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riassunto del corso fatto nel primo anno della magistrale in psicologia clinica e dinamica presso università telematica e-campus.
Tipologia: Sintesi del corso
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La psicometria scientifica cerca di rendere espliciti:
- (^) L’oggetto che vogliamo valutare (costrutto) - (^) L’unità di analisi (comportamento osservabile) - (^) I criteri di classificazione - (^) Gli strumenti per quantificare le osservazioni. Un comportamento osservabile è qualcosa che possiamo vedere: è l’espressione concreta di un costrutto teorico Per esempio, l’ansia è un costrutto. Ma noi non possiamo vedere direttamente “l’ansia”. Possiamo però osservare comportamenti che la rappresentano: il tremore delle mani, l’agitazione, il tono di voce incerto, l’evitamento del contatto visivo, il respiro accelerato. Ed è proprio su questi comportamenti osservabili che costruiamo i test psicologici. Possiamo valutare il comportamento osservabile tramite quattro dimensioni: 1. Presenza \ assenza
un evento sia frequente o importante solo in base a quanto ci viene facile ricordarlo.). Tutte queste distorsioni, questi errori di percezione o di memoria, mettono a rischio la validità dei dati psicologici. Un test ben costruito è, prima di tutto, uno strumento che protegge il dato. Protegge la misurazione da chi osserva troppo, da chi interpreta, da chi giudica sulla base delle emozioni. Serve a fissare dei criteri, a rendere ripetibile l’osservazione. Serve, soprattutto, a evitare che ogni valutazione sia una storia a sé, e a trasformarla invece in una misura confrontabile.
Un test psicologico è uno strumento, l’assessment psicologico è un processo. Il test è come un singolo fotogramma: scatta un’istantanea su una caratteristica. L’assessment, invece, è un film intero. È un’indagine, una ricostruzione, un percorso articolato per comprendere il funzionamento psicologico di una persona nel suo insieme. Non si limita a registrare un dato, ma cerca di comprendere. Fare assessment significa porsi delle domande – vere domande cliniche o educative – e utilizzare diverse fonti e metodi per raccogliere dati pertinenti. A volte potremo usare test, certo, ma solo dopo aver ascoltato, osservato, compreso il contesto. Un assessment può includere un colloquio anamnestico, un’osservazione in situazione naturale, la revisione di documenti scolastici o clinici, o il confronto con altri professionisti. Non è la somma meccanica di queste attività, ma l’integrazione coerente dei dati raccolti.
orientato alla raccolta di informazioni sul funzionamento generale.
I comportamenti visibili sono, però, solo delle manifestazioni del costrutto, non il costrutto in sè. Un errore molto comune, infatti, è quello di raccogliere comportamenti che sembrano legati a un costrutto, ma che in realtà non lo rappresentano in modo coerente. Le sfide aumentano quando ci confrontiamo con contesti culturali differenti. Senza criteri chiari, il rischio è quello di attribuire significati arbitrari, facendo errori di valutazione. Quando si costruisce un test psicologico bisogna definire il dominio di contenuto (definire con precisione cosa osservare), e dobbiamo selezionare una porzione rappresentativa di questi comportamenti: un insieme ristretto ma significativo che ci permetta di descrivere e valutare il costrutto in modo valido. Questa selezione
mirata, non casuale, basata su ciò che meglio rappresenta il costrutto in determinati contesti. Una buona definizione del dominio di contenuto nasce da un’analisi approfondita e pluralistica, che può includere lo studio della letteratura scientifica, interviste a esperti del settore, analisi di risposte aperte fornite da soggetti (come diari o questionari) e osservazioni sul campo. Molti costrutti, però, non sono semplici e unitari, ma complessi e articolati. Ne è un esempio l’intelligenza. In questi casi, la psicometria propone una struttura gerarchica, in cui il costrutto principale viene suddiviso in sottodimensioni chiamate
Nella costruzione e nell’uso dei test psicologici, uno degli aspetti più delicati da tenere sotto controllo è la presenza di distorsioni sistematiche che possono compromettere la validità delle misurazioni.
aspettative, le convinzioni o le ipotesi di chi osserva o valuta i dati influenzano in modo più o meno consapevole la rilevazione, la codifica o l’interpretazione delle informazioni raccolte. In altre parole, si verifica quando chi misura non è neutrale, ma filtra ciò che vede alla luce di ciò che si aspetta o desidera trovare. Effetto dell’osservatore-aspettativa: quando le aspettative del ricercatore influenzano direttamente il comportamento del partecipante, anche solo tramite il linguaggio del corpo o il tono di voce. Bias attore-osservatore: tendiamo ad attribuire i nostri insuccessi a cause esterne ma quelli altrui a tratti interni.
L’effetto Hawthorne: tendenza dei partecipanti a modificare il proprio comportamento quando sanno di essere osservati. Le conseguenze di questa distorsione sono significative. Il bias dell’osservatore può compromettere l’affidabilità delle misurazioni, poiché introduce un errore sistematico che si ripete ogni volta che l’osservatore interpreta i dati. Inoltre, mina la validità interna dello studio, perché ciò che viene registrato non corrisponde fedelmente al comportamento o alla risposta del soggetto, ma ne rappresenta una versione distorta. Di conseguenza, anche la validità esterna può risultare compromessa, rendendo difficile generalizzare i risultati a contesti diversi o ad altri gruppi. È quindi fondamentale adottare strategie di prevenzione per contenere questo rischio. Una delle più efficaci è la cecità, cioè il fatto che il valutatore non conosca a quale gruppo appartiene il partecipante o quale sia l’ipotesi dello studio. Un altro strumento utile è l’assegnazione casuale dei soggetti ai gruppi, che riduce la probabilità che le caratteristiche individuali influenzino sistematicamente l’osservazione. Anche l’utilizzo di più metodi per osservare la stessa variabile può essere una strategia efficace: se diverse fonti convergono su uno stesso risultato, è più probabile che quel risultato sia attendibile.
Quando costruiamo un test psicologico una delle parti più cruciali è la creazione degli item. Ogni costrutto psicologico può essere associato a comportamenti o aggettivi descrittivi che ne esprimono le manifestazioni visibili. Alcuni di questi aggettivi sono considerati prototipici , cioè centrali e altamente rappresentativi della dimensione psicologica a cui si riferiscono. Tuttavia, nella pratica, uno degli errori più comuni è la sovrabbondanza: nella paura di tralasciare qualcosa, si finisce per includere troppi item, cercando di coprire ogni possibile sfumatura del costrutto. Per evitare questo problema, è necessario adottare una strategia precisa di
I modelli grafici sono vere e proprie ipotesi teoriche visive , che ci aiutano a capire se consideriamo un costrutto come causa o effetto, se pensiamo che le sue componenti siano autonome o interconnesse, se la relazione tra le variabili è simmetrica, direzionale o dinamica. Saper costruire e interpretare un modello grafico non è solo una questione di visualizzazione: significa
avere una visione chiara del costrutto, delle sue componenti e delle sue relazioni. Modello latente: il focus è sulla coerenza tra item che indicano lo stesso costrutto latente. Per esempio l’ansia è la variabile latente (un costrutto psicologico non osservabile direttamente ma inferito sulla base di sintomi visibili.). l’ansia è la causa comune di un insieme di indicatori — insonnia, tachicardia, paura, preoccupazione, ecc. — che sono effetti passivi. Non è detto che tra i sintomi ci siano connessioni dirette: ognuno riflette in modo indipendente il livello di ansia della persona. Utilizzato per scale cliniche e di personalità. Modello a Rete -Network Analysis personalizzable : non c’è più una causa centrale, le variabili osservate sono tutte collegate tra loro in modo diretto. Il colore e lo spessore degli archi indicano l’intensità della relazione (verde per associazioni positive, rosso per quelle negative). Il modello suggerisce che le variabili si attivano reciprocamente, in un sistema dinamico e interdipendente. Molto usato per comprendere la comorbidità tra sintomi dei disturbi mentali e per le relazioni tra tratti cognitivi ed emotivi. Grafo Aciclico Diretto (DAG) : questa è un’organizzazione gerarchica. Le variabili sono disposte su più livelli. Questo modello è utile per formalizzare ipotesi causali, cioè rappresentare quali variabili influenzano altre in modo unidirezionale e strutturato. È molto usato nei modelli di motivazione scolastica, ma anche per descrivere la progressione di stati emotivi o processi cognitivi complessi. Modello dinamico Multilivello : si cerca di rappresentare la dinamica temporale dei sintomi. Vogliamo capire come le variabili cambiano insieme nel tempo. Utile per progettare interventi personalizzati in tempo reale.
complessa a persone con difficoltà linguistiche, finiremo per misurare la competenza linguistica più che la capacità logica, distorcendo i risultati. Tutto ciò si collega strettamente alla validità del test, in particolare alla validità di contenuto, che si fonda proprio sulla corrispondenza tra gli item e il dominio teorico del costrutto. Se gli item si allontanano dal centro del costrutto o se introducono elementi estranei, l’intera misurazione perde precisione. A questo si aggiunge la validità di facciata, che riguarda la percezione soggettiva del rispondente: un item, per funzionare, deve anche apparire pertinente e sensato agli occhi di chi lo legge.
Quando progettiamo degli item nei test di prestazione tipica - valuta atteggiamenti, tratti, interessi, stili cognitivi o emozioni e non abilità massime- ci troviamo a dover scrivere item che siano insieme validi, comprensibili e capaci di cogliere in modo preciso il costrutto da indagare. Per fare ciò esistono diversi criteri:
costringe chi risponde a rientrare in uno dei due poli estremi. Dunque si è iniziato a inserire una terza risposta come “dipende”. Un’altra opzione è quella degli item formulati secondo un formato preferenziale , del tipo “Mi piace\Non mi piace”. Ha il pregio di essere immediato, ma il suo limite principale sta nel fatto che misura gusti, non necessariamente tratti psicologici stabili. Inoltre, può essere vulnerabile a fattori transitori come l’umore o il contesto del momento, riducendo così l’affidabilità della misurazione. La risposta a scelta multipla forzata (item ipsativi) è più complessa. Qui non si tratta di esprimere un grado di accordo, ma di scegliere tra due o più opzioni quella che rappresenta meglio se stessi. Per esempio, “Preferisco lavorare da solo” oppure “Preferisco lavorare in gruppo”. È una modalità utile nei contesti di orientamento o di valutazione delle preferenze personali, ma meno adatta se l’obiettivo è il confronto normativo tra gruppi. La scala Likert è quella più utilizzata al giorno d’oggi. In queste scale, chi risponde esprime il proprio grado di accordo o disaccordo con un’affermazione su una scala ordinata, che può avere 3, 5, 7 o più punti. La forza di questo formato sta nella sua flessibilità e nella capacità di rilevare variazioni individuali su un continuum. Tuttavia, perché una scala Likert sia veramente utile, occorre che ogni punto della scala sia accompagnato da un ancoraggio semantico, cioè da una definizione chiara che aiuti la persona a capire cosa significa scegliere “3” invece di “4”. Gli ancoraggi possono indicare accordo (“Per niente d’accordo” – “Completamente d’accordo”), frequenza (“Mai” – “Sempre”) o intensità (“Per niente” – “Molto”), e sono cruciali per garantire che le risposte siano interpretabili in modo coerente.
un certo schema, a prescindere dalla richiesta specifica. Uno dei response set più studiati è L’acquiescenza che si manifesta come tendenza a dare risposte affermative a qualunque item. Questa tendenza non è affatto rara. È stata associata a diversi fattori: alcuni cognitivi, come la difficoltà a comprendere bene gli item o a gestire contraddizioni; altri motivazionali, come il desiderio di dare una buona impressione o di concludere il test rapidamente. Altre volte, questa risposta riflette una vera e propria strategia di evitamento: rispondere sempre allo stesso modo per non esporsi. La disacquiescenza che rappresenta una persona che tende a non essere d’accordo con qualunque affermazione. Non-acquiescenza , cioè una combinazione variabile delle due tendenze precedenti, talvolta alternando risposte affermative e negative , senza una logica coerente rispetto al contenuto. Risposte estreme in cui gli individui utilizzano solo i valori più alti o più bassi della scala, ignorando tutte le opzioni intermedie. Questa preferenza può derivare da uno stile cognitivo rigido, da una semplificazione intenzionale del compito, oppure dalla volontà di far risaltare il proprio punto di vista, anche quando l’intensità effettiva della caratteristica non è così elevata. Alcuni si rifugiano sistematicamente nel punto centrale della scala , forse per indecisione, forse per il desiderio di non sbilanciarsi, forse per mancanza di opinioni strutturate. Risposta incoerente dove il soggetto risponde senza alcun criterio, in modo casuale. Potrebbe trattarsi di una persona disattenta, poco motivata, confusa, o che semplicemente non ha compreso le istruzioni. Tutti questi stili di risposta producono problemi psicometrici rispetto alla variabilità dei punteggi. Si introduce una quota di varianza spuria - stylistic variance - cioè una variabilità dovuta non al costrutto che il test intende misurare, ma allo stile individuale di risposta. Questa variabilità si sovrappone a quella substantive , che è la componente legate alle reali differenze tra persone sul costrutto oggetto del test. L’errore più comune in questi casi è trattare i punteggi come se riflettessero direttamente il costrutto, senza tener conto della distorsione introdotta dallo
stile di risposta. Per questo, nella progettazione degli strumenti è fondamentale prevedere strategie di controllo.
esempio, in una scala sull’estroversione potremmo avere da un lato l’affermazione “Mi sento a mio agio nelle feste”, e dall’altro “Mi sento a disagio nelle feste”. Se una persona concorda con entrambe, c’è qualcosa che non torna. Ma non è così semplice come sembra. Esistono infatti diversi tipi di reverse item, che non sempre sono equivalenti. Alcuni sono semplici negazioni (negated regular) , come “non mi sento a mio agio”; altri sono formulazioni con polarità opposta (polar opposites), come “mi sento a disagio”; altri ancora sono costruiti in modo ambiguo o con inversioni grammaticali poco naturali (negated polar opposites), come “non mi sento non a mio agio”. Quest’ultima categoria è particolarmente problematica, perché introduce ambiguità linguistiche che possono confondere il rispondente, soprattutto se ha difficoltà cognitive, basso livello di istruzione o se è un bambino o un anziano. Alcuni autori hanno osservato che l’utilizzo di item reverse può addirittura peggiorare la coerenza interna. Ecco perché alcuni studiosi propongono alternative :
persone tendono a fornire risposte che ritengono socialmente desiderabili, piuttosto che autentiche. Questo problema introduce una distorsione sistematica del dato, con due conseguenze:
Segue l’analisi dei dati osservati , partendo dagli indici di tendenza centrale , ovvero un riassunto dei punteggi registrati per ciascun item. In presenza di scale ordinali, e in particolare con le risposte Likert, si tende a usare la media aritmetica per praticità, anche se la mediana risulta più robusta rispetto ad eventuali distorsioni. Tuttavia, se la scala è ben bilanciata e le risposte non presentano anomalie, l a media è in grado di fornire indicazioni utili sul valore centrale: un valore medio prossimo al centro della scala suggerisce una buona distribuzione delle risposte ; medie troppo alte o troppo basse, al contrario, possono essere indice di bias, polarizzazione o effetto di desiderabilità. Si analizzano gli indici di dispersione , che quantificano la variabilità delle risposte rispetto al valore medio. La deviazione standard è l’indicatore più utilizzato, poiché consente di capire se le risposte sono concentrate attorno alla media o se si distribuiscono in modo più ampio. Valori molto bassi indicano che l’item non riesce a discriminare tra i partecipanti, mentre una deviazione molto elevata può segnalare difficoltà interpretative dell’item o la presenza di sottogruppi con risposte fortemente divergenti. Segue gli indici di forma della distribuzione , che informano su quanto la distribuzione dei punteggi si discosti da una distribuzione simmetrica o normale. L’asimmetria (skewness) indica la direzione e il grado di spostamento delle risposte verso i valori bassi o alti della scala: un item con skewness positiva vede un accumulo di risposte nelle categorie inferiori, mentre una skewness negativa indica il contrario. La curtosi , invece, esprime quanto le risposte si concentrano attorno alla media: valori molto alti suggeriscono una forte centralizzazione delle risposte, mentre valori bassi indicano una distribuzione piatta, con ampia dispersione. Infine si considerano i valori minimo e massim o osservati per ciascun item.
performance. è possibile distinguere almeno tre modalità attraverso cui un dato può risultare mancante:
logica condizionale che ne impedisca l’attivazione per chi non appartiene alla sottopopolazione di riferimento.
Ogni rievocazione impegna processi cognitivi diversi. (Confirmation bias cioè la tendenza a cercare conferme alla propria ipotesi iniziale) Le domande chiuse si basano su un processo di riconoscimento di risposta tra più alternative. Questo riduce l’impegno mnestico, ma consente di valutare con maggiore oggettività. La scelta tra formato aperto e chiuso dipende molto dall’obiettivo del test, ma anche dal costrutto che si intende misurare: A. Intelligenza fluida : riguarda la capacità di risolvere problemi nuovi, di cogliere relazioni astratte, di adattarsi a situazioni non familiari. È indipendente dalle conoscenze pregresse, e si manifesta nella capacità di ragionare logicamente. B. Intelligenza cristallizzata: è il prodotto dell’apprendimento e dell’esperienza, include il vocabolario, la conoscenza enciclopedica, la padronanza di fatti e concetti, insomma tutto ciò che la persona ha acquisito nel tempo grazie all’istruzione, alla cultura, ai contesti sociali in cui è cresciuta. Nella costruzione di item questa distinzione si traduce in modalità differenti. Se vogliamo misurare la prima utilizzeremo item il cui contenuto sia privo di riferimenti culturali specifici e che richieda processi puri di ragionamento. Al contrario, per valutare la seconda utilizzeremo un item di informazione generale.
dunque, è che questi item finiscano per valutare più l’appartenenza culturale che l’intelligenza vera e propria.