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Testi indiani e cinesi per facilitare studio
Tipologia: Appunti
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La Bhagavadgita è il VI libro contenuto nel Mahabharata ed è insieme al Ramayana, lo scritto che più rappresenta l'epica antica indiana. Il Mahabharata inizia con un conflitto esiziale tra i Kourava e i loro cinque cugini, i Pandava. Nel Bhagavadgita, in 18 letture, troviamo il discorso fra Arjuna, guerriero dei Pandava e Krsna (Il Bhagavat), il quale si rivelerà essere a realtà suprema. Il guerriero rinuncia a combattere, siccome egli vede che gli avversari sono suoi parenti. Krsna gli risponde che, egli deve combattere, per accompire al proprio sva-dharma, ovvero il suo posto nel mondo, perché in quanto guerriero egli deve combattere, ed inoltre di non pensare ai parenti uccisi, perché anch'essi sono destinati, a prescindere dalla battaglia, a morire. Inoltre un'azione che si compie in base al proprio dharma non è dsa considerarsi come un peccato. Arjuna afferma di non volere essere la causa della distruzione di una famiglia, che causa, conseguentemente una distruzione del dharma della famiglia stessa, perché gli uomini a cui sono caduti e perduti i dharma famigliari andranno all'inferno. L'agire è inevitabile secondo Krsna, e il sacrificio, per quanto possa essere brutale, può purificarsi se l'azione che si esegue è disinteressata, cioé non si colgono i frutti, un'azione senza desiderio. Il sapiente, e anche lo stesso Krsna, sono dei rinuncianti, ovvero non colgono il frutto dell'azione.
Questa si presenta come un dialogo tra Naciketas, un bambino mandato dal padre nel regno dei morti, e Yama, il Deva della morte. La divinità dovrà fare ritornare nel regno dei vivi Naciketas, rivelando il segreto del sacrificio e il segreto del grande viaggio, ovvero cosa accade dopo la morte. L'immortale responso di Yama è:
-Il padre, vedendolo ritornare dagli inferi non sia arrabbiato con lui e ben disposto
Nagarjuna, in questo brano, espone la dottrina dei due livelli di verità per rispondere alle critiche che affermavano che l'insegnamento del Buddha fosse vuoto. Egli sostiene che -Se tutto il mondo è vuoto, non esistono nemmeno le 4 nobili verità -Se non esistono le 4 nobili verità, la retta conoscenza, l'eliminazione, la realizzazione e l'esperienza diretta non sono logicamente più possibili -Non esistendo questi 4 momenti, non esistono nemmeno i 4 santi frutti, e non esistendo i frutti, non esistono nemmeno i candidati -La comunità non esiste, se questi 8 personaggi non esistono. Se non esistono le 4 nobili verità, non esiste nemmeno una buona legge. Se non esistono entrambe.. come potrà esserci uno Svegliato? -Affermando la vacuità, tu rifiuti l'esistenza reale dei frutti del male del bene e l'ordine pratico delle cose. Noi ti rispondiamo: Tu non capisci la vacuità. L'insegnamento della Legge da parte degli Svegliati si basa su due verità: la verità relativa del mondo e la verità assoluta. Coloro che non sanno distinguere le due cose, non capiscono la realtà profonda. La realtà assoluta non può essere insegnata, senza appoggiarsi all'ordine pratico delle cose: senza capire la realtà assoluta, non riuscirai mai a raggiungere il Nirvana. La vacuità, mal intesa. manda in rovina l'uomo. La mente dell'Anacoreta si tirò addietro dalla insegnamento della legge....
Nagarjuna, in questo testo critica i pramana, che dovrebbero essere i mezzi che stabiliscono la validità delle conoscenze. Critica la posizione che asserisce che i mezzi di conoscenza sono stabiliti mediante le cose conoscibili e queste sono stabilite a loro volta attraverso i mezzi di conoscenza. Nagarjuna vuole mettere in luce l'illogicità di questo ragionamento: chi produce i mezzi di conoscenza? e le cose conoscibili?=a un fuoco illumina le cose. ma chi è che ha illuminato il fuoco?=se il figlio è prodotto dal padre, il padre è prodotto dal figlio, chi è il produttore? e chi è il prodotto? L'esistenza dei mezzi di conoscenza non è stabilita nè di per se stessa, nè reciprocamente tra di loro, né mediante altri mezzi di cnooscenza, né in dipendenza delle cose conoscibili né senza causa.
In questo testo si dimostra attraverso la cognizione del reale con l'irreale che l'effetto non può preesistere nella causa. La cognizione irreale sorge perché non c'è più la percezione dell'entità passata, a causa del suo ricordo (e.p.), e perché c'è qualcosa che lo contraddice ovvero la sua continuità di esistenza. C'è percezione dell'esistenza in riferimento a ciò che era inesistenza. Questo spiega la negazione a-. Non c'è differenza di significato tra sogg e pred una non entità cioè ciò che non è mai presente non esiste. Vaso. Seconda luna, ciò esclude che la luna abbia un universale. Poichè R e I sono eterogenei, la R e I non possono coesistere nell'effetto prima che sia prodotto.
Conclusione delle Strofe del Samkhya. Rapporto problematico tra purusa e prakti. L'ultimo fa avvenire tutto: legame, rinascita e liberazione e viene correlata ad una danzatrice che si esibisce al pubblico che è lo stesso purusa. La prakti cessa la sua esibizione non appena si accorge di essere stata vista dal pubblico purusa, lasciandolo nel suo isolamento. La prakti avviene per la liberazione di ogni singolo purusa, cioé a vantaggio di un altro. Latte insenziente. L'immanifesto agisce per liberare il purusa. Come la danzatrice che smette di danzare
dopo essersi mostrata al pubblico, così la prakti cessa la sua attività dopo essersi manifestata al purusa. La prakti è provvista di guna, contrariamente alla purusa. La prakti è sensibile. Perciò la purusa non è liberata, né trasmigra, è la prakti ad esserlo. La prakti si lega a sette forme, grazie ad una si libera compiendo il fine del purusa. Nasce la conoscenza: io non sono, nulla è mio... è totale, questa conoscenza è unica e pura. Ottenuta la perfetta conoscenza, la virtù e le altre forme divengono improduttive, tuttavia gli effetti karamici permangono:movimento della ruota. Avvenuta la separazione del corpo e avendo la prakti, il purusa perviene all'isolamento assoluto e definitivo. Questa segreta conoscenza intesa a compiere il fine del purusa e nella quale sono considerate nascita, durata e dissoluzione degli esseri, è stata rettamente esposta dal sommo veggente.
Non c'è un'identificazione tra il soggetto "io" e l'oggetto "tuo" e i loro rispettivi attributi. Quindi è errato sovrapporli. Tanti esempi di differenti concezioni inerenti al concetto di sovrapposizione. Concondano solo su un punto: la sovrapposizione è il presentarsi degli attributi di una cosa su di un'altra cosa. La madreperla appare come argento. La luna appare doppia. Come mai però al se interiore, che non è considerato come un oggetto, vengano sovrapposti degli oggetti e degli attributi? La risposta è che esso non è un non-oggetto in senso assoluto. L'oggetto della nozione di Io e del Sé interiore è conosciuta in ragione del suo presentarsi immediatamente all'intuizione. Nescienza. Conoscenza. Mezzi di conoscenza non possono operare.....