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Tema di matematica per passare l'esame scritto.
Tipologia: Appunti
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Il triangolo- allievo, insegnante, sapere Il triangolo insegnante, allievo e sapere è un concetto che trae origine dalla riflessione di Yves Chevallard a partire dal 1982, ma che sicuramente ha origini precedenti. Questo triangolo lo troviamo anche in altre diverse forme e fu ripreso e discusso da diversi autori. È importante innanzitutto tenere ben uniti i tre poli e lo studio dell’insegnamento e dell’apprendimento in ambito didattico è un concetto assai complesso. Ma chiarifichiamo meglio il significato dei tre poli. Il sapere è competenza degli esperti della disciplina e sono loro che strutturano e organizzano esso, e definiscono anche qual è il sapere da trattare. Ma il sapere non è né una sostanza né un oggetto, è un’attività intellettuale umana, di soggetti che si sforzano di rendere ragione di ciò che dicono. Il sapere inoltre non è nei libri, ma esso è la comprensione del libro. La conoscenza degli allievi invece si pone tramite quattro differenti approcci: come soggetti biologici, affettivi, epistemici o sociali. Infine l’insegnante è colui che può essere studiato come soggetto sociale, pedagogico e affettivo. Ma il ruolo dell’insegnante è complicato in quanto esso è implicato in una serie di rapporti di estrema delicatezza. Innanzitutto egli deve fare una trasposizione didattica dal “ sapere” al “sapere insegnato”. Ma in realtà il passaggio è molto più complicato di quanto appare perché si passa da “sapere matematico” al “sapere da insegnare” al “sapere insegnato”. Un importante attenzione che deve tenere in mente l’insegnante è quello della noosfera, ossia tenere conto del sistema didattico, dell’ambiente sociale e culturale in cui egli agisce. Infatti la noosfera è l’intermediario tra le scelte dell’insegnante e l’ambiente sociale esterno alla scuola. Un altro concetto che fu introdotto da Yves Chevallard fu quello della trasposizione didattica all’inizio degli anni’80, ma anch’essa esisteva prima. Essa si riferisce all’adattamento della conoscenza matematica per trasformarla in conoscenza per essere insegnata. Chevallard da una definizione di “sistema didattico” come oggetto preesistente dotato di un determinismo proprio; il quale mette in relazione un insegnante, il sapere e gli allievi. Ad un certo punto però Chevallard si pone una domanda ovvero: a quale condizione l’insegnamento è possibile? Egli dice che se il sapere insegnato è strettamente vicino al sapere matematico, esso risulterà incomprensibile per i nuclei familiari; viceversa se il sapere insegnato è molto vicino al sapere familiare allora la scuola perderebbe valenza. Tutte le volte infatti che non si riesce a trovare un equilibrio tra queste due realtà, la scuola incontra delle difficoltà e deve cercare di riaggiustare i metodi e i programmi, rimettendosi in discussione. Quindi il concetto di trasposizione didattica consiste dal punto di vista dell’insegnante di costruire le proprie lezioni tenendo conto sempre dal sapere da insegnare, ovvero ciò che vi è nei programmi scolastici per adattarli alla propria classe tendo anche conto del livello degli allievi; infatti possiamo far emergere anche la difficoltà che si può riscontrare in questa fase, perché un conto è sapere una nozione e un conto è descrivere la nozione agli altri tenendo conto di tutte le necessità degli studenti.
Gli insegnanti nel processo di trasposizione didattica hanno il compito della formulazione di un concetto. Se rimane indispensabile che i programmi trasferiscano dei saperi, allora sta all’insegnante nella loro pratica di inventare esercizi, delle modalità attraverso i quali questi saperi abbiano un senso. Con questo specifichiamo che il sapere da insegnare è frutto di un filtraggio della scelta epistemologica da parte dell’insegnante, anche ricercatori possono essere al servizio e da ausilio all’insegnante per venir meno agli ostacoli epistemologici e a ri-conoscere le concezioni degli allievi prevendo così la formazione di concetti errati. È importante la collaborazione tra insegnanti e ricercatori e dovrebbe essere istituzionalizzata in modo definito e permanente questa nuova figura professionale. Parlando nuovamente del triangolo iniziale si è resa nota l’importanza dell’epistemologia che lega insegnante e sapere matematico. Ma restano gli altri due punti da evidenziare. Il lato insegnante- allievo che lo si può riassumere come relazione pedagogica. Il lato allievo- sapere che è molto delicato in quanto si sottolinea il concetto di idea che lo studente ha di scuola, di cultura, il suo rapporto con la matematica e questo dipende molto dall’età, dalle esperienze pregresse, dalla famiglia e dall’ambiente socio-culturale in cui vive.