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Edipo Re di Sofocle: Tragedia Greca Tradotta in Italiano da Felice Bellotti, Schemi e mappe concettuali di Storia del Teatro e dello Spettacolo

La traduzione in italiano di Edipo Re, una tragedia greca di Sofocle. Pubblicata nel 1843, questa versione è stata curata da Felice Bellotti. Il testo include scene e dialoghi tra personaggi come Edipo, Creonte, Tiresia e altri. La tragedia racconta la storia di Edipo, re di Tebe, e le tragiche conseguenze delle sue azioni.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2018/2019

Caricato il 09/11/2021

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Edipo re (Sofocle -
Bellotti)
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Edipo re
Sofocle
Traduzione dal greco di Felice
Bellotti(1843)
430 a.C.
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Edipo re (Sofocle -

Bellotti)

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Edipo re

Sofocle

Traduzione dal greco di Felice
Bellotti (1843)
430 a.C.

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EDIPO RE

Tragedia di Sofocle

TRADOTTA DA FELICE BELLOTTI

da rappresentarsi NEL

TEATRO OLIMPICO

la sera del 15 settembre 1847

PERSONAGGI ATTORI

EDIPO SIG.MODENA GUSTAVO
GIOCASTA » CARUSO ROSALINDA
CREONTE » POMPEI TOMMASO
TIRESIA » BRACCINI LUIGI
SACERDOTE » FORTI LUIGI
NUNZIO » ROSSI ERNESTO
UN CORINZIO » VEDOVA MASSIMO
UN PASTORE » COLOMBINO NAPOLEONE
EUMPOLDO » CIAFFEI FRANCESCO
CON CORO
SCENA

Piazza avanti la reggia in Tebe.

5

EDIPO RE

EDIPO — UN SACERDOTE

Sacerdoti, garzoni e fanciulli seduti.

EDIPO

O figli, o prole del vetusto Cadmo, A che mai qui sedete, in man recando Supplici rami nelle bende avvolti? E tutta intanto la città d’incensi, E di peani, e di sospiri è piena.

25

30

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Alzar l'è dato dal gorgo profondo Di morte. In seno al fior nascente i germi Del corrotto terren, de’ buoi le torme, Anco nel ventre delle madri i figli, Tutto perisce. Incalza, preme, piomba Su la città la divampante dea, Crudelissima Peste; e già si vuota Questa casa di Cadmo; il negro Dite Di gemiti e di pianto tesoreggia. — Non io, nè questi alle tue soglie innanzi Stiam, come innanzi ad un iddio: ma il primo De’ mortali bensì negli ardui casi Te reputando, e nel trattar co’ numi: Te che a Tebe venuto, incontanente Ne sciogliesti dal fio che alla funesta Porgevam cantatrice. E consigliato Da noi, nè scorto in tanto affar non eri, Tal che ogni uom crede, e va dicendo ogni uomo Averne tu d’un dio coll’opra a vita.

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50

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Rilevati da morte. O sovra tutti Sommo capo d’Edipo, or tutti umili Ti scongiuriam: deh se rimedio alcuno Apprendesti da’ numi oppur da qualche Mortal (chè darne anco buon frutto io veggo Degli esperti i consigli), a noi l’arreca! Su via, soccorri, ottimo re, solleva La giacente città. Pel favor prisco Suo salvator te questa terra appella; Ma rammentar l'alto principio tuo Mal potrem noi, se dal tuo braccio eretti, Nuovamente cademmo. Ah rassecura Questa città: con lieti auspicj a noi Già lo stato rendevi; or deh non farti Di te minor! Se dominar vuoi Tebe, Ben più bello ti fia di popol piena Dominarla che vuota. E rocche e navi, Se di genti van prive, un nulla sono.

EDIPO

Noto, o miseri figli, appien m’è noto

80

85

Ecco, il dicesti all’uopo Additarmi vegg’io che vien Creonte.

EDIPO

Deh venga, o Febo, apportator di scampo. Com’ei sereno è nell’aspetto!

SACERDOTE E lieto Sembra; se no, non ne venia di molta Fronda di lauro inghirlandato il capo.

EDIPO

Or di certo il saprem: presso è già tanto Che udir ne puote.

CREONTE - EDIPO - IL SACERDOTE

co’ supplicanti.

90

EDIPO O di Meneceo figlio Congiunto mio, qual rechi a noi del nume Oracolo?

CREONTE Propizio. In lieti eventi

Volgeranno gli avversi, ove guidati Sien rettamente.

EDIPO E che vuoi dir? Nè tema Da tali accenti, nè fidanza io traggo.

CREONTE

Se in presenza di questi udir tu brami, Io parlerò; se quinci entrar....

EDIPO

105

110

Di chi sparso fu il sangue?

CREONTE In questa terra Lajo, o signor, tenea di re possanza Pria che tu l’assumessi.

EDIPO Udii nomarlo, Mai non lo vidi.

CREONTE Ucciso ei fu. Gli autori Di quella strage or chiaramente Apollo Punir ne impone.

EDIPO Ove son essi? e dove Rintracciar l’orme della colpa antica?

115

CREONTE

In questo suol, dicea. Ciò che l’uom cerca, Lieve è trovar; ciò ch’ei non cura, il fugge.

EDIPO

Ma Lajo in casa, o fuor ne’ campi cadde, O in peregrina terra?

CREONTE Uscì di Tebe (Com’ei ne disse) a consultar gli dei, Nè mai più fe’ ritorno.

EDIPO E allor nè messo Alcun vi fu, nè del cammin compagno, Che l’evento narrasse?

CREONTE Uno fra tutti

130

135

EDIPO Così caduto Il vostro re, di rintracciarne il fatto Che v’impedia?

CREONTE Badar ne fece a noi La buja Sfinge; e non curar del resto.

EDIPO

Tutto dal fonte io chiarirò; chè Febo (E tu con lui) del morto re vendetta Degnamente promove. Or, com’è dritto, Me di Tebe vedrete, e insiem del nume La causa sostener. Nè in pro d’altrui Più che in mio pro, dell’esecrando fatto Perseguironne il reo: chè qual di Lajo Fu l’uccisor, forse che me vorrebbe Con quella stessa mano uccider anco;

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145

150

Sì che lui vendicando, a me proveggo. — Su su; dai seggi or vi levate, o figli:

Via que’ supplici rami. A parlamento Qui si raguni il popolo di Cadmo. Tentar vo’ tutto. O tornerem felici Col favor di quel nume, o cadrem tutti.

SACERDOTE

Figli, sorgiamo. I nostri voti Edipo Ne promette esaudir. — Febo, che tali Mandò responsi, apportatore a noi Di salute e di pace alfin deh venga!

CORO

Strofe

Voce sacra di Giove, or qual dall’are Di Delfo insigne all’inclita Tebe venisti! Io sento Tutta, o Delio, o Peane, o Salutare,

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D’arte soccorso, o d’intelletto acume. Frutto niegan le zolle, e al duol non regge Più ne’ parti la donna. Come denso Nugol d’augei, l’immenso Popolo ratto più che lampo miri Scendere al lido dell’inferno nume; E già carca è la terra orribilmente D’illacrimata gente. Spose, e madri canute Presso all’are qua e là pianto e sospiri, Supplicando salute, Spargono all’aura, ed un concorde senti Echeggiar di peani e di lamenti. — Aurea figlia di Giove, ah tu soccorso In tant’uopo ne invia; E questo Marte struggitor, che nudo Pur di brando e di scudo, Mi rugghia intorno e mi divampa, il dorso Fa che alla patria mia Volga fuggendo; e caccia il maledetto D’Anfitrite nel letto,

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O dell’onda profonda Del Tracio mare alla deserta sponda. Ciò che notte non compie, il dì novello Tutto consuma. — O tu che il mondo affreni

Con gl’igniti baleni, Giove padre, su quello Scaglia il fulmine tuo. Dall’aurea cocca, Nume Liceo, tu scocca, Certo rimedio ai mali, Gl’infallibili strali. Vibri Cintia le faci, Con che i gioghi Licei va discorrendo: Ed Evio insiem che d’oro orna la chioma, E da Tebe si noma, Fra lo stuol delle Menadi seguaci, Teda ardente scotendo, Insegua e strugga il rio Fra gli dei tutti abbominato dio.