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Tesina sulle Abitazioni Tardoantiche, Tesine universitarie di Archeologia

Il documento consiste in una tesina sulle abitazioni tardoantiche a partire dal IV fino al VII secolo d.C.

Tipologia: Tesine universitarie

2017/2018

In vendita dal 05/04/2018

f.manfry95
f.manfry95 🇮🇹

4.6

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LE ABITAZIONI TARDOANTICHE
TRA IV – VII SECOLO
Fabio Manfredelli
Archeologia della Tarda Antichità
Premessa
Il tema delle abitazioni tardoantiche permette di seguire almeno due linee
guida. Si può, innanzitutto, cercare di osservare quali siano le forme
architettoniche in uso, come si evolvano, se vi siano tendenze comuni, a
prescindere dalle naturali differenze locali delle tecniche costruttive; un
secondo percorso di analisi può riguardare la funzione attribuita ai singoli
spazi all'interno della casa, considerando le differenze sociali e culturali dei
proprietari e i loro stili di vita attraverso l'osservazione delle scelte
decorative e degli oggetti in uso.
Architettura abitativa tardoantica
L'architettura abitativa di età tardoantica è stata considerata per troppo
tempo di secondaria importanza rispetto a quelle che sono le testimonianze
monumentali pubbliche connesse con lo svolgimento del culto cristiano;
eppure, essa rappresenta un'espressione fondamentale dell'organizzazione
sociale. Trattasi di un pregiudizio alquanto dannoso ai fini della ricerca
archeologica, in quanto ha condotto, in molti casi, a fraintendimenti
nell'interpretazione di alcune strutture (edifici residenziali interpretati come
chiese). Negli ultimi decenni, abbiamo assistito agli albori di un filone di
ricerca specifico sull'edilizia residenziale tardoantica, in continua crescita
grazie all'apporto di una documentazione sempre più numerosa e
all'utilizzo di nuovi approcci teorici, votati sempre più a considerare
l'abitazione con il suo valore di “spazio sociale”.
Precisando preventivamente che esiste una casistica estremamente ampia e
varia, in generale consideriamo schematicamente l'abitazione tardoantica
come un nucleo destinato ad un solo gruppo familiare nel caso delle domus
e delle villae, oppure come un caseggiato composto da appartamenti
(insula) e dotato di servizi in comune, o ancora come un'abitazione più
modesta, che include al proprio interno anche strutture legate ad attività
artigianali (taberna), ovvero abitazioni che presentano sia spazi residenziali
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Scarica Tesina sulle Abitazioni Tardoantiche e più Tesine universitarie in PDF di Archeologia solo su Docsity!

LE ABITAZIONI TARDOANTICHE

TRA IV – VII SECOLO

Fabio Manfredelli

Archeologia della Tarda Antichità

Premessa

Il tema delle abitazioni tardoantiche permette di seguire almeno due linee guida. Si può, innanzitutto, cercare di osservare quali siano le forme architettoniche in uso, come si evolvano, se vi siano tendenze comuni, a prescindere dalle naturali differenze locali delle tecniche costruttive; un secondo percorso di analisi può riguardare la funzione attribuita ai singoli spazi all'interno della casa, considerando le differenze sociali e culturali dei proprietari e i loro stili di vita attraverso l'osservazione delle scelte decorative e degli oggetti in uso.

Architettura abitativa tardoantica

L'architettura abitativa di età tardoantica è stata considerata per troppo tempo di secondaria importanza rispetto a quelle che sono le testimonianze monumentali pubbliche connesse con lo svolgimento del culto cristiano; eppure, essa rappresenta un'espressione fondamentale dell'organizzazione sociale. Trattasi di un pregiudizio alquanto dannoso ai fini della ricerca archeologica, in quanto ha condotto, in molti casi, a fraintendimenti nell'interpretazione di alcune strutture (edifici residenziali interpretati come chiese). Negli ultimi decenni, abbiamo assistito agli albori di un filone di ricerca specifico sull'edilizia residenziale tardoantica, in continua crescita grazie all'apporto di una documentazione sempre più numerosa e all'utilizzo di nuovi approcci teorici, votati sempre più a considerare l'abitazione con il suo valore di “spazio sociale”. Precisando preventivamente che esiste una casistica estremamente ampia e varia, in generale consideriamo schematicamente l'abitazione tardoantica come un nucleo destinato ad un solo gruppo familiare nel caso delle domus e delle villae , oppure come un caseggiato composto da appartamenti ( insula ) e dotato di servizi in comune, o ancora come un'abitazione più modesta, che include al proprio interno anche strutture legate ad attività artigianali ( taberna ), ovvero abitazioni che presentano sia spazi residenziali

che spazi produttivi. Un aspetto poco visibile nella ricerca archeologica riguarda l'identificazione delle abitazioni in materiale deperibile, ovvero di coloro che possiedono il minimo necessario alla sopravvivenza: bisogna immaginare tali strutture come facenti parte del paesaggio urbano, anche se a volte la loro presenza emerge soltanto dai testi legislativi e dalle fonti letterarie. Quando si parla di architettura abitativa, quindi, ci riferiamo ad un insieme di forme molto differenti, che annovera la tarda antichità quale uno dei suoi momenti più innovativi: elementi quali i triclini, le aule basilicali (absidate), le terme, gli spazi all'aperto, le corti a peristilio, le fontane e i ninfei compaiono nelle case di livello medio-alto. Un elemento molto significativo è dato dalla tendenza all'adattamento della stanza principale delle domus alla forma absidata: essa rappresenta un elemento rivelatore dell'adesione al modello tardoantico del banchetto di livello aristocratico, all'interno del quale è prevista la disposizione gerarchica dei commensali attorno ad una tavola marmorea semicircolare. Sia lo stimolo che i modelli di base per queste nuove sperimentazioni, però, vennero probabilmente dall'edilizia residenziale di ambito imperiale, che aveva già realizzato dimore urbane e suburbane molto fastose. Di tutte queste sperimentazioni le grandi domus tardoantiche sono tributarie: la stessa aula absidata è un'imitazione delle analoghe aule destinate alle manifestazioni pubbliche o semipubbliche dell'imperatore (nel caso delle abitazioni tardoantiche, essa è riservata ai momenti più importanti della vita pubblico-privata del proprietario). L'aula absidata si apre con larghe porte o con ampie trifore (a pilastri o a colonne) verso un portico in collegamento con eventuali spazi aperti, anche se, in alcuni casi, gli accessi sono limitati alla sola facciata; basti pensare che le pareti lunghe laterali sono del tutto prive di porte, con l'intento di poterne controllare e limitare gli accessi senza difficoltà. Per quanto riguarda l'alzato, l'elemento caratterizzante è sicuramente il finestrato, che di solito presenta aperture molto grandi, rettangolari e con terminazione arcuata: queste serie regolari di finestre arcuate, in genere molto ravvicinate, conferiscono una distesa luminosità all'aula, oltre che un'articolazione ritmica delle superfici ed una solida essenzialità architettonica. Possiamo affermare che, almeno fino alla fine del IV secolo d.C., il fulcro dell'abitazione unifamiliare era la corte centrale porticata (come nei palatia ): grazie a questo elemento, gli spazi fruibili all'interno dell'edificio risultano notevolmente incrementati, offrendo i vantaggi di un'area aperta, ma al contempo interna e riparata; trattasi del luogo in cui si trascorre gran parte della vita familiare, soprattutto delle donne e dei bambini, oltre che fonte di approvvigionamento dell'acqua necessaria alle attività domestiche.

medaglioni. Passando alla scultura, bisogna premettere che la classica decorazione architettonica in marmo viene ridotta all'interno delle domus tardoantiche, prevalentemente destinata alle colonne (realizzate preferendo marmi pregiati), ma con capitelli semplici e sempre più sommari nell'esecuzione oppure reimpiegati; la presenza di architravi diviene sempre più rara, sostituiti dalle snelle serie di archi laterizi su colonne. Molto utile ai fini cronologici è l'analisi di tali elementi decorativi, tra cui i mosaici e i sectilia parietali e pavimentali, gli affreschi, le sculture o i frammenti scultorei e gli stucchi. La scelta degli apparati decorativi pavimentali e parietali, oltre che delle sculture, non era casuale: nell'intenzione dei proprietari, essi dovevano contribuire a dare l'immagine della famiglia, i suoi valori e la sua collocazione all'interno della società. Tali aspetti potevano essere manifestati attraverso modalità diverse. Le iscrizioni, ad esempio, esprimono in alcuni casi l'identità religiosa della famiglia, come testimoniato da una domus della seconda metà del IV secolo, ristrutturata alla fine del V secolo con l'aggiunta di mosaici pavimentali, a Kourion (Cipro); inoltre, il processo di cristianizzazione di una famiglia può essere segnalato da iscrizioni su oggetti d'uso. Anche attraverso l'apparato scultoreo i proprietari potevano esprimere la propria adesione culturale o religiosa: ne è un esempio la House of the Panayia di Corinto, nella quale sono emerse ben nove statuette di divinità (Artemide, Asclepio, Eracle, Dioniso), oltre ad una raffigurazione di Roma in trono, che costituivano l'arredo dell'edificio. Tuttavia, bisogna mettere in evidenza il fatto che la differenza tra un arredo di tipo tradizionale e un arredo con vere e proprie valenze religiose è spesso labile. Anche se presenti, esempi così espliciti dell'adesione dei proprietari ad un orientamento religioso specifico costituiscono in generale un'eccezione; infatti, nella maggior parte dei casi, i temi selezionati per gli apparati decorativi delle abitazioni sono alquanto convenzionali, volutamente meno impegnativi sul piano ideologico, tra i quali: personificazioni delle stagioni e di concetti astratti positivi (ad esempio il mosaico delle stagioni presente nella Domus di Via d'Azeglio a Ravenna), scene di caccia, di corsa e di lotta nel circo e nell'ippodromo, oltre ad elementi tratti dal repertorio teatrale. Di certo non mancano soggetti derivati dal repertorio dionisiaco, inseriti come elemento decorativo nelle sale da banchetto con un chiaro riferimento al vino e ai piaceri del convivio e della vita; tali scene non decoravano solamente le pareti e i pavimenti, ma anche le stoffe, gli oggetti di lusso e il vasellame da mensa. Proprio per il fatto di essere improntata a schemi convenzionali, la documentazione iconografica deve essere utilizzata con estrema cautela come fonte per ricostruire particolari specifici della vita domestica o la

destinazione dei vani di un'abitazione. Di fondamentale importanza, almeno dal punto di vista socio-culturale, è il modo in cui i padroni di casa facevano raffigurare sé stessi all'interno delle domus. Come ben sappiamo, la forma tradizionale consisteva nell'esposizione di statue all'esterno della propria residenza e di busti ritratti all'interno; tale tradizione perdura anche nella tarda antichità, perlomeno fino al primo venticinquennio del V secolo. Invece, a partire da questo periodo, diviene sempre più raro trovare ritratti privati all'interno degli edifici residenziali e sempre più rara è anche la possibilità di mettere in relazione le abitazioni con personaggi di cui si possa ricostruire l'identità attraverso iscrizioni scolpite o musive; chiaramente, quanto appena affermato, non è valido all'interno della famiglia imperiale e delle élites sociali dell'impero.

L'architettura privata assume un ruolo “pubblico”

Un fenomeno frequentemente attestato è quello dello “straripamento” delle abitazioni tardoantiche negli spazi pubblici del tessuto cittadino, con la conseguente fagocitazione di percorsi stradali e di parti di edifici monumentali (ad esempio nell'area del Campo Marzio). È possibile interpretare tale elemento come conseguenza della mancanza di spazio edificabile nel tessuto urbano (visto che a Roma, così come ad Atene ed in altre città, ci si trova di fronte ad un contesto urbano pluristratificato nel corso del tempo), oltre che come esempio lampante di quella che potremmo definire come materializzazione dell'attitudine, da parte delle élites , all'esercizio di un potere tangente rispetto alle istituzioni cittadine, ma di fatto preponderante rispetto a esse; tant'è vero che si avverte nella legislazione una certa tolleranza di fronte alle iniziative dei potentes che nella gestione dei loro spazi privati in qualche misura travalicassero i limiti imposti dalla normativa vigente. Tale potere è sicuramente in grado di plasmare lo spazio urbano e di estendersi su di esso, assecondando la già citata creatività architettonica tardoantica. Inoltre, è presente in quasi tutti i contesti di scavo una generale tendenza al “riutilizzo” degli edifici precedentemente esistenti, la cui causa potrebbe essere nuovamente attribuita alla “rarefazione” dello spazio edificabile all'interno del tessuto urbano. Un ulteriore aspetto da sottolineare è quello delle dimensioni delle abitazioni, il cui calcolo del metraggio effettivo è molto complesso (per via della presenza di piani superiori). In ogni caso sembra evidente la compresenza di abitazioni di grandi dimensioni e di medio-piccole

tappeti a cerchi e meandri, così definita per le caratteristiche dei suoi mosaici, occupò con la sua planimetria la precedente Domus dei Pugili (per il precedentemente citato fenomeno del “riutilizzo” degli edifici); trattasi di un'abitazione di alto livello, dotata di un apparato decorativo di notevole valore, che suggerisce, in base allo sviluppo e all'articolazione dei suoi ambienti, una cauta identificazione con le strutture residenziali di tipo palaziale. La nuova costruzione della domus è databile intorno al V secolo, come si evince dalla riorganizzazione degli scarichi domestici e dall'edificazione ex novo di gran parte delle murature dell'abitazione e di parte dei pavimenti; alcune zone interne rimasero, come in precedenza, spazi adibiti ad aree di servizio e a cortili. La facciata laterale dell'abitazione, prospiciente la strada principale, era costituita da una struttura muraria lesenata della larghezza di 0,52 m; essa poggiava la propria fondazione su pali di legno infissi nel terreno. Fig.1: Planimetria dello scavo relativa al periodo tardoantico della Domus dei Tappeti a cerchi e meandri. I numeri sono relativi agli ambienti. Negli altri punti del suo sviluppo, la muratura di facciata aveva sfruttato direttamente i muri o le pavimentazioni della precedente domus utilizzandoli sia come fondazione, sia come base di appoggio ed in parte anche come alzato. Il muro sulla strada chiudeva l'ambiente 22 (fig.1), che presentava due pavimentazioni differenti, anche se l'ambiente era contiguo. Mentre ad Ovest vi era una modesta pavimentazione in cocciopesto, ad Est era presente un pavimento musivo geometrico piuttosto rovinato, su cui erano stati effettuati, già in antico, numerosi interventi di restauro; il mosaico, realizzato con tessere di misura consistente, riportava un disegno

alquanto complesso in cui era riprodotto un motivo a meandro che circondava quadrati, ognuno dei quali era riempito con una rappresentazione grafica diversa, in prevalenza con varianti di motivi circolari, ma anche con elementi stilizzati a foglia lanceolata e a torri. I colori utilizzati per le tessere erano piuttosto chiari e sfumati, nei toni del grigio, dell'arancio e del rosa, con linee di tessere scure utilizzate per evidenziare i contorni delle figure. Data la particolarità dell'ambiente, costituito da due differenti tipologie di pavimentazioni ma comunicanti fra loro, risulta difficile ipotizzarne la funzione che tuttavia, data la presenza del mosaico, non doveva essere strettamente di servizio. L'ambiente 22 (fig.2) confinava a Sud con una probabile area cortilizia, come attestano i numerosi livelli di crescita costituiti da limi argillosi che sembrano aver mantenuto nel tempo le medesime caratteristiche di spazio esterno. Adiacente a questo cortile, sul lato Sud Est, permase in uso l'ambiente mattonato a servizio del praefurnium , su cui sono stati rinvenuti diversi tipi di ceneri e carboni; era quindi ancora funzionante il vano con suspensurae per il passaggio dell'aria calda. Fig.2: Ravenna, via D’Azeglio. Particolare del mosaico dell’ambiente 22 con motivi geometrici e circolari. Tornando all'ambiente 22, verso Sud Est, era chiuso da un muro di 45 cm, completamente asportato, che lo divideva da due ulteriori ambienti mosaicati (realizzati su spazi precedentemente occupati dai vani orientali della Domus dei Pugili); le due stanze, rispettivamente 16 e 17, erano collegate fra loro da una soglia costituita da una larga fascia bianca in mosaico ricavata fra i due tappeti musivi; si vennero a definire due ambienti di dimensioni abbastanza contenute, forse utilizzati come biclinia , che potevano ospitare due letti per la mensa. Le asportazioni del muro di facciata della domus , come di tutte le strutture murarie di questo settore orientale, non permettono di comprendere eventuali accessi all'abitazione

potrebbero non essere estranei riferimenti allusivi a celebrazioni propiziatorie specifiche e, simbolicamente, anche all'ambito Dionisiaco, sembra collegarsi tuttavia in maniera diretta ed esplicita alla prosperità del dominus , al banchetto e ai contenuti ad esso tradizionalmente connessi, come la danza, la musica e il continuo rinnovarsi del tempo nelle sue manifestazioni stagionali. Tale vano è certamente identificabile con uno dei triclini, forse quello destinato alle riunioni invernali, considerando il suo carattere planimetrico completamente chiuso e non accessibile direttamente dal cortile. Tra il VI e il VII secolo, la maggior parte dell'area fu sottoposta ad una profonda trasformazione che comportò la distruzione della maggior parte delle strutture murarie e delle pavimentazioni. L'area venne predisposta e utilizzata come cimitero; tali nuclei funerari si possono probabilmente porre in collegamento con il vicino edificio ecclesiastico di S. Eufemia. Fig.3: Ravenna, via D’Azeglio. Particolare dell’emblema delle quattro stagioni del pavimento musivo 10.

Conclusioni

In base ai dati finora raccolti, si possono cercare di trarre delle linee di lettura riguardo alle abitazioni tardoantiche e, più in generale, sul fenomeno della “fioritura” dell'edilizia urbana residenziale di prestigio a partire dal IV secolo. Innanzitutto, è necessario premettere che la città tardoantica non costituisce semplicemente una forma alterata o decadente del modello urbano di età classica, come per troppo a lungo si è ritenuto, ma esprime equilibri e priorità peculiari di una nuova e fiorente fase storica. Seguendo tale linea di pensiero, non è corretto parlare di un repentino “tramonto” delle domus tardoantiche; trattasi di un fenomeno molto più graduale, inquadrabile tra VI – VII secolo, di parziale trasformazione della destinazione d'uso di alcune abitazioni. Tuttavia, in questo periodo, alcuni cittadini economicamente facoltosi vogliono continuare a vivere nelle antiche residenze, effettuando le dovute operazioni di restauro, in una maniera consona al loro status sociale. Risulta, quindi, alquanto evidente la persistenza dei vecchi modelli edilizi e, probabilmente, anche degli antichi stilemi dell'arredo interno (scelta molto significativa sul piano simbolico – ideologico). Molto più limitata risulta la ricostruzione, anche da una prospettiva sociale, dello spazio umano vissuto, della volumetria degli oggetti, della loro dislocazione all'interno delle stanze secondo il gusto del committente; ciò accade per via della deperibilità dei materiali, della continuità d'uso e della generale tendenza al riutilizzo delle strutture.