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teorema zeri,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,, Appunti di Matematica

teorema degli zeri, descrizione e spiegazione dettagliata

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 23/04/2020

Concetta31163
Concetta31163 🇮🇹

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IL TEOREMA DEGLI ZERI
Una dimostrazione
di Ezio Fornero
Il teorema degli zeri è fondamentale per determinare se una funzione continua in un intervallo
chiuso [ a ; b ] si annulla in almeno un punto interno all’intervallo. Se una funzione f(x) si annulla
nel punto c , per definizione si dice che c è uno zero o radice della funzione. In pratica, il teorema
stabilisce che, se certe ipotesi sono verificate in un intervallo [ a , b ] , l’equazione f(x) = 0
ammette almeno una soluzione.
Nella presente dimostrazione, assumiamo per definizione che una f(x) sia continua in un punto del
suo dominio se
cx
lim
f(x) = f(c) , cioè se il limite della funzione per x che tende a c coincide
con il suo valore calcolato nel punto c .
Più esattamente, si dice che f(x) è continua in c se, comunque si prenda un intorno completo I di f(c) , esiste in
corrispondenza un intorno completo Hc di c tale che, per ogni x
Hc , si abbia f(x)
I ; ovvero, preso
arbitrariamente
> 0 , la condizione f(c) -
< f(x) < f(c) +
deve essere soddisfatta per ogni x appartenente a
un opportuno intorno Hc del punto c .
Le ipotesi del teorema sono:
1. La funzione reale f(x) di variabile reale x è continua nell’intervallo [ a ; b ] ;
2. Negli estremi dell’intervallo assume valori di segno opposto f(a) f(b) < 0.
La tesi afferma che esiste almeno un c tale che c
] a ; b [
f(c) = 0 .
Dimostrazione
Nella dimostrazione assumiamo f(a) < 0 e quindi f(b) > 0 ; nel caso opposto le
considerazioni che svolgeremo si applicheranno alla funzione - f(x) , che ha gli stessi zeri di f(x).
Se f(a) < 0 , poiché f(x) è continua anche in a , applicando il teorema di permanenza del segno
deduciamo che esiste (almeno) un intorno destro Ia del punto a tale che, per ogni x
Ia , i
corrispondenti valori della funzione hanno lo stesso segno di f(a) . In questo caso x
Ia
f(x)
< 0 .
Eessenziale l’ipotesi di continuità della f(x) , in quanto l’ipotesi del teorema di permanenza del segno è che il limite
per x c di una funzione abbia segno strettamente positivo o negativo , e per una funzione continua in c il limite
coincide con il valore della funzione; altrimenti solo dall’ipotesi f(a) < 0 non potremmo dedurre l’esistenza di almeno
un insieme Ia tale che in ogni suo punto la funzione abbia segno negativo.
Ogni intorno Ia ammette un estremo superiore sup
a
I
; indichiamo con s l’estremo superiore
dell’insieme
, la cui esistenza è garantita dal teorema per cui ogni insieme limitato di
numeri reali ammette un estremo inferiore e uno superiore. Consideriamo ora f(b) ; per la
permanenza del segno, esiste un intorno sinistro di b in ogni punto x del quale si ha f(x) > 0 .
Esistono quindi delle x < b tali che f(x) > 0 s < b .
Ne segue che l’intervallo aperto a destra [ a ; s [ con s < b è il massimo degli intervalli con
estremo inferiore in a tali che si abbia f(x) < 0 in ogni loro punto x. Dimostriamo che deve essere
f(s) = 0. Non può essere f(s) < 0 ; infatti in tal caso per la permanenza del segno esiste un intorno
completo di s in ogni punto del quale si ha f(x) < 0 , in contraddizione con il significato di s .
Non può neppure essere f(s) > 0 , perché in tal caso esisterebbero delle x < s tali che f(x) è
positiva, mentre per ogni x
[ a ; s [ deve essere f(x) < 0 . Ma la funzione f(x) è definita in x
= s e quindi può assumere solo il valore 0 .
Ezio Fornero – Il teorema degli zeri – una dimostrazione 1/5
http://www.superzeko.net – Per espressa volontà dell’autore, questo testo è liberamente utilizzabile per fini personali o didattici.
Qualora tuttavia dovesse essere riprodotto su un sito web o in una pubblicazione, si prega di citare la fonte.
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IL TEOREMA DEGLI ZERI

Una dimostrazione di Ezio Fornero Il teorema degli zeri è fondamentale per determinare se una funzione continua in un intervallo chiuso [ a ; b ] si annulla in almeno un punto interno all’intervallo. Se una funzione f ( x ) si annulla nel punto c , per definizione si dice che c è uno zero o radice della funzione. In pratica, il teorema stabilisce che, se certe ipotesi sono verificate in un intervallo [ a , b ] , l’equazione f ( x ) = 0 ammette almeno una soluzione. Nella presente dimostrazione, assumiamo per definizione che una f ( x ) sia continua in un punto del suo dominio se lim xc^ f ( x ) = f ( c ) , cioè se il limite della funzione per x che tende a c coincide con il suo valore calcolato nel punto c. Più esattamente, si dice che f(x) è continua in c se, comunque si prenda un intorno completo I di f(c) , esiste in

corrispondenza un intorno completo Hc di c tale che, per ogni x  Hc , si abbia f(x)  I ; ovvero, preso

arbitrariamente^ ^ > 0 , la condizione f(c) -^ ^ < f(x) < f(c) +^ ^ deve essere soddisfatta per ogni x appartenente a

un opportuno intorno Hc del punto c. Le ipotesi del teorema sono:

  1. La funzione reale f ( x ) di variabile reale x è continua nell’intervallo [ a ; b ] ;
  2. Negli estremi dell’intervallo assume valori di segno opposto  f ( a ) f ( b ) < 0.

La tesi afferma che esiste almeno un c tale che c ^ ] a ; b [ ^ f ( c ) = 0.

Dimostrazione Nella dimostrazione assumiamo f(a) < 0 e quindi f(b) > 0 ; nel caso opposto le considerazioni che svolgeremo si applicheranno alla funzione - f(x) , che ha gli stessi zeri di f(x). Se f(a) < 0 , poiché f(x) è continua anche in a , applicando il teorema di permanenza del segno

deduciamo che esiste (almeno) un intorno destro Ia del punto a tale che, per ogni x  Ia , i

corrispondenti valori della funzione hanno lo stesso segno di f(a). In questo caso x  Ia ^ f ( x )

Eessenziale l’ipotesi di continuità della f(x) , in quanto l’ipotesi del teorema di permanenza del segno è che il limite per xc di una funzione abbia segno strettamente positivo o negativo , e per una funzione continua in c il limite coincide con il valore della funzione; altrimenti solo dall’ipotesi f(a) < 0 non potremmo dedurre l’esistenza di almeno un insieme Ia tale che in ogni suo punto la funzione abbia segno negativo.

Ogni intorno Ia ammette un estremo superiore sup ^ I^ a ; indichiamo con s l’estremo superiore

dell’insieme ^ sup^ Ia  , la cui esistenza è garantita dal teorema per cui ogni insieme limitato di

numeri reali ammette un estremo inferiore e uno superiore. Consideriamo ora f ( b ) ; per la permanenza del segno, esiste un intorno sinistro di b in ogni punto x del quale si ha f ( x ) > 0. Esistono quindi delle x < b tali che f ( x ) > 0  s < b. Ne segue che l’intervallo aperto a destra [ a ; s [ con s < b è il massimo degli intervalli con estremo inferiore in a tali che si abbia f ( x ) < 0 in ogni loro punto x. Dimostriamo che deve essere f ( s ) = 0. Non può essere f ( s ) < 0 ; infatti in tal caso per la permanenza del segno esiste un intorno completo di s in ogni punto del quale si ha f(x) < 0 , in contraddizione con il significato di s. Non può neppure essere f ( s ) > 0 , perché in tal caso esisterebbero delle x < s tali che f ( x ) è

positiva, mentre per ogni x  [ a ; s [ deve essere f ( x ) < 0. Ma la funzione f ( x ) è definita in x

= s e quindi può assumere solo il valore 0. Ezio Fornero – Il teorema degli zeri – una dimostrazione – 1 / 5 http://www.superzeko.net – Per espressa volontà dell’autore, questo testo è liberamente utilizzabile per fini personali o didattici.

Il numero s così definito è il minimo dell’insieme degli zeri di f(x). Il teorema degli zeri fornisce solo una condizione sufficiente per determinare l’esistenza degli zeri di una funzione continua. Zeri di un polinomio Il teorema degli zeri ha interessanti conseguenze per il calcolo delle “radici” reali di un polinomio P( x ) di grado n, dove per radice o zero del polinomio si intende ciascuna delle soluzioni dell’equazione P( x ) = 0. In particolare si deduce che un polinomio di grado dispari ammette sempre almeno una soluzione reale , mentre un polinomio di grado pari può non avere soluzioni reali. Infatti, ammettiamo che un polinomio P( x ) assuma valori di segno opposto in a e in b. Poiché un polinomio è una funzione continua in tutto il campo reale, lo sarà evidentemente anche in ogni intervallo chiuso e quindi in [ a , b ] (supponiamo a < b ). Perciò, per il teorema degli zeri , esiste almeno una radice di P( x ) compresa tra a e b. Si tratta quindi di dimostrare che un polinomio di grado dispari cambia di segno al variare della x. Supponiamo che P( x ) abbia grado dispari. I limiti all’infinito di P( x ) sono evidentemente infiniti e uguali ai limiti del termine principale a 0 x n^ [in generale, un polinomio è indicato con a 0 x n^ + a 1 x n-

  • a 2 x n-2^ +...+ a n-1 x + a 0 ]. Se l’esponente è dispari i limiti per x che tende a +  e a -  rispettivamente sono infiniti di segno opposto; quindi, devono esistere un intorno I- di -  e un intorno I+ di + nei quali P( x ) < 0 e P( x ) > 0 rispettivamente, o il contrario. Perciò vi sono infiniti punti del dominio di P( x) – indichiamoli con “ a ” - tali che P( a ) < 0 e infiniti “ b ” tali che P( b ) > 0 o viceversa; quindi a un P( x ) di grado dispari è applicabile il teorema degli zeri e P( x ) avrà almeno uno zero reale. Questo corollario del teorema si applica a qualsiasi funzione f ( x ) definita e continua in tutto il campo reale, tale che (^) x^ lim^ f ( x ) e (^) x^ lim^ f ( x ) sono infiniti di segno opposto. E’ possibile generalizzarlo ulteriormente a una funzione definita e continua in tutto  tale che (^) x^ lim^ f e (^) x^ lim f siano finiti o infiniti di segno opposto; infatti per il teorema della permanenza del segno esistono un intorno di -  e un intorno di +  tali che in ogni punto a del primo e in ogni punto b del secondo la funzione assuma segno opposto. Si può estendere il teorema ad una funzione f^ ( x )definita e continua in un aperto ] a , b [ tale che xa  lim (^) f ( x ) = L < 0 e xb  lim (^) f ( x ) = M > 0 o viceversa, con a e b finiti o infiniti. Infatti, se a e b sono finiti, possiamo ricondurci al teorema degli zeri applicandolo alla funzione

 ( x ) =

         M se x b f x se a x b L se x a ( ) ; se invece almeno uno dei due estremi è infinito, si cade nel caso precedente. Il teorema degli zeri non si applica ai polinomi di grado pari , che possono avere segno costante. Si può applicare, invece, alle funzioni razionali fratte ( = rapporti tra polinomi) quando il numeratore è di grado dispari e il denominatore non ha zeri reali (e quindi la funzione non ha punti di infinito ed è continua in tutto il campo reale). Dal punto di vista grafico, il significato del teorema è evidente: se una funzione è continua in un insieme, il suo grafico non ha interruzioni (è una curva connessa) e quindi , se contiene punti di Ezio Fornero – Il teorema degli zeri – una dimostrazione – 2 / 5 http://www.superzeko.net – Per espressa volontà dell’autore, questo testo è liberamente utilizzabile per fini personali o didattici.

Supponiamo p.es. che f ( a ) < 0 , f’’ ( x ) > 0. Allora, se f’ ( a )  0 , per ogni x  ] a , b [ si ha f’ ( x ) > f’ ( a )  f’ ( x ) > 0 e si cade nel caso precedente di derivata prima con segno costante; se f’ ( a ) < 0 , allora esiste un solo punto t tale che f’ ( t ) = 0. Infatti, f ( b ) > f ( a ) implica [Lagrange] che esista almeno un punto z nel quale f’ ( z ) = b a f b f a  ( )  ( )

0, e applicando il teorema degli zeri a f’ ( x ) in [ a , z ] si deduce che esiste almeno un punto t nel quale f’ ( t ) = 0. Il punto t è unico, perché f’ ( x ) è strettamente crescente in tutto ] a , b [ , quindi x  ] a , t [  f’ ( x ) < 0 e x ^ ] t , b [  f’ ( x ) > 0. Quindi t è un punto di minimo di f ( x ), per cui f ( t ) < f ( a ) < 0. Applichiamo il teorema degli zeri alla funzione f ( x ) nell’intervallo ] t , b [ ; essendo sempre crescente in ] t , b [ , f ( x ) ammetterà un solo zero interno a questo intervallo. Se la derivata seconda è negativa, si dimostra allo stesso modo che f ( x ) ammette uno e un solo massimo in ] a , b [ in un punto t e quindi un solo zero appartenente a ] t , b [. Dimostrazione generale del criterio della derivata seconda Se in un punto t di ] a , b [ si ha f ’( t) = 0  f’’ ( t ) > 0 allora t è un punto di minimo, se f ’( t) = 0  f’’ ( t ) < 0 è un punto di massimo. Supponiamo ora che il segno di f’’ sia costante in tutto l’intervallo ] a ; b [ e che f’’ non si annulli; dimostriamo che esiste al più un solo punto t  ] a , b [ nel quale la derivata prima si annulla. Supponiamo infatti che f ’ si annulli in t e in z ; applicando il teorema di Rolle a f ’ in un intervallo chiuso di estremi t e z la f’’ si deve annullare in almeno un punto interno all’intervallo, contro

l’ipotesi. Perciò il punto t è unico ed è un punto di massimo o di minimo, dato che f’’ è strettamente positiva o negativa in tutto ] a , b [. Inoltre non può essere f^ ( t )= 0 , perché f ( t ) deve essere o maggiore del massimo o minore del minimo tra f^ ( b )e f^ ( a ) e quindi concorde con uno dei due. Se f^ ( t )è discorde da f ( a ) e quindi concorde con f^ ( b )vi sarà uno e un solo zero della f ( x ) in ] a , t [ , in base al criterio del segno di f ’( x ). Nell’altro intervallo f’ ( x ) ha segno costante, quindi f ( x ) è strettamente crescente o decrescente in tutto ] t , b [ : f^ ( t ) > f^ ( x ) > f^ ( b ) o viceversa; quindi ha lo stesso segno di f^ ( t ) e di f^ ( b ) e non vi sono altri zeri. Alla stessa conclusione si giunge supponendo f^ ( t ) concorde con f^ ( a ) e discorde da f^ ( b ), ma in questo caso l’unico zero appartiene a ] t , b [. Caso f(a) < 0 , f ’(a) < 0 , f ’’ > 0

  1. Criterio della derivata n-esima Ezio Fornero – Il teorema degli zeri – una dimostrazione – 4 / 5 http://www.superzeko.net – Per espressa volontà dell’autore, questo testo è liberamente utilizzabile per fini personali o didattici.

Supponiamo che

  1. La derivata di ordine n di una funzione f ( x ), f (n) ( x ), sia definita in tutto l’intervallo ] a , b [ e abbia segno costante in ] a , b [ ;
  2. La derivata di ordine n – 1 f (n-1) ( x ) è definita e continua in tutto [ a , b ] ;
  3. Nel punto a , f (n-1) ( a ) ha segno concorde con f (n) ( x ). Si conclude che f (n-1) ( x ) ha segno concorde con f (n) ( x ) in tutto ] a , b [ ( per il teorema di Lagrange, in ogni punto x di ] a , b [ si ha f (n-1) ( x ) = ( x - a )  f (n) ( z ) + f (n-1) ( a ) dove z  ] a , x [. Questa espressione è una somma di termini con lo stesso segno e quindi per ogni x di [ a , b ] f (n-1) ( x ) ha lo stesso segno di f (n-1) ( a ). Estendiamo il teorema a una funzione f ( x ) definita e continua insieme alle sue prime n – 1 derivate in un intervallo [ a , b ] , tale che
  4. f ( a )  f ( b ) < 0
  5. Tutte le prime n - 1 derivate hanno segno concorde nel punto a ;
  6. La derivata n-esima f (n) ( x ) è definita e continua nell’intervallo ] a , b [ ;
  7. Il segno di f (n) ( x ) in tutto ] a , b [ è concorde con quello delle prime n -1 derivate in a. Allora la funzione f ( x ) è strettamente crescente o decrescente in tutto ] a , b [ , per cui ammette un solo zero nell’intervallo. Infatti, se la derivata di ordine m ha segno definito in tutto l’intervallo allora la derivata di ordine m – 1 è strettamente crescente o decrescente nello stesso intervallo. Se il segno di f ( m )^ in ] a , b [ concorda con il segno di f ( m-1 )^ nel punto a , allora si avrà f ( m-1 )( x ) > f ( m-1 )( a ) > 0 oppure al contrario f (m-1 )( x ) < f ( m-1 )( a ) < 0 in tutto ] a , b [. Quindi tutte le derivate hanno in [ a , b ] lo stesso segno di f (n) ( x ) , compresa in particolare la derivata prima. Perciò la f ( x ) è sempre crescente o decrescente in tutto l’intervallo. Si cade quindi nel caso corrispondente al criterio del segno di f ' ( x )e la regola è dimostrata. Ezio Fornero – Il teorema degli zeri – una dimostrazione – 5 / 5 http://www.superzeko.net – Per espressa volontà dell’autore, questo testo è liberamente utilizzabile per fini personali o didattici.