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Teoremi e criteri con dimostrazioni, Dispense di Analisi Matematica I

Tutti i Teoremi e criteri con dimostrazioni richiesti per superare l'esame di analisi matematica 1

Tipologia: Dispense

2022/2023

In vendita dal 02/09/2024

matteo-94
matteo-94 🇮🇹

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bg1
DOMANDE DI TEORIA:
1. Scrivere la definizione di maggioranti e minoranti, massimo e minimo, estremo superiore ed estremo
inferiore per un sottoinsieme di numeri reali.
Maggiorante e minorante:
Sia X un campo ordinato (X=Q o X=R), sia Ø E c X. Si dice che k ϵ X è un maggiorante (minorante) per E se
x ϵ E x k (x k).
Massimi e minimi:
Sia X un campo ordinato (X=Q o X=R), sia Ø E c X. M (m) si dice massimo (minimo) se è maggiorante
(minorante) di E ed appartiene all'insieme.
Estremo superiore e estremo inferiore:
Sia X un campo ordinato (X=Q o X=R), sia Ø E c X. Si dice estremo inferiore (superiore) di E il massimo
(minimo) dei minoranti (maggioranti) di E (se ). Se E è inferiormente (superiormente) illimitato (cioè se
k ϵ X x ϵ E tale che k < x (k > x)) l'estremo inferiore (superiore) è - (+ ).
2. Scrivere la definizione di estremo superiore ed estremo inferiore per un sottoinsieme di numeri reali.
Enunciare la proprie caratteristica di estremo superiore e estremo inferiore per insieme di numeri reali.
Estremo superiore e estremo inferiore:
Sia X un campo ordinato (X=Q o X=R), sia Ø E c X. Si dice estremo inferiore (superiore) di E il massimo
(minimo) dei minoranti (maggioranti) di E (se ). Se E è inferiormente (superiormente) illimitato (cioè se
k ϵ X x ϵ E tale che k < x (k > x)) l'estremo inferiore (superiore) è - (+ ).
Considerando il sottoinsieme E, m (M) è estremo inferiore (superiore) se e solo se m x (M x) x ϵ E, e
ε > 0 xε ϵ E tale che xε < (m + ε) (xε > (M ε)).
3. Enunciare il Principio di Induzione. (Facoltativo: esibire un esempio di applicazione)
Principio di induzione:
Sia P(n) una proprietà che dipende da n ϵ N e n0 ϵ N, supponiamo che:
1) P(n0) sia vera (passo base).
2) n n0 si ha: P(n) vera P(n + 1) vera (passo induttivo).
allora P(n) è vera n n0.
Esempio:
Dimostrare che n 1
𝑘=𝑛(𝑛+1)
2
𝑛
𝑘=1 } P(n) P(n) <=> 1 + 2 + 3 + 4 … + n = 𝑛(𝑛+1)
2
Per induzione
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pfe
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Scarica Teoremi e criteri con dimostrazioni e più Dispense in PDF di Analisi Matematica I solo su Docsity!

DOMANDE DI TEORIA:

1. Scrivere la definizione di maggioranti e minoranti, massimo e minimo, estremo superiore ed estremo

inferiore per un sottoinsieme di numeri reali.

Maggiorante e minorante:

Sia X un campo ordinato ( X=Q o X=R ), sia Ø ≠ E c X. Si dice che k ϵ X è un maggiorante (minorante) per E se

x ϵ E x ≤ k (xk).

Massimi e minimi:

Sia X un campo ordinato ( X=Q o X=R ), sia Ø ≠ E c X. M (m) si dice massimo (minimo) se è maggiorante

(minorante) di E ed appartiene all'insieme.

Estremo superiore e estremo inferiore:

Sia X un campo ordinato ( X=Q o X=R ), sia Ø ≠ E c X. Si dice estremo inferiore (superiore) di E il massimo

(minimo) dei minoranti (maggioranti) di E (se ∃). Se E è inferiormente (superiormente) illimitato (cioè se

k ϵ X ∃x ϵ E tale che k < x (k > x)) l'estremo inferiore (superiore) è - ∞ (+ ∞).

2. Scrivere la definizione di estremo superiore ed estremo inferiore per un sottoinsieme di numeri reali.

Enunciare la proprietà caratteristica di estremo superiore e estremo inferiore per insieme di numeri reali.

Estremo superiore e estremo inferiore:

Sia X un campo ordinato ( X=Q o X=R ), sia Ø ≠ E c X. Si dice estremo inferiore (superiore) di E il massimo

(minimo) dei minoranti (maggioranti) di E (se ∃). Se E è inferiormente (superiormente) illimitato (cioè se

k ϵ X ∃x ϵ E tale che k < x (k > x)) l'estremo inferiore (superiore) è - ∞ (+ ∞).

Considerando il sottoinsieme E, m (M) è estremo inferiore (superiore) se e solo se m ≤ x (M ≥ x)x ϵ E , e

∀ε > 0 ∃ x ε

ϵ E tale che x ε

< (m + ε) (x ε

> (M – ε)).

3. Enunciare il Principio di Induzione. (Facoltativo: esibire un esempio di applicazione)

Principio di induzione:

Sia P(n) una proprietà che dipende da n ϵ N e n 0

ϵ N, supponiamo che:

  1. P(n 0

) sia vera (passo base).

  1. ∀n n 0

si ha: P(n) vera ≥ P(n + 1) vera (passo induttivo).

allora P(n) è vera ∀n n 0

Esempio:

Dimostrare che ∀n 1

𝑛(𝑛+ 1 )

2

𝑛

𝑘= 1

} P(n) P(n) <=> 1 + 2 + 3 + 4 … + n =

𝑛(𝑛+ 1 )

2

Per induzione

  1. Passo base: P(1) è vera?

P(1) <=> 1 = (1*2)/2 = 1 ok!

  1. Passo induttivo:

Ipotesi:

𝑛

( 𝑛+ 1

)

2

𝑛

𝑘= 1

=> Tesi:

( 𝑛+ 1

) (𝑛+ 1 + 1 )

2

𝑛+ 1

𝑘= 1

𝑛+ 1

𝑘= 1

1 + 2 + 3 + … + n + (n+1) = ∑ 𝑘 + (𝑛 + 1 ) =

𝑛

𝑘= 1

𝑛(𝑛+ 1 )

2

𝑛(𝑛+ 1 )+ 2 (𝑛+ 1 )

2

(𝑛+ 1 )(𝑛+ 2 )

2

Quindi anche P(n+1) è vera.

4. Scrivere la definizione di fattoriale e di coefficiente binomiale. Enunciare la formula del binomio di

Newton.

n! (si legge n fattoriale) rappresenta il numero di permutazioni di n oggetti distinti (cioè il numero di casi in cui

possono essere ordinati).

Il coefficiente binomiale è il numero di sottoinsieme di cardinalità k su n elementi dato 0 k n (

𝑛

𝑘

𝑛!

𝑘!(𝑛−𝑘)!

Binomio di Newton: (𝑎 + 𝑏)

𝑛

𝑛

𝑘

𝑘

𝑛 𝑛−𝑘

𝑘= 0

a, b numeri reali, n > o. Essa equivale all'elevazione a qualsiasi potenza di un binomio.

5. Scrivere la definizione di funzione iniettiva, suriettiva e biiettiva. Scrivere la definizione di funzione

inversa. Dato il grafico di una funzione invertibile, dire come si disegna il grafico della sua inversa.

Data una funzione f: X - > Y, f si dice iniettiva se vale una delle seguenti proprietà equivalenti:

  • ∀x 1

, x

2

ϵ X se x

1

≠ x

2

allora f(x

1

) ≠ f(x

2

  • ∀x 1

, x

2

ϵ X se f(x

1

) = f(x

2

) se x

1

= x

2

  • ∀y ϵ Y f
    • 1

(y) è o vuoto o contiene solo un elemento.

Data una funzione f: X - > Y, f si dice suriettiva se ∀y ϵ Y ∃ x ϵ X e f(x) =y, cioè f

  • 1

(y) ≠ Ø ∀y ϵ Y

Data una funzione f: X - > Y, f si dice biettiva se è sia iniettiva sia suriettiva, cioè se ∀y ϵ Y ∃ unico x ϵ X tale che

f(x) = y. Si chiama tale x = f

  • 1

(y) e f

  • 1

è la funzione inversa di f equivale a f

  • 1

: Y - > X.

Dato il grafico di una funzione invertibile, il grafico della sua inversa è simmetrica rispetto alla bisettrice del

primo e del terzo quadrante rispetto alla f.

6. Scrivere la definizione di funzione limitata, funzione monotona, funzione simmetrica e funzione periodica.

Disegnare un graficotipo di funzione.

Funzione limitata:

Sia f: D c R - > R, f si dice limitata se l'insieme f(D) è limitato, cioè ∃ m, M tali che: m f(x) M ∀x ϵ D.

Funzione monotona:

  • {a n

} diverge a - ∞ se ∀ M > 0, la proprietà P m

(n) = {a n

< - M} è definitivamente vera, in questo caso si scrive

lim

𝑛→+∞

𝑛

  • {a n

} è irregolare quando lim

𝑛→+∞

𝑛

  • esempi

10. Scrivere la definizione di successione limitata. Dimostrare che se una successione è convergente, allora

essa è anche limitata. Dire se è vero il viceversa. (in caso contrario, dare un controesempio)

Data {a n

n ϵ N

diremo che essa è limitata se ∃ un minorante m e un maggiorante M tale che m ≤ a

n

≤ M ∀ n, essa

può essere o convergente o irregolare.

Se {a n

n ϵ N

è convergente allora essa è limitata poiché se la successione è convergente sappiamo che il suo

limite è l,

fissiamo ε = 1, allora ∃ n 1

ϵ N tale che l - 1 < a n

< l + 1 ∀ n ≥ n 1

Sia A l'insieme che comprende tutti i punti della successione {a n

} (prima di a

1

) = {a

0

, a

1

, ..., a

n- 1

, l + 1, l - 1 }, A è

un insieme finito quindi ammette massimo (M) e minimo (m). Quindi m ≤ a n

≤ M ∀ n ϵ N.

Il viceversa non è vero, esempio a n

n

11. Enunciare e dimostrare il teorema dell’unicità del limite per le successioni. Se {a n

} è una successione

convergente a l, allora l è unico.

Se {a n

n ϵ N

è una successione convergente a l allora l è unico.

Dimostrazione:

supponiamo per assurdo che esistano due limiti distinti l 1

≠ l

2

(l

1

< l

2

Prendiamo ε < | l 1

  • l

2

| /3 in modo che

- I

1

= (l

1

  • ε, l

1

  • ε)

- I

2

= (l

2

  • ε, l

2

  • ε)

I

1

∩ l

2

= Ø

poiché lim

𝑛→+∞

𝑛

1

, allora ∃ n

1

, tale che ∀n ≥ n

1

, {a

n

} ϵ I

1

poiché lim

𝑛→+∞

𝑛

2

, allora ∃ n 2

, tale che ∀n ≥ n 2

, {a n

} ϵ l 2

∀n > max{n 1

, n 2

}, {a n

} ϵ I 1

e I 2

, cioè {a n

} ϵ l 1

∩ l 2

, ma essa è l'Ø, quindi è assurdo.

12. Scrivere la definizione di successioni monotone. Enunciare e dimostrare il Teorema sul limite delle

successioni monotone.

Data {a n

} una successione, {a

n

} si dice crescente (decrescente) se ∀(n+1) > n, allora a

n

(n+1)≥ a

n

(a

n

(n+1)≤ a

n

Data {a n

} una successione, {an} si dice strettamente crescente (decrescente) se ∀(n+1) > n, allora a

n

(n+1)> a

n

(a n

(n+1)< a

n

Sia {a n

} una successione monotona, allora la successione è regolare. In particolare:

se {a n

} è crescente lim

𝑛→+∞

𝑛

= sup{a

n

tale che n ϵ N}

se {a n

} è decrescente lim

𝑛→+∞

𝑛

= inf{a n

tale che n ϵ N}

Dimostrazione:

Se la successione è monotona crescente l'estremo superiore può essere

∀M > 0 ∃ a nM

tale che a

nM

M, se n > n

M

allora a

n

a

nM

> M

∀M > 0 ∃ n M

tale che a

n

M ∀n n

M

=> lim

𝑛→+∞

𝑛

  1. numero finito l

∃ un maggiorante l tale che a n

≤ l

quindi ∀ε > 0 ∃ a nε

tale che l - ε ≤ a nε

se n ≥ n ε

allora a n

≥ a nε

l - ε

quindi l - ε < a nε

≤ a n

≤ l < l + ε ∀n ≥ n ε

lim

𝑛→+∞

𝑛

13. Enunciare il teorema sull’algebra dei limiti per successioni e dimostrarlo nel caso del limite della somma

o del prodotto.

Algebra dei limiti 1

Siano {a n

n ϵ N

e {b n

n ϵ N

due successioni convergenti lim

𝑛→+∞

𝑛

= 𝑎 e lim

𝑛→+∞

𝑛

= 𝑏 allora:

  1. lim

𝑛→+∞

𝑛

𝑛

  1. lim

𝑛→+∞

𝑛

𝑛

  1. se b n

≠ 0 e b ≠ 0 lim

𝑛→+∞

𝑎

𝑛

𝑏

𝑛

𝑎

𝑏

Dimostrazione del prodotto:

Ipotesi: lim

𝑛→+∞

𝑛

= 𝑎 e lim

𝑛→+∞

𝑛

Tesi: lim

𝑛→+∞

𝑛

𝑛

quindi si deve dimostrare che ∀ε > 0 ∃ n ε

tale che | 𝑎

𝑛

𝑛

− 𝑎𝑏 | < ε ∀n ≥ n ε

lim

𝑛→+∞

𝑛

= 𝑎 <=> data ε > 0 ∃ n

a

ε

tale che | 𝑎

𝑛

− 𝑎 | ≤ ε ∀n ≥ n

a

ε

lim

𝑛→+∞

𝑛

= 𝑏 <=> data ε > 0 ∃ n

b

ε

tale che | 𝑏

𝑛

− 𝑏 | ≤ ε ∀n ≥ n

b

ε

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

𝑛

siccome {𝑎

𝑛

} è convergente allora {𝑎

𝑛

} è limitata quindi ∃ n > 0 tale che |𝑎

𝑛

| ≤ M

𝑛

𝑛

− 𝑎𝑏 | ≤ M|𝑏

𝑛

𝑛

Si fissa ε > 0

si considera ε 1

ε

2 𝑀

poiché lim

𝑛→+∞

𝑛

= 𝑏 ∃ n ε 1

tale che ∀n ≥ n ε

𝑛

ε

2 𝑀

si considera ε 2

ε

2 |𝑏|

poiché lim

𝑛→+∞

𝑛

= 𝑎 ∃ n

ε 2

tale che ∀n ≥ n

ε 2

𝑛

ε

2 |𝑎|

sia n ε

= max{ n

ε 1

, n

ε 2

se n ≥ n ε

𝑛

𝑛

− 𝑎𝑏 | ≤ M|𝑏

𝑛

𝑛

− 𝑎| < M

ε

2 𝑀

  • |b|

ε

2 |𝑏|

= ε

Data {a n

} e {b n

} si ha:

  1. se lim

𝑛→+∞

𝑛

= + ∞ e {b n

} è inferiormente limitato, allora lim

𝑛→+∞

𝑛

𝑛

  1. se lim

𝑛→+∞

𝑛

= − ∞ e {b n

} è superiormente limitato, allora lim

𝑛→+∞

𝑛

𝑛

  1. se lim

𝑛→+∞

𝑛

= + ∞ (− ∞) e lim

𝑛→+∞

𝑛

= b ≠ 0 , allora lim

𝑛→+∞

𝑛

𝑛

= 𝑠𝑔𝑛(𝑏)∞ ∙ (−sgn(a) ∞)

in particolare a n

--> + ∞ b n

--> + ∞ a n

  • b n

b n

--> b a n

  • b n
  1. se | a n

| --> + ∞ allora

1

𝑎

𝑛

  1. sia {a n

} infinitesima,

se lim

𝑛→+∞

𝑛

, allora lim

𝑛→+∞

1

𝑎

𝑛

se lim

𝑛→+∞

𝑛

, allora lim

𝑛→+∞

1

𝑎 𝑛

(fare esempi di forma indeterminate)

17. Enunciare e dimostrare il Criterio del rapporto per successioni positive.

Criterio del rapporto per successioni positive:

Sia {a n

} una successione con a

n

0, se ∃ lim

𝑛→+∞

𝑎

𝑛+ 1

𝑎 𝑛

= l ϵ R

U {+∞}

allora si ha:

  1. se L < 1 la successione è infinitesima

  2. se L > 1 la successione è infinita

  3. se L = 1 non si può concludere nulla

Dimostrazione:

l ϵ R lim

𝑛→+∞

𝑎 𝑛+ 1

𝑎

𝑛

= l

∀ε > 0 ∃ n’ tale che l – ε <

𝑎

𝑛+ 1

𝑎

𝑛

< l + ε ∀n ≥ n’

caso l < 1

Si fissa ε > 0 in modo che l + ε = q < 1

quindi ∃ n’ tale che l – ε <

𝑎

𝑛+ 1

𝑎 𝑛

< q ∀n ≥ n’

n’ + 1 =>

𝑎 𝑛′+ 1

𝑎

𝑛′

< q => 𝑎

𝑛′+ 1

< a

n’

q

n’ + 2 =>

𝑎 𝑛′+ 2

𝑎

𝑛′

< q => 𝑎

𝑛′+ 2

< a n’+

q < a n’

q q = a n’

q

2

n’ + 3 =>

𝑎

𝑛′+ 3

𝑎

𝑛′

< q => 𝑎

𝑛′+ 3

< a n’+

q < a n’

q

3

quindi ∀k > 0

𝑛′+𝑘

< q

k

𝑛′

con q < 1

lim

𝑘→+∞

𝑘

𝑛′

= 0 lim

𝑘→+∞

𝑛

+𝑘

= 0 => lim

𝑛→+∞

𝑛

caso l >

∃ n’ tale che q = l – ε <

𝑎

𝑛+ 1

𝑎 𝑛

< l + ε ∀n ≥ n’

𝑎

𝑛+ 1

𝑎 𝑛

q ∀n ≥ n’

𝑛′+ 1

a n’

q

𝑛′+ 2

a n’+

q = a n’

q

2

𝑛′+𝑘

a n’

q

k

poiché q > 1 => lim

𝑘→+∞

𝑘

𝑛′

quindi per il confronto lim

𝑘→+∞

𝑛

+𝑘

= +∞ => lim

𝑛→+∞

𝑛

18. Scrivere la definizione di successioni asintotiche ed enunciarne le principali proprietà; dimostrare

poi almeno una di queste proprietà (a scelta).

Date due successioni {a n

}, {b

n

} sono definite asintotiche a

n

~ b

n

se lim

𝑛→+∞

𝑎

𝑛

𝑏

Proprietà:

  1. se a n

~ b n

allora {a n

} e {b n

} hanno lo stesso comportamento per n che tende a + ∞, cioè lim

𝑛→+∞

𝑛

∃ e = l

<=> lim

𝑛→+∞

𝑛

∃ e = l

  1. se a n

~ b n

e b n

~ c n

=> a n

~ c n

  1. se a n

~ a

n

', b

n

~ b

n

', c

n

~ c

n

𝑎

𝑛

∙ 𝑏

𝑛

𝑐 𝑛

𝑎′

𝑛

∙ 𝑏′

𝑛

𝑐′ 𝑛

Dimostrazione(seconda):

se a n

~ b

n

e b

n

~ c

n

=> a

n

~ c

n

lim

𝑛→+∞

𝑎

𝑛

𝑐 𝑛

= lim

𝑛→+∞

𝑎

𝑛

𝑏 𝑛

𝑏

𝑛

𝑐 𝑛

19. Scrivere la definizione successionale di limite di funzione per x --> c. Scrivere la definizione

topologica di limite di funzione per x --> c, c finito o infinito.

Definizione successionale di limite di funzione per x --> c :

Si dice che lim

𝑥→ 𝑐

= 𝑙 per ogni successione {x n

} di punti di I diversi da c, tale che x n

--> c si ha che f(x n

) --> l

per n --> ∞.

Definizione topologica di limite di funzione per x--> c (c finito e l finito):

Sia x 0

ϵ R ∪ {±∞} e f una funzione definita in un intorno di x

0

escluso al più x

0

, si dirà lim

𝑥→ 𝑥

0

𝑓(𝑥) = 𝑙 ϵ R ∪

{±∞} se per ogni intorno V l

di l esiste un intorno x 0

U

x

tale che f(x) ϵ V l

se x ϵ U x

\ {x 0

se:

  1. Limite finito al finito: c, l ϵ R

∀ ε > 0 ∃σ > 0 tale che ∀x ≠ c, |x - c| < σ => |f(x) - l|< ε

2 ) Limite infinito al finito: c ϵ R, l = +∞

∀ K > 0 ∃σ > 0 tale che ∀x ≠ c, |x - c| < σ => f(x) > K

funzione composta.

Sia f o g una funzione definita in un intorno di x 0

, escluso al più x 0

, x 0

ϵ R ∪ {±∞} se:

  1. lim

𝑥→𝑥

0

0

  1. lim

𝑡→𝑡

0

  1. se vale:
  1. g(x) ≠ t

0

per x --> x

0

(∃ un intorno di x

0

V

x

tale che g(x) ≠ t

0

∀x ϵ V

x

\ {x

0

oppure 2. se t 0

= ±∞ o f è continua in t

0

allora esiste il lim

𝑥→𝑥

0

𝑓( 𝑔(𝑥)) ed è uguale ad l

Dimostrazione:

Si deve dimostrare che lim

𝑥→𝑥 0

𝑓( 𝑔(𝑥)) = 𝑙 quindi si deve dimostrare che ∀ {x

n

} con x

n

≠ x

0

x

n

--> x

0

si ha =>

f(g(x)) --> l si fissa {x n

n ϵ N

x

n

≠ x

0

x

n

--> x

0

dalla prima ipotesi: lim

𝑥→𝑥

0

0

=> g(x

n

) --> t

0

dalla seconda ipotesi: lim

𝑡→𝑡

0

= 𝑙 cioè ∀ {t n

} con t n

--> t 0

t n

≠ t 0

si ha f(t n

) --> l

si prende come t n

= g(x n

) e si sa che t n

= g(x n

) --> t 0

=> f(t n

) --> l

se vale la terza ipotesi (1.) g(x) ≠ t 0

quindi t n

= g(x n

) --> t 0

con t n

≠ t 0

=> f(t n

) = f(g(x)) --> l

se vale la terza ipotesi (2.) t 0

= ±∞ => g(x) ≠ t 0

=> si conclude come prima

se f continua in t o

anche g(x

n

) = t

0

f(g(x)) = l quindi lim

𝑛→+∞

24. Dimostrare che

𝒙→𝟎

𝐬𝐢𝐧 𝒙

𝒙

dimostrarne poi almeno una conseguenza.

lim

𝑥→ 0

sin 𝑥

𝑥

premessa: se x < 0 allora

sin(−𝑥)

(−𝑥)

− sin 𝑥

−𝑥

sin 𝑥

𝑥

è funzione pari

quindi possiamo supporre che x > 0 e x <

𝜋

2

considerando che sin(x) < x < tg(x) = sin(x) < x < sin(x)/cos(x)

si dividono tutti i membri per sin(x) > 0 --> 1 < x/sin(x) < 1/cos(x)

il limite del primo membro = 1, il limite del terzo membro = 1 perché cos(0)=1, quindi per il teorema del

confronto anche x/sin(x)-->1 per x-->0.

Conseguenza:

lim

𝑥→ 0

1 −cos 𝑥

𝑥

2

1

2

infatti

1 −cos 𝑥

𝑥

2

1 −cos

2

𝑥

𝑥

2

( 1 +cos 𝑥)

sin 𝑥

𝑥

2

1

cos 𝑥

1

2

25. Dimostrare che

𝒙→𝟎

𝐥𝐨𝐠(𝟏 + 𝒙)

𝒙

e che

𝒙→𝟎

𝒆

𝒙

− 𝟏

𝒙

lim

𝑥→ 0

log( 1 + 𝑥)

𝑥

prendendo in considerazione il limite fondamentale lim

𝑥→±∞

1

𝑥

𝑥

= 𝑒 si aggiunge il logaritmo da

entrambi le parti, ne deriva lim

𝑥→±∞

1

𝑥

𝑥

= log 𝑒, quindi lim

𝑥→±∞

1

𝑥

utilizzando il cambio di variabile, si prende in considerazione y =

1

𝑥

, se 𝑥 → ±∞, 𝑦 → 0

±

, sostituendo ne

deriva che : lim

𝑦→ 0

±

𝑙𝑜𝑔( 1 +𝑦)

𝑦

lim

𝑥→ 0

𝑒

𝑥

− 1

𝑥

considerando che lim

𝑦→ 0

±

𝑙𝑜𝑔( 1 +𝑦)

𝑦

si pone che 𝑦 = 𝑒

𝑥

− 1 , allora 𝑦 → 0 equivale 𝑥 → 0 , e sostituendo si ricava

log(𝑒

𝑥

)

𝑒

𝑥

− 1

𝑥

𝑒

𝑥

− 1

→ 1 𝑠𝑒 𝑥 → 0 scambiando il numeratore e il denominatore ne deriva lo stesso limite.

26. Enunciare e dimostrare il Teorema degli zeri.

Teorema degli zeri:

Sia f: [a, b] --> R continua, con f(a) ∙ f(b) < 0, allora ∃ un punto c ϵ all'intervallo (a, b) tale che f(c) = 0.

Dimostrazione:

Se f è strettamente monotona, allora f è iniettiva, quindi il c è unico.

Si pone a 0

= a e b 0

= b, si prende in considerazione il punto medio del tratto ab: c 1

𝑏 − 𝑎

2

𝑏 0

− 𝑎 0

2

se f(c 1

) = 0 allora si è trovato il c ed è uguale a c

1

se f(c 1

) ≠ 0 allora si deve continuare e sostituire uno dei due estremi (a

1

o b

1

) con c

1

  • se f(c

1

) ∙ f(a) > 0 allora a

1

=c

1

e b

1

rimane = b

0

  • se f(c 1

) ∙ f(a) < 0 allora a 1

rimane = a 0

e b 1

=c 1

In ogni caso si trova a 1

, b

1

tali che:

  1. a 0

a

1

< b a < b

1

b

0

  1. b 1
  • a

1

𝑏 0

− 𝑎 0

2

  1. f(a 1

) ∙ f(b 1

Ora si considera c 2

𝑏 1

− 𝑎 1

2

  • se f(c 2

) = 0 allora si è trovato il c ed è uguale a c 2

Sia f continua su [a b], allora f ammette massimo e minimo su [a b], cioè esistono x m

, x M

in [a b] e m = f(x m

f(x) ≤ f(x M

) = M ∀x ϵ a [a b]. Allora x m

è il punto di minimo e x M

è punto di massimo.

(fai controesempi)

28. Enunciare e dimostrare il Teorema dei valori intermedi.

Teorema dei valori intermedi:

Sia f: [a b] --> R continua, siano m = min{f(x) con x ϵ [a b]}, M = max{f(x) con x ϵ [a,b]}. ∀ λ ϵ a [m, M] ∃ un c ϵ a

[a b] tale che f(c) = λ.

Dimostrazione:

per il teorema di Weierstrass ∃ x m

punto di minimo e x M

punto di massimo tale che f(x m

) = m ≤ f(x) ≤ f(x M

) = M

∀ x ϵ [a,b].

Si suppone che x m

< x M

e si considera la funzione g: [x m

, x M

] --> R con x--> f(x) - λ, g è continua perché f è continua,

g(x m

) = f(x m

) - λ = m - λ < 0

g(x M

) = f(x M

) - λ = M - λ > 0

quindi applicando il teorema degli zeri a g si ha che ∃ un c ϵ [x m

, x M

] sottoinsieme di [a, b] tale che g(c) = 0,

quindi g(c) = f(c) - λ = 0 --> f(c) = λ.

29. Scrivere la definizione di asintoti orizzontali, verticali e obliqui. Caratterizzare gli asintoti obliiqui.

Asintoto verticale:

Sia f definita in un intorno di x 0

escluso x

0

e tale che lim

𝑥→𝑥 0

𝑓(𝑥) = ±∞ in questo caso si dice che la retta

verticale x = x 0

è asintoto verticale per x-->x 0

Asintoto orizzontale

Sia f definita in un intorno di +∞ (o di - ∞ ), se lim

𝑥→±∞

𝑓(𝑥) = 𝑐 ϵ R, si dice che la retta y = c è asintoto

orizzontale per + ∞ (o - ∞).

Asintoto obliquo

Sia f definita in un intorno di + ∞ (o - ∞), tale che lim

𝑥→±∞

𝑓(𝑥) = ±∞, si dice che la retta y = mx + q (m ≠ 0,

q ϵ R) è asintoto obliquo per x --> + ∞ (o x --> - ∞). lim

𝑥→+∞

[𝑓

] = 0.

Per trovare i valori di m si calcola lim

𝑥→+∞

𝑓

( 𝑥

)

𝑥

per trovare il valore di q si calcola lim

𝑥→+∞

Una funzione f(x) ammette asintoto obliquo per x --> +∞ se e solo se valgono le seguenti due condizioni:

  1. Esiste finito lim

𝑥→+∞

𝑓(𝑥)

𝑥

  1. Esiste finito lim

𝑥→+∞

[𝑓(𝑥) − 𝑚𝑥] = 𝑞

30. Enunciare il teorema sulla continuità della funzione inversa.

Sia f: I --> R, con I intervallo, una funzione continua in I. Allora f è invertibile in I se e solo se è strettamente

monotona. In tal caso la sua inversa f

  • 1

è strettamente monotona e continua.

31. Enunciare il teorema sui limiti destro e sinistro delle funzioni monotone.

Sia f: (a b) --> R una funzione monotona. Allora per ogni c ϵ (a b) esistono i limiti destro e sinistro, per x --> c; ai

due estremi a, b esistono i limiti destro (in a) e sinistro (in b), eventualmente infiniti.

32. Scrivere la definizione di funzione derivabile in un punto. Spiegare il significato geometrico della

derivata.

Considerando f: (a b) --> R con x 0

ϵ (a, b), f si dice derivabile in x

0

se ∃ finito: lim

𝑥→𝑥 0

𝑓

( 𝑥

) −𝑓

( 𝑥 0

)

𝑥−𝑥

0

0

), tale

limite si chiama derivata di f in x 0

. Compiendo un cambio di variabile h = x – x

0

, x = x

0

  • h con x --> x

0

=> h --> 0

si ottiene 𝑓

0

= lim

𝑥→𝑥

0

𝑓

( 𝑥 0

+ℎ

) −𝑓

( 𝑥 0

)

𝑓(𝑥

0

+ℎ)−𝑓(𝑥

0

)

rappresenta il rapporto incrementale, ovvero il coefficiente angolare, della retta secante la

funzione nel punto (x 0

; f (x

0

)) e (x

0

  • h; f(x

0

  • h)). La retta secante avrà quindi equazione 𝑦 = 𝑓

0

𝑓(𝑥

0

+ℎ)−𝑓(𝑥

0

)

0

0

rappresenta invece il coefficiente angolare della retta tangente al grafico

nel punto (x 0

; f (x

0

)) se esiste. La retta tangente avrà equazione 𝑦 = 𝑓(𝑥

0

0

0

33. Scrivere la definizione di funzione continua e di funzione derivabile in un punto. Enunciare e

dimostrare la relazione fra continuità e derivabilità.

Funzione continua in un punto:

Sia f una funzione definita in un intorno di c, f si dice continua in c se lim

𝑥→𝑐

Funzione derivabile in un punto:

Considerando f: (a b) --> R con x 0

ϵ (a, b), f si dice derivabile in x 0

se ∃ finito: lim

𝑥→𝑥

0

𝑓(𝑥)−𝑓(𝑥

0

)

𝑥−𝑥

0

0

), tale

limite si chiama derivata di f in x 0

Continuità e derivabilità:

Sia f: (a b) --> R derivabile in x 0

(x 0

ϵ (a b)), allora f è continua in x 0

Dimostrazione:

f è continua se e solo se lim

𝑥→𝑥 0

0

) <=> lim

𝑥→𝑥 0

0

  1. Si divide e si moltiplica la funzione per (x - x

0

) --> lim

𝑥→𝑥 0

𝑓

( 𝑥

) −𝑓

( 𝑥 0

)

𝑥−𝑥 0

0

= f’(x

0

  1. Si sa che f(x) = f(x

0

) + f'(x

0

)(x - x

0

) + o(x - x

0

36. Enunciare e dimostrare il teorema di derivazione della funzione composta (regola della catena).

Siano f, g funzioni tali che g o f è definita in un intorno di x 0

. Sia f derivabile in x 0

, e g derivabile in f(x 0

). Allora

g o f è derivabile in x 0

e si ha :

0

0

0

Dimostrazione:

definiamo ℎ

𝑔

( 𝑦

) −𝑔(𝑓

( 𝑥 0

) )

𝑦−𝑓(𝑥

0

)

0

0

0

poiché g è derivabile in f(x 0

) si ha che h è continua in f(x

0

0

0

0

0

0

quindi lim

𝑥→𝑥

0

𝑔(𝑓(𝑥))−𝑔(𝑓(𝑥

0

))

𝑥−𝑥

0

= lim

𝑥→𝑥

0

𝑓(𝑥)−𝑓(𝑥

0

)

𝑥−𝑥

0

0

0

0

0

37. Enunciare e dimostrare il teorema di derivazione della funzione inversa.

Sia f: (a b) --> R derivabile e invertibile e sia g = f

  • 1

, definita in f((a b)).

Se f è derivabile in x 0

e f'(x

0

) ≠ 0, allora g è derivabile in y

0

= f(x

0

) e 𝑔

0

1

𝑓′

( 𝑥 0

)

1

𝑓′(𝑓

− 1

( 𝑦 0

) )

essendo y

0

f(x 0

) e x 0

= g(y 0

) = f

  • 1

(y 0

Dimostrazione:

Si consideri la funzione f: (a b) --> R

f è derivabile => f è continua e invertibile => f è strettamente monotona => g

  • 1

è strettamente monotona e

continua.

x 0

--> y

0

= f(x

0

) quindi x

0

= f

  • 1

(y

0

) = g(y

0

) f’(x

0

Si calcola la derivata della funzione inversa applicando la definizione di derivata usando il limite:

lim

𝑦→𝑦

0

𝑓

( 𝑦

) −𝑓

( 𝑦 0

)

𝑦−𝑦

0

x = g(y)

se x = g(y) allora x = f

  • 1

(y) --> f(x) = y

se y--> y 0

allora x = g(y) --> g(y

0

) poiché g è continua g(y

0

) = f

  • 1

(y

0

) = x

0

Sostituendo:

lim

𝑥→𝑥

0

𝑥−𝑥

0

𝑓

( 𝑥

) −𝑓

( 𝑥 0

)

= lim

𝑥→𝑥

0

1

𝑓(𝑥)−𝑓(𝑥

0

)

𝑥−𝑥 0

1

𝑓′(𝑥 0

)

38. Scrivere la definizione di punto di massimo e minimo relativo e la definizione di punto critico.

Enunciare e dimostrare il teorema di Fermat.

Considerando la funzione f: [a b]-->R, x 0

si dice punto di minimo (rispettivamente massimo) locale (o relativo)

se ∃ un intorno di x 0

, cioè se ∃ σ > 0 I = (x o

  • σ, x 0
  • σ) tale che f(x) ≥ f(x 0

) (rispettivamente ≤) ∀ x ϵ I = (x o

  • σ,

x 0

  • σ). I punti di massimo/minimo locali si chiamano punti di estremo

Si dice punto critico o stazionario per f se f'(x 0

Teorema di Fermat:

Sia f: [a b] --> R, x 0

ϵ (a b). Se x 0

è punto di estremo e f è derivabile in x 0

, allora f'(x 0

) = 0 e quindi è un punto

critico.

Dimostrazione:

prendendo come esempio x 0

punto di massimo relativo (locale):

f(x) ≤ f(x 0

) ∀ x ϵ I

lim

𝑥→𝑥

0

𝑓(𝑥)−𝑓(𝑥

0

)

𝑥−𝑥 0

0

) ≤ 0 si sa che tendendo x --> x

0+

allora il denominatore è positivo mentre

essendo x 0

punto di massimo relativo il numeratore è ≤ 0 perché f(x

0

) ≤ f(x)

quindi per il teorema della permanenza del segno 𝑓

0

lim

𝑥→𝑥

0

𝑓(𝑥)−𝑓(𝑥

0

)

𝑥−𝑥

0

0

≤ 0 si sa che tendendo x--> x 0 -

allora il denominatore è negativo

mentre essendo x 0

punto di massimo relativo il numeratore è ≤ 0 perché f(x

0

) ≤ f(x)

quindi per il teorema della permanenza del segno 𝑓

0

se f è derivabile in x 0

allora 𝑓

0

0

0

39. Enunciare e dimostrare uno a scelta fra il Teorema di Rolle e il Teorema di Lagrange (o del Valor

Medio).

Sia f: [a b] --> R continua e derivabile in (a b). Allora ∃ c ϵ (a b) tale che 𝑓

𝑓(𝑏)−𝑓(𝑎)

𝑏−𝑎

Dimostrazione:

Prendendo in considerazione la funzione ℎ(𝑥) = 𝑓(𝑥) − ( 𝑓(𝑎) +

𝑓

( 𝑏

) −𝑓

( 𝑎

)

𝑏−𝑎

essendo ( 𝑓

𝑓(𝑏)−𝑓(𝑎)

𝑏−𝑎

) la retta che unisce i due punti della funzione, le cui ascisse sono a e b.

h: [a, b] --> R è continua in [a b] e derivabile in (a b)

h(a) = 0 h(b) = 0

per il teorema di Rolle, essendo uguali le ordinate di due punti di estremo dell'intervallo, ∃ c ϵ (a b) tale che

h'(c) = 0

essendo ℎ′

𝑓(𝑏)−𝑓(𝑎)

𝑏−𝑎

h'(c) = 0 => 𝑓

𝑓

( 𝑏

) −𝑓

( 𝑎

)

𝑏−𝑎

40. Caratterizzare le funzioni costanti su un intervallo I.

f: (a b) --> R, derivabile

f è costante <=> f’(x) = 0 ∀ x ϵ (a b)

f si dice convessa in [ab] se ∀ x₁,x₂ in [ab] si ha:

f(x) ≤f(x₁) +

𝑓(𝑥₂)−𝑓(𝑥₁)

𝑥₂−𝑥₁

( x-x₁)

si dice strettamente convessa se vale ” < ”

f(x₁) +

𝑓(𝑥₂)−𝑓(𝑥₁)

𝑥₂−𝑥₁

( x-x₁)→ 𝑅𝐸𝑇𝑇𝐴 𝑃𝐴𝑆𝑆𝐴𝑁𝑇𝐸 𝑃𝐸𝑅 𝑋₁𝐸 𝑋₂

FLESSI

Sia [ab] → IR,x˳ ∈ [ab], f derivabile in x˳ oppure f’̟(x˳) = f’̠(x˳)=±∞

Se Ǝ un intorno destro di x˳, del tipo(x˳,x˳+δ) in cui f e` convessa( risp. Concava) e un intorno sinistro di x˳, del

tipo (x˳-δ,x˳) in cui f e` concava (risp.convessa) allora x˳ si dice p.to di FLESSO per f.

Sia x˳ p.to di flesso allora x˳ e` p.to di estremo per f’ quindi se e1 derivabile due volte in x˳ si f’’(x˳)=0.

TEST di CONVESSITA`

Sia f:(ab)→ 𝑅

x Se f(x) è derivabile in (ab) allora f è convessa(concava) in (ab) ↔ f’ è crescente (decrescente) in (ab)

x Se f(x) è derivabile due volte in (ab) allora f è convessa(concava) in (ab) ↔f’’(x) ≥ 0 (≤ 0 ) ∀ x ∈ (ab)

Strettamente togliendo gli uguali.

43. Enunciare il Teorema di De l’Hopital

Siano f,g definite e derivabili in un intorno di x˳ escluso al piu` x˳, x˳ ∈ a IR U{±∞} con g(x)≠0 e

g’(x) ≠0.

Se:

  1. lim

𝑥→𝑥

˳ 𝑓

( 𝑥

) = 0 = lim

𝑥→𝑥˳

𝑔(𝑥)

Oppure lim

𝑥→𝑥

˳ 𝑓(𝑥) = ±∞ = lim

𝑥→𝑥˳

𝑔(𝑥)

  1. Esiste (eventualmente anche ±∞)

lim

𝑥→𝑥˳

𝑓′(𝑥)

𝑔′(𝑥)

= 𝐿 ∈ 𝐼𝑅𝑈{±∞}

Allora esiste anche

lim

𝑥→𝑥˳

𝑓(𝑥)

𝑔(𝑥)

= 1

Si applica con le forma indeterminate:

0

0

e

Si applica anche se il limite e` solo limite destro o lim sinistro.

E` importante che lim

𝑥→𝑥˳

𝑓′(𝑥)

𝑔′(𝑥)

= ∃ altrimenti non si puo` concludere nulla.

44. Enunciare la formula di Taylor di ordine n con resto (a scelta) nella forma di Peano

o di Lagrange.

Sia f:[ab]→IR ,x˳ ∈ (ab),f derivabile n-volte in x˳, si chiama polinomio di Taylor di grado n, centrato in x˳, il

polinomio:

T̪ ₓₒ(x) = 𝑓(𝑥ₒ) + 𝑓

(𝑥ₒ)(𝑥 − 𝑥ₒ) +

𝑓"(𝑥ₒ)

2!

(𝑥 − 𝑥ₒ)

2

𝑓ʿᴺʾ

( 𝑥˳

)

𝑛!

(𝑥 − 𝑥˳)ᴺ

T̪ ₓₒ(x) = ∑

𝑓ʿᴷʾ

( 𝑥ₒ

)

𝑘!

𝑛

𝑘= 0

(𝑥 − 𝑥ₒ)ᴷ

FORMULA DI TAYLOR CON IL RESTO DI PEANO

T̪ ₓₒ

( x

) = 𝑓

( 𝑥ₒ

)

  • 𝑓

( 𝑥ₒ

)( 𝑥 − 𝑥ₒ

)

𝑓"(𝑥ₒ)

2!

( 𝑥 − 𝑥ₒ

)

2

𝑓ʿᴺʾ(𝑥˳)

𝑛!

(𝑥 − 𝑥˳)ᴺ + o((x-xₒ)ᴺ)

T̪ ₓₒ

( x

) = ∑

𝑓ʿᴷʾ(𝑥ₒ)

𝑘!

𝑛

𝑘= 0

(𝑥 − 𝑥ₒ)ᴷ+o((x-xₒ)ᴺ)

RESTO DI PEANO :

R̪.ₓₒ(x)= o((x-xₒ)ᴺ) x→xₒ

45. Scrivere la definizione di serie convergente, divergente, irregolare (o

indeterminata). Presentare un esempio per tipo.

SERIE CONVERGENTE

Data la successione {an} chiamiamo successione delle somme parziali n-esime o ridotta n-esima la

successione:

Sn=aₒ+a₁+…..+an

Diremo che la serie numerica

∑ 𝑎𝑛

𝑛

e`:

  • CONVERGENTE a S ∈ 𝐼𝑅 se:

lim

𝑥→∞

𝑆𝑛 = 𝑆 ∈ 𝐼𝑅

Es:

1

2

𝑛

𝑛= 0

  • DIVERGENTE a±∞ se:

lim

𝑥→∞

𝑆𝑛 = ±∞

Es:

∑ 1

𝑛= 0

  • IRREGOLARE se:

lim

𝑥→∞

𝑆𝑛 = ∄