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testi e traduzioni di catullo, Esercizi di Latino

testi, traduzione ed analisi di testi di Catullo: Lesbia non è più la mia Lesbia, a casa di Lesbia, il passero è morto, c'è amore e amore, dedica del libellus, l'accendersi della passione, vivere è amare, sono in croce (odi et amo), promesse al vento

Tipologia: Esercizi

2020/2021

In vendita dal 12/08/2023

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CESARE NE BIANCO NE NERO
Nei meandri della poetica di Catullo , si trova Cesare che però viene descritto con
indifferenza . Questo suo atteggiamento è l'emblema della sua insofferenza nei
confronti della politica . In alcuni punti del carme è possibile anche notare del
disprezzo da parte di Catullo verso Cesare . Si ipotizza che Cesare abbia anche
tentato un possibile riavvicinamento con Catullo dati i rapporti tra le famiglie e
perciò il carme potrebbe essere la risposta a questo tentativo di riavvicinamento .
Ipotizziamo anche che Catullo dovette scusarci con Cesare su sollecitazione del
padre.
"Non ho per niente voglia di piacerti , oh Cesare,
ne m'importa di saperti bianco o nero”
Al primo verso notiamo un disprezzo nei confronti di Cesare ma subito nel secondo si
mostra con totale indifferenza.
I GIORNI RADIOSI SONO PASSATI
Abbiamo uno sdoppiamento di Catullo. È una sorta di dialogo interiore in cui si vuole
convincere a prendere atto della realtà, che è tutto finito.
Si alternano momenti di felicità a momenti di risentimento nei confronti della donna
amata.
Notiamo uno stacco tra i primi 8 versi e i successivi.
Nei primi 8 si parla al passato dal 9 in poi troviamo il presente con tutto il carico angoscioso, con Lesbia che
ha tradito e lei che è stata più immaginaria che reale.
Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.
Fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
Ibi illa multa cum iocosa fiebant,
quae tu volebas nec puella nolebat.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Nunc iam illa non vult: tu quoque, impotens,
noli,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
sed obstinata mente perfer, obdura.
Vale, puella, iam Catullus obdurat,
nec te requiret nec rogabit invitam.
at tu dolebis, cum rogaberis nulla.
Scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
Quis nunc te adibit? cui videberis bella?
quem nunc amabis? cuius esse diceris?
quem basiabis? cui labella mordebis?
At tu, Catulle, destinatus obdura.
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Anteprima parziale del testo

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CESARE NE BIANCO NE NERO

Nei meandri della poetica di Catullo , si trova Cesare che però viene descritto con indifferenza. Questo suo atteggiamento è l'emblema della sua insofferenza nei confronti della politica. In alcuni punti del carme è possibile anche notare del disprezzo da parte di Catullo verso Cesare. Si ipotizza che Cesare abbia anche tentato un possibile riavvicinamento con Catullo dati i rapporti tra le famiglie e perciò il carme potrebbe essere la risposta a questo tentativo di riavvicinamento. Ipotizziamo anche che Catullo dovette scusarci con Cesare su sollecitazione del padre. "Non ho per niente voglia di piacerti , oh Cesare, ne m'importa di saperti bianco o nero” Al primo verso notiamo un disprezzo nei confronti di Cesare ma subito nel secondo si mostra con totale indifferenza.

I GIORNI RADIOSI SONO PASSATI

Abbiamo uno sdoppiamento di Catullo. È una sorta di dialogo interiore in cui si vuole convincere a prendere atto della realtà, che è tutto finito. Si alternano momenti di felicità a momenti di risentimento nei confronti della donna amata. Notiamo uno stacco tra i primi 8 versi e i successivi. Nei primi 8 si parla al passato dal 9 in poi troviamo il presente con tutto il carico angoscioso, con Lesbia che ha tradito e lei che è stata più immaginaria che reale. Miser Catulle, desinas ineptire, et quod vides perisse perditum ducas. Fulsere quondam candidi tibi soles, cum ventitabas quo puella ducebat amata nobis quantum amabitur nulla. Ibi illa multa cum iocosa fiebant, quae tu volebas nec puella nolebat. Fulsere vere candidi tibi soles. Nunc iam illa non vult: tu quoque, impotens, noli, nec quae fugit sectare, nec miser vive, sed obstinata mente perfer, obdura. Vale, puella, iam Catullus obdurat, nec te requiret nec rogabit invitam. at tu dolebis, cum rogaberis nulla. Scelesta, vae te, quae tibi manet vita? Quis nunc te adibit? cui videberis bella? quem nunc amabis? cuius esse diceris? quem basiabis? cui labella mordebis? At tu, Catulle, destinatus obdura.

PARADIGMI

  • Desĭno, is, desii, desĭtum, ĕre = smetterla  congiuntivo esortativo con sfumatura desireativa = congiuntivo presente 3° singolare
  • Inepto, is, ire = fare lo sciocco  infinito
  • Pereo , is, ii o ivi, itum, ire = perdersi, morire
  • Perdo , is, perdĭdi, perditum, ĕre = perdere
  • Fulgeo , es, fulsi,ēre = splendere
  • Ventito, as, avi, atum, are = andare e venire  verbo frequentativo indicativo imperfetto 2°singolar
  • Duco, is, duxi, ductum, ĕre = ordinare, condurre  indicativo imperfetto 2°singolare
  • Amo, as, avi, atum, are = amare  indicativo futuro semplice 3°singolare passivo
  • Fio, fis, factus sum, fiĕri = accadere  indicativo imperfetto 3°singolare
  • Volo, vis, volui, velle = volere  indicativo imperfetto 2°singolare
  • Nolo, non vis, nolui, nolle = non volere  indicativo imperfetto 3°singolare
  • Fugio , is, fugi, fugĭtum, ĕre = fuggire
  • Nolo, non vis, nolui, nolle = non volere  indicativo presente 3°singolare
  • Nolo, non vis, nolui, nolle = non volere  imperativo presente 2°singolare
  • Secto, as, avi, atum, are = cercare, seguire  infinito
  • Perfĕro, fers, tuli, latum, ferre = sopportare  imperativo presente 2°singolare
  • Obduro, as, atum, are = persistere  imperativo presente 2°singolare
  • Obduro, as, atum, are = persistere  indicativo presente 3°singolare
  • Requiro, is, quisivi, quisitum, ĕre = ricercare, domandare  indicativo futuro semplice 3°singolare Povero Catullo, smettila di comportarti da sciocco e ciò che vedi essere ormai finito, consideralo perduto. Brillarono un giorno per te candidi soli Quando andavi dove ti portava la tua donna amata da noi quanto nessun’altra lo sarà. Li accadevano molte cose giocose che tu volevi e la fanciulla non rifiutava. Davvero risplendettero per te limpidi giorni. Ora lei non vuole più: anche tu, incapace di dominarti, non inseguire cioè che ormai fugge via e non vivere da infelice ma con mente ostinata, resisti. Addio fanciulla, ormai Catullo resiste e non ti cercherà e non ti implorerà se tu non lo vorrai. Ma tu soffrirai quando non sarai cercata da nessuno. Sventurata, povera te, quale vita ti rimane? Chi ora andrà verso di te? A chi sembrerai bella? Chi amerai ora? Di chi si dirà che tu sei? Chi bacerai? A chi morderai le labbra? Ma tu Catullo, deciso, resisti.

PARADIGMI

  • ămo, ămas, amavi, amatum, ămāre  verbo transitivo I coniugazione = amare  indicativo perfetto 3°singolare
  • glūbo, glūbis, glūbĕre  verbo transitivo III coniugazione = scortecciare  indicativo presente 3°singolare SOSTANTIVI Caelio = potrebbe essere uno della cerchia di amici di Catullo al quale confida il suo sconvolgimento e la sua angoscia per quello che ha scoperto su Lesbia. Illa = proprio quella Lesbia che ha dominato il suo amore Angiportis = luogo di prostituzione ANALISI Guardando i primi versi ci aspetteremo una poesia d’amore solo che dopo abbiamo l’apostdocheton cioè l’effetto sorpresa.
    • La premessa è in dissonanza con il resto della poesia

A CASA DI LESBIA

È rappresentata una scena a casa di Lesbia nella quale lei trova conforto nel giocare con il suo passerotto. Catullo anche in questa scena fa emergere le sue riflessioni più profonde, sopratutto alla fine quando si rassegna al fatto che la sua preghiera e il suo desiderio non saranno esauriti. La prima parte è descrittiva ma poi passiamo ad un argomento un po’ più intimo LEGGENDA ROSA = PRINCIPALE ROSSO = RELATIVA AZZURRO = PARTICIPIO CONGIUNTO VERDE = TEMPORALE BLU = FINALE LILLA = COORDINATA A “LUDERE TECUM” Pàsser, dèliciaè meaè puèllae, quìcum lùdere, quem ìn sinù tenère, cùi primùm digitùm dare àdpetènti èt acrès solet ìncitàre mòrsus cùm desìderiò meò nitènti càrum nèscioquìd libèt iocàri èt solàciolùm suì dolòris, crèdo, ut tùm gravis àcquièscat Passero, gioia della mia ragazza, con il quale gioca, che tiene in seno, a cui dà la punta del dito mentre salta e suole richiedere i pungenti morsi, quando al mio desiderio, alla mia luce piace inventare qualche dolce svago, come minimo conforto al suo dolore, credo, affinché allora il suo ardore trovi pace: potessi giocare come fa lei con te

PARADIGMI

Ludo, is, lusi, lusum, ĕre = giocare Teneo, es, tenui, tentum, ēre = tenere Do, das, dedi, datum, are = dare Adpĕto, it, ivi, itum, ĕre = andare incontro Niteo, es, nitui, ēre = splendere Libet, libuit, libitus est, ēre = è lecito, piace Credo, is, credidi, creditum, ĕre = credere Possum, potes, potui, posse = potere Acquiesco, is, quievi, quietum, ĕre = placare Iocor, aris, atus sum, ari = scherzare Nescio, is, ivi, itum, ire = non sapere Mordo, is, mordidi, morsum, ĕre = mordere SOSTANTIVI Passer = vocativo da passĕr, passeris  sostantivo maschile III declinazione vocativo= passero. Era uccello sacro alla dea Venere, il cui carro era trainato da passeri. Deliciae = deliciă, deliciae  sostantivo femminile I declinazione vocativo = delizia Si tratta di un pluralia tantum ed è l’apposizione di passer quicum = ablativo singolare arcaico da quocum del pronome indefinito interrogativo quis, quid. Sinu = sinŭs, sinūs  sostantivo maschile IV declinazione ablativo= piega della veste Cui = collegato ad un altro dativo che è adpetenti adpetenti = participio congiunto di cui dativo acris = accusativo plurale da acer, acris = acre ed è un arcaismo cum = introduce una temporale desiderio meo nitenti = dativi singolari retti da iubet. desiderium = rimpianto per qualcosa che si è perduto (da ciò si potrebbe dedurre che i due amanti sono lontani) nitens = il canone di una bellezza femminile risplendente; il termine deriva da niteo, non da nitor carum = accusativo singolare nescio quid carum = ci danno l’idea di qualcosa di vago, di indefinito solaciolum = diminutivo, significa “piccolo conforto” Sui doloris = genitivo singolare Credo = Catullo vorrebbe illudersi che Lesbia sia in affanno per lui e che si stia distraendo giocando con il passerotto ma in realtà lo sa bene che tra i sue è solo lui a soffrire.

IL PASSERO E’ MORTO

Quell’atmosfera di serenità e pace viene a rompersi quando il passero con cui lei era solita giocare muore e Lesbia non sa darsi pace. Nonostante l’argomento centrale sia la morte del passero il testo non assume carattere drammatico e la tristezza diventa per Catullo un mezzo per sedurre Lesbia. L'invito al pianto rivolto ai "Veneri e Amori" e a tutti gli uomini che hanno cuore gentile, segue una descrizione tenera del passero che viene considerato quasi come un essere umano. Nel quarto verso, infatti, viene ripreso l’incipit del carme precedente (Passer, deliciae meae puellae). Seguono altri aggettivi teneri rivolti al passero e vengono descritte alcune sue abitudini precedenti. Infine il poeta si sfoga

venustiorum = da venustum  comparativo assoluto che significa “leggiadro”, “gradevole” Passer = nominativo singolare deliciae meae puellae = richiamo al carme 2 oculis suis = ablativo 2 termine di paragone mellitus = da mel, mellis  miele, ovvero “dolcissimo”, “dolce come il miele”; è usato come vezzeggiativo affettuoso. norat = forma sincopata di noverat, che in apparenza sembra un piuccheperfetto ma in realtà ha valore di imperfetto poiché è un verbo difettivo. Illius = genitivo riferito a Lesbia Modo huc modo illuc = avverbi  ora qua ora la ed indicano un moto a luogo Pipiabat = è una parola onomatopea (restituire attraverso le parole il suono espresso).. Qui = possiamo renderlo come se fosse un “et hic” Quemquam = da quisquam Orci = orco  termine con cui nel mitosi indicava l’aldilà. omnia bella = “ogni cosa bella” ma noi ci aspetteremmo che Catullo adoperi pulchra. Abstulistis = da aufero Ocelli = nominativo e diminutivo/vezzeggiativo flendo turgiduli rubent ocelli = turgidulus (turgidus) e ocellus (oculus) sono diminutivi/vezzeggiativi. Flendo = gerundio ablativo con funzione strumentale FIGURE RETORICHE ANAFORA = passer e mea puellae Vv .11 è introdotto da un nesso relativo Vv. 14  bella dovrebbe essere pulcra

C’È AMORE E AMORE

E’ collegato al carme 70 e lo notiamo dal riferimento a Giove, dall’uso di termini erotici e matrimoniali. In quella promessa diceva di non voler amare nessun altro al di fuori di Catullo, in questa rompe la promessa, viola il foedus e provoca la sofferenza del poeta. Dicebas quondam solum te nosse Catullum, Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem. Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam, sed pater ut gnatos diligit et generos. Nunc te cognovi : quare etsi impensius uror , multo mi tamen es vilior et levior. Qui potis est , inquis? Quod amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene velle minus. Una volta dicevi di conoscere solo Catullo, Lesbia, e di non voler avere nemmeno Giove al posto mio. Una volta ti amavo, non tanto come la gente comune ama

ROSA = PRINCIPALE ROSSO = OGGETTIVA BLU = COORDINATA ALL’OGGETTIVA ARANCIONE = MODALE LILLA = CONCESSIVA VERDE ACQUA = INTERROGATIVA DIRETTA VERDE = CAUSALE NERO = OGGETTIVA VERDE SCURO = COORDINATA ALL’ OGGETTIVA

ANALISI

QUONDAM = avv. *posiziona in una prospettiva lontana i momenti felici. LESBIA = nom.sog. fem.sing. 1decl LESBIA,AE DICEBAS = p.v. indic.imperf. 2pers.sing. 3con. DICO,IS,DIXI,DICTUM,DICERE *Catullo si rivolge a lesbia in tono intimo,colloquiale. TE = acc. soggetto dell’infinitiva NOSSE = inf.perfetto 3con NOSCO,IS,NOVI,NOTUM,ERE *forma sincopata di novisse. Usato con significato erotico (anche “tenere”) SOLUM = attr dell’acc.ogg. SOLUS,A,UM CATULLUM = acc.ogg. masch.sing 2decl. CATULLUS,I NEC = avv. VELLE = p.v. inf.pres. VOLO,VIS,VOLUI,VELLE TENERE = p.v. inf.pres. 2con. TENEO,ES,TENUI.TENERE IOVEM = acc.ogg. masch.sing 3decl-1mod IOVIS,IS *prototipo dell’amante irresistibile PRAE = prep+abl ME = abl. pron.pers. EGO,MEI,MIHI,ME,ME TUM = avv. DILEXI = ind.perf. 3pers.sing. 3con. DILIGO,IS,LEXI,LECTUM,ERE *non vuole opporsi al desiderio fisico (espresso dai 2 verbi precedenti) ma ribadire l’aspetto completo dell’amore. (dis+lego) TE = acc.ogg. pron.pers. TU,TUI,TIBI.TE,TE NON = avv. TANTUM = avv.

È una dedica a Cornelio Nepote , se lo analizziamo bene , possiamo notare il suo significato metaforico e allusivo. Ciò lo possiamo notare dal lessico che viene utilizzato che , da un lato descrive il libro , dall'altro allude al significato allegorico. Questo lo possiamo notare da tre aggettivi in particolare. Cui dono lepidum novum libellum arida modo pumice expolitum? Corneli, tibi: namque tu soleva meas esse aliquid putare nugas iam tum, cum ausus es unus Italorum omne aevum tribus explicare cartis doctis, Iuppiter , et laboriosis. Quare habe tibi quidquid hoc libelli qualecumque; quod , o patrona virgo, plus uno maneat perenne saeclo. TRADUZIONE A chi dono questo elegante nuovo libretto levigato or ora con l'arida pomice? Cornelio, a te: e infatti tu solevi pensare che le mie cosucce valessero qualcosa, già allora quando osasti, unico tra gli Italici, raccontare tutta la storia in tre libri, dotti, per Giove, e faticosi. Perciò eccoti questo libretto, qualunque esso sia e qualunque sia il suo valore: e questo, o vergine patrona, possa durare perenne per più di una generazione. ANALISI 1 ) cui = dativo del pronome interrogativo dono = indicativo dal verbo dono , donas , danavi , donatum , donare lepidum = rimanda all'aspetto formale del libro ; elegante. l'aggettivo viene da lepos , leporis novum = nuovo libellum = diminuitivo di liber 2 ) pumice = da pumex , che dovrebbe essere maschile , ma catullo lo utilizza al femminile expolitum = il participio indica dal punto di vista fisico la rifinitura dei bordi del rotolo di papiro ( solitamente , con una pietra pomice , la “ pumice ” del v. 2 ) , ma metaforicamente rimanda alla cura formale con cui catullo si è dedicato alla composizione dei suoi carmi. da expolio , expolis , expolivi , expolitum , expolire 3 ) corneli = vocativo , colui a cui è dedicato il libellus , contemporaneo di catullo tu = posizione di rilievo , proprio tu

LEPIDUS

Indica la bellezza sia del libellus sia della poesia

NOVUS

Indica il fatto che il libro è appena stato pubblicato , ma anche la novità della poesia dei neoteroi

EXPOLITUS

Indica che il libro è ben rifinito ai margini ma anche lo stile raffinato della poesia

solebas = viene usato l'imperfetto per sottolineare che l'evento è duraturo da soleo , soles, solitus sum , solere 4 ) esse = in questo caso prende il significato di valere, sum, es, fui, esse putare = poto , as , avi , atum , are nugas = cose di poco conto 5 ) ausus es = il verbo audeo , audes , ausus , es , ausum , audere sottolinea la difficoltà dell'opera di cornelio , che vuole riassumere la storia universale in soli tre rotoli di papiro. 6 ) aevum = corrispondente al greco aion , indica il tempo nella sua estensione. contrapposto ad aetas che indica il tempo individuale Explicare = il verbo indica dal punto di vista materiale l'azione di chi srotola il volumen di papiro , ma in senso astratto significa “ trattare un argomento ” , “ spiegare ” da explico , as , avi , atum , are cartis = il grecismo carta , al posto del comune volumen , è indice della raffinatezza delle scelte lessicali di Catullo 7 ) laboriosis = l'aggettivo laboriosus , -a , -um ha in latino un valore passivo 8 ) habe tibi = è al tempo stesso formula giuridica ed espressione di uso colloquiale libelli = si tratta di un genitivo partitivo retto dal pronome neutro " hoc " 9 ) patrona = la musa è chiamata “ patrona " ( v. 9 ) perché tra lei e il poeta si instaura un rapporto paragonabile a quello della “ clientela ” nel mondo romano. l'invocazione alle muse è una caratteristica tipica del proemio dei poemi epici ( come quello dell'eneide ) 10 ) maneant = congiuntivo desiderativo da maneo, manes, mansi, mansum, manere perenne = l'aggettivo deriva da per + annus e indica qualcosa che dura tutto l'anno " o " che dura continuamente " saeclo = forma sincopata di saeculum , designa propriamente il tempo di una o più generazioni.

L’ACCENDERSI DELLA PASSIONE

Questo carme è una libera rielaborazione della ode 31 di Saffo che vede la fanciulla amata discutere con un altro uomo. Per questo motivo è definito il carme dell’innamoramento e della gelosia di Catullo dei confronti di Lesbia/Clodia intenta a dialogare con un altro uomo. Si ipotizza risalga ai primi tempi dell’amore tra i due. Il testo risulta centrato sull’analisi che il poeta fa di sé e dei propri sentimenti e degli effetti provocati nell’amante dalla contemplazione della persona amata. Ille mi par esse deo videtur , ille, si fas est , superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem , misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia aspexi , mihi est super mi


Lingua sed torpet , tenuis sub artus flamma demanat , sonitu suopte tintinant aures, gemina teguntur lumina nocte. Quello mi sembra che sia pari agli dei quello, se è lecito, sembra superare gli dei, che, sedendo davanti a te, continuamente ti guarda e ti ascolta quando ridi dolcemente, cosa che a me infelice sottrae completamente: infatti, o Lesbia, non appena ti vedo,


ma la lingua si intorpidisce, una fiamma sottile scorre per le membra, le orecchie mi ronzano di un suono interno, gli occhi sono avvolti da una doppia notte.

SOSTANTIVI

ille, illa, illud = pronome dimostrativo  questo  nominativo singolare pār, pār, pār = aggettivo II classe  pari deus, dei = sostantivo maschile II declinazione  dio  dativo singolare fas = sostantivo neutro invariabile  lecito adversus = avverbio  di fronte /verso di te identidem = avverbio  continuamente (sottolinea la continuità dell’azione) dulce, dulcis = sostantivo neutro III declinazione con valore avverbiale  dolcemente  accusativo neutro miser, miseră, miserum = aggettivo I classe infelice (in amore) simul = avverbio  non appena linguă, linguae = sostantivo femminile I declinazione  lingua tenuis, tenuis, tenue = aggettivo II classe  sottile artŭs, artūs = sostantivo maschile IV declinazione  membra flammă, flammae = sostantivo femminile I declinazione  fiamma sonitŭs, sonitūs = sostantivo maschile IV declinazione  suono auris, auris = sostantivo femminile III declinazione  orecchio = nominativo plurale geminus, gemină, geminum = aggettivo I classe  doppio lūmĕn, luminis = sostantivo neutro III declinazione  occhi nox, noctis = sostantivo femminile III declinazione  notte otium, otii = sostantivo neutro II declinazione  ozio tu, tui = pronome personale  tu = dativo singolare molestus, molestă, molestum = aggettivo I classe  danno nimium, nimii = sostantivo neutro II declinazione  troppo rex, regis = sostantivo maschile III declinazione  re beatus, beată, beatum = aggettivo participio perfetto I classe  felice urbs, urbis = sostantivo femminile III declinazione  città FIGURE RETORICHE: vv. 1-2  ille … ille = ANAFORA (assente in Saffo) v. 5  misero quod omnis = ANASTROFE vv. 6-7  simul … aspexi = ANTITESI v. 9  lingua sed torpet: ANASTROFE (sed lingua torpet) v. 10  sonitu suopte = ALLITTERAZIONE vv. 9-10  tenuis … flamma = IPERBATO vv. 9-10  lingua… torpet – flamma demanat – aures tintinant – lumina teguntur = CHIASMO v. 11  tintinant = ONOMATOPEA vv. 11-12  gemina … lumina nocte = IPALLAGE ma è riferito a nocte vv. 11-12  lumina e nocte = OSSIMORO vv. 13-15  otium … otio … otium = ANAFORA v. 15  et reges … et … = POLISINDETO

VIVERE E’ AMARE

L’incipit di questo carme è celeberrimo. È l’invito rivolto a Lesbia affinché ella si abbandoni all’amore e all’estasi. Non si tratta solo di un carme d’amore ma è anche il pretesto di riflessione sulla fragilità e la brevità della vita umana per l’ineluttabile incombere della morte. Il sentimento di precarietà è messo in particolare evidenza dal contrasto con una natura che ha invece la possibilità di rinnovarsi in eterno. Vivamus, mea Lesbia, atque amemus , rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis. Soles occidere et redire possunt; nobis cum semel occidit brevis lux,

VERBI

ROSA = PRINCIPALE ARANCIONE = COORDINATA ALLA PRINCIPALE ROSSO = TEMPORALE VERDE = PERIFASTRICA PASSIVA BLU = FINALE VERDE ACQUA = COORDINATA ALLA FINALE VIOLA = OGGETTIVA NERO = NARRATIVA VERBI vivamus : cong. pres. da vivo, is, vixi, victum, ere , 3 con. = vivere; congiuntivo esortativo amemus : cong. pres. da amo, as, avi, atum, are , 1 con. = amare; congiuntivo esortativo aestimemus : cong. pres. da aestimo , as, avi, atum, are , 1 con. = stimare/ritenere occidere : inf. pres. - occidit : ind. pres.da occido, is, occidi, occasum, ere , 3 con. = tramontare (viene da ob+cado) redire : inf. prese. da redeo, is,redii( raro redivi), itum, ire, comp. di eo, = risorgere possunt : ind. pres. da possum, potes, potui, posse , comp. di sum = potere dormienda : gerundivo da dormio,is, ivi e ii, itum, ire , 4 con. = dormire (perifrastica passiva) da : imp. pres. da do, das, dedi, datum, are , 1 con. = dare fecerimus : ind. fut. ant.: da facio, is, feci, factum, ere = totalizzare

VERBI

odi - ind pf. da odi, odisti, odisse , difett. = odiare. verbo difettivo che si usa solo nella forma derivate dal perfetto in questo caso è un perfetto logico con valore di presente(con amo = ossimoro) amo = ind. pres. da amo, as, avi, atum, are , 1 con. = amare requiris = ind. pres. da requiro , is, quisivi, quisitum, ere , 3 con. = chiedere faciam = cong. pres. da facio, is, feci, factum, ere = fare nescio = ind. pres. da nescio, is, ivi, itum, ire = non sapere sentio = ind. pres.da sentio, is, sensi, sensum, ire , 4 con. = sentire fieri = inf. pres. da fio, fis, factus, sum, fieri (passivo di facio ) irreg. = accadere excrucior = ind. pres. pass. da excrucio, as, avi, atum, are , 1 con. = tormentare SOSTANTIVI fortasse = allitterazione faciam e fortasse id = acc. plur. neutro da is, ea, id excrucior = deriva da crux = mettere in croce

PROMESSE AL VENTO

In questo carme Catullo ci dice che le promesse di lesbia non sono affidabili poiché gli ha dato più volte dimostrazione di non fidarsi di lei e di differire dei suoi sentimenti. Catullo però si esprime con un metodo nuovo: da la colpa a tutte le donne di non essere sincere. Anche nel modo di scrivere, si capisce che non è una riflessione generica ma che l’argomento lo tocca da vicino. Catullo introduce una novità: associa per la prima volta il vento e l’acqua che portano via le promesse d’amore. Nulli se dicit mulier mea nubere malle quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat. Dicit: sed mulier cupido quod dicit am anti, La mia donna dice che preferisce non sposare nessuno tranne me, nemmeno se Giove stesso la desidera. Lo dice: ma ciò che una donna dice ad un amante desideroso

ROSA = PRINCIPALE ROSSA = OGGETTIVA VERDE ACQUA = IPOTETICA CON SFUMATURA ECCETTUATIVA BLU = RELATIVA LILLA = INFINITIVA SOGGETTIVA ANALISI Nulli : pronome indefinito, è usato al posto di nemini Dicit : presente indicativo DAdico, is, dixi, dictum, dicere: dire 3° mulier : soggetto si oppone a uxor n(condizione legale della sposa) e a virgo (ragazza non ancora sposata) mea : aggettivo possessivo se : pronome riflessivo in acc. è soggetto di nubere nubere : infinito presente da nubo, is, nufsi, nuftum, nubere: sposare e regge il dativo malle : infinito presente (questo verbo è usato solo dalle donne) da malo, mavis, malui= preferire quam : avverbio, piuttosto che mihi : pronome personale al caso dativo se : pronome riflessivo in accusativo ma è un’anomalia perché dovrebbe essere riferito al soggetto della frase ma qui si riferisce al soggetto della principale Iuppiter : sogg Ipse : pronome determinativo che rafforza Iuppiter petat : congiuntivo presente.(è usato nel senso di chiedere in moglie) da Peto, is, petivi, petitum, petere: chiedere dirigersi Sed : congiunzione avversativa Quod : pronome relativo neutro acc Dicit ; presente indicativo da Dico, dicis, dixi, dictum, dicere: dire. Mulier : sogg amanti : participio presente, usato in funzione di dativoda Amo,as,avi,atum,are: amare cupido ; aggettivo, desideroso dicit : presente indicativo anafora in uento et rapida aqua : complemento di stato in luogo scribere : infinito presente da Scribo, is, scripsi, scriptum, scribere: scrivere Oportet : presente indicativo da Oportet, oportuit, oportere: bisognare FIGURE RETORICHE ALLITTERAZIONE = Si se …ipse ANASTROFE = relativa  sed id quod mulier dicit amanti cupido  dovrebbe essere così ANASTROFE = Rapida aqua / cupido amanti ALLITTERAZIONE = della d ANAFORA = dicit dicit (È importante il rapporto tra scribere e dicere Dicere = parole che possono finire Scrivbere = atto di mettere nero su bianco un pensiero (renderlo permanente)