posco, postulo, flagito, obsecro, imploro, etc… )
Caesar in primis ut ipse cum Pompeio conloqueretur postulat. (Caes.) “Cesare per prima cosa chiede di parlare con Pompeo.”
2. Verbi di comando e concessione Impero ut Comando che, di Hortor ut Esorto a Praecipio ut Consiglio di Permitto, do ut Concedo che, di Moneo ut Faccio ricordare, avverto che Mando ut Incarico di
Domitius hortatur eos ne animo deficiant (Caes.) “Domizio li esorta a non perdersi d’animo.”
3. Verbi o locuzioni di scopo Assequor, consequor ut
conseguo che, di
Adipiscor ut Ottengo che Mereo ut Merito che, di
Opibus merebor ut fidem pretio obligem. (Sen.) “Col denaro otterrò di legare la fedeltà a un prezzo (cioè: comprare la fedeltà).”
Attenzione:
Lysander suasit Lacedaemoniis ut, regia potestate sublata, se ex omnibus deligerent ad bellum gerendum. (Nep.) “ Lisandro persuase i Lacedemoni a scegliere lui (Lisandro) tra tutti per dirigere la guerra.” (è evidente che la traduzione “a scegliere se stessi per dirigere la guerra” non darebbe senso.)
Esercizio
Il congiuntivo asindetico
A volte, la frase volitiva col verbo al congiuntivo non viene introdotta dalla congiunzione ut :
Tibi impero quam primum venias. (Cic.) “Ti ordino di venire quanto prima.”
Notiamo che le due frasi sono semplicemente giustapposte l’una all’altra, e che la volitiva si caratterizza solamente per il verbo al congiuntivo. Per questo motivo il congiuntivo viene definito asindetico , che si trova cioè in una costruzione asindetica.
Il congiuntivo asindetico ricorre prevalentemente coi seguenti verbi:
- oportet “conviene”, “importa” Esse, oltre che con la completiva volitiva al congiuntivo (spesso asindetico) si costruiscono: a. con un infinito : Nihil opus est exemplis hoc facere longius. (Cic.) “Non c’è per niente bisogno di allungare (lett.: far più lungo) questo argomento con esempi.” b. con un’ infinitiva : Oportet te non de eo quod detractum est queri , sed de eo gratias agere quod contigit. (Sen.) “Non conviene che tu ti lamenti di ciò che ti è stato sottratto, ma che tu ringrazi di ciò che hai potuto avere.”
I verba timendi
C’è una categoria di completive introdotte da ut/ne che funziona in modo molto particolare. Sono le proposizioni che dipendono dai verba timendi , cioè i verbi o le locuzione verbali che esprimono timore. I più frequenti sono timeo, metuo, vereor , “ho paura, temo”; timor, pavor est , “c’è timore”; sollicitus, pavidus, sum , “sono ansioso, timoroso…”. Il verbo è al congiuntivo e i tempi seguono la consecutio.
La particolarità delle completive dipendenti dai verba timendi consiste nel fatto che il connettore positivo ut in italiano deve essere tradotto col negativo “che non” , mentre il connettore negativo ne deve essere tradotto col positivo “che” :
Qmnis labores te excipere video; timeo ut sustineas. (Cic.) “Vedo che ti sobbarchi fatiche di ogni genere; temo che tu non regga.”
(Integer testis) timet ne quid iracunde dicat! (Cic.) “Un testimone imparziale teme di dire qualcosa spinto dall’ira.”
Attenzione:
Esercizio
fossam intra murum ducere instituunt. (Liv.) 12. Metuo ne illa non sit surda atque haec audierit. (Plaut.)
Il congiuntivo desiderativo
Per comprendere la singolare costruzione dei verba timendi , dobbiamo fare un passo indietro nella storia della lingua e studiare un’altra struttura sintattica: il congiuntivo desiderativo. Il congiuntivo desiderativo è un congiuntivo indipendente , cioè un congiuntivo che troviamo nella proposizione principale. Il concetto ci è già noto, perché già conosciamo il congiuntivo esortativo.
Il congiuntivo desiderativo esprime un desiderio, e corrisponde all’italiano “ vorrei che, magari, volesse il cielo che.. ”. In latino è solitamente introdotto da utinam (talora ut ). E’ negato da ne.
I tempi del congiuntivo sono selezionati in base a due parametri: se il desiderio riguarda il presente o il passato; se il desiderio è realizzabile o irrealizzabile:
desiderio realizzabile desiderio irrealizzabile nel presente Presente: utinam (ut) veniat! “magari venisse!” (e può venire)
Imperfetto: utinam (ut) veniret! “magari venisse!” (e non può venire) nel passato Perfetto: utinam (ut) venerit! “magari fosse venuto!” (e può essere venuto)
Piuccheperfetto: utinam (ut) venisset! “magari fosse venuto!” (e non è venuto)
Utinam is quidem Romae esset (Cic.) “ Magari egli fosse a Roma!” (evidentemente non c’è e non può esserci: desiderio irrealizzabile nel presente).
Nella fase arcaica della lingua il latino prediligeva le costruzioni paratattiche rispetto a quelle ipotattiche. Pertanto è possibile che in origine il timore fosse espresso tramite una dichiarazione di paura seguita dall’espressione del desiderio contrario a questa paura (col congiuntivo desiderativo):
Timeo: ut veniat! “Ho paura: magari venisse!”
Evidentemente da questo tipo di espressione è discesa la costruzione ipotattica timeo ut veniat , che significa dunque “ho paura che non venga (infatti desidero che venga)”.
Esercizio
Prima di aprire il dizionario, dobbiamo stabilire, in base a criteri sintattici precisi, di che tipo di subordinate si tratti.
“Lui stesso colloca i soldati vicino alle opere di fortificazione, non a intervalli determinati, come era consuetudine nei giorni precedenti, ma con sentinelle una di seguito all’altra, perché si toccassero tra loro; esorta i tribuni militari a guardarsi dagli assalti improvvisi”.
Gli Elvezi escono dal loro territorio
Post Orgetorigis mortem, nihilominus Helvetii conantur ut e finibus suis exeant. Ubi iam se ad eam rem paratos esse arbitrati sunt, oppida sua omnia numero ad duodecim, vicos ad quadringentos, reliqua privata aedificia incendunt; frumentum omne, praeter quod secum portaturi erant, comburunt, ut domum reditionis spe sublata paratiores ad omnia pericula subeunda essent; trium mensium molita cibaria sibi quemque domo efferre iubent. Persuadent Rauracis et Tulingis et Latobicis finitimis ut, eodem usi consilio, oppidis suis vicisque exustis, una cum iis proficiscantur, Boiosque, qui trans Rhenum incoluerant et in agrum Noricum transierant Noreiamque oppugnabant, receptos ad se socios sibi adsciscunt. ( Caes. )
Tiberio Gracco e Gaio Carbone: eccellento oratori, malgrado scelte politiche opinabili (secondo Cicerone)
Utinam in Ti. Graccho Gaioque Carbone talis mens ad rem publicam bene gerendam fuisset quale ingenium ad bene dicendum fuit! Sed eorum alter propter turbulentissumum tribunatum, ad quem ex invidia foederis Numantini^1 bonis iratus accesserat, ab ipsa re publica est interfectus; alter propter perpetuam in populari ratione levitatem morte voluntaria se a severitate iudicum vindicavit. Sed fuit uterque summus orator. Atque hoc memoria patrum teste dicimus. Nam et Carbonis et Gracchi habemus orationes nondum satis splendidas verbis, sed acutas prudentiaeque plenissimas. Fuit Gracchus diligentia Corneliae matris a puero doctus et Graecis litteris eruditus. Nam semper habuit exquisitos e Graecia magistros, in eis iam adulescens Diophanem Mytilenaeum Graeciae temporibus illis disertissimum. Sed ei breve tempus ingeni augendi et declarandi fuit. Carbo est in multis iudiciis causisque cognitus. ( Cic. )
1 invidia foederis Numantini: Mentre era questore in Spagna, Tiberio Gracco concluse coi Numantini un trattato che non fu ratificato dai senatori.