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teorema degli zeri, descrizione e spiegazione dettagliata
Tipologia: Appunti
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Una dimostrazione di Ezio Fornero Il teorema degli zeri è fondamentale per determinare se una funzione continua in un intervallo chiuso [ a ; b ] si annulla in almeno un punto interno all’intervallo. Se una funzione f ( x ) si annulla nel punto c , per definizione si dice che c è uno zero o radice della funzione. In pratica, il teorema stabilisce che, se certe ipotesi sono verificate in un intervallo [ a , b ] , l’equazione f ( x ) = 0 ammette almeno una soluzione. Nella presente dimostrazione, assumiamo per definizione che una f ( x ) sia continua in un punto del suo dominio se lim x c^ f ( x ) = f ( c ) , cioè se il limite della funzione per x che tende a c coincide con il suo valore calcolato nel punto c. Più esattamente, si dice che f(x) è continua in c se, comunque si prenda un intorno completo I di f(c) , esiste in
un opportuno intorno Hc del punto c. Le ipotesi del teorema sono:
Dimostrazione Nella dimostrazione assumiamo f(a) < 0 e quindi f(b) > 0 ; nel caso opposto le considerazioni che svolgeremo si applicheranno alla funzione - f(x) , che ha gli stessi zeri di f(x). Se f(a) < 0 , poiché f(x) è continua anche in a , applicando il teorema di permanenza del segno
E ’ essenziale l’ipotesi di continuità della f(x) , in quanto l’ipotesi del teorema di permanenza del segno è che il limite per x c di una funzione abbia segno strettamente positivo o negativo , e per una funzione continua in c il limite coincide con il valore della funzione; altrimenti solo dall’ipotesi f(a) < 0 non potremmo dedurre l’esistenza di almeno un insieme Ia tale che in ogni suo punto la funzione abbia segno negativo.
numeri reali ammette un estremo inferiore e uno superiore. Consideriamo ora f ( b ) ; per la permanenza del segno, esiste un intorno sinistro di b in ogni punto x del quale si ha f ( x ) > 0. Esistono quindi delle x < b tali che f ( x ) > 0 s < b. Ne segue che l’intervallo aperto a destra [ a ; s [ con s < b è il massimo degli intervalli con estremo inferiore in a tali che si abbia f ( x ) < 0 in ogni loro punto x. Dimostriamo che deve essere f ( s ) = 0. Non può essere f ( s ) < 0 ; infatti in tal caso per la permanenza del segno esiste un intorno completo di s in ogni punto del quale si ha f(x) < 0 , in contraddizione con il significato di s. Non può neppure essere f ( s ) > 0 , perché in tal caso esisterebbero delle x < s tali che f ( x ) è
= s e quindi può assumere solo il valore 0. Ezio Fornero – Il teorema degli zeri – una dimostrazione – 1 / 5 http://www.superzeko.net – Per espressa volontà dell’autore, questo testo è liberamente utilizzabile per fini personali o didattici.
Il numero s così definito è il minimo dell’insieme degli zeri di f(x). Il teorema degli zeri fornisce solo una condizione sufficiente per determinare l’esistenza degli zeri di una funzione continua. Zeri di un polinomio Il teorema degli zeri ha interessanti conseguenze per il calcolo delle “radici” reali di un polinomio P( x ) di grado n, dove per radice o zero del polinomio si intende ciascuna delle soluzioni dell’equazione P( x ) = 0. In particolare si deduce che un polinomio di grado dispari ammette sempre almeno una soluzione reale , mentre un polinomio di grado pari può non avere soluzioni reali. Infatti, ammettiamo che un polinomio P( x ) assuma valori di segno opposto in a e in b. Poiché un polinomio è una funzione continua in tutto il campo reale, lo sarà evidentemente anche in ogni intervallo chiuso e quindi in [ a , b ] (supponiamo a < b ). Perciò, per il teorema degli zeri , esiste almeno una radice di P( x ) compresa tra a e b. Si tratta quindi di dimostrare che un polinomio di grado dispari cambia di segno al variare della x. Supponiamo che P( x ) abbia grado dispari. I limiti all’infinito di P( x ) sono evidentemente infiniti e uguali ai limiti del termine principale a 0 x n^ [in generale, un polinomio è indicato con a 0 x n^ + a 1 x n-
M se x b f x se a x b L se x a ( ) ; se invece almeno uno dei due estremi è infinito, si cade nel caso precedente. Il teorema degli zeri non si applica ai polinomi di grado pari , che possono avere segno costante. Si può applicare, invece, alle funzioni razionali fratte ( = rapporti tra polinomi) quando il numeratore è di grado dispari e il denominatore non ha zeri reali (e quindi la funzione non ha punti di infinito ed è continua in tutto il campo reale). Dal punto di vista grafico, il significato del teorema è evidente: se una funzione è continua in un insieme, il suo grafico non ha interruzioni (è una curva connessa) e quindi , se contiene punti di Ezio Fornero – Il teorema degli zeri – una dimostrazione – 2 / 5 http://www.superzeko.net – Per espressa volontà dell’autore, questo testo è liberamente utilizzabile per fini personali o didattici.
Supponiamo p.es. che f ( a ) < 0 , f’’ ( x ) > 0. Allora, se f’ ( a ) 0 , per ogni x ] a , b [ si ha f’ ( x ) > f’ ( a ) f’ ( x ) > 0 e si cade nel caso precedente di derivata prima con segno costante; se f’ ( a ) < 0 , allora esiste un solo punto t tale che f’ ( t ) = 0. Infatti, f ( b ) > f ( a ) implica [Lagrange] che esista almeno un punto z nel quale f’ ( z ) = b a f b f a ( ) ( )
0, e applicando il teorema degli zeri a f’ ( x ) in [ a , z ] si deduce che esiste almeno un punto t nel quale f’ ( t ) = 0. Il punto t è unico, perché f’ ( x ) è strettamente crescente in tutto ] a , b [ , quindi x ] a , t [ f’ ( x ) < 0 e x ^ ] t , b [ f’ ( x ) > 0. Quindi t è un punto di minimo di f ( x ), per cui f ( t ) < f ( a ) < 0. Applichiamo il teorema degli zeri alla funzione f ( x ) nell’intervallo ] t , b [ ; essendo sempre crescente in ] t , b [ , f ( x ) ammetterà un solo zero interno a questo intervallo. Se la derivata seconda è negativa, si dimostra allo stesso modo che f ( x ) ammette uno e un solo massimo in ] a , b [ in un punto t e quindi un solo zero appartenente a ] t , b [. Dimostrazione generale del criterio della derivata seconda Se in un punto t di ] a , b [ si ha f ’( t) = 0 f’’ ( t ) > 0 allora t è un punto di minimo, se f ’( t) = 0 f’’ ( t ) < 0 è un punto di massimo. Supponiamo ora che il segno di f’’ sia costante in tutto l’intervallo ] a ; b [ e che f’’ non si annulli; dimostriamo che esiste al più un solo punto t ] a , b [ nel quale la derivata prima si annulla. Supponiamo infatti che f ’ si annulli in t e in z ; applicando il teorema di Rolle a f ’ in un intervallo chiuso di estremi t e z la f’’ si deve annullare in almeno un punto interno all’intervallo, contro
l’ipotesi. Perciò il punto t è unico ed è un punto di massimo o di minimo, dato che f’’ è strettamente positiva o negativa in tutto ] a , b [. Inoltre non può essere f^ ( t )= 0 , perché f ( t ) deve essere o maggiore del massimo o minore del minimo tra f^ ( b )e f^ ( a ) e quindi concorde con uno dei due. Se f^ ( t )è discorde da f ( a ) e quindi concorde con f^ ( b )vi sarà uno e un solo zero della f ( x ) in ] a , t [ , in base al criterio del segno di f ’( x ). Nell’altro intervallo f’ ( x ) ha segno costante, quindi f ( x ) è strettamente crescente o decrescente in tutto ] t , b [ : f^ ( t ) > f^ ( x ) > f^ ( b ) o viceversa; quindi ha lo stesso segno di f^ ( t ) e di f^ ( b ) e non vi sono altri zeri. Alla stessa conclusione si giunge supponendo f^ ( t ) concorde con f^ ( a ) e discorde da f^ ( b ), ma in questo caso l’unico zero appartiene a ] t , b [. Caso f(a) < 0 , f ’(a) < 0 , f ’’ > 0
Supponiamo che