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Tematiche La Straniera, Appunti di Filosofia del Linguaggio

Riassunto e tematiche del libro "La Straniera".

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 04/05/2022

flavia-bellotti-4
flavia-bellotti-4 🇮🇹

4.6

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Nella prima parte del romanzo la scrittrice racconta l’infanzia e la storia dei genitori, di come si
sono incontrati, sposati, trasferiti in America, e divorziati, e la sua infanzia, vissuta nella vergogna per
la vita da emarginati dei genitori e nel tentativo ossessivo del fratello maggiore di fare le brave
persone per non essere giudicati dagli abitanti del piccolo paese lucano in cui sono nati.
Si tratta di una famiglia italoamericana: i genitori sono nati in Italia e si trasferiscono a New York
dopo essersi conosciuti: la protagonista nasce a New York e a 6 anni si trasferisce in Basilicata con la
madre nei primi anni Novanta.
I genitori entrambi sordi fin da giovani decidono di vivere ai margini della società, non conoscono
il rispetto di nessuna regola, vivono di espedienti, rubano e girovagano per la città senza una meta.
La scrittrice definisce i suoi genitori migranti per tutta la loro vita e, nonostante i loro viaggi, mai
integrati col mondo
La seconda parte è più riflessiva e meno descrittiva: si concentra sulla maturazione interiore della
scrittrice nei confronti di due fattori che hanno caratterizzato e determinato fortemente la sua
vita: la percezione del fenomeno dell’immigrazione e della condizione degli immigrati e la
disabilità dei genitori. Solo da adulta e dopo aver assistito i genitori nelle loro malattie (il padre dopo
aver subito un’operazione diventa afasico a seguito di ictus e pian piano recupera il linguaggio,
mentre la madre sviluppa un disturbo di isolamento psico-sociale che rende mondo difficile la
comprensione di quello che dice) si rende conto di molte cose fondamentali legate alla sordità che i
genitori non avevano mai considerato né per sé stessi né per i figli: solo da grande, osservando le
comunità di non udenti in Inghilterra, si rende conto dell’importanza di imparare una lingua dei
segni, che, invece, i suoi genitori hanno sempre voluto evitare, dell’importanza dei sottotitoli in
televisione, anche per la musica. Soprattutto si rende pienamente conto della condizione di
emarginazione in cui i genitori ormai vivono: la madre è in una condizione di isolamento psico-
sociale e pensa di sentire delle voci nella testa, che in realtà sono piccole vibrazioni causate dalla sua
sordità, nonché l’unico rumore che riesce a sentire. Si rende conto anche di quanto il concetto di
disabilità sia discriminatorio e di quanto, nonostante i grandi cambiamenti culturali e sociali,
rimanga attualmente ancora immutato nel tempo e nello spazio e di quanto la nostra società sia
ancora incentrata solo sulla dimensione dell’abilità: lei, invece, definirebbe i sordi che ha avuto
modo di conoscere più una comunità linguistica che una comunità di disabili.
La scrittrice mette in discussione l’idea di disabilità come idea di limite fisico immutabile di una
persona.
I genitori della scrittrice hanno affrontato la disabilità con grande disinvoltura e libertà.
L’essere straniero per la scrittrice vuol dire anche un eccesso di radici, che ci può mettere in
difficoltà perché ci mette di fronte ad una scelta da prendere.
Nell’enorme sforzo che deve fare per comprendere i genitori, il padre ad un certo punto diventa
afasico e la madre soffre di un disturbo che rende ancora più difficile la comunicazione, comprende
anche il valore del linguaggio, del significato delle parole
Il titolo si riferisce sia alle condizioni di immigrati della sua famiglia, che ha caratterizzato la
protagonista anche da adulta, quando si trasferisce a Londra ma non si sente mai veramente parte di
una comunità, tanto che racconta che per un periodo le uniche amicizie che aveva erano le
parrucchiere straniere, sia alla condizione di isolamenti in cui hanno sempre vissuto i suoi genitori
per la loro disabilità.
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Nella prima parte del romanzo la scrittrice racconta l’infanzia e la storia dei genitori , di come si sono incontrati, sposati, trasferiti in America, e divorziati, e la sua infanzia, vissuta nella vergogna per la vita da emarginati dei genitori e nel tentativo ossessivo del fratello maggiore di fare le brave persone per non essere giudicati dagli abitanti del piccolo paese lucano in cui sono nati. Si tratta di una famiglia italoamericana: i genitori sono nati in Italia e si trasferiscono a New York dopo essersi conosciuti: la protagonista nasce a New York e a 6 anni si trasferisce in Basilicata con la madre nei primi anni Novanta. I genitori entrambi sordi fin da giovani decidono di vivere ai margini della società, non conoscono il rispetto di nessuna regola, vivono di espedienti, rubano e girovagano per la città senza una meta. La scrittrice definisce i suoi genitori migranti per tutta la loro vita e, nonostante i loro viaggi, mai integrati col mondo La seconda parte è più riflessiva e meno descrittiva: si concentra sulla maturazione interiore della scrittrice nei confronti di due fattori che hanno caratterizzato e determinato fortemente la sua vita : la percezione del fenomeno dell’immigrazione e della condizione degli immigrati e la disabilità dei genitori. Solo da adulta e dopo aver assistito i genitori nelle loro malattie (il padre dopo aver subito un’operazione diventa afasico a seguito di ictus e pian piano recupera il linguaggio, mentre la madre sviluppa un disturbo di isolamento psico-sociale che rende mondo difficile la comprensione di quello che dice) si rende conto di molte cose fondamentali legate alla sordità che i genitori non avevano mai considerato né per sé stessi né per i figli: solo da grande, osservando le comunità di non udenti in Inghilterra, si rende conto dell’importanza di imparare una lingua dei segni , che, invece, i suoi genitori hanno sempre voluto evitare, dell’importanza dei sottotitoli in televisione, anche per la musica. Soprattutto si rende pienamente conto della condizione di emarginazione in cui i genitori ormai vivono : la madre è in una condizione di isolamento psico- sociale e pensa di sentire delle voci nella testa, che in realtà sono piccole vibrazioni causate dalla sua sordità, nonché l’unico rumore che riesce a sentire. Si rende conto anche di quanto il concetto di disabilità sia discriminatorio e di quanto, nonostante i grandi cambiamenti culturali e sociali, rimanga attualmente ancora immutato nel tempo e nello spazio e di quanto la nostra società sia ancora incentrata solo sulla dimensione dell’abilità : lei, invece, definirebbe i sordi che ha avuto modo di conoscere più una comunità linguistica che una comunità di disabili. La scrittrice mette in discussione l’idea di disabilità come idea di limite fisico immutabile di una persona. I genitori della scrittrice hanno affrontato la disabilità con grande disinvoltura e libertà. L’essere straniero per la scrittrice vuol dire anche un eccesso di radici, che ci può mettere in difficoltà perché ci mette di fronte ad una scelta da prendere. Nell’enorme sforzo che deve fare per comprendere i genitori, il padre ad un certo punto diventa afasico e la madre soffre di un disturbo che rende ancora più difficile la comunicazione, comprende anche il valore del linguaggio, del significato delle parole Il titolo si riferisce sia alle condizioni di immigrati della sua famiglia , che ha caratterizzato la protagonista anche da adulta, quando si trasferisce a Londra ma non si sente mai veramente parte di una comunità, tanto che racconta che per un periodo le uniche amicizie che aveva erano le parrucchiere straniere, sia alla condizione di isolamenti in cui hanno sempre vissuto i suoi genitori per la loro disabilità.

Nell’era di internet e della tecnologia la protagonista si rende anche conto dei progressi tecnologici che stanno avvenendo nel campo degli strumenti progettati per far arrivare ai sordi suoni musicali attraverso delle vibrazioni sulla pelle. Vuole rappresentare il Meridione non più come la terra dolente destinata alla desertificazione e legata ad una visionarietà antica ma come una terra in cui accanto a questa realtà esiste anche chi resiste e questa resistenza è carica di modernità. Vuole reinventare l’immaginario del territorio lucano: infatti, questo è il libro dell’autrice che si concentra di più sulla Basilicata. Il titolo La Straniera è al femminile e si riferisce sia alla madre della scrittrice che all’autrice stessa: infatti, l’autrice spiega che i viaggi in questo romanzo sono guidati al femminile. Il romanzo stesso è una lettera d’amore implicita alla madre.