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Riassunto libro Teoria sociologica di Ritzer
Tipologia: Dispense
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La società è il prodotto degli individui, delle interazioni tra essi e essi stessi contribuiscono a plasmarla. Non tutti gli individui influiscono su di essa in modo eguale. La società di basa sull'accordo e il consenso dei suoi individui. È a sua volta un insieme di gruppi sociali. La società è tenuta insieme da istituzioni, enti che pre-esistono gli individui e continueranno ad esistere anche dopo di essi. Già presente nelle società antiche, la sociologia moderna nasce a cavallo tra '700/'800, nel contesto dell'illuminismo e del razionalismo. Socio, società logia, comprensione comprensione della società. Una teoria sociologica è un insieme di idee interconnesse tra loro, che permette la sistematizzandone della conoscenza sul mondo sociale, la spiegazione di tale mondo e la predizione del suo futuro. La teoria sociologica classica ha inizio con i lavori di Comte, che coniò il termine sociologia. I capitoli due e tre trattano le principali teorie della sociologia classica. Nei capitoli 4 e 5 si passa alle teorie contemporanee, in particolare si occupano delle grand theories, ovvero l'ambizioso tentativo di render conto di un lungo periodo della storia sociale. Nel capitolo 4 vengono trattati lo strutturalfunzionalismo, la teoria del conflitto, la teoria dei sistemi. Il capitolo 5 tratta la teoria neo-marxiana, il processo di civilizzazione, la colonizzazione del mondo vitale, gli autotreni della modernità. Il capitolo 6 si focalizza sulle teorie contemporanee della quotidianità: l'interazionismo simbolico, la drammaturgia, l'etnometodologia, la teoria dello scambio, la teoria della scelta razionale. Nel capitolo 7 vengono trattati i tentativi di integrazione tra le prospettive di larga scale e la dimensione micro, la teoria dello scambio, la teoria della strutturazione. Nel capitolo 8 viene trattata la teoria femminista: teoria delle differenze di genere, delle diseguaglianze di genere, dell'oppressione di genere e strutturale. Il capitolo 9 tratta gli sviluppi teorici del tardo XX secolo, la società postindustriale, l'ascesa della società dei consumi e i nuovi mezzi del consumismo, la dromologia. Il capitolo 10 tratta la teoria della globalizzazione. La nascita della teoria multiculturale è stata anticipata dall'emergere della teoria sociologica femminista. Negli anni seguenti altre minoranze hanno ripreso le stesse posizioni delle femministe. Un esempio è la teoria queer contraddistinta dal rifiuto di qualsiasi identità singola. Essa afferma che qualsiasi identità sia multipla, composita, instabile, la nostra identità è definita da un insieme di componenti, come orientamento sessuale, razza, classe, nazionalità, genere ed età che vengono continuamente combinati.
I primi giganti della teoria sociale sono noti per la creazione di grand theories, ovvero l'ambizioso tentativo di sussumere lunghi periodi della storia sociale in un unico quadro teorico e offrire idee su come risolvere problemi per dare vita a una società migliore. Emile Durkheim sviluppa la sua teoria prendendo le mosse dal lavoro di Comte (determinista). La grand theory durkheimiana riflette l'interesse dell'autore per la trasformazione storica da società meccaniche più primitive a società organiche più moderne. Ciò che differenzia questi due tipi di società è la fonte della loro solidarietà. Dove predomina la società meccanica la società è tenuta insieme dal fatto che tutti i suoi membri svolgono essenzialmente gli stessi compiti, il collante sociale è rappresentato da una divisione del lavoro minima. Nel caso della più moderna società organica all'interno della società è intervenuta una sostanziale divisione del lavoro. In questo caso la solidarietà viene dal fatto che gli individui hanno bisogno del contributo di altri individui per riuscire a sopravvivere. Ciò che favorisce la trasformazione della solidarietà è la densità dinamica, ovvero il numero dei componenti di una società e un aumento nelle interazioni. Una società composta da più persone porta a una maggiore competizione per il godimento di scarse risorse ma un'accresciuta divisione dal lavoro darà luogo a minori conflitti e maggiore armonia. Un altro aspetto importante sulla transazione della solidarietà meccanica in organica è che questa risulta accompagnato da un mutamento della coscienza collettiva, ovvero nelle idee condivise dal gruppo. Tali idee, valori nessuno li possiede in se stesso, solo la comunità nel suo insieme è in grado di conoscerli e definirli nella loro totalità. In società piccole la coscienza collettiva esercita un effetto significativo su tutti i membri del gruppo. Nelle più ampie società, meno individui sono influenzati dalla coscienza collettiva. Capire che sono avvenuti questi cambiamenti è possibile osservando la trasformazione del sistema normativo. La società meccanica è caratterizzata da leggi repressive, ogni azione che minaccia una
comunità strettamente integrata è anche un'offesa a una potente coscienza collettiva. L'indicatore dell'esistenza di una società organica, è la presenza di leggi restitutive, ovvero i colpevoli rimborsano le vittime. Il concetto di fatto sociale è stato sviluppato per rispondere all'esigenza di separare la sociologia dalla psicologia o la filosofia. I filosofi hanno a che fare con astrazioni, mentre secondo Durkheim i sociologi dovrebbero individuare fatti sociali suscettibili di essere investigati empiricamente. I fatti sociali sono esterni agli individui e esercitano un'azione coercitiva su di loro. Gli psicologi sono maggiormente interessati ai fatti interni agli individui e non necessariamente coercitivi. E' possibile distinguere due tipi di fatti sociali: i primi sono fatti sociali materiali ( ad esempio la struttura di un'aula) una realtà materiale, esterna ed esercita un potere coercitivo. Ci sono poi dei fatti sociali non materiali ma ancora esterni e coercitivi come ad esempio le norme e i valori. Essi sono interiorizzati dall'individuo durante il processo di socializzazione ma nessun individuo li possiede tutti, l'intero insieme è posseduto dalla collettività. L'anomia è il sentimento che prova l'individuo che non sa cosa ci si aspetti da lui. Questa condizione è rintracciabile nel declino della coscienza collettiva nella società organica. Nella società meccanica è ben evidente cosa credere e come comportarsi. Durkheim ottiene che è più probabile che una persona commetta il suicidio se non sa cosa gli altri si aspettano da lei, appunto un suicidio anomico. Il fattore principale è rappresentato dagli sconvolgimenti sociali sia positivi che negativi, sia un boom economico che una depressione economica possono causare un aumento nel tasso di suicidio anomico poichè entrambe le situazione causano una diminuita abilità della collettività di esercitare un controllo sugli individui e senza controllo è più probabile che questi si sentano sradicati e non sappiano come comportarsi in un ambiente che il cambiamento ha reso estraneo. Il suicidio anomico è solo uno dei quattro tipi di suicidio individuati da Durkheim. Gli altri sono il suicidio egoistico, quando gli individui non sono ben integrati nella comunità, il suicidio altruistico, individui fin troppo integrati nella comunità e il gruppo li porta a commettere un suicidio, e infine il suicidio fatalistico il quale avviene in situazioni di eccessiva regolamentazione.
Il punto di partenza della teoria marxiana è il potenziale che ha un individuo. Nelle società capitalistiche e pre- capitalistiche l'individuo non si avvicina minimamente alla realizzazione del proprio potenziale umano. La natura del sistema capitalistico basata sullo sfruttamento rende impossibile realizzare il proprio potenziale. Per Marx gli individui sono dotati di coscienza e della capacità di collegare la propria coscienza all'azione, infatti essi non si limitano a pensare ma devono agire. Nelle società del passato gli individui si son appropriati di beni in modo primitivo ed inefficiente che non sono stati in grado di sviluppare le proprie capacità. Sotto il capitalismo invece le persone non si sono occupate di esprimere le proprie potenzialità creative nell'atto dell'appropriazione delle risorse naturali. Piuttosto si sono concentrate sul possesso di bene e sul guadagno. Per Marx in una società comunista gli esseri umani sarebbero in grado di esprimersi nel pieno delle proprie capacità liberate dal mero desiderio di possedere. Il lavoro è quel processo in cui le persone esprimono in attività produttive le proprie capacità creative. Nel capitalismo tuttavia il lavoro non permette loro di esprimere il proprio potenziale umano e gli individui si trovano a essere alienati dallo stesso. Nel momento in cui gli individui raggiungono il proprio potenziale umano si assiste a una naturale interconnessione tra le persone e le loro attività produttive. L'alienazione è la rottura di queste naturali interconnessioni. Anziché essere naturalmente legati a tutte queste cose, le persone diventano separate da esse. Sotto il capitalismo anzichè scegliere le proprie attività produttive, gli individui subiscono le scelte dei padroni che decidono al posto dei lavoratori cosa essi debbano produrre. I lavoratori sono separati dal lavoro svolto e incapaci di esprimersi in esso. Inoltre quando i prodotti sono completi questi non appartengono al lavoratore, una volta ultimato ne vengono separati. Lavorando su una catena di montaggio è facile che i lavoratori perdono il senso del loro contributo alla creazione del prodotto finale. In aggiunta è molto probabile che i lavoratori siano separati dai loro colleghi eseguendo i loro compiti in solitudine. Infine gli individui vengono sempre più allontanati da ciò che potrebbero diventare.
calvinismo, hanno posto un freno al capitalismo. E' proprio l'etica protestante, che spinge ad ottenere il successo negli affari, segno della salvezza, ad aver favorito la nascita e lo sviluppo del sistema capitalistico. La ricerca del profitto viene cosi svincolata dalla smania per il successo, dall'avidità e diventa piuttosto uno stile di vita moralmente lecito. Lo spirito del capitalismo si compone di diversi elementi tra cui la ricerca razionale e sistematica del profitto. L'etica protestante ha contribuito all'ascesa dello spirito del capitalismo. Altre religioni con i propri precetti non danno alcun impulso allo sviluppo del capitalismo. La Cina aveva i prerequisiti necessari allo sviluppo del sistema capitalistico, mai Confuciani svalutano qualsiasi tipo di lavoro manuale ed erano disinteressati all'economia. Essi non erano inclini al cambiamento e il loro obbiettivo era il mantenimento dello status quo. Allo stesso mondo gli induisti non ritengono l'attività mondana importante in quanto questa vita è solo una dimora temporanea dell'anima. Verstehen significa comprendere. Dal punto di vista della teoria dell'azione indica il tentativo di comprendere i processi mentali dell'attore che agisce, le motivazioni, i significati che attribuisce all'azione, nonchè i fattori che conducono all'azione. Per Weber il Verstehen rappresenta un metodo per studiare i pensieri e le azioni. Egli lo utilizzava per mettersi al posto dei singoli calvinisti e comprendere il contesto culturale in cui vivevano e che li portava a comportarsi secondo schemi capitalistici. Il tema della razionalizzazione attraversa molti altri aspetti dell'opera weberiana tra cui quello delle strutture di autorità. Con il termine autorità intendiamo chi esercita legittimamente il dominio. L'autorità si può fondare sulla tradizione, sul carisma oppure può essere di tipo legale-razionale. L'autorità tradizionale è giustificata dal tempo. Le strutture dell'autorità tradizionale non sono razionali e impediscono il processo di razionalizzazione. L'autorità carismatica si basa sul carisma del leader, ovvero la credenza dei suoi seguaci nelle sue doti eccezionali. Dopo aver preso il potere l'autorità carismatica avanza la routinizzazione del carisma, per gestire adeguatamente i compiti di ordinaria amministrazione. Se non si procedesse in questa direzione, alla morte del leader, i suoi seguaci perderebbero il potere. Se la routinizzazione ha successo, finisce col distruggere il carisma stesso e la struttura si trasforma in quella tradizionale o legale-razionale. La legittimazione dei leader nell'autorità legale-razionale deriva dal fatto che esistono una serie di norme codificate e regolamenti, e i leader mantengono le loro posizioni proprio in virtù di esse. La struttura associata all'autorità legale-razionale è la moderna burocrazia. La burocrazia esercita un grande controllo su tutti coloro che lavorano al suo interno ma è anche una sorta di gabbia d'acciaio, una prigione dal quale è impossibile fuggire. Riferendosi a tipo ideale, Weber non faceva riferimento a qualcosa di ideale o migliore. L'idealtipo è ideale nella misura in cui si presenta come l'esagerazione delle razionalità di un dato fenomeno. Essi diventano concetti utilizzati per analizzare il mondo sociale in tutte le sue variazioni storiche e contemporanee. E' un metro di misura per mettere a confronto diversi fenomeni sociali nel tempo e attraverso le culture. Uno degli idealtipi più famosi descritti da Weber è rappresentato dalla burocrazia. La burocrazia idealtipi a ha le seguenti caratteristiche:
La riflessione di Simmel ruota attorno a quella che egli definisce la "tragedia della cultura". Sebbene questo sia l'argomento della sua grand theory, egli è spesso ricordato per la sua teoria sulla vita quotidiana. Le forme di associazione o interazione servono a costruire legami tra gli individui. Gli individui riducono il loro mondo sociale a un numero limitato di forme di interazione e di tipi di attori così da poter essere in grado di comprenderle meglio e affrontarle nel modo più adeguato. Secondo Simmel
abbiamo a disposizione un insieme di tipi di riferimento e la nostra decisione iniziale sarà di assegnare questo individuo a uno di questi tipi. In un mondo in cui continuiamo a incontrare innumerevoli individui, non possiamo fare a meno di utilizzare questi tipi come prime approssimazioni per decidere se iniziare o evitare un'interazione. Gli individui sviluppano automaticamente forme e tipi per poter venire a capo delle proprie interazioni quotidiane. Gli individui si impegnano nell'azione seguendo un processo consapevole. Ciascun partecipante nelle loro interazioni è portatore di diverse motivazioni, obbiettivi e interessi. Essi acquisiscono stimoli esterni, li valutano, tentano diversi corsi d'azione e quindi decidono cosa fare. Non vengono resi schiavi dagli stimoli esterni ma la mente ha la capacità di reificare questi fenomeni. In questo modo gli esseri umani finiscono con il creare i vincoli che li limitano: attraverso i processi mentali possono liberarsi o imprigionarsi. La segretezza viene definita da Simmel come la condizione in cui un individuo ha intenzione di nascondere qualcosa mentre un altro aspira a rivelare quanto viene nascosto. Gli individui devono venire a conoscenza di alcune cose rispetto agli altri per poter interagire. Possiamo arrivare a conoscere molte cose rispetto agli altri ma non li conosceremo mai completamente. Il fatto è che se anche gli individui volessero rivelare tutto su se stessi non potrebbero comunque farlo, perchè tutta quella quantità di informazioni farebbe ammattire chiunque. Quindi ogni persona deve selezionare le informazioni che offre agli altri, che sono solo frammenti delle nostre vite. La menzogna è una forma di interazione in cui un individuo intenzionalmente nasconde agli altri la verità. Possiamo accettare meglio e venire a patti con le bugie di coloro che sono distanti da noi. La segretezza è una parte integrante di tutte le relazioni sociale, sebbene una relazione possa essere distrutta nel momento in cui un segreto viene rivelato. La completa trasparenza reciproca renderebbe la relazione un dato di fatto ed eliminerebbe ogni possibilità di imprevisto, e ci si renderebbe meno interessanti. Sociologicamente si riscontra una differenza cruciale tra i gruppi formati da due o da tre persone. La diede non ha alcun significato se non quello attribuitole dai due partecipanti. Aggiungere una terza persona rende invece possibile l'emergere di una struttura di gruppo indipendente. Può emergere un sistema di autorità o stratificazione, che non potrebbe esistere in una diade. La trasformazione da una diade a una triade è essenziale per lo sviluppo di strutture sociali. La libertà dell'individuo aumenta al crescere dell'ampiezza del gruppo: è più facile infatti che un piccolo gruppo eserciti un controllo maggiore sull'individuo. Lo straniero è definito attraverso il concetto di distanza. Se si avvicinasse troppo non sarebbe uno straniero ma un membro del gruppo, ma se fosse troppo lontano cesserebbe di avere qualsivoglia contatto col gruppo stesso. Lo straniero può essere più oggettivo nella sua interazione coi membri del gruppo in quanto la sua mancanza di coinvolgimento emotivo gli consente di poter esprimere un giudizio spassionato sulle relazione con i singoli individui. Paradossalmente i membri del gruppo possono sentirsi più a proprio agio nel fargli le loro confidenze di quanto non sarebbero con gli altri partecipanti alla stessa cerchia sociale, perchè hanno l'impressione che queste non verranno rivelate. Possiamo considerare l'essere straniero come forma sociale di interazione, in quanto perfino la relazione più intima deve mantenere un certo grado di estraneità per poter continuare ad essere interessante. Il valore delle cose è in funzione della loro distanza da noi. Le cose troppo distanti da noi, o troppo difficili da ottenere, non hanno un grande valore. Ciò che riteniamo veramente prezioso è quello che sappiamo di poter ottenere, ma a prezzo di uno sforzo considerevole. La tragedia della cultura si basa sulla distinzione tra cultura soggettiva e oggettiva. Quest'ultima comprende tutto quanto viene prodotto da una società, quella soggettiva si riferisce alle capacità di un individuo di produrre, assorbire e controllare gli elementi della cultura oggettiva. La tragedia della cultura deriva dal fatto che nel tempo la cultura oggettiva cresce esponenzialmente mentre quella soggettiva e l'abilità del singolo di produrre cultura oggettiva crescono solo marginalmente. Le nostre scarne risorse individuali non riescono a tenere il passo con i nostri stessi prodotti culturali: siamo dannati a capire sempre meno il mondo che abbiamo creato e siamo destinati a essere sempre più controllati da esso. Un fattore determinante della tragedia della cultura è la crescita della divisione del lavoro. Un'accresciuta specializzazione porta a una maggiore abilità di produrre componenti del mondo oggettivo sempre più
Concetto chiave: definizione di situazione Thomas Se una persona definisce reale una situazione, essa diventa reale nelle sue conseguenze. Ciò che conta è il modo in cui le persone definiscono mentalmente le situazioni, piuttosto che la realtà vera e propria. È la personale definizione della realtà a condurre le persone ad agire in un determinato modo. Il sé è l'abilità di considerare se stessi come oggetti. Mente e sé non potrebbero esistere l'uno indipendente dall'altro. Senza mente non potremmo pretenderci come oggetti, e senza sé non possiamo avere una mente. Fondamento del se è la riflessività ovvero la capacità di metterci al posto degli altri. Il sé emerge nell'infanzia in due fasi
Lo struttural-funzionalismo si concentra sulle strutture della società e sul loro significato funzionale, ovvero sulle conseguenze positive e negative, per altre strutture. Suo interesse primario è lo studio delle strutture sociali di larga scala e dalle istituzioni della società , delle loro interazioni e dei vincoli che queste impongono agli attori sociali. La teoria funzionale di Davis e Moore implica che la stratificazione sociale sia universale e necessaria. Non esiste alcuna società non stratificata o totalmente priva di classi. Il cuore della loro teoria riguarda il modo in cui la società motiva e colloca gli individui in posizioni adeguate all'interno del sistema di stratificazione. Le posizioni di maggior valore nel sistema sono quelle che vengono ritenute meno piacevoli da occupare ma sono anche le più importanti per la sopravvivenza della società e che richiedono maggiore abilità e talenti. La società deve da una parte assegnare a queste posizioni le maggiori ricompense così che un numero adeguato di individui venga indirizzato ad occuparle. Le posizioni che si trovano più in basso nella scala di importanza sociale sono quelle più piacevoli da occupare e meno importanti e che richiedono meno abilità e talento. Davis e Moore non ritenevano che una società sviluppasse consapevolmente un sistema di stratificazione piuttosto che fosse un meccanismo che evolve in maniera non pianificata, ma necessario per una società per sopravvivere. Una prima osservazione a questa teoria è che non faccia altro che giustificare i privilegi di coloro che si trovano già in una posizione di potere. Lo struttural-funzionalismo di Parsons consiste di quattro imperativi funzionali comuni a tutti i sistemi di azione AGIL. Se vogliono sopravvivere, tutti i sistemi devono impegnarsi in quattro insiemi di attività mirate a soddisfare i bisogni del sistema stesso. Esse sono: l'adattamento (A), il perseguimento dei fini (G), l'integrazione (I) e la latenza (L). In termini di adattamento un sistema deve conformarsi all'ambiente che lo circonda e adattare l'ambiente ai propri bisogni. Un sistema non può rimanere a lungo in conflitto con l'ambiente perchè rischierebbe di collassare. Il perseguimento dei fini riguarda il bisogno di un sistema sociale di definire e raggiungere i suoi scopi primari. L'obbiettivo non è solo quello di sopravvivere ma anche di crescere ed espandersi. Attraverso l'integrazione un sistema cerca di regolare le parti che lo compongono. La latenza si riferisce alla necessità che ha il sistema di dare, a mantenere
e rinnovare la motivazione degli individui. Al fine di mantenere il sistema e far si che gli individui siano sempre invogliati a raggiungere l'apice di questo sistema è necessario creare norme e valori che lo supportino. Essi devono continuamente essere cambiati per riflettere le nuove realtà sociali. Parsons ha pensato questo modello affinchè potesse essere utilizzato a tutti i livelli del suo sistema teorico, ivi inclusi i quattro sistemi di azione: l'organismo comportamentale, il sistema di personalità, il sistema sociale e il sistema culturale. L'organismo comportamentale ha la funzione di adattamento, coordinarsi con il mondo esterno e trasformarlo; il sistema di personalità svolge la funzione di perseguimento dei fini definendo gli obbiettivi e mobilitando le risorse necessarie. Il sistema sociale riguarda la funzione di integrazione ed infine il sistema culturale svolge la funzione di latenza dotando gli attori di norme e valori che motivano all'azione. L'organismo comportamentale rappresenta una fonte di energia per gli altri sistemi. La sua organizzazione è soggetta ai processi di condizionamento e di apprendimento che avvengono durante la vita dell'individuo. Il sistema di personalità è controllato non solo dal sistema culturale ma anche quello sociale. La personalità è un sistema organizzato di orientamenti e motivazioni all'azione di un attore individuale. La componente base è la disposizione ai bisogni, differente dagli impulsi che sono tendenze innate. Le disposizioni invece sono socialmente acquisite. Le disposizioni stimolano gli attori ad accettare o a rifiutare gli oggetti presenti nell'ambiente o a cercare nuovi oggetti se quelli disponibili non riescono a soddisfare adeguatamente i bisogni. Ve ne sono di tre tipi:
La teoria del conflitto può essere considerata una reazione allo struttural-funzionalismo, e trova le sue radici nel pensiero marxiano. Al pari dei funzionalisti, i teorici del conflitto sono orientati allo studio delle strutture e delle istituzioni sociali. La teoria del conflitto non è altro che una serie di affermazioni che si collocano spesso in direzione opposta rispetto alle posizioni funzionaliste, ben esemplificata dall'opera di Dahrendorf. Ogni società è soggetta a processi di cambiamento, vi sono molti elementi che contribuiscono alla disintegrazione della società, contraddistinta dal dissenso e dal conflitto. Qualsiasi tipo di ordine deriva dalla coercizione. Secondo Dahrendorf la società ha due facce, il conflitto e il consenso, e quindi la teoria sociologica deve necessariamente essere divisa in due componenti, la teoria del conflitto e la teoria del consenso ( lo struttural-funzionalismo). Conflitto e consenso sono prerequisiti l'uno per l'altro. La società è tenuta insieme da vincoli imposti. Il conflitto può contribuire a solidificare un gruppo debolmente strutturato: in una società che appare disintegrarsi, il conflitto con un'altra società può restituire integrazione interna. Può servire a creare alleanze con altri gruppi; può portare alcuni individui che sarebbero abitualmente isolati a svolgere un ruolo attivo; infine il conflitto adempie anche a un funzione comunicativa in quanto chiarisce le posizioni e i confini dei gruppi, consente di rendersi conto delle rispettive forze. Alcune posizioni hanno l'autorità di esercitare il potere sulle altre posizioni. L'autorità non risiede negli individui ma nelle posizioni che essi vanno ad occupare. L'origine dei conflitti è rintracciabile nella relazione tra l'autorità e le persone soggette ad essa. Una persona che all'interno di un determinato contesto gode di autorità, non necessariamente occuperà una posizione altrettanto autorevole in un contesto diverso. Secondo Dahrendorf la società è composta da innumerevoli unità controllate da una gerarchia; ogni individuo può occupare una posizione di autorità in una associazione e una posizione subordinata in un'altra. Possono crearsi solo due gruppi di conflitto all'interno di ogni associazione, coloro che si trovano in posizione autorevole e coloro che si trovano a occupare posizioni di subordinazione. Essi hanno interessi opposti legati alle posizioni sociali: coloro che si trovano in posizione dominante cercano di mantenere lo status quo mentre coloro che si trovano in posizioni subordinate aspirano al mutamento. Vi è sempre un conflitto di interessi che possono essere interessi latenti, ovvero gli individui data la posizione sociale occupata, si comportano nel modo atteso, o possono essere interessi manifesti, ovvero interessi latenti di cui gli individui sono diventati consapevoli. In base a questi interessi si possono formare tre tipi di gruppo:
Luhmann combinava elementi dello struttural-funzionalismo parsonsiano con altri derivanti dalla teoria generale dei sistemi e introducendo concetti derivanti dalla biologia e dalla cibernetica. La sua teoria parte dai due problemi che egli individua nella teoria di Parsons: la non presenza dell'auto-referenzialità e la mancanza della contingenza. Il sistema per Luhmann è sempre meno complesso del suo ambiente. Semplificare la complessità implica essere costretti a selezionare e ciò a sua volta implica la contingenza, poichè si sarebbe potuto optare per una alternativa. I sistemi sviluppano nuovi sottosistemi e stabiliscono diverse relazioni in modo tale da essere in grado di interfacciarmi efficacemente con il proprio ambiente. Un sistema autopoietico produce gli elementi base che lo compongono. Essi si auto-organizzano stabilendo i propri confini e coordinando le proprie strutture interne. I sistemi autopoietici sono sistemi
chiusi ma devono necessariamente interferire con l'ambiente, altrimenti le forze ambientali rischierebbero di sopraffarlo. La caratteristica principale della società moderna è rappresentata dal processo di differenziazione sistematica che interviene come mezzo per far fronte alla crescente complessità dell'ambiente. All'interno di un sistema differenziato esistono due tipi di ambiente: uno condiviso da tutti i sottosistemi, e un ambiente interno diverso per ciascun sottosistema. Una maggiore differenziazione consente non solo una migliore risposta all'ambiente, ma garantisce anche una evoluzione più veloce.l'evoluzione è un processo di selezione indotto dalla variazione. Luhmann sostiene che si sono sviluppate solo un numero limitato di forme di differenziazione interna, queste producono variabilità secondo schemi e modalità diverse e accrescono la possibilità di selezione nei processi evolutivi.
Nel corso degli anni molti teorici hanno sviluppato in diverse direzioni il pensiero marxiano. Gli appartenenti alla scuola di teoria critica sono critici sociali: in questo senso si pongono sulla scia di Marx, che era critico del capitalismo. Ad oggi è molto più probabile che gli individui vengano controllati dalla cultura piuttosto che dal potere economico. Di conseguenza la scuola critica deve puntare il suo sguardo critico non tanto sull'economia quanto sulla cultura. Un altro settore della società messo sotto attacco dalla scuola critica è quello da loro definito come industria della conoscenza. E' quell'entità che si occupa della produzione e della disseminazione della conoscenza. Questi ambienti hanno raggiunto una grande autonomia all'interno della società e hanno iniziato a focalizzarsi sui loro interessi specifici. Le università sostengono il pensiero tecnocratico contribuendo a sopprimere la ragione. Essa è gestita al pari di qualsiasi forma di burocrazia imponendo norme e regolamenti. I teorici critici erano interessati all'industria culturale e al suo ruolo dominante. L'impatto della cultura è ben più pervasivo di quello che può avere il lavoro. Esso altera il modo in cui essi pensano, sentono e agiscono, il suo controllo è invisibile. Cullato nella semi-incoscienza dell'industria della cultura, il proletariato non sarebbe più in ricettivo ai messaggi rivoluzionari e meno ostili nei confronti del capitalismo. Inoltre secondo i teorici critici sarebbe la tecnologia a tenere sotto controllo gli individui, anziché essere controllata da loro. In un altro sistema economico , la tecnologia potrebbe essere utilizzata per rendere gli individui più consapevoli, più critici e resistenti a sistemi basati sullo sfruttamento. Marcuse sosteneva che questa veniva utilizzata per creare una società a una dimensione: l'eterogeneità viene ridotta, gli esseri umani diventano come queste tecnologie vogliono che essi siano, perdono la capacità di pensare e di opporsi in modo critico. Gli individui creano le tecnologie ma queste sono possedute e controllate dai capitalisti e utilizzate da loro a proprio vantaggio per controllare e sfruttare i lavoratori. L'unica risposta a questo problema è la creazione di una società in cui il proletariato possa
Catene di dipendenza più lunghe implicano che adottare comportamenti disdicevoli sarebbe osservato da un numero sempre maggiore di altre persone. Seguendo il ragionamento principale di Elias ci è possibile osservare un declino generalizzato della violenza associata allo svolgimento delle pratiche sportive, come la caccia alla volpe, fino a bandirla. Tuttavia la necessità di maggiore emozione è visibile nella violenza in cui molto spesso sfociano le tifoserie calcistiche europee: la violenza sicuramente non è scomparsa dalla nostra civiltà. Se fosse permessa più violenza nello sport, magari ci sarebbe meno violenza in altri ambiti del mondo. Le configurazioni sono l'insieme delle relazioni tra gli individui, emergono e si sviluppano in continuazione. Jurgen Habermas è un teorico neo-marxiano che ha fuso elementi della teoria marxiana con spunti personali. Uno di questi è la grand theory sulla colonizzazione del mondo vitale. Il concetto di mondo vitale è stato introdotto da Shultz per riferirsi al mondo della vita quotidiana. L'interesse di Habermas era rivolto alla comunicazione interpersonale che qui si svolge. Questa comunicazione dovrebbe essere libera e aperta senza alcuna restrizione. Chi interagisce con gli altri è razionalmente motivato a conseguire una comunicazione che porti alla comprensione reciproca, per raggiungere il consenso tramite metodi razionali. Forze esterne non dovrebbero giocar alcun ruolo nel raggiungere il consenso, gli individui dovrebbero prendere una decisione basandosi soltanto sull'argomentazione razionale migliore. Il sistema è ben radicato nel mondo vitale e arriva a sviluppare strutture proprie ( famiglia stato economia) che si separano dal mondo vitale. Anche sistema e strutture affrontano un processo di razionalizzazione diventano più differenziate, complesse e autosufficienti ma soprattutto cresce il loro potere di dirigere e controllare ciò che trapela dal mondo vitale. Il sistema finisce per colonizzare ovvero imporsi sul mondo vitale. Si impone sulla comunicazione, limitando la capacità degli attori di discutere liberamente e raggiungere il consenso. La condizione libera e aperta è definita da Habermas condizione discorsiva ideale ovvero una condizione libera da qualsiasi influenza, mentre nella maggior parte dei casi è il potere a determinare quali argomentazioni debbano vincere sulle altre. La soluzione a questo problema è che la razionalizzazione investa sia il mondo vitale che il sistema in modo tale che ognuno torni ad essere sostegno dell'altro anziché danneggiarlo. Giddens sostiene che la nostra società continua ad esistere in un mondo che ha ormai raggiunto il suo stadio più evoluto. Paragona la modernità ad un autotreno, una forza prepotente che ci spinge in avanti, calpestando qualsiasi cosa che si trovi sul suo passaggio. L'autotreno porta grandi benefici ma anche grandi pericoli, inclusa l'ansia costante che chi si trova al volante possa in qualsiasi momento perderne il controllo, mettendo a repentaglio la vita di molte persone. La nostra abilità di controllare le componenti dell'autotreno è limitata dal fatto che queste sono sempre più distanti da noi nello spazio e nel tempo ( processo di distanziazione ) , mentre nelle società premoderne queste componenti tendevano ad essere fisicamente vicine a noi, adesso sono sparse per tutto il globo. Perciò siamo costretti a riporre la fiducia alle persone che controllano le parti del sistema. Tuttavia gli individui non si accontentano che siano gli esperti ad occuparsi di ciò, perché essi sono riflessivi e si chiedono con un costante senso di disagio che implicazioni possono esserci per la loro vita. Con l'alta modernità dobbiamo quindi fare i conti con una costante insicurezza. Essa diventa gestibile attraverso la socializzazione infantile, durante la quale impariamo a fidarci non solo dei genitori ma anche dell'autorità. Secondo Beck la società di oggi è caratterizzata dal rischio e dai modi per prevenirlo o minimizzarlo. Ciò che unisce gli individui è la volontà di essere risparmiati dai rischi. Molti di questi derivano dall'industria moderna. Essi sono più insidiosi di quanto sia accaduto prima perché non hanno limiti nello spazio e nel tempo. Il rischio è stratificato anche se nemmeno chi si trova al vertice della scala sociale può dirsi totalmente estraneo.
L'interazionismo simbolico si concentra sulle interazioni e sui simboli ed i significati legati all'interazione.
Il concetto di sé costituisce il cuore dell'interazionismo sociale. Il sé è la condizione per la quale gli individui possono diventare oggetto delle proprie azioni. La perenne tensione tra io ( se spontaneo) e me ( vincoli sociali imposti ) si rispecchia nell'opera di Goffman nella differenza che avvertiamo tra quello che vorremmo essere e quello che la società si aspetta da noi. Per riuscire a gestire questa situazione e mantenere un se stabile, gli individui recitano per il proprio pubblico sociale. Goffman paragona la vita sociale ad una serie di performance teatrali. Per Goffman il se è l'integrazione che avviene tra l'attore e il pubblico durante la performance, è vulnerabile e può venire distrutto durante la rappresentazione stessa. Tuttavia la maggior parte delle performance ha successo e di conseguenza ottengono un se saldo e sicuro. Quando gli individui interagiscono tra loro vogliono presentare un se accettabile dagli altri. Gli attori sperano che la loro rappresentazione sia abbastanza forte per far sì che il pubblico li definisca proprio come vogliono essere definiti, e allo stesso tempo sperano che il pubblico agisca proprio come gli attori si aspettano che faccia. Il Palcoscenico è la parte della performance che funziona secondo modalità relativamente fisse e generali per consentire a chi osserva la performance di definire correttamente la situazione che sta venendo rappresentata. All'interno del palcoscenico vi è lo scenario ovvero il contesto fisico e il fronte personale ovvero gli strumenti dell'equipaggiamento espressivo. Il fronte personale è ulteriormente diviso tra apparenza oggetti che danno informazioni sullo status sociale e modo di fare che informa il pubblico il genere di ruolo che l'attore intende interpretare in quella situazione. Il palcoscenico ha la tendenza di essere scelto non creato. In generale gli attori tendono a nascondere qualcosa al loro pubblico. Una performance di successo dipende da entrambe le parti. Un'altra tecnica utilizzata dagli attori é la mistificazione riducendo i contatti tra loro e il pubblico stesso. Generando una distanza sociale gli attori cercano di produrre nel pubblico un senso di meraviglia. Concentrarsi su attori individuali tuttavia offusca alcune informazioni importanti sulle interazioni, perciò L'Unità di analisi di Goffman è costituita dalla squadra, un qualsiasi insieme di individui che cooperano fra loro nel mettere atto ad una specifica routine. Ogni membro ha fiducia degli altri perché ciascuno potrebbe rovinare la performance.
La teoria dello scambio di Homans si occupa delle relazioni tra gli effetti che il comportamento di un attore ha sull'ambiente e l'impatto che questo ha sui comportamenti successivamente messi in essere dall'attore stesso. Questa relazione è fondamentale per il condizionamento operante, cioè per quel processo di apprendimento attraverso il quale le conseguenze di un determinato comportamento contribuiscono a modificare il comportamento stesso. Questa teoria deriva dalla psicologia behaviorista. Il sociologo behviorista è interessato alla relazione tra la storia delle relazioni o conseguenze ambientali e la natura del comportamento presente: le conseguenze passate di un certo comportamento governano lo stato di cose attuale; conoscendo cosa ha scatenato un certo comportamento nel passato, possiamo predire se un attore produrrà o meno lo stesso comportamento anche nella situazione presente. Homans non può far altro che ammettere di essere un riduzionista psicologico ovvero dimostrare che le posizioni della sociologia sono derivate da proposizioni più generali della psicologia. Tuttavia non pensava agli individui come se fossero isolati gli uni dagli altri: egli aspirava a spiegare il comportamento sociale attraverso principi psicologici. Con la teoria dello scambio ha cercato di spiegare il comportamento sociale elementare in termini di ricompense ricevute e costi sostenuti. Questa teoria deriva dalla psicologia behaviorista applicata a situazioni specifiche.
I principi fondamentali della teoria della scelta razionale sono derivati dall'economia neoclassica. Gli attori intenzionalmente o non perseguono sempre uno scopo verso il quale sono dirette le loro azioni. Gli attori hanno anche delle preferenze (valori): ciò che conta è che l'azione viene intrapresa per raggiungere obbiettivi coerenti con le preferenze dell'attore. Vi sono dei vincoli che limitano l'azione: la scarsità delle risorse e il loro accesso differenziato e i costi implicati nel seguire un certo corso d'azione. Anche le istituzioni sociali limitano le scelte disponibili agli attori: esse offrono sanzione sia negative che positive che servono a incoraggiare certe azioni e a scoraggiarne altre. Ci sono poi altre due idee alla base della teoria: la prima è che una varietà di azioni individuali si combinavano a formare un esito sociale; la seconda è che la quantità e la qualità delle informazioni disponibili è molto variabile e questa variabilità ha un effetto profondo sulle scelte degli attori. Dati questi elementi base Coleman sostiene che gli attori sono portatori di risorse a cui altri attori possono essere interessati: di conseguenza gli attori si esprimono in azioni che prevedono l'esistenza di altri ma anche la presenza di una struttura. Un sistema sociale viene formato da attori interdipendenti ognuno dei quali cerca di massimizzare il proprio interesse. L'obbiettivo di Coleman è cercare di comprendere come la combinazione di azioni individuali crei il sistema. Si occupa anche di come il sistema macro pone dei limiti agli orientamenti degli attori. Il comportamento collettivo implica che attori razionali trasferiscano il controllo delle proprie azioni ad altri tentando di massimizzare la propria utilità che normalmente implica la ricerca di un equilibrio.
Le norme servono a produrre l'ordine nella società, sono create e mantenute da alcuni individui che vedono derivare dei benefici dalla loro esistenza e vedono dei pericoli nella violazione di queste norme. Le persone sono disponibili a cedere parte del controllo che hanno sul proprio comportamento guadagnando controllo anche sugli altri. Gli attori individuali più frequentemente dovranno scegliere sulle basi dell'interesse della collettività. Nella società moderna molti diritti, risorse significative risiedono in attori collettivi, sono essi che possono agire a danno o a beneficio dell'individuo. L'obiettivo ultimo di Coleman è di creare una nuova struttura sociale che vada a sostituire quella tradizionale, il cui tramonto ha lasciato una serie di vuoti che non sono stati adeguatamente colmati dalle nuove organizzazioni sociali.
Emerson ha cercato di creare una versione più integrativa della teoria dello scambio di Homans. Il potere è chiaramente una questione di importanza centrale nella prospettiva della teoria dello scambio. Inoltre pensava di utilizzare il behaviorismo come base per la sua teoria. Nel sistema di Emerson gli attori possono essere sia individuali che grandi strutture. I tre assunti fondamentali sono:
L'obbiettivo della teoria della strutturazione è rivolto alle pratiche sociali che ricorrono in modo strutturato. Queste pratiche ricorrono e sono ordinate sia nel tempo che nello spazio. Il nucleo della teoria è la relazione tra azione e struttura. Si tratta di due lati della stessa medaglia: tutta l'azione sociale implica una struttura e tutte le strutture implicano l'azione sociale. Pratiche, coscienza e strutture sono create simultaneamente dall'attore. E' nell'esprimersi come attori che gli individui si impegnano nella pratica ed è attraverso questa pratica che vengono prodotte sia la coscienza sia la struttura. La teoria della strutturazione di Giddens include le sue considerazioni sugli agenti che continuano a monitorare i propri pensieri e le proprie attività. Essi razionalizzano il loro mondo sviluppando routine che li rendono in grado di affrontare in modo efficiente le loro vite sociali. Gli attori hanno anche delle motivazioni per agire che includono bisogni e desideri. Tuttavia gran parte delle nostre azioni sono motivate inconsciamente. La coscienza discorsiva include la capacità di descrivere a parole le nostre azioni, la coscienza pratica riguarda le azioni che gli attori danno per scontate e non sono in grado di descriverle a parole. L'azione contempla gli atti che vengono compiuti dagli attori, ovvero ciò che accade non sarebbe potuto accadere in quel modo e non fosse per il fatto che l'attore ha intrapreso l'azione in questione. Giddens separa l'azione dalle intenzioni perchè spesso gli attori finiscono per avere esiti diversi da quanto desiderato. Gli agenti hanno la possibilità di fare la differenza nel mondo sociale. Il nucleo concettuale della teoria della struttura risiede nelle nozioni di struttura sistema e dualità della struttura. La struttura è definita come l'insieme delle proprietà strutturanti (le regole e le risorse) che conferiscono a pratiche sociali simili una forma sistematica. E' quanto consente a queste pratiche sociali di esistere. La struttura è resa possibile dall'esistenza di regole e risorse. Le strutture possono esistere solo attraverso le attività degli attori umani. La struttura è in grado sia di limitare che stimolare l'azione.
La teoria femminista è un sistema di idee generalizzato e di ampio respiro che osserva la vita sociale e l'esperienza umana dal punto di vista femminile. Storicamente questa teoria si è sviluppata di pari passo all'attivismo femminista. Le radici classiche sono individuabili nella prima ondata di attivismo femminista ( dalla metà ottocento fino al primo novecento) caratterizzata dalla lotta delle donne per il diritto di voto e i diritti politici, mentre la teoria femminista contemporanea prende le mosse a partire dalla seconda ondata di attivismo ( dalla seconda metà del novecento) durante la quale l'impegno era rivolto alla traduzione dei diritti politici in una uguaglianza economica e sociale tra uomini e donne. Lo slancio della teoria femminista deriva da una domanda principale E le donne? Le donne sono presenti nella maggior parte delle situazioni oggetto di studio delle scienze sociali e dove non lo sono è perchè è stato scelto deliberatamente di escluderle_._ La seconda questione fondamentale affrontata è Perchè la condizione delle donne è cosi com è? Uno dei maggiori contributi alla risposta a questa domanda è lo sviluppo del concetto di genere come costruzione sociale, ovvero come qualcosa che non deriva spontaneamente dalla natura ma che viene creato dagli individui come parte dei processi che determinano la vita. La terza domanda delle femministe è Come possiamo cambiare e migliorare il mondo sociale? E infine una quarta domanda E le differenze tra donne e donne? Le differenze rispetto agli uomini sono fortemente condizionate dalla situazione sociale in cui vivono le donne stesse. Proprio come Marx le femministe spostano l'attenzione dalla classe dominante ( uomini) a quella dominata (donne). Ciò che abbiamo considerato universale e assoluto è infatti derivato dalle esperienze di una frazione della società dotata di potere.
Assieme al contributo di Comte, è quello di una donna, Martineau, ad aver presentato la prima formulazione della sociologia come metodo e come modo di pensare. Le teorie femministe presentano un'analisi che si configura in primo luogo come critica della società. L'obbiettivo dovrebbe essere quello del miglioramento sociale. In secondo luogo mettono in evidenza l'esperienza delle donne. Un terzo tratto è la consapevolezza che anche loro stesse esprimono una prospettiva. Quarto, tutte quante condividono una costante preoccupazione per il dominio come principale pratica attraverso cui vengono mantenute le disuguaglianze. Tutte le teoriche classiche hanno in comune la volontà di tradurre le proprie visioni del mondo in attivismo politico e sociale, contribuendo a cambiare le società in cui vivevano.
Classifichiamo le diverse teorie femministe in base alla risposta alla domanda più elementare E le donne? Questa domanda generale può essere ulteriormente scomposta nei termini della seconda domanda fondamentale Perchè la condizione delle donne è cosi com'è? Possiamo individuare quattro tipi e le relative distinzioni interne:
- Femminismo radicale 4. Oppressione strutturale Il modo in cui le donne vivono la differenza varia a seconda della loro collocazione sociale. - Femminismo socialista - Teoria dell'intersezionalità
Le teorie delle differenze di genere devono far fronte alla "questione essenzialista" secondo la quale le differenze tra uomini e donne sono dati di fatto e non possono essere cambiati. Questa immutabilità viene rintracciata in tre fattori: biologia, la necessità istituzionale che uomini e donne ricoprano ruoli diversi e la necessità per gli esseri umani di ragionare secondo categorie di alterità, ovvero la definizione di se come qualcosa di diverso dall'altro. Ci sono due principali teorie della differenza di genere, il femminismo culturalista e quello esistenzialista o fenomenologico. Il femminismo culturalista esplora il valore sociale del modo di essere femminile, aggirando la questione essenzialista. Teoriche hanno sostenuto che per governare efficacemente la società sono indispensabili virtu tipicamente femminili come la cooperazione, il pacifismo e la nonviolenza. Le donne prendono le proprie decisioni morali secondo un'etica della cura che è diversa da quella maschile che è un'etica dei diritti derivata da principi astratti. Secondo il femminismo esistenzialista viviamo in un mondo modellato da una cultura che riflette le esperienze maschili e ignora le esperienze delle donne. La diversità proviene dal fatto che alle donne vengono associate le qualità altre opposte a quelle degli uomini. La liberazione delle donne da questa interiorizzazione del senso di alterità sarà possibile solo nel momento in cui esse svilupperanno una comune cultura e coscienza della propria condizione di donne. La teoria istituzionalista femminista afferma che le differenze di genere derivano dai ruoli eterogenei che donne e uomini sono chiamati a interpretare entro i diversi contesti istituzionali. La principale fonte di differenza è costituita dalla divisione sessuale del lavoro in famiglia. Tuttavia tale teorie non appare in grado di spiegare la persistenza delle differenze di genere quando uomini e donne occupano la stessa posizione istituzionale. La teoria dell'interazionismo femminista si rifà all'analisi etnometodologica secondo cui l'ordine istituzionale, la cultura e la stratificazione vengono prodotti e mantenuti dalle interazioni che gli individui compiono durante le loro attività ordinarie. Quando questa idea viene applicata al genere è possibile derivarne l'intuizione che "gli individui fanno il genere". Un bebe nasce con una certa configurazione sessuale dal punto di vista biologico, e secondo l'interpretazione che gli adulti ne danno questi viene affidato ad una determinata categoria sessuale. In seguito a questa assegnazione tutti coloro che ruotano attorno al bambino inizia a "fare genere" ovvero a comportarsi secondo modalità che vengono considerate appropriate per quella categoria sessuale. I teorici interazionisti sostengono che l'idea di fare genere sia almeno in parte costituita dal fare le differenze, ovvero creare distinzioni tra maschi e femmine.
A parità di classe sociale, le donne percepiscono meno risorse materiali, godono di uno status sociale inferiore, hanno meno potere e meno opportunità di realizzarsi rispetto agli uomini che si trovano nelle loro stesse condizioni. Dire che esistono delle disuguaglianze di genere significa dunque affermare che le donne non hanno le stesse possibilità degli uomini di poter realizzare se stesse. Le teoriche affermano che è possibile cambiare lo stato delle cose. Esse si contrappongono alle teoriche delle differenze, che si limitano a presentare un ritratto della società in cui le difficoltà sono meno suscettibili di essere rimosse.