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Tacito e Apuleio, vita e opere
Tipologia: Appunti
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Tacito Tacito fu il più importante storico latino (contemporaneo di Svetonio);non conosciamo data e luogo di nascita, ma Plinio in una lettera scrive che erano coetanei (lettera attendibile poiché erano amici) perciò si attribuisce come data di nascita il 55 d.C. per quanto riguarda il luogo: il cognome Tacitus era diffuso in Gallia —> si pensa che sia la sua provenienza; nel III secolo governerà un imperatore di nome Tacito di Terni —> egli si vantava di essere suo parente, questo è improbabile, lo ha fatto per vantaggio. Nacque da una famiglia facoltosa, studiò a Roma e sposò la figlia di Giulio Agricola (console e generale). Inizia il suo cursus honorum. Sotto Domiziano è tribuno della plebe, gli viene assegnata l’amministrazione di una provincia forse della Gallia, torma a Roma nel 93. Tacito non scrisse nulla fino alla morte di Domiziano (96) poiché con la sua morte si assicurava la liberà di scrittura, Tacito era già uno scrittore maturo, aveva 41 anni Scrisse in tutto 5 opere: Agricola , Germania e Dialogus de Oratoribus —> Tacito minore Historiae, Annales — Tacito maggiore, opere storiche vere e proprie Molti pensano che Agricola sia la prima poiché nel proemio vi è scritto “ ora è tornato il coraggio, nunc..) Dubbio: lo stile è uguale in tutte le opere tranne nel dialogus quindi secondo alcuni è l’opera più giovane; secondo altri lo stile è diverso perché non parla per niente di storia ma di oratoria e quindi lo stile si eleva. Muore probabilmente nel 120. Agricola Convenzionalmente datata come la prima ( forse il dialogus era il primo), il titolo Germania Opera di facile identificazione come genere a differenza dell’Agricola, è un’ opera etnografica (unica vera opera etnografica) infatti il vero titolo sarebbe “de origine et situ germanorum” —> origine e la regione dei Germani. Fu pubblicata nel 98, è un opera minore che conta 46 capitoli, facilmente divisibile in due blocchi: 1-27 —> descrive il territorio e i vari aspetti della cultura dei germani: li descrive come un popolo che non conosce la corruzione e la depravazione, le donne rimangono fedeli al marito, in cui il culto della famiglia è ancora sentito; in questo modo egli vuole sottolineare il fatto che a Roma questi costumi stanno degenerando. Sottolinea anche due difetti di questo popolo: 1. L’incapacità di unirsi tra popoli interni (bisogna sfruttare questo per conquistarli: stessa tattica che Cesare utilizzò per conquistare la Gallia). 2. Sono attratti dall’alcool, li dipinge come un popolo di ubriaconi (il vino glielo vendevano i Romani), egli consiglia di continuare a portargli il vino per farli ubriacare il più possibile. 28-46 —> passa in rassegna una serie di popoli. Fonti : si ispirò in parte a Cesare, che nel “De bello gallico” aveva accennato alla popolazione dei germani, ad un’opera di Plinio il vecchio intitolata “Bella
germaniae”, e all’opera di un poeta minore di nome Aufidio Basso il “Bellum germanicum”. Perché scelse la Germania?
della Germania per aprisi dei territori di commercio —> intendeva fare un’ opera utile in modo che l’imperatore avesse un testo che potesse aiutarlo nell’esplorazione del territorio e della cultura
del popolo romano
fosse pericoloso per i Romani; nel II sec infatti erano aumentate le pressioni dei germani nei confini ( Reno, Danubio ). Testi pag 471-479. Il Dialogus de oratoribus È un dialogo sull’oratoria, in questo modo si mette sulla scia di chi aveva discusso sulla decadenza dell’oratoria (Petronio, Quintiliano). Quest’opera secondo una parte della critica non è di Tacito, basandosi unicamente su questioni stilistiche: questa ha uno stile completamente diverso dalle altre, ipotattico, figure retoriche, concinnitas ecc. Il resto della critica crede che la differenza di stile sia dovuta al contenuto dell’opera; questa parte della critica si scinde in due opinioni differenti riguardanti la datazione di quest’opera: alcuni credono sia la prima opera di Tacito, del Tacito giovane (cosi spiegano anche la questione stilistico), altri del Tacito più ansiano. È un dialogo i cui personaggi sono tre: Apro, Messalla, Materno; questi tre personaggi, sulla scia dei dialoghi platonici, hanno opinioni diverse riguardo uno stesso argomento. Messalla e Materno riconoscono la decadenza dell’oratoria e cercano di capirne il motivo, Apro invece dice che lui riconosce il cambiamento dell’oratoria ma crede che non sia tanto un cambiamento bensì un’evoluzione al passo con i tempi. Messalla è Quintiliano e l’Agamennone di Petronio: addita le cause alla famiglia e alla scuola e sottolinea la futilità delle declamazioni. Materno è Tacito, egli propone una causa diversa alla decadenza, né morale né tecnica ma politica: secondo Materno la mancanza di liberà dovuta al sistema imperiale ha inevitabilmente intaccato l’oratoria. Il discorso di Materno potrebbe farci pensare che Tacito sia filo-repubblicano ma non è così; egli crede che il principato sia il male minore, un male necessario poiché è l’unico sistema che ha fatto terminare per sempre le guerre civili ( nel I sec, ultimo periodi della repubblica, Mario e Silla, congiura di Catilina, rivolta di Spartaco, Cesare e Pompeo, Ottaviano e Antonio). Tacito si rispecchia nel persiero di Materno ma non disapprova quello di Apro, infatti egli scriverà le sue opere di storia con uno stile nuovo.
Metodo storiografico Ciò che ha reso queste due opere famose, oltre al contenuto, è al metodo: sono state scritte applicando un metodo storiografico estremamente rigoroso:
espressioni “sine odio eque amore” “sine ira et studio”
fonti orali (soprattutto per le historie). Quando trova due fonti sulla stessa versione egli tende a scegliere sempre quella meno nobile, quella in cui egli scorge della malizia, della cattiveria (questo delinea un po’ il pessimismo dell’autore); un esempio è quello di Agrippina e Nerone —> egli crede che è molto più logica la versione che prevede che sia stata la madre a tentare un incesto con il figlio e non il contrario come c’è scritto in varie fonti.
analizza la psiche dei personaggi protagonisti e se non si citano gli intrighi di palazzo; non si può spiegare la storia soltanto per motivi economici o per l’esaltazione del proprio impero.
egli spiega che la morte di Petronio derivò dalla gelosia di Tigellino (prefetto del pretorio) dell’influenza che questo scrittore aveva sull’imperatore. Stile Scrittore paratattico; per formare la subordinata utilizza l’ablativo assoluto, participio futuro, poiché sono modi più brevi di esprimere una subordinata di qualunque tipo; tende alla brevitas. Questa è data anche dai molti sottintesi che troviamo nei suoi testi. Con lui si può parlare di asimmetria, di inconcinnitas. Innumerevoli sono gli arcaismi utilizzati e a volte si postini trovare delle sententiae: per questi motivi possiamo affermare che il suo stile si avvicini sia a quello di Sallustio che a quello Seneca. Il linguaggio è medio-alto. Leggermente diverso da questo stile lo troviamo nel proemio degli annales. Religione Nel libro V delle Historie, dopo la distruzione di Gerusalemme, Tacito fa un piccolo excursus sugli ebrei: questo è stranamente contornato da moltissimi errori, questa ignoranza ovviamente sfocia in un’avversione —> antisemitismo del I secolo che deriva dall’ignoranza. In questo exursus ci sono frasi molto aggressive che ritroveremo esattamente quando parlerà e descriverà i cristiani. Il problema cristiano entra nella questione Romana degli Annales poiché Nerone additò, per la colpa dell’incendio di Roma, i cristiani. Mentre Svetonio e uno storico minore attribuiscono la colpa dell’incendio a Nerone. Gia dal tempo di Nerone il culto degli Dei era in crisi, il cittadino romano non trovava più negli dei la risposta alle sue esigenze spirituali, questo sarò più forte nel II e III secolo: secoli che vedranno le pressione dei popoli barbarici, creava un’idea di insicurezza nel cittadino romano ed esso trovava le risposte a queste
insicurezze in nuove forme religiose che prevedevano la preghiera singola, personale; inoltre il principio di uguaglianza che pone ogni persona allo stesso livello agli occhi di Dio è una religione che ebbe grande diffusione a Roma poiché l’umiliazione degli ultimi e la povertà erano molto presenti. Nerone iniziò a condannare il cristianesimo quando questo si diffuse ampiamente: in primo luogo poiché i cristiani si rifiutavano di adorare l’imperatore e anche poiché si rifiutavano di entrar a far parte dell’esercito. Il cristianesimo diventerà religione di stato con Costantino poiché quest’ultimo era convinto di poter rimpolpare le file dell’esercito. L’incendio di Roma ( testo pag 506) Gli incendi a Roma erano all’ordine del giorno poiché i tre quarti della popolazione abitava in case fatte di legno e paglia. Il sospetto su Nerone è caduto per due motivi: 1. Nerone non era a Roma quando avvenne l’incendio 2. Svuotò le casse dello stato per la ricostruzione della città e per costruire la sua Domus Aurea e il Colosso (statua di Nerone). (lettura testo in italiano) Nerone stava ad Anzio, torna a Roma quando la città era ancora in fiamme esattamente nel momento in cui le fiamme si stavano avvicinando alla sua casa. Al termine dell’incendio fece ricostruire l’intera città e diede inizio ai lavori per la costruzione della sua Domus Aurea ( atto che fece diffondere l’idea che fosse stato lui l’artefice dell’incendio). La persecuzione contro i cristiani (pag515) Nerone messo alle strette da un popolo che lo accusava e dall’intera situazione, cercò e trovò un capro espiatorio. Trovò il capro espiatorio nei cristiani e di li a poco iniziò la loro persecuzione. Questa fu la prima persecuzione della storia. Per raccontare la persecuzione contro i cristiani, Tacito parla dei cristiani e dalle sue parole emerge molta ignoranza che porta l’autore a fare considerazioni erronee e avverse verso questa religione. ITALIANO: (1) Nerone aveva dato inizio ad una lunghissima serie di riti propiziatori nei confronti degli Dei cosicché potessero ridare nuovo splendore e ricchezza alla città di Roma. L’imperatore fa ciò per sviare le accuse su di se. (5) Tacito disapprova questa tipologia di morte definendola troppo sanguinosa, troppo grave.
Antonino Pio e Marco Aurelio Sotto questi due imperatori, gli intellettuali continuavano a godere dell’esatta liberà di cui Tacito si vantava sotto Adriano, Antonino Pio, imperatore molto capace, governa per 23 anni, anni di assoluta pace e serenità. Marco Aurelio fu un imperatore molto capace ma visse un periodo di minacce costanti nel nord infatti morirà in quelle terre, tutti i suoi anni di governo saranno segnati da guerre. Apuleio Nasce nel 125 d.C. sotto l’imperatore Adriano, vive sotto Antonino Pio e muore nel 180 d.C. In questo periodo ci furono innovazioni filosofiche, lo stoicismo viene meno e si diffonde il medio-platonismo e si diffonde la seconda sofistica che manteneva le caratteristiche della prima ossia la grande capacità oratoria dei sofisti. E per quanto riguarda la religione si diffusero, oltre al cristianesimo anche particolari culti come quelli di Iside e Osiride. Questo autore incarna tutte le novità culturali e religiose del II secolo: filosofia medio-platonica, faceva parte della seconda sofistica ed era devoto al culto di Iside. Le notizie biografiche le abbiamo dalle sue opere, sopratutto le orazioni: nasce a Madaura (oggi città algerina) apparteneva ad una famiglia molto ricca e grazie a questa potè viaggiare in tutto l’impero soprattutto la parte mediterranea do e potè perfezionare i suoi studi, inoltre ebbe una preparazione scolastica eccellente. Si spostò a Cartagine dove studia grammatica e retorica poi decise di spostarsi ad Atene dove studia filosofia (medio-platonica) ed è proprio qui che viene a contatto con il culto di Iside e con altri culti che erano legati alla magia ( sarà un elemento importantissimo nella sua vita). Fu poi invitato da un ragazzo conosciuto nella scuola di filosofia, Ponziano, a casa sua a Oea (oggi Tripoli); questo ragazzo viveva con la madre Pudentilla, donna ricchissima. Apuleio sposò Pudentilla. Alla morte di Ponziano, Apuleio si ritrova erede di una fortuna; nel 160 i parenti di Pudentilla fanno causa ad Apuleio. Egli usci illeso (non ce lo dice lui ma sappiamo che qualche anno dopo si trovata a Cartagine) da questo processo soltanto con le proprie forze, senza l’ausilio di avvocati; da questo processo né deriverà un opera oggi conosciuta come “De Magia” (questo titolo perché una delle accuse mosse ad Apuleio era il fatto che lui avesse sedotto Pudentilla con le arti magiche). Dopo il 170 non si hanno più notizie dell’autore.
Opere Non abbiamo una cronologia interna delle opere di Apuleio. È probabile che l’opera più famosa “le metamorfosi” o “asino d’oro” sia stata scritta dopo l’apologia “ De Magia” poichè le metamorfosi hanno come tema principale la magia e quindi se questa fosse stata scritta prima, gli avvocati avrebbero sfruttato l’opera per vincere il processo. Le opere sono:
processo
da una fabula milesia “amore e psiche” De magia Il discorso che Apuleio scrive in sua offesa contro l’accusa mossa dai partenti di Pudentilla, questa era divisa in più parti:
maghi ( dentifricio magico)
sua eredità. L’accusa non è strutturata bene, spesso sfocia nel ridicolo; Apuleio sfruttando la ridicolezza delle loro accuse riesce a portarsi dalla sua parte il pubblico facendolo divertire, come insegna Cicerone. Si dice che il vero modello del de magia sia la Pro Celio ciceroniana nella quale l’autore utilizza lo stesso sarcasmo di Apuleio.Decise di difendersi da solo poichè era consapevole delle sue capacità oratorie, infatti ne uscì vincente (non ce lo dice lui ma sappiamo che qualche anno dopo si trovata a Cartagine). La sua difesa è diviso in due parti:
(possesso di oggetti magici ed essere un finto ricco) accattivandosi il pubblico
Nella prima parte della sua apologia, inizia un discorso sull’ignoranza degli uomini, di come essi per la loro ignoranza confondano semplici oggetti casalinghi come il dentifricio, lo specchio e la statuetta per oggetti magici. Spiega che lo scheletro il cui loro parlano è una statuetta del Dio mercurio che l’autore porta sempre con se ( conferma che la religione in questo secolo dava vita a come di sincretismo —> elementi di due religioni si fondono). Anche l’accusa sulla finta ricchezza la smontò facilmente elencando i beni della propria famiglia e quanti introiti lui riuscisse a guadagnare con la sua attività di oratore. Egli non dichiarò mai di non essere un mago ma sottolineò sempre di essere un filosofo: afferma che la gente spesso confonde la filosofia con la magia poichè il filosofo ha un tale livello della virtù che ha un rapporto privilegiato con gli
11 —> conclusione, ritorno di Lucio in uomo e lo svelamento del significato religioso dell’opera. Trama pag 547 Genere dell’opera La forma che più si avvicina a quest’opera è il romanzo, anche se anche con questo troviamo varie differenze poiché non si avvicina molto alla trama del romanzo greco ma può anche darsi che alcuni romanzi greci erano romanzi di pura avventura e avevano l’intento di divertire, quindi si avvicinerebbe moltissimo. Nel proemio lo stesso autore scrive che il racconto che il lettore leggerà sarà di tipo greco e quindi non possiamo che rifarci al genere del romanzo. Apuleio rimarca nel proemio l’obiettivo del divertire i lettori (anche attraverso l’intreccio delle fabula milesie). L’opera a cui si avvicina di più è il Satyricon di Petronio nella quale però troviamo: Differenze —> l’impronta erotica era uno dei temi fondamentali nel Satyricon mentre nelle metamorfosi fa parte del primo obiettivo dell’opera (divertimento) Analogie —> In questo romanzo c’è una forte matrice educativa ( nel proemio, il lettore non deve solo divertirsi, deve trarne un insegnamento: il culto di Iside rende l’uomo padrone di se, lo riporta sulla retta via. L’impronta erotica è molto presente nel testo: novelle di carattere milesio ed anche nelle avventure del protagonista, che viene incastrato spetto in orge tra umani ed animali. Psiche vuol dire “anima pura” quindi per colpa della curiotitas macchia la propria anima e attraverso varie peripezie e ostacoli riesce a riscattarsi :valenza educativa della storia nella storia. Il finale della storia prevede un protagonista rinnovato e quindi si può parlare anche di romanzo di formazione. L’elemento autobiografico Ci sono due elementi che fanno intuire che Lucio è Apuleio: la frase finale pronunciata dal protagonista e l’elemento della magia. Lucio è un curioso che si è macchiato per colpa della magia: forse Apuleio ci sta cercando di dire che si è macchiato anche lui con la magia prima di essere purificato da Iside. L’identificazione di Lucio con Apuleio ci fa comprendere che forse nella sua vita ha avuto a che fare con la magia. In quest’opera la magia è in connotazione negativa poiché è la causa di tutti i mali del protagonista perciò se Lucio è Apuleio, questo ci manda un messaggio autobiografico sottolinea la negatività di essa. Stile Alcuni scrittori moderni hanno definito lo stile delle metamorfosi “barocco” Ama il lessico arcaico, recupero di un lessico antico per un fine estetico Arianesimo che si concretizza in una ridondanza di figure retoriche Tendenza all’ ipotassi
Tende al sermo cotidianus al quale aggiunge numerosi neologismi ( hapax = parola usata una sola volta in tutta la letteratura latina) ogni tanto inserisce dei sostantivi poetici= sostantivo solitamente usato solo in poesia