



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Tesina scritta dalla sottoscritta utilizzando fonti scientifiche trovate nel sistema bibliotecario online dell'Università di Firenze. Tesina facoltativa richiesta dal professor Guerrini come parte dell'esame di Biblioteconomia, argomento a piacere. Questa tesina tratta del processo di Revisione Paritaria. Voto 30/30.
Tipologia: Tesine universitarie
1 / 5
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Corso di Laurea in Lettere Moderne Insegnamento di Biblioteconomia a.a. 2021- 22 Studentessa Sara Luciani (n. matricola 7036687)
La revisione paritaria, meglio nota con il corrispettivo termine inglese Peer Review, indica nel mondo della ricerca e della comunicazione scientifica la valutazione critica e il controllo di qualità che un articolo riceve prima di procedere con la sua eventuale pubblicazione. La lettura critica (referaggio) e la revisione del manoscritto sono affidate a esperti di pari grado e aventi analoghe competenze rispetto all’autore che ha sottoposto il suo lavoro a una determinata rivista accademica o scientifica. Questi esperti, detti “reviewers” o “referees”, vengono selezionati dall’editore o dal redattore della rivista per valutare, correggere e proporre eventuali miglioramenti sul lavoro in questione. Il loro reclutamento è operato sulla base delle competenze affermate nel campo tramite pubblicazioni, tenendo conto della disponibilità degli stessi. Ognuno degli esperti scelti (in genere due o tre), al termine della revisione, propone all’editore la soluzione a suo avviso più idonea: il lavoro può essere accettato senza riserve, accettato a patto che l’autore lo migliori sotto determinati aspetti, respinto ma con possibilità di revisione e riproposta, respinto senza appello. A questo punto, l’articolo torna all’editore che può decidere di accettare o meno le soluzioni proposte dai revisori, il cui parare è, di fatti, solo consultivo. La decisione presa dall’editore sulla base delle raccomandazioni degli esperti viene infine comunicata all’autore. Altre fasi poi possono aggiungersi al processo così descritto. Molto spesso, infatti, ai revisori viene chiesto di valutare i cambiamenti apportati al testo rivisto e corretto dall’autore. Inoltre, dato che ognuno dei referees lavora in solitaria, potrebbe accadere che il loro parere sia discordante; in questo caso, l’editore solitamente seleziona un ulteriore revisore. Non è semplice dare una definizione assoluta del processo di revisione paritaria data la presenza sul campo di molteplici attori che perseguono differenti scopi a seconda del ruolo rivestito [autori, revisori, editori]. Per questo, la caratterizzazione del PRP (peer review process) varia a seconda del suo ambito di applicazione. Dal punto di vista delle politiche pubbliche per la ricerca, PRP è un meccanismo scientifico di controllo della qualità che determina l’allocazione delle risorse per finanziare il settore scientifico. Per gli editori, PRP è un sistema che li agevola nella decisione di cosa pubblicare. Per gli autori, invece, rappresenta una tappa obbligata per far sì che il loro articolo venga pubblicato, così come un’importante opportunità per ricevere feedback da esperti del settore. Per i revisori, infine, PRP è un modo per aiutare e per contribuire attivamente al mantenimento ottimale degli standard nella generazione di conoscenza nei loro settori.
revisione paritaria non sono generalmente considerati scientificamente validi dai ricercatori e dai professionisti del settore (se non dopo eventuali e accurate verifiche). Sottoponendo i manoscritti al processo di revisione tra pari, quindi, non soltanto vengono preservati i lettori dalla circolazione, specie sul web, di ricerche e articoli non originali, dubbi, falsi o fraudolenti, ma anche si riduce notevolmente il rischio di pubblicare lavori non depurati da eventuali errori, imprecisioni o difetti che potrebbero facilmente sfuggire alla correzione del solo autore. Le richieste di chiarimento, i miglioramenti e le proposte formulate dai revisori al momento della lettura critica permettono all’autore di ovviare e modificare determinate carenze, così da ottenere, in ultima battuta, un lavoro corretto e conforme agli standard della comunità scientifica. Con l’avvento di internet e del Web è stato sostenuto da alcuni che tutti i lavori di ricerca potessero essere pubblicati senza essere sottoposti al processo di revisione paritaria. Se questo dovesse mai accadere, sostiene il ricercatore dell’Indian Institute of Science Education and Research S. Jana, ne deriverebbero molti e gravi problemi. In primo luogo, la maggior parte della popolazione (non- esperti del settore) non sarebbe in grado di capire quali risultati di ricerca siano da considerarsi veritieri e affidabili. In secondo luogo, questo processo generebbe grande caos soprattutto nell’ambito della ricerca medica, che potrebbe risultare in pazienti tanto confusi da seguire e applicare procedure mediche sbagliate e/o pericolose. È per questo che nel contesto contemporaneo della rivoluzione digitale e del conseguente infoglut (inquinamento informativo) la revisione tra pari è tanto più critica quanto importante al fine di permettere la pubblicazione e la circolazione soltanto delle ricerche validate.
sostanza pubblicavano qualsiasi lavoro fosse loro sottoposto. A questo proposito è opportuno considerare l’articolo pubblicato dalla rivista Science il 4 ottobre 2013, ad opera del corrispondente scientifico inglese J. Bohannon: “Who’s Afraid of Peer Review?”. Lo studio riporta i risultati di un’inchiesta giornalistica di Bohannon in merito alla revisione paritaria degli articoli pubblicati su riviste a pagamento consultabili in modalità open access. Tra il gennaio e l’agosto del 2013, l’autore inviò una serie di documenti scientifici falsi a 304 riviste open-access. Questi documenti erano stati intenzionalmente scritti da Bohannon (usando lo pseudonimo Ocorrafoo Cobange) con difetti scientifici così gravi ed evidenti che “qualunque revisore con una conoscenza della chimica maggiore di quella del liceo e l’abilità di capire un basilare grafico di dati avrebbe dovuto immediatamente individuarne le lacune.” Eppure, il 60% dei periodici accettarono l’articolo, senza notare i suoi difetti.
fine alle accuse di tendenziosità rivolte ai revisori. Certo è che per potersi affermare l’Open Peer Review deve riuscire ad affrontare alcune sfide. Tra queste, la più semplice, è quella della tecnologia che continua a evolversi. Meno semplice è sollecitare il cambiamento culturale che può condurre alla diffusione di diversi modelli di revisione paritaria aperta. Tutte le comunità scientifiche possono trarre benefici dall’adozione di modalità OPR ma ognuna dovrà trovare un suo modello funzionale. BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO: