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Svetonio, Plinio e Apuleio, Appunti di Latino

Riassunto con riferimenti ai testi di Svetonio, Plinio il Giovane e Apuleio (vita e opere sintetizzate nel dettaglio)

Tipologia: Appunti

2015/2016

In vendita dal 13/12/2016

sandeep_kaur
sandeep_kaur 🇮🇹

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PLINIO IL GIOVANE (61-113 d.C.)
Nasce a Como tra il 61/62 d.C., venne adotto dallo zio Plinio il Vecchio, che lo portò a Roma dove frequentò
la scuola di Quintiliano. Ebbe numerose cariche ufficiali, tra cui, le più importanti, il ruolo di console nel 100
e legato consolare in Bitinia nel 111.
Scrisse numerose orazioni e poesie, a noi non giunte. Abbiamo due opere di prosa: Panegyricus e
Epistolarum libri.
Panegyricus: discorso di ringraziamento pronunciato nel 100, pubblicato successivamente in onore a
Traiano. Descrive Traiano come un optimus princeps, uomo ideale e sovrano perfetto, in antitesi con i
precedenti imperatori. Traiano rappresenta il ritorno di un’insperata libertas letteraria: questa libertas, però,
non era un ritorno alla libertà promulgata dalla res publica, piuttosto un ordine dell’imperator verso i
letterati (“TE VERO SECURI ET ALACRES QUO VOCAS SEQUIMUR. IUBES ESSE LIBEROS: ERIMUS; IUBES QUAE
SENTIMUS PROMERE IN MEDIUM: PROFEREMUS.” “Senza timori e pieni di zelo ti seguiamo dove tu chiami.
Ci comandi di essere liberi: lo saremo; ci comandi di dire pubblicamente ciò che pensiamo: lo diremo.”). Gli
artisti in questo modo sono visti come subalterni voluti, in quanto il princeps non era un despota ma non
ammetteva decisioni autonome e impulsive. Il princeps teneva strettamente sotto controllo il rapporto
princeps-letterato, tanto che quest’ultimi erano anche suoi consiglieri. Lautore, in contrapposizione a
Seneca, non presente un tipo di governo ideale, bensì si limita a descrivere (acconsentendo) il governo
traianeo. Inoltre Plinio non è come Seneca un politico, ma il consigliere del princeps che si limitava, anche
qui, a riferire le decisioni di Traiano al senato e alle varie province.
Epsitolarum libri: nove libri di 247 lettere più un decimo di carteggio tra Traiano e Plinio. L’apparente
casualità e varietà degli argomenti diventa un criterio artistico che sta a segnare la varietas e la leggerezza
degli argomenti affrontati dall’autore. I temi sono vari, e vanno dalle epistole personali e private a quelle
invece di ambito pubblico e politico. Le lettere sono indirizzate a destinatari reali e nascono come vera e
propria corrispondenza reale, rielaborate successivamente a tavolino. Ogni lettera ruota attorno ad un unico
tema.
Notevole è la descrizione dei luoghi, che vanno da paesaggi naturali e sereni alle caotiche città romane.
Incredibile è la descrizione della fonte di Clitumnio, descritta con un’armonia e una leggerezza tale da
renderlo un locus amoenus. Altri temi sono la beneficenza dell’autore, la sua attività fisica, i suoi amici e
personaggi famosi, viaggi e argomenti più leggeri. Tutta l’opera è dedita ad un’esaltazione della propria
persona.
Epistola di importanza storiografia è l’epistola VI in cui racconta il drammatico evento dell’eruzione del
Vesuvio, in cui morì anche lo zio. Lepistola è caratterizzata una dettagliata spiegazione dell’evento e di come
lo zio sia morto, in parte grazie a testimoni oculari e in parte grazie alle “dicerie”. Viene descritta Pompei,
una città che al tempo era simile a tante altre ma che per noi, oggi, è un sito archeologico importantissimo:
ci presenta come, anche una città qualsiasi dell’Impero, era architettonicamente ben costruita e strutturata.
Di estrema importanza è il carteggio tra Plinio e Traiano, attraverso il quale l’autore ci presenta i diversi
problemi (più o meno complessi) che un legato consolare dovesse affrontare. Ci presentano un Plinio molto
attento e scrupoloso, sempre pronto a riferire alla capitale tutti i problemi affrontati in provincia. Uno dei
più importanti problemi, viene affrontato nell’epistola 96: l’autore chiede indicazioni a Traiano su come
comportarsi di fronte ai cristiani, soprattutto ora che Roma non aveva leggi contro questo culto.
L’imperatore risponde in maniera più articolata rispetto alle altre questioni: non dà tanto un ordine quanto
delle indicazioni; Traiano mantenne un comportamento moderato, equilibrato e abbastanza tollerante,
lasciando però aperta la possibilità della condanna a morte per chi non avrebbe giurato solennemente di
sacrificarsi per gli dèi. Questa lettera è una delle prime testimonianze pagane sul cristianesimo.
Plinio ci presenta un nuovo tipo di humanitas: perde la sua accezione filosofica, per acquisire un carattere
distintivo di un uomo di onestà morale, con buon gusto, cortese, affidabile e acculturato.
CICERONE E PLINIO: il genere epistolare fu già utilizzato in Grecia, come strumento per la trattazione
filosofica e politica a noi non giunta. A Roma il genere epistolare è dato soprattutto dall’opera ciceroniana, il
cui epistolario fu modello per Plinio. Lautore propone un testo artificioso, che consegue una varietas di
temi.
Mentre Cicerone affrontava effettivamente un carteggio privato, con uno stile segnato dall’urgenza dei temi,
con andamento secco, nervoso, affrettato, quello di Plinio si configura come una vera e propria opera
letteraria, curato nello stile con un attento labor limae; tutto è sempre chiaro e importante è il ruolo
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PLINIO IL GIOVANE (61-113 d.C.)

Nasce a Como tra il 61/62 d.C., venne adotto dallo zio Plinio il Vecchio, che lo portò a Roma dove frequentò la scuola di Quintiliano. Ebbe numerose cariche ufficiali, tra cui, le più importanti, il ruolo di console nel 100 e legato consolare in Bitinia nel 111. Scrisse numerose orazioni e poesie, a noi non giunte. Abbiamo due opere di prosa: Panegyricus e Epistolarum libri. Panegyricus: discorso di ringraziamento pronunciato nel 100, pubblicato successivamente in onore a Traiano. Descrive Traiano come un optimus princeps , uomo ideale e sovrano perfetto, in antitesi con i precedenti imperatori. Traiano rappresenta il ritorno di un’insperata libertas letteraria: questa libertas , però, non era un ritorno alla libertà promulgata dalla res publica , piuttosto un ordine dell’imperator verso i letterati (“TE VERO SECURI ET ALACRES QUO VOCAS SEQUIMUR. IUBES ESSE LIBEROS: ERIMUS; IUBES QUAE SENTIMUS PROMERE IN MEDIUM: PROFEREMUS.” “Senza timori e pieni di zelo ti seguiamo dove tu chiami. Ci comandi di essere liberi: lo saremo; ci comandi di dire pubblicamente ciò che pensiamo: lo diremo.”). Gli artisti in questo modo sono visti come subalterni voluti, in quanto il princeps non era un despota ma non ammetteva decisioni autonome e impulsive. Il princeps teneva strettamente sotto controllo il rapporto princeps-letterato, tanto che quest’ultimi erano anche suoi consiglieri. L’autore, in contrapposizione a Seneca, non presente un tipo di governo ideale, bensì si limita a descrivere (acconsentendo) il governo traianeo. Inoltre Plinio non è come Seneca un politico, ma il consigliere del princeps che si limitava, anche qui, a riferire le decisioni di Traiano al senato e alle varie province. Epsitolarum libri : nove libri di 247 lettere più un decimo di carteggio tra Traiano e Plinio. L’apparente casualità e varietà degli argomenti diventa un criterio artistico che sta a segnare la varietas e la leggerezza degli argomenti affrontati dall’autore. I temi sono vari, e vanno dalle epistole personali e private a quelle invece di ambito pubblico e politico. Le lettere sono indirizzate a destinatari reali e nascono come vera e propria corrispondenza reale, rielaborate successivamente a tavolino. Ogni lettera ruota attorno ad un unico tema. Notevole è la descrizione dei luoghi, che vanno da paesaggi naturali e sereni alle caotiche città romane. Incredibile è la descrizione della fonte di Clitumnio , descritta con un’armonia e una leggerezza tale da renderlo un locus amoenus. Altri temi sono la beneficenza dell’autore, la sua attività fisica, i suoi amici e personaggi famosi, viaggi e argomenti più leggeri. Tutta l’opera è dedita ad un’esaltazione della propria persona. Epistola di importanza storiografia è l’epistola VI in cui racconta il drammatico evento dell’ eruzione del Vesuvio , in cui morì anche lo zio. L’epistola è caratterizzata una dettagliata spiegazione dell’evento e di come lo zio sia morto, in parte grazie a testimoni oculari e in parte grazie alle “dicerie”. Viene descritta Pompei, una città che al tempo era simile a tante altre ma che per noi, oggi, è un sito archeologico importantissimo: ci presenta come, anche una città qualsiasi dell’Impero, era architettonicamente ben costruita e strutturata. Di estrema importanza è il carteggio tra Plinio e Traiano , attraverso il quale l’autore ci presenta i diversi problemi (più o meno complessi) che un legato consolare dovesse affrontare. Ci presentano un Plinio molto attento e scrupoloso, sempre pronto a riferire alla capitale tutti i problemi affrontati in provincia. Uno dei più importanti problemi, viene affrontato nell’epistola 96: l’autore chiede indicazioni a Traiano su come comportarsi di fronte ai cristiani, soprattutto ora che Roma non aveva leggi contro questo culto. L’imperatore risponde in maniera più articolata rispetto alle altre questioni: non dà tanto un ordine quanto delle indicazioni; Traiano mantenne un comportamento moderato, equilibrato e abbastanza tollerante, lasciando però aperta la possibilità della condanna a morte per chi non avrebbe giurato solennemente di sacrificarsi per gli dèi. Questa lettera è una delle prime testimonianze pagane sul cristianesimo. Plinio ci presenta un nuovo tipo di humanitas : perde la sua accezione filosofica, per acquisire un carattere distintivo di un uomo di onestà morale, con buon gusto, cortese, affidabile e acculturato. CICERONE E PLINIO : il genere epistolare fu già utilizzato in Grecia, come strumento per la trattazione filosofica e politica a noi non giunta. A Roma il genere epistolare è dato soprattutto dall’opera ciceroniana, il cui epistolario fu modello per Plinio. L’autore propone un testo artificioso, che consegue una varietas di temi. Mentre Cicerone affrontava effettivamente un carteggio privato, con uno stile segnato dall’urgenza dei temi, con andamento secco, nervoso, affrettato, quello di Plinio si configura come una vera e propria opera letteraria, curato nello stile con un attento labor limae; tutto è sempre chiaro e importante è il ruolo

dell’autore e la sua opinione.

SVETONIO (70-140 d.C.)

Entrò a corte come potente funzionario imperiale sotto Traiano e Adriano, diventando poi responsabile delle biblioteche e degli archivi di Stato romani. Svetonio scrisse per lo più biografia concentrandosi per lo più sugli aspetti di cronaca dei fatti storici. Il genere biografico nasce in Grecia come sottogenere della biografia, come supporto documentario delle vicende trattate, fino ad arrivare alle βιοι παραλλελοι di Plutarco. A Roma è un genere più antico, riconducibile agli elogia e alle laudationes funebres , trovando sviluppo con Varrone Reatino e Cornelio Nepote. Contemporaneo a Svetonio, scrisse biografie anche Tacito con “ Vita di Agricola ”. Di Svetonio ci sono giunti parti del “ De viris illustribus e integralmente “ De Vita Caesarum ”. La seconda opera ha uno schema ripetitivo ma decisamente più libero rispetto al “De viris illustribus”: inizia trattando la nascita e l’infanzia del personaggio, fino all’ascesa al potere e prosegue illustrando i vizi e le virtù del princeps. L’opera parte dalla figura di Cesare, colui che, secondo Svetonio, fu il primo a determinare la fine della Res Publica per avviare il principato. Svetonio e Plutarco a confronto: → PLUTARCO: i personaggi sono lontani nel tempo e sono accoppiati secondo lo schema uomo romano- uomo greco; la contrapposizione mette in evidenza i vizi e le virtù di entrambi. → SVETONIO: riporta un solo personaggio, vicino nel tempo all’autore. Abbiamo notizie storiche dei personaggi, del loro impero e notizie sulla loro vita. Nell’opera trovano spazio pettegolezzi, dicerie e leggende sul personaggio trattato, non dando informazioni storiche attendibili. Punti in comune tra Svetonio e Tacito: → Stesso periodo storico come oggetto di narrazione → Figura del liberatore: ◦ Tacito: “Male necessario” ◦Svetonio: figura scontata, non ne discute → Adesione all’ideologia del nuovo Senato: monarchia moderata capace di conciliare il potere del princeps con la libertas. Mentre Tacito analizza e problematizza la situazione, Svetonio si limita ad accettarla senza metterla in discussione. → Svetonio: esalta la figura di Tito, Vespasiano ed Augusto, ritenendo che questi hanno consentito la libertas e mette in discussione la figura di Caligola, ritenuto come vero e proprio monstrum, di Nerone e Domiziano perché sopraffattori della libertas e del Senato. Tacito: riporta un ritratto di Augusto problematico, riconoscendogli le doti politiche seppur celate da un intento assolutistico.

APULEIO (125-170 no notizie)

Nasce a Madaura (Algeria), studiò a Cartagine, si trasferì a Roma, partì per Atene dove venne a contatto con la filosofia platonica e i culti misterici e alla magia. Si sposò con Pudentilla e alla morte del figlio Ponziano, venne processato a Sabrata nel 158. Di lui ci sono rimasti trattati filosofici (“ De Deo Socratis ”, “ De Platone et eius Dogmate ” e “ De Mundo ), 23 orazioni (“ Florida ”) e un romanzo (“ Metamorphoseon libri undicem ”). De Apològia : Apuleio si sposò con la madre di Ponziano, Pudentilla. Quando Ponziano morì la famiglia accusò Apuleio di avvelenamento attraverso arti magiche. L’orazione in difesa di sé consta di 103 capitoli, ma è il risultato di un ampliamento e di una rielaborazione dell’autore stesso. In sua difesa Apuleio disse che non era possibile fosse stato lui, in primis perché nel testamento le doti erano assegnate a Pudente e dunque avrebbe ucciso senza motivo. In seguito compie un excursus in cui spiega la differenza tra filosofia e magia: ciò probabilmente perché il pubblico facilmente confondeva le due pratiche. Metamorphoseon libri XI : chiamato anche “Asino d’oro”, si divide in 11 libri e racconta la storia di Lucio, ragazzo che spinto dalla curiositas finisce trasformato in asino. Per tornare alla sua forma umana affronterà