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TESI TERRORISMO E TURISMO, Tesi di laurea di Turismo

Tesi triennale che ha per argomento il terrorismo e i suoi effetti sul settore turistico. Divisa in 3 capitoli: il primo riguarda i fattori esterni (catastrofi naturali, instabilità politiche, terrorismo, epidemie e pandemie) con un esempio per ogni fattore esogeno; il secondo riguarda come il terrorismo intacca il settore turistico; il terzo quali sono le strategie di protezione che ogni stato applica per far fronte al terrorismo. Votazione della tesi in seduta di laurea: ottimo.

Tipologia: Tesi di laurea

2019/2020

In vendita dal 06/08/2020

Sofia.Vavassori
Sofia.Vavassori 🇮🇹

4.3

(12)

68 documenti

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INDICE

  • INTRODUZIONE
  • CRISI E TURISMO
    • 1.1 Instabilità politica e turismo: il caso della Thailandia
    • 1.2 Crisi Sanitarie e turismo: COVID-19 in Italia.
    • 1.3 Catastrofi naturali e turismo: 11 marzo 2011, Giappone
    • 1.4 Terrorismo e turismo: gli attentati in Francia nel
  • UN’INTRODUZIONE GENERALE
    • 2.1 Evoluzione del terrorismo nella storia e diversi tipi
      • 2.1.1 Le varie declinazioni del terrorismo
    • 2.2 Conseguenze del terrorismo sul turismo e sui turisti
    • 2.3 Conseguenze del terrorismo sull’economia
      • 2.3.1 Conseguenze economiche dirette
      • 2.3.3 Conseguenze economiche relativamente ai flussi turistici
  • LE STRATEGIE DI PROTEZIONE: STATI A CONFRONTO
    • 3.1 Le strategie di protezione
      • 3.1.1. Come mitigare l’impatto della crisi terroristica
      • 3.1.2 La gestione per affrontare l’emergenza
      • 3.1.3 Assicurare un pronto recupero
    • 3.2 Strategia antiterrorismo dell’UE: le misure adottate dal Consiglio europeo.
      • 3.2.1 Le strategie di protezione dei singoli stati a confronto
      • 3.2.2 Francia: la nuova legge antiterrorismo
  • CONCLUSIONI
  • BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
  • RINGRAZIAMENTI

INTRODUZIONE

L’industria turistica ha visto, in questi ultimi anni, una crescita impressionante per un settore della old economy che esiste da sempre, o almeno dal Grand Tour in poi e che entro il 2030 dovrebbe riuscire a toccare i 2 milioni di arrivi internazionali o per lo meno nelle previsioni pre-pandemiche da Covid-19 fatte dall’UNWTO. Questo incredibile progresso, però, non è stato esente da ostacoli ed intoppi che hanno reso tortuosa la sua ascesa: epidemie, guerre civili, tsunami e catastrofi naturali, situazioni di instabilità politica e perfino terrorismo. Il mio elaborato si incentrerà più approfonditamente su quest’ultimo tema: il terrorismo. Personalmente sono sempre stata incuriosita da questa pratica violenta e di come fosse capace in poco tempo di seminare panico tra le persone. Ma ragionando in un’ottica turistica e soprattutto, da turista quale sono, mi dicevo: “non posso non vedere quel Paese”, “non posso non visitare quel luogo” e come me molti altri. Cosa spinge i turisti a visitare una destinazione, sebbene sia stata soggetta ad attentati terroristici? Come gli Stati cercano di proteggersi da questi eventi negativi? La mia tesi cerca di dare riscontro a queste domande. Dal 2001 a questa parte abbiamo assistito ad una serie di rilevanti attacchi terroristici che hanno provocato ripercussioni negative in tutto il globo. I suddetti “ultimi anni” naturalmente sono quelli soggetti ad una maggiore copertura mediatica dovuta al costante sviluppo tecnologico che li sta caratterizzando, ma il terrorismo come pratica violenta ha origine sin dai tempi più antichi della storia umana. Gli effetti degli eventi terroristici comportano una serie di conseguenze: shock, caos, vittime e incertezza sono ripercussioni istantanee che avvengono, quindi, nell’immediatezza dell’atto violento; vi sono anche effetti di più lunga durata, tra i quali riscontriamo quelli che intaccano l’industria turistica sia sul fronte dei flussi inbound e outbound, sia in una visione economica. Il mio lavoro di tesi, dunque, si pone come obiettivo quello di fornire una visione generale di ciò che accade a livello turistico in una destinazione quando si trova a dover fronteggiare una crisi come quelle sopra citate, proseguendo con una visione più attenta e specifica di ciò che è il terrorismo: i suoi effetti sul comportamento dei viaggiatori e le ripercussioni che comporta alle destinazioni turistiche. Infine, verranno analizzate le strategie di protezione e di prevenzione che una destinazione, deve attuare

per poter assicurare l’incolumità del luogo e garantire la sicurezza ai propri cittadini e turisti.

per il mantenimento dell’ordine sociale, sono instabili e continuamente danneggiate. L’instabilità politica si riferisce, dunque, a situazioni durante le quali, condizioni e meccanismi di governo vengono messe alla prova da elementi esogeni che non appartengono propriamente al sistema politico in questione. Un ulteriore caso da prendere come modello di instabilità politica è la situazione maldiviana: il presidente dichiarò lo stato di emergenza nell’anno 2018 a causa di un attacco all’esercizio democratico del paese, anche se poi si scoprì essere stato, al contrario, un tentativo di ripristinare la democrazia. Lo stato di emergenza fu, allora, revocato dichiarando terminata la situazione di minaccia nazionale. Nonostante questi 45 giorni in stato di emergenza, statistiche affermano che il turismo maldiviano, anche proveniente dall’Italia ha avuto, anzi, un andamento crescente: + 10.5% in più rispetto all’anno precedente con una media di sei giorni e mezzo di permanenza per ogni visitatore.^2 Questo è stato un episodio molto fortuito ed eccezionale, poiché l’instabilità politica si contraddistingue per un carattere complesso e sfaccettato e il suo impatto e la sua esistenza in vari paesi si esprime attraverso più livelli e dimensioni. Il bisogno di una valutazione e di un’analisi riguardo l’interrelazione tra instabilità politica e industria turistica è essenziale, considerando la natura sensibile di quest’ultima e i suoi stretti margini di profitto. Il tempo medio di recupero per cause di instabilità politica risulta essere 22.2 mesi in un range che spazia da un minimo di 10 mesi ad un massimo di 49.9, rivelandosi un elemento molto duraturo nell’immaginario mentale dei turisti.^3

I tumulti politici e le guerre civili possono, infatti, variare di genere: violenza tra due fazioni politiche interne, movimenti di protesta di massa, ma anche incertezza e movimenti di opposizione. L’incertezza, unita alla rivoluzione civile o all’instabilità politica, può impattare il turismo in entrata e in uscita, ritardando i turisti nello scegliere un viaggio.

(^2) Il turismo maldiviano resiste anche all’instabilità politica: ancora in crescita le presenze italiane. In: MaremmaNews: il primo quotidiano online della Maremma. https://www.maremmanews.it/index.php/costume-e-societa/57548-il-turismo-maldiviano-resiste-anche-all-instabilita- Disponibile all’indirizzo: politica-ancora-in-crescita-le-presenze-italiane?jjj=1584572085766 3 (Consultato il 14/03/2020) Gloria Guevara & Daniel Richards. Crisis Readiness. Are you prepared and resilient to safeguard your people and destinations? (2009). Disponibile in formato PDF su Internet all’indirizzo: https://www.wttc.org/-/media/files/reports/2019/generating-jobs- (Consultato il 12/03/2020)

Ciò che si evince rispetto a quanto appena affermato è che una politica instabile significa scarsa sicurezza all’interno del territorio. Nella gerarchia dei bisogni di Maslow ,^4 la sicurezza e l’incolumità sono al secondo gradino della piramide, rappresentando una necessità basica per raggiungere la soddisfazione personale che si trova sulla punta della piramide. Uno dei primi fattori che analizzano i viaggiatori, infatti, nella pianificazione della loro prossima vacanza, è quanto sia sicuro il luogo in cui andranno e spenderanno il loro tempo e risulti ben distante dall’essere pericoloso. Per questa ragione, è fondamentale che le organizzazioni di Destination Marketing esaminino i fattori che influenzano il comportamento del turista-consumatore, non solo come un fattore chiave per la ricerca turistica, ma anche per capire la natura del consumo di prodotti turistici. Per l’industria turistica, dunque, l’agitazione politica e sociale è un grande problema, poiché genera malcontento nel turista; normalmente in una destinazione consumano determinati prodotti e servizi caratteristici del luogo piuttosto che un singolo bene; al contrario se si dovesse trovare faccia a faccia con una situazione di violenza non faticherebbe a cambiare meta.

Tra i molti casi di crisi politica risalta quello avvenuto in Thailandia.

Dall’attacco militare del 2006 il Paese sta affrontando in modo più o meno costante una situazione di instabilità nella gestione della pratica del governo, soprattutto a causa delle ultime proteste anti-governative che sono state forzatamente terminate dalle forze dell’ordine nel maggio del 2010. L’instabilità politica influenza il turismo, la volontà dei consumatori di voler spendere in prodotti caratteristici del Paese e la fiducia degli investitori, non solo in Thailandia, ma anche nei paesi circostanti. Nell’aprile del 2009 i protestanti, cosiddetti “ Red Shirt ”, causarono la cancellazione del summit asiatico e le loro ultime proteste durarono da Marzo a Maggio 2010. Alcuni dati: il numero di turisti in Thailandia scese da 1.7 milioni nel Dicembre 2009 a 1.1 milioni nell’Aprile 2010; il tasso di occupazione negli hotel scese dal 60.2% al 46.6%. Il turismo è molto importante per l’economia della Thailandia dato che la ricezione turistica conta il 6.1% del GDP. Finalmente, dopo molti mesi di diminuzione dei flussi turistici, la Thailandia^5

(^4) AlmaTourism Special Issue N.5, The effect of terrorism on tourism: (Inter)relations Motives & Risks, 2016. Disponibile su Internet all’indirizzo: 5 https://almatourism.unibo.it/article/view/6244/ “Euromonitor International.” Political Instability in Thailand affects asean countries (2010), Web, 11/03/2020. Disponibile su Internet all’indirizzo: https://blog.euromonitor.com/political-instability-in-thailand-affects-asean-countries/

Tali fenomeni sono agevolati dalla globalizzazione che ha causato un incremento della mobilità mondiale, l’aumento della densità della popolazione e un sistema sanitario pubblico che è sotto sviluppato in alcuni paesi e saturo in altri. L’aumento della densità di popolazione in grandi centri urbani e i miglioramenti nella mobilità internazionale hanno portato sia ad un’elevata esposizione alle nuove malattie, sia all’aumento della possibilità di trasmissione della stessa. Le malattie sopra elencate hanno dimostrato i rischi alla salute pubblica a cui l’uomo è esposto ogni giorno e il loro impatto sull’integrità economica delle destinazioni. Difatti, l’impatto economico generato, per esempio, dalla cosiddetta influenza suina a livello mondiale è risultato essere di circa 55 miliardi di dollari, con una perdita sull’industria turistica in Messico di quasi 5 miliardi di dollari in seguito all’epidemia del 2009, luogo risultato poi essere l’epicentro della malattia. Analogamente, l’impatto della SARS su Cina, Hong Kong, Singapore e Canada è stato stimato tra i 30 e i 50 miliardi di US Dollars, causando una decrescita del turismo a Singapore di quasi il 70%. Anche il Virus della Zika, noto anche come “Febbre Gialla”, in seguito all’epidemia del 2016 riscontrò un impatto economico non indifferente: tra i 7 e i 18 miliardi di dollari.^7

Naturalmente, durante questi casi di espansione di malattie virali viene generato, dai media, anche una sorta di allarmismo generale. Secondo Margaret Chan, direttrice generale del WHO (World Health Organization): “ Second, rumours and panic are spreading faster than the virus. And this costs money”.^8 Infatti, secondo una stima della Banca Mondiale, il 90% delle perdite economiche durante ogni epidemia deriva da una mancanza di coordinamento e dagli sforzi irrazionali della popolazione di evitare il contagio. Sebbene le conseguenze di una pandemia sono estremamente serie, non sono però le uniche da prendere in considerazione. Esiti assai importanti si ripercuotono anche sull’economia e sulla sua struttura sociale. In questo genere di contesto è essenziale annunciare cooperazione e coordinazione per assicurare alle persone di

(^7) Gloria Guevara & Daniel Richards. Crisis Readiness. Are you prepared and resilient to safeguard your people and destinations? https://www.wttc.org/-/media/files/reports/2019/generating-jobs- (2009). Disponibile in formato PDF su Internet all’indirizzo: (Consultato il 13/03/2020) (^8) Margaret Chan. Who Director - General speech to the Regional Committee for the Western Pacific. (2014). Disponibile su Internet all’indirizzo:https://www.who.int/dg/speeches/2014/regional-committee-western-pacific/en/https://www.who.int/dg/speeches/ 4/regional-committee-western-pacific/en/ (Consultato il 18/03/2020).

essere al sicuro, sia da una prospettiva sanitaria che economica, così come si comportò la Corea del Sud durante l’epidemia del 2015 in cui il governo inserì nel loro piano di emergenza le informazioni riguardanti la coordinazione e riformando il loro piano sanitario. In questa maniera tutti i cittadini poterono esserne al corrente e mantenere quanto più possibile calma e razionalità. Il tempo medio di recupero di una nazione da casi di malattie di genere epidemico globale è di circa 19.4 mesi, con un range che spazia dai 10 ai 34.9 mesi. La portata economica di un’epidemia è aumentata, prosciugando 570 miliardi di dollari dall’economia globale.^9

Le epidemie possono variare in termini del loro impatto economico su Travel & Tourism, dipendendo spesso anche dalla parte del mondo da cui il virus proviene o dove si trova l’origine del vettore che trasporta l’infezione. Il WTTC (World Travel & Tourism Council) sempre nel suo report “Crisis Readiness” ha preso in analisi alcuni paesi colpiti da malattie epidemiche e ha paragonato rispettivamente il quadrimestre precedente e quello successivo allo scoppio dell’infezione. Uno di questi paesi è stato proprio il Brasile, colpito dal virus della Zika: inizialmente, le autorità hanno confermato il virus nelle regioni nord del Rio Grande do Norte e a Bahia a Maggio del

  1. I medici in quella regione iniziarono a notare un aumento tra le nuove nascite di bambini caratterizzati da microcefalia (la testa leggermente più piccola rispetto alla norma), che fino a quel momento erano solo una rara eccezione. Il numero di questi casi cominciò a crescere attorno a Dicembre 2015, di conseguenza l’organizzazione sanitaria della Pan-America dichiarò un’emergenza epidemiologica. Siccome l’allerta contagi accadde nell’ombra di un enorme flusso di arrivi dovuto alla FIFA World Cup e alle Olimpiadi del 2016, definire con precisione il corretto impatto che ebbe il Zika virus non è stato possibile. Al contrario, meglio misurabile risulta essere stato nelle città di Miami Beach e Miami, dove il virus emerse nel 2015 e provocò un disturbo molto minore ai flussi internazionali: la pronta identificazione della malattia permise a Miami di isolare gran parte dell’area geografica soggetta alla trasmissione virale; inoltre, il governo lanciò un dettagliato programma di sorveglianza dei Mosquitos portatori del batterio responsabile del virus, aumentando maggiormente il controllo da parte del

(^9) Gloria Guevara & Daniel Richards. Crisis Readiness. Are you prepared and resilient to safeguard your people and destinations? https://www.wttc.org/-/media/files/reports/2019/generating-jobs- (2009). Disponibile in formato PDF su Internet all’indirizzo: (Consultato il 13/03/2020)

Il turismo risulta essere molto affetto da traumi come malattie epidemiche, ma enti non statali come possono essere compagnie private, industrie o associazioni non si trovano all’interno dell’IHR (International Health Regulation), di fatto non esiste una guida specifica per questo genere di enti. In questo modo diventa difficile per le compagnie in questione riuscire a stilare un bilancio equilibrato tra l’implementazione di misure necessarie a fronteggiare un’epidemia e la capacità di mantenere intatti o intaccare in maniera marginale i propri interessi commerciali.

Riguardo a questo tema sarebbe, quindi, interessante mettere in risalto una situazione più che attuale, dal momento in cui sta avvenendo proprio nell’anno in cui questa tesi viene scritta: l’impatto di una forma di Coronavirus, il COVID-19 sulla destinazione Italia e sul suo turismo.

È inevitabile ammettere come l’epidemia virale da Covid-19, scoppiata in Cina a dicembre 2019 nella città di Whuan (anche se virologi ed esperti sostengono che sia in circolo da molto più tempo), abbia avuto delle ripercussioni gravi e pesanti anche su altri paesi oltre che sull'epicentro, infatti è stata dichiarata pandemia dall’OMS proprio per aver colpito tutto il globo. In Europa, infatti, il numero di contagi è aumentato vertiginosamente in vari paesi, ma in Italia in particolare si sono visti, già nelle prime settimane di diffusione del virus, circa dieci mila casi di persone infette, con alcune centinaia di decessi. In poche settimane le città si sono svuotate, i centri commerciali hanno subito una riduzione di orari e chiusure nel fine settimana, università e scuole sono state chiuse e in alcune aziende è stato attivato un programma di smart working per far sì che la gente non uscisse da casa; il Carnevale di Venezia è stato annullato e il Fuori Salone di Milano rimandato all’estate. In poche settimane l’Italia, soprattutto al Nord, ha subito un grave calo economico e turistico provocando disagi anche all’estero. Sono stati varati diversi decreti, tutti con lo scopo di mettere il Paese in lockdown, così da poter ridurre e poi fermare il contagio. Tutto (o quasi) si è fermato: aziende chiuse, bar e ristoranti chiusi, i parrucchieri hanno abbassato le serrande fino a data da destinarsi, imprese private e pubbliche chiuse; aperti solo negozi di alimentari, farmacie e alcuni uffici per servizi pubblici. Il primo giorno di avvio del Dpcm del 9 marzo 2020 ha visto la borsa di Milano crollare: -17%. Ma quali sono le conseguenze che il paese

dovrà affrontare? L’ISTAT prevede una contrazione del PIL nel 2020 molto marcata con una caduta dell’8.3% e con una stimata ripresa del 4.6% nel 2021. Al crollo del PIL si aggiungono anche il collo degli investimenti del 12.7%.. A due mesi dallo scoppio^10 dell’epidemia a Whuan tutti i voli Italia – Cina sono stati cancellati e bloccati. Al nord Italia hanno cominciato a limitare e poi cancellare voli in partenza dalle zone più colpite dai contagi. Alle compagnie crocieristiche italiane e a quelle che hanno a bordo italiani non è permesso attraccare in porti esteri. All’estero è stato consigliato di evitare il più possibile di organizzare viaggi verso l’Italia. Tutte queste azioni, concentrate in circa tre settimane, hanno danneggiato l’economia, il turismo e l’immagine dell’Italia. Molti turisti che già avevano prenotato il loro viaggio verso le nostre terre, hanno disdetto la loro prenotazione, facendo prevedere che la stagione turistica italiana non sarà delle più floride e se questa situazione di emergenza non dovesse finire in un tempo relativamente breve, sarebbe necessario un aiuto economico per sostenere gli operatori turistici, per aiutare i mercati più sensibili alla sua pubblicizzazione e per poter rilanciare, magari con qualche sconto sul prezzo, alcune destinazioni turistiche italiane. Infatti, oltre al turismo internazionale, anche quello interno si trova in una situazione di sofferenza, poiché tutte le province e i comuni sono stati messi in quarantena. Ci sono state nella storia dell’umanità un numero molto alto di epidemie e pandemie, ma il settore turistico ha dimostrato anche in questo caso la sua capacità di fronteggiare le difficoltà e la sua resilienza. Questa viene creata anche grazie alla collaborazione tra le varie organizzazioni che operano per contrastare e per far fronte a questo genere di minacce sanitarie.

1.3 Catastrofi naturali e turismo: 11 marzo 2011, Giappone

Tra le tante crisi che il turismo deve affrontare, sono compresi anche i disastri naturali, che sono drammaticamente aumentati sia in frequenza che in magnitudo: tra il 1970 e il 2016 i numeri delle catastrofi naturali sono vertiginosamente quadruplicati. Il tempo di recupero da una situazione di disastro naturale è di circa 16.2 mesi in media, ma è la

(^10) Ansa, Istat: marcata contrazione del PIL nel 2020, ripresa parziale nel 2021, 2020. Disponibile all’indirizzo internet: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/06/08/istat-marcata-contrazione-del-pil-nel-2020-ripresa-parziale-nel-2021_752c65ee-1e62-4426-9f51-4ae57cda4db6.html (Consultato il 10/06/2020)

compresa tra il 15 e il 50% delle prenotazioni da Giugno ad Agosto, dovendo in alcuni casi rimborsare gli ospiti. Mentre l’area impattata dalla colata di lava copriva approssimativamente 24.6 chilometri quadrati, l’impatto fu sentito attraverso tutto lo stato delle Hawaii a causa dell’erronea percezione della gente riguardo all’eruzione. Mentre l’intensificazione di alcuni disastri naturali possono essere attribuiti al cambiamento climatico, la crescita di costi economicamente parlando, è anche associata alla crescita dei trend demografici, più specificatamente l’incremento della densità della popolazione: nel 2017 circa il 55% della popolazione viveva in un contesto urbano, a discapito del 34% nel 1960. Vi fu nell’ultimo periodo una migrazione verso zone^13 costiere a bassa quota, dove sono appunto situate la maggior parte delle megalopoli mondiali: in questo modo è aumentata l’esposizione a disastri naturali.

Oggigiorno, sempre più riserve naturali che una volta erano inagibili, stanno diventando dei luoghi per l’accoglienza turistica. Sebbene questa iniziativa sostenga il turismo locale, incrementa la possibilità che accadano disastri naturali. In questo modo molte destinazioni turistiche perdono la loro bellezza, le loro tradizioni culturali e la loro stabilità economica per un periodo che può essere breve o esteso. La scala dei danni subiti in una destinazione dipende dalla furia della catastrofe. Viene alla mente lo Tsunami del 2004 avvenuto alle Isole Nicobar e Andaman in India: situate nell’Oceano Indiano, queste isole attraevano un grandissimo numero di turisti grazie alla loro immacolata bellezza naturale, devastata poi dallo tsunami.

In questo contesto, è importante che l’industria turistica prenda in considerazione la possibilità che accadano questi disastri naturali per poter assicurare un piano di sostegno delle attività. È una buona idea, per esempio, non creare aree turistiche dove è risaputo avvengano frequenti disastri ambientali a causa della loro posizione geografica. È importante, quindi, che le compagnie turistiche possiedano un piano di emergenza in caso di catastrofi ambientali, che diventa essenziale per il luogo che ha l’opportunità, in questo modo, di attraversare un recupero più rapido e allo stesso tempo di moderare i danni provocati dalla calamità. Nella maggior parte dei casi, i disastri naturali provocano un impatto negativo sull’economia e sulle persone, per questo motivo è

(^13) Ibidem

indispensabile possedere un piano di emergenza per i casi in cui la natura si manifesta in tutta la sua furia: una delle opzioni migliori sarebbe infatti quella di adattarsi al cambiamento perché le disgrazie ambientali sono inevitabili e incontrollabili. Se i disastri sono più che altro concreti, la scelta migliore è cambiare con il cambiamento, quindi per l’industria turistica significa essere preparati e disposti ad adattare le proprie attività e i propri servizi.

Dall’altro lato della medaglia, vi sono le solite eccezioni che confermano la regola. Le calamità ambientali possono favorire i flussi turistici in una destinazione. Prendiamo il caso del Villaggio Cornish di Boscastle: questa località, ha vissuto nel 2004 una delle peggiori inondazioni al mondo, tutto ciò che era stato costruito venne distrutto, compresi i monumenti culturali, ma fortunatamente tutte le persone vennero portate al sicuro. Negli anni seguenti il governo spese milioni di dollari per la ricostruzione, che generò più posti di lavoro e numerose nuove attività. Inoltre, le immagini e i video di Boscastle che vennero diffusi tramite i media fecero pubblicità alla cittadina, generando di conseguenza un aumento dei flussi turistici. In poco tempo, dunque, l’inondazione si rivelò essere stata una benedizione per Boscastle.

Come già affermato, il tempo di recupero da una calamità ambientale può variare da pochi a molti mesi, in relazione all’impatto del disastro. Nel caso di Puerto Rico, che fu colpito dagli uragani Irma e Maria nel Settembre 2017, l’impatto sugli hotel fu particolarmente severo. L’isola ebbe 13.709 camere d’hotel prenotate nel mese esatto in cui avvenne la catastrofe, fu testimone di un vertiginosa decrescita di 2. prenotazioni. Fortunatamente, Puerto Rico fu capace di ritornare alla situazione turistica di pre-crisi in solo un anno di tempo. Al contrario, Città del Capo (Sud Africa) ebbe esperienza di una crisi con effetti che si protrassero per un periodo di tempo più lungo: la mancanza di acqua sfidò la città e i suoi cittadini a pensare in modo diverso riguardo alla loro relazione con questo bene non interminabile e di cercare strategie di gestione alternative. Attualmente, i flussi turistici in entrata sono tornati alla normalità, però è inevitabile affermare che l’industria del turismo in questa città patì una sofferenza di un