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I due teoremi fondamentali del benessere economico: il teorema dell'efficienza e il teorema dell'equità. Il primo spiega come il sistema dei prezzi garantisce l'ottimizzazione delle risorse in un sistema decentralizzato. Il secondo offre una risposta alle obiezioni al primo teorema, affermando che l'equità può essere raggiunta attraverso operazioni di redistribuzione e consentendo il funzionamento del mercato. I meccanismi di redistribuzione, come le imposte e i trasferimenti, e i loro effetti sul mercato.
Tipologia: Appunti
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1° TEOREMA (“dell’efficienza”) È una sorta di riformulazione moderna di quanto diceva Adam Smith: in un sistema perfettamente decentralizzato, il perseguimento del benessere individuale/egoistico conduce ad un’allocazione ottimo-paretiana, e quindi ad un utilizzo delle risorse senza sprechi. Cosa garantisce il raggiungimento di questo equilibrio? Il sistema dei prezzi, che si formano a partire dall’incrocio della domanda e dell’offerta. A fronte di prezzi dati, i consumatori scelgono idealmente uguagliando s.m.s., per ogni coppia di beni, al rapporto tra i prezzi. Per cui, se il prezzo di mercato è lo stesso per tutti i consumatori che domandano quel bene e per le imprese che lo offrono, automaticamente tutti i s.m.s., per ogni coppia di beni, saranno uguali tra loro (ugualmente per gli input, spostandoci sull’ottimo nella produzione, le imprese uguaglieranno i loro s.m.s.t. al rapporto tra i prezzi di quegli input; ugualmente, sei prezzi degli input sono uguali per tutte le imprese, tutti quei s.m.s.t. saranno uguali tra loro; si avrà un unico s.m.t. tra beni, quale che sia l’input che viene spostato da una produzione all’altra, e ancora un’uguaglianza tra questo e il rapporto tra i prezzi per ogni coppia di beni). La regola del prezzo unico verifica la condizione di ottimo paretiano. Il decentramento avviene perché ciascuno uguaglia il proprio s.m.s. (s.m.s.t. per le imprese) al rapporto tra i prezzi dei beni. Non è detto che l’esistenza della condizione di ottimo paretiano offra automaticamente una soluzione equa: se il punto di partenza è una distribuzione delle risorse profondamente disuguale, c’è il rischio che l’allocazione finale delle risorse risulti ancora più disuguale (Sen). In sostanza, il meccanismo del mercato finisce col premiare chi ha di più. 2° TEOREMA (“dell’equità”) Il secondo teorema vorrebbe essere una risposta alle obiezioni sollevate contro il primo teorema (il normale funzionamento del mercato non garantisce un’allocazione ottima paretianamente e ciò giustifica l’inervento pubblico).
Vi sono consapevolezza circa la situazione di partenza diseguale in termini di distribuzione delle risorse e un obiettivo circa quella che potrebbe essere un’allocazione desiderabile dal punto di vista dell’equità (e quindi ottimale) delle stesse ( vincoli informativi assenti nel 1° t.). L’utilizzo pratico del 2° t. richiede inoltre di esplicitare giudizi di valore (non necessari per il 1° t.). Il 2° teorema è la dimostrazione teorica che si possano scindere i due concetti di equità ed efficienza: si ottenga l’equità attraverso una redistribuzione opportuna delle risorse e si consenta il funzionamento del mercato perché l’allocazione diventi anche efficiente. Come si effettuano operazioni di redistribuzione? Principalmente attraverso le imposte e i trasferimenti. Tali strumenti non devono essere distorsivi (es. imposta in somma fissa, estrazione a sorte, tassare caratteristiche intrinseche (non fattibili), ecc.), nel senso che non devono modificare le condizioni di ottimo paretiano in termini di non intervento esogeno sui prezzi dei beni. Uno strumento è detto non distorsiva quando non comporta un effetto di sostituzione (ad. es. quando un lavoratore autonomo sceglie di lavorare meno per rientrare in un certo scaglione di reddito), ma solo di reddito oppure quello che non consente a chi è colpito/beneficiato di sottrarsi all’imposta o al trasferimento. Dal momento che è difficile individuare strumenti assolutamente non distorsivi (imposte e trasferimenti sono distorsivi), si lasci operare comunque il mercato nella consapevolezza che non si giungerà ad un’allocazione ottima in senso paretiano trade off tra efficienza ed equità (= quanto più si vuole conseguire l’equità, tanto maggiore – presumibilmente – sarà la perdita in efficienza). La cornice teorica che garantirebbe il funzionamento del 2° teorema sarebbe un’economia di First Best.