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Tesina informatica giuridica, Tesine universitarie di Bioetica

Esame di informatica giuridica

Tipologia: Tesine universitarie

2015/2016

Caricato il 07/06/2016

Vanessa240692
Vanessa240692 🇮🇹

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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TERAMO
FACOLTA DI GIURISPRUDENZA
TESINA DI INFORMATICA GIURIDICA
“BIOMETRIA: IL CORPO COME PASSWORD”
Tesina di: Professore:
Vanessa Benacquista Mario Sirimarco
Anno Accademico 2015/2016
INTRODUZIONE
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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TERAMO

FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA

TESINA DI INFORMATICA GIURIDICA

“BIOMETRIA: IL CORPO COME PASSWORD”

Tesina di: Professore:

Vanessa Benacquista Mario Sirimarco

Anno Accademico 2015/

INTRODUZIONE

L’età contemporanea è stata definita in tanti modi: post-moderna, post-industriale, dell’informazione e biotech. Bauman, sociologo e filosofo polacco ha definito la società attuale come modernità liquida. Nella modernità attuale tutto è permeato dalla “liquidità”, che è la caratteristica di base dei liquidi fluidi, che non possono mantenere una forma perché non hanno una coesione interna. Il mondo di oggi non ha né la struttura né la solidità di un tempo. Le nuove forme di produzione e di rapporti umani sono anonime, liquide e mutevoli. L’ultimo libro scritto da Bauman, “Vite di scarto”, ha come tesi fondamentale la saturazione del pianeta, gli effetti della nostra società “liquida” ipertecnologizzata: produzione in abbondanza di beni materiali e cosiddetto benessere concentrato nel mondo occidentale, rifiuti e scarti di ogni genere, soprattutto umani: è la generazione X come la chiama Bauman. La modernità liquida segna il passaggio dalla soggettività e dalla moderna cultura del soggetto alla odierna cultura dei rifiuti, tipica di un mondo sovrappopolato da individui, non più soggetti, smaltibili e rifiutabili. Un esempio di questa concezione di Bauman è descritto dall’arte che, rappresentando e definendo il proprio tempo, comincia a servirsi di corpi umani smaltibili e rifiutabili. Pensiamo all’arte anatomica di Gunther von Hagens, un professore di anatomia, che nel 1977 ha messo a punto la tecnica della plastination con la quale l’acqua contenuta nei liquidi dei tessuti viene sostituita da materiali plastici. Questa tecnica fa sì che i plastinati siano privi di odori, asciutti e le cellule e i tessuti mantengano il loro colore e la loro forma originaria garantendo come risultato un effetto di impressionante realismo.

Di questa arte anatomica ne è stata fatta una vera e propria mostra itinerante, Korperwelten/ Bodywolds, nella quale vengono esposte sezioni anatomiche e interi corpi umani plastinati, sistemati in posizioni e atteggiamenti di vita comune, che permettono di conoscere quali muscoli entrano in funzione. Questi corpi però sono privi di identità, sono corpi dionisiaci senza più desideri né differenze tra di loro privi di una res cogitans. Uno dei cadaveri dell’esposizione, Orthopedical plastinate, appare rivestito da protesi interne ed esterne a rappresentare la natura del corpo contemporaneo. Un corpo cyborg, un misto di parti organiche e tecnologiche, né corpo naturale né artificiale, giacché la sua distinzione ha ormai perso ogni significato. Si tratta del corpo-cadavere della tradizione anatomica nella sua versione postmoderna, come cyborg - cadavere: supporti tecnologici e chimici sono presentati come estensioni ‘naturali’ del corpo umano vivo. I cadaveri plastinati di von Hagens esemplificano il destino dei corpi nella biomedicina e nella cultura popolare contemporanea, nella quale originale e copia, corpo e rappresentazione, naturale e artificiale non sono più stabiliti in modo certo e definitivo. Von Hagens, rappresentando e mettendo in scena i corpi, evidenzia l’ossessionante attenzione che la nostra società ha del corpo. Infatti la società attuale rivolge sempre maggiore attenzione al corpo. Ovunque ci sono rappresentazioni di corpi esposti, corpi spettacolo, esibiti e celebrati. Il corpo sembra occupare il centro della scena, il centro assoluto di tutte le scene possibili, mediatiche, accademiche, istituzionali o più

Si diffondono le banche dove si depositano parti o prodotti del corpo: gameti, sangue, tessuti, cellule, DNA. Tutto questo fa si che il corpo abbia numerose funzionalità: può essere riparato o reintegrato in funzioni perdute. Si parte verso Paesi con sistemi sanitari non sicuri portando con sé un flacone del proprio sangue da utilizzare per eventuali autotrasfusioni; si depositano le cellule tratte dal sangue del cordone ombelicale; si può usare il seme depositato in una ‘banca’ per esercitare la funzione riproduttiva in caso di sterilità o addirittura dopo la morte. Il corpo, in tal modo, non è più soltanto riprodotto e moltiplicato. È distribuito nello spazio e nel tempo attraverso una sua incessante e consapevole costruzione. L’interazione tra il corpo e le tecnologie si diffonde sempre di più. Davanti a noi ci sono mutamenti che toccano l’antropologia stessa delle persone.

Siamo di fronte a slittamenti progressivi: dalla persona ‘scrutata’ attraverso la videosorveglianza e le tecniche biometriche si può passare a una persona ‘modificata’ dall’inserimento nel corpo di microchip ed etichette ‘intelligenti’ leggibili a distanza con le tecnologie delle radiofrequenze (RFID, Radio Frequency Identification), in un contesto in cui il corpo diviene una password e che sempre più ci individua come networked persons, persone perennemente in rete, via via costruite in modo da emettere e ricevere impulsi che consentono di rintracciare e ricostruire movimenti, abitudini, contatti, modificando senso e contenuti dell’autonomia delle persone.

BIOMETRIA.

Il termine biometria deriva dalle parole greche bìos, "vita" e metros, "misura”. La biometria è quel settore della biologia che studia i dati osservati sugli esseri viventi. Scopo della biometria è quello di classificare statisticamente i diversi tipi in un determinato momento ed in un precisato ambiente. Un sistema di riconoscimento biometrico è un particolare sistema che ha la finalità di riconoscere una persona sulla base di caratteristiche fisiologiche (impronta digitale, forma del volto o della mano, retina, iride, timbro di voce, vene) e/ o comportamentali (calligrafia, stile di battitura). Tale sistema è in grado di fare ciò confrontando le caratteristiche del soggetto con i dati, precedentemente acquisiti e presenti nel database del sistema.

  1. Tratto da un saggio di Stefano Rodotà intitolato “Trasformazioni del corpo” 2006

Il primo metodo d'identificazione scientifico biometrico fu sviluppato nei laboratori del carcere di Parigi da Alphonse Bertillon. Nel 1870 venne nominato fotografo di servizio presso la prefettura di Parigi: annotando tutte le caratteristiche fisiche dei detenuti, fonda il primo laboratorio di polizia scientifica e d'identificazione dei criminali, inventa l'antropologia giudiziaria chiamata appunto

Sistema Bertillon o Bertillonage. Tale metodo consisteva nella rilevazione delle misure fisiche dei detenuti in quanto l'ossatura umana non cambia più dopo il ventesimo anno d'età ed ogni scheletro è diverso per ciascun individuo. Il nome del detenuto, le descrizioni e le misure fisiche del corpo di un individuo (cranio, lunghezza degli arti, lunghezza delle dita e dei piedi, lunghezza del naso, caratteristiche dell'orecchio) e una fotosegnaletica, venivano annotate su una scheda detta "Osservazioni Antropometriche". La tecnica cadde gradualmente in disuso quando venne scoperta l'impronta digitale. Due nomi sono legati a questa invenzione, quello di Galton e di sir Henry 2 , che impostarono in modo sistematico la classificazione delle impronte digitali e che contribuirono a dare alle impronte digitali il valore criminologico che oggi ricoprono. In Italia questo metodo fu messo a punto da un funzionario di polizia, Giovanni Gasti 3.

Un'autentica rivoluzione nell'utilizzo delle impronte digitali, soprattutto a fini criminologici, si è avuta una dozzina di anni fa, quando la crescente potenza dei sistemi di elaborazione permise alla polizia americana di mettere a punto il primo sistema AFIS - automatic fingerprint identification system. Solo grazie all'utilizzo di questo dispositivo informatico, collegato ad un capiente database, l'impronta digitale ha raggiunto l'attuale importanza criminologica. Un sistema biometrico è dunque costituito da due diversi momenti: la fase di registrazione iniziale (normalmente definita enrollment), durante la quale vengono acquisiti più campioni della caratteristica biometrica e viene creato il modello che verrà usato per i confronti successivi e la fase di riconoscimento, che si ripete ogni qual volta l’utente si presenta al punto di controllo.

  1. Edward Henry che è stato comandante della Polizia Metropolitana di Londra. Il suo mandato vide per la prima volta l’utilizzo di cani poliziotto. Galton è stato un esploratore, antropologo e dedicò molti articoli all'esposizione dei suoi studi sulle impronte digitali. Misurò la probabilità che due individui diversi possiedano le medesime impronte, ne indagò l'ereditarietà e le caratteristiche in diverse gruppi razziali, ed ideò un sistema per la loro classificazione. Sir Edward Henry e Sir Francis Galton realizzarono il metodo di classificazione delle impronte digitali, il cosiddetto sistema di classificazione Galton-Henry.
  2. Giovanni Gasti è stato un criminologo, questore di polizia italiano e l'inventore del metodo di catalogazione delle impronte digitali noto come "identificazione decadattiloscopica" o anche come "metodo Gasti". Il "metodo Gasti" si basa su tre differenti tipologie di linee: centrali ossia passanti per il centro del polpastrello; marginali ossia passanti per i lati del polpastrello; basali ossia passanti parallele alla piegatura del dito.

A sua volta la fase di riconoscimento può essere di due tipi:

  • si parla di verifica (o riconoscimento 1:1) quando l'utente che si presenta al punto di controllo confronta la sua caratteristica biometrica con quello che dovrebbe essere il suo modello registrato al momento dell'enrollment. Per fare questo, prima di
  • militari. Il Dipartimento della Difesa (DoD) statunitense sta portando avanti alcune iniziative al fine di comprendere se i prodotti e i servizi di sicurezza disponibili sul mercato possano rappresentare una risposta alle sue esigenze biometriche. Tuttavia, è stato anche fondato un ufficio per la gestione della biometria (BMO) per assicurarsi la disponibilità di queste tecnologie. Inoltre, ha istituito il suo primo laboratorio di sperimentazione biometrica, il Biometrics Fusion Center (BFC), per eseguire test sperimentali, controlli di valutazione e fornire raccomandazioni sui prodotti biometrici commerciali. Il 23 settembre 2004, il BMO ha stipulato un contratto di cinque anni con la Lockheed Martin, per la progettazione, la costruzione e la gestione di un nuovo Sistema di identificazione biometrica automatizzato (ABIS). Questo database elettronico, con le sue applicazioni software, consoliderà, immagazzinerà e cercherà dati su impronte digitali raccolti da persone di interesse per la sicurezza nazionale. Più avanti, ABIS supporterà la memorizzazione, la ricerca e il ritrovamento di ulteriori caratteristiche biometriche, come immagini facciali e dell’iride, timbri di voce e informazioni genetiche.
  • autenticazione degli accessi fisici in locali protetti,
  • sicurezza nelle transazioni finanziarie. Un numero crescente di banche ed esercizi commerciali sta prendendo in considerazione l’uso di tecnologie biometriche come metodo sicuro ed efficiente per combattere le frodi e i furti d’identità. Nel 1999, Bank United è stata la prima banca degli Stati Uniti a implementare il riconoscimento dell’iride agli sportelli bancomat e migliaia di consumatori possono ritirare denaro dai loro conti correnti semplicemente guardando i terminali. Di fronte alla macchina, l’iride del cliente può essere acquisita anche attraverso occhiali, lenti a contatto e buona parte degli occhiali da sole. Le banche giapponesi hanno avuto un ruolo pionieristico nello sviluppo di sistemi biometrici per la sicurezza, la privacy e i servizi ai clienti. Come conseguenza di un recente scandalo, le quattro più grandi banche del Giappone hanno adottato la biometria per risolvere il problema crescente della contraffazione delle carte bancomat e del furto di documenti d’identità. Due di esse hanno scelto una tecnologia che identifica il disegno delle vene del palmo della mano (grazie a una luce vicina all’infrarosso che illumina la deossiemoglobina), mentre le altre due hanno scelto un sistema che analizza le vene delle dita. In Giappone il tasso di diffusione delle tecnologie biometriche è cresciuto enormemente e sono ormai numerosi gli istituti bancari che utilizzano metodi biometrici per identificare i clienti.
  • prevenzione delle frodi;
  • proteggere e tutelare l'attività bancaria via internet;
  • identificazione di soggetti;
  • sicurezza negli aeroporti. Un modo per aumentare la sicurezza dei passaporti è l’utilizzo della biometria: l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO) ha proposto di usare il volto come misura biometrica principale, cui andrebbero associate come opzioni quelle di impronte digitali o iride. I progetti per il nuovo passaporto biometrico (detto anche BioPass o ePassport) in genere includono anche un chip RFID (Radio frequency identification) contenente gli stessi dati stampati sul passaporto, oltre alle caratteristiche biometriche del proprietario. Un esempio di successo nell’implementazione della biometria è quello del Ben Gurion International Airport di Tel Aviv, in Israele, uno dei terminal più trafficati del mondo. Per identificare i viaggiatori è stato usato un sistema di analisi della geometria della mano incluso in 21 cabine di ispezione automatizzate installate nell’aeroporto dove oggi tutti i passeggeri del Ben Gurion passano. Durante la fase di registrazione il sistema raccoglie informazioni biografiche e dati sulla geometria della mano. Quando arrivano o partono, i passeggeri usano un documento d’identità per l’identificazione iniziale e successivamente il sistema verifica la loro identità attraverso il template della geometria della mano. In caso di risposta positiva, esso stampa una ricevuta che permette ai viaggiatori di proseguire. In caso contrario, questi sono inviati a un ispettore.
  • investigazione;
  • schedatura dei criminali;

I nuovi strumenti di identificazione biometrici sono i nuovi indicatori della nostra identità. Da un lato la biometria è vista con un atteggiamento ottimista in quanto essa eviterebbe di sottoporre allo sforzo eccessivo di ricordare numerose password o Pin i quali oltre ad essere difficili da ricordare e la maggior parte degli utenti risolve il problema annotandoli da qualche parte (es. post-it conservato sotto la tastiera o nel portafoglio), sono anche facilmente individuali soprattutto se scelti direttamente dall’utente perché direttamente associabili all’utente stesso (una data particolare, un numero significativo, il nome di un familiare, il nome di un animale domestico). Dall’altro è considerata soltanto un mito da sfatare in quanto costoso e pericoloso. Secondo alcuni ad esempio, l’introduzione della biometria risolverà l’odierna

biologico". "Passato, presente e futuro - avverte Rodotà - dunque possono essere scandagliati attraverso i dati genetici". Se il corpo investigato attraverso l'intima sua struttura genetica apre inquietanti prospettive, preoccupazioni nuove, secondo Rodotà, nascono dal diffondersi delle tecniche di localizzazione delle persone. Pensiamo ai strumenti diversi di localizzazione, "in particolare i chip che possono essere inseriti in qualsiasi prodotto e, come si è già ricordato, addirittura nel corpo umano”.

Tutto questo secondo Rodotà individua "una dimensione nuova della sorveglianza, resa possibile dal mutamento sociale che ha portato il telefono mobile a divenire quasi una protesi della persona, un robustissimo e invisibile filo elettronico che permette di seguire ogni nostro movimento in qualsiasi labirinto". Secondo Rodotà nemmeno "il consenso dell'interessato può rendere legittimo l'inserimento nel suo corpo di un chip che permetta di seguirne i movimenti, o il ricorso a chip che, inseriti in un prodotto, rendano poi possibile il controllo dei comportamenti di chi lo utilizza. Il 'guinzaglio elettronico' confligge con la dignità della persona". Per riuscire a sfuggire al rischio di una "società della sorveglianza" secondo Rodotà occorre sottrarre lo spazio virtuale alla pura logica di mercato, "a quella che è stata chiamata la 'disneyzzazionè, che nega la sua natura di spazio pubblico". Ma anche lo spazio reale è sorvegliato e tutto questo costituisce il mutamento sociale in atto. La sorveglianza si trasferisce dall'eccezionale al quotidiano, dalle classi pericolose alla generalità delle persone. La folla non è più solitaria e anonima. La digitalizzazione delle immagini, le tecniche di riconoscimento facciale consentono di estrarre il singolo dalla massa, di individuarlo e di seguirlo. Il data mining, l'incessante ricerca di informazioni sui comportamenti di ciascuno, genera una produzione continua di profili individuali, familiari, di gruppo. La sorveglianza non conosce confini". Rodotà ha infine sottolineato come "questa inarrestabile pubblicizzazione degli spazi privati, questa continua esposizione a sguardi ignoti e indesiderati, incide sui comportamenti individuali e sociali. Sapersi scrutati riduce la spontaneità e la libertà. Riducendosi gli spazi liberi dal controllo, si è spinti a chiudersi in casa, e a difendere sempre più ferocemente quest'ultimo spazio privato, peraltro sempre meno al riparo da tecniche di sorveglianza sempre più sofisticate. Ma se libertà e spontaneità saranno confinate nei nostri spazi rigorosamente privati, saremo portati a considerare lontano e ostile tutto quel che sta nel mondo esterno. Qui può essere il germe di nuovi conflitti, e dunque di una permanente e più radicale insicurezza, che contraddice il più forte argomento addotto per legittimare la sorveglianza, appunto la sua vocazione a produrre sicurezza".

Per concludere possiamo affermare che da un lato il corpo biometrico si presenta come perennemente ‘incompiuto’, disponibile per una ininterrotta e sempre più incisiva attività di costruzione/modificazione. Su di esso è possibile intervenire per reintegrarne funzioni perdute o mai possedute (amputazioni, cecità, sordità) o proiettarlo al di là della sua antropologica normalità, rafforzandone le funzioni o aggiungendone di nuove, sempre in nome del benessere della persona, o della sua competitività sociale (incremento delle attitudini sportive, ‘protesi’ per l’intelligenza). Siamo di fronte a una moltiplicazione delle tecnologie che dilatano e modificano la nozione di cura del corpo e annunciano l’avvento dei cyborgs, del corpo postumano. «Nelle nostre società il corpo tende a divenire una materia prima modellabile secondo l’ambiente del momento». Si allargano così le possibilità di intervento individuale, ma crescono anche le opportunità di interventi politici di controllo del corpo attraverso le tecnologie.

La totale riduzione del corpo a macchina non alimenta soltanto la propensione a trasformarlo sempre di più in strumento che rende possibile un controllo continuo della persona. Questa viene espropriata del proprio corpo e, attraverso ciò, della sua stessa autonomia. Pensiamo ad esempio al gigante del Software, Microsoft che ha brevettato il corpo umano. Si tratta di un sistema per sfruttare il corpo umano nelle trasmissioni di energia e informazioni. L'idea finale intenderebbe utilizzare i tessuti umani come connettori di tutti gli strumenti hi-tech portatili. Al centro del progetto ci sarebbe la conducibilità elettrica dell'epidermide, capace, se necessario, di trasmettere informazioni e comandi a una serie di gadget elettronici collegati al corpo umano attraverso degli elettrodi. Dall’altro la biometria è il futuro: la Apple nel 2013 ha messo sul mercato l’iPhone 5s in grado di riconoscere l’impronta del pollice per sbloccare lo smartphone. Recentemente anche Microsoft, con il nuovo Windows 10, ha offerto la possibilità di fare il log tramite impronta, riconoscimento dell’iride o del volto (posto che il computer sia equipaggiato per questo). La Fujitsu ha invece lanciato sul mercato giapponese un paio di cellulari in grado di scansionare l’iride e da questo mese si può persino acquistare una pistola smart, Identilock, dotata di un riconoscimento super veloce delle impronte digitali, che funziona solo quando la impugna il legittimo proprietario. Sul fronte bancario, Mastercard sta testando un sistema di lettura facciale per autenticare la carta di credito: al posto della password basterà farsi una foto con il cellulare. Che siano wearable, cellulari o tablet, sistemi biometrici si diffonderanno sempre di più e molto presto saranno in grado di estinguere le password ». Ne è convinta Isabelle Moeller, amministratore delegato del Biometric Institute, organizzazione indipendente che aiuta le aziende a implementare in modo sicuro i sistemi biometrici.

La domanda fondamentale è: il sistema biometrico, meccanicizzato e digitale, può e sin dove invadere i corpi? Lo stesso linguaggio può dare una risposta sottolineando l’importanza di

  1. Il Panopticon è un carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham. L’idea alla base del Panopticon era quella che, grazie alla forma radiocentrica dell’edificio, un unico guardiano potesse osservare ( optikon dal greco “guardare”) tutti (dal greco “ pan” ) i prigionieri in ogni momento i quali non devono essere in grado di stabilire se sono osservati o meno. Era come se ci fosse una invisibile onniscienza da parte del guardiano che li avrebbe condotti ad osservare sempre la disciplina come se fossero sempre osservati. Dopo anni di questo trattamento, secondo Bentham, il retto comportamento “imposto” sarebbe entrato nella mente dei prigionieri come unico modo possibile di comportarsi modificando così indelebilmente il loro carattere.

BIBLIOGRAFIA

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  • Guido Saraceni, Luoghi della giustizia, Appunti di geofilosofia del diritto, Collana

della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo, Edizioni

Scientifiche Italiane, Napoli 2008.

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  • Buaman, Modernità liquida, Roma-Bari 2002.
  • Koerperwelten.com
  • Pierre Lèvy, Il virtuale, Milano 1997.
  • Biometric.it
  • Garanteprivacy.it
  • Intervista su privacy e libertà, Roma-Bari 2005.
  • Discorso del Presidente Rodotà, Relazione annuale 2002.
  • Focus.it “Microsoft brevetta il corpo umano”.
  • La società del troppo, Il fatto quotidiano.
  • Saggio “Esseri umani 2.0? Diritto e sogno (incubo) biotecnologico, Mario Sirimarco.
  • Saggio “Bioinformatica, bioetica e biodiritto”, Alessandro Fruci.