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appunti Teatro Greco (Sofocle), Appunti di Lingue e letterature classiche

Sofocle - Aiace --> La dea invisibile: Atena e Odisseo --> Il suicidio di Aiace - Antigone --> Coro dell'Antigone --> Antigone sfida Creonte --> Lo scontro di Creonte con il figlio --> La sposa della morte - Edipo re --> Prologo --> Edipo e Tiresia --> Il sospetto --> Edipo comprende il passato - Edipo a Colono --> L'elogio di Colono --> La morte di Edipo

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 16/03/2023

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nicu-sabina 🇮🇹

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SOFOCLE 496-406 a.c
Entriamo nella fase più classica del teatro greco dove si ha una maturità della produzione.
Ci sono arrivate solo 7 tragedie di oltre 120 circa.
Aneddoto un evento che accomunava i 3 principali autori del teatro greco era la battaglia di Salamina, e che a questa battaglia
avesse partecipato anche Sofocle che all’epoca aveva pochi anni quindi nell’età dell’Efebia (periodo in cui un cittadino ateniese
diventava adulti) infatti lui aveva partecipato alle celebrazioni per la vittoria, mentre Euripide secondo la tradizione è nato proprio il
giorno della battaglia di Salamina. Questo ci fa capire come questo evento avesse un ruolo centrale nella storia di Atene.
I 3 autori rappresentano 3 momenti diversi della storia dell’Atene classica: Eschilo il mondo di passaggio, Sofocle che vede nell’Atene la
parabola da quando vince a quando ormai sta perdendo la guerra del Peloponneso (vede la crescita e la decadenza), mentre Euripide
l’ultima fase della vicenda politica di Atene.
Sofocle viene da una famiglia aristocratica e ricopre anche cariche pubbliche importanti ad Atene: insieme alla presentazione
dell’Antigone ricopre il ruolo di stratego.
Partecipa in maniera attiva alla vita pubblica e politica dell’Atene ha una posizione politica moderata (né conservatore né
democratico radicale), e incarna per tanti aspetti in maniera perfetta e definita la maturità e la pienezza dell’evoluzione del genere
letterario, ne incarna lo spirito classico.
Nell’idea di classicità greca c’è una perfezione esteriore (armonia, eleganza) che però contengono all’interno una sorta di inquietudine,
di visione problematica del mondo. I drammi di Sofocle contengono la perfezione, il raggiungimento di un equilibrio formale e allo
stesso tempo una visione problematica del mondo. Sofocle è la fusione perfetta di questa apparenza ordinata, armoniosa ed elegante e
allo stesso tempo presenta una serie di temi problematici.
Sofocle aumenta il numero degli attori da 12 a 15 e usa in maniera più funzionale la figura del tritagonista: il terzo attore.
Inoltre, a differenza di Eschilo che aveva sviluppato una struttura della trilogia complessiva, quelle di Sofocle sono tragedie
monografiche. Ogni tragedia ha un suo tema e un suo protagonista. La forma monografica che hanno le sue tragedie si riflette anche in
una fortissima esasperazione del ruolo del protagonista: tema fondamentale.
La dimensione religiosa di Sofocle non arriva a trovare un senso. Da un lato c’è una visione del mondo ordinata, dall’altro il senso
dell’enigma, del mistero, dell’inconoscibilità di qual è il senso della vita dell’uomo.
Le tragedie che ci sono arrivate sono solo 7:
-Aiace
-Antigone
-Elettra
-Filottete
-Edipo a Colono
-Edipo re
-Trachimee
+ in maniera incompleta un dramma satiresco “i cercatori di Orme”.
Sofistica: mette in dubbio tutte le verità.
1. AIACE
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SOFOCLE 496-406 a.c

Entriamo nella fase più classica del teatro greco dove si ha una maturità della produzione. Ci sono arrivate solo 7 tragedie di oltre 120 circa. Aneddoto  un evento che accomunava i 3 principali autori del teatro greco era la battaglia di Salamina , e che a questa battaglia avesse partecipato anche Sofocle che all’epoca aveva pochi anni quindi nell’età dell’Efebia (periodo in cui un cittadino ateniese diventava adulti) infatti lui aveva partecipato alle celebrazioni per la vittoria, mentre Euripide secondo la tradizione è nato proprio il giorno della battaglia di Salamina. Questo ci fa capire come questo evento avesse un ruolo centrale nella storia di Atene. I 3 autori rappresentano 3 momenti diversi della storia dell’Atene classica: Eschilo il mondo di passaggio, Sofocle che vede nell’Atene la parabola da quando vince a quando ormai sta perdendo la guerra del Peloponneso (vede la crescita e la decadenza), mentre Euripide l’ultima fase della vicenda politica di Atene. Sofocle viene da una famiglia aristocratica e ricopre anche cariche pubbliche importanti ad Atene: insieme alla presentazione dell’Antigone ricopre il ruolo di stratego. Partecipa in maniera attiva alla vita pubblica e politica dell’Atene  ha una posizione politica moderata (né conservatore né democratico radicale), e incarna per tanti aspetti in maniera perfetta e definita la maturità e la pienezza dell’evoluzione del genere letterario, ne incarna lo spirito classico. Nell’idea di classicità greca c’è una perfezione esteriore (armonia, eleganza) che però contengono all’interno una sorta di inquietudine , di visione problematica del mondo. I drammi di Sofocle contengono la perfezione, il raggiungimento di un equilibrio formale e allo stesso tempo una visione problematica del mondo. Sofocle è la fusione perfetta di questa apparenza ordinata, armoniosa ed elegante e allo stesso tempo presenta una serie di temi problematici. Sofocle aumenta il numero degli attori da 12 a 15 e usa in maniera più funzionale la figura del tritagonista : il terzo attore. Inoltre, a differenza di Eschilo che aveva sviluppato una struttura della trilogia complessiva, quelle di Sofocle sono tragedie monografiche. Ogni tragedia ha un suo tema e un suo protagonista. La forma monografica che hanno le sue tragedie si riflette anche in una fortissima esasperazione del ruolo del protagonista: tema fondamentale. La dimensione religiosa di Sofocle non arriva a trovare un senso. Da un lato c’è una visione del mondo ordinata , dall’altro il senso dell’enigma , del mistero, dell’inconoscibilità di qual è il senso della vita dell’uomo. Le tragedie che ci sono arrivate sono solo 7:

**- Aiace

  • Antigone
  • Elettra
  • Filottete
  • Edipo a Colono
  • Edipo re
  • Trachimee**
  • in maniera incompleta un dramma satiresco “i cercatori di Orme”. Sofistica : mette in dubbio tutte le verità.

1. AIACE

Ha una struttura a dittico : tragedia formata quasi da due parti separate. Siamo nel mito di Troia. Coroi marinai di Salamina. La tragedia si svolge sulla spiaggia davanti al muro di Troia. Dopo la morte di Achille nasce una disputa sull’eredità delle sue armi : si trovano a combattere Aiace e Odisseo. Perché? Odisseo è quello che ha permesso di vincere la guerra. Odisseo riesce a persuadere i principi Achei ad avere le armi e quindi vince su Aiace. Aiace non la prende bene, si sente disonorato, decide di vendicarsi uccidendo tutti i capi degli Achei. Interviene Atena che gli fa avere una visione e lui, credendo di star ammazzando i principi degli achei, si sfoga sulle greggi che trova sulle rive del mare. Quando gli passa il raptus e si rende conto di aver sbagliato bersaglio si ritrova completamente provato di qualsiasi forma di onore e di gloria. Ha perso quello che era il motivo per cui aveva deciso di vendicarsi. Si ritrova peggio di prima. L’unica soluzione per lui: il suicidio. Il suo suicidio è una scenografia classica : prende la sua spada, data a lui da Ettore in uno scontro, la pianta per terra con la punta rivolta verso l’alto e si butta sulla spada. Il mito diceva che lui fosse invulnerabile tranne nel punto sotto l’ascella. Il suicidio arriva a metà del dramma : dopo la storia continua. Per questo si parla di una struttura a dittico : il primo dramma si conclude con il suicidio ma la storia va avanti. Agamennone e Menelao scoprono qual era il piano di Aiace e intervengono : non vogliono restituire la salma, gli vogliono togliere la possibilità di trovare la pace dopo la morte. Alla fine il corpo viene riconsegnato e Aiace sepolto.

La dea invisibile: Atena e Odisseo

  • C’è Atena che parla. Compare come presenza invisibile , si sente solo la voce.
  • È il momento successivo a quando Aiace si rende conto di aver fatto strage di bestie.
  • C’è un forte legame tra Odisseo e Atena  rapporto dilemmatico; Odisseo si trova quasi in contrasto con Atena : per l’azione di Atena, Aiace ha perso completamente l’onore. Odisseo non ha una posizione di condanna: sarà lui a difendere il cadavere di Aiace dalla furia di Agamennone e Menelao.
  • Atena definisce Odisseo ‘’cagna della Laconia’’. Ai tempi non aveva un significato dispregiativo, anzi, erano dei cani da caccia particolarmente pregiati.
  • Nel testo greco predomina il campo semantico legato alla vista usato da Atena e poi Odisseo, è quello che fa riferimento a quello che si vede alla realtà concreta riguardo quello che Aiace ha fatto. Si crea un’opposizione tra quello che si vede e quello che è in realtà. o Dedorka  perfetto dal verbo derkomai, che vuol dire osservare con un’intensità quasi ipnotica (radice di drakon: serpente, a cui si fa riferimento per lo sguardo). o V. 15 la parola apoktos  apo + opsomai, che non viene visto.
  • V. 10 xeifos  spada + ktono [kteino] le mani che uccidono con la spada. Odisseo che prevale su Aiace rappresenta la lotta della forza contro l’intelligenza e l’astuzia. Aiace era il secondo più forte dopo Achille, ma Odisseo era quello ad aver fatto vincere i greci su Troia con l’inganno; è l’elemento che lo distacca dagli altri eroi.
  • Odisseo si affida completamente alla guida della divinità. Il concetto dell’essere guidato è espresso dal verbo kubernaw (legato al significato del timoniere ). Odisseo ha fiducia in Atene, è un abbandono fideistico : lo si ritrova nelle opere di Sofocle.
  • Odisseo si riferisce ad Atena con l’elemento della caccia. Lui è come il cane che segue le tracce e ha solo un’immagine sfocata della situazione (campo visivo).
  • Lui dice ftegm’Atanas (voce d’Atena)  non può vederla, solo sentirla.
  • L’ambientazione è notturna , il che rende ancora più difficile a Odisseo il trovare le tracce. Al verso 5 c’è il verbo kuneghetounta che vuol dire andare a caccia con i cani. Al verso 32 dice che si è messo subito sulle sue tracce. Questo campo semantico si lega con quello della vista. Al verso 25 usa il verbo euriskw, al verso 28, quando bisogna attribuire la responsabilità dell’atto , si usa il termine ten aitian, la causa. Verbi che uniti al discorso sul campo semantico della vista indicano la ricerca di una causa visibile di quello che è successo; però Odisseo non arriva a una risposta [verso 32].
  • Con Sofocle , gli uomini non si domandano il perché o il come dietro la fiducia agli dei , invece con Eschilo nella fiducia troviamo un messaggio, un mathos. Dal punto di vista umano, la vicenda tragica in Eschilo dà l’insegnamento , con Sofocle si comprende che c’è la giustizia, ma non se ne comprende il perché. La distanza tra divino e umano è incolmabile per Sofocle.
  • Aiace non si rende conto del motivo per cui si trova nella condizione di doversi suicidare: non ammette la sua colpa , a differenza di Clitemnestra e Oreste con Eschilo. La dimensione tragica è legata all’ accettazione della sua condizione , senza una sua giustificazione.
  • Semainosignificare. È come se la ricerca fosse rappresentata intrecciando i campi semantici della caccia e della vista , ma non si arriva alla soluzione perché non è possibile con le risorse umane. - La colpa si manifesta come un’incapacità di trovare una via d’uscita , e non come un cattiveria della dea. Sa per certo che deve uccidersi per difendere l’onore. Il comportamento di Atena rimane nei limiti del comportamento teologico , però Aiace non è in grado di capirlo. Nel caso di Sofocle , la colpa diventa una vicenda più politica  una volta perso l’onore, non può più entrare in comunione con gli achei se non morendo.

2. ANTIGONE

La tragedia dell’Antigone si apre nel momento appena successivo alla fine dei 7 contro Tebe. Il nuovo re di Tebe è Creonte, il fratello di Giocasta, e come prima decisione vuole onorare Eteocle, morto difendendo la patria, dunque divulga un editto, decreto [κερυγμα] che vieta di dare la sepoltura a Polinice. La tragedia si apre con Antigone che dice alla sorella Ismene di voler dare una cerimonia funebre a Polinice, però la sorella è più fragile e quindi si pone il problema di rispettare le leggi, e basta questo per Antigone di tagliare ogni ponte perché per lei il dubbio era inaccettabile. Voleva dare la sepoltura al fratello. Antigone da subito non ha possibilità di conciliarsi con chi la pensa diversamente da lei. Hegel  rappresentazione perfetta dell’ opposizione tra l’individuo [Antigone] e lo stato [Creonte]. È l’assolutizzazione delle due posizioni non conciliabili che portano all’annientamento. La moglie di Creonte, alla notizia che il figlio è morto, rientra al palazzo e si suicida: indirettamente Creonte è responsabile della morte del figlio (suicidato sotto istigazione di Creonte), della moglie e di Antigone.

Coro dell’Antigone

La vicenda si apre subito con lo scontro tra le sorelle, non c’è un prologo. Questo coro è la sintesi perfetta del mondo di Sofocle. L’esaltazione e inno alla civiltà umana, che però non è priva di dubbi = visione del mondo, classica di Sofocle. La chiusura dello stasimo è profondamente religiosa, nonostante in sé è molto progressista (visione laica). Lo stasimo è diviso in 2 strofe e 2 anti-strofe. Prima strofa

  • Deinos  vox media: tremendo, terribile vs meraviglioso.
  • Uomo  cosa più straordinaria di tutte (anthropos come termine nel senso di essere umano in generale).
  • Mare bianco = mare in tempesta, quando teoricamente non bisognava navigare.
  • Ossimoro  uomo capace di stancare la dea infaticabile (=terra, aftiton).
  • Ultima strofa dedicata alle due azioni dell’uomo  navigare e agricoltura. La ripetizione dei gesti anno dopo anno dà l’idea della ciclicità delle azioni (= Orazio, sfruttamento degli elementi naturali).
  • Opposizione tra φυσις e νόμος, e di conseguenza anche tra diritto naturale (dell’uomo in generale, motivo per cui senza dubbi Antigone vuole seppellire il fratello) e diritto positivo.
  • Antigone diventa opposizione tra diritto positivo e diritto naturale. Antistrofe 1
  • Composta di parole che rendono il tono sublime.
  • Uomo che ha tanti stratagemmi: περιφραδες.
  • περιφρατες ανηρ: dal verbo φραω, capace di pensare intorno a qualcosa = capace di sottomettere le altre specie. Gli uomini con le loro reti, che sono un elemento di artificio, catturano tutti gli animali (cielo, acqua e terra) = con il suo cervello, l’uomo arriva dappertutto.
  • Prima le metafore erano legate alla navigazione, ora alla caccia. Dalla prima strofa quindi ci sono le lodi delle attività umane.
  • Fulon, ethne, fusis = termini per riferirsi agli animali che sono termini collettivi [stirpe, natura…]. Questi termini sono anche in una posizione analoga.
  • C’è l’opposizione tra l’individualità dell’uomo con l’uso di termini collettivi per descrivere gli animali: si mette in risalto la figura dell’uomo. L’uomo è visto come capace di usare la natura a suo favore. Strofa 2
  • L’ultimo elemento simbolo del progresso è quello a cui l’uomo arriva a parlare.
  • Le parole venivano definite alate con Omero perché si diffondono molto facilmente attraverso l’aria, come se avessero le ali.
  • Οργη: non significa ira, bensì temperamento o comportamento [ha significato neutro].
  • Αστυνομους: i temperamenti di chi vive in una città regolata da leggi.
  • Υπαιτρεια: stare sotto il cielo => ha imparato a vivere in comunità per fuggire le condizioni di vita svantaggiose dell’esser selvaggio.
  • Παντοπορος: è pieno di risorse => siccome è pieno di risorse, ha imparato a vivere in città e comunità e quindi απορος [senza risorse] in nessun caso affronta il futuro. Soltanto a Ade non trova via di fuga = non può sfuggire la morte. Antistrofe 2
  • L’uomo ha escogitato delle vie di fuga dalle malattie che in realtà sono prive di soluzioni [inguaribili]
  • To mexhanoen = inventare come elemento di progresso. Avendo la sua inventiva come qualcosa di saggio dell’arte aldilà di ogni speranza, l’uomo striscia [si volge] talora verso il male talora verso il bene. Idea dell’uomo come serpente che striscia: sta molto in basso.
  • Enorkon: giustizia basata sul giuramento degli dei.
  • L’uomo è upsipolis: elevato e città => lett: è grande per la città, per la comunità [diventa deinos, meraviglioso]. Opposizione specularmente perfetta da upsipolis = apolis [senza appartenenza a una patria]. La tragedia doveva avere un valore politico molto importante. Apolide è colui al quale non è insieme ciò che non è bello [to me kalon = litote].
  • Il progresso dell’uomo si chiude con una nota negativa: il rischio di vivere al di fuori dei vincoli e delle situazioni, diventa qualcuno cui il coro non vuole vicino [parestios].
  • Questo è importante nella tragedia perché fino a che punto Antigone deve andare dal lato della città o dalla parte del fratello? Struttura della tragedia a dittico = prima parte che si conclude con la morte di Antigone e la seconda parte sulla tragedia di Creonte. IMPORTANTE: Entrambi si pongono all’esterno della società: ha senso l’idea di uno stato se è in contrasto con i valori profondi della collettività? Ha senso il diritto positivo se in contrasto con gli agrapta nomina [le leggi non scritte = leggi naturali che non c’è bisogno di scrivere in quanto a priori - come non negare i riti funerari a un consanguineo]. L’uomo è capace di usare tutto le sue capacità per un bene? Il funerale illecito viene portato a termine, detto a Creonte e le guardie vengono incolpate, e proprio loro disseppelliscono Polinice. Antigone vuole seppellirlo di nuovo = non era necessario perché i riti si erano già compiuti. Viene catturata dalle guardie e portata da Creonte. C’è il dialogo tra i due e diventa una sfida.

Antigone sfida Creonte

Creonte aveva minacciato le guardie perché dovevano trovare chi aveva seppellito il corpo di Polinice, sennò sarebbero stati incolpate loro. Ha senso che per seguire le leggi positive ci si spinga così tanto? Situazione ambigua di dover consegnare Antigone, persona che gli sta a cuore [tous filious]. Da qui comincia una specie di stikomitia tra Creonte e Antigone [Creonte, fratello di Giocasta, è lo zio di Antigone]. Antigone è l’ultima di una generazione sciagurata [Edipo padre e fratello] - commento del corifeo.

  • Creonte agisce come personificazione dello stato, sfociando in una forma di ubris perché come unico obiettivo in mente [personaggio monolitico] è che lo stato e le sue leggi siano rispettati.
  • Antigone invece non riesce in alcun modo a discostarsi dalla sua idea di rispettare le leggi non scritte, il diritto naturale, viene prima di tutto [quasi per questo motivo sembra che voglia arrivare allo scontro].
  • Ruolo del potere = tema centrale della tragedia. Attacco anche contro i membri del coro che non si aggregano a Antigone pur condividendo le sue idee, ma solo perché non volevano andare contro a Creonte.
  • Io sono nata [fa parte della mia natura di essere umano] per condividere l’amore e non l’odio. Ritorna il tema dello stare insieme e della filia [come elemento che ha un suo peso specifico preciso].
  • Visione teonomica del mondo = diritto naturale a cui fa riferimento Antigone [=Sofocle] ≠ visione antroponimica [Creonte].
  • C’è anche la paura di andare oltre perché Sofocle vive nel periodo di passaggio dell’Atena democratica a quella più autarchica, a una dove c’è troppa fiducia nel progresso umano se non tiene conto delle leggi naturali La posizione religiosa di Sofocle è rappresentata dal pensiero di Antigone: idea che esiste una legge di origine divina, che non si può spiegare ma che ciò nonostante esiste. Questa è in contrasto con la legge dell’uomo, rappresentata da Creonte e da Pericle. Due visioni del mondo:
  • Caratterizzata dalla fiducia nei confronti dell’uomo
  • Quella di Sofocle che sottolinea i limiti di una esagerazione del ruolo della figura umana, e quindi poi anche dello stato

Lo scontro di Creonte con il figlio

Antigone ha scelto di isolarsi, ma in realtà la gente di Tebe la pensa come lei. Il coro inizialmente sembra essere contrario ma non è così: la polis è dalla sua parte perché se la rigidità di Antigone era un motivo di condanna, allo stesso modo la rigidità di Creonte è sbagliata. Se la tragedia si conclude nella solitudine di Antigone, dall’altra parte anche Creonte di fronte a un rifiuto ne impone un altro passando dalla parte del torto. Creonte passa dalla parte del torto: il figlio Emone cerca di convincerlo prima a parole, fino a quando poi non arrivano allo scontro e quindi qui anche il coro condanna il suo atteggiamento. Gli oracoli anche hanno una funzione fondamentale: arriva anche Tiresia (indovino cieco) che profetizza a Creonte un destino di sciagura se non cambia questo atteggiamento. Creonte che è chiuso nella sua incapacità di andare oltre alle proprie condizioni, lui reagisce accusando Tiresia di voler fare una specie di colpo di stato. Questa sua resistenza lo porta a una sorta di disprezzo da parte degli dei, anche perché la profezia non viene accolta, recepita. Quando Creonte sembra essere rimasto solo usa la Parektasis: a un certo punto però decide di tornare indietro, di ammorbidire la sua posizione: troppo tardi perché Antigone si è già suicidata. Quando lui entra vede il figlio Emone suicidarsi per la morte di Antigone. Una volta venuta a conoscenza della morte del figlio, anche la moglie di Creonte decide di suicidarsi. Toni: sorta di dibattito di Agone sofistico. Da un lato c’è la posizione di Creonte che difenda il dover seguire le leggi, e dall’altra parte la posizione di Emone che presenta delle obiezioni. Siccome poi nessuno è disposto a cedere da un discorso argomentativo si passa a un vero e proprio sconto.

  • Rischio visione antroponomica: la trasformazione del legislatore in un tiranno (Creonte).
  • Quella che Emone dice diventa una sorta di profezia: lei non morirà vicino a mei, lei si suicida da sola nel sepolcro. C’è sempre la costruzione del destino che si avvera, nei confronti dei quali Creonte e Antigone non sono passivi: i loro comportamenti sono delle scelte. L’idea di fare a meno di qualsiasi tipo di legge che viene da una realtà superiore (Dio per sofocle) a cui non bisogna per forza dare un valore fideistico. L’eccessiva fiducia nella realtà umana produce poi questi rischi.

La sposa della morte

  • Nel momento in cui avrebbe dovuto sposare Emone decide di sacrificarsi per rimanere fedele ai suoi principi.
  • Menzione dei rapporti di parentele, soprattutto quelli legati al rapporto di fratellanza: termini nei riquadri. Fanno riferimento al rapporto come una casa comune
  • V 900: la scelta di Antigone viene definita “autokeir”, di propria mano. Autonomia che Antigone rivendica.
  • Antigone non capisce il perché di questa morte. L’uomo, così come Creonte, non riesce a svelare il mistero della legge divina, che però nonostante tutto esiste.

Edipo e Tiresia

Scontro tra due modi di leggere la realtà Tiresia = indovino per eccellenza [lui sa che era figlio di Laio], sapienza rivelata mentre Edipo ricerca. Due modi diversi di intendere la realtà = tragedia strumento epistemologico La conoscenza di Tiresia è immediata mentre quella di Edipo procede attraverso indagini, conoscenza di tipo mediato. Mi servono ancora questi appunti, chi me li ha mandati li ha messi sul libro senza mandarmi le foto del libro Odisseo nel corso della tragedia subisce un cambiamento di identità, di tipo ontologico.

  • Sumbolon: elemento di riconoscimento
  • V 222-223: domanda l’editto di Edipo, che ha la forma giuridica di un decreto. È il decreto per proteggere chi avesse informazioni per la morte di Dario.
  • Prima ipotesi: autodenuncia del colpevole.
  • V 232: si aggiungerà la riconoscenza perché si elimina il miasma
  • Nemesi : radice di nomos. È la vendetta per qualcosa che hai fatto prima. È la giustizia distributiva.
  • Inizia la maledizione che Edipo pronuncia in quanto re (anche sacro). Ironia tragica: Edipo non sa di star maledicendo se stesso.
  • Keteukomai: pregare contro scagliare una maledizione
  • Quando Creonte aveva portato la risposta dell’oracolo di Delfi egli aveva detto Briganti e Edipo rispondendo ha detto brigante: consapevolezza subconscia di essere immischiato nell’omicidio.
  • Tema della necessità di conoscere: caratteristica essenziale dell’uomo. Edipo non è un eroe che ha compiuto grandi imprese, il suo lato eroico consiste nel cercare la conoscenza a tutti i costi.
  • Se lui non fosse morto i miei figli sarebbero stati i suoi figli quando in realtà Laio manco doveva avere figli.
  • Edipo dice “combatterò come fosse mio padre”: ironia tragica
  • Riprende tutta la genealogia dei re di Tebe: famiglia sfortunata
  • Figlia di Cadmo: madre di Dioniso
  • Augura quello che succede a Tebe
  • V 274 tad: queste cose, intransigenza nei confronti del crimine.
  • Conclusione: augurio di felicità a prosperità a chi è d’accordo con Edipo.
  • Tutto questo rigore di Edipo si scontra con la conoscenza di Tiresia che sa che le maledizione sono rivolte a se stesso. Conosce la verità e deve dirla, non è una situazione semplice.
  • C’è tutto un campo semantico legato alla conoscenza. Fronein: conoscere come può conoscere un indovino, non in maniera razionale. Tiresia dice che è orribile.
  • Contrasto tra la conoscenza di origine divina e quella di origine razionale.
  • “io ti vedo” di Tiresia: è un’affermazione forte per un cieco.
  • Edipo è alla ricerca di una verità oggettiva, razionale. Tiresia invece dice di dare per vero quello che si dice.
  • V 350: sei tu che insozzi questa terra = sei tu il miastor di questa terra. C’è l’uso politico degli oracoli che troviamo a Roma e in Grecia.
  • V 370: Edipo rinfaccia a Tiresia la sua cecità ma in realtà è lui stesso cieco
  • Coro: il popolo di Tebe
  • 410 il Lossia, essendo ambigua la gnome (forma di conoscenza di Ed) di Edipo non è in grado di capire
  • V 438, questo giorno ti farà nascere e ti annienterà: scopre qual è la sua natura
  • 440: non sei tu per natura il risolutore degli enigmi
  • La fortuna di aver sconfitto la sfinge in realtà è la sua rovina
  • Alla fine: Tiresia porge a Edipo un enigma/indovinello visto che ha risolto già quello della sfinge.

Il sospetto

  • Edipo = quello con i piedi bucati (dall’origine della parola) oppure dalla radice del verbo conoscere dalle radici. Per impedire che i morti ritornino si tagliano i piedi e le mani per far sì che non resusciti e si muova (alla base anche del vampirismo dove bisogna uccidere una seconda volta).
  • Va in ansia perché sa di aver ucciso un uomo al trivio e quindi dalla rabbia inizia a passare verso il sospetto. Andava a Delfi proprio perché qualcuno gli aveva detto che avrebbe ucciso il padre (e lui voleva evitare di uccidere il padre adottivo senza sapere che poi ha ucciso quello biologico). Compie il suo destino nonostante fosse andato a Delfi solo per scoprirlo.
  • Edipo inizia a concepire di essere stato lui l’assassino però non sa di aver avverato la profezia quindi capisce di aver ucciso Laio ma non di essere suo figlio e quindi non può tornare a casa perché ha paura di uccidere Polibo, suo padre adottivo.
  • Parektasis = illusione dell’allentamento della situazione tragica. Le profezie invece si avvereranno in modo peggiore di quello che si sta aspettando adesso Edipo. A Corinto alcuni lo sapevano che Polibo non fosse il suo vero padre, ma lui no.
  • Edipo è uno ma ha molte personalità.
  • La scena successiva (momento della katastrofé) mostra come Edipo, il più fortunato tra i mortali, diventi l’uomo con cui il destino si è incazzato perchè non solo viene fatto arrivare il pastore di Laio presente al suo assassinio ma anche da Corinto un messaggero per dire che Polibo è morto (ancora spiraglio di possibilità). Questo messaggero è il pastore, servo di Polibo, che aveva avuto dal servo di Laio il neonato Edipo. Quindi i due si riconoscono (quello di Corinto non sa che tragedia sta per avvenire, mentre il servo di Laio fa finta di non riconoscerlo, l’altro invece glielo ricorda che si erano incontrati anni prima quando da lui aveva ricevuto il bambino) = Edipo continua l’interrogatorio. Giocasta silenziosa si impicca, invece Edipo continua a torchiare il servo di Laio che non vuole parlare e alla fine capisce pure lui.
  • Si acceca (contrappasso) e abbandona Tebe.

Edipo comprende il passato

  • Edipo è sempre presente sulla scena: tutta l’azione ruota attorno a lui. È tutto legato a lui
  • Catastrofè: momenti in cui il destino di Edipo crolla e diventa vittima del fato
  • La storia è quello che si vede per esperienza diretta: istoria da id+toria
  • “vergine dagli arti ricurvi”: sfinge.
  • Edipo ha vissuto nell’illusione di aver vissuto nell’eudaimon e adesso si è reso conto che non è così.
  • La sua cecità non è altro che la constatazione di non aver saputo, di non essere riuscito con le sue forze a evitare l’abisso di empietà in cui si ritrova.
  • Il coro commenta la condizione di Edipo.
  • Rimane una sorta di aporia: edipo sicuramente è portatore della colpa, dell’impurità e empietà con cui Tebe si trova a che fare ma allo stesso tempo Tebe è stata liberata dalla sfinge solo grazie a lui.
  • La conclusione della vicenda rimane contraddittoria: non si spiega qual è il motivo per cui Edipo si ritrovi a pagare. Non c’è un insegnamento che si può trarre dalla vicenda di Edipo, se non che l’eccessiva fiducia nella capacità dell’uomo si può trasformare senza nessuna causa apparente nell’esatto contrario. Questa è una delle caratteristiche di Sofocle. [se la visione di Eschilo non è tragica, quella di Sofocle con Edipo si perché dalla vicenda non si impara nulla, rimane solo il mistero dell’uomo che ha cercato di andare contro il suo destino non scelto].
  • Ritorna il termine teknon, quella che avevamo trovato all’inizio quando Edipo definiva i tebani i suoi figli.
  • Nel commento del coro possiamo trovare il messaggio: Edipo era uno degli uomini molto felici, che in qualsiasi cosa facesse aveva successo, e poi la vicenda si è capovolta. Il messaggio che viene fuori è in linea con l’idea degli dei. La tragedia si conclude quindi con quella che sembra una semplice constatazione. Si può quasi dire che si ha la struttura di una favola: è una sorta di vicenda archetipica  idea di una persona che nel momento in cui scopre il suo destino cerca di cambiarlo anche se in realtà va nella direzione opposta a quella in cui vorrebbe andare. L’iniziazione viene ribaltata: quello che dovrebbe essere un fatto positivo, per Edipo diventa opposto. Lo porta alla sua rovina.

4. EDIPO A COLONO

Conclusione di tutto: c’è un momento di stasi in cui si sente una voce divina (la divinità si manifesta ma non si vede come nell’Aiace) dal bosco che invita Edipo ad avvicinarsi, ad entrare e poi Edipo seguito da una serie di riti catartici “non è più”, ovvero è morto.

La morte di Edipo

  • È una resis angellichè: un angelo che racconta al coro questo evento
  • È una sorta di ascensione che Edipo ha guadagnato perché da incarnazione dell’empietà è diventato un esempio (anche se in negativo) dell’inconoscibilità del volere divino. È come se fosse assorbito da quella divinità che lo ha condannato al suo destino. Finisce in una sorta di riconciliazione in cui Edipo da emarginato diventa un eletto, un prescelto.
  • L’idea di intangibilità richiama un episodio della figura di Cristo: noli metangere, che Gesù dice quando appare per la prima volta a Maddalena dopo la resurrezione.
  • La costruzione del bosco ha proprio un ruolo specifico: come Edipo diventa una figura liminare tra ciò che è umano e ciò che è divino, anche il bosco condivide questa natura. È il luogo di passaggio.
  • V 1588 1 step di processo di divinizzazione (edipo non diventa dio ma entra a far parte di tutto ciò che è divino): “lui stesso era guida di tutti noi”, è esattamente il rovesciamento, prima lui era cieco e doveva essere guidato adesso è lui che conosce la strada.
  • Il messaggero racconta tutte le varie fasi del passaggio.
  • Pirito era il migliore amico di Edipo: una delle avventure vissute insieme era quella della catabasi, ovvero la discesa negli Inferi. È questo il patto sempiterno a cui allude.
  • I luoghi sono tutti luoghi riconoscibili, concreti, che lo spettatore poteva visualizzare in maniera concreta.
  • Edipo si trova al centro di più sentieri: allude a quando aveva ucciso Laio, all’incrocio tra più strade diverse. Quindi anche il luogo assume un significato abituale.
  • Successivamente si slaccia le vestiti: si spoglia. Le vesti sono misere perché aveva vissuto tutta la suaì vita adulta da mendicante.
  • Altri 2 momenti del rito: le figlie, Antigone e Ismene vanno a prendere dell’acqua che viene usata per un rito di purificazione, il corpo di Edipo viene spogliato, lavato. Seguite queste fasi del rito arriva il segnale da Zeus che una volta terminate le procedure che viene chiamato un tuono da sottoterra, le figlie si spaventano e (non ho capito).
  • Alla fine lui benedice le figlie: anche qua il capovolgimento perché prima non poteva benedire nessuno, e anzi aveva maledetto.
  • Edipo sta descrivendo un rito misterico: musterion è il luogo in cui si fa il muein, ronzare, ovvero un qualcosa di cui non si può parlare a voce alta, si può solo sussurrare. È una dimensione da cui la percezione umana è esclusa, l’unico che può accompagnarlo è Teseo: in nome della filia che lo ha accolto lo può accompagnare verso l’eternità.
  • È un modo di mettere insieme le due dimensioni dell’esistenza: la descrizione è qualcosa di cui non si può nemmeno parlare. È un elemento che viene usato in tante situazioni: es Mosè quando riceve le tavole sul monte Sinai che vede Dio, ma quando scende giù ha il volto coperto da un velo (come Teseo che si copre le mani) perché vedere qualcosa che non ha ancora a che fare con la dimensione terrena
  • Intrecciarsi del piano storico con il piano tragico: la tomba di Edipo veniva venerata come protezione di Atene
  • Inspiegabilità dell’azione divina: è perfetta, è così e basta, bisogna accettarla senza pensare di dovere comprendere
  • Ultimo passo dell’apoteosi: felicità di essere assunto in cielo.